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Vita e opere di sofocle, autore della letteratura
Tipologia: Appunti
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Sofocle nacque nel 496 a.C a Colono e morì nel 406 a.C. Assistette all’età d’oro di Pericle e al suo declino, sin da giovane cominciò a recitare e gli fu affidato il compito di guidare il coro che cantò per la vittoria della battaglia di Salamina. Si affermò come poeta tragico e partecipò attivamente alla vita politica della sua città infatti, fu uno degli strateghi dell’esercito ateniese ricoprì altre cariche pubbliche, anche nell’ambito della religione. Infatti fu proprio Sofocle a diffondere ad Atene il culto del Dio guaritore ASCLEPIO. LE OPERE E CONTENUTI Sofocle compose circa 130 opere, ma a noi restano solo 7 tragedie e alcuni brani di un dramma. Sofocle può essere considerato il rappresentante della poesia del classicismo, infatti insieme a Fidia rappresenta l’emblema di Atene nell’età d’oro di Pericle. Due delle sue opere, l’Edipo re e l’Antigone, sono considerati gli esempi più tipici della tragedia greca. Le sue opere nascondono significati profondi e a volte inquietanti. Sofocle infatti, tra i poeti tragici, fu il più ambiguo. Era un uomo molto religioso, ma dalle sue tragedie non emerge mai una visione provvidenziale della realtà: lasciava i suoi personaggi a soffrire da soli e spesso ingiustamente. Anche per Sofocle, così come per Eschilo, la volontà degli dei non si manifesta, il progetto divino rimane sempre segreto. Ma Sofocle essendo stato il protagonista dell’età di Pericle, inserisce nei suoi versi i temi della cultura cittadina, le leggi, la politica e il rapporto tra la libertà dell’individuo e lo Stato. L’EROE DI SOFOCLE L’eroe di Sofocle è il primo personaggio moderno della storia del teatro. Egli è isolato, nel momento in cui un nemico, o il destino lo pone davanti al suo dolore egli soffre così tanto che
si isola da tutti. Sofocle ha portato sulla scena uomini anziani e malati, isolati dalla società, ma questi uomini avevano una grande forza morale, ma questi avevano conoscenza del destino e del dolore. Come per esempio Filottete, lo zoppo, o Edipo il vagabondo cieco. I personaggi di Sofocle esita, rimpiange il passato, ammette i propri errori. È un personaggio che cambia il suo atteggiamento, alla capacità di evolversi e maturare, e di riflettere su se stesso. Infatti la tragedia sofoclea non si risolve solo nel rivelare le sofferenze dell’eroe, ma mostra come il protagonista acquista consapevolezza delle sue sofferenze maturando dentro di sé una conoscenza della propria natura. Infatti in Sofocle e tipica la METABOLÉ, ossia il mutamento del protagonista nell’istante in cui riconosce il proprio destino e capisce di non potervisi opporre. I personaggi sofoclei sono soggetti al passare del tempo e allo spazio, infatti solo gli dei non vengono toccati da morte e vecchiaia. Gli uomini con lo scorrere degli anni, sono sottoposti a nuove eventi sempre più inattesi. Il dolore e la consapevolezza dei personaggi arriva da un giorno all’altro stravolgendo in un giorno la loro esistenza. La tragedia, spesso ripercorre il passato di un eroe, come per esempio nell’Edipo re, dove sulla scena vengono ricostruite da personaggi le scene del passato. La drammaturgia tragica vede la sua piena maturazione proprio con Sofocle, infatti Sofocle portò diverse innovazioni:
Il momento della sepoltura era strettamente collegato alla sua vita da guerriero e cittadino, e non seppellirlo con gli onori che gli spettavano significava negargli la gloria. Il protagonista rimane fedele alla cultura della vergogna (Shame culture), E decide di suicidarsi per essersi reso ridicolo davanti agli occhi dei suoi nemici. Qui compare per la prima volta il modello dell’eroe sofferente, perseguitato da un oscuro destino che lo porterà alla morte. EDIPO RE Edipo, dopo aver risolto l’enigma della sfinge, riceve come premio Tebe e la regina Giocasta in moglie, Senza sapere che in realtà è sua madre. In città nel frattempo scoppia un’epidemia, per porre fine alla pestilenza si inviano dei messaggi la Delfi allora colò di Apollo dice che il male finirà quando verrà trovato l’assassino di LAIO. Edipo si incarica di trovare l’assassino e nel primo atto lui maledice il colpevole e lo condannò all’esilio. L’indovino Tiresia rivela che il responsabile del delitto è lo stesso Edipo. Poiché alla Giocasta, vedova di Laio, fu rivelato da un oracolo che Laio sarebbe morto per mano del figlio. A questo punto Edipo inizia a preoccuparsi, poiché ricorda di aver ucciso un uomo in un trivio, anche se è ancora convinto di essere il figlio del re di Corinto. Però un oracolo gli aveva preannunciato che avrebbe ucciso il padre è sposato la madre. Poco dopo Edipo comprende di essere stato adottato. Anche Giocasta capisce e rientra sconvolta nella reggia. La regina si impicca, mentre Edipo si acceca con le fibbie della sua camera nuziale. La tragedia si chiude con l’arrivo di CREONTE, che diventa il nuovo re di Tebe. E porta Edipo nella reggia in attesa che si decida la sua sorte… Già Aristotele individuava nell’Edipo re l’esempio perfetto di tragedia. E anche Freud, vede in Edipo l’esempio del funzionamento della psiche inconscia. L’Edipo re mostra il cambiamento dalla fortuna alla caduta di un uomo che avviene
