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Appunti di lezione che riassumono la biografia di Gadda
Tipologia: Appunti
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Gadda è stato uno dei maggiori autori del Novecento. Il riconoscimento di Gadda è stato a livello di critica, ma anche a livello di pubblico, favorito da un clima economico favorevole (gli anni ‘60), dove i libri venivano venduti come mezzi di consumo. A fronte di un autore che è stato ben voluto da pubblico e critica in vita, dal momento della sua morte, avvenuta cinquantatré anni fa, si sono susseguiti moltissimi articoli, libri, edizioni critiche, progetti di ricerca (come quello che voleva digitalizzare tutte le carte di Gadda; un altro si impegnò a catalogare i libri che lo scrittore aveva nella sua libreria) che riguardano le sue opere e la sua persona. Ciò per dire come Gadda rimanga un autore frequentatissimo, del quale escono spesso edizioni nuove delle sue opere, magari anche solo a trent’anni dalla precedente. Gli editori si sono impegnati a dare edizioni autorevoli a diversi autori, come per “monumentalizzarli” → è successo con il centesimo anniversario della nascita di Montale. Allo stesso modo, anche con Gadda, nel 1993, quando si avvicinava il centenario dalla sua nascita, Garzanti ha deciso di costruire un monumento alle opere di Gadda, a cura di Dante Isella, che uscirono in cinque volumi tra il 1988 e il 1993, con una sovracopertina in color carta zucchero. Essi volevano essere come una garanzia per gli studiosi di Gadda. Tuttavia, nel 1973, Gadda morì a Roma e lasciò nel testamento alla sua governante molte risorse, tra cui alcune casse che la donna si portò a casa in Veneto, rimanendovi per decenni. A un certo punto, un erede degli eredi si rese conto di trovarsi in casa un vero e proprio tesoro: penne, fotografie, manoscritti, libri… Ciò che importava erano le carte che riportavano le vicende editoriali e di scrittura di alcune opere di Gadda, fattore che portò il monumento costruito da Isella a essere riscritto. Le nuove edizioni stanno uscendo mano a mano che gli studiosi riescono a tirarle fuori, a cura della casa editrice Adelphi. Sono edizioni che non offrono soltanto il testo, ma vogliono essere dei testi di riferimento anche per un lettore meno specializzato. Per Gadda, molti elementi della sua biografia parlano a specchio della sua opera. Gadda nasce nel 1893 e muore nel 1973. Nasce a Milano in una città già avviata alla piena industrializzazione, in un’Italia che era unificata da poco più di un decennio. Gadda è figlio di un padre che è più anziano dei suoi coetanei: Francesco Ippolito, che si era sposato con la figlia del proprietario dell’industria tessile dove lavorava, da cui ha una figlia, ma rimane presto vedovo. Come seconde nozze, si sposa con un’insegnante di francese di origini ungheresi, Adele Lehr. Queste informazioni sono importanti da tenere a mente quando si legge la Cognizione del Dolore: ad esempio, la madre di Gonzalo è un’insegnante di francese. Francesco Ippolito Gadda e Adele Lehr hanno tre figli: Carlo Emilio, Clelia ed Enrico (tra i due maschi corrono tre anni di differenza). Dopo aver lavorato nell'industria tessile, ha delle smanie imprenditoriali, lanciandosi nell’allevamento del baco da seta, salvo ignorare che si stavano avvicinando nuovi tessuti e che gli allevamenti di bachi da seta in Cina avevano molto più successo. Inoltre, costruisce anche una casa in campagna per vedere realizzato lo status della famiglia, nel comune della Brianza. Francesco Ippolito costruisce questa casa a Longone al Segrine, comune che sta tra i due rami del Lago di Como. Questa casa, nella quale vengono versate moltissime risorse, insieme agli investimenti imprenditoriali, è la causa dello sfascio della famiglia, che deve anche fare i conti con la prematura dipartita del padre, nel 1905. Anche se con difficoltà, Adele riesce a far studiare i figli: Carlo Emilio ottiene la licenza liceale nel 1912, con 10 in italiano, ma poi intraprende gli studi universitari in ingegneria, come farà in seguito il fratello, per aiutare economicamente la famiglia. Nel 1920, finisce gli studi al Politecnico di Milano a causa della guerra, ma è ancora all’università quando scoppiò la Grande Guerra e quando, nel 1915, l’Italia entra in guerra. Gadda ha idee interventiste perché vedeva in questa guerra come una quarta guerra di indipendenza che avrebbe ridato all’Italia i territori che auspicava. Nel
maggio 1915, Gadda, insieme ad altri due studenti, scrive una lettera a D’Annunzio per invitarlo a chiedere al governo di sospendere la sessione di esami per far andare gli studenti a combattere. Nell’agosto di quell’anno, viene arruolato negli alpini; combatte su vari fronti, partendo con grandi ideali perché vede nell’esercito un complesso per organizzare il mondo, ma poi si trova a che fare con gente che non sa fare il proprio lavoro, persone che rubano, militari che non ubbidiscono agli ordini… Ciò, porta Gadda a scrivere un diario che terrà per tutta la guerra, con lo scopo di autotutela per registrare qualsiasi momento e per poter rispondere al suo operato. Questa esperienza lunga e pericolosa lo fa incrociare con la sconfitta di Caporetto perché nel 1917, egli si trova sull’Isonzo e viene catturato e portato prima in un campo di concentramento austriaco e poi tedesco, dove vi restò fino alla fine della guerra. Questo diario è stato in parte pubblicato su iniziativa di Gadda e diventa il suo primo libro involontario, seguito da molti altri. Alcune di queste agende sono state pubblicate nel 1955 (il quarantesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia) e poi nel 1965 (cinquantesimo anniversario); altri taccuini sono stati persi da Gadda in guerra. L’esperienza traumatica della guerra e della prigionia, che lascia ferite anche non visibili, non fu nulla per Gadda rispetto alla morte del fratello Enrico che muore durante la guerra: egli era stato arruolato prima negli alpini, poi erano entrato come volontario per la guerra aerea, morendo schiantandosi sul colpo dopo un volo di ricognizione. Il fratello otterrà diverse medaglie di bronzo e argento mentre Carlo Emilio solo una di bronzo (anche don Gonzalo porterà a casa solo una medaglia di bronzo). Gadda saprà della morte del fratello solo dopo essere tornato a casa dalla prigionia, notizia che viene riportata sul diario come una morte interiore. Il dolore per la morte di Enrico ritorna anche ne La Cognizione del Dolore: ad esempio, don Gonzalo dorme nella stanza del fratello. Il dolore viene anche alimentato anni dopo dalla scelta di Einaudi di mettere in copertina del diario un quadro che ricorda l’uccisione di Caino da parte di Abele (un fratello che uccide l’altro). Gadda ritiene che la sua vita sarebbe stata breve proprio a causa della morte di Enrico, che era considerato il preferito da parte della madre dei due → ciò da forma negli occhi di Gadda alla possibilità di sovrastare il fratello che ormai non c’è più. Come detto in precedenza, questi elementi biografici diventano poi linfa per La Cognizione del Dolore. Durante la detenzione nei lager, Gadda continua a scrivere, annotando sul diario i fatti grandi e piccoli che riguardano la sua esistenza: dal suo imprigionamento a tutto quello che un soldato prigioniero prova in un campo, tra cui il desiderio di fuga. Fino al 4 novembre 1919, il diario riporta tutto ciò che il soldato Gadda fa durante la sua giornata; in seguito, il giornale di prigionia riporta le vicende che portano al congedo, avvenuto solo mesi dopo l’armistizio. Nel 1920, ritorna alla vita civile e completa gli studi che aveva abbandonato nel 1915, laureandosi in ingegneria elettrotecnica. Tuttavia, come riportato in precedenza, la sua attitudine era più incline alla scrittura e alla filosofia. Aveva iniziato a dedicarsi alla scrittura a guerra finita, ma come uno svago più che come un vero e proprio impegno: infatti, collaborò con alcuni giornali già a partire dal 1921 con “La Perseveranza” (giornale milanese), dove scrive un articolo di divulgazione. Gadda, grazie al suo titolo di studio, trova subito lavoro come ingegnere elettrotecnico in Argentina, a Buenos Aires, tornando solo nel 1924. Questa esperienza avrebbe poi germinato, anni dopo, l’ambientazione de La Cognizione. In seguito, torna a Milano e si dedica all'insegnamento come professore di matematica al liceo, iscrivendosi anche nel frattempo all’università di filosofia, la sua vera passione. Arriverà a quasi laurearsi e inizia a concepire l’idea di diventare uno scrittore. Lo stesso anno, Gadda inizia a scrivere un romanzo, sotto la casa editrice Mondadori (nata nel 1920), la quale stava cercando nuovi talenti attraverso un premio che voleva premiare il migliore romanzo. Come detto, Gadda inizia a scrivere un romanzo su un taccuino, incontrando tutte le difficoltà del caso, per esempio facendo i conti con le forme tradizionali. In realtà, il romanzo rimarrà solo