Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Letteratura italiana contemporanea, Appunti di Letteratura Italiana

Appunti presi a lezione su la cognizione del dolore di Carlo Emilio gadda

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 07/06/2026

Aliceuuhffffg
Aliceuuhffffg 🇮🇹

4 documenti

1 / 96

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
1
Letteratura italiana contemporanea
Carlo Emilio Gadda,
La Cognizione del Dolore
Gadda parla di tratti e non di capitoli. Il romanzo è diviso in due parti, la prima divisa in 4 tratti, la seconda in 5.
L’edizione Adelphi si arresta poco dopo pagina 200. Nell’ultima parte c’è l’appendice, dove troviamo dei testi che
hanno a che fare con la storia editoriale del romanzo ma che nella forma ultima data da Gadda non sono parte
integrante del romanzo. Entrano nel dossier genetico del libro, ma non sono parte del romanzo. Si tratta di un testo
sotto forma di dialogo, dove vengono spiegate le circostanze attraverso le quali un romanzo pubblicato a tratti in rivista
sia stato pubblicato così com’era ad inizio anni ’60. Il libro era rimasto non concluso, finendo con “continua…. A
distanza di anni, Gadda decide di ripubblicarlo, dando una spiegazione alla sua decisione in questo testo, che non fa
parte del romanzo.
Troviamo poi una poesia, intitolata Autunno. Quando il libro esce nel ‘63, il romanzo finisce con questa poesia. Si tratta
di un’autentica trovata, per chiudere un romanzo che non si chiude, e che non c’entra nulla con la stesura del romanzo
stesso. Questa poesia era stata scritta e pubblicata da Gadda su un’altra rivista nel 1932, qualche anno prima che
potesse concepire l’idea del romanzo. Ad un certo punto questa poesia sembra avere le caratteristiche per chiudere il
romanzo, con l’effetto di creare “una toppa peggiore del buco”. Questa poesia lascia quindi il lettore in dubbio, che non
sa dove collocarla.
Insieme a questa appendice, c’è nell’edizione Adelphi un’ulteriore articolazione di materiali: prima troviamo alcune
pagine inedite che i curatori hanno pubblicato per spiegare la maniera in cui Gadda lavorava a questo libro, un “dossier
genetico.
Alla fine, troviamo anche una nota al testo, ovvero una vera e propria ricostruzione delle vicende editoriali del libro.
Questa nota al testo è utile per mettere a fuoco la genesi del libro, che va dal 1938 al 1971. In questi anni ci sono 4
edizioni in volume, in cui il testo prende una forma sempre diversa, fino ad arrivare alla soluzione finale. Nella nota al
testo troviamo anche un inserto fotografico, dove troviamo immagini che dialogano molto con la nota al testo. Tra le
immagini, la prima foto è quella del padre, e alla fine troviamo quella della madre.
(Da pag 326 a 333 non sono da fare!)
La cognizione del dolore si potrebbe sintetizzare come una sorta di processo in cui l’inquisito fa anche la parte del
giudice. Il libro ruota attorno ad un personaggio, Don Gonzalo. Si tratta di un personaggio tragico, che vive in una
campagna in un immaginario paese del Sud America, non sposato, vive in casa con l’anziana madre rimasta vedova.
Le vicende di questo personaggio e delle sue nevrosi occupano larga parte del libro. La figura del figlio di questo
personaggio entra in scena solo dopo decine di pagine.
All’inizio c’è una serie di lunghe digressioni. Si tratta di una terra in cui tutti gli abitanti possono fare un abbonamento
per un servizio di vigilanza notturna, con una lunga digressione sul mestiere di questi vigilanti, talvolta reduci o invalidi
di guerra. Ci si addentrerà nella vicenda di uno di questi sedicenti di guerra, prima di imbatterci in un’altra digressione
su tre ville, legate tra loro da un destino che le vede oggetto di fulmini che le colpisce.
Dopo queste digressioni, incontreremo un medico, che viene chiamato per fare una visita a domicilio a Don Gonzalo.
Insieme al medico, entreremo nella casa di Don Gonzalo, ascoltando in altre pagine di digressioni le dicerie che
vengono dette su questo personaggio. Vediamo in scema Don Gonzalo solo quando il medico lo va a visitare.
Le digressioni che troviamo all’inizio possono suscitare una domanda: possono preparare il romanzo?
Il riconoscimento di Gadda
Il riconoscimento di Gadda, anche a livello di pubblico e non solo di critica, nonostante le sue difficoltà, è stato, favorita
anche dai favolosi anni ’60, è stato molto importante, registrando una certa notorietà pubblica. Siamo nella stagione
dove tutto andava a gonfie vele, e i libri venivano venduti come oserei di consumo. Scrittori che fino a quel momento
avevano venduto circa mille copie iniziano a venderne migliaia. Alcuni, come Tomasi di Lampedusa, sfondano il milione
di copie. In questo contesto, anche Gadda, che era un autore di nicchia per lettori in grado di restare uno stile che
rendeva obbligatorie conoscenze non banali, riesce con una sorta di gratificazione un po’ ingenua, e poi con sempre
maggiore fastidio, a sperimentare la notorietà. All’inizio degli anni ’50, quando inizia a prendere tutto forma, Gadda
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
pf41
pf42
pf43
pf44
pf45
pf46
pf47
pf48
pf49
pf4a
pf4b
pf4c
pf4d
pf4e
pf4f
pf50
pf51
pf52
pf53
pf54
pf55
pf56
pf57
pf58
pf59
pf5a
pf5b
pf5c
pf5d
pf5e
pf5f
pf60

Anteprima parziale del testo

Scarica Letteratura italiana contemporanea e più Appunti in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

Letteratura italiana contemporanea

Carlo Emilio Gadda, La Cognizione del Dolore

Gadda parla di tratti e non di capitoli. Il romanzo è diviso in due parti , la prima divisa in 4 tratti, la seconda in 5. L’edizione Adelphi si arresta poco dopo pagina 200. Nell’ultima parte c’è l’ appendice , dove troviamo dei testi che hanno a che fare con la storia editoriale del romanzo ma che nella forma ultima data da Gadda non sono parte integrante del romanzo. Entrano nel dossier genetico del libro, ma non sono parte del romanzo. Si tratta di un testo sotto forma di dialogo , dove vengono spiegate le circostanze attraverso le quali un romanzo pubblicato a tratti in rivista sia stato pubblicato così com’era ad inizio anni ’60. Il libro era rimasto non concluso, finendo con “ continua… ”. A distanza di anni, Gadda decide di ripubblicarlo, dando una spiegazione alla sua decisione in questo testo, che non fa parte del romanzo. Troviamo poi una poesia, intitolata Autunno. Quando il libro esce nel ‘ 63 , il romanzo finisce con questa poesia. Si tratta di un’autentica trovata, per chiudere un romanzo che non si chiude, e che non c’entra nulla con la stesura del romanzo stesso. Questa poesia era stata scritta e pubblicata da Gadda su un’altra rivista nel 1932, qualche anno prima che potesse concepire l’idea del romanzo. Ad un certo punto questa poesia sembra avere le caratteristiche per chiudere il romanzo, con l’effetto di creare “ una toppa peggiore del buco ”. Questa poesia lascia quindi il lettore in dubbio, che non sa dove collocarla. Insieme a questa appendice, c’è nell’edizione Adelphi un’ulteriore articolazione di materiali: prima troviamo alcune pagine inedite che i curatori hanno pubblicato per spiegare la maniera in cui Gadda lavorava a questo libro, un “ dossier genetico ”. Alla fine, troviamo anche una nota al testo , ovvero una vera e propria ricostruzione delle vicende editoriali del libro. Questa nota al testo è utile per mettere a fuoco la genesi del libro, che va dal 1938 al 1971. In questi anni ci sono 4 edizioni in volume, in cui il testo prende una forma sempre diversa, fino ad arrivare alla soluzione finale. Nella nota al testo troviamo anche un inserto fotografico , dove troviamo immagini che dialogano molto con la nota al testo. Tra le immagini, la prima foto è quella del padre, e alla fine troviamo quella della madre. (Da pag 326 a 333 non sono da fare!) La cognizione del dolore si potrebbe sintetizzare come una sorta di processo in cui l’inquisito fa anche la parte del giudice. Il libro ruota attorno ad un personaggio, Don Gonzalo. Si tratta di un personaggio tragico, che vive in una campagna in un immaginario paese del Sud America, non sposato, vive in casa con l’anziana madre rimasta vedova. Le vicende di questo personaggio e delle sue nevrosi occupano larga parte del libro. La figura del figlio di questo personaggio entra in scena solo dopo decine di pagine. All’inizio c’è una serie di lunghe digressioni. Si tratta di una terra in cui tutti gli abitanti possono fare un abbonamento per un servizio di vigilanza notturna, con una lunga digressione sul mestiere di questi vigilanti, talvolta reduci o invalidi di guerra. Ci si addentrerà nella vicenda di uno di questi sedicenti di guerra, prima di imbatterci in un’altra digressione su tre ville, legate tra loro da un destino che le vede oggetto di fulmini che le colpisce. Dopo queste digressioni, incontreremo un medico, che viene chiamato per fare una visita a domicilio a Don Gonzalo. Insieme al medico, entreremo nella casa di Don Gonzalo, ascoltando in altre pagine di digressioni le dicerie che vengono dette su questo personaggio. Vediamo in scema Don Gonzalo solo quando il medico lo va a visitare. Le digressioni che troviamo all’inizio possono suscitare una domanda: possono preparare il romanzo?

