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Morfologia e Grammaticalizzazione: Un'analisi dei processi linguistici, Appunti di Linguistica Generale

I processi linguistici di formazione delle parole e grammaticalizzazione, analizzando come i suoni si combinano per formare morfemi e parole, e come le parole possono evolversi per assumere funzioni grammaticali. Esempi specifici in italiano e altre lingue, illustrando concetti come la derivazione, la flessione, l'apofonia e la grammaticalizzazione.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 16/02/2025

fedebenny05
fedebenny05 🇮🇹

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LINGUISTICA GENERALE CAPITOLO 3
LA MORFOLOGIA
La morfologia studia in particolar modo la struttura delle parole. Il concetto di articolazione
doppia riguarda la capacità di un linguaggio di combinare suoni distinti (i fonemi) per
formare unità di significato (morfemi), e poi combinare questi morfemi per esprimere
significati più complessi.
La doppia articolazione si riferisce a
1. Prima articolazione: la combinazione di unità dotate di significato (morfemi), che
rappresentano concetti o idee e vengono usati per costruire parole e frasi.
2. Seconda articolazione: la creazione di suoni distinti (fonemi), che sono privi di
significato in sé, ma possono essere combinati per formare morfemi e parole.
Ad esempio:
Fonemi: /k/, /a/, /t/, /e/ sono suoni senza significato isolato.
Morfemi: cat in inglese è un morfema che rappresenta un animale specifico.
La nozione di parola è complessa, pur essendo intuitiva per i parlanti di una lingua, che
sono capaci di riconoscere, isolare o elencare parole. Tuttavia, la definizione universale di
"parola" è difficile, poiché essa varia secondo criteri fonologici, semantici e grammaticali
(morfosintattici), e differisce tra lingue. La nozione di parola è prototipica: alcune unità
linguistiche soddisfano più criteri e sono più "parole" di altre.Una parola combina una forma
fonologica, un significato e un particolare uso grammaticale. Ad esempio, amo associa i
suoni [‘aːmo], il significato "provo affetto" e la funzione grammaticale di prima persona
singolare del presente indicativo.
Criteri ortografici:
Applicabili solo alle lingue scritte, dove una parola è delimitata da spazi o
segni di interpunzione. Tuttavia, non sono sempre sufficienti: ad esempio,
unità come pesce spada o luna di miele sono percepite come un’unica
entità lessicale, pur essendo scritte come più parole.
Criteri fonologici:
Posizione dell’accento: In lingue con accento fisso, come il francese
(accento sull’ultima sillaba) o lo svedese (accento sulla prima sillaba),
l’accento aiuta a identificare i confini delle parole.
Limiti: In francese, sequenze come elle est petite ([elɛpətit]) possono
sembrare una sola parola poiché l’accento non distingue ogni elemento.
Restrizioni fonotattiche e regole fonologiche: Anche questi aspetti
possono aiutare, ma non sono sempre citati.
Criteri morfologici:
Coezione interna dei morfemi: Una parola è definita dalla stabilità e
non interrompibilità dei suoi morfemi:
Non interrompibilità: fratii (rumeno, "i fratelli") non può essere
spezzato, mentre i fratelli in italiano sì (i miei fratelli).
Ordine fisso: In tedesco, Frauen ("donne") non consente
variazioni nell’ordine dei morfemi (Enfrau è impossibile).
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LINGUISTICA GENERALE CAPITOLO 3

LA MORFOLOGIA

La morfologia studia in particolar modo la struttura delle parole. Il concetto di articolazione doppia riguarda la capacità di un linguaggio di combinare suoni distinti (i fonemi) per formare unità di significato (morfemi), e poi combinare questi morfemi per esprimere significati più complessi.

La doppia articolazione si riferisce a

  1. Prima articolazione : la combinazione di unità dotate di significato (morfemi), che rappresentano concetti o idee e vengono usati per costruire parole e frasi.
  2. Seconda articolazione : la creazione di suoni distinti (fonemi), che sono privi di significato in sé, ma possono essere combinati per formare morfemi e parole.

Ad esempio:

● Fonemi: /k/, /a/, /t/, /e/ sono suoni senza significato isolato. ● Morfemi: cat in inglese è un morfema che rappresenta un animale specifico.

La nozione di parola è complessa, pur essendo intuitiva per i parlanti di una lingua, che sono capaci di riconoscere, isolare o elencare parole. Tuttavia, la definizione universale di "parola" è difficile, poiché essa varia secondo criteri fonologici, semantici e grammaticali (morfosintattici), e differisce tra lingue. La nozione di parola è prototipica : alcune unità linguistiche soddisfano più criteri e sono più "parole" di altre.Una parola combina una forma fonologica , un significato e un particolare uso grammaticale. Ad esempio, amo associa i suoni [‘aːmo], il significato "provo affetto" e la funzione grammaticale di prima persona singolare del presente indicativo.

Criteri ortografici : ○ Applicabili solo alle lingue scritte, dove una parola è delimitata da spazi o segni di interpunzione. Tuttavia, non sono sempre sufficienti: ad esempio, unità come pesce spada o luna di miele sono percepite come un’unica entità lessicale, pur essendo scritte come più parole. ● Criteri fonologici : ○ Posizione dell’accento : In lingue con accento fisso, come il francese (accento sull’ultima sillaba) o lo svedese (accento sulla prima sillaba), l’accento aiuta a identificare i confini delle parole. ○ Limiti: In francese, sequenze come elle est petite ([elɛpətit]) possono sembrare una sola parola poiché l’accento non distingue ogni elemento. ○ Restrizioni fonotattiche e regole fonologiche : Anche questi aspetti possono aiutare, ma non sono sempre citati. ● Criteri morfologici : ○ Coezione interna dei morfemi : Una parola è definita dalla stabilità e non interrompibilità dei suoi morfemi: ■ Non interrompibilità: fratii (rumeno, "i fratelli") non può essere spezzato, mentre i fratelli in italiano sì ( i miei fratelli ). ■ Ordine fisso: In tedesco, Frauen ("donne") non consente variazioni nell’ordine dei morfemi ( Enfrau è impossibile).

Mobilità : Una parola può muoversi all’interno di un enunciato ( voglio dormire; è dormire che voglio ). ○ Isolabilità : Una parola può essere usata come un enunciato indipendente (es. tu , bello , domani ). ● Criteri aggiuntivi : ● Pausa potenziale : Una parola può essere separata da pause ( fratii , Frauen , currit ). ● Una parola tipica ha una sola radice lessicale (es. dormire ).

La nozione di parola varia gradualmente tra le lingue, a seconda di quanti criteri vengono soddisfatti:

● Lingue isolanti (es. vietnamita nhà , "casa"): le parole tendono ad avere una radice lessicale nuda e sono più vicine al concetto prototipico di parola. ● Lingue polisintetiche (es. nootka): le parole possono essere lunghe e composte da più radici lessicali (es. inikwihlma , "esso brucia nella casa"). ● Lingue flessive (es. italiano, latino): le parole includono morfemi flessionali (es. curr-it , "egli corre"). ●

Parole tipiche : ○ Dormire soddisfa tutti i criteri: ha un accento principale ([dor'mi:re]), è isolabile, mobile e internamente stabile ( iredorm è impossibile). ○ In vietnamita, una parola semplice come nhà ("casa") è considerata più "parola" rispetto a quelle delle lingue polisintetiche. ● Parole meno tipiche : ○ Composti complessi: Es. Feldarbeitsforschungsgruppe (tedesco, "gruppo di ricerca sul lavoro sul campo") combina più parole semplici ed è meno tipico. ○ Composti italiani come luna di miele o sacco a pelo sono più coesi, ma meno "parole" rispetto a termini come dormire. ● Unità polilessematiche : ○ Frasi come trovarsi alle prese sono ancora meno "parole", poiché interrompibili e con costituenti mobili. ○ Altri esempi, come buttare giù (in senso figurato), presentano più stabilità interna ma restano interrompibili ( la telefonata l’ha buttato proprio giù ). ● Clitici : ○ Elementi come gli o lo non sono interrompibili né mobili, ma non hanno accento proprio, non possono essere usati isolatamente (*Chi cercavi? *gli / lo ) e sono quindi meno "parole".

I MORFEMI

Il termine morfemi è utilizzato in particolar modo dai linguisti con il sinonimo monema. I monemi si dividono in due classi: i morfemi grammaticali , che sono elementi puramente grammaticali, e i semantemi , che sono elementi lessicali.Un altro concetto fondamentale nella lingua è il paradigma , che indica l'insieme delle forme flesse in cui si può presentare una parola.Il morfo rappresenta la forma concreta di un morfema,ed è utile per la sua analisi funzionale e strutturale.Gli allomorfi sono morfemi che hanno lo

dio → dei ○ Questi esempi possono essere considerati casi di "suppletivismo debole", dove la connessione tra le forme non è più trasparente e appare distorta dal punto di vista fonologico.

