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Eschilo, Letteratura Greca, Appunti di Greco

Letteratura greca per liceo. Eschilo appunti integrati. Vita e Opere

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 30/04/2020

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ESCHILO: Circa la sua vita possediamo notizie da tre fonti antiche: il Marmor
Parium; la Suda e una biografia anonima. Importante è anche la testimonianza
di Aristofane, che nelle Rane ci ha fornito informazioni sulla fortuna, sulla
personalità e sulle qualità di Eschilo. La tendenza che gli
antichi avevano a creare coincidenze cronologiche ha fatto nascere un
aneddoto che lega Eschilo, Sofocle ed Euripide: quando gli Ateniesi vinsero i
Persiani a Salamina nel 480 a.c, Eschilo partecipò quarantenne alla battaglia,
Sofocle intonò il Peana ed Euripide nacque.
Sembra che l’età di Eschilo in quell’anno sia reale perché nelle fonti antiche la
sua nascita è collocata fra il 525/524 a.c.
Eschilo nacque nel demo di Eleusi da una nobile famiglia di proprietari terrieri e
pare che ebbe un fratello, che morì eroicamente nell’assalto a una nave
persiana. Le vicende della vita di Eschilo sono prevalentemente militari: nel
490 combatté contro i Persiani a Maratona, nel 480 a Salamina e forse nel 479
a Platea.
Fu molto legato alla città di Atene e visse nel periodo di massimo sviluppo della
polis. Tra il 500/499 partecipò per la prima volta agli agoni tragici e ottenne la
sua prima vittoria tra il 485/484. Eschilo fece anche due viaggi in Sicilia e nel
attorno al 460 si trovava a Siracusa, presso il Tiranno Ierone, che gli
commissionò opere. Morì attorno al 456/455.
Eschilo ci testimonia la fase più antica della tragedia che ci giunge. Compose
70-90 tragedie e di queste a noi arrivano solo 7. A lui si deve l’introduzione del
secondo attore e la valorizzazione del dialogo fra gli attori. In questo modo
l’attore assume più importanza, anche se il coro in Eschilo è ancora molto
importante. Nelle sue tragedie Eschilo tratta i grandi temi esistenziali, come la
volontà divina e il libero arbitrio.
TRAGEDIE:
TRAGEDIA DATA ABIENTAZIONE CORO
PERSIANI 472 Susa Servitori di Serse
SETTE CONTRO
TEBE
467 Tebe Donne Tebane
LE SUPPLICI 465/460 Argo Danaidi
AGAMENNONE 458 Argo Vecchi Argivi
COEFORE 458 Argo Erinni
EUMENIDI 458 Delfi (Atene) Erinni
PROMETEO
INCATENATO
Scizia Oceanine
PERSIANI: E’ la tragedia più antica che ci giunge, è stata messa in scena nel
472 come seconda tragedia di una trilogia, di cui la prima tragedia era Fineo.
Questa non parla di miti, ma parla della battaglia di Salamina.
Serse è partito per la spedizione contro la Grecia e ha lasciato soli i dignitari in
difesa di Susa. La regina Atossa, madre di Serse e moglie del re defunto Dario I
ha cattivi presentimenti. In questa atmosfera giunge la drammatica notizia:
l’armata persiana è stata distrutta e Serse è uno dei pochi superstiti. Il coro
intona allora un canto funebre e Atossa offre libagioni per i morti invocando il
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ESCHILO: Circa la sua vita possediamo notizie da tre fonti antiche: il Marmor Parium; la Suda e una biografia anonima. Importante è anche la testimonianza di Aristofane, che nelle Rane ci ha fornito informazioni sulla fortuna, sulla personalità e sulle qualità di Eschilo. La tendenza che gli antichi avevano a creare coincidenze cronologiche ha fatto nascere un aneddoto che lega Eschilo, Sofocle ed Euripide: quando gli Ateniesi vinsero i Persiani a Salamina nel 480 a.c, Eschilo partecipò quarantenne alla battaglia, Sofocle intonò il Peana ed Euripide nacque. Sembra che l’età di Eschilo in quell’anno sia reale perché nelle fonti antiche la sua nascita è collocata fra il 525/524 a.c. Eschilo nacque nel demo di Eleusi da una nobile famiglia di proprietari terrieri e pare che ebbe un fratello, che morì eroicamente nell’assalto a una nave persiana. Le vicende della vita di Eschilo sono prevalentemente militari: nel 490 combatté contro i Persiani a Maratona, nel 480 a Salamina e forse nel 479 a Platea. Fu molto legato alla città di Atene e visse nel periodo di massimo sviluppo della polis. Tra il 500/499 partecipò per la prima volta agli agoni tragici e ottenne la sua prima vittoria tra il 485/484. Eschilo fece anche due viaggi in Sicilia e nel attorno al 460 si trovava a Siracusa, presso il Tiranno Ierone, che gli commissionò opere. Morì attorno al 456/455. Eschilo ci testimonia la fase più antica della tragedia che ci giunge. Compose 70-90 tragedie e di queste a noi arrivano solo 7. A lui si deve l’introduzione del secondo attore e la valorizzazione del dialogo fra gli attori. In questo modo l’attore assume più importanza, anche se il coro in Eschilo è ancora molto importante. Nelle sue tragedie Eschilo tratta i grandi temi esistenziali, come la volontà divina e il libero arbitrio. TRAGEDIE: TRAGEDIA DATA ABIENTAZIONE CORO PERSIANI 472 Susa Servitori di Serse SETTE CONTRO TEBE 467 Tebe Donne Tebane LE SUPPLICI 465/460 Argo Danaidi AGAMENNONE 458 Argo Vecchi Argivi COEFORE 458 Argo Erinni EUMENIDI 458 Delfi (Atene) Erinni PROMETEO INCATENATO Scizia Oceanine PERSIANI: E’ la tragedia più antica che ci giunge, è stata messa in scena nel 472 come seconda tragedia di una trilogia, di cui la prima tragedia era Fineo. Questa non parla di miti, ma parla della battaglia di Salamina. Serse è partito per la spedizione contro la Grecia e ha lasciato soli i dignitari in difesa di Susa. La regina Atossa, madre di Serse e moglie del re defunto Dario I ha cattivi presentimenti. In questa atmosfera giunge la drammatica notizia: l’armata persiana è stata distrutta e Serse è uno dei pochi superstiti. Il coro intona allora un canto funebre e Atossa offre libagioni per i morti invocando il

defunto Dario. Compare dunque sulla scena lo spettro di Dario, che attribuisce le cause della disfatta alla Ubris di Serse, che ha sfidato la natura costruendo un ponte di navi sull’Ellesponto. Dario preannuncia poi altre sventure, esorta a non intraprendere altre spedizioni in Grecia e sollecita alla moderazione. Giunge allora sulla scena Serse disperato e piange assieme al coro. Questa tragedia è l’unica di argomento storico e narra della disfatta dei Persiani dal loro punto di vista. Non mancano gli spunti patriottici, Eschilo infatti fa risalire la vittoria dei Greci all’abilità di Temistocle. Anche Frinico aveva messo in scena una tragedia sullo stesso argomento, ma lo spunto patriottico in lui era molto più forte. Nella tragedia di Eschilo infatti si parla soprattutto del dolore umano. L’atmosfera è sin dall’inizio cupa: il coro ha il presentimento che stia per accadere qualcosa di negativo, la regina Atossa fa un sogno in cui vede che la spedizione del figlio non andrà a buon fine. Il messaggero racconta della disfatta Persiana e da qui cominciano una serie di lamenti. Atossa chiede aiuto a Dario, che si trova nell’oltretomba, lo evoca e il suo spettro compare sulla scena. Il discorso che Dario tiene costituisce il centro della tragedia. Per spiegare il dolore ci sono due linee, secondo la spiegazione più arcaica si attribuisce alla ftonos teon: si pensava che la divinità colpisse l’uomo con il dolore perché l’uomo si era elevato troppo e quindi la divinità era invidiosa. La seconda spiegazione è la ubris ate: Dario infatti sostiene che Serse sia responsabile del proprio fallimento. La sconfitta è la punizione per la sua Ubris: Serse aveva infatti creato un ponte di navi sull’Ellesponto violando i limiti umani. Nel discorso Dario dice che la Ubris genera una spiga di Ate. Se ad Ate gli diamo un valore soggettivo si intende un accecamento della mente dell’uomo, se gli diamo un valore oggettivo si intende una sciagura. Eschilo in questo modo sta dicendo che se la divinità manda il dolore all’uomo è perché l’uomo se lo merita. Inoltre sostiene che dalla sofferenza l’uomo può trarre insegnamenti: tramite il dolore si acquista la sofrosune, la saggezza. Infatti nella scena finale, quando Serse compare lacero e disperato tutti si concentrano sul lamento e non più sul discorso di Dario. Emergono qui due elementi: il patei matos: patei dal verbo pasxo, è un sostantivo al dativo; matos da mantano è un sostantivo. L’espressione significa apprendimento alla sofferenza. Il secondo elemento è il rapporto fra l’uomo e dio: l’uomo deve avere fiducia negli dei anche se il loro volere è imperscrutabile. I SETTE CONTRO TEBE: questa tragedia era la terza di una trilogia legata. Era ambientata a Tebe, fu inscenata nel 467 e il coro era costituito dalle donne tebane. Edipo aveva ucciso il padre e sposato la madre, da cui aveva avuto quattro figli. Queste sue azioni pesavano sulla sua stirpe, una maledizione perseguitava i figli: Eteocle, Polinice, Antigone, Ismene. Era stato deciso, dopo la morte di Edipo, che Eteocle e Polinice avrebbero dovuto reggere il trono ad anni alterni, ma quando Eteocle si trovava al potere scacciò Polinice. Questo allora intraprese una spedizione assieme a 7 guerrieri contro Tebe. Ogni guerriero si trovò a combattere a una delle sette porte contro un guerriero tebano e alla settima porta combatterono i due fratelli. La città si salva, ma i due fratelli si uccidono a vicenda. I loro cadaveri vengono

Questa tragedia era ambientata ad Argo e il coro era composto dagli anziani della città. Ci troviamo ad Argo dove una sentinella guarda i segnali di fuoco che testimoniano l’arrivo degli eroi da Troia. Agamennone è fra gli eroi che ritornano in patria, ma la moglie Clitemnestra nei 10 anni in cui lui era stato assente aveva accresciuto il suo rancore verso il marito, che aveva sacrificato la figlia Ifigenia per propiziare la partenza. Inoltre si era unita ad Egisto, ma nonostante tutto ciò accolse Agamennone, che era tornato portando con sé come concubina Cassandra, con entusiasmo. Clitemnestra stende dei tappeti rossi ma Agamennone si rifiuta di passare sopra questi, perchè si macchierebbe di ubris, volendosi elevare al livello degli dei. Con questo rifiuto dimostra moderazione, dimostra che le sofferenze del passato lo hanno reso un uomo più moderato. Alla fine riesce a convincerlo, ma Cassandra, che era una profetessa, che diceva sempre la verità, ma mai veniva creduta predice la sua uccisione e quella di Agamennone. Infatti poco dopo nel retroscena si sentono le loro grida, poi si vede comparire Clitemnestra con i loro cadaveri. Il coro allora attacca Clitemnestra, ma lei si difende presentando le sue motivazioni. Egisto si proclama re, ma il coro non lo accetta e vuole ucciderlo, ma Clitemnestra ferma il coro perché ci sono stati fin troppi spargimenti di sangue. La prima parte dell’Agamennone punto sul principio etico dei patei matos, infatti Agamennone rifiuta gli onori eccessivi, che Clitemnestra gli rivolge e dimostra di essere diventato saggio. COEFORE: Il termine coefore, significa portatrice di libagioni. Ci troviamo ad Argo e arrivano Oreste e Pilade. Oreste era il figlio di Agamennone, che alla morte del padre era andato in esilio, Pilade è un amico di Oreste, che vuole aiutarlo a vendicare l’uccisione del padre. Oreste è infatti stato incaricato da Apollo di vendicare il padre e vuole uccidere la madre ed Egisto. Oreste visita la tomba del padre, lascia su di essa una ciocca di capelli. Si viene a sapere che Clitemnestra ha fatto un sogno dove gli è apparso Agamennone arrabbiato e quindi ha deciso di mandare il coro e la figlia Elettra alla tomba per portare libagioni. Oreste e Pilade al loro arrivo si nascondono, ma Elettra vedendo la ciocca di capelli sulla tomba capisce che sono del fratello e riconosce anche le orme dei passi per terra. Oreste e Pilade allora escono dal nascondiglio e i due fratelli piangono assieme la morte del padre e decidono di vendicarlo. Oreste dunque si reca a palazzo fingendosi uno straniero e annuncia alla madre la sua morte. Clitemnestra riporta la notizia ad Egisto e sembra che il suo dolore sia sincero, ma dalla nutrice si viene a sapere che ella è felice, poiché Oreste era l’unico che avrebbe potuto ucciderla. Senza che il delitto avvenga sulla scena Oreste uccide Egisto, poi tiene un dialogo con la madre, in cui lei si difende per ciò che ha fatto e si scopre un seno chiedendo al figlio se ha realmente intenzione di uccidere colei che lo ha nutrito. Lui a questo punto mostra indecisione, ma Pilade lo incita ricordandogli l’incarico che Apollo gli ha dato. Oreste allora la uccide e nel finale della tragedia vediamo che lui è tormentato dalle Erinni, le furie che tormentano chi commette delitti di sangue, e quindi fugge. EUMENIDI: il coro della tragedia è composto dalle Erinni e questa viene ambientata prima a Delfi, poi ad Atene. Oreste si reca a Delfi per cercare

