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Sintesi accurata, utile per la preparazione dell'esame di Letteratura italiana contemporanea E
Tipologia: Sintesi del corso
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Il modernismo è una parte della produzione letteraria di primo Novecento, tra il 1904 e il 1929, che si caratterizza per alcuni aspetti narrativi e culturali che riguardano la figura del narratore , lo statuto del personaggio , il tema dell’identità e il rapporto con il sapere letterario del passato. È un fenomeno che ha radici ottocentesche e si apre con l’uscita de Il fu Mattia Pascal di Pirandello e si chiude con la pubblicazione de Gli indifferenti di Moravia. Pirandello e Svevo delineano le coordinate fondamentali del modernismo mentre in Tozzi e in Borgese esso appare funzionale a intenti specifici.
Il Fu Mattia Pascal , una delle opere principali di Pirandello , inaugura la stagione del modernismo. Il romanzo narra le vicende di Mattia Pascal, un uomo disprezzato dalla suocera e della moglie per via del suo lavoro di bibliotecario. La morte della figlia segna un punto di non ritorno del protagonista che fugge dal paese. A Montecarlo vince una grossa somma di denaro e poi leggendo il giornale scopre di essere stato riconosciuto in un suicida. Ne approfitta per rifarsi una vita con il nome di Adriano Meis e si trasferisce a Roma da Paleari, un filosofo. Qui Adriano si innamora della figlia di Paleari ma a causa della sua situazione non può unirsi a lei con il matrimonio o reagire al furto del genero, per cui decide di cambiare di nuovo identità. Finge un suicido e ritorna a casa dove scopre che la moglie si è risposata e ha avuto un figlio. A questo punto il protagonista accetta questa situazione e si rifugia nella biblioteca comunale a scrivere le sue memorie. Il tema principale del romanzo è l’ identità ma il suo tratto distintivo non è il suo trattamento narrativo, quali cambi di nome e presunti morti, perché erano già presenti nel romanzo ottocentesco, ma la figura del narratore intorno alla quale vengono a costruirsi le tre costanti del modernismo. Esse sono:
Prendono forma anche i principi modernisti individuati ne Il fu Mattia Pascal e a tal proposito risulta fondamentale il personaggio di Varia. Infatti, l’attrice vive una dissociazione interiore tra l’io e la psiche e ha modo di vedere il suo tormento interiore solo nella sala di proiezione. Lo schermo restituisce una radiografia dell’inconscio e il tema dell’io che in Il fu Mattia Pascal è anagrafico mentre nei Quaderni viene approfondito in senso psichico. Pirandello dalla messa in discussione della personalità si addentra nella rappresentazione della disgregazione dell’identità. Uno, nessuno e centomila è l’ultimo romanzo di Pirandello ed è anche quello dove la trama si impregna di modernismo (le altre due opere sono moderniste per la figura del narratore che si colloca all’interno di una trama tradizionale). La narrazione è di tipo umoristico, indizio lasciato dal sottotitolo poi soppresso Considerazioni di Vitangelo Moscarda, generali sulla vita degli uomini e particolari sulla propria. Questa considerazioni anche se occupano intere sezioni non scompongono l’architettura del romanzo, infatti, il narratore terminato il ragionamento riprende il filo da dove l’aveva lasciato. A cosa serve questo espediente narrativo? A differenza di quanto si pensi, non serve a divertire il lettore bensì a convincerlo delle ragioni del personaggio. Il protagonista Vitangelo Moscarda tenta, dopo una banale osservazione della moglie sul suo naso, di comprendere il concetto che gli altri hanno di lui. Scopre di essere figlio di un usuraio e non di un banchiere; regala l’abitazione a un inquilino moroso e crede di poter liquidare la banca. Grazie ad Anna Rosa, un’amica della moglie, giunge in aiuto il vescovo. Anna Rosa colpisce Moscarda con una rivoltella e il protagonista decide di trasferirsi in un ospizio di mendicità da lui stesso fondato. Moscarda è un personaggio che si disgrega in diversi stadi richiamati dal titolo del romanzo: uno, cioè la presunta individualità, nessuno, cioè il corpo individuale, e centomila, cioè l’individuo è per sé e per gli altri. Il tema centrale del romanzo è l’identità, già presente in Il Fu Mattia Pascal ma in quest’opera assume un ruolo centrale. Il fatto di far scaturire l’oltre da un evento banale per metterlo in risalto è un caratteristica tipica del modernismo e il semplice dubbio di non conoscere il proprio aspetto si estende alla questione dell’identità. Si sviluppa un’altra costante individuata nel Fu Mattia Pascal e cioè il ripensamento critico della tradizione che stavolta è legato alla figura del padre (presente anche in Tozzi e in Svevo e si tratta nel rinnegare gli insegnamenti paterni).
La coscienza di Zeno è il capolavoro di Italo Svevo e presenta un nuovo ordine narrativo adeguato alla rivoluzione culturale primonovecentesca, quindi non riguarda solo specifici elementi di innovazione. Il romanzo si presenta come un manoscritto ritrovato e a firmare la prefazione è il dottor S., il quale per vendicarsi di un paziente sottrattosi alle cure pubblica l’autobiografia che gli aveva prescritto in vista della terapia. Il paziente non è altro Zeno Cosini che prende parola nel Preambolo in cui dichiara che lo scopo della scrittura è quello di fare ordine nella sua vita. Da questo momento in poi, Zeno inizierà a raccontare alcuni episodi della sua vita e il romanzo, nella sua complessità, è costituito da otto capitoli, compresa la prefazione del dottor S. In Psico – analisi, l’ultimo capitolo del romanzo, Zeno annuncia di non voler proseguire con la terapia, quindi riassume i mesi passati in analisi con la diagnosi fatta dal dottor S., e ciò che egli soffre di un complesso di edipo, e annuncia l’ingresso dell’Italia nel conflitto mondiale. Vediamo le caratteristiche di questo romanzo:
In Tozzi e Borgese sono delineate tutte le costanti del modernismo fatto eccezione del ripensamento dello stato del narratore. La differenza con Pirandello e Svevo, coloro che tracciano la via maestra, è che gli elementi di innovazione sono subordinati ad altri intenti artistici, quindi hanno un rapporto diverso con il modernismo, infatti partendo dalla condizione esistenziale novecentesca finiscono seguire altri percorsi, per esempio Tozzi sviluppa il tema dell’inetto mentre Borgese fa un’analisi storico-politica. Nel romanzo Con gli occhi chiusi il protagonista è un giovane di nome Pietro, figlio di Domenico, proprietario di una trattoria e di un podere. Il romanzo è narrato in terza persona e per comodità possiamo dividerlo in due parti:
Borgese in Rubè utilizza il modernismo per rappresentare la frattura storica, culturale e sociale provocata dalla Grande Guerra, e si realizza soprattutto nella parte finale. Il protagonista è un avvocato meridionale che si è trasferito a Roma, allo scoppio della Guerra egli si dimostra favorevole, interventista, infatti, in seguito si arruola come volontario. Qui viene colto dal panico e lo confessa a Eugenia che diventerà la sua amante. Rientra ferito, ottiene il congedo e va a Parigi e intraprende una relazione con Celestina. Alle fine della guerra rientra in Italia e sposa Eugenia che in seguito muore. Dopo vari giri, Rubè giunge a Bologna dove viene travolto dalla carica della cavalleria in una manifestazione bolscevica e muore. Borgese racconta il conflitto e l’alba di una nuova epoca, per questo il romanzo si muove tra tradizione e modernità. Il personaggio da ottocentesco, perché è figlio della cultura napoleonica, diventerà a tutti gli effetti un personaggio modernista. L’interiorità del personaggio offre una visione della frattura bellica e il primo segnale modernista è la reazione allo scoppio del conflitto: il personaggio sperimenta l’oltre pirandelliano che è di ordine storico cioè l’incommensurabile grandezza dell’evento imminente. In questo scontro tra aspettative culturali e realtà effettive si delinea la disgregazione del personaggio. Quando il protagonista si ritrova al fronte
si rende conto che mancano le condizioni per un conflitto diretto perché il nemico è invisibile e l’esporsi a colpi sparati da una macchina è prova di alienazione. Da qui inizia una crisi interiore e che avviene anche con l’incontro tra Rubè e l’Anonimato, un reduce vittima di amnesia traumatica in cui Rubè si identifica. Questo incontro anticipa la fine del romanzo, Rubè dopo aver cambiato diversi nomi finirà nell’anonimato. Il saggismo e la discordanza di Rubè rispetto alle trame della tradizione sono altri due elementi che concorrono alla disgregazione dell’identità. Questo nessuno viene stritolato dalle forze storiche che lo schiacciano durante la manifestazione. In sintesi, possiamo dire che il romanzo sintetizza anche l’evoluzione del personaggio letterario tra Ottocento e Novecento: dalla ricerca degli orizzonti di gloria all’aspirazione all’anonimato di massa.
Con movimento di avanguardia si fa riferimento a un gruppo che si batte per affermare nuove poetiche e impiega nuovi modi di espressione contro la tradizione. La nascita delle avanguardie è strettamente connessa al capitalismo moderno, infatti, nell’Ottocento si afferma la società capitalistica e nasce il ceto sociale della borghesia.
In molti scrittori di avanguardia si possono trovare gli elementi tipici del modernismo, quali l’incertezza, il senso di estraneità e angoscia esistenziale del protagonista, con la differenza che tali elementi diventano provocatori e ironici. Tale procedimento è visibile nelle opere dei narratori vociani, vale a dire gli scrittori che collaboravano o erano vicini alla Voce. La Voce era una rivista fiorentina fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini e si occupava, oltre che di letteratura, anche delle questioni sociali e politiche. Sotto la direzione di Giuseppe De Robertis , la rivista comincia a dedicarsi solo alla letteratura: gli autori avevano un orientamento culturale diverso e potevano essere sia laici sia religiosi, diciamo che l’elemento che li accumunava era il rifiuto del positivismo. I narratori vociani non hanno un manifesto ma presentano comunque delle caratteristiche comuni, come la rottura della linearità del racconto; infatti, questo è proprio un elemento tipico delle avanguardie. In relazioni a loro, si parla della poetica del frammentismo: il discorso procede a blocchi, la cronologia salta e si passa dal presente al passato con molta facilita, anche al futuro, con bruschi spostamenti e ritorni dell’uno e dell’altro. Inoltre, si collocano tra il modernismo e l’avanguardia. Facciamo qualche esempio di narratori vociani: il primo potrebbe essere Slataper , autore di Il mio Carso , un libro autobiografico dove è possibile osservare le caratteristiche tipiche di questa narrativa, ad esempio l’autore parla sia in terza sia in prima persona, cambiando bruscamente i tempi verbali e passando continuamente tra il passato e il presente, i dettagli, come i nomi di persona o di luoghi, giungono al lettore all’improvviso senza preparazione. A livello di macro scrittura il libro presenta un ordine: prima si parla dell’infanzia, poi dell’adolescenza e infine della maturità. Altri narratori vociani che possono essere citati sono Boine e Jahier.
Il futurismo è il primo movimento artistico e letterario d’avanguardia del Novecento. Fondato da Marinetti , nasce nel 1909 con la pubblicazione del manifesto di fondazione sulla prima pagina de Le Figaro , un quotidiano francese. I valori del futurismo sono: l’esaltazione delle macchine, la rapidità di movimento, l’impatto e la violenza ; è perfettamente in linea con il mondo moderno che è basato sul progresso, sulla tecnologia e sulla velocità.
Dal 1929, quindi dalla pubblicazione de Gli indifferenti di Moravia, al 1963, a quella de La giornata di uno scrutatore di Calvino, si impone il realismo , o meglio si potrebbe parlare della fase di neorealismo italiano. All’interno di questa fase risulta avere un ruolo importante il romanzo degli anni Trenta perché è il primo modello letterario che si contrappone alle avanguardie di inizio secolo e che deve reinventare alcuni strumenti di narrazione. Già alla fine degli anni Venti si inizia a parlare di una crisi del romanzo perché ciò che manca in quegli anni è proprio il romanzo istituzionale; infatti, in Italia c’erano o i romanzi sperimentali per le élites o dei prodotti commerciali di basso livello rivolti alla maggior parte delle persone. In realtà, in questo discorso c’è un paradosso, perché? In questi anni vengono pubblicati La coscienza di Zeno (1923), Il fu Mattia Pascal e altri romanzi. Il paradosso viene a meno se si analizza la questione da un punto di vista storico e geografico:
Nel campo del romanzo si assiste a un cambio generazionale che avviene per svariati motivi:
Anche nel realismo si sviluppa una corrente alternativa, quella del realismo lirico-primitivista che ripone l’attenzione sui riti, sul folclore e sull’antropologia; coloro che percorrono questa strada sono attratti ancora dal modernismo. L’obiettivo è quello di descrivere il mondo arcaico di alcune zone di campagna e di superare il realismo più rigido e confrontarsi con altre dimensioni; è un confronto con i lati oscuri, remoti e non perspicui del reale. Gli esponenti di questo filone sono Vittorini e Pavese. In Vittorini il realismo lirico-primitivo emerge in Conversazione in Sicilia, pubblicato nel 1941. In questo libro l’autore raggiunge il suo obiettivo cioè raccontare la realtà ma mostrare anche come l’elemento materiale sia attraversato da una dimensione storica antica e profonda e che confonde ogni chiarezza. Il protagonista Silvestro Ferrauto fa un viaggio allegorico da Milano in Sicilia: si tratta di un viaggio di ritorno al mondo passato, alle origini e all’infanzia. Silvestro viene condotto dalla madre in tutti i luoghi del paese. La Sicilia è un luogo immobile dove la Storia sembra non essere passata e tutto si ripete di generazione in generazione. Oltre al lirismo, sono presenti elementi realistici: nei dialoghi tra Silvestro e gli altri personaggi emerge la consapevolezza che il potere schiacci i poveri, e quando il protagonista al cimitero incontra suo fratello morto nella guerra civile spagnola si allude al fatto che ancora si devono indicare con nettezza i colpevoli della storia. In questo romanzo, gli elementi folclorici, antropologici e lirici integrano il realismo e non lo escludono. È normale che questa narrazione folclorica trovi realizzazione in ambientazioni contadine perché sono più resistenti all’impatto con la storia e luoghi dove si ripetono i riti e le abitudini del passato. L’immobilità che
editori come Einaudi o Garzanti si contendono diversi autori, ne influenzano le scelte autoriali, promuovono tendenze ecc… Senza considerare le dinamiche autoriali diventa difficile comprendere alcuni fenomeni letterari. In quest’ottica va vista la pubblicazione presso Einaudi dell’opera di Gramsci , Lettere dei condannati a morte della Resistenza , che oltre a rappresentare un documento storico diventa punto di riferimento per molti intellettuali e scrittori. Altre questioni come la mancanza di una letteratura popolare diventano fulcro di un dibattito di letterati del Partito comunista e trovano corpo in riviste come Rinascita. Se durante il ventennio fascista le opere più complesse avevano implicitamente una funzione critica verso il regime, nel dopoguerra la tavola del valori cambia: impegno significa che la pratica artistica si confronta con la realtà storica e sociale. Il realismo è l’elemento attraverso cui la letteratura si esprime, mentre il neorealismo è l’insieme dei fenomeni artistici che usano il realismo (es. la resistenza, contesti regionali e rurali). Non è scontato che una narrazione realistica sia socialmente impegnata; infatti, questa presenta dei caratteri distintivi e peculiari. Nel 1950 Carlo Bo conduce Un’inchiesta sul neorealismo , con interviste a disparati scrittori e autori: appare un panorama frammentario e non pare esserci alcun consenso su cosa sia il neorealismo. Alcuni lo identificano come un fenomeno in continuità con la produzione narrativa degli anni della guerra punti; altri, come Elio Vittorini, sono convinti che il neorealismo non definisce niente di intrinseco che sia comune a tutti i nostri scrittori. Calvino reagisce prendendo le distanze dalla letteratura della confessione individuale (presente negli anni della guerra) e rivendica le esigenze morali, i bisogni di comunicazione. Proprio il caso di Calvino consente di spiegare in che modo il neorealismo sia una categoria debole e intermittente, che segnala l'adozione del codice realista e porta avanti un carattere intrinseco. Nel libro di esordio di Calvino, dal titolo Il sentiero dei nidi di ragno , lo scrittore affronta il tema della guerra di liberazione: decide di non osservare l'argomento in maniera frontale ma adotta il punto di vista di un bambino senza genitori. Il romanzo è composto da 12 capitoli, presenta una trama elementare e risulta molto avventuroso. La sintassi è paratattica e gli snodi del racconto sono simili a quelli di una fiaba; gli strumenti di indagine della sfera interiore sono drasticamente ridimensionati, anche se l'autore assume comunque la prospettiva di Pin. A definire il personaggio sono l'azione e le emozioni primarie, l'uso predominante del presente indicativo e del passato prossimo serve a favorire una trascrizione minuta e partecipe dei gesti del protagonista. I tempi dell'introspezione come l'imperfetto sono rari. La protagonista di L’Agnese va a morire (1949) di Renata Viganò vive come Pin nel