Alcuni casi di allomorfia derivano da mutamenti linguistici storici. Forme antiche o provenienti da altre lingue hanno lasciato tracce diverse per uno stesso significato.I morfemi si dividono in morfemi grammaticali , che appartengono a una classe chiusa (e che a loro volta si suddividono in morfemi derivazionali e morfemi flessionali ), e morfemi lessicali , che fanno parte di una classe aperta .Tuttavia, non sempre è facile distinguere tra morfemi lessicali e grammaticali, a causa della presenza delle parole funzionali (come pronomi personali, preposizioni, congiunzioni e articoli), che hanno una base grammaticale ma non possono essere classificate pienamente come morfemi grammaticali. Per questo motivo, i morfemi si distinguono in morfemi legati (grammaticali) e morfemi liberi (lessicali). La derivazione porta alla creazione di nuove parole,mentre la flessione riguarda il modo in cui una parola si presenta in un determinato enunciato.Entrambi costituiscono i due grandi ambiti della morfologia.La derivazione precede la flessione: prima si pronuncia la radice di una parola, poi vengono aggiunti gli elementi flessivi.Tuttavia, la flessione è obbligatoria e imprescindibile dalla struttura della parola.Dal punto di vista della posizione,il morfema lessicale costituisce la testa della parola.Una parola non può essere considerata piena se non contiene almeno un morfema lessicale.Le parole funzionali sono spesso costituite da un solo morfema,mentre le parole vuote sono prive di significato lessicale.I morfemi grammaticali possono essere definiti anche come affiss i, ossia elementi che si legano a una radice.Gli affissi si dividono in prefissi, suffissi, e desinenze. Esistono anche gli infissi, affissi che si inseriscono all'interno della radice (ad esempio “ic” in cuoricino o campicello)I morfemi circonfissi (o morfemi circonflessi) sono morfemi discontinui formati da due elementi, uno posto all'inizio e l'altro alla fine della radice o del tema di una parola. Questi due elementi agiscono congiuntamente per esprimere un unico significato grammaticale o lessicale.I morfemi possono essere trascritti e analizzati attraverso la trascrizione fonematica .In alcune lingue(l’arabo),gli affissi si inseriscono nella radice attraverso un processo chiamato transfissi .Esistono poi morfemi sostitutivi ,i cui morfi non possono essere separati e che si manifestano attraverso la sostituzione di un suono con un altro.Un esempio è il plurale in inglese,dove foot diventa feet.Si parla anche di morfemi zero, cioè morfemi in cui la distinzione è marcata obbligatoriamente nella grammatica di una lingua,come il plurale irregolare in inglese,dove sheep rimane invariato al plurale.Ci sono anche morfemi soprasegmentali, che veicolano un valore morfologico attraverso tratti come il tono.I morfemi soprasegmentali sono morfemi che non si manifestano attraverso segmenti fonologici (come suoni distinti), ma tramite elementi soprasegmentali come intonazione , tono , lunghezza vocalica , accento o nasalizzazione ,come la reduplicazione,che consiste nella ripetizione della radice lessicale.I morfemi cumulativi sono morfemi che veicolano simultaneamente più di una funzione grammaticale o più di un significato in un'unica forma. In altre parole, un unico morfema esprime due (o più) categorie grammaticali, come persona, numero, genere, tempo, aspetto, modo, ecc.Per spiegare lo stato di allomorfia, i linguisti hanno introdotto una regola unica definita morfoma , una struttura regolare astratta che racchiude i paradigmi morfologici.In generale, è stata dimostrata l'esistenza di paradigmi nelle forme verbali italiane, che si comportano come classi di partizione .Ad esempio, il verbo finire segue un paradigma

fisso, in cui compare la forma "sc" (io finisco, tu finisci).L' amalgama è un fenomeno linguistico in cui due o più elementi morfologici (radici, affissi o parole intere) si fondono per creare una forma unica, diversa dagli elementi originali. Questo processo può coinvolgere morfemi o parole, con la creazione di una forma risultante che esprime significati derivanti dagli elementi di base.In italiano:

a + ilal ("al mare"). ● di + lodello ("dello studente"). ● in + unnun (dialettale napoletano, "in un").

I morfemi derivazionali ,come già osservato,servono principalmente a cambiare il significato della parola di base.Quando i morfemi derivazionali formano nuove parole partendo da una base comune,danno origine a quelle che chiamiamo famiglie di parole da cui possiamo distinguere ulteriormente quello che è il paradigma di derivazione a ventaglio in cui ogni suffissato di un gruppo di parole ha in comune la stessa basse e il paradigma di derivazione a cumulo in cui ogni nuovo suffissato diviene la base per una nuova mutazione. Questo introduce il problema della vocale tematica in italiano:essa è particolarmente rilevante nella coniugazione dei verbi (are, ere, ire) e indica l’appartenenza della parola a una specifica classe morfologica.Ad esempio, il verbo "abilitare" è composto dalla radice "abil" e da due morfemi: "a" e "bil".Possiamo dunque considerare unitariamente -abil- come un allomorfo del suffisso che crea aggettivi deverbali con valore potenziale(deverbale perché deriva da un verbo,aggetivale perchè è un aggettivo).Non tutte le parole seguonoquesto schema; "sociologia", ad esempio, sembra composta da "soci-" (radice della famiglia lessicale) e "log-i-a" (studio di), ma non indica lo studio di "essere socio", bensì lo studio della società.I prefissoidi sono morfemi che agiscono sia come radici che comeprefissi, con anche i suffissoidi che si comportano come suffissi. Ad esempio, "-metro" in "termometro" è un suffissoide che indica misura, mentre come prefissoide dà origine a parole come "metronomo". Nel caso di "nazionalsocialismo" abbiamo un esempio simile a "sociologia": nazionalsocialismo equivale a socialismo nazionale, formando una singola unità lessicale. LE PAROLE COMPOSTE La composizione, al pari della derivazione, consente la creazione di parole nuove partendo da una radice lessicale. Tuttavia, a differenza della derivazione, che produce parole contenenti una sola radice lessicale (ad esempio, da cassa si ottengono cassiere , cassettiera ), la composizione combina più radici lessicali, ciascuna potenzialmente utilizzabile come parola autonoma. Per esempio, da cassa si possono ottenere cassaforte , cassapanca , cassa continua , cassa integrazione , ecc.Un caso intermedio tra derivazione e composizione è rappresentato dai cosiddetti composti neoclassici (come termometro , fonologia , telefono ), formati da due radici lessicali, di cui una o entrambe non possono esistere come parole autonome nella lingua moderna. La maggior parte dei composti in italiano appartiene alla categoria dei nomi. In generale, la combinazione di due parole appartenenti a diverse classi (nome, verbo, aggettivo, preposizione, avverbio) genera un nome. Alcuni esempi:

N+N : pesce spada ; ● N+Agg : camera oscura ; ● Agg+N : bassorilievo ;

I composti con testa sono detti endocentrici , mentre quelli privi di testa sono esocentrici. Un’altra categoria è quella dei composti dvandva (dal sanscrito "due e due", "coppia"), in cui entrambi i costituenti sono teste sia categoriali che semantiche. Esempi:

Cassapanca (è sia una "cassa" sia una "panca"); ● Caffelatte (è sia "caffè" sia "latte"); ● Agrodolce ; ● Tragicomico ; ● Biancazzurro.

In base all’individualità fonologica dei costituenti, i composti si distinguono in:

Composti stretti : l’individualità fonologica dei costituenti non è preservata (es. tragicomico perde una sillaba al confine tra i due elementi; biancazzurro perde una vocale). ● Composti larghi : ogni costituente mantiene la propria individualità fonologica (es. camera oscura , agrodolce , mozzafiato ).

A seconda del rapporto interno tra i costituenti, i composti si dividono in:

  1. Subordinativi : un costituente (modificatore) specifica o determina l’altro (modificato). ○ Esempi: ■ Pesce spada : spada specifica pesce ("un pesce con il muso a forma di spada"). ■ Capostazione : capo indica chi dirige una stazione ferroviaria.
  2. Coordinativi : i due costituenti sono in relazione copulativa. ○ Esempi: ■ Sordomuto ("sordo e muto"). ■ I composti dvandva rientrano in questa categoria.

La flessione nei composti italiani presenta molte irregolarità:

● Può essere marcata solo sul secondo elemento : bassorilievi. ● Può essere marcata solo sul primo elemento : capistazione. ● Può essere marcata su entrambi gli elementi : cassepanche. ● Esistono composti invariabili : portaerei ( la portaerei, le portaerei ).

La regola più produttiva prevede composti con testa a sinistra e flessione dopo la prima radice lessicale (es. capistazione ).

Da non confondere con le parole polirematiche , che sono gruppi di parole con significato unitario (es. "gatto selvatico" per una specifica specie felina).Le unità lessicali plurilessematiche sono espressioni composte da più parole (o lessemi ) che, però, hanno un significato unitario, non completamente ricavabile dalla somma dei significati delle singole parole. Si tratta di unità linguistiche che funzionano come un unico segno linguistico , e il loro significato complessivo è spesso idiomatico o convenzionale. Le parole bimembri , come "sedia elettrica", non raggiungono un grado di fusione totale e rimangono spesso ma non sempre separate nello scritto.Un altro fenomeno lessicale è quello delle sigle

e degli acronimi, dai quali derivano l e parole macedonia , che uniscono elementi diversi creando nuove parole con significato proprio, come "cantautore" o "ristobar" di cui il primo elemento è costituito da un’accorciata. Uno dei processi più rilevanti in italiano è la suffissazione , con suffissi comuni come "-zione" e "- mento", seguito dalla prefissazione (es. "in-utile" per "inutile"), dove il prefisso cambia radicalmente il significato.Passando ai nomi alterati , il processo di alterazione ha spesso un valore valutativo e varia a seconda del contesto.Non devono essere sottovalutati i casi di omonimia in italiano:l' omonimia è un fenomeno linguistico in cui due (o più) parole diverse condividono la stessa forma, ovvero suono o grafia , pur avendo significati e origini etimologiche differenti. Si tratta quindi di parole che, pur apparendo uguali, sono distinte nel loro significato.Un esempio potrebbe essere ‘’in’’ che indica sia negazione come ‘’immobile’’, ma puo’ essere utilizzato anche come una preposizione(stato in luogo).I verbi parasintetici derivano spesso da forme lessicali (es. "imbiancare" da "imbianchino"). La conversione, o derivazione zero, è un processo dove non è possibile stabilire la parola primitiva, come tra "lavoro" e "lavorare".I morfemi flessionali non cambiano il significato della radice, ma ne segnalano le caratteristiche morfologiche. Le categorie grammaticali segnate dai morfemi flessionali sono numerose in italiano,distinguendo flessioni per nomi e verbi .In italiano, la flessione riguarda principalmente genere e numero :i morfemi di genere indicano il maschile o femminile della parola, mentre in altre lingue possono essere presenti categorie aggiuntive,come il neutro (in Africa centrale come lo swahili che presenta numerosi prefissi per indicare il genere, basati su criteri semantici (morfemi classificatori nominali)).La categoria del numero distingue tra singolare e plurale .Il caso è una categoria flessionale importante,anche se in italiano il sistema dei casi latino è ormai ridotto. Il nominativo latino, per esempio, corrisponde al soggetto, mentre l'accusativo al complemento oggetto. L'assegnazione di un'informazione aggiuntiva al verbo si definisce reggenza : in lingue con il sistema dei casi, la reggenza si accompagna a preposizioni specifiche, come il latino "cum" che regge l'ablativo.In molte lingue,gli aggettivi possono essere marcati per grado :comparativo,superlativo.Altre lingue utilizzano morfemi particolari per segnare la definitezza (arabo,differenza tra nunnazione e articolo determinativo),e il possesso .Tra le categorie flessionali verbali italiane ci sono modo, tempo, aspetto, diatesi e persona. Il modo rappresenta l’atteggiamento nei confronti del contenuto dell’enunciato di cui possiamo distinguere assertiva “il treno parte”, dubitativa ”il treno partirà?”, epistemica “il treno dovrebbe esser partito”, deontica ”il treno deve essere assolutamente partito”, evidenziale (che indica la natura dell’informazione ricavata) “ il treno è partito,l’ho visto io”. Il tempo è sia assoluto che relativo,indicando la collocazione temporale dell'azione. L’aspetto riguarda il rapporto tra il tempo dell’azione e il momento della sua enunciazione, mentre l' azionalità (o aspetto lessicale) è una proprietà dei verbi e delle espressioni verbali che descrive il tipo di processo o azione che essi rappresentano.È un concetto che riguarda la natura semantica dell'azione descritta, indipendentemente da quando o come si svolge. L’azionalità non va confusa con i verbi telici che descrivono azioni che hanno un punto di arrivo definito o un obiettivo raggiungibile(come invecchiare ).La loro azione può considerarsi completata.

Caratteristiche:

frase e serve per mantenere la coerenza grammaticale. Un esempio ne è la concordanza e la reggenza.Nell'italiano, concordano in genere e numero aggettivo, nome e articolo (es. "una bella torta", "la torta è buona"). NOZIONI DALL’ATLANTE

Analogia (in morfologia)

L' analogia è un principio che guida la formazione di nuove forme morfologiche sulla base di forme preesistenti, quando non esistono regole fisse o casi già stabiliti. In pratica, si tratta del meccanismo attraverso cui le parole vengono modificate in modo simile a come sono state modificate altre parole in base a un pattern.

In morfologia, l'analogia interviene quando:

Forme irregolari si regolarizzano secondo un modello più comune. Ad esempio, un verbo che normalmente è irregolare potrebbe essere reso regolare: ○ andaiandato (presente regolare, ma il passato remoto può essere soggetto a modifiche analogiche) ● Formazione di plurali : Se una parola ha un plurale irregolare (come uomouomini ), un altro sostantivo potrebbe formare il plurale in modo simile, come donnadonne per analogia con uomouomini.

In sostanza, l'analogia è un processo creativo che aggiorna la lingua e fa sì che nuove forme vengano modellate su modelli preesistenti.

2. Apofonia

Apofonia (chiamata anche ablaut ) è un fenomeno morfologico in cui la vocale di una radice verbale o nominale cambia per esprimere una variazione grammaticale, come il tempo, il numero, la modalità o la persona. La vocalizzazione all'interno di una parola può cambiare a seconda delle necessità grammaticali, ma senza aggiungere nuovi morfemi.

Esempi di apofonia in italiano:

cantarecantò (cambio della vocale a in o per esprimere il passato remoto) ● andareandai (cambio della vocale a in ai per il passato remoto) ● alzo (io alzo) vs alzano (loro alzano) → la vocale cambia con il soggetto.

In linguistica storica, l'apofonia è stata utilizzata anche per distinguere tra forme singolari e plurali in alcune lingue, come nell'inglese antico, dove si trovano cambiamenti vocalici per indicare differenze tra singolare e plurale (ad esempio, manmen ).

4. Declinazione

La declinazione è il sistema morfologico di una lingua che indica le diverse forme che una parola può assumere a seconda della sua funzione grammaticale (come soggetto , oggetto , possessivo , ecc.). La declinazione è tipica delle lingue flessive (come il latino, il greco, il tedesco, l'italiano), dove le parole cambiano forma in base al caso , numero e genere.

Esempi in italiano:

Sostantivi : ○ libro (singolare, nominativo) ○ libri (plurale, nominativo) ○ del libro (singolare, genitivo) ○ dei libri (plurale, genitivo) ● Aggettivi : ○ grande (singolare, maschile) ○ grandi (plurale, maschile o femminile) ○ granda (singolare, femminile) ○ grande (singolare, neutro)

Quindi, la declinazione serve a determinare il caso , che in molte lingue indica la funzione sintattica di una parola all'interno della frase (ad esempio, nominativo per il soggetto, accusativo per l'oggetto diretto, ecc.).

5. Grammaticalizzazione

La grammaticalizzazione è un processo linguistico in cui una parola o un morfema che inizialmente ha un significato lessicale (come un nome o un verbo) diventa un morfema grammaticale che serve a esprimere funzioni grammaticali, come i tempi verbali, la persona, la modalità, ecc.

Un esempio comune di grammaticalizzazione è:

"Andare" che si trasforma in ausiliare verbale : in alcune lingue romanze, come l'italiano, il verbo "andare" viene usato per formare il futuro (es. "andare" + infinitivo ). ● Il verbo essere in italiano è passato da essere un verbo di esistenza a un verbo ausiliare che si combina con i participi per formare i tempi composti.

Il processo di grammaticalizzazione implica un progressivo indebolimento del significato originario della parola e la sua evoluzione verso una funzione puramente grammaticale.

6. Unità (in morfologia)

In morfologia, unità si riferisce alle parti più piccole di una parola che portano significato. Le unità morfologiche fondamentali sono:

  1. Morfemi : le unità più piccole di significato. Possono essere: ○ Morfemi lessicali : portano il significato principale di una parola (es. libro , felice ). ○ Morfemi grammaticali : esprimono relazioni grammaticali (es. -o per il singolare, -s per il plurale).
  2. Allomorfi : sono le variazioni fonologiche di un morfema che appaiono in diversi contesti (ad esempio, in- , im- , ir- , il- per il prefisso negativo, come in impossibile vs irreale ).