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slide corso pedagogia dell'inclusione
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2 maggio 2017 A cura di Elisabetta Biffi, Alessandro Ferrante, Cristina Palmieri,
L’approccio pedagogico
Chi sono i «ragazzi difficili»?
La categoria “ragazzo difficile” indica la percezione di una difficoltà. In primo luogo, i ragazzi difficili sono coloro che vengono percepiti (dagli altri e qualche volta anche da sé) come tali in base a modelli sociali storicamente e culturalmente connotati e variabili. I loro comportamenti sono percepiti come dissonanti rispetto ad una norma, ad un’immagine di minore e a un modello condiviso di competenza sociale che definisce anche ciò che è accettabile e ciò che non lo è e quale sia la soglia di accettabilità.
Ragazzi che provengono da percorsi formativi ed esistenziali connotati da esperienze tutte dello stesso segno e perlopiù insufficienti o deludenti, attorno a cui hanno costruito un proprio universo di significati, che risulta disfunzionale. Essi manifestano di conseguenza un disagio e una difficoltà esistenziale.
Chi sono i «ragazzi difficili»? Una questione di… visioni del mondo (schemi profondi di significati, modi di dare senso a sé, agli altri, alle cose): «strutturazione debole o disadattiva di una visione del mondo e di sé-nel-mondo- con-gli-altri» (p. 37 ). Dal comportamento ai significati , dalle cause (organiche, psichiche, familiari, sociali) alle motivazioni , da un approccio eziologico a una interpretativo
L’intenzionalità nei ragazzi difficili
Incapacità del soggetto di cogliere la struttura relazionale della realtà (io-mondo) Eccesso di mondo sull’io Mondo= sembra avere forza autonoma e soverchiante Sentirsi determinati da situazioni e circostanze esterne Incapacità del soggetto a situarsi come donatore di senso e origine di significato Soggetto non si percepisce come corresponsabile nella costruzione della propria e altrui esistenza Non-senso della vita, no apertura a futuro, fatalismo, scetticismo acritico, deresponsabilizzazione , ricerca soddisfazione immediata, fuga da sé e autosvalutazione, suicidio
Incapacità del soggetto di cogliere la struttura relazionale della realtà (io-mondo) Eccesso dell’io sul mondo Mondo= oggetto-preda, da fagocitare (Intenzionalità onnivora) Onnipotenza dell’io: poter disporre e fare di tutto Disconoscimento vincoli che derivano dall’altro e dal mondo Quando la realtà contraddice onnipotenza: disorientamento e abbattimento Scarto tra sé ideale e sé reale: paralisi dell’agire Disobbedienza, ribellione, aggressività e violenza, no autocontrollo, esibizionismo narcisista, deresponsabilizzazione
Responsabilità soggettiva ed educativa Dalla parte del «ragazzo difficile» Il ragazzo difficile è «irresponsabile» Divenire soggetti significa anche divenire responsabili Responsabilità = sentirsi implicati nella costruzione di senso del mondo e della propria storia (responsabili di interpretazioni, scelte, comportamenti) Educare i ragazzi alla responsabilità nei confronti di sé, degli altri, dell’ambiente (educazione al bello, al difficile, ecc.) Dalla parte dell’educatore
Responsabilità epistemologica, sociale, etica, pedagogica dell’educatore
Rispondere al muto appello del ragazzo difficile, nella concretezza dell’esperienza
Rieducare Educare (rieducare)=processo di soggettivazione (diventare soggetto), di destrutturazione e ristrutturazione della visione del mondo degli individui attraverso un ampliamento del loro campo di esperienza. Offrire esperienze di diverso segno e qualità ai ragazzi (discontinuità con il loro passato), provocare un ripensamento della capacità soggettiva di investire di senso la realtà e far sperimentare la possibilità di pensarsi e di vivere altrimenti. Dal futuro al passato
«Proporre un modello, un insieme di linee fondamentali che sostengono ogni concreto intervento rieducativo non significa stabilire una rigida tabella di marcia, una sequenza ordinata di tappe da percorrere tutte, sempre, allo stesso modo pacificato e garantito. Una pedagogia e dunque anche una pedagogia del ragazzo difficile, non è, non può essere un sistema chiuso definito e definitivo; al contrario, essa si propone come un insieme coerente di orientamenti che dichiara fin dall’inizio la sua flessibilità. Il versante metodologico-pratico di una pedagogia del ragazzo difficile non sarà dunque una ricetta che stabilisce quali interventi, in che ordine di somministrazione e con quale posologia; piuttosto esso si configura come il risvolto operativo di interpretazioni e di orientamenti e, in questo senso, più che proporre azioni, traccia direzioni dell’agire» (pp. 93 - 94 ).
1. Conoscenza del ragazzo
2. Destrutturazione e ristrutturazione Soddisfare bisogni di base, sollecitare capacità, colmare lacune e carenze materiali-affettive- intellettuali Sostegno psicoterapeutico Allontanare ragazzo dal suo contesto esistenziale Passaggio a nuove forme di vita quotidiana, in un ambiente «altro»: valore iniziatico del cambiamento e funzione di mediazione dell’ambiente educativo Oltre le abitudini consolidate
4. Costruzione di una nuova visione del mondo Appropriazione soggettiva di un nuovo punto di vista sul sé e sul mondo, cambiamento degli schemi di significato, ristrutturazione dell’intenzionalità Il ragazzo reinveste di senso il reale Si percepisce implicato nella costruzione di senso del mondo e della propria storia, si scopre quindi responsabile delle proprie interpretazioni e delle proprie scelte e impara a negoziarle con quelle degli altri con cui condivide il mondo Prende consapevolezza e si distanzia criticamente dal proprio precedente schema di significati. Ripensa il passato, si rivolge al presente e al futuro con nuovi occhi Ha più autostima e si sente più autonomo (anche dall’educatore) e protagonista della sua esistenza. In sintesi: cambia in modo stabile e duraturo la propria visione del mondo e di conseguenza la propria condotta.