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Strutture Linguistiche: Morfologia, Grammaticalizzazione, Parole e Morfemi, Appunti di Linguistica Generale

Una introduzione alla morfologia, alla grammaticalizzazione, alle parole e ai morfemi. Esplora come le strutture linguistiche si modificano e come nuove parole e costrutti nascono. Inoltre, descrive la grammaticalizzazione, il tipo morfologico e l'arbitrarietà dei segni linguistici. anche una classificazione funzionale dei morfemi.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 04/09/2022

sanjb
sanjb 🇮🇹

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MU TA ME NTO E VARIAZIONE NELLE LINGUE
Una lingua non è un blocco uniforme, immutabile, uguale in ogni circostanza ma si presenta sotto forme diverse questo è visibile
soprattutto lungo l’asse del tempo, nella DIACRONIA. Ogni lingua conosce cambiamenti nel suo lessico e nelle sue strutture in
relazione al passare del tempo e alle modificazioni che avvengono nella storia e nella società. Le strutture e i paradigmi si
modificano, nascono nella lingua nuove parole, nuovi costrutti . All’insieme di questi cambiamenti si da il nome di mutamento
linguistico e il settore della linguistica che si occupa del mutamento è la linguistica storica. Una lingua di fatto è continuamente
in movimento, anche se i risultati di tale movimento possono essere colti solo dopo un certo arco di tempo . I cambiamenti che
avvengono in una lingua sono graduali e progressivi, quando uno stato di lingua risulta cosi cambiato rispetto ai precedenti da
non essere più riconoscibile dai parlanti, si è in presenza di una NUOVA LINGUA. Uno dei criteri per stabilire che si tratta di
un’altra lingua è la mancanza di comprensibilità che entro un periodo si viene a creare tra la lingua vecchia e nuova. Il
meccanismo dei mutamenti inizia con un’innovazione e prosegue con una fase in cui l’innovazione si diffonde e l’elemento
nuovo coesiste con l’elemento vecchio e se l’innovazione ha successo fino a soppiantare totalmente il vecchio elemento, diventa
un nuovo elemento del sistema linguistico. Le cause e i fattori del mutamento linguistico sono molteplici : vi sono sia ragioni
interne alla lingua sia esterne ad essa (ambientali, storici, economici, culturali). Una lingua muore quando non ha più parlanti e
nell’uso di una comunità viene sostituita totalmente da un’altra lingua, spesso la lingua che si estingue lascia tracce sulla lingua
che le subentra, si tratta di fenomeni di sostrato. SOSTRATO è il termine che si impiega per indicare l’influenza di una lingua
precedente sulla lingua successiva in una comunità parlante .
FENOMENI DI MUTAMENTO FONETICO < proviene da, > diventa
Assimilazione: due foni diversi nel corpo della parola tendono a diventare simili o uguali mediante l’acquisizione da
parte di uno dei due foni di uno o più tratti comuni con l’altro fono. Latino Nocte(m)> italiano notte
Metafonia: modificazione del timbro di una vocale interna per effetto della vocale finale (assimilazione tra foni non
contigui) [‘nire] nero< latino nigru(m), [‘nera] nera< latino nigra(m)
Dissimilazione: (fenomeno contrario all’assimilazione) due foni simili o uguali non contigui in una parola diventano
diversi. latino venenu(m) > italiano veleno, con dissimilazione delle due n
Metatesi: spostamento dell’ordine dei foni di una parola Italiano fiaba (da flaba) < latino fabula(m) con spostamento di
l dall’ultima sillaba alla prima
Caduta di foni in particolare di vocali in una parola. Possono avvenire in posizione iniziale aferesi latino apotheca(m) >
italiano bottega, in posizione interna sincope latino domina(m)> italiano donna, in posizione finale apocope latino
civitate(m) > italiano città
Aggiunta di foni, epentesi nel corpo di una parola, latino baptismum > italiano battesimo (assimilazione pt in tt),
protesi all’inizio, latino statu(m)> spagnolo estado, epitesi alla fine, latino cor > italiano cuore
Leggi fonetiche: sono mutamenti fonetici regolari che nell’evoluzione delle lingue toccano intere serie di parole nelle
quali un fono si trasforma in un altro fono. Un esempio sono le rotazioni consonantiche, una di queste che fa parte
dell’insieme delle leggi di Grimm riguarda il passaggio dal fono dentale sonoro D indoeuropeo originario al fono sordo
T tipico delle lingue germaniche e si può vedere confrontando forme latine e forme inglesi esempio duo/two oppure
dens/tooth
FENOMENI DI MUTAMENTO FONOLOGICO
Fonologizzazione: allofoni di un fonema acquisiscono un valore distintivo e diventano fonemi autonomi, le affricate
palatali italiane [tʃ] e [dʒ] sono la probabile evoluzione degli allofoni costituiti dalle realizzazioni palatalizzate dei fonemi
latini /k/ e /g/ (il lat. cingere /'kingere/. dà l'italiano /'tʃindʒere/);
Defonologizzazione: fonemi perdono il loro valore distintivo e diventano allofoni di un altro fonema (caso tipico delle
vocali a lunga e a breve in latino che si fondono in un solo fonema in italiano a)
Perdita di fonemi: l'approssimante laringale del latino /h/ (habere ‘avere’) è scomparsa in italiano, dove alla lettera h
non è associata alcuna realtà fonica; è rimasta solo nelle voci del verbo avere ho, hai, ha o come simbolo nei digrammi
ch e gh che rappresentano le occlusive velari sorda e sonora davanti a vocale anteriore (chilo, dighe).