a causa di un atto involontario. Edipo infatti ha commesso due grandi crimini, anche se involontariamente, ha ucciso il padre e si è unito con la madre. Il racconto di Edipo è tra i più famosi della mitologia greca. La tragedia descrive la presa di coscienza del protagonista che, al culmine della fortuna, scopre il suo terribile passato da un momento all’altro. Il meccanismo drammatico del destino si compie. Nella critica c’è chi crede che Edipo sia colpevole per il suo orgoglio intellettuale per aver cercato di sottrarsi all’oracolo, e c’è chi crede che sia innocente ma vittima di un destino ingiusto. E tipico di Sofocle non proporre un’interpretazione unica degli eventi. Ma secondo il principio arcaico dell’AGOS, Edipo è oggettivamente responsabile delle sue azioni. Nella tragedia poi abbiamo il FARMACOS, ossia il capro espiatorio, che è rappresentato dalla pestilenza. L’ironia tragica sta nel fatto che all’inizio del dramma è proprio Edipo a maledire se stesso. ELETTRA Oreste torna a Micene per vendicare l’uccisione del padre Agamennone. Molti anni prima era stato salvato dalla sorella Elettra che l’aveva affidato ad un amico. Ora Elettra vive nella speranza del suo ritorno, accanto a lei vive la sorella Crisotemi. Oreste organizza la vendetta contro la madre, Quindi con la sorella Elettra e come complice attuò il piano. Oreste entra nel palazzo della madre e la uccide. Il dramma di Sofocle è una tragedia al femminile. Nell’ORESTEA di Eschilo la vera protagonista è la madre, qui invece sono i due fratelli, ma soprattutto su Elettra. Elettra è un personaggio gonfio di ira e di odio, e in conflitto con la propria madre, che prova rancore nei confronti di Agamennone. Elettra non comprende perché la sorella non condivide il suo odio e sia così felice, Oreste invece come lei prova rancore nei confronti della madre.
Quindi Antigone, tra il fratello e lo sposo, avrebbe scelto sempre il fratello. La cena di addio è una scena di grande tensione, ci sono anche la sorella, il fidanzato, la madre e la moglie del re. In conclusione Antigone agisce nella direzione che la città riteneva necessaria, per la sua stessa sopravvivenza, vale a dire la pietà religiosa e il culto familiare. TRACHINE Eracle mancava da casa da molto tempo, DEIANIRA preoccupata mandò suo figlio il a cercarlo. Poco dopo a DEIANIRA arrivò la notizia che Eracle era vivo e che stava cercando di conquistare l’ECALIA. La moglie allora viene poi a sapere di tre prigioniere tra cui vi era la bellissima IOLE della quale si era invaghito Eracle. Decise di cospargere con un filtro d’amore, era stato donato dal centauro NESSO, una tunica che mandò in dono al marito. Eracle dopo aver indossato la tunica fu colto da atroci spasmi e da un preavviso attacco di rabbia che lo portò ad uccidere l’araldo LICA. Quando la moglie scoprì l’accaduto si uccise, e mentre Eracle fece ritorno con l’intento di vendicarsi ma quando scoprì la verità capì il suo destino e allora decise di farsi portare sopra una pira, dove gli dei lo prenderanno e lo trasporteranno in cielo. Infine chiese al figlio di sposare IOLE. Nei primi due terzi della tragedia emerge la gelosia e le ansie di DEIANIRA, l’ultima parte, dopo la morte della donna compare sulla scena Eracle moribondo. Eracle è descritto con tratti arcaici, delirante e selvaggio nelle sue sofferenze, DEIANIRA è un personaggio invece è più complesso, una donna inquieta e fragile, troppo presa da una gelosia che le ha rovinato la vita. I due protagonisti non si incontrano mai sulla scena, perché un attore recitava al contempo sia il ruolo di lei che il ruolo di lui. La tragedia ha un carattere privato, poiché pone al centro la vicenda di una coppia, ma in particolare di una donna che si
lascia trasportare dalle voci che porteranno a distruggere se stessa e il marito (che lei voleva riconquistare). Nessuno dei due è stato in grado di gestire i propri istinti, e alla fine Eracle chiederà il figlio di commettere due crimini, il patricidio e l’incesto. Il destino della coppia è stato rovinato dal veleno di un nemico, morto molto tempo prima, il quale attraverso questo filtro d’amore ha rovinato le loro vite.