movimento dell'azione nutriti dal desiderio di vendetta nei confronti dei tedeschi che li hanno ucciso il marito senza motivo. Il romanzo recupera la dinamica del romanzo di formazione di Natalia Ginzburg Tutti i nostri ieri del 1952, che risulta come il più riuscito a fresco dell'Italia durante la guerra e nel dopoguerra. L'opera appena citata parla della sedicenne Anna anche se attraverso l'uso del narratore esterno assume un carattere corale; risulta privo di dialoghi ed è basato su un tessuto fitto di discorsi indiretti. A differenza dell'opera di Calvino non si trova il tempo presente ma la narrazione si basa sul movimento del tempo che passa, come testimonia l'epigrafe del quinto atto dell'opera di Shakespeare Macbeth da cui è tratto il titolo. Siamo di fronte ad un uso peculiare degli strumenti del codice realista, in quanto la materia storica viene osservata da vicino ma il tragico quotidiano annulla qualsiasi carattere retorico e ideologico. Asciutto, antiretorico e concentrato sull'azione appare il libro di Beppe Fenoglio dal titolo I ventitré giorni della città di Alba del 1952 che include alcuni racconti ambientati durante la guerra di liberazione e altri nel dopoguerra. Il libro è privo di qualsiasi ideologia e guarda i partigiani senza indulgenza e senza intenti celebrativi. Il primo racconto che dà il titolo al libro narra la liberazione e la caduta della città di Alba e vede i partigiani come un gruppo indifferenziato senza mettere a fuoco alcune individualità. Risulta molto difficile per gli scrittori di sinistra fare i conti con la propria appartenenza politica attraverso la scrittura. L'opera Fausto e Anna del 1952 di Carlo Cassola viene duramente attaccata dalle pagine della rivista Rinascita per la sua rappresentazione fallimentare dell'esperienza partigiana. La pressione ad orientare politicamente gli intrecci e le invenzioni narrative spiega l'ultimo capitolo dell'opera di Calvino I sentieri dei
nidi di ragno che suona schematico e fuori chiave rispetto al resto del romanzo: appare la figura dello studente Kim che interviene per inquadrare moralmente quella che rischiava di apparire come la storia di un'improbabile banda. Questo capitolo, che anche Cesare Pavese aveva identificato come stonatura, mostra bene l'origine di alcuni problemi centrali della narrativa di Calvino tra gli anni 40 e gli anni 50 del 900: la difficoltà di orientare in direzione ideologica il codice realista e il disagio di vestire i panni dello scrittore impegnato. La prima raccolta di racconti Ultimo viene il corvo del 1949 spinge il pedale su un tono avventuroso, assottiglia ulteriormente la dimensione psicologica e marginalizza il tema bellico. I tentativi successivi di scrivere un romanzo realista falliscono tutti per due ragioni connesse l'una all'altra: Calvino è un narratore breve ed è questa la cellula base della sua narrativa; inoltre, l'adozione del codice realista come espressione di impegno è davvero difficile per Calvino perché i nuclei portanti della sua immaginazione letteraria sono altrove ed è difficile adattarli alle linee della poetica neorealista. Non stupisce quindi un'oscillazione da parte dell'autore tra la sua vocazione primaria, che è di natura fantastica, e un dover essere in sintonia con il gusto predominante che va verso il realismo; troviamo quindi dei progetti che vanno in direzione opposte come Il visconte dimezzato e la raccolta di racconti L’'entrata in guerra (1954) Tra il 1954 il 1956 Calvino si dedica al progetto di raccolta e traduzione in italiano di un corpus di fiabe regionali: si tratta di un'operazione che combina l'attenzione per la cultura popolare, aumenta la riflessione di Gramsci e consente a Calvino di non derogare del tutto i principi degli impegno. Nel 1956 all'uscita di Fiabe italiane gli equilibri interni al campo letterario si stanno modificando; infatti, è il periodo dove l’autore Pierpaolo Pasolini pubblica Ragazzi di vita che rompe l'ortodossia neorealistica. Il conflitto per Calvino non si risolve fino agli anni Sessanta: all'opera Il visconte dimezzato si aggregano Il barone rampante e Il cavaliere inesistente riuniti in un unico volume. I testi della trilogia I nostri antenati sono tutti ambientati in altrove storici in cui si mescolano elementi codici e fiabeschi mentre I racconti del 1958 tenta di ordinare e risignificare una produzione ampia ma fatalmente eterogenea. I racconti esprime un disagio storico e culturale, è una mancanza di sintonia con la propria immagine autoriale, afferma il desiderio di stare dentro i limiti di una poetica realistica guarda più al naturale e agli aspetti antropologici che allo storico e al sociale. Il quadro degli anni 50 si presenta dunque aperto e plurale perché le istanze percepite come dominanti non oscurano tendenze alternative di fondamentale importanza. Giorgio Bassani , ad esempio, era stato molto critico verso certe esperienze irrrealistiche rimanendo legato al paradigma realista, alla materia storica della guerra e in particolare alla persecuzione degli ebrei come emerge dal volume di racconti Cinque storie ferraresi del 1956 e nell'opera successiva Il giardino dei Finzi-Contini del 1962. La posizione dell'autore risulta peculiare: tende a distinguersi dal neorealismo, si avvicina a Pasolini e alla rivista Officina, ma persegue un'idea di narrativa non sperimentale che abbia una relazione profonda con la storia. Bisogna considerare anche il suo ruolo fondamentale nella casa editrice Feltrinelli; infatti, sarà proprio sotto di lui che Giuseppe Tomasi di Lampedusa pubblicherà Il Gattopardo. Il romanzo esce dopo la morte dell'autore e, nonostante sia letto esclusivamente come romanzo storico, si inserisce nella tradizione del romanzo familiare europeo che ha come tematica centrale l'avvicendarsi delle generazioni e la dialettica irrisolta tra individuo e organizzazione familiare. Il Gattopardo viene identificato come un libro attardato e ottocentesco, mentre sul piano ideologico le origini sociali dell'autore hanno fatto sì che il libro avesse l'etichetta di conservatore o reazionario. Tutti questi elementi portano a concludere che, nonostante la nozione di impegno di matrice neorealistica era stata sottoposta a critica il campo letterario è ancora politicizzato e la critica ideologica resta uno strumento di valorizzazione o svalutazione delle opere letterarie.
