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Appunti dettagliati sulla fonetica, fonologia e sintassi. vengono spiegati concetti chiave come la doppia articolazione, le caratteristiche dei fonemi italiani, la struttura sillabica e la teoria x-barra. Ricco di esempi ed è utile per studenti universitari di linguistica.
Tipologia: Appunti
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Cos'è la linguistica? LINGUISTICA = lo studio scientifico delle lingue naturali. STUDIO SCIENTIFICO = è l'approccio che tende a cercare di ridurre un numero infinito di fenomeni a poche ipotesi generali e facilmente dimostrabili (es. Area del triangolo —> con la formula si comprendono i triangoli di tutti i tipi, a prescindere dai casi specifici). Nel mondo vale lingue sono tantissime tra dialetti, varietà e varianti; se ci limitassimo ad una sola lingua, le possibili frasi che potremmo formare sono infinite (le parole sono infinite, se ne possono creare di nuove e combinare all'infinito). Anche i fenomeni linguistici sono —> infiniti. In questo corso individueremo le regole generali per cercare di spiegare questa molteplicità di fenomeni e ridurla a poche regole, facilmente applicabili a moltissimi casi —> è uno studio senza numeri ma che va ad assomigliare all'approccio delle scienze. Le lingue naturali sono le lingue umane apprese in contesto spontaneo. Si contrappongono al linguaggio, alla comunicazione degli animali e anche alle lingue artificiali. Un esempio è il linguaggio informatico (linguaggio artificiale che è stato creato a tavolino) o l'esperanto, cioè una lingua universale creata per permettere a tutti di comunicare (si tratta però di un esperimento fallito perché una lingua che non è naturale, ovvero appresa in maniera spontanea e non è la lingua madre di qualcuno, non ha molte possibilità di sopravvivere). In particolare le lingue naturali sono dotate di 4 proprietà: DISCRETEZZA —> l'aggettivo discreto è l'opposto dell'aggettivo continuo. Le lingue umane naturali sono formate da oggetti discreti, che hanno confini specifici. Ad esempio, i suoni che compongono il linguaggio umano sono discreti. Inoltre, ogni elemento è separabile e distinguibile dagli altri; ad es. le vocali si articolano più o meno in base al movimento della cavità orale. Il cervello percepisce questi suoni e li segmenta in unità discrete —> non c'è una via di mezzo tra A ed E: o lo percepisco come mano o come meno. (Aggettivi discreti vivo/morto. Aggettivi continui freddo/caldo). Negli aggettivi continui c'è una gradazione: caldino, bollente ecc. Anche tra le parole ci sono dei limiti precisi. Questo non vale per il linguaggio animale che è fatto di sistemi di comunicazione continui (ad es. comportamento dei gatti spaventati: il gatto quando ha paura rizza il pelo, è un sistema di comunicazione continuo perché ha una gradazione. Lo stesso vale per il linguaggio delle api) RICORSIVITÀ —> è la possibilità di creare un oggetto linguistico più grande che ne includa uno più piccolo e di poter ricreare questo processo all'infinito in maniera teorica. Es: Gianni è bello. Posso inserire questa frase in una piè grande che la contenga —> Maria pensa che Gianni sia bello —> Tutti dicono che Maria pensa che Gianni sia bello ecc... Ovviamente incontriamo un limite pragmatico: nell'uso reale, cioè in pratica, è impossibile inserire più di 2/3 frasi una dentro l'altra, però in teoria è possibile. La ricorsività distingue il linguaggio umano da quello animale. Competenza vs esecuzione: la competenza è l'aspetto astratto della lingua, non quello concreto. Mi dice che posso incastrare venti frasi l'una dentro l'altra perché fa parte della mia competenza —> La competenza è quello che sappiamo di una lingua: aspetto mentale/astratto. Essa è anche la capacità tipica del parlante nativo di dare giudizi di grammaticalità ovvero dire che una frase è corretta grammaticalmente e fa parte della mia lingua. L'esecuzione è l'aspetto fisico, concreto —> metto in atto la lingua quando parlo e scrivo. Facciamo errori mentre parliamo perché la nostra esecuzione può essere imperfetta. Qual è la differenza tra le due? La competenza è perfetta per definizione, mentre l'esecuzione non lo è. Sbagliamo a parlare, commettiamo degli errori che poi correggiamo ma la competenza rimane inalterata. Se una persona diventa afona, perde l'esecuzione ma non la competenza. Per definizione la competenza dei parlanti nativi è perfetta ma bisogna capire qual è la lingua materna, che può essere l'italiano o un dialetto/ una lingua acquisita da bambino nel luogo in cui si è vissuti mentre l'esecuzione non è sempre perfetta. Inoltre, la lingua si impara in un contesto spontaneo, salvo patologie. Questi sono alcuni concetti definiti da Chomsky, un linguista americano. L'atto di parola è sovrapponibile all'esecuzione e l'ASPETTO SOCIALE del linguaggio è che: la lingua (es. italiana) caratterizza una certa comunità in un certo periodo di tempo (la lingua cambia nel tempo), prescinde dall'individuo e dal singolo atto di parola. DOPPIA ARTICOLAZIONE —> con un numero estremamente limitato di elementi (suoni della lingua, cioè i fonemi) possiamo creare un numero infinito di frasi e di parole. I fonemi sarebbero i suoni con capacità distintiva (capaci di distinguere significati diversi) e in italiano sono più o meno 30. Trenta sono pochi e altre lingue ne hanno di più, ma comunque in numero molto limitato. Con 30 suoni diversi si possono creare un'infinità di parole diverse, lo stesso si può fare con le lettere dell'alfabeto.
Queste prime 3 proprietà non caratterizzano i linguaggi degli animali: essi non sono discreti ma sono continui, non hanno la ricorsività e non hanno neanche la doppia articolazione (i versi degli animali non sono scomponibili in unità piè piccole, come ad esempio la parola può essere scomponibile in fonemi) La quarta proprietà è stata proposta per distinguere le lingue umane naturali da quelle artificiali: DIPENDENZA DALLA STRUTTURA —> quando devo interpretare un oggetto linguistico (frase) ci sono diversi elementi in relazione ma non devo considerare solamente il loro ordine lineare (a differenza dei linguaggi artificiali in cui ogni elemento è in relazione con quello che viene prima o con quello che viene dopo). Nei linguaggi umani le frasi hanno una struttura gerarchica e vengono interpretate dipendendo da questa. Esempio 1: Gianni guarda le ragazze con il binocolo. E' una frase ambigua, ha due significati.
Qualità —> lo stimolo che giunge alle orecchie del bambino molto spesso è imperfetto perché è una somma di esecuzioni che causano degli errori. Ciò che arriva alle orecchie del bambino non è una serie di frasi appurate ma è qualcosa che contiene un sacco di errori. Lo stimolo da solo non basta. Se analizzassimo le produzioni dei bambini, ci renderemmo conto che ciò che producono è molto diverso da ciò che sentono. Il bambino è in grado di produrre delle generalizzazioni - Ad es, sente per la prima volta una parola inconsueta: "giraffa". Due minuti dopo è in grado di chiedere "e le giraffe dove vivono?". La parola "giraffe" non l'ha mai sentita ma ha saputo formare il plurale in modo corretto; normalmente nessuno ci fa caso e si chiede come sia possibile. È possibile grazie alla GENERALIZZAZIONE : giraffa —> giraffe. Quando il bambino fa le IPERGENERALIZZAZIONI : uomo —> uomi, commette un errore e ce ne accorgiamo. Le ipergeneralizzazioni non sono altro che regolarizzazioni di paradigmi irregolari. Le parole irregolari bisogna impararle, non si ricavano (ad es. went, che è il passato di go, bisogna impararlo ma il bambino che non sa potrebbe dire goes). Tutti i bambini di tutte le lingue madri fanno errori come, ad esempio, romputo, piangio, uomi ecc —> che sono forme grammaticali. I bambini sono in grado di formare delle forme che non hanno mai sentito: a volte sono corrette, altre no. Il bambino fa molto di più di quello che ha sentito ma si può anche dire che non produce forme che sicuramente ha sentito. Le produzioni dei bambini molto spesso sono telematiche (es. mamma bella invece di "la mamma è bella" —> la , è , e sono parole comunissime e facili da pronunciare ma, nonostante ciò, il bambino sistematicamente le elimina) sono le cosiddette OMISSIONI. Quindi, lo stimolo è ovviamente fondamentale ma, secondo Chomsky, l'input non basta perché è povero sia in qualità che quantità, anche perché il bambino produce delle forme che non ha mai sentito oppure omette delle forme che ha già sentito. L'idea di Chomsky è che abbiamo l'input che entra nel nostro cervello e quello che esce è diverso da quello che entra —> il bambino non ripete pari pari quello che ha sentito ma crea le sue parole, le sue frasi. Il bambino, quindi, non è una tabula rasa (non si parte da zero, non bisogna solo accumulare e memorizzare quello che arriva da fuori) ma, secondo Chomsky, nella nostra testa c'è: il LAD = language acquisition device (dispositivo di acquisizione del linguaggio) —> qualcosa che ci facilita l'acquisizione che avviene in breve tempo e senza sforzi e può imparare qualsiasi lingua; è come se avessimo un programma di word in bianco con un sistema di regole innate (il bambino non deve impararle ma le sa già) che valgono per tutte le lingue. Infatti, questo dispositivo contiene:
2) parametri —> la grammatica di tutte le lingue ha molti aspetti in comune ma non tutti, altrimenti imparare una lingua significherebbe solo imparare il lessico e al limite le proprietà idiosincratiche, cioè le proprietà specifiche di una singola parola. Da un punto di vista sintattico, le lingue si differenziano. I parametri sono delle scelte binarie —> quelli che vengono chiamati sedi delle differenziazioni sintattiche. Uno dei parametri più studiati è quello del soggetto nullo —> cioè la possibilità di sottintendere il soggetto. E' una scelta della lingua, infatti tutti i verbi della lingua possono omettere il soggetto se la lingua prevede questa opzione. Se la lingua non lo prevede, tutti i verbi devono avere il soggetto (es, in italiano e spagnolo il soggetto nullo si ammette, mentre l'inglese il soggetto nullo non lo ammette, anzi deve essere sempre espresso). Il soggetto c'è sempre, ma la lingua decide se deve essere espresso o meno. Un altro parametro è quello dell'ordine delle parole, degli elementi —> l'italiano è una lingua SVO= soggetto + verbo + oggetto (es: Gianni mangia la mela). L'ordine canonico, quello che viene chiamato di default, di base è SVO e lo stesso avviene nella lingua inglese. Molte lingue scelgono SOV come il tedesco, l'olandese, il latino, il giapponese. Ci sono anche delle lingue VSO, come le lingue celtiche (gallese, scozzese ecc). Un altro parametro è quello della proposizione che precede il nome oppure che lo segue: questo caso viene chiamato posposizione al posto di preposizione (es: giapponese). Quest'idea di Chomsky che ci sia una parte del nostro cervello (divisa in due zone) che serve all'acquisizione del linguaggio è stata introdotta negli anni '50. Negli anni successivi, sono nati degli apparecchi tipo la TAC, la risonanza magnetica, quindi gli esami di laboratorio ci hanno consentito di vedere l'interno del cervello. Tramite questi strumenti si è verificato che Chomsky aveva ragione perché si è scoperto che il cervello ha due aree che governano la produzione del linguaggio:
PAROLE LESSICALI vs PAROLE FUNZIONALI
- parole lessicali —> nomi, aggettivi, avverbi. Sono le prime che il bambino impara e sono quelle più dense di significato. Sono più salienti dal punto di vista semantico che si riferiscono a oggetti concreti e visibili. - parole funzionali —> articoli, ausiliari, copule, congiunzioni, preposizioni che danno un'informazione da un punto di vista grammaticale, non semantico. Il bambino in un primo momento le scansa. Le parole lessicali sono una classe aperta, non sono delle classi a numero chiuso —> sono infinite, il bambino può crearle dal momento che il lessico è molto vasto. Invece le parole funzionali come articoli e preposizioni sono classi chiuse, sono poche. Le parole funzionali non possono essere importate da altre lingue, mentre quelle lessicali si. Il bambino, nella fase delle due parole, non utilizza le parole funzionali ma solo quelle lessicali e le mette in rapporto soggetto-predicato. Già nella fase precedente, il bambino inizia a usare i verbi, ma non tutte le forme. In italiano ci sono 60 forme diverse e, ovviamente, il bambino non le usa tutte. Quali forme usa? **- infinito
Fonetica —> l'unità di base di studio della fonetica è il fono, il suono, come noi articoliamo i suoni. I foni sono i suoni che l'apparato fonatorio (faringe, laringe, corde vocali, lingua) produce. Per fono si intende un suono che viene usato con valore linguistico cioè che concorre alla formazione delle parole: in questo si differenzia dal rumore. Col mio apparato fonatorio posso produrre anche dei rumori (es. pss) ma non sto formando una parola. L'apparato fonatorio è uguale per tutti e tutti siamo in grado di produrre le stesse cose ma ci sono alcuni foni che in una lingua hanno valore linguistico e in un'altra sono dei rumori —> es. click o suoni ingressivi. Di solito, la maggior parte dei suoni linguistici sono egressivi (l'aria esce dalla bocca) ma i suoni ingressivi sono articolati dall'aria che entra nella cavità orale e passa dagli organi articolatori mentre entra. I click sono tipici della zona dell'Africa meridionale e questi suoni influenzano alcune delle lingue circostanti. Sono 3 suoni:
( a sinistra quelle sorde, a destra quelle sonore) OSTRUENTI —> frappongono un ostacolo forte al passaggio dell'aria: 1) occlusive = cavità orale totalmente chiusa. Sono tra i primi suoni che il bambino impara perché li trova facili da accoppiare con la vocale A. P e B sono suoni momentanei perché per una frazione di secondi la cavità orale è totalmente chiusa —> l'ostacolo è totale. Quando il suono viene rilasciato, si ha una piccola esplosione (vengono chiamate anche esplosive e momentanee).
- bilabiali —> l'ostacolo viene creato dalla labbra che si chiudono momentaneamente. La P non si allunga, ma semplicemente viene più forte perché si allunga la pausa e quindi viene più aria. - dentali/alveolari —> la punta della lingua tocca la parte interna dei denti e per un momento la cavità orale è chiusa del tutto perché la lingua tocca del tutto i denti. Dentali o alveolari perché le varie lingue del mondo possono scegliere un'articolazione piè dentale (e quindi la lingua tocca più il dente) oppure piè alveolare (la lingua va a toccare l'alveolo, cioè il punto in cui i dente si inserisce nella gengiva). Es: /t/ inglese (più alveolare) è diversa dalla /t/ italiana (tavolo- table). L'immagine dentale dietro la t alveolare o t dentale è la stessa quindi tra inglesi e italiani ci si capisce lo stesso. - velari —> (c dura e g dura= c di casa e g di gatto) = il dorso della lingua si alza e va a toccare il palato molle o velo palatino e chiude la cavità orale (a differenza delle vocali velari). Le consonanti bilabiali e dentali ce le hanno tutte le lingua del mondo, le velari no (es. l'olandese). 2) fricative= sono dei suoni continui, L'ostacolo non è continuo. Gli organi articolari si avvicinano ma non si toccano. Rimane una piccolissima apertura da cui esce l'aria. Fricativo deriva da frizione, il suono esce da uno spiraglio piccolissimo e gli organi si sfregano. - labio-dentali —> labbro inferiore si avvicina ai denti ma non lo tocca (suono sibilante). - dentali —> il simbolo s indica la s sorda (la lingua si avvicina ai denti e l'aria continua a fuoriuscire -› sasso), il simbolo /z/ indica la /s/ sonora › chiesa. Consideriamo fonema solo la /s/ sorda, la s sonora è una variante (in italiano è un fono che rappresenta la variante della s sorda, in inglese è un fonema vero e proprio). L'italiano ha una scrittura fonematica, quindi molti suoni corrispondono ai grafemi usati per indicarli ma non tutti (es: simbolo k per la c dura). 3) affricate = suoni complessi come le vocali miste del tedesco. Combinano una parte occlusiva e una parte fricativa. Ci sono molte varianti regionali, ma sono tutte corrette. Anche qui ci sono dei dubbi sul fatto che entrambe possano avere un valore fonematico. Coppia minima: razza e razza (z sonora) - palatali —> sono dei suoni complessi, perché combinano una parte occlusiva (momentanea) e una parte fricativa che è prolungabile. SONORANTI —> assomigliano di più alle vocali e sono tutte sonore: 1. nasali = la cavità orale è completamente chiusa ma l'aria fuoriesce dal naso e sono prolungabili. 2. liquide = l'aria scorre facilmente. L= dentale laterale —> la lingua della punta tocca i denti e l'aria continua a fuoriuscire dai lati della lingua. R = vibrante dentale —> tocca i denti ma l'aria fuoriesce ad intermittenza. (È un suono complesso che i bambini riescono a pronunciare intorno ai 4 anni). 3. semivocali = (dette anche semiconsonanti, approssimanti) sono i suoni più simili alle vocali. J e W= i e u talmente chiuse e brevi che sono diventate delle consonanti.
Es: piede e nuovo hanno due sillabe (si tratta di un dittongo —> anche se ci sono 3 vocali, le sillabe sono due perché la i di piede e la u di nuovo sono delle semivocali). Se consideriamo la parola "prede" notiamo che ha lo stesso tempo di articolazione di piede, hanno entrambe due sillabe, a differenza della parola "paese" che ha 3 sillabe. Es: mio/più. Mio ha due sillabe= iato (incontro di vocali), più è monosillabo più=dittongo=semivocale+vocale —> l'accento cade sempre sulla vocale mio= iato=due vocali —> due sillabe. Allofoni = varianti combinatorie/contestuali ‡ varianti libere —> dipendono da un individuo, un gruppo di individui (es: r francese uvulare e la r italiana —> il francese pronuncia la r uvulare sempre, ovunque sia la sua posizione). Gli allofoni sono delle varianti combinatorie o contestuali che dipendono da un certo contesto:
pescheria —> [ p e s k e ' r i a] giaggiolo —> [ ʤ a ' ʤ o l o] astrazione —> [ a s t r a ' ʦ j o n e] I FATTORI SOPRASEGMENTALI Sono dei fattori che coinvolgono più segmenti (=fonemi), quindi un'intera parola oppure intera frase. Possono avere valore fonologico —> possono distinguere significati diversi. Sono 4:
1. ACCENTO = fenomeno fonologico che fa sì che una sillaba sia pronunciata in maniera più chiara, forte, intensa, più lunga rispetto alle altre. A tal proposito, si distinguono sillabe toniche e sillabe atone. Una sillaba è tonica quando porta l'accento ed è pronunciata a voce più alta e in un tempo più lungo. Una sillaba è atona quando non porta l'accento. Ci sono lingue con accento mobile o lingue con accento fisso:
Circa il 60% delle sillabe che formano le nostre parole sono tutte CV. Il simbolo della sillaba è una sigma greca σ. E' costituita da 3 elementi: ATTACCO —> ciò che precede il nucleo (consonante). NUCLEO —> la parte più importante caratterizzato da un picco di intensità, l'elemento su cui appoggia la sillaba, che in italiano è sempre la vocale. CODA —> ciò che segue il nucleo (consonante). In coda di una sillaba in italiano può starci al massimo una consonante. In attacco possiamo averne massimo 3. Onset e incipit sono due sinonimi attacco. -Ci sono sillabe formate da una sola vocale: a-la -Consonante + vocale: CVCV -Vocale + consonante: an-che -Consonante + vocale + consonante: par-co In coda, in italiano, ci può essere solo una consonante che deve essere: o una sonorante (nasali, liquide, semivocali) o il primo membro di una geminata (una doppia). es: pal-la / fat-to Se ho una sola consonante nell'attacco, ci può essere qualsiasi consonante nell'attacco. Non posso avere la fricativa dentale sonora se è la prima sillaba di una parola (es: sole), invece se è in mezzo ad una parola anche la s sonora può costituire l'attacco sillabico (es: ro-sa). Se ho due consonanti nell'attacco, c'è una restrizione universale detta SCALA DI SONORITÀ. TRA-VE *RTA-VE viola la scala di sonorità. La scala di sonorità dice che se ho due consonanti devono essere nell'ordine ostruente + sonorante + vocale. La vocale è l'elemento più sonorante di tutti e vicina ad essa devono esserci le consonanti più sonoranti e a seguire quelle meno sonoranti. È come se la vocale avesse valore 2 di sonorità, la consonante 1 e la consonante ostruente 0 —> la scala di sonorità è sempre decrescente partendo dal nucleo sia verso sinistra che verso destra. es: drink (01210) es: pra-to (012) // * rpa (210) I 3 costituenti della sillaba non stanno tutti sullo stesso piano: la coda è piè legata a nucleo di quanto lo sia l'attacco, C'è un costituente intermedio, detta rima, che mette insieme nucleo e coda.
Questo vuoto viene coperto dalla e in spagnolo (estadio) e dalla i in italiano antico. La scala di sonorità è un principio universale e ammette solo due consonanti in attacco o coda perché si deve sempre decrescere in sonorità. Se ammettiamo l'esistenza dei nuclei vuoti, possiamo affermare che la scala di sonorità non viene mai violata. Nucleo che viene riempito dalla lettera o dell'articolo lo. esempio domanda esame: Dividi in sillabe la parola strazio e giustifica la risposta: la parola strazio si divide in 3 sillabe (øs-tra-zjo) la cui prima sillaba ha un nucleo vuoto e, infatti, si dice lo strazio. Come mai parole come zio, zucchero, gnomo sono precedute dall'articolo "lo"? Perché sono suoni intrinsecamente doppi (es: vizio ma i bambini lo pronunciano vizzio perché sentono che la "i" di vizio è breve). Le affricate dentali sono dei suoni intrinsecamente doppi quindi è come se fosse vits-tsjo. I suoni intrinsecamente doppi/geminati sono: -affricate palatali ts/dz -fricativa palatale ʃ (sc) -nasale palatale ɲ (gn) -liquida palatale ʎ (gl) es: sono/sogno —> coppia minima, ma sono due parole molto diverse tra loro in quanto la o di sono è lunga, ma la o di sogno è breve perché le geminate in sillabazione vanno sia a sinistra che a destra. es: pesi/pesci —> la e di pesi è lunga, la e di pesci è breve es: lo zio —> øts-tsi-o es: lo gnomo —> loɲ-ɲo-mo es: lo scemo —> loʃ-ʃe-mo MORFOLOGIA —> studio della formazione delle parole, studio delle forme che acquisiscono le parole l'unità di base della morfologia è il MORFEMA , che si contrappone al concetto di parola.
- parola —> insieme di suoni dotati di un significato separate da due spazi bianchi se prendiamo in considerazione la lingua scritta (insieme di suoni corrispondenti a un significato compreso tra due spazi bianchi o due pause se consideriamo la lingua orale). Se dico LA VEDO e LAVORO li pronuncio con una sola emissione di voce nonostante siano 2 e 1 parola. LA VEDO sono due parole dal punto di vista morfologico ma una sola parola fonologica. Ho visto/ovvio li pronuncio dallo stesso modo ma perché ho visto sono due parole e ovvio una sola? Perché tra ho visto ci posso inserire un'altra parola (es: ho già visto), ma ovvio è inseparabile. La parola è indivisibile: non posso inserire del materiale nel mezzo - morfema —> il più piccolo insieme di suoni dotato di significato (una parola può essere divisa in più morfemi). La parola morfologica è differente dalla parola fonologica (quello che si esprime con un'unica emissione di voce, senza pause) Le parole si dividono in: - semplici: possono essere o monomorfemiche o composte da due morfemi che sono radice+desinenza (chiamata anche flessione). - complesse: derivati, composti. PAROLE SEMPLICI es: ragazzo —> ragazz+o (distinguo due morfemi) ragazz= radice (ciò che da il significato semantico alla parola= persona giovane) o= flessione o desinenza flessiva è ciò che da il significato grammaticale (cioè genere e numero —> infatti si poteva avere ragazz+ o,a, e,i). Parole monomorfemiche o monomorfematiche in cui non c'è questa divisione: ciò avviene ad esempio negli articoli (un, lo), nei pronomi (io), in alcuni colori, nelle parole con l'accento sull'ultima sillaba. Sono parole separabili dagli altri elementi —> un amico può diventare un mio amico. Tuttavia ci sono delle parole monomorfemiche invariabili come, ad esempio, città, analisi, domani (al plurale rimangono invariati) I morfemi possono essere: - liberi = sono quelli che si possono usare da soli (es: un, domani) - legati = non possono stare da soli (es: ragazz+o —> è una parola semplice formata da radice+desinenza). Un, domani, città sono monomorfemiche.
In italiano nessuna forma verbale è un morfema libero. es: am+o radice —> am= voler bene flessione —> o= 1 persona singolare, presente indicativo (persona, numero, tempo, modo). es: amavo —> si può dividere in 3 modi diversi:
1. AM-AV-O —> radice: am // o: 1 persona singolare // av: desinenza dell'imperfetto. Ma se confrontiamo l'imperfetto "amavo" con "credevo" ci rendiamo conto che l'affisso dell'imperfetto è solo v (non av, ev, iv). Infatti la vocale tematica dell'imperfetto dipende dalla prima, seconda o terza coniugazione e la "'v'" è l'unica che rimane costante. Quindi possiamo dividerlo: 2. AM(A)-V-O —> V:imperfetto // O: genere e numero // A: vocale tematica viene messa con la radice perché non contribuisce a nessun significato. 3. AM+A+V+0 —> la A non ha ragione di stare da solo perché non da nessun significato semantico. La A ci fa capire che il verbo amavo appartiene alla prima coniugazione, ma non da un significato semantico e neanche sintattico. La seconda è quella più giusta, ma vanno bene anche la terza e la prima (la prima è quella più intuitiva). TEMA DEL VERBO= RADICE + VOCALE TEMATICA. I DERIVATI Sono formati da una somma di morfemi: morfema+morfema +morfema. Almeno 3, ma a volte anche di più. Uno dei morfemi è la radice del nome primitivo da cui derivano, un altro morfema è la desinenza flessiva e poi c'è almeno un affisso, che danno informazioni di tipo semantico. Si dividono in 3 categorie: 1. prefissi = prima della radice (es: ri-fare —> fare di nuovo) 2. suffissi = un affisso che viene messo dopo la radice (es: ragazz+at+a —> ragazz=radice, a finale=flessione, at=suffisso) 3. infissi = si mettono nel mezzo del tema, cioè tra la radice e la vocale tematica es: salt-ell-a-re). Sono i meno importanti e sono i meno usati. es: NAZIONE —> nazion+e =parola semplice composta da radice+desinenza. Da nazione posso derivare NAZIONALE —> nazion+al+e, che è un aggettivo. Da nazionale posso derivare NAZIONALIZZARE —> nazion+al+izz(a)+re che è un verbo all'infinito. Da nazionalizzare posso derivare INTERNAZIONALIZZARE —> inter+nazion+al+izz(a)+re in cui "al" e "izz" sono suffissi, inter è un prefisso. E posso anche derivare <inter+nazion+al+izz(a)+zion+e> che è composto da <prefisso+radice+suffisso+suffisso+suffisso+ desinenza> (chiamata a volte anche suffisso flessivo). La teoria trova nei limiti nella nostra esecuzione: è difficile trovare parole che abbiano più di 6 morfemi. La testa è la parte più importante della parola, non dal punto di vista semantico ma da un punto di vista sintattico, cioè quella che determina la categoria e la distribuzione. La distribuzione è il posto che la parola occupa nella frase e questo dipende dalla sua categoria (nomi, aggettivi, avverbi ecc). es: nazion+e —> è una parola semplice e quindi la testa coincide con radice. La distribuzione di nazione è la distribuzione di un nome quindi, ad esempio, può essere preceduto da un articolo. Chi è rende nome questa parola? La radice, che è di tipo nominale. es: nazion+al+e —> è un aggettivo e quindi ha una distribuzione diversa dal nome: l'aggettivo accompagna il nome. Qual è l'elemento che ha trasformato il nome "nazione" nell'aggettivo "nazionale"? L'affisso AL, che è la testa. es: nazional+izz(a)+re —> la testa è "izz" perché ha reso l'aggettivo un verbo. es: inter+nazion+al+izz(a)+re —> è un verbo e la testa è "izz" perchè è ciò che lo rende un verbo. es: inter+nazion+al+izz(a)+zion+e —> è un nome e la testa è "zion". Altro esempio: -giorno —> giorn+o = è una parola semplice, è un nome e quindi la radice è "giorn". -giornale —> giorn+al+e =la testa è "al" perché anche se "giorno" e "giornale" sono entrambi nomi, cambia il tipo di nome (da astratto diventa concreto) e quindi la distribuzione cambia: posso dire "ho comprato il giornale" ma non posso dire "ho comprato il giorno" -giornalaio —> giorn+al+ai+o = la radice è "ai" perché lo fa diventare un nome di persona. Altri esempi:GRASS+O —> è un aggettivo. La parola è semplice e la testa è la radice. Diventare grasso si dice in+grass(a) +re ed è un verbo. La radice è "in" perchè è quel prefisso che trasforma l'aggettivo in un verbo.
- endocentrici —> a testa interna. Una delle due parole si qualifica come una testa, che può trovarsi a sinistra o a destra. Pescecane è endocentrico con la testa a sinistra, ferrovia indocentrico con la testa a destra. In italiano la testa è quasi sempre a sinistra, in inglese è sempre a destra. - esocentrici —> a testa esterna/senza testa. es: asciugamano= oggetto x che asciuga le mani. es: portapacchi= un × che porta i pacchi. Sono tutti quelli con una parte verbale. es: pianoforte= strumento che suona sia piano che forte. - dvandva —> due teste (es: grigioverde= il maglione è sia grigio che verde, cassapanca che è sia una cassa che una panca, il divano letto è sia un letto che un divano). I composti endocentrici possono essere sia lessicalizzati, che stretti e larghi Composti con una parte verbale: es: portachiavi —> ha una parte verbale, esocentrico e viene classificato verbo+nome=nome. Che parte è del verbo? E' imperativo oppure terza persona singolare. E' il tema del verbo= radice +vocale tematica —> per i verbi in are è sempre la a, per i verbi in ire è sempre la i, per i verbi in ere la situazione cambia (es: saliscendi, scendiletto —> non hanno un'unica vocale tematica ma può essere i, e o anche la u). Plurale dei composti: si tengono in conto sia il grado di unione che la posizione della testa. PLURALE COMPOSTI ENDOCENTRICI: -I composti lessicalizzati: li percepiamo come un'unica parola, una parola semplice. Come si forma il plurale? Si cambia la vocale finale: ferrovia —> ferrovie, pomodoro —> pomodori. E' molto strano dire "dori" ma noi non lo consideriamo un composto. Il plurale originale era pomidoro perché il pomodoro è un pomo di colore oro ma, dato che la o finale viene vista come una flessione del maschile singolare, il plurale è diventato pomodori. -I composti larghi: si pluralizza la testa (es: pesce martello —> pesci martello) -I composti stretti: è soggettivo. es: pescecane —> pescecani (considerato come