Il riconoscimento di Gadda

Il riconoscimento di Gadda, anche a livello di pubblico e non solo di critica, nonostante le sue difficoltà, è stato, favorita anche dai favolosi anni ’60, è stato molto importante, registrando una certa notorietà pubblica. Siamo nella stagione dove tutto andava a gonfie vele, e i libri venivano venduti come oserei di consumo. Scrittori che fino a quel momento avevano venduto circa mille copie iniziano a venderne migliaia. Alcuni, come Tomasi di Lampedusa, sfondano il milione di copie. In questo contesto, anche Gadda, che era un autore di nicchia per lettori in grado di restare uno stile che rendeva obbligatorie conoscenze non banali, riesce con una sorta di gratificazione un po’ ingenua, e poi con sempre maggiore fastidio, a sperimentare la notorietà. All’inizio degli anni ’50, quando inizia a prendere tutto forma, Gadda

vince un premio letterario. È ora che i premi letterari che iniziano ad assumer la funzione di vetrine, per fare esplodere le vendite dei libri. Alcuni premi, negli anni ’50, tra cui lo strega, iniziano ad attirare l’attenzione mediatica. I vincitori iniziano ad essere intervistati e fotografati, ad essere una rappresentazione pubblica. È il momento al quale alla recensione si affianca e poi si sostituisce l’intervista all’autore (come succede ancora oggi). I giornali allora avevano is grande centralità: in questo contesto le interviste agi autori sono fondamentali, con l’intento quasi esclusivamente promozionale. Gadda prende il premio Viareggio, che viene dato in Versilia, in un contesto balneare. Vince questo premio per una raccolta di racconti, Novelle dal ducato in fiamme. In questo contesto, in cui la giuria di letterati premia uno scrittore importante ma poco noto, produce l’effetto di una esposizione mediatica. Gadda viene immediatamente fotografato da paparazzi. Gadda, lusingato ed estasiato scrive delle lettere agli amici dicendo di essere stato fotografato come una Sophia Loren. Prima degli anni ’50 era raro che un lettore conoscesse la faccia dello scrittore. Gadda viene iconografato e riconosciuto da un pubblico sempre più ampio, da chi aveva una cultura umanistica, prerogativa comune di un’ampia fetta della popolazione italiana (anche medici e ingegneri). In questo contesto Gadda diventa noto ad un pubblico più noto e con l’arrivo degli anni ’60 l’aumento dell’esposizione mediatica conferisce ulteriore popolarità. Nel 1963 , anno della pubblicazione de La cognizione del dolore giunge per Gadda un grand premio internazionale che annualmente veniva conferito al più grande romanziere vivente. In questo momento, Gadda, con La cognizione del dolore viene premiato come più grande narratore mondiale, raggiungendo la più grande visibilità. A fronte di uno scrittore le cui doti sono state acclamate quando era ancora vivo, a fronte di un autore che è stato da subito oggetto di attenzione di scrittori ed editori, su Gadda sono usciti fiumi di libri e articoli, si è provveduto a costituire progetti di ricerca dedicati ad alcuni aspetti delle opere di Gadda. In un progetto più recente si è dedicato alla possibilità di realizzare un commento digitale alle opere di Gadda. Gadda, dunque, è un autore frequentatissimo, del quale spesso escono edizioni nuove di testi, che soprattutto negli ultimi 10-12 anni hanno consentito di avere una nuova edizione dell’opera di Gadda, a distanza di 30 anni dalla precedente. Come per altri autori importanti, gli editori hanno provveduto a fornire edizioni autorevoli considerabili come monumenti agli autori, come successo ad esempio con Montale. La stessa cosa accade per Gadda nel 1993 , anno del centenario della morte. In quel momento Garzanti , che aveva i diritti di Gadda, decise di costruire un monumento all’opera di Gadda affidando a Dante Isella la cura dell’edizione delle opere di Gadda, le quali uscirono in 5 volumi rilegati tra il 1988 e il 1993. Si tratta di 5 tomi, ultimo dei quali uscito in tempo per festeggiare il centenario di Gadda, in un’edizione che garantì per gli studiosi un criterio di studio importante. A distanza di 20 anni, la scoperta del “tesoro” di Gadda costrinse gli studiosi a riaprire tutto: Gadda morì nel 1973 a Roma e lasciò alla sua governante , di cultura modesta, diverse risorse pecuniarie e materiali, tra le quali alcune casse che si portò a casa. Queste casse rimasero nella sua casa per decenni. Un erede degli eredi più tardo, si rese conto di avere in casa un tesoro: macchina da scrivere, libri, lettere, occhiali. Quelle che contavano erano le carte , che restituivano redazioni alternative e precedenti di opere di cui non si conosceva la storia editoriale, la storia di scrittura. Questo ha reso indispensabile smontare il monumento che era stato eretto e ricominciare, cercando di realizzare un’edizione aggiornata alla luce di queste acquisizioni documentarie che si erano palesate. Si tratta di edizioni che stanno uscendo a mano a mano, frutto di un lavoro molto sofisticato. Gadda è diventato, nel corso del tempo, un autore della casa editrice Adelphi , con effetti di cui si cominciano a vedere le portate. A partire da una decina di anni, sono uscite appunto alcune edizioni dell’opera di Gadda, che sostituiscono le precedenti edizioni di Garzanti. Queste edizioni non forniscono solo il testo, ma forniscono un testo di riferimento corredato di strumenti utili al lettore non necessariamente specializzato. Nel 2017 è uscita l’edizione Adelphi de La cognizione del dolore , ristampata in forma economica nel 2019. Il testo è quello approvato da Gadda nel 1971, ma i materiali che abbiamo a disposizione sono più ampi di quelli che si avevano a disposizione per l’edizione Isella. Ci sono alcuni strumenti digitali per quanto riguarda Gadda: il Gadda Journal , ad esempio, dell’ università di Edimburgo. Su questo sito, la bibliografia primaria contiene tutto quello che Gadda ha pubblicato in ordine cronologico. Questa fonte è utile quando mettiamo a fuoco la storia editoriale dell’opera. La storia de La cognizione del dolore inizia nel 1938 , quando il primo tratto vede la luce sulla rivista Letteratura.

che comandava cadde in mano al nemico. Gadda e i suoi finirono quindi in un campo di concentramento , prima austriaco e poi tedesco. Gadda visse in prigionia per un anno, continuando a tenere questo Giornale di guerra e di prigionia. Questo diario, che non era nato per essere pubblicato, era una scrittura privata. Gadda si decise però ad un certo punto a pubblicare questi diari, in cui prendeva forma un autore potenziale che non aveva ancora scritto nulla. Questo diventa il primo libro involontario. Gadda decide di fare pubblicare alcune di queste agende nel 1955 (40esimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia), e poi nel 1965 (50esimo anniversario). Questo giornale, poi ampliato, è stato ripubblicato da Adelphi. In questa edizione, sono stati aggiunti altri materiali che pochi anni fa sono stati acquisiti.

La morte del fratello

L’esperienza traumatica della guerra e della prigionia (di cui in qualche modo fa anche esperienza Don Gonzalo, anche se si tratta di una guerra interiore) non fu nulla per Gadda rispetto al dramma autentico che la grande guerra portò alla propria famiglia, la morte del fratello Enrico. Enrico Gadda nell’aprile del 1918 si era schiantato al suolo tornando da un volo di ricognizione, morendo. La notizia era arrivata alla famiglia attraverso Il Corriere della Sera , in cui si dice che il tenente Enrico Gadda era caduto, studente della scuola politecnica, meritatosi una medaglia d’argento al valore per la sua fede, il suo entusiasmo e il suo valore e anche un’alta acquisita in vita per le sue capacità in guerra. Lo stesso giorno, sempre sul Corriere della Sera , esce il necrologio della famiglia, in cui si celebra Enrico Gadda, di 21 anni. Tuttavia, Carlo Emilio apprende la notizia solo al ritorno dalla prigionia, e racconta il tutto nelle pagine del Giornale di guerra e prigionia. Gadda registra l’episodio nel quale ha saputo della morte del fratello, a Firenze, il 18 gennaio del 1919. Ha appreso la notizia da poco, sono passati solo alcuni giorni. Racconta che arriva a Milano con il treno militare. Dice di avere il presentimento di qualcosa di oscuro che si affacciava all’orizzonte. Arriva a casa in carrozza, suona il campanello, e saluta la madre e la sorella. Poi chiede del fratello Enrico, e la madre risponde piangendo. La morte del fratello coincide per lui con una sorta di morte interiore, spera che la sua vita passi in fretta. Inserisce l’immagine della rotta di Caporetto e degli aeroplani, dice che è troppo da sopportare. È ancora automatismo cerebrale i giorni successivi, pensieri che sorgono spontanei. Si immagina la morte del fratello, come se fosse lì, parla di Lui con la L maiuscola. Si immagina il fratello che avvertendo l’impossibilità di governare il veicolo cerca di fare di tutto per riacquistarle il controllo. Dice che Enrico era la parte migliore e più cara di sé stesso , non solo suo fratello. Andando avanti, dice di non avere alcun sogno per il futuro. Si chiede perché Dio non abbia ascoltato la preghiera che aveva fatto prima della guerra di morire lui al posto del fratello , come se la morte del fratello finisse per scontare la sopravvivenza dell’altro, costringendo il sopravvissuto a tormentarsi come un reduce che non è morto al posto del fratello. Di questo triennio troviamo tracce ne La cognizione del dolore : Don Gonzalo si trova nella stanza che condivideva con il fratello, con un letto che aspetta il fattelo che non tornerà più, un letto mangiato dai tarli. Nel ’65, quando il diario viene pubblicato da Einaudi, Gadda non viene consultato e viene deciso di mettere in copertina un quadro di scuola caraveggesca, che raffigura un soggetto che Gadda guardò con sgomento, ovvero la morte di Abele per mano di Caino. Si tratta di uno scherzo feroce che fa ripiombare a distanza di anni dai fatti nella disperazione di chi in guerra aveva dovuto lasciare un pezzo del suo cuore, di cui si ritiene il responsabile. La morte di Enrico segna la fine della vita del fratello , che si augura che la propria vita possa durare poco, perché con la morte del fratello Gadda riteneva che la propria esistenza fosse giunta al capolinea. La morte del fratello sembra dare forma a quel pensiero taciuto di desiderare la morte del fratello, il preferito in famiglia. I materiali biografici risistemati e camuffati diventano materia del romanzo : la carne, il sangue della vita si trasformano nell’inchiostro del romanzo.

Il ritorno alla vita civile e l’avvio alla scrittura

Siamo alla fine del conflitto, che Gadda ha attraversato ininterrottamente. Dopo la rotta di Caporetto, era stato trattenuto nei due lager. Durante la detenzione, Gadda aveva continuato a scrivere tenendo il suo diario, appuntando i fatti grandi e piccoli che riguardavano la sua esistenza, registrando in modo maniacale, con l’intento di auto tutelarsi, tutto quello che faceva, immaginando di dovere illustrare, una volta liberato, le circostanze della caduta in mano del nemico e che avevano costretto lui e il suo esercito ad arrendersi, e tutto quello che il prigioniero aveva fatto durante la detenzione. Un soldato prigioniero del nemico ha come espresso compito quello di cercare di fuggire, per poter tornare nelle linee amiche e cominciare a combattere. Fino al 4 novembre il diario registra quello che Gadda fa nel

corso della giornata: la cura della propria persona, dei compagni, il rispetto dell’ordine. Dopo il proclama della vittoria del 4 novembre 1918 da parte del comandante Diaz, occorre garantire il ritorno ordinato dei soldati a casa. Si tratta di un ritorno a casa lento, non immediato. Gadda torna alla vita civile dopo avere riguadagnato il suo posto in una serie di depositi militari in attesa di congedo e chiamato più volte a presentare relazioni dettagliate sulle condizioni precedenti alla cattura da parte del nemico. Gadda ritorna alla vita civile solo nel 1920. Nel 1920 completa quegli studi abbandonati nel giugno 1915, quando aveva scritto a D’Annunzio per chiedere la sospensione della sessione. Si laurea in ingegneria elettrotecnica. Questa circostanza ha un grande rilievo: questa decisione universitaria è resa indispensabile dallo sfascio del patrimonio domestico da parte del padre. Questa scelta non coincide però con i suoi interessi e inclinazioni. Gli interessi di Gadda (come mostrato dai voti), muovevano più in direzione della letteratura e della filosofia. Abbiamo quindi a che fare con un autore (per ora puramente potenziale, nonostante abbia già scritto quello che sarebbe poi diventato il Giornale di guerra e di prigionia ) che ad inizio anni ’20 inizia a scrivere su qualche giornale sporadicamente. Nel dicembre del 1921, per esempio, pubblica un testo ingegneristico che esce su un quotidiano, La perseveranza : si tratta di un testo di divulgazione. Si tratta di un avvio isolato, e passano anni prima che le pubblicazioni diventino più stabili. La seconda voce esce il 20 aprile, su La patria degli italiani , un giornale italiano pubblicato a Buenos Aires. Gadda, ingegnere elettrotecnico, con il suo titolo di studio, trova subito lavoro. Nel 1922 decide di accettare un incarico come ingegnere elettrotecnico proprio in Argentina , dove sta due anni (tornando nel 1924). Questa esperienza fece da germe per l’ambientazione del romanzo , ambientato in un’immaginaria terra in Sudamerica, tra Argentina e Uruguay: si tratta di una veste sudamericana di una narrazione che ha come reale ambientazione storica l’Italia del Nord. Ciò deriva da questa esperienza biennale di Gadda come ingegnere. Nel ‘24 Gadda torna a Milano, facendo il professore di matematica per qualche tempo. Contestualmente, decide di permettersi il lusso di fare quello che avrebbe voluto fare 10 anni prima: si iscrive a filosofia , segnalando la vera natura dei suoi interessi. Arriverà quasi a laurearsi con una tesi su Leibniz, ma non lo farà. Inizia a questo punto a concepire l’idea di fare lo scrittore. Nel ’24 inizia a scrivere un romanzo , allettato da un premio che la neonata casa editrice di Arnoldo Mondadori , che si stava allargando molto, aveva proposto. Mondadori cercava talenti, attraverso dei premi. Gadda, vagheggiando l’idea di poter vincere questo premio, prova a scrivere un progetto di romanzo. Inaugura quindi un taccuino in cui da una parte apre una parte di riflessioni teoriche consegnate alla pagina scritta, mentre dall’altra si trovava il versante narrativo, che doveva fare i conti con una narrativa che non aveva ancora trovato una strada nuova. Il romanzo in Italia non godeva in quel momento di grande fortuna : sarà solo l’apparizione del caso Svevo a rimettere in moto un meccanismo che riuscirà a dare rilievo al grande romanzo della tradizione modernista. Gadda deve ancora fare i conti con modelli e forme tradizionali. Prova a mettere insieme questo testo con un titolo, Racconto italiano di ignoto del Novecento. La foto di copertina è una foto di Gadda in procinto di partire sulla nave che lo avrebbe portato in Sudamerica. Rimane un progetto non realizzato , ma è il primo progetto autoriale a cui lavora. Si tratta della consapevolezza della volontà di diventare scrittore : il Giornale di guerra e di prigionia non era stata una scrittura finalizzata ad un progetto letterario. Nell’estate del 1924, non si accontenta di scrivere riflessioni e prove di romanzo, ma scrive anche 10 pagine di un testo che sarebbe stato pubblicato sulla rivista Solaria , ovvero Apologia Manzoniana (che esce solo nel 1927): si tratta di una celebrazione di Manzoni come modello. Anche questo non è un mero dato biografico, ma una circostanza fondamentale. Manzoni è infatti uno degli autores che Gadda ha più presente quando scrive, e quando scrive La cognizione del dolore. La casa di campagna che il padre di Gadda fa costruire non è distante dal lago di Como: la collocazione de La cognizione del dolore è la stessa de I promessi sposi. La topografia è la stessa dei Promessi sposi, nonostante la veste sudamericana con cui maschera il paesaggio della Brianza. Tuttavia, i tentativi con cui cerca di conciliare i propri interessi devono essere accantonati presto: Gadda si trova costretto a trovare un impiego stabile più consono alle sue esigenze. Deve tornare a fare l’ingegnere, lavoro che lo avrebbe accompagnato per tutta l’esistenza. Nella letteratura italiana Gadda è l’ingegnere per antonomasia (volente o nolente), dimostrato anche dalla pubblicazione de I quaderni dell’ingegnere : si tratta di una rivista di studi Gaddiani. In questo caso, la componente ingegneristica della sua formazione ha un rilievo non secondario nella sua scrittura. Costretto a ricominciare a lavorare come ingegnere, decide di accettare una proposta di lavoro presso una ditta che si chiamava Società Ammonia Casale che aveva sede a Roma.

La seconda parte è più sfrangiata ed inizia con una focalizzazione sulla madre , che entra in scena e occupa il primo tratto della seconda parte. Si succedono in questa seconda parte delle sequenze che mostrano l’accumulo di tensioni nei confronti della madre da parte di Don Gonzalo, che porteranno ad un disadatto? che però si intuisce già all’inizio. Don Gonzalo entra in scena, dopo che il lettore ne ha sentito solo parlare, a pagina 66 , nell’ultimo capoverso. Si tratta di Don Gonzalo che va incontro al medico che si è recato a casa sua. A pagina 66 ci troviamo alla fine del secondo tratto. L’itinerario del medico occupa un gran numero di pagine, dando luogo ai pensieri del medico, che mette insieme le notizie che si sanno su Don Gonzalo, di cui tutti parlano ma che nessuno conosce, una figura che sembra essere l’ incarnazione del male. Le prime 60 pagine creano la scena in cui avrà luogo la vicenda. È difficile all’inizio rendersi conto della fitta rete di contatti che poi si evolvono nel libro, diventando centrali nel cursus della narrazione.

L’inizio de La Cognizione del dolore e la topografia

L’inizio è quasi manzoniano: “ in quegli anni, tra il 19 25 e il 1933 ”. Il 1925 , nella narrazione, è l’anno successivo alla fine di una lunga guerra che ha coinvolto il paese. Il 1933 è invece l’anno precedente o lo stesso anno in cui ha luogo la vicenda, secondo alcuni. Il 192 5 è l’anno in cui in Italia il fascismo inizia a trasformare in un regime. Nel nome del paese, Maradagàl , vediamo Madagascar , ma anche il termine maraviglia , che rimanda al Sud America. Questo paese è stato in guerra con un paese vicino, il Parapagàl. In questo paese, tra il ’25 e il ’33, coloro che hanno delle proprietà in campagna hanno la facoltà (e non l’obbligo) di istituire un contratto con i vigilantes notturni (che vigilano sule proprietà degli abitanti), per mettersi al riparo dai furti.. Il mancato obbligo deriva dalle condizioni in cui si trova il paese, uscito dalla guerra ed afflitto da una miseria determinata dalla scarsa produttività dei raccolti. Questa produzione agricola, per varie ragioni, è sempre a rischio. Si parla dalla nona riga di un cereale dal nome di fantasia che Gadda si inventa e che infatti appare nel Gaddabolario: il bànzavòis. Si tratta di una specie di granturco dolciastro il cui nome richiama una formula dialettale veneta che significa pancia vuota : si tratta di un cereale che lascia l’appetito, la cui produttività non consente di sfamare la popolazione, a cui si aggiunge il suffisso di “ mais ”. Questo cereale fatica a produrre quello di cui il popolo necessita. Non sempre i raccolti sono sufficienti in quanto il clima non è sempre favorevole: piove, grandina, ci sono malattie nei raccolti. Tra queste malattie, Gadda fa riferimento ad una malattia inesistente (modifica di peronospora nell’inesistente peronospera ) che affligge le piante. In questo caso la pronospera viene legata al cereale bànzavòis: la pianta mangia il prodotto dall’interno e lascia al posto della pannocchia la segatura, quanto quella che si trova per effetto del tarlo o del succhiello che mangia il legno. Il tarlo che morde il legno è un suono che riemergerà in più pagine del libro. Il flagello della grandine rappresenta un’altra problematica molto seria. Parla di pertica , un’unità di misura. Questo clima ricorda quello dell’indimenticabile Brianza. Sta parlando in realtà di un luogo ispanizzato che cela la Brianza. Il Maradagàl ha l’aspetto di una Brianza ispanizzata. Gadda camuffa ma svela subito il camuffamento. Il Maradagàl è uscito da poco dalla guerra con il Parapagàl e i superstiti vivono in tribù, suddivisioni territoriali (tipiche della Repubblica Argentina). Termini come felicitati , indimenticabile , sono tratti di ironia manzoniana. Nei due paesi, alcuni dei reduci di guerra appartenevano o appartengono tuttora alla categoria degli invalidi di guerra. Questi reduci erano stati feriti. È molto importante la toponomastica. Tutti i nomi che Gadda menziona nel testo possono essere individuati sulla cartina geografica, grattando via la patina spagnoleggiante. Terepattola sembra fare riferimento alla città di Lecco, che sta nelle prealpi. La formula “ scemo di guerra ” si riferiva a coloro che tornavano dalla guerra traumatizzati a tal punto da perdere il senno, nata a partire dalla Prima guerra mondiale. Si tratta di un insulto, come Gadda ci dice tra le righe, come se portare delle conseguenze dalla guerra fosse oggetto di disprezzo. Alcune circostanze sono importanti: Gadda tende a divagare ma ha la necessità di tornare al punto, quindi riparte parlando dei vigilantes. La mancata sottoscrizione ai vigilantes esporrà Don Gonzalo al rischio di venire derubato dai ladri. Vediamo l’ impiego sistematico dei due punti da parte di Gadda: Gadda lo fa spesso anche senza punti in mezzo. Si dice poi “ persuadere al fuorilegge ”, con una costruzione latineggiante , perché in latino il verbo regge il dativo.

I gatti sono animali che popolano La cognizione del dolore , come il gatto che Don Gonzalo tormenta sottoponendolo ad alcuni esperimenti. Gadda dice che nel Maradagàl ci sono leggi, ma molto spesso le si eludono (come Manzoni, anche Gadda fa riferimento ad una situazione a lui contemporanea camuffandola con una veste alternativa). C’è la legge comune, ma talvolta ci sono delle eccezioni grazie alla benevolenza e succedono cose strane. Si parla poi di Pastrufazio , che è Milano trasposta in dimensione andina (da un’etimologia sarcastica legata a pastrügn facere , fare pasticci). A pagina 180 troviamo una citazione de I Promessi Sposi , il preludio. Gadda riscrive il passo dei Promessi Sposi usando la geografia del Maradagàl. Si parla di un monte, che sta alle spalle di Lecco e che in Maradagal si chiama Serucchòn. Ci sono pareri legali che vanno in direzione contraria. Gadda parla di altro per parlare in realtà della situazione italiana : si parla di favori elettorali in Sud America. Zigozago è un altro luogo ed è una filastrocca che racconta di una ragazzina che si approfitta dell’assenza del padre e invita un giovane. Troviamo un’ironia, come in Manzoni, che finirà per riecheggiare nel dialogo tra il medico e Don Gonzalo. A pagina 17 si dice “ son buona gente ” e a pagina 96, il medico dice “ son buona gente ”, buona per essere appesa alle forche , per chiosare a distanza l’ironia disseminata da Gadda. Lo spazio bianco alla fine di pagina 28 concede lo spazio per una seconda digressione apparentemente fuori dalla vicenda che prenderà forma più avanti. Per quanto riguarda la toponomastica , si tratta come abbiamo già detto di una toponomastica inventata a partire dalla realtà effettuale. Avendo accertato fin dall’inizio che il luogo dove si svolge il romanzo è un luogo che assomiglia molto alla Brianza, non è difficile proiettare le indicazioni topografiche del Maradagàl su quelle della Brianza. Puntuali saranno anche le indicazioni di ordine temporale , che collocano la storia in un momento preciso, secondo una lezione che Gadda mutua dal modello del romanzo storico. Abbiamo già incontrato nelle prime pagine nomi come Terepattola , ovvero Lecco (che sta sull’altro ramo del lago di Como), Pastrufazio (riconoscibile attraverso la citazione delle prime righe dei Promessi Sposi di Manzoni), ovvero Milano, dove Don Gonzalo vive quando non è in villa e dove lavora. Poi, da pagina 17 a pagina 28, troviamo altri nomi topografici. Il primo toponimo che incontriamo da questo momento è il più importante, dove avrà luogo la vicenda: Lukones , la trasposizione di Longone al Segrino. Questo piccolo comune, che si trova tra Como, Lecco e Monza, era il comune dove la famiglia Gadda possedeva la villa costruita dal padre. Questa villa in Brianza , nel 1928 , durante l’anno sabbatico che Gadda aveva deciso di prendere anche a causa dell’ulcera intestinale, era già diventata oggetto di un primo abbozzo narrativo di un racconto che non può essere considerato un incunabolo della narrazione della Cognizione. Tuttavia, in quella circostanza Gadda aveva attinto per la prima volta in materia narrativa a materiali autobiografici che poi sarebbero stati largamente reimpiegati nella narrazione de La Cognizione del dolore. In Villa in Brianza , si riproduce un racconto di poche pagine pubblicato qualche anno prima nei Quaderni dell’ingegnere, promuovendolo alla dignità di libretto. Del tema delle ville costruite in Brianza Gadda farà l’oggetto della seconda digressione che apre il romanzo. Oltre a Lukones, abbiamo l’ arrondimiento (ripartizione territoriale tipica dell’Argentina) del Serucchòn , un’unità amministrativa che prende il nome dal monte Serruchòn, che deforma nella forma dell’accrescitivo un termine spagnolo che vuol dire sega. Questo monte, chiamato quindi “grossa sega”, è chiamato così perché ha il profilo di una sega, tutta fatta a picchi che si susseguono, quasi come la schiena di un dinosauro, tutta a punte. Si tratta della trasposizione del Resegone , monte italiano che si trova vicino al lago di Como. Da Longone, guardando a nord est, si vede proprio il Resegone, la montagna più alta delle prealpi che si trovano in provincia di Lecco. Anche il Serruchòn, come il Resegone, è composto da molte punte. Gadda adopera la fantasia per restituire in maniera immaginosa quello che descrive. Che sia il Resegone ce lo dice di nuovo Gadda, che non esita ogni volta a rivelare il suo gioco. Dice infatti “ qualcosa di simile al manzoniano Resegone ”. Ci sono poi altri toponimi meno importanti, come Novokomi , una trasposizione in Sud America di Como, sul modello di New York. La città di Prado è la città di Erba, e così via.

pipì. Insistiamo su questo aspetto perché questa immagine era già presente in Villa in Brianza. Gadda pesca dal suo vissuto e ripropone l’immagine tale e quale: una donna brianzola che faceva la pipì come le vacche, che il Gadda bambino aveva visto. Si tratta di un tema che ritorna ossessivamente in Gadda. Infine, abbiamo la figura della Pina , detta anche la Pinina del gobbo , ovvero la figlia del gobbo. Era la moglie nana del becchino del paese, che andava vestita sempre di nero. Gadda non si accontenta di costruire questi personaggi che di per sé producono il riso, ma crea un accumulo di elementi comici in sovrabbondanza. Nel paragrafo successivo si dice che era stata la Peppa a recare per prima all’orecchio della signora la vicenda, nella villa di Pirobutirro. In fondo a pagina 27 possiamo notare l’epifania del primo cibo di cui La Cognizione del dolore è ricca, ovvero un formaggio che altro non è che un’invenzione costruita a specchio del gorgonzola, un gorgonzola sudamericano: il croconsuelo. Del cibo si parlerà diffusamente più avanti, quando nelle pagine successive si farà riferimento alle dicerie intorno alla figura di Don Gonzalo , considerato, tra le altre cose, anche un goloso impenitente. La digressione sul sedicente invalido e sordo di guerra si conclude a pagina 28 in maniera efficace con parole importanti, dicendo che si apprese che dopo aver ottenuto la pensione massima di categoria, la aveva persa subito dopo ecc. L’indicazione 1933 è importante, in quanto verrà contraddetta poco più avanti. Sarà infatti inequivoco che la vicenda non si svolge nel ’33 ma nel ’34.