Nel 1963 gli scrittori della neoavanguardia radunatosi intorno alla rivista Il Verri si riuniscono formalmente nel Gruppo 63 attuando un atteggiamento aggressivo nei confronti del realismo e della narrazione tradizionale. Nel ’63 il fascismo, la guerra e la guerra di Resistenza occupano ancora un posto importante nell’immaginario narrativo, infatti, in questo periodo escono tutti libri che condividono lo stesso sfondo storico con la differenza di essere osservato ora con una prospettiva inedita – Una questione privata di Fenoglio, ora con una scrittura
Johnny non si trasforma ma fa della sua scelta di unirsi ai partigiani un destino assoluto non reversibile. Quello del protagonista è un io eroico perché, sul piano strutturale, il romanzo esiste solo attraverso l'identità combattente; la forza della guerra è sovrastante, è una sorta di rete in cui anche Johnny è impigliato e quindi si configura come un eroe tragico che patisce, il cui unico esito possibile diventa la morte. L'opera è un testo unico sia per ragioni ideologiche che per ragioni poetiche; la lingua adottata mescola l'italiano l'inglese, ha evidenti intenti espressivi e poetici più che strettamente mimetici. A differenza dell'opera Sentiero dei nidi di ragno di Calvino non ci sono strategie di distanziamento dalla materia storica: la guerra partigiana è presente senza filtri e senza dispositivi di straniamento. La qualità del tempo del racconto è diversa: nell'opera di Calvino prevale il tempo presente mentre nel lavoro di Fenoglio il tempo utilizzato è il passato epico. L'autore riesce a creare un vero e proprio equilibrio tra il materiale storico esistenziale della narrazione dato dall'esperienza diretta della guerra e la costruzione di un'opera con una vocazione letteraria.
Carlo Emilio Gadda pubblica sui fascicoli della rivista Letteratura del 1946 cinque puntate di un romanzo poliziesco ambientato nel 1927 A Roma: Liliana Balducci, una donna della borghesia benestante, sposata senza figli, viene trovata con la gola tagliata nel suo appartamento, in un caseggiato rispettabile di via Merulana dove qualche giorno prima una vecchia contessa veneziana, di nome Menegazzi, era stata derubata da un misterioso rapinatore dal volto coperto. Un commissario di origini molisane Ingravallo dirige le indagini che condurranno gli inquirenti nelle campagne attorno alla capitale e, in particolare, in un bordello gestito da Zamira. La sospettata per l'omicidio finisce per essere una ragazza che ha lavorato a servizio presso i coniugi Balducci di nome Assunta. Quel pasticciaccio brutto de via Merulana uscirà nel 1957 presso Garzanti si identifica come un giallo psicoanalitico in cui il colpevole non viene individuato; la voce che racconta la storia è indeterminata soprattutto per effetto di una sistematica sfocatura delle prospettive, a sua volta abitata da una molteplicità di voci che dentro al testo parlano: dialetti diversi che si mescolano, così come stile tragico sublime e stile comico grottesco. La struttura narrativa è costituita da un accumulo di sdoppiamenti: innanzitutto si sovrappongono e si intrecciano due delitti che si corrispondono come se fosse uno l'anticipazione ironica e farsesca dell'altro; due sono le squadre investigative che conducono le indagini, la polizia i carabinieri; due gli spazi apparentemente contrapposti ma in realtà somiglianti e contigui, cioè la città e la campagna. Liliana Balducci, ossessionata dal non poter avere figli muore nel secondo capitolo ma mantiene una presenza fantasmatica nel resto del raccolto, infatti, non solo riaffiora nei ricordi del commissario e nei racconti di chi l'ha conosciuta, ma ritorna ora in maniera implicita e ora esplicita in punti distanti dal testo. Lo stesso commissario Ingravallo viene introdotto nell’incipit del romanzo come un eroe intellettuale che si interroga sulla pluralità di cause all'origine dei fatti, ma non riesce a reprimere del tutto il desiderio e l'attrazione nei confronti di Eliana; in uno dei passi più potenti angoscianti del romanzo il suo sguardo osserva il cadavere straziato della donna, la voce narrante si accompagna ad un’altra voce che mescola pietà, attrazione necrofila e dettagli grevi. Nella descrizione del cadavere sicuramente lo sguardo principale è quello di Ingravallo però la voce che parla non è soltanto la sua: il suono pietoso e sublime che rileva la bellezza il cantore della donna si mescola quello greve e scandaloso che paragonava i vasi sanguigni a dei maccheroncini e fa del cadavere un microbo oggetto del desiderio. La divaricazione tra voce e punti di vista è il fenomeno discorsivo più eclatante del romanzo; la verosimiglianza stessa del racconto ne esce per turbata; per esempio, in una famosa sequenza del capitolo 7 in cui si racconta apparentemente in soggettiva il sogno di uno degli inquirenti (il brigadiere Pestalozzi) si accumulano immagini residue di fatti e persone che il brigadiere non conosce.