Rotazioni consonantiche: spostamenti a catena che coinvolgono serie intere di foni o fonemi. La prima rotazione
(legge di Grimm) riguarda il passaggio delle occlusive sorde a fricative sorde, delle occlusive sonore a occlusive sorde e
delle occlusive sonore aspirate a occlusive o fricative sonore e caratterizza il ramo germanico. La seconda rotazione
caratterizza invece l'evoluzione del tedesco: le occlusive sorde p, t, k diventano affricate in inizio di parola e in posizione
postconsonantica (ted. zehn ‘dieci’ e Herz ‘cuore’, rispetto a ten e heart dell'inglese, che non conosce la seconda
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Scarica Strutture Linguistiche: Morfologia, Grammaticalizzazione, Parole e Morfemi e più Appunti in PDF di Linguistica Generale solo su Docsity!

MUTAMENTO E VARIAZIONE NELLE LINGUE

Una lingua non è un blocco uniforme, immutabile, uguale in ogni circostanza ma si presenta sotto forme diverse questo è visibile soprattutto lungo l’asse del tempo , nella DIACRONIA. Ogni lingua conosce cambiamenti nel suo lessico e nelle sue strutture in relazione al passare del tempo e alle modificazioni che avvengono nella storia e nella società. Le strutture e i paradigmi si modificano, nascono nella lingua nuove parole, nuovi costrutti. All’insieme di questi cambiamenti si da il nome di mutamento linguistico e il settore della linguistica che si occupa del mutamento è la linguistica storica. Una lingua di fatto è continuamente in movimento, anche se i risultati di tale movimento possono essere colti solo dopo un certo arco di tempo. I cambiamenti che avvengono in una lingua sono graduali e progressivi, quando uno stato di lingua risulta cosi cambiato rispetto ai precedenti da non essere più riconoscibile dai parlanti, si è in presenza di una NUOVA LINGUA. Uno dei criteri per stabilire che si tratta di un’altra lingua è la mancanza di comprensibilità che entro un periodo si viene a creare tra la lingua vecchia e nuova. Il meccanismo dei mutamenti inizia con un’innovazione e prosegue con una fase in cui l’innovazione si diffonde e l’elemento nuovo coesiste con l’elemento vecchio e se l’innovazione ha successo fino a soppiantare totalmente il vecchio elemento, diventa un nuovo elemento del sistema linguistico. Le cause e i fattori del mutamento linguistico sono molteplici : vi sono sia ragioni interne alla lingua sia esterne ad essa (ambientali, storici, economici, culturali). Una lingua muore quando non ha più parlanti e nell’uso di una comunità viene sostituita totalmente da un’altra lingua, spesso la lingua che si estingue lascia tracce sulla lingua che le subentra, si tratta di fenomeni di sostrato. SOSTRATO è il termine che si impiega per indicare l’influenza di una lingua precedente sulla lingua successiva in una comunità parlante. FENOMENI DI MUTAMENTO FONETICO < proviene da, > diventaAssimilazione : due foni diversi nel corpo della parola tendono a diventare simili o uguali mediante l’acquisizione da parte di uno dei due foni di uno o più tratti comuni con l’altro fono. Latino No ct e(m)> italiano no tt e  Metafonia : modificazione del timbro di una vocale interna per effetto della vocale finale (assimilazione tra foni non contigui ) [‘n i r e ] nero< latino nigru(m), [‘nera] nera< latino nigra(m)  Dissimilazione : ( fenomeno contrario all’assimilazione ) due foni simili o uguali non contigui in una parola diventano diversi. latino ve n e n u(m) > italiano ve l eno, con dissimilazione delle due nMetatesi : spostamento dell’ordine dei foni di una parola Italiano fiaba (da f l aba) < latino fabu l a(m) con spostamento di l dall’ultima sillaba alla primaCaduta di foni in particolare di vocali in una parola. Possono avvenire in posizione iniziale aferesi latino a potheca(m) > italiano bottega, in posizione interna sincope latino dom i na(m)> italiano donna, in posizione finale apocope latino civitat e (m) > italiano città  Aggiunta di foni, epentesi nel corpo di una parola, latino ba pt ismum > italiano ba tt esimo ( assimilazione pt in tt ), protesi all’inizio, latino statu(m)> spagnolo e stado, epitesi alla fine, latino cor > italiano cuo reLeggi fonetiche : sono mutamenti fonetici regolari che nell’evoluzione delle lingue toccano intere serie di parole nelle quali un fono si trasforma in un altro fono. Un esempio sono le rotazioni consonantiche , una di queste che fa parte dell’insieme delle leggi di Grimm riguarda il passaggio dal fono dentale sonoro D indoeuropeo originario al fono sordo T tipico delle lingue germaniche e si può vedere confrontando forme latine e forme inglesi esempio duo/two oppure dens/tooth FENOMENI DI MUTAMENTO FONOLOGICOFonologizzazione: allofoni di un fonema acquisiscono un valore distintivo e diventano fonemi autonomi , le affricate palatali italiane [tʃ] e [dʒ] sono la probabile evoluzione degli allofoni costituiti dalle realizzazioni palatalizzate dei fonemi latini /k/ e /g/ (il lat. cingere /'kingere/. dà l'italiano /'tʃindʒere/);  Defonologizzazione: fonemi perdono il loro valore distintivo e diventano allofoni di un altro fonema ( caso tipico delle vocali a lunga e a breve in latino che si fondono in un solo fonema in italiano a )  Perdita di fonemi: l'approssimante laringale del latino /h/ (habere ‘avere’) è scomparsa in italiano, dove alla lettera h non è associata alcuna realtà fonica; è rimasta solo nelle voci del verbo avere ho, hai, ha o come simbolo nei digrammi ch e gh che rappresentano le occlusive velari sorda e sonora davanti a vocale anteriore (chilo, dighe).  Rotazioni consonantiche: spostamenti a catena che coinvolgono serie intere di foni o fonemi. La prima rotazione ( legge di Grimm ) riguarda il passaggio delle occlusive sorde a fricative sorde, delle occlusive sonore a occlusive sorde e delle occlusive sonore aspirate a occlusive o fricative sonore e caratterizza il ramo germanico. La seconda rotazione caratterizza invece l'evoluzione del tedesco: le occlusive sorde p, t, k diventano affricate in inizio di parola e in posizione postconsonantica (ted. zehn ‘dieci’ e Herz ‘cuore’, rispetto a ten e heart dell'inglese, che non conosce la seconda