lessicalizzato), pescicani (stretto), pescicane (largo, è la forma meno corretta). PLURALE COMPOSTI ESOCENTRICI Gli esocentrici spesso hanno una parte plurale, e quindi sono invariabili (es: cavatappi, portapacchi). Tuttavia portacenere è un esocentrico e dovrebbe rimanere invariato ma perché spesso si sente dire portaceneri. A rigor di logica, l'esocentrico dovrebbe rimanere invariato ma "cenere" è un nome di massa, cioè non numerabile —> infatti, le ceneri sono un'altra cosa: ovvero il risultato della cremazione. Il portacenere non è il risultato della cremazione, ma porta la cenere delle sigarette. Quindi, se dico portaceneri ho lessicalizzato il composto (la "e" finale non la vedo più come la fine della parola "cenere" ma come finale dell'intero composto. Siccome i composti che hanno finale in "e" hanno il plurale in "i", l'intero composto viene lessicalizzato). es: asciugamano —> asciugamani. Quante mani asciuga l'oggetto? Due come minimo. E perché si chiama asciugamano? Inizialmente l'oggetto nasceva come "asciugamani" (oggetto × che asciuga le mani —> plurale invariabile) ma è successa la cosa opposta del portacenere: la i finale del singolare "asciugamani" è stata presa come plurale di tutto l'oggetto, non solo come plurale delle mani, e l'asciugamani è diventato asciugamano. PLURALE COMPOSTI DVANDVA: Non si pluralizzano sempre tutte e due le parole, ma è soggettivo (es: divano letto —> divani letto perché è un composto largo, cassapanca —> cassepanche, cassapanche, grigioverde —> grigioverdi o grigioverde, grigio perla —> grigi perla). Saltimbanco (salta+in+banco) /saltimbocca (salta+in+bocca) sono composti con il verbo salire, che è un verbo intransitivo. Sono successi due fenomeni fonoloqici: "in" è diventato "im", perché una nasale davanti ad una consonante bilabiale diventa bilabiale e la vocale tematica cade perché non possono esserci due vocali. COMPOSTI DI SEMIPAROLE Le semiparole sono quelle che vengono chiamate anche affissoidi (sono una via di mezzo tra parole e affissi derivazionali) e derivano principalmente dal greco e dal latino. Esempio: -filologia= filo (amante) + logia (studio). -geografia= geo+grafia. Li vediamo come composti, ma non sono composti di parole bensì di semiparole —> non le uso da sole, si usano sempre composti. Sono diversi dagli affissi derivazionali: infatti in "filologia l'elemento filo si trova all'inizio, in "cinefilo" si trova alla fine —> cambia la sua posizione.
Diversamente accade in un affisso derivazionale come "-zione" (che sarà sempre un suffisso) e "in" che sarà sempre un prefisso —> non cambiano mai di posto. Invece posso dire geografia e grafologo, logopedia ecc. I morfemi derivazionali si attaccano a delle radici, mentre nelle semiparole nessun elemento prevale sull'altro. Derivazione e composizione non si applicano insieme, ma si possono applicare quando lessicalizziamo il composto (es: ferrovia —> ferroviere, pomodoro —> pomodorini ma non diciamo pescecanino o cassapanchina). Oppure si derivano i composti di semiparole lessicalizzati (es: geometria —> geometrico, filosofia + filosofico). Non c'è una radice o una desinenza come nei derivati, ma sono due elementi che hanno carica semantica molto forte. Si può avere anche semiparola +parola: es: televisione —> tele= a distanza + visione =elemento che consente la visione a distanza. Nei composti non c'è una radice: c'è una radice e desinenze interne (cass+a+fort+e). La sintassi è lo studio della formazione delle frasi = come si uniscono e combinano le parole tra loro per formare le frasi. L'unità di base della sintassi è il sintagma (in inglese si chiama phrase). es: GIANNI INCONTRO SUO PADRE PER LA STRADA. Questa è una frase di 7 parole, ma non è importante. E' importante il numero di sintagmi che la compongono, ovvero 4. Il sintaqma è un costituente che può essere formato da una o più parole che svolge un determinato ruolo sintattico e ha un certo grado di autonomia (vuol dire che si può spostare o pronunciare in isolamento). Intatti i test di costituenza servono per capire quali e quante parole formano un sintagma.