La cognizione del dolore : il tema delle ville

A pagina 28 ci troviamo a poco meno di 30 pagine dalla fine del primo tratto. In queste pagine che mancano alla fine del primo tratto, Gadda si produce in una seconda digressione che si focalizza sul tema delle ville costruite a Lukones o nelle campagne del Maradagàl in genere, scivolando verso la messa a fuoco del colonnello medico , che si trasferisce a Lukones e che stabilisce un contatto con il medico condotto , citato anche lui in precedenza. Proprio attraverso questo contatto si mette a fuoco la vicenda del sedicente invalido di guerra. Grazie alle indicazioni che il colonnello gli fornisce, il medico condotto riesce ad avere sotto gli occhi il quadro completo. Nel frattempo, viene invitato a fare visita a Don Gonzalo e lentamente si incammina verso la sua casa, avendo tutto il tempo di ragionare sulle dicerie che il paese ha accumulato nel corso degli anni su Don Gonzalo, che sta andando a visitare. Shop tratta di un lento avvicinamento. Don Gonzalo entrerà in scena soltanto a pagina 66, in fondo ma possiamo costruirci già prima un’immagine di Don Gonzalo attraverso le dicerie del popolo. La seconda sezione si apre con una pagina e mezzo in cui Gadda dà sfoggio delle sue abilità di scrittura al massimo grado, con l’utilizzo di espedienti retorici. L’incipit dopo lo spazio è costruito sulla figura retorica dell’ anastrofe o iperbato. In questo capoverso imita e scimiotta lo stile pubblicitario degli annunci immobiliari. Questo periodo lungo e contorto può essere compreso se si ricostruisce la struttura della frase mettendo gli elementi al loro posto: il soggetto sono gli architetti , che hanno riempito di obbrobri tutte le zone delle pendici prealpine, che digradano dolcemente (non a picco) verso le bacinelle dei vari laghi che, per effetto della glaciazione, si sono formati negli immediati dintorni delle prealpi lombarde. Gli architetti hanno riempito le dolci pendici del Serruchòn di costruzioni arzigogolate, l’una diversa dalle altre nella dotazione di comfort, costruite da una borghesia grassa, capace di spendere, desiderosa di portare in campagna le comodità della città. Queste ville, esposte al sole, erano state costruite per consentire tutti i comfort ai proprietari. Tra i clienti di questi architetti c’erano professionisti che avevano fatto fortuna nell’antica industria dei consumi (fabbricanti di selle di motociclette), oppure coloro che avevano visto fallire le proprie imprese nelle attività più tradizionali. Qui Gadda insinua il tema del bozzoliere fallito , colui che fallisce perché ha impiegato tutti i suoi averi nella coltivazione del baco da seta: si tratta di un riferimento al padre. A pagina 29, nella descrizione delle case che spuntano dalla vegetazione, importante è la parola robinie , ovvero le piante di Acacia, che hanno la dote di essere economiche. Si tratta di piante importate dall’America e che hanno invaso le campagne, occupando lo spazio di altre piante. Si tratta di piante infestanti , che non hanno una tradizione nella memoria della civiltà europea, come denuncia il fatto che non c’è nessuna ninfa o fauno associato a questa pianta. Gadda odia questa pianta, nonostante Manzoni sia stato un importante artefice della diffusione di quest’ultima.

Queste ville, per vezzo dei proprietari o degli architetti, avevano talvolta delle forme curiose , come la forma di chalet svizzeri ma nell’agosto caldo del Sudamerica. Il legno, però, era soltanto dipinto e scolorito dalle molteplici piogge. Gadda parla di una tipologia specifica non a caso, ovvero una struttura che terminava in una torretta , in quanto di parafulmini si parlerà nelle pagine successive. La parola office è singolare: c’è una risemantizzazione , con la parola office, che è più alla moda. Cambiare il nome a qualcosa non è un’operazione neutra, ma si dà un significato diverso, è un ripensamento. Questi termini che talvolta Gadda adopera sono utili per riflettere e ironizzare sulla modernità dei suoi contemporanei. Capire è un latinismo e vuol dire” essere contenuti ”: si parla di gabinetti, troppo piccoli per starci dentro. Per fare certe operazioni di liberazione corporale non si può essere incastrati. Nella villa si fanno costruire anche la palestra per consentire ai figli bocciati di allenarsi. Si parla anche dei bagni di sole, le lampade che i signori si facevano, per rimanere abbronzati. Parte ora una sorta di avvicinamento, dopo aver prodotto questa tirata contro le ville. Si focalizza ora su tre ville che stanno a Lukones, affratellate dal fatto di essere state colpite in sequenza ravvicinata da tre fulmini , che hanno prodotto danni cospicui almeno ad un paio di loro. Una di queste ville, Villa Maria Giuseppina , di proprietà Bertoloni , aveva due torrette, con due parafulmini. Gadda prende spunto dal mondo animale nella descrizione di questa villa: si parla di due giraffe siamesi, o incorporatesi l’una all’altra andando a sedere indietro. La costruzione di questa villa sembrava fatta per fare scaricare i fulmini sulle ville laterali. Questo immaginoso sospetto divenne realtà effettiva il 21 luglio 1931. Gadda all’inizio del capoverso dice che non si può nemmeno descrivere, ma poi descrive perfettamente quello che succede. Si parla del fulmine che colpisce entrambi i parafulmini e, non sapendo dove andare a parare, va a colpire le due ville vicine, provocando danni che vengono imputati all’incuria della costruzione della villa. Il fulmine viene rappresentato come un uomo che deve andare in bagno. Il fulmine si scarica e si indirizza verso il parafulmine più basso, e poi sull’altro, per poi tornare verso l’altro. Qui il fulmine prende la forma di una palla, che per un secondo coglie il terrore dei castagni. Questa palla sta in bilico sulla punta, come una sorta di epifania di impotenza. Quella che sembra una palla in bilico sta in realtà facendo una serie di ghirigori che girano con una frequenza di un milione di volte al secondo. Gadda usa in queste le sue competenze ingegneristiche. La parte finale del parafulmine dovrebbe essere fatta d’oro, che ha una temperatura di fusione molto alta, ma non lo è e non regge, fondendosi. Il parafulmine, per l’altissima temperatura del fulmine, si scioglie, come se fatto di cera. Il parafulmine dovrebbe portare a terra il potenziale del fulmine, ma è stato costruito male, quindi il fulmine continua a girare senza riuscire a scaricare il proprio potenziale. Nell’epos del Serucchon si fece strada l’idea che il pianoforte fosse strumento pericolosissimo e quando c’era un temporale chi aveva un pianoforte lo portava fuori per paura che attirasse i fulmini. Lobido è forma arcaica del latino libido , termine mutuato dal linguaggio della psicoanalisi. Un secondo fulmine di cui si parla è del giugno ’33, mentre il primo era del luglio del ’31. Da alcuni anni, il Vegliardo , Carlos Caçoncellos , un poeta epico, possedeva la villa. Il personaggio del vate del Maradagal viene costruito a specchio dell’immagine del vate nazionale italiano, ovvero D’Annunzio , che dal 1921 aveva deciso di collocare la propria dimora in una villa sul lago di Garda, a prezzo di favore con l’aiuto del governo italiano, felice di liberarsi di lui. Il poeta, al pari di D’Annunzio, aveva deciso di vivere in una villa che al momento della sua morte sarebbe dovuta diventare monumento nazionale, con la conservazione dell’aspetto, come di una sorta di reliquiario permanente. Gadda prosegue citando alcuni versi dedicati ad un eroe del Maradagal esemplato sulla figura di Garibaldi. A pagina 34 si dice che dopo la morte del poeta i proprietari di casa non sapevano più come fare per tirare avanti. Si trovano la casa priva dell’inquilino, con l’obbligo morale di non poterne disporne, in quanto la casa era già stata eletta a monumento nazionale. Prima del compimento del 30esimo giorno dalla morte del poeta, scompaiono alcuni effetti personali, comicamente scelti: le ciabatte, la peretta, lo spazzolino da denti. Vengono menzionate delle supposte citazioni dalla stampa dell’izquierda che denunciavano l’ottusità dei borghesi proprietari. Questo tratto de La Cognizione vide la luce nel’38, stesso anno nel quale, a marzo, D’Annunzio morì. Si tratta di una satira in tempo reale. D’Annunzio fa scrivere sulla porta del Vittoriale il proprio motto: Io ho quel che ho donato , ovvero “io possiedo quello di cui mi sono spogliato”. D’Annunzio compra questa casa e la dona allo stato, che gliela

Villa in Brianza non è un racconto ampio, ha un formato piccolo, ed è zeppo di riferimenti che è utile segnalare per certificare che questo testo pesca a piene mani dalla biografia di chi lo scrive. Il protagonista, il responsabile della costruzione della casa, si chiama Francesco Pelegatta nella finzione del racconto. Non è difficile sotto questo camuffamento vedere un chiaro riferimento a Francesco Ippolito Gadda. Questo protagonista di lavoro fa il negoziante di seta, si è dedicato alla produzione del baco da seta, in un luogo che si rivela poi inadeguato. Questo luogo viene designato come “il paesetto”. Si dice che Pelegatta leggeva abitualmente il quotidiano “ La perseveranza ”, il giornale sul quale esce il primo scritto a stampa di Carlo Emilio Gadda, il 20 settembre 1921. È il giornale che entrava in casa Gadda, un giornale vecchio, conservatore. Come spiega il racconto, La perseveranza era l’unico giornale che la “nobiltà” del protagonista tollerava. La villa in Brianza era contornata da varie piante, frumento, asparagi, pere butirro , vite, albicocche ecc: le pere butirro sono una varietà di pere la cui consistenza è particolarmente morbida. È importante sottolineare questo elemento perché il protagonista della Cognizione si chiama Don Gonzalo Pirobutirro : il nome deriva da qui, dalla pianta. Di Francesco Pellagatta si dice, poco dopo, che si era sposato in età buona, sua moglie era morta dopo 9 mesi, da cui aveva avuto una figlia. Si era allora sposato nuovamente, dopo essere rimasto vedovo, e aveva avuto tre figli: si tratta dello stato di famiglia di Francesco Ippolito Gadda. È un chiaro riferimento, tutto viene riprodotto in maniera puntuale. In villa in Brianza il nome del maggiore è Carlo Emiliuccio , con un chiaro riferimento. Nel racconto si narra la descrizione di questa casa, spendendo grandi quantità di denaro per dotare la casa di tutte le modernità. Si parla qui anche della madre, la marchesa, che viene rinominata in questo caso Adelaide (da Adele). Alla fine, nella descrizione del paesaggio della Brianza, a sovrastare la campagna, soprattutto nell’ora del meriggio, in estate, è il suono della cicala. Questo suono ritornerà sistematicamente ne La cognizione del dolore. Tutti questi riferimenti servono per dire che già in questo racconto scritto tra il 1928 e il 1929 e lasciato inedito in un quaderno (pubblicato sui Quaderni dell’ingegnere solo nel 2001) non può essere considerato un punto di partenza della vicenda della Cognizione, ma una sorta di incunabolo in cui ci sono già diversi elementi che poi sarebbero stati presenti ne La cognizione del dolore. Questo racconto testimonia della presenza di un nucleo già incandescente di memorie familiari che volevano sottotraccia da tempo e che nel 28 si cristallizzano in questo racconto, in cui ci sono già tracce di quello che Gadda avrebbe fatto dieci anni dopo in maniera molto più ampio, quando nel 1 9 38 sarebbe uscito il primo tratto de La Cognizione.