rotazione), e fricative in posizione postvocalica (ted. Wasser ‘acqua’ vs. ingl. water); le fricative sonore diventate occlusive passano a sorde (ted. Gott ‘dio’ vs. ingl. god) e la fricativa dentale sorda diventa occlusiva sonora (ted. Bruder ‘fratello’ vs. ingl. brother) FENOMENI DI MUTAMENTO MORFOLOGICOAnalogia: cioè l'estensione di forme a contesti in cui esse non sono appropriate. Per esempio in italiano un infinito come volere non può provenire dall'infinito latino velle (irregolare) ma risulta dalla applicazione a un caso che non la prevedeva della desinenza regolare comune ai verbi della seconda coniugazione ere.  Rianalisi: è la formazione nelle lingue romanze del passato prossimo inesistente in latino. La nascita di questo nuovo tempo verbale implica una diversa analisi e interpretazione del verbo habere che in latino ha solo il valore di possedere, detenere.Grammaticalizzazione: si intende un mutamento per cui un elemento del lessico diventa un elemento della grammatica, un lessema perde il suo valore semantico lessicale e viene assorbito dalla grammatica come parola funzionante o come morfema ad esempio il suffisso derivazionale mente è il sostantivo latino mens-mentis (mente, spirito) al caso ablativo che ha perso il suo valore di lessema ed è stato assorbito dalla grammatica come un formativo di parola esempio caldamente. FENOMENI DI MUTAMENTO SINTATTICO I fenomeni più rilevanti nel mutamento sintattico concernono l’ordine dei costituenti , il mutamento sintattico coincide spesso con il mutamento tipologico. Il latino anche se è ritenuta una lingua con una notevole libertà nell’ordine dei costituenti ha comunque un ordine non marcato, basico di tipo SOV (costruisce a sinistra con ordine modificatore-testa) quindi il complemento oggetto precede il verbo OV, l’aggettivo precede il nome AGGN, l’avverbio precede il nome AVVN. Le lingue romanze come l’italiano sono invece SVO (costruisce a destra con ordine testa-modificatore) quindi mandarono ambasciatori VO, uomo grasso NAGG, avanzare lentamente VAVV. I fenomeni più rilevanti nel mutamento sintattico concernono di solito l’ordine dei costituenti. Il mutamento sintattico coincide spesso con un mutamento tipologico I fenomeni più rilevanti nel mutamento sintattico concernono di solito l’ordine dei costituenti. Il mutamento sintattico coincide spesso con un mutamento tipologico I fenomeni più rilevanti nel mutamento sintattico concernono di solito l’ordine dei costituenti. Il mutamento sintattico coincide spesso con un mutamento tipologico FENOMENI DI MUTAMENTO LESSICALEArricchimento del lessico : cioè con l’ingresso nell’inventario dei lessemi, di neologismi. L’arricchimento del lessico può avvenire però anche con mezzi interni alla lingua utilizzando meccanismi di formazione di parola ( derivazione ) a partire da lessemi già esistenti come ad esempio con i suffissi ism e ist da buono si sono coniati buonismo e buonista.  Perdita di lessemi : lungo l’asse del tempo molte parole latine si sono perdute e non hanno lasciato continuatori in italiano come os bocca, cunctus tutto intero e durante i secoli l’italiano ha perso forme dell’italiano antico come donzello, maniato. FENOMENI DI MUTAMENTO SEMANTICOSomiglianza : in latino testa ‘’vaso di terracotta’’ > in italiano ‘’capo’’, italiano antico gentile, ‘’nobile’’ > italiano moderno ‘’cortese’’  Contiguità : in latino volumen ‘’rotolo di pergamena (dove si scriveva)’’ > italiano ‘’libro’’, penna ‘’piuma di uccello’’> ‘’strumento per scrivere (in antichità una penna d’oca appuntita)’’  Paretimologia : risemantizzazione di una parola mediante la rimotivazione del suo significato che la rende più trasparente attraverso l’apparentamento a una parola nota esempio latino cubare giacere > italiano covare stare accovacciato sulle uova  Estensioni o generalizzazioni : latino domina signora, padrona di casa > italiano donnaRestringimenti o specializzazioni : latino domus casa > italiano duomo casa del signore > cattedrale oppure in senso migliorativo minister servo > ministro oppure in senso peggiorativo villanus (abitante della fattoria) > contadino > maleducato  Tabuizzazione : riguardano l’interdizione di parole relative a determinate sfere semantiche e ai concetti a esse attinenti che vengono sostituite da altre parole con significato non diretto ( eufemismi ) esempio nella civiltà contadina la

grande famiglia delle lingue indoeuropee, all’interno di una famiglia di lingue si possono riconoscere dei rami che a loro volta si possono suddividere in gruppi. L’italiano si può classificare come una lingua del sottogruppo italo romanzo del gruppo occidentale del ramo neolatino della famiglia indoeuropea.

  1. Il secondo è la TIPOLOGIA LINGUISTICA : può essere di tipo morfologico e sintattico , non opera secondo un punto di vista diacronico e raggruppa le lingue secondo tipi.
