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Esame di Televisione Università IULM
Tipologia: Sintesi del corso
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LONG TV Nell’ambito dei media studies si ha un processo paradossale: la tv ingloba le dinamiche della rete e si svincola dalle logiche di palinsesto e il cinema si apre alla serialità e l’oggetto mediale che esprime le innovazioni e i paradossi sono le serie tv. 1.Serialità e media La storia del prodotto culturale comincia nel XIX secolo, come effetto della riproducibilità tecnica di Benjamin; la produzione in serie nasce da esigenze economiche, per ottimizzare i costi di produzione e aumentarne i ricavi economici. Si identificano 3 declinazioni parallele nell’industria culturale:
di denaro, riduce i costi e massimizza i benefici.
scansione ritmica del racconto
fruizione, creando una relazione fedele e consapevole tra il pubblico e un media.
La produzione seriale applicata al cinema trasforma le modalità di scrittura e termina l’emergere di temi particolari, basato sul cottimo. Autorialità Uno dei risultati è l’impossibilità di esercitare il controllo totale sull’opera e la figura dello show runner ha un ruolo rilevante nella complex tv e cinematic tