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Spiegazione accurata delle dottrine liberale e democratica
Tipologia: Appunti
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Nella prima metà dell'800 accanto alle dottrine socialiste si sviluppano le dottrine liberale e democratica, espressione della visione del mondo elaborata in questa fase dalla borghesia, che deve ancora affermare il proprio diritto alla partecipazione attiva alla vita politica e che, dopo la restaurazione, si trova a dover fronteggiare il programma di stabilizzazione conservatrice sancito dal congresso di Vienna ed appoggiato da parte la cultura romantica. Tale romanticismo reazionario considerava la restaurazione assolutistica come la base delle riprese di autentici valori religiosi, morali e civili, e faceva l'apologia della tradizione, del sentimento cavalleresco di fedeltà e del principio di autorità, riproponendo l'ideale teocratico della subordinazione della monarchia alla Chiesa come garanzia dell'ordine restaurato in accordo con i principi ispiratori della Santa Alleanza ed esaltando il medioevo in chiave politica conservatrice, sovrapposta a quella riscoperta della storia e del valore della tradizione, che era un merito del movimento romantico nel suo complesso. Nella cultura, però, la moda del Romanticismo medievaleggiante e conservatore non durò a lungo: già intorno al 1820 la figura dell'intellettuale romantico cominciò ad identificarsi con quella del ribelle politico e non del portavoce della reazione. E questo è il caso di lord Byron, poeta che morì per la libertà in Grecia, come Victor Hugo, Balzac in Francia, Shelley e Keats in Inghilterra, puskin in Russia, Leopardi in Italia. Il ribellismo romantico cominciò presto ad intrecciarsi con il movimento di opposizione, finché tra il 1830 e il 1848 una parte notevole della letteratura dell'arte romantica, fu permeata di sentimenti rivoluzionari. A questa svolta artistico letteraria corrispondeva la ripresa del pensiero politico liberale e la sua radicalizzazione. La dottrina liberale non fu solo il frutto del Romanticismo, ma nacque dalla rielaborazione romantica di idee che si erano manifestate nella rivoluzione Francese e nei movimenti di pensiero che l'avevano preparata. In senso stretto, può dipingersi come quella dottrina che propugna il diritto alle libertà individuali, agganciandosi alla tradizione inglese della difesa dei diritti individuali della Magna carta del 1214 dell' Habeus corpus del 1679. Concezione tipica dell'alta borghesia e dell' aristocrazia progressista, il liberalismo moderato sì ricollega il modello inglese delle due rivoluzioni del XVII secolo ed alla eredità del pensiero politico moderato di Locke, rifiutando della rivoluzione francese l'esperienza del terrore e della democrazia Giacobina e rifiutando, quindi, l'idea di Rousseau di sovranità popolare. La concezione liberale accoglie nel senso più restrittivo principi di uguaglianza dell'89, come uguaglianza giuridica ma non dei diritti politici: tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge, ma ad una legge che soltanto un ristretto nucleo di borghese di nobili ha il diritto di elaborare, muovendo dal presupposto che nullatenenti, piccola e media borghesia, non possono avere interesse al mantenimento dell'ordine sociale. Perciò il pensiero liberale, pur avendo saldamente acquisito il concetto giusnaturalistico dell'origine contrattualistica del potere sovrano, e avendo maturato l'idea della necessità di una carta costituzionale che limiti l'autorità assolutistica del monarca, concepisce un modello costituzionale censitario. La condanna della dittatura giacobina, del terrore e del cesarismo napoleonico sono esposte nell'opera considerazione sui principali avvenimenti della rivoluzione francese del 1818, scritta da Madame de Stael, intellettuale romantica facente parte del gruppo di scrittori liberali francesi, distintisi per l'opposizione caratteri autoritaria assoluta dell'impero napoleonico. A tale gruppo appartenne anche Benjamin Constant, esponente del liberalismo moderato che riprende l'istanza costituzionale dell'89, rifiutando però sia il metodo rivoluzionario che il contenuto democratico e repubblicano della grande rivoluzione, ponendo l'accento sul motivo della libertà anziché su quello dell'uguaglianza. Nel discorso sulla libertà
degli antichi contrapposta a quella dei moderni, egli rifiutando il concetto di Rousseau di democrazia contrappone al concetto antico di libertà come divisione del potere sociale tra tutti i cittadini di una stessa patria, cioè con uguaglianza dei diritti politici, quello moderno di una libertà che è garanzia che accordano le istituzioni al benessere privato. Emerge in questa concezione la connotazione borghese del liberalismo moderato: la libertà di cui constant parla non è solo garanzia dei diritti individuali, quanto dei diritti politici e civili dei ceti proprietari, ossia garanzia del diritto di proprietà. La vera essenza del liberalismo, pertanto, è comprensibile se lo si intende come riflesso politico della teoria economica liberistica: questa rivendica la libertà di iniziative economica dei singoli, quello rivendica la libertà dei diritti individuali (privando gli individui del godimento dei diritti civili e politici, della libertà stessa), sulla base del comune assunto dell'inviolabilità e della sacralità della proprietà privata.