l’aiuto di Apollo. La pizia va ad aprire le porte del santuario e ha una visione sconcertante: vede Oreste che dorme sull’onfalos, che era una pietra considerata il centro del mondo ed è circondato dalle Erinni. Lui si sveglia e compare Apollo, che però non può aiutarlo perché il crimine che ha commesso è troppo grave e i riti tradizionali in questo caso non possono liberarlo dalle Erinni. Allora gli suggerisce di cercare aiuto da Atena. Oreste quindi va ad Atene e la dea decide di fondare un’istituzione per giudicare Oreste: L’Areopago (il tribunale ateniese. Eschilo inserisce un elemento storico nel mito. Il nome del tribunale deriva da Ares e da pagos, che significa collina: collina di Ares, che indica il luogo dove si trovava l’areopago. Inizialmente il tribunale dirigeva la vita politica ateniese, con la riforma democratica di Efialte gli viene tolto potere e gli rimane il compito di giudicare i delitti di sangue. Eschilo si inventa che l’areopago fu inventato per giudicare Oreste e dà una giustificazione divina all’azione di Efialte). Si ha poi un dibattito fra gli dei per assolvere o giustiziare Oreste, che è difeso da Apollo e attaccato dalle Erinni. Il tribunale si compone di 11 membri, più Atena, sei di questi vogliono condannarlo e cinque assolverlo. Atena vota però a favore dell’assoluzione e dato che il suo voto conta di più viene assolto. Atena era la più importante perché nacque dalla testa del padre e dei due genitori il padre era il più importante. Oreste ringrazia Atena e questo simboleggia l’amicizia fra Argo e Atene. Le Erinni sono arrabbiate perché hanno perso il loro divertimento, ma decidono di diventare amiche degli ateniesi, che promettono loro di venerarle come dee: il fobos di cui sono simbolo infatti garantisce la vita civile ordinata e quindi diventano positive e anche il loro nome cambia e diventano le Eumenidi. La tragedia si conclude con una processione che porta le Eumenidi al tempio in cui verranno venerate. Questa trilogia riassume il pensiero di Eschilo. Risolve il rapporto fra il genos e la polis: le istituzioni della città riescono infatti a risolvere il problema del genos, che è inglobato nella città. Inoltre si chiarisce e si approfondisce il tema del patematos: la sofferenza è positiva, perché porta l’uomo alla moderazione. Importante è la parodo dell’Agamennone, in cui si dice che il dolore non è sterile, ma porta alla saggezza. Ci sono però dei dolori che non si possono spiegare, come la morte di Ifigenia che era innocente. Ma si conclude che il dolore colpisce sia i malvagi che i buoni. PROMETEO INCATENATO: questa tragedia è ambientata in Scizia. L’attribuzione e l’autenticità sono incerti: c’era che sosteneva che non appartenesse ad Eschilo per quanto riguardava il contenuto e lo stile. La tragedia parla di Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dei e per questo è stato incatenato ad una rupe. Prometeo profetizza al coro delle Oceanine la rovina di Zeus, viene rimproverato per la sua Ubris ed esortato alla moderazione, ma lui vuole sfidare il dio. Giunge sulla scena Io, anch’essa vittima di Zeus: lui si era invaghito di lei e l’aveva esposta all’ira di Era, che l’aveva trasformata in giovenca e l’aveva costretta a vagare assillata da un tafano. Prometeo parla con Io e le predice altri dolori, ma le annuncia anche che un giorno Zeus sarà spodestato da uno dei suoi figli. Prometeo sa quali saranno le nozze che porteranno Zeus alla sua rovina, ma non lo dice.