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Lezioni di diritto Ecclesiastico, Sbobinature di Diritto Ecclesiastico

trascrizioni delle lezioni di diritto ecclesiastico 2017

Tipologia: Sbobinature

2018/2019

Caricato il 05/11/2019

giulia.misanthrope1
giulia.misanthrope1 🇮🇹

5

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24 documenti

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bg1
10 ott.
L’argomento del celibato ecclesiastico. Le motivazioni sono tre:
Il celibato ha un rapporto con l’eredità, perché il presbitero senza famiglia non può apporre diritti ereditari
sul patrimonio che sta amministrando.
Tutto ciò che entra in un ente ecclesiastico non ne esce mai più tramite che per volere della chiesa, ma
tendeva a mantenerlo dentro l’asse ereditario del patrimonio della chiesa.
Ascetismo: praticare la castità. Il fenomeno della pedofilia esiste ovunque ma nella chiesa dove c’è obbligo
di celibato è più diffuso. Le distorsioni sessuali nascono quando non c’è libertà sessuale.
Il terzo motivo è che il papa voleva un esercito, preti che non avessero preoccupazioni loro, perché chi ha
famiglia ha pensieri. Senza pensieri si possono occupare a tempo pieno della chiesa, una sorta di sudditanza
nei confronti del vescovo.
Se viene mandato via dal vescovo si trova a non aver nulla nella vita. Avere questa sudditanza da potere al
papa, alla chiesa.
Eredità e denaro, il rapporto della chiesa con il denaro presenta tanti aspetti. Una cosa che Costantino fece fu
di estendere al clero cristiano il privilegio fiscale dei flamines, ovvero non avere obbligo di tassazione:
accumulazione proprietaria.
Esenzione dalle tasse
Gli enti ecclesiastici tramite il celibato ecclesiastico tengono i beni all’interno della chiesa. La proprietà
ecclesiastica aveva quasi il 50-60% di ciò che esisteva. Nasce l’esigenza di spezzare l’accumulazione
monetaria perché stava diventando più ricca e potente dello stato, ma comunque i beni della chiesa erano
utilizzabili dal pubblico, qualora servisse un ospedale o l’istruzione: aveva una funzione sociale.
Diritto di patronato: il patrono somiglia allo sponsor moderno, dando denaro si ricavano vantaggi di denaro
o di immagine. Il pontefice che ebbe l’idea fu Alessandro III nel 1170 creando una bolla per le persone che
volevano contribuire a costruire i beni della chiesa.
Questa finalità è religiosa, quindi il frutto di questa scelta è bene che diventi di proprietà ecclesiastica. Deve
però riconoscere dei diritti al patrono (1882/83 viene abolito il patronato). Vogliono dare al patrono dei diritti
per lui e per i suoi discendenti, sono diritti trasmissibili che Alessandro gli voleva dare e somigliano a quelli
attuali dello sponsor:
1. Essere dichiarato patrono con tanto di stemma sull’opera che lui fa
2. Il diritto di avere sepoltura nella chiesa
3. Poteva esistere una cappella per il patrono e i suoi eredi
4. Il diritto di nominare, anzi presentare all’autorità ecclesiastica colui che dirige quell’opera.
Presentare qualcuno che sia accettabile, non un bandito ad esempio.
Diventa una figura di spicco, di rilievo. Viene conosciuto da tutti.
5. Le famiglie nobili o possidenti potevano avere un rovescio di fortuna e ridursi sull’astrico,
succedeva che così la chiesa si occupava di lui. Aveva diritto al mantenimento, di solito era per una
generazione perché la cosa si perdeva con il tempo però in teoria era trasmissibile, per lui e i suoi
familiari perché era stato patrono.
La proprietà entrava nella chiesa però per il resto veniva invogliato con tutti questi diritti. È stato uno dei
canali intelligenti della chiesa. Do ut des legittimo.
1870 (?): le decime ecclesiastiche, una tassa.
Chi era in età di lavoro e aveva una proprietà doveva dare annualmente un 10% del reddito della sua
proprietà o del suo lavoro alla chiesa. Tecnicamente le decime erano denaro in corrispettivo delle funzioni
che la chiesa svolgeva ed erano in vantaggio dei cittadini.
Il papa ogni tanto emanava bolle per richiedere decime speciali che andava pagata da tutti.
Già le decime non erano bene accette e poi quando chiedevano quelle speciali partivano le rivoluzioni. C’era
un’oppressione fiscale della chiesa e divenne soggetto fiscalmente attivo, imponeva e riceveva la tassazione.
Le donazioni e le eredità: tante persone ancora oggi lasciano in eredità alla chiesa.ma la chiesa chi è a roma?
La santa sede, il papa. Quindi chi lascia in eredità alla chiesa in generale lo prende il papa. Se vogliono darla
alla parrocchia, devono nominare proprio la parrocchia.
In quest’epoca molti morivano senza testamento (intestati) e la chiesa disse che bastavano due persone che
dichiarino sotto giuramento a chi il morto voleva lasciare in eredità il bene, che non aveva eredi legittimi e
scritti nel testamento.
L’eredità di colui che non lasciava testamento veniva indagata da un’autorità ecclesiastica. I preti facevano i
notai. Queste cose sono tutte basi per una rivolta in Italia.
Il sovrano nazionale che spezza il sistema e di aver travolto la teocrazia e di aver inclinato piano piano,
portato a diminuire è di Filippo il bello. Il papa era diventato superiore all’imperatore. Chi sconfigge la
teocrazia non è un imperatore, ma un re locale: il re di Francia. Parte dal basso con una rivolta fiscale.
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10 ott. L’argomento del celibato ecclesiastico. Le motivazioni sono tre: Il celibato ha un rapporto con l’eredità, perché il presbitero senza famiglia non può apporre diritti ereditari sul patrimonio che sta amministrando. Tutto ciò che entra in un ente ecclesiastico non ne esce mai più tramite che per volere della chiesa, ma tendeva a mantenerlo dentro l’asse ereditario del patrimonio della chiesa. Ascetismo: praticare la castità. Il fenomeno della pedofilia esiste ovunque ma nella chiesa dove c’è obbligo di celibato è più diffuso. Le distorsioni sessuali nascono quando non c’è libertà sessuale. Il terzo motivo è che il papa voleva un esercito, preti che non avessero preoccupazioni loro, perché chi ha famiglia ha pensieri. Senza pensieri si possono occupare a tempo pieno della chiesa, una sorta di sudditanza nei confronti del vescovo. Se viene mandato via dal vescovo si trova a non aver nulla nella vita. Avere questa sudditanza da potere al papa, alla chiesa. Eredità e denaro, il rapporto della chiesa con il denaro presenta tanti aspetti. Una cosa che Costantino fece fu di estendere al clero cristiano il privilegio fiscale dei flamines, ovvero non avere obbligo di tassazione: accumulazione proprietaria. Esenzione dalle tasse Gli enti ecclesiastici tramite il celibato ecclesiastico tengono i beni all’interno della chiesa. La proprietà ecclesiastica aveva quasi il 50-60% di ciò che esisteva. Nasce l’esigenza di spezzare l’accumulazione monetaria perché stava diventando più ricca e potente dello stato, ma comunque i beni della chiesa erano utilizzabili dal pubblico, qualora servisse un ospedale o l’istruzione: aveva una funzione sociale. Diritto di patronato: il patrono somiglia allo sponsor moderno, dando denaro si ricavano vantaggi di denaro o di immagine. Il pontefice che ebbe l’idea fu Alessandro III nel 1170 creando una bolla per le persone che volevano contribuire a costruire i beni della chiesa. Questa finalità è religiosa, quindi il frutto di questa scelta è bene che diventi di proprietà ecclesiastica. Deve però riconoscere dei diritti al patrono (1882/83 viene abolito il patronato). Vogliono dare al patrono dei diritti per lui e per i suoi discendenti, sono diritti trasmissibili che Alessandro gli voleva dare e somigliano a quelli attuali dello sponsor:

  1. Essere dichiarato patrono con tanto di stemma sull’opera che lui fa
  2. Il diritto di avere sepoltura nella chiesa
  3. Poteva esistere una cappella per il patrono e i suoi eredi
  4. Il diritto di nominare, anzi presentare all’autorità ecclesiastica colui che dirige quell’opera. Presentare qualcuno che sia accettabile, non un bandito ad esempio. Diventa una figura di spicco, di rilievo. Viene conosciuto da tutti.
  5. Le famiglie nobili o possidenti potevano avere un rovescio di fortuna e ridursi sull’astrico, succedeva che così la chiesa si occupava di lui. Aveva diritto al mantenimento, di solito era per una generazione perché la cosa si perdeva con il tempo però in teoria era trasmissibile, per lui e i suoi familiari perché era stato patrono. La proprietà entrava nella chiesa però per il resto veniva invogliato con tutti questi diritti. È stato uno dei canali intelligenti della chiesa. Do ut des legittimo. 1870 (?): le decime ecclesiastiche, una tassa. Chi era in età di lavoro e aveva una proprietà doveva dare annualmente un 10% del reddito della sua proprietà o del suo lavoro alla chiesa. Tecnicamente le decime erano denaro in corrispettivo delle funzioni che la chiesa svolgeva ed erano in vantaggio dei cittadini. Il papa ogni tanto emanava bolle per richiedere decime speciali che andava pagata da tutti. Già le decime non erano bene accette e poi quando chiedevano quelle speciali partivano le rivoluzioni. C’era un’oppressione fiscale della chiesa e divenne soggetto fiscalmente attivo, imponeva e riceveva la tassazione. Le donazioni e le eredità: tante persone ancora oggi lasciano in eredità alla chiesa.ma la chiesa chi è a roma? La santa sede, il papa. Quindi chi lascia in eredità alla chiesa in generale lo prende il papa. Se vogliono darla alla parrocchia, devono nominare proprio la parrocchia. In quest’epoca molti morivano senza testamento (intestati) e la chiesa disse che bastavano due persone che dichiarino sotto giuramento a chi il morto voleva lasciare in eredità il bene, che non aveva eredi legittimi e scritti nel testamento. L’eredità di colui che non lasciava testamento veniva indagata da un’autorità ecclesiastica. I preti facevano i notai. Queste cose sono tutte basi per una rivolta in Italia. Il sovrano nazionale che spezza il sistema e di aver travolto la teocrazia e di aver inclinato piano piano, portato a diminuire è di Filippo il bello. Il papa era diventato superiore all’imperatore. Chi sconfigge la teocrazia non è un imperatore, ma un re locale: il re di Francia. Parte dal basso con una rivolta fiscale.

(Tra il 1200/1300 nasce il matrimonio canonico, matrimonio in cui ci si sposa davanti a dio, ma ha anche un aspetto orribile e terribile nel potere dei preti: le nullità canoniche, ma sta finendo con papa francesco. Se lo sono inventato i preti per mettere becco nel rapporto tra marito e moglie. Ne riparleremo.) Il papa ne scomunica parecchi e nasce la papolatria, c’è esaltazione della figura del papa e fino a poco tempo fa c’era il divieto di fare l’autopsia del papa. Si cambio con il papa che morì dopo 30 giorni. Gregorio VII ripete la sua forza di papa ha diritto di giudicare tutti gli uomini ratione peccati, se quesi fanno peccato il papa poteva giudicare, ma ovviamente non ogni singolo credente, ma l’imperatore. Quando c’era la scomunica avveniva per qualche peccato contro bibbia o vangelo. La dottrina definisce i giuristi in ginocchio nei confronti dell’autorità. L’auctoritas pontificia è summa superlativa celeste e superlativa su tutto. All’epoca la figura del papa aveva iniziato ad alzarsi a figura sacra, sembrava come se non stesse più sulla terra. Innocenzo III era un papa per bene, autoritario ma con dignità. Egli parla del regale sacerdotium che si unisce all’impero. Il sacerdozio precede l’impero. Ormai il papa è superiore all’imperatore. È posto e costituito tra l’uomo e dio, sotto dio ma oltre l’uomo. Inferiore al dio, ma superiore all’uomo. Succede che questi papi poi arrivano a degli eccessi, ci si monta la testa, ora i papi devono dare una nuova interpretazione, non piu quella di Gregorio VII, Così Gregorio IX dice che la traslatio imperii deriva da Costantino e dice che Costantino, il cui potere monarchico si estendeva sul mondo intero, d’accordo con il senato e il popolo decise che il vicario del principe degli apostoli…. ????

Lasciò l’impero al vescovo di Roma per farlo governare. Il papa ne ha scomunicati tanti.

L’imperatore aveva giurato di voler fare la crociata, ma non la faceva, il papa così lo scomunicò perché aveva peccato di tradimento, così Federico II si accorge che deve fare la crociata per ritirare la scomunica e parte per la Palestina ma arrivato ad Otranto esce in mare e arriva una tempesta e deve tornare, ma viene scomunicato una seconda volta perché il papa dice che poteva aspettare che la tempesta passasse e partire, no tornare indietro. Federico II parte e va a combattere contro i saraceni che si spaventano perché l’occidente era più forte, il sultano manda degli ambasciatori, non hanno combattuto e subito hanno ceduto Gerusalemme (crociata=liberare le terre sante). Torna così in Italia e il papa lo scomunica per la terza volta, motivata con “mi hai ingannato, non hai fatto una crociata, perché che crociata è quella in cui non si combatte”. Lo scomunica, lui resiste alla scomunica e lo ri scomunica ricomunica alla 4 volta per altri motivi. Tra i poteri del papa c’era quello di difendere i diritti delle vedove e degli orfani, ovvero dei deboli dato che il marito tutelava la famiglia. Ergo la vedova aveva perso tutto. Federico II Avanza pretese sul regno di Sicilia perché morto il re rimane la vedova e il papa così scomunica Federico II, ma la regina aveva tutto non era una indifesa o debole, non era una vedova qualsiasi. Così Federico II scrive ai sovrani avvertendo gli altri re che si comincia a scomunicare da lui, ma che il papa lo farà anche con tutti gli altri e diventeranno molto potenti. Verso il 1296, Filippo il bello scende in campo e inizia a distruggere i poteri del papa e della teocrazia. Nel 1296 Bonifacio VIII …?