  2. Il terzo è il CRITERIO AREALE : raggruppa più lingue parlate in una stessa area geografica e che anche se appartengono a famiglie linguistiche diverse si influenzano per vicinanza geografica , individua particolari aree del mondo in cui sono presenti lingue appartenenti a famiglie diverse ma con caratteristiche comuni. REPERTORIO LINGUISTICO = è l’insieme delle varietà di lingua presenti presso una certa comunità sociale, queste varietà possono essere varietà della stessa lingua o di lingue diverse, si hanno repertori monolingui e repertori plurilingui (bilingui se ci sono due lingue o multilingui se ci sono più di due lingue). In un repertorio linguistico ci sono di norma anche i dialetti (sistemi linguistici strettamente imparentati con la lingua standard ma con struttura autonoma come i dialetti italiani o varietà risultanti dalla diversificazione su base territoriale di una certa lingua dopo che questa si è diffusa in un paese come i dialetti inglesi d’America) e anche lingue di minoranza (varietà di lingua non imparentate con la lingua standard e che rappresentano una cultura e tradizione diversa, parlate da gruppi di persone in dimensione ridotta rispetto al resto della popolazione). In repertori plurilingui è molto raro che le diverse lingue siano sullo stesso piano negli usi e negli atteggiamenti, a una situazione di BILINGUISMO in cui due lingue coprono ruoli diversi con una netta compartizione degli ambiti si dice DIGLOSSIA cioè la coesistenza nella stessa comunità o in uno stesso parlante di due lingue di diverso prestigio , una è usata nello scritto e negli usi formali, ufficiali ed è insegnata a scuola ma non viene parlata in famiglia, l’altra si usa nella comunicazione quotidiana e usi informali. Una situazione comune nelle regioni italiane dove si parla l’italiano e il dialetto si parla di DILALIA cioè l’uso concomitante di due idiomi ma con una meno marcata differenziazione degli ambiti d’uso , il dialetto è usato nel parlato informale mentre negli scritti amministrativi e nell’insegnamento l’italiano però l’italiano viene ampliamente usato nel parlato quotidiano. LINGUA STANDARD = è una lingua codificata dotata di una norma prescrittiva con un repertorio di manuali di riferimento esempio dizionari e di testi esemplari, con una tradizione letteraria prestigiosa e lunga, è tendenzialmente unitaria e adottata come modello per l’insegnamento scolastico, è ritenuta buona e corretta lingua. CONTATTO LINGUISTICO (fra lingue diverse presenti in un repertorio linguistico) INTERFERENZA= riguarda l’influenza che un sistema linguistico può avere su un altro con cui ci sia un diretto contatto, è particolarmente evidente nei parlanti bilingui che possiedono due lingue. PRESTITO= fenomeno per cui una lingua trae da un’altra lingua un elemento, un vocabolo adattandolo al suo sistema, l’italiano ha assunto in tutti i secoli della sua storia prestiti dalle varie lingue con cui è venuto in contatto esempio hotel, stage, jogging. L’uso dei prestiti non necessariamente implica il bilinguismo dei parlanti. CALCO= forma di influenza di una lingua su un’altra, quando ciò che passa da una lingua a un’altra non è una parola o un’espressione nei suoi aspetti formali ma il suo significato esempio grattacielo riproduce l’inglese sky-scraper ‘ ’raschiatore del cielo’’. COMMUTAZIONE DI CODICE= tipico del comportamento di parlanti bilingui, si riferisce all’uso alternato di due lingue diverse nella stessa interazione comunicativa da parte di uno stesso parlante e si manifesta nel passaggio nel discorso da una lingua a un’altra ad esempio ciao guys TIPOLOGIA LINGUISTICA Si occupa di individuare che cosa c’è di uguale e cosa c’è di differente nel modo in cui, a partire dai principi generali che governano le lingue possibili, le diverse lingue storico naturali sono organizzate e strutturate attuando scelte tra loro compatibili nella realizzazione di fatti o fenomeni universali che ammettono più soluzioni. La tipologia è dunque strettamente connessa con lo studio degli UNIVERSALI LINGUISTICI , proprietà ricorrenti nella struttura delle lingue. Un universale linguistico è per esempio tutte le lingue hanno sia consonanti che vocali, un universale linguistico non è necessariamente tale solo se è manifestato o posseduto da tutte le lingue conosciute, l’importante è che non sia contraddetto dalle caratteristiche di nessuna lingua. Sulla base di tratti strutturali comuni si possono classificare le lingue non dal punto di vista genealogico ma dalla loro appartenenza a tipi diversi. Un TIPO LINGUISTICO si può definire come un insieme di tratti strutturali correlati gli uni con gli altri, equivale a un raggruppamento di sistemi linguistici aventi caratteristiche comuni , una lingua non corrisponde mai in assoluto a un tipo particolare e in genere si trovano anche caratteri propri di un altro tipo. TIPOLOGIA MORFOLOGICA

Un primo modo di individuare tipi linguistici diversi e di classificare tipologicamente le lingue è basato sulla morfologia , sulla struttura della parola , a seconda di come è fatta una parola, del rapporto fra parole e morfemi e del tipo e natura dei morfemi che costituiscono le parole. Questa tipologia individua dei tipi, delle lingue con un comportamento simile. LINGUE ISOLANTI = la struttura della parola è la più semplice possibile, ogni parola è costituita da un solo morfema (lessicale) e l’indice di sintesi (numero dei morfemi diviso il numero delle parole) è 1:1 , quindi a un morfema corrisponde una parola, no flessione, parole brevi con una sola sillaba esempio vietnamita, cinese, thailandese. LINGUE AGGLUTINANTI = struttura complessa, lunghe catene di morfemi, ogni morfema ha un solo valore, rari morfemi cumulativi, i morfemi sono facilmente individuabili, rari fenomeni di allomorfia e omonimia, indice di sintesi 3:1 esempio turco, ungherese, finlandese, basco, giapponese. LINGUE FLESSIVE O FUSIVE = struttura meno complessa, costituite da una base lessicale semplice o derivata e da uno o più affissi flessionali detti morfemi cumulativi che veicolano più valori grammaticali, frequenti fenomeni di fusione e allomorfia, indice di sintesi 2:1 o 3:1 , esempio le lingue indoeuropee, greco, latino, russo, italiano, francese, inglese. LINGUE INTROFLESSIVE = sottotipo delle flessive, i fenomeni di flessione avvengono all’interno della radice lessicale esempio arabo, i morfemi flessionali sono in parte dei transfissi vocalici che si inseriscono all’interno di una base discontinua triconsonantica. LINGUE POLISINTETICHE = le parole sono formate da lunghe catene di morfemi e in una stessa parola compaiono più radici lessicali, parole formate da più morfemi attaccati insieme, le parole di queste lingue corrispondono a quelle che nelle altre lingue sarebbero frasi intere, presentano fenomeni di fusione indice di sintesi 4:1 esempio groenlandese, lingue amerindiane e paleosiberiane. LINGUE INCORPORANTI = sottotipo delle polisintetiche, il complemento oggetto è incorporato dalle radici verbali, piccole frasi in una sola parola esempio coriaco. TIPOLOGIA SINTATTICA Un secondo criterio per classificare le lingue in tipi linguistici è basato sulla sintassi , sull’ordine basico (normale, non marcato) dei costituenti principali della frase ( soggetto, verbo, oggetto ). Questa tipologia analizza e classifica le lingue in base all’ordine che assumono le parole nella frase. Ci sono 6 tipi di ordini diversi: SVO (meno marcato, italiano, tedesco, inglese, greco), SOV (più frequente, turco, giapponese, ungherese), VSO (arabo, ebraico, gaelico), VOS, OVS (frequenza molto bassa), OSV (rarissimo se non assente). Almeno i 2/3 delle lingue del mondo hanno un ordine basico con il soggetto in prima posizione e almeno i 4/ hanno il soggetto prima dell’oggetto. I più diffusi sono SOV e SVO per due principi: PRINCIPIO DI PRECEDENZA : fra i costituenti nominali il soggetto data la sua prominenza logica deve precedere l’oggetto (il soggetto coincide con il tema e il tema sta in prima posizione), PRINCIPIO DI ADIACENZA : verbo e oggetto devono essere vicini data la loro stretta relazione sintattico- semantica e dalla dipendenza diretta del secondo dal primo. SOV e SVO obbediscono ad entrambi i principi > S precede O e V è vicino a O, VSO realizza solo il primo. Universali implicazionali = principi che collegano tra loro le posizioni di diversi elementi nella frase e nei sintagmi. LINGUE VO = costruiscono a destra , con ordine operando/operatore ( testa/modificatore , dato che V è la testa del sintagma verbale sono dette a testa iniziale) esempio gaelico > NA, NG, NPOSS, NREL (nome a sinistra), LINGUE OV = costruiscono a sinistra , a testa finale con ordine operatore/operando ( modificatore/testa ) esempio turco > AN, GN, POSSN, RELN (nome a destra). ERGATIVITÀ = le lingue ergative ad esempio il basco, caucaso, eschimese, avaro assegnano una marcatura di caso diversa al soggetto a seconda che esso sia il soggetto di un verbo transitivo o intransitivo, le lingue ergative pongono allo stesso caso ASSOLUTIVO il complemento oggetto (paziente) di frasi transitive e il soggetto di frasi intransitive e ad un caso diverso ERGATIVO il soggetto di frasi transitive (agente). Lingue subject prominent = lingue indoeuropee, turco, arabo costruiscono la frase secondo lo schema soggetto-predicato , Lingue topic prominent = cinese secondo lo schema tema-rema, isolando il tema in prima posizione. Lingue sia subject che topic prominent = giapponese che può marcare un costituente o come soggetto o oggetto o come tema con la particella wa. Le LINGUE STORICO-NATURALI sono le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato e che si evolvono nel tempo. Tutte le lingue storico naturali sono espressione del linguaggio verbale umano che è una facoltà innata nell’uomo sapiens, la capacità dell’uomo di comunicare con altre persone. Il SEGNO è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve a comunicare questo qualcos’altro, unità minima che fa da supporto alla comunicazione. I segni linguistici sono segni in senso stretto cioè che sono prodotti intenzionalmente per comunicare. Nella comunicazione in senso stretto c’è un’emittente che emette, produce intenzionalmente un segno per un ricevente intenzionale. Per CODICE si intende l’insieme di corrispondenze fra qualcosa e qualcos’altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. I segni linguistici costituiscono il codice lingua , insieme di segni che vuole trasmettere un messaggio a un ricevente. Indici = motivati naturalmente/non intenzionali es starnuto= avere il raffreddore Segnali = motivati naturalmente/intenzionali es sbadiglio volontario=sono annoiato Icone = motivati analogicamente/intenzionali (riproducono proprietà dell’oggetto designato) es carta geografica, mappa, fotografia, disegni, simbologie su orari dei treni e guide Simboli = motivati culturalmente/intenzionali nero=lutto e bianco= matrimonio Segni = non motivati/intenzionali suoni del telefono di linea occupata, lingua dei segni, messaggi linguistici. BIPLANARITÀ= in un segno ci sono due facce, due piani, il significante (espressione, è la parte, faccia o piano fisicamente percepibile del segno, la parola gatto pronunciata o scritta) e il significato (contenuto, parte, faccia o piano

specifica dell’uomo ed è maturata nel corso dell’evoluzione. Solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale: adeguato volume del cervello, quantità e plasticità dei collegamenti interneuronali > questo rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione del linguaggio e conformazione del canale fonatorio a due canne > insieme alle corde vocali rende possibili le sottili distinzioni articolatoria e sfumature nella produzione fonica necessarie per la comunicazione orale. La FONETICA è la disciplina che studia la componente fisica della comunicazione verbale, ogni suono riproducibile dall’apparato fonatorio umano rappresenta un suono del linguaggio, un fono , i foni sono le unità minime in fonetica, quando un fono ha valore distintivo cioè si oppone ad altri foni nel distinguere e formare le parole di quella lingua, si dice che funzionano da fonemi. La FONOLOGIA studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni a partire dalle proprie unità minime dette fonemi , unità minima di seconda articolazione, classe astratta di foni dotata di valore distintivo cioè tale da oppure una parola ad un'altra. Un fonema può avere diversi Allofoni (varianti foniche), cioè foni differenti che costituiscono realizzazioni foneticamente diverse di uno stesso fonema, senza valore distintivo. SILLABA = minima combinazione di fonemi che funzionano come unità pronunciabili per costruire la forma fonica della parola, le sillabe sono costruite attorno a una vocale (nucleo), la parte che precede la vocale (attacco), la parte che segue la vocale (coda). Sillabe con coda si chiamano chiuse (terminano con una consonante), sillabe senza coda si chiamano aperte (terminano con una vocale). RIMA = nucleo+ coda determina il peso di una sillaba, la sillaba è detta pesante (se ha una coda, termina con una consonante o come nucleo una vocale lunga), è detta leggera (se è senza coda e la vocale del nucleo non è lunga). DITTONGHI = semivocale (j, w) + vocale, dittongo discendente (V+APP), ascendente (APP+V), TRITTONGHI = due semivocali+ vocale. L’italiano è una lingua a ISOCRONISMO SILLABICO (si da durata analoga alle sillabe atone e durata maggiore alle sillabe toniche). L’inglese è una lingua a ISOCRONISMO ACCENTUALE (basata sul ricorrere regolare degli accenti, si da durata sempre minore alle sillabe atone). PIEDE = associazione di sillaba forte (tonica accentata) e una sillaba debole (atona non accentata). Ritmo trocaico = la sillaba forte precede quella debole, Ritmo giambico = la sillaba debole precede quella forte. Vi è una serie di fenomeni fonologici e fonetici che riguardano la catena parlata nella sua successione lineare detti TRATTI PROSODICI perchè riguardano l’aspetto melodico e l’andamento ritmico della catena o soprasegmentali perchè agiscono al di sopra del singolo segmento minimo, sono ACCENTO (la particolare intensità di pronuncia di una sillaba tonica rispetto alla sillaba atona, la posizione dell’accento, ovvero la posizione della sillaba su cui cade l’accento può essere libera o fissa, in italiano è libera perchè l’accento ha valore fonematico, in base alla posizione della sillaba su cui cade discrimina parole diverse), TONO (l’altezza relativa di pronuncia di una sillaba, nelle lingue tonali ha valore distintivo), INTONAZIONE (andamento melodico con cui è pronunciata una frase o un gruppo tonale, sequenza parlata pronunciata con una sola emissione di voce, abbiamo 3 intonazioni ascendente, costante, discendente), LUNGHEZZA (riguarda l’estensione temporale con cui sono prodotti i foni e le sillabe, ogni fono può essere breve o lungo cioè durare per un tempo più o meno rapido, in italiano non ha valore distintivo, per le vocali la durata in italiano non è pertinente, una parola pronunciata con una vocale lunga individua un’accezione enfatica della stessa parola, non un’altra, la lunghezza è distintiva in latino dove malum con la a breve è male e malum con la a lunga è mela oppure in tedesco dove staat è stato e stadt è città). APPARATO FONATORIO UMANO= I suoni del linguaggio vengono prodotti mediante l’espirazione quindi con flusso di aria egressivo, l’aria muovendo dai polmoni attraverso i bronchi e la trachea raggiunge la laringe. Nella laringe dove ha inizio il tratto vocalico, l’aria incontra le corde vocali (la parte della laringe dove stanno le corde vocali è detta glottide ). Quest’ultime sono due pieghe della mucosa laringea che durante la normale respirazione restano separate e rilassate mentre nella fonazione (la produzione dei suoni) possono contrarsi e tendersi avvicinandosi o accostandosi l’una dall’altra riducendo o bloccando il passaggio dell’aria. Lo spazio fra le corde vocali detto rima vocale in cui passa l’aria può essere completamente libero, parzialmente libero o ostruito. Cicli rapidissimi di chiusura e apertura della rima vocale costituiscono le vibrazioni delle corde vocali e a tale insieme di fenomeni si dà il nome di meccanismo laringeo che dà luogo alla voce. Il flusso d’aria passa poi nella faringe e da questa nella cavità boccale. Nella parte superiore della faringe, la parte posteriore del palato o velo da cui pende l’ugola, può lasciare aperto oppure chiudere spostandosi all’indietro, il passaggio che mette in comunicazione la faringe con la cavità nasale. Nella cavità orale la lingua è il più importante degli organi mobili in cui si distinguono una radice (parte posteriore della lingua), un dorso (parte centrale della lingua) e un apice (la punta della lingua), il palato in cui occorre considerare separatamente il velo (palato molle), gli alveoli cioè la zona dietro i denti, i denti e le labbra. Anche la cavità nasale può partecipare al meccanismo di fonazione, quando il velo e l’ugola si trovano in riposo e permettono il passaggio dell’aria attraverso il naso. MORFOLOGIA = è lo studio della struttura della parola (minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi , unità minima di prima articolazione). Allomorfo = variante formale di un morfema, cui non viene modificato il significato, cioè è ciascuna delle forme diverse in cui può presentarsi uno stesso morfema esempio in inglese la s di cats, dogs, horses sono allomorfi del morfema plurale oppure in, ir, im sono allomorfi dello stesso morfema il prefisso con valore di negazione in. Il

morfo è l'ultima parte del morfema che cambia a seconda delle situazioni, si accorda con il genere e il numero esempio in gatto il morfo o è portatore di due morfemi maschile e singolare. CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE DEI MORFEMI = in base alla funzione svolta, al tipo di valore che i morfemi recano nel contribuire al significato delle parole, per quanto riguarda i morfemi grammaticali abbiamo la DERIVAZIONE (permette di formare un numero infinito di parole partendo da una base lessicale, mutano il significato della base lessicale e modificano la classe di appartenenza della parola, derivano parole da altre parole esempio lavorare verbo> lavoratore nome), FLESSIONE (da luogo alle diverse forme di una parola, non modifica la categoria lessicale ne la radice su cui opera ma la attualizzano nel contesto di enunciazione, coinvolge le parti variabili del discorso esempio lavoro, lavoreremo, lavoravano oppure alto, alta, alti, alte). Tra I MORFEMI DERIVAZIONALI abbiamo i prefissoidi e suffissoidi (funzionano come i prefissi e i suffissi ma hanno un loro significato lessicale, hanno in sè il significato delle parole piene dalle quali derivano in greco esempio sociologia > semi parole), parole composte (due radici lessicali che stanno insieme e mantengono entrambe il valore che avrebbero se utilizzate come parole autonome, due parole che si sono unite e i cui membri sono perfettamente riconoscibili e recano il loro significato normale), unità lessicali plurilessematiche (più elementi, costituiscono dei sintagmi fissi, rappresentano un’unica entità di significato, comportandosi come se fossero un’unica parola esempio gatto delle nevi, gatto selvatico, ferro da stiro, partire in quarta, essere al verde) le unità plurilessematiche comprendono anche i verbi sintagmatici (due significati, letterale e metaforico, esempio andare avanti), i binomi coordinati (sale e pepe, anima e corpo) e le espressioni trinomiali (aglio, olio e peperoncino), poi abbiamo le unità lessicali bimembri (non hanno rapporto di fusione e vengono scritte separate esempio ufficio concorsi, scuola guida, parola chiave), sigle o acronimi (formate dalle lettere iniziali delle parole piene che costituiscono un’unità plurilessematica esempio FS ‘ferrovie dello stato’), parole macedonia (unione con accorciamento), suffissazione (mento e zione sono entrambi possibili perchè sinonimi ma se nella lingua si è sviluppato prima cambiamento non ha senso avere cambiazione perchè sovrapponibili>ipotesi della base unica> se c’è già cambiamento si blocca cambiazione> blocco morfologico) , prefissazione (non muta la classe grammaticale di appartenenza della parola, se aggiungo un prefisso a un nome e a un aggettivo, riottengo un nome e un aggettivo), alterazione (valore valutativo), conversione o derivazione zero (parole con la stessa radice lessicale, prive di suffisso e non è possibile stabilire quale sia la parola primitiva e quale la derivata esempio lavorare > lavoro) Fra le categorie grammaticali (espressione di concetti fondamentali e obbligatori che non possiamo non esprimere) vi sono quelle FLESSIONALI che possono operare sui nomi o suoi verbi. CATEGORIE GRAMMATICALI FLESSIONALI NOME = genere, numero , caso (marca la funzione sintattica), reggenza (un verbo assegna il caso al suo complemento, determina in quale caso debbano declinarsi gli elementi nominali che costituiscono i complementi del verbo esempio utur+ ablativo o cum+ ablativo), i gradi dell’aggettivo , definitezza (in italiano il cane specifico, un cane generico), possesso (in turco i suffissi possessivi sono im-in- i). CATEGORIE GRAMMATICALI FLESSIONALI VERBO = modo (esprime la modalità, la maniera nella quale il parlante si pone nei confronti del contenuto di quello che viene detto e della realtà dell’evento), tempo (colloca nel tempo assoluto e relativo, fornendo una precisa localizzazione e attualizzazione storica in un preciso contesto temporale ), aspetto (modo in cui noi valutiamo, giudichiamo, presentiamo gli eventi in base al loro svolgimento, perfettivo= evento puntuale, preciso, azione compiuta, imperfettivo= azione in svolgimento), azionalità (realizzato nel lessico, riguarda il modo oggettivo in cui si svolge nello sviluppo temporale l’azione, verbi telici= azione con un punto culminante, con una fine, che si conclude, verbi atelici= senza un momento conclusivo), diatesi (esprime il rapporto in cui viene rappresentata l’azione rispetto ai partecipanti e al soggetto , attivo, passivo, riflessivo), persona PARTI DEL DISCORSO O CATEGORIE LESSICALI (morfemi lessicali) = Categorie grammaticali a livello di parola che classificano le parole raggruppandole in classi a seconda della natura del loro significato, del loro comportamento nel discorso, sono 9 nome (designa entità e codifica la realtà esterna in prospettiva statica), aggettivo, verbo (designa predicazioni e codifica la realtà in prospettiva dinamica), pronome, articolo, preposizione, congiunzione, avverbio, interiezione. FLESSIONE INERENTE = marcatura che prende una parola in isolamento a seconda della classe di appartenenza per il solo fatto di essere stata selezionata nel lessico e comparire in un messaggio (singolare o plurale gatto o gatti ). FLESSIONE CONTESTUALE = dipende dal contesto, specifica una forma e seleziona i relativi morfemi flessionali in relazione al contesto sintattico in cui la parola viene usata, dipende dai rapporti gerarchici fra le parole (un a bell a tort a ). Nella morfologia contestuale si può distinguere fra ACCORDO E CONCORDANZA , riservando il primo termine ai fenomeni di accordo fra gli elementi del sintagma nominale (un a bell a tort a ) e il secondo all’accordo delle forme verbali con elementi nominali in particolare con il soggetto (il gatt o miagol a ). ACCORDO = prevede che tutti gli elementi suscettibili di flessione all’interno di una frase prendano le marche delle categorie flessionali per le quali è marcato l’elemento a cui si riferiscono. CLASSIFICAZIONE POSIZIONALE DEI MORFEMI = in base alla posizione che i morfemi assumono all’interno della parola e come contribuiscono alla sua struttura. Quando sono considerati dal punto di vista posizionale i morfemi grammaticali possono essere chiamati Affissi (morfemi che si combinano con una radice): prefissi, suffissi, infissi (affissi inseriti dentro la radice esempio