L'uso del romanzesco, la costruzione dei personaggi abitati da pulsioni indicibili, il velo centrale del racconto degli inconscio collocano l'opera agli antipodi del neorealismo. Gadda proprio nell'inchiesta di Carlo Bo si era espresso con durezza sulla poetica neorealista e l’aveva definita granulare, capace di dar vita solo a personaggi piatti e semplificati moralista, priva di ambivalenze e incentrata su una presunzione di oggettività. Si evidenzia una vera e propria distanza ideologica dal neorealismo. Gadda aveva aderito al fascismo e solo alla fine della guerra aveva maturato un odio viscerale nei confronti di Mussolini e del regime; l'autore recepisce con disagio la politicizzazione del campo letterario e reagisce rifiutando l'egemonia della cultura di sinistra, al tempo stesso, però, non rinuncia ad assumere una posizione decisa: il mondo narrato nel Pasticciaccio infatti rovescia sistematicamente i presupposti del potere fascista, infatti, sono presenti degli inserti di invettiva vera e propria rivolti al Duce, viene presa di mira la morale sessuale del ventennio (troviamo dei personaggi che hanno una sfera sessuale deviante come la protagonista che è sterile ha tendenze omosessuali). Lo scandalo maggiore è rappresentato nella contiguità implicita tra vittime e carnefici; nessuno viene assolto, nessuno è innocente se è la stessa legge ad essere aberrante. Gadda si configura come uno scrittore di nicchia già nel primo dopoguerra e vicino al gruppo della rivista Solara e se ne distingue per la cultura scientifica e filosofica, oltre che per una vocazione narrativa di carattere peculiare che mette insieme la disarticolazione modernistica della psicologia dei personaggi e il riuso dei modelli narrativi dell'Ottocento. Il romanzo La cognizione del dolore viene pubblicato per la prima volta a puntate su Letteratura tra il 1938 è il 1941 e mette subito in risalto l'origine di quei fenomeni della discorsività narrativa che caratterizzano il Pasticciaccio a cominciare dalla voce narrante. L'opera sarà poi ripubblicata da Einaudi, introdotta da lungo saggio del critico Contini. Il romanzo presenta una vicenda esile, ambientata in uno stato immaginario dell’America del Sud che ha per protagonisti un reduce di guerra ipocondriaco, don Gonzalo, e la sua vecchia madre; i due abitano in una villa malmessa, circondata da un muro di cinta basso e quindi esposta alle incursioni. La trama risulta complicata da altre sottotrame, a sprazzi emergono traumi insepolti mentre sullo sfondo, sotto le spoglie del Sudamerica immaginario, si ritaglia la società brianzola, da sempre bersaglio polemico di Gadda. Al centro del romanzo vi è il conflitto che contrappone Gonzalo alla comunità campagnola che lo circonda, a parte un medico affidabile che tenta di rassicurarlo dalle sue ipocondrie e angosce. Gli abitanti sono la rappresentazione di un insieme grottesco e ignorante ma anche ipocrita e dedito al culto dell'apparenza sociale. Troviamo anche un altro conflitto che è dato dalla relazione tra la madre e il figlio che si incontrano e si scontrano nello spazio claustrofobico della casa, separata dal mondo e dalla natura; entrambi sono impigliati in un vissuto traumatico basato su motivi freudiani e risonanze mitiche e letterarie: la voce narrante si sofferma sui ricordi oscuri, sulle visioni allucinate e sui sogni esplora le piaghe della loro vita interiore. Nell’ edizione del 1963 La cognizione del dolore viene presentata ai lettori come una sorta di raccolta incompiuta di frammenti narrativi da ricondursi al genere della prosa, in parte ancora in voga negli anni Trenta. Si tratta di una posizione critica che coglieva parzialmente la natura profonda del romanzo in cui si mettevano in luce più le altezze che la sostanza. Si tratta di un'opera che sperimenta già la mescolanza del tragico sublime, della satira e del grottesco per poi arrivare nell'opera il Pasticciaccio a quello che è un romanzo modernista a tutti gli effetti viene recepito nel nostro ordinario esercizio stilistico: la slogatura delle strutture del racconto viene scambiata per frammenti, la materia psicoanalitica scottante passa per autobiografismo. Siamo nel periodo in cui la forza strutturante dell’impegno si allenta, la nozione di realismo si rivela inadatta a rendere conto della varietà di esperienze pratiche e narrative; il prezzo pagato da Gadda è stato la rimozione del suo talento romanzesco tutta a vantaggio dell'esaltazione della sua oltranza stilistica.