La rivista Solaria

Il 1936 è l’anno a partire dal quale si può ritenere che Gadda avesse iniziato a pensare alla Cognizione. Nel ’36, il 4 aprile, muore la madre di Gadda. La morte della madre, verosimilmente, è davvero un termine post-quem , dopo il quale si può ipotizzare si fossero attivati i meccanismi che lo portarono a scrivere la Cognizione. Tra il 19 36 e il 1938 Gadda è travolto da un diluvio di carte notarili perché si dispone a vendere la casa. La vendita della casa innesca una serie di movimenti che non hanno un rilievo piccolo nell’economia del libro: è quell’odiatissima casa, luogo di affetti domestici ma anche causa di frustrazioni. La verbalizzazione di ciò prende forma nella stesura del romanzo. Gadda rimane presso l’ammonia casale, a Roma, dal 19 25 al 19 31. Nel ‘31 cambia datore di lavoro e va a lavorare per i servizi tecnici della Città Del Vaticano , che per iniziativa del pontefice si sta dotando di una centrale idroelettrica in modo da essere autosufficiente. Gadda continua a lavorare a Roma fino al 1934, con le consuete frustrazioni, con il desidero di fuggire, di trovare un’altra occupazione, di affrancarsi dalla necessità di passare il proprio tempo con l’ingegneria. In parallelo, però, Gadda non dismette l’esercizio della scrittura. Se si prova a seguire la bibliografia dei suoi scritti possiamo renderci conto che, più gli anni procedono, più sono le collaborazioni con riviste, scrittori, giornali. Gadda comincia a pubblicare i suoi testi, prima narrativi, letterari, poi di taglio giornalistico. Tra il 19 26 e il 19 30 la sede privilegiata per la pubblicazione dei propri testi letterari, dei racconti, è una rivista letteraria, Solaria. Si tratta di una rivista fiorentina , che ha avuto una grande fortuna, considerata una tra le grandi riviste novecentesche, nonostante la sua diffusione limitata e il numero ristretto di appassionati lettori. Le riviste letterarie sono pubblicazioni periodiche , stampate spesso in formato fascicolo, ma talvolta in formato giornale, con una periodicità varia (dal settimanale, al quindicinale, al mensile, al bimestrale ecc), che non è ininfluente. La periodicità influenza la forma, i contenuti. Nel ‘900 le riviste sono uno dei luoghi privilegiati in cui si fa letteratura. È uno spazio in cui escono in anteprima testi destinati ad essere pubblicati in volume. La cognizione del dolore esce su una rivista prima di essere pubblicata in

volume, su Letteratura. La stessa cosa capiterà per Quel pasticciaccio brutto de via Merulana , che esce prima in rivista su Letteratura. In rivista, tuttavia, non uscivano solo testi a puntate, ma anche racconti, novelle, poesie. Le riviste non sono solo lo spazio fisico nel quale escono i testi, ma rappresentano anche il centro di una serie di relazioni , sono lo spazio in cui gli scrittori si incontrano, perché si trovano affiancati nelle stesse pagine e perché partecipano alla vita della redazione avendo rapporti che altrimenti non avrebbero avuto. La rivista è una sorta di piazza, un luogo in cui incontrarsi e scambiarsi idee. La rivista spesso era affiancata da caffè , luoghi di incontro per i collaboratori e i redattori. A Firenze, i redattori di Solaria, ad esempio, si vedevano nel caffè delle Giubbe Rosse : era luogo di incontro dove ci si incontrava quotidianamente. Le riviste sono luoghi e spazi, occasioni di aggregazione in cui, fatte salvo le reciproche differenze, tutti coloro che si trovano a collaborare si riconoscono in una linea editoriale che intenzionalmente o in maniera preterintenzionale la rivista esibisce, al punto da poter parlare di scrittori “solariani” , ovvero che ruotavano attorno quella rivista. In questo sistema in cui le riviste avevano un ruolo importante, la città di Firenze ha avuto una parte centrale, almeno nella storiografia italiana. A Firenze, infatti, si sono succedute una serie di riviste importanti ( La voce , Letteratura ecc). In certe fasi, per alcuni particolari snodi, la città di Firenze è stata l’ombelico letterario di Italia. Solaria , che era una piccola rivista con un numero limitato di lettori, vive per otto anni: nasce nel gennaio 1926 e va avanti regolarmente fino al 1934 , quando inciampa in un sequestro da parte delle autorità cittadine, che ravvisano elementi di indecenza in un racconto. Questa esperienza segna la fine di Solaria: gli ultimi due numeri escono stancamente nel ’35 e nel ’36 (era indispensabile che uscissero perché c’erano degli abbonati). Oggi Solaria è facile da consultare: la si può sfogliare facilmente online sul sito di circe , acronimo per catalogo informatico delle riviste culturali europee. La rivista Solaria inizialmente sembra dedicarsi all’arte, ma dal secondo articolo inizia ad essere prevalentemente una rivista di letteratura ( rivista mensile di arte e letteratura ). Come tutte le riviste letterarie, Solaria ospitava nella maggioranza delle sue pagine testi inediti, novità, romanzi a puntate, testi creativi. Nella parte finale ospitava poi uno spazio dedicato alle recensioni dei libri che uscivano, come tutte le riviste. Le riviste letterarie sono una specie di antologia della letteratura contemporanea con in più uno spazio per le recensioni. Solaria viene fondata da un giovane di 22 anni, Alberto Carocci : si tratta di un fiorentino che aveva studiato legge e che sarebbe diventato avvocato, avendo però interessi letterari. Questa rivisita diventa molto presto un luogo nel quale si concentrano alcuni dei maggiori scrittori italiani del ‘900 : Gadda , Montale , Elio Vittorini , Umberto Saba , Svevo. A testimonianza del rilievo di questa rivista ci sono alcuni numeri importanti. Nel 1929 uscì un numero monografico dedicato a Svevo , morto mesi prima. L’anno prima, nel 1928 , un fascicolo fu interamente dedicato ad Umberto Saba. Non si trattava di qualcosa di scontato: i due triestini, a quell’altezza, erano tutt’altro che famosi, Saba faticava ancora a trovare un editore. La pubblicazione di questi numeri monografici testimonia l’attenzione che Solaria aveva per le novità della letteratura contemporanea. Ci sono altri nomi di rilievo, a partire dallo stesso Montale che, ancora a Genova, nel 1926 inizia a pubblicare alcune poesie destinate ad entrare nella seconda edizione di Ossi di seppia. Sempre Montale, nel giugno del 1927 pubblica quella che sarebbe diventata la poesia più famosa di Ossi di Seppia , Arsenio. A partire dal 1929 entrerà tra i collaboratori di Solaria Elio Vittorini , uno dei responsabili del sequestro che nel 1934 segnerà il punto terminale della vicenda iniziata otto anni prima. Tra gli altri nomi importanti c’è Alessandro Bonsanti , che sarebbe diventato dal 1937 il direttore di Letteratura , nata sulle ceneri di Solaria e sua ideale prosecuzione. Il nome di Gadda ritorna ben 18 volte, è uno dei più assidui scrittori sulla rivista. Piero Gadda era il cugino, più giovane, che iniziò a collaborare con Solaria prima di Carlo Emilio Gadda. Se oggi quasi nessuno si ricorda Piero Gadda, all’epoca si sapeva chi fosse Piero e si ignorava Carlo Emilio. Tra gli altri nomi abbiamo Joyce , con la lettera indirizzata a Solaria. Il nome di Montale ritorna ben 17 volte, con diverse poesie e molte recensioni. Sotto il nome di Gadda troviamo prevalentemente prose, intervenenti o recensioni, salvo un caso, ovvero la poesia che esce sul terzo numero della settima annata, nel marzo del 1932 , dal titolo Autunno e che si trova collocata in Appendice (pagina 229) ne La Cognizione del dolore , in uno spazio che i curatori di questa edizione hanno costruito dopo l’edizione del romanzo infilandovi dentro una serie di tre testi che nella storia editoriale del romanzo hanno ruotato intorno al libro , ne hanno fatto parte.

Siamo a ridosso della data fatidica del 2 aprile 1936, anno di morte della madre.

La cognizione del dolore : il tragitto del medico

Eravamo arrivati sulla soglia dell’apparizione del medico di Lukones che di lì a poco sarebbe stato chiamato a villa Pirobutirro. Finita la seconda divagazione sulle ville, la vicenda dei coniugi Bertoloni incontra il destino del colonnello medico che affitta la dependance stabilendosi a Lukones e stabilendo una relazione con il medico del paese, consentendo al medico di raccogliere notizie per ricostruire le vicende del sedicente invalido. Il medico del paese, per qualche giorno, è l’unico che detiene la verità vera, vive in una situazione di trans, che lo porta a dimenticare cose (dimentica di farsi la barba, ad esempio). La vicenda di questo medico arriva alla data del 28 agosto 1934 , a pagina 41. Abbiamo un’indicazione temporale precisa. Il medico sta tornando da un'altra visita e si trova davanti un servitore della villa Pirobutirro, Josè , che lo viene a chiamare perché il padrone di casa desidera vederlo. Don Gonzalo non viene indicato come il padrone, ma come il figlio Della padrona , con una forma di reverenza per la Signora. Il figlio è disprezzato, la Signora è considerata con reverenza. Questo disprezzo si misura anche nella risposta che Josè dà al medico quando gli chiede che cosa abbia Don Gonzalo: dice che non gli interessa. Il medico è sovreccitato da questa chiamata: il figlio della signora lo attendeva. Questo figlio, di cui abbiamo già sentito parlare, è oggetto di dicerie, di pettegolezzi, di narrazioni spesso deformate dall’epos popolare. Non se ne fa mai il nome, designandolo come “il figlio”, relegandolo in una condizione subalterna , dipendente rispetto alla madre , senza la possibilità di affrancarsi mai dalla condizione di figlio. È successo qualcosa che gli ha impedito di diventare uomo, padre: è rimasto figlio. È un personaggio che in paese nessuno conosce, perché ha pochissime relazioni con il mondo. È un personaggio sul quale si favoleggia, si raccontano fatti inverosimili. Il personaggio viene tratteggiato con le voci che su di lui circolano : si dice sia un misantropo , o ancora peggio un nemico del popolo vigilato dalla polizia. Il medico era maritato e aveva cinque figlie , tutte da maritare, uno dei motivi per cui il medico è in stato di leggera eccitazione: vede una possibilità di maritare una figlia. A Pastrufazio su Don Gonzalo correvano le voci più particolari, nonostante vivesse a Lukones. Ci sono vari verbi e termini che alludono alle dicerie , a tutte le voci che circolano (Josè, i vicini, l’oste ecc): tutti riportano la loro versione, passate in rassegna dal medico che impiega 25 pagine ad arrivare a Villa Pirobutirro. Nell’arco di queste pagine il medico ha la possibilità di passare in rassegna tutte le voci su Don Gonzalo , e ha la possibilità di incontrare un personaggio che dà la sua versione dei fatti su Don Gonzalo. Josè sostiene che Don Gonzalo abbia al suo interno tutti i 7 peccati capitali: sembrava avere dentro di sé sette serpenti che incarnavano i peccati. Cinque di questi peccati capitali verranno esemplificati nelle pagine successive. Il peone detesta Don Gonzalo perché dorme fino a tardi (quando lui stava già lavorando da tre ore) e si fa portare i giornali dalla madre. C’è il riguardo e l’attenzione nei confronti della signora e l’odio per il figlio. La Battistina prestava servizio nella stagione estiva e nelle prime ore del mattino, ore nelle quali Don Gonzalo stava a letto. La madre di Don Gonzalo, infatti, faceva venire gente a casa quando Don Gonzalo non c’era o dormiva, in quanto lui odiava avere gente in casa. Si dice anche che non voleva prendere moglie e che aveva quindi dato alla Peppa, per il fratello, il vestito da sposo che gli aveva regalato gli zii (e che lui aveva tenuto sotto naftalina per 40 anni), ambasciatori in Portogallo. Gadda aveva avuto effettivamente uno zio Giuseppe che era stato senatore del regno e ministro dei lavori pubblici. I vaglia di cui si parla sono i vaglia che il soldato Don Gonzalo manda quando è in guerra, quando la sua pelle valeva meno di un centesimo. Vediamo il tema della guerra , che viene insinuato. Don Gonzalo ha fatto la guerra. Don Gonzalo era anche accidioso e iracondo , due peccati capitali. Il piccolo Don Gonzalo si diceva andasse in giro ad uccidere lucertole e frustare polli. A Pastrufazio Don Gonzalo frequentava gli studi al politecnico e un professore di origine ebraica gli aveva spiegato che un gatto, da qualsiasi altezza, precipitava sulle zampe, salvandosi. Per provare ciò, Don Gonzalo lancia un gatto dal secondo piano, che si salva ma muore poco dopo: ogni oltraggio è morte. Si tratta di una frase che sembra una sorta di verità sapienzale che si attaglia perfettamente al modo in cui Don Gonzalo si relaziona con il mondo, che vive ogni oltraggio come una sorte di morte. Intorno a questo episodio possiamo anche leggere in un’intervista tarda, raccolta nel volume delle interviste di Gadda,

intitolato Per favore, mi lasci nell’ombra. Si tratta in questo caso di un’intervista del 1970 a Goffredo Parise , che parla di vari argomenti. Il professore ebreo, qui, guadagna un nome e un cognome. Si tratta quindi di un altro dato che transita direttamente dalla vita al libro. Nella narrazione si accumulano i vari peccati: peccato della gola , ira , avarizia. Per risparmiare, Don Gonzalo andava a piedi al Prado e, sempre per avarizia, voleva licenziare le donne che aiutavano la madre nelle faccende di case e che ogni tanto sbocconcellavano le briciole cadute dal tavolo. Interessante notare che si parla di Madre , con la maiuscola, e di figlio , con la minuscola. Si fanno altre considerazioni che il medico aggiunge a giustificazione delle abitudini di Don Gonzalo : forse beveva perché il vino lo aiutava a digerire ecc. il medico fa in qualche modo una diagnosi prima di vedere il paziente. Non se ne parla mai come “padrone di casa”, una condizione che Don Gonzalo soffre molto. Il medico sostiene che il paziente soffre di un malessere che non ha nulla di fisico : sostiene che i suoi eventuali malanni sorgono da una condizione che consiste nel rimuginare su pensieri che rimangono in fondo allo stomaco come spazzatura irrancidita. Si tratta di un cliente fuori formato , fuori standard. Il medico sa queste cose perché le ha ascoltate da persona diverse. Tra la popolazione di Lukones, c’è questo uomo, fuori standard, su cui si sono accumulate dicerie di ogni genere. Tutte le considerazioni malevole su Don Gonzalo sono fatte con livore dai vari compaesani: Josè critica la sua pigrizia, perché è costretto ad alzarsi alle 5 del mattino, i poveri stigmatizzano la sua gola ecc. L’esito è quello di volersi sottrarre dalle dicerie ma dovendo fare i conti con i racconti anche più inverosimili, come quello del 1928 che rimanda, nella vita di Gadda, all’anno sabbatico propiziato da un’ulcera causata da una lisca di pesce.

La morte della madre e le lettere

Con la fine di Solaria , arriviamo sulle soglie della storia editoriale del libro. Il punto di partenza è dato da un fatto legato alla biografia di Gadda: la morte della madre. Adele Lehr muore a Longone al Segrino il 2 aprile 1934 , assistita dalla figlia, mentre il figlio si trovava a Firenze a fare lo scrittore. Il riflesso della morte della madre e degli effetti che la morte della madre aveva avuto sul fratello maggiore si registrano nelle lettere di corrispondenza con vari amici, scrittori. Nella nota al testo questa vicenda sarà ricomposta. Le lettere che menzioniamo compiono il tentativo di ripercorrere alcune tappe. Adele Lehr muore il 2 aprile e, dopo un mese, la notizia è registrata il 30 aprile nella corrispondenza tra due interlocutori di rilievo letterario, Bonaventura Tecchi di Bagnoregio (frequentato nel campo di concentramento tedesco tra il ’17 e il’18) e Gianfranco Contini , più giovane di Gadda di quasi 20 anni, che si era già segnalato come uno tra i più brillanti critici. I rapporti con i due sono diversi: Tecchi è un coetaneo con cui ha un grande amicizia, mentre Contini, più giovane, sarà uno dei suoi maggiori critici e non un amico intimo, al quale però avverta la necessità di dover rivelare un tratto della propria vita piuttosto doloroso (nella lettera si danno ancora del lei ). Al netto delle differenze, è sintomatico che nello stesso giorno Gadda registri le circostanze che avevano prodotto il lungo silenzio che aveva riservato ad entrambi. Lo stesso giorno scrive ad entrambi , quasi nella necessità di riprendere a vivere. Di nuovo a Contini , quasi un mese più tardi (nel maggio del 1936), scrive nuovamente, cambiando registro. Indulge a parlare di vicende legate alla propria attività di scrittore, senza però riuscire a tenere celate tutte le problematiche legate alla casa di famiglia. Parla di un grumo di affetti domestici tramutati in una serie di grane da pagare, tutte spese che il Gadda che vuole fare lo scrittore fatica a fronteggiare. Gadda scrive: “ mi vendicherò ”. Gianfranco Contini nell’originale della lettera che Gadda gli invia il 26 maggio del 1936 chiosa “ è la prima avvisaglia della Cognizione ”. Secondo Contini questa è la prima traccia di quella che sarà La cognizione del dolore. Questo grumo di affetti e livori che si addensano attorno alla casa di Longone producono un senso di vendetta, di rabbia, che Gadda sta covando. Nel 1936 le vicende private di intrecciano con quelle dello scrittore. In primavera era uscito l’ultimo numero di rivista, con la liquidazione della rivista. Si era prodotta una frattura tra i Solariani: da una parte la parte capeggiata da Alberto Carocci , il direttore di Solaria, che si dedica alla creazione della rivista La riforma letteraria e dall’altra la parte capeggiata da Alessandro Bonsanti , che decide di iniziare a lavorare alla rivista Letteratura. Bonsanti, che sta lavorando a questa nuova rivista in cui confluiscono molti solariani (tra cui Montale), nell’ottobre esorta Gadda a

A settembre, a distanza di qualche settimana dalla chiusura dei conti con la villa, Gadda scrive alla sorella. Le lettere alla sorella sono ancora in parte inedite. Nella nota al testo del romanzo troviamo una lettera di Gadda alla sorella , che a questo punto era rimasta l’unico legame famigliare che era rimasto allo scrittore. Nel dividere quello che avevano ricavato dalla vendita e dalla valutazione dei beni della mamma, Gadda dice di aver avuto un occhio di riguardo per la sorella, si era privato di quello che gli spettava (anche la sorella non aveva una situazione famigliare rosea). Gadda le consiglia di mettere i soldi in banca , per avere una rendita fissa annuale. Dice anche alla sorella che non si sposerà mai : non si tratta di considerazioni diverse da quelle che fa Don Gonzalo, che dà via l’abito da sposo che gli era stato regalato dagli zii. Gadda sta da solo, ha poche relazioni, non va al cinema, non va a teatro, non spende più di quanto guadagna. Dice che negli anni precedenti aveva dovuto spendere parecchio per curare una malattia in gran parte provocata dalla rabbia che le vicende della vita gli procuravano. Nella Cognizione , come abbiamo visto, il medico che non lo ha ancora visitato, sospetta che gran parte dei mali che caratterizzano Don Gonzalo siano causati dal livore che detiene dentro di sé. È una lettera commuovente nei confronti del suo ultimo affetto rimasto, che sa avere preoccupazioni per sé. I due fratelli continuano a prendersi cura, nei limiti del possibile, l’uno dell’altro. Gadda, che decide di non sposarsi mai, condivide lo stesso destino di altri scrittori, come Pascoli o Pavese.

La vicenda editoriale de La Cognizione del dolore

Nel 1938 , a gennaio, entriamo nella vicenda editoriale vera e propria de La cognizione. Prima è difficile trovare tracce flagranti di questo libro, o meglio del racconto che sta a monte del romanzo. Il primo tratto vede la luce nel terzo fascicolo della seconda annata , datato luglio-settembre 1938. Letteratura , a differenza di Solaria, usciva ogni tre mesi. A gennaio Gadda parla a Tecchi e al cugino Piero del racconto, destinato a diventare poi il romanzo. Gadda scrive a Bonaventura Tecchi : Gadda può permettersi di non avere un lavoro e sta cercando di far quadrare il bilancio, tra i soldi in banca (dovuti ala vendita della villa di Longone) e incarichi di natura ingegneristica o letteraria. Gadda continua a muoversi, sta cercando di trovare una sistemazione stabile a Firenze, in cui si trasferirà definitivamente nel 1940, rimanendovi 10 anni. Firenze , ai suoi tempi, era il luogo ideale nel quale avere contatti e relazioni con altri scrittori e imprese editoriali. A Firenze affitta una camera, non ha un appartamento. Dice di essere a Firenze per raccogliere in volume una serie di articoli giornalistici di tema milanese o abruzzese, nella prospettiva di creare il terzo libro , che, come gli altri due, avrebbe dovuto essere una raccolta composita di testi brevi. La conformazione di questo libro ipotetico prevede l’accostamento di testi appartenenti a generi diversi (come Il castello di Udine ): articoli giornalistici, reportage, due testi narrativi, uno dei due già pubblicato in rivista e un altro a cui stava lavorando. Il racconto che sarebbe dovuto entrare in questo raccolta altro non è che il racconto che Gadda avrebbe indicato come La Cognizione del dolore , unito a San Giorgio in casa Brocchi. Dalla morte della madre sono passati quasi due anni, sono passati 6 mesi dalla vendita ella casa, e sente di nuovo la necessità di parlare del rimorso per la madre , che lo tormenta. Quello che fa rivenire a galla ciò è il fatto che Gadda stava scrivendo proprio La cognizione del dolore. Lo stesso cortocircuito tra lavoro letterario e rimorso per la madre torna poco dopo in un’altra lettera al cugino , in cui prima si parla delle vicende private e poi di quelle letterarie, stabilendo un cortocircuito eloquente. C’è il sollievo della liberazione dal verme solitario , ma il dolore riassale per avere perso tutte le cose profanate, perché finite in mano ad altri. Nella stessa lettera, in cui ritorna questo pensiero fisso acceso dalla scrittura, Gadda parla dello stesso progetto di libro di cui ha parlato prima con Tecchi. Qui abbiamo la prova certa che quello a cui sta lavorando è un racconto che si intitola La cognizione del dolore , nella prospettiva di farlo diventare il secondo racconto in un libro composito che avrebbe incluso anche una serie di articoli. Nello stesso gennaio 1938 esce il primo numero della seconda annata di Letteratura. Nelle pagine di Letteratura si trovavano spesso delle pubblicità con cui si annunciavano i libri che uscivano a latere della rivista, sulla collezione di Letteratura , che prendeva il nome dalla rivista che la patrocinava. Tra i titoli, vediamo un libro di Gadda, La cognizione del dolore , che viene annunciato come “ in corso di stampa ”. Dopo si trovava allegata a ciò una presentazione, che inizia con una citazione da Macbeth. Da questa presentazione è difficile comprendere di cosa parla il romanzo. Questa rappresentazione del pentolone in cui Gadda cuoce i suoi elementi restituisce l’immagine di un’officina d’autore in cui

Gadda cucina vari elementi. Le pietanze, quindi, sono varie e possono essere attribuite ad un pezzo o ad un altro del futuro libro. Da questa pubblicità editoriale apprendiamo che, come in precedenza per La madonna dei filosofi e Il castello di Udine , Gadda aveva intenzione di promuovere il titolo di uno dei testi a titolo dell’opera. Nella lettera al cugino Piero e in questa pagina di pubblicità c’è la prima attestazione del titolo di un libro che, come tale, non esisteva ancora. Il testo che leggiamo oggi è l’esito del progressivo ampliamento del racconto , che pescava già dalla materia incandescente con cui Gadda si trovava a che fare dopo la morte della madre nel 1936. Gadda immagina quindi il suo terzo libro esemplato sui precedenti, una raccolta di testi che, soprattutto come il secondo, Il castello di Udine , provi ad accostare testi narrativi, testi creativi e prose giornalistiche. Si sarebbe trattato di un testo composito, difficile da classificare. Si trattava del referto, del distillato del suo lavoro in progress. Tra le lettere che abbiamo analizzato, abbiamo visto la presenza di una conformazione ipotetica di questo libro : due racconti, di cui uno già pubblicato e l’altro in corso di stesura. Il racconto già pubblicato su Solaria era San Giorgio in casa Brocchi , come già detto, mentre l’altro, che scrivendo a Tecchi a metà gennaio veniva citato senza indicazione di titolo, nella lettera di 8 giorni dopo a Piero Gadda è La Cognizione. Abbiamo quindi qui la prima attestazione del titolo del futuro romanzo. La cosa singolare è che il titolo è l’unica cosa definitiva di un testo che originariamente era un racconto ma che in poco tempo inizia a lievitare a dismisura. Diventa quindi un romanzo per aggiunta , a partire da un nucleo originario. Il 24 gennaio il termine è dato dalla lettera a Piero Gadda dove è consegnata l’indicazione del titolo, mentre il 15 gennaio è la data in cui era stato finito di stampare il fascicolo primo della seconda annata, quinto complessivo della serie. Già a gennaio c’è a stampa l’indicazione del titolo di un libro che è difficile identificare. Sappiamo, dalle lettere, che La cognizione del dolore non era il titolo del romanzo che si sarebbe letto da ottobre ma era il titolo di una raccolta di scritti eterogenei. Nell’arco del 1938, ci sono diversi riferimenti al lavoro a cui Gadda si sta dedicando, sollecitato dallo stesso interlocutore, Alessandro Bonsanti. Bonsanti, anche lui fiorentino, dopo la chiusura di Solaria aveva deciso di fondare e dirigere una nuova rivista, Letteratura. Nonostante gli 11 anni in meno rispetto a Gadda, Bonsanti sarebbe stato in grado di avere nei confronti di Gadda un atteggiamento tale da far sì che rispettasse le due scadenze del 1938. La prima scadenza è quella relativa alla collaborazione con Letteratura , in quanto Bonsanti aveva necessità di materiale e desiderava comprendere nei fascicoli anche testi di Gadda. Gadda era solito essere sempre molto lento nel rispettare le scadenze. Una scrittura come quella di Gadda non era una scrittura di getto, ma implicava un lavorio lento di scrittura e rielaborazione. Si trattava di una revisione complicata , anche per i numerosi rimandi e riferimenti. La seconda scadenza era quella che riguardava le promesse che Gadda aveva fatto a Bonsanti per un volume per la collezione di Letteratura. La mole degli impegni era quindi raddoppiata e sono due i fronti che lo impegnavano. Presto ci si rende conto che la strategia del lavoro in parallelo non era produttiva, e di conseguenza il progetto del libro viene rimandato, prende una forma diversa. Il racconto che Bonsanti sta aspettando da Gadda diventa qualcosa di diverso e presto diventa il primo tratto di un romanzo atteso, a cui Gadda stava lavorando. Se nel gennaio, scrivendo a Tecchi, parla di un racconto non ancora compiuto, è facile ipotizzare che il romanzo in quanto tale a quell’altezza non c’era. Il lavoro che Gadda fa, pubblicando tratto dopo tratto su Letteratura a partire dall’ottobre del ’38, è un lavoro di scrittura in tempo reale. Gadda, ad un certo punto, smetterà di mandare pagine. Ci sono una serie di scambi epistolari importanti per comprendere la storia editoriale del libro , 4 in particolare. Il 14 maggio 1938 Bonsanti scrive a Gadda. Si capisce che i piani sono due. Bonsanti chiede se potrà avere la prima parte del racconto. Si parla ancora di racconto ed è sintomatico che questo racconto venga atteso solo per la prima parte : se si attende solo la prima parte significa che si tratta di un racconto lungo. Parla di Eusebio, che sarebbe Eugenio Montale. Oltre al racconto che sta lievitando, qualcosa è cambiato anche sul tavolo per il lavoro per la collezione di Letteratura : non si parla più di un libro ma di due libri. Quando Gadda era in ritardo, forse per un senso di colpa, la sua reazione era solitamente quella di rilanciare , aumentando gli impegni, con l’effetto di non riuscire mai a rispettarli tutti. Gadda aveva fatto proprio questo, aveva proposto due libri. Il primo libro, “ da licenziare subito ” è Le meraviglie d’Italia , che