cognitiva basata sull’esperienza umana. Il significato si può concepire in due modi, in modo referenziale o concettuale (il significato come concetto, è un’idea creata dalla mente che corrisponde a qualcosa che esiste al di fuori della lingua ) e in modo operazionale o contestuale (il significato come operazione, ciò che accomuna i contesti di impiego di un segno e ne permette l’uso appropriato, legato al contesto). Abbiamo diversi tipi di significato: DENOTATIVO (realtà esterna, ciò che il segno descrive e rappresenta in modo oggettivo ), CONNOTATIVO (significato indotto, soggettivo, legato alle sensazioni), LINGUISTICO (elemento di un sistema linguistico codificante una rappresentazione mentale), SOCIALE (il significato che un segno può avere in relazione ai rapporti tra i parlanti), LESSICALE (termini che rappresentano oggetti concreti e astratti, entità della realtà esterna parole piene, esempio gatt), GRAMMATICALE (termini che rappresentano concetti interni al sistema linguistico, alle sue categorie o strutture, parole vuote, significato interno al sistema linguistico, servono per esprimere significati grammaticali e cucire insieme le parole fra loro per formare frasi esempio o in gatto, per, da, tra). SENSO = significato contestuale, la specificazione e concretizzazione che il contenuto di un termine assume ogni volta che viene effettivamente usato in una produzione linguistica in un certo contesto (finestra ha come significato ‘’apertura in una parete’’ ma viene usato a seconda dei contesti, sia per designare, in un senso, le aperture verso l’esterno sulle pareti di un edificio per dare luce, sia per rappresentare, in un altro senso, i riquadri che si aprono sulla parete rappresentata da uno schermo di computer, a un significato possono corrispondere diversi sensi). INTENSIONE = insieme delle proprietà che costituiscono il concetto designato da un termine (gattità), ESTENSIONE = insieme degli individui a cui il termine si può applicare (tutti i possibili gatti con le stesse proprietà). L’unità d’analisi minima fondamentale della semantica è il lessema , un lessema è una parola considerata dal punto di vista del significato , l’insieme dei lessemi di una lingua costituisce il suo lessico. Il LESSICO è uno dei componenti essenziali di una lingua, senza lessico non esisterebbe una lingua, non potremmo comunicare verbalmente, è un insieme infinito, è nella mente, deposito mentale. Un modo per mettere ordine nel lessico è vedere se esistono relazioni di significato fra un dato lessema e uno o più lessemi. Omonimia = lessemi con stesso significante ma significato diverso, non imparentati fra loro e non derivano l’uno dall’altro (riso= atto di ridere, riso= cereale), Polisemia = lessemi con stesso significante ma significato diverso, imparentati fra loro e derivabili l’uno dall’altro (penna= elemento del piumaggio di uccelli o strumento per scrivere), Enantiosemia = significati diversi dello stesso termine, tra loro in rapporto di opposizione (ospite= chi ospita e chi viene ospitato), Sinonimia = lessemi diversi con stesso significato (gatto/micio), Iponimia = rapporto tipo di , il significato di un lessema rientra in un significato più ampio e generico (gatto/felino dove gatto è iponimo, parola con un significato più preciso e felino è iperonimo, parola che ne raggruppa genericamente altre), Meronimia = rapporto parte di, fra un termine che designa una parte specifica di un tutto unico e il termine che designa il tutto (braccio/corpo), Solidarietà semantica = coocorenza obbligatoria (miagolare/gatto), Collocazioni = combinazioni di parole che spesso si trovano vicine, usi convenzionali (bandire/concorso), Antonimia = due lessemi di significato contrario, estremi di una dimensione graduale, quando nego l’uno non ho necessariamente l’altro (alto/basso), Complementarità = due lessemi di cui uno è la negazione dell’altro, dimensione non graduale, nego l’uno affermo l’altro (vivo/morto), Inversione = stessa relazione da due direzioni diverse (medico/paziente), Campo semantico = determinato spazio semantico, Sfera semantica = determinato ambito semantico, più generico e ampio (sfera semantica agricoltura, scuola), Famiglia semantica = lessemi imparentati, legame etimologico, parole derivate da una stessa radice lessicale, Gerarchia semantica = termini che si seguono in una scala di misura. SEMANTICA COMPONENZIALE = metodo per l’analisi del significato dei lessemi, scomporre il significato dei lessemi, comparandoli gli uni con gli altri e cercando di cogliere in che cosa differisca il loro significato, in pezzi o unità di significato più piccoli, elementari e generale tali che possano ricostruire il significato di più lessemi. SEMANTICA PROTOTIPICA = il significato di un lessema è concepito come prototipo (è l’immagine mentale immediata che per i parlanti di una certa cultura corrisponde a un dato concetto, l’immagine mentale a cui si pensa subito se non vengono fornite indicazioni ulteriori per l’identificazione, il punto focale, membro più rappresentativo, i confini sono aperti, al centro il prototipo, i membri non prototipici si allontanano dal punto focale e si avvicinano alla periferia). PRAGMATICA = studia il rapporto tra i segni e i loro utenti, riguarda che cosa si fa con la produzione di un enunciato e chiama in causa l’intenzionalità del parlante, in questa visuale la lingua è studiata come modo d’agire e gli enunciati prodotti costituiscono degli ATTI LINGUISTICI. Produrre un enunciato equivale a fare contemporaneamente tre cose distinte, a compiere 3 atti in uno. L’atto locutivo cioè formare una frase in una data lingua (struttura fonetica, grammaticale e lessicale), atto illocutivo cioè l’intenzione con cui si produce una frase (dare un’informazione, descrivere, fare affermazione, richiesta, minaccia, ordine, invito), atto perlocutivo cioè l’effetto che si vuole provocare nel destinatario del messaggio (allarme, annuncio di sollievo). Verbi performativi = equivalgono a compiere un’azione, bisogna avere l’autorità, usati alla prima persona del presente indicativo (prometto, battezzo, autorizzo, condanno, proibisco). Verbi fattivi = veicolano automaticamente la presupposizione di verità della preposizione che reggono (finire, sapere, confessare, rimpiangere). Presupposizione = significato non detto, non esplicitato verbalmente ma fatto assumere o inferire da quanto viene detto (tipo di significato implicito), il parlante assume come vero o noto all’ascoltatore e quindi assodato, indiscutibile. MASSIME DI GRICE = regole della conversazione, Grice parte dal principio di cooperazione che vige tra i partecipanti a una interazione comunicativa, quantità (dare un contributo tanto informativo quanto è richiesto, né troppa informazione nè poca), qualità (dare un contributo che sia vero o il più possibile veritiero), relazione (essere pertinenti) e modalità (esprimersi chiaramente senza oscurità e ambiguità)