La narrativa di Gadda non è l'unica negli anni Quaranta e Cinquanta, infatti, nel 1948, Elsa Morante presenta all'editore Giulio Einaudi il suo primo romanzo Menzogna e sortilegio ; insieme alle 5 puntate di Gadda l'opera di Morante si configura in una posizione di aperto e radicale rifiuto del paradigma realista, andando in
Nei primi anni Sessanta, in modo particolare tra il 1963 e il 1964, il percorso di Calvino cambia, per quali ragioni? Possono essere individuate sia delle ragioni esterne sia delle ragioni interne all’autore. Quanto alle ragioni estrinseche, c’è da precisare che nel 1963 si forma il Gruppo 63 e con esso nasce la neoavanguardia italiana; viene pubblicato Una questione privata di Fenoglio che per Calvino rappresenta la conclusione idea della stagione neorealista. Le ragioni che interessano, invece, internamente Calvino sono che nel giro di pochi mesi vengono pubblicate in volume tre opere: Marcovaldo, La speculazione edilizia e La giornata d’uno scrutatore. La giornata d’uno scrutatore è un’opera che l’autore aveva iniziato a scrivere nel 1953, si tratta di un romanzo breve avente come protagonista Amerigo Ormea. Lui è coinvolto come scrutatore durante una tornata elettorale e il suo seggio si trova al Cottolengo, un istituto di Torino che accoglie disabili fisici e mentali. Durante la giornata il protagonista inizia a porsi una serie di domande rivolte sia al luogo in cui si trova sia al suo impegno politico che inizia a vivere con più distacco. L’interpretazione che viene data a questo romanzo è che Calvino dà forma al suo disagio personale e politico, per cui la sua persona si sovrappone a quella di Amerigo. L’ambizione di scrivere un romanzo realista viene messa da parte con la pubblicazione della prefazione alla nuova edizione di Sentiero dei nidi di ragno, infatti, con essa il percorso di Calvino muta definitivamente. L’autore non smetterà di confrontarsi con la realtà circostante ma rinuncerà all’idea che essa possa essere rappresentata in modo oggettivo e ne segue l’accantonamento di scrivere un romanzo realista con il quale raccontare l’Italia del dopoguerra.
Tra il 1963 e il 1964 Calvino inizia a scrivere Le cosmicomiche, un progetto che segna un distacco netto dai suoi testi degli anni Cinquanta e Sessanta. Il romanzo viene pubblicato nel 1965 ed è una serie di racconti messi insieme da teorie astronomiche, geologiche e biologiche. Il protagonista del romanzo è Qfwfq che racconta in prima persona ciò che ha vissuto. La novità è dovuta non solo nome alquanto strano del personaggio ma anche le storie che lui racconta perché sono avvenute in tempi lontani, alcuni prima che la Terra si formasse. Inoltre, Qfwfq è metamorfico, infatti, assume le sembianze di una particella, di un dinosauro o di un mollusco. Alcune volte la sua natura non può essere definita perché le storie in cui è coinvolto sono avvenute prima che la materia formasse delle forme riconoscibili. In realtà queste storie risultano essere molto umane, ad esempio la concentrazione della materia in un punto solo viene spiegata come la difficile convivenza fra vicini, o le galassie sono dovute all’esito involontario di un gioco bambinesco. Quest racconti lavorano sul tentativo paradossale di raccontare a parole, facendo riferimento a situazioni quotidiane, esperienze incommensurabili. Come si spiega il comico del titolo?
sono gli ultimi quattro racconti, definiti in seguito racconti deduttivi. Fondamentalmente non si può parlare di racconti perché in termini di eventi succede pochissimo, inoltre, scompaiono la componente cosmico-comico e gli spunti scientifici utilizzati per innescare le storie perché sono rappresentate delle situazioni statiche. Un esempio di situazione statiche è quella di un uomo che sta sfrecciando su un’autostrada per raggiungere la donna che ha appena litigato o un automobilista inseguito da un killer mentre è imbottigliato nel traffico. Il testo consiste nell’esplorazione dei possibili sviluppi di queste situazioni, in realtà ciò che emerge è che non è possibile agire sulla realtà per cambiare il corso perché è pressoché impossibile, quindi non resta altro se non riflettere sulla propria condizione. Ma il racconto più importante è l’ultimo Il conte di Montecristo , in questo caso Calvino si rifà a Dumas sia per il titolo dell’omonimo romanzo sia per il nome del personaggio e parte della trama. Il racconto è incentrato su due livelli: nel primo Edmond Dantes ragiona sulle possibilità di fuggire dal carcere in cui è imprigionato; nel secondo Dumas chiede aiuto a due aiutanti, infatti, questi hanno il compito di sviluppare delle alternative da presentare allo scrittore che poi le sceglierà per dare forma al suo racconto. In sintesi, nei precedenti racconti deduttivi c’è il tentativo di ragionare su come le rispettive storie potrebbero proseguire, nel Conte di Montecristo si fa una riflessione sul racconto stesso, molto probabilmente Calvino vuole dire che raccontare significa soprattutto ragionare su una serie di possibilità narrativi e sui risultati ricavabili dalla loro combinazione.
Calvino nel 1967 si trasferisce a Parigi e vi rimane fino al 1980. Qui entra in contatto con importanti studiosi, soprattutto con gli strutturalisti, i quali proponevano di studiare i testi letterari smontandoli nei loro elementi costitutivi e individuando i rapporti che ne legano le parti. Questo era già nell’interesse di Calvino, infatti, tracce di strutturalismo sono presenti nelle Cosmicomiche – rappresenta i personaggi mentre tracciano o interpretano i segni – e in Ti con zero – riflessione sugli ingranaggi del racconto-. Nel 1972 è coinvolto attivamente nell’ OULIPO , un gruppo di letterati interessati ad applicare alla scrittura le regole delle combinatoria, quella branca della matematica che si occupa di studiare tutte le possibili combinazioni degli elementi compresi in un dato insieme. Calvino si manterrà a distanza, nonostante le appoggiasse, da queste due tesi perché la componente umana, le determinazione storiche, politiche e culturali che si celano dietro ai testi non possono essere cancellate. L’opera interamente oulipiana è Il castello dei destini incrociati pubblicato nel 1969 e ispirata ai tarocchi viscontei; viene ripubblicato con l’aggiunta di due racconti, tra cui La taverna dei destini incrociati. In un tempo e in uno spazio imprecisato un personaggio smarrisce la via di casa e si ritrova nel primo caso davanti a un castello e nel secondo caso a una taverna. In tutto ciò si accorge di aver perso l’uso della parola, quindi l’unico modo che ha per raccontare la sua storia è di utilizzare un mazzo di tarocchi da disporre in una sequenza in modo tale che l’interlocutore possa capirne il significato. L’interpretazione va al di là della simbologia a cui le carte rimandano. Ogni personaggio può utilizzare le carte già usate da un altro personaggio, per cui le loro singole storie e le singole carte si intrecciano dando vita a un intreccio complesso in cui compaiono tutte e sessantotto i tarocchi. Per lavorare la materia narrativa, Calvino ha seguito regole scrupolose incastrando i tarocchi in sequenze ben precise e imponendosi di utilizzare tutte le carte a sua disposizione. Invece, quanto ai testi della seconda parte del libro, non è riuscito a farli entrare in uno schema unitario. Nel 1972, Calvino pubblica Le città invisibili, considerato da molti il suo capolavoro. Si tratta di un testo in cui Marco Polo racconta a Kublai Kan le cinquantacinque città che ha visitato. Come anticipato nel titolo, si tratta di città invisibili, vale a dire città immaginarie. L’architettura del libro si presente molto complessa: i testi sono divisi in nove sezioni, e se si sommano queste sezioni con le cinquantacinque città si ottiene la somma topica di sessantaquattro. La sua suddivisione complessa non termina qui, infatti, ogni testo è ricondotto a una di undici rubriche. Questo schema non è visibile al lettore perché l’autore ha scelto di non mostrarlo e di rendere visibile solo l’indice, in cui si vede lo stesso la complessità della cornice. Quali sono le principali caratteristiche di questo libro?
definitivamente a confrontarsi con una realtà e come portavoce di una letteratura incapace di dialogare con il lettore. Pero, è possibile avanzare un’altra interpretazione, infatti, è possibile che Calvino non abbia cercato di astenersi dal presente ma di ragionare sul significato che l’atto di raccontare assume in un tempo e in un mondo in cui le grandi narrazioni non sono più possibili: in Se una notte d’inverno un viaggiatore questa riflessione parte dalla moltiplicazione artificiosa dei racconti nel momento in cui il concetto di racconto viene problematizzato; in Palomar, invece, l’autore decostruisce l’idea di raccontare isolando gli elementi costruttivi e suggerisce l’impossibilità di ricomporre attraverso essi un tutto solido e coerente.
In conclusione, possiamo dire che Calvino è uno scrittore eclettico in quanto ha lavorato cercando di esplorare nuove strade e di incorporare suggestioni provenienti da diverse branche della conoscenza. La sua sperimentazione non ha mai compromesso la comunicatività, essendo un uomo di editoria aveva a cuore il dialogo con i lettori, da qui la scelta di adottare sempre un linguaggio preciso, semplice e chiaro. Quali sono le ragioni che si celano dietro allo sperimentalismo di Calvino?
A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 nella letteratura italiana si verificano spinte di rinnovamento rispetto alle tradizione dell’ermetismo nella poesia e del neorealismo nel romanzo. La neoavanguardia è un movimento che vede un recupero, con delle forti rielaborazioni, delle poetiche delle avanguardie storiche. Tale movimento raggiunge la massima visibilità con la nascita del Gruppo 63, nato, per l’appunto nel 1963, durante un convengo, in cui partecipavano scrittori e critici, a Palermo. Tra i componenti del gruppo figurano Sanguineti, Pagliarani, Balestrini, Porta, Giuliani e i collaboratori della rivista Il Verri. I punti principali del programma del Gruppo 63 sono: strutturalismo, linguistica, fenomenologia e il confronto con il contesto letterario internazionale, in modo particolare guarda agli autori al Nouveau roman francese, della beat generation americana e agli autori tedeschi del Gruppo 47. L’obiettivo del Gruppo 63 è quello di stravolgere i canoni della tradizione che renderà difficile riconoscere le forme letterarie del passato. Il primo libro neoavanguardista è Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino , uscito proprio nel 1963, insieme al romanzo Capriccio italiano di Sanguineti : questi due libri segnano l’inizio della neoavanguarida. Elementi principali della neoavanguardia:
Come detto, nei romanzi neoavanguardisti c’è uno straniamento sintattico-lessicale e Manganelli usa un linguaggio artificioso, barocco con neologismi, vocaboli desueti, forme arcaicizzanti e uso di parole straniere. Sostanzialmente si presenta all’opposto di Sanguineti che, invece, ha un linguaggio povero. Questa scelta di Manganelli si collega all’idea che gli ha della letteratura, infatti, per l’autore la letteratura non è altro che un esercizio di retorica in cui la scrittura esibisce la sua artificiosità, ed è una menzogna.
Malerba decostruisce il genere poliziesco, quindi l’antiromanzo diventa un antigenere, ispirandosi alla scena internazionale. Ne Il serpente un uomo annoiato dal suo matrimonio e dal suo lavoro ha una relazione extraconiugale e la storia si conclude con l’omicidio dell’amante. Il narratore, che è anche il protagonista, è inaffidabile e sembra narrare menzogne, fantasticherie, infatti, quando va per autodenunciarsi non viene creduto; inoltre, il personaggio ricopre ruoli differenti. In Salto mortale il protagonista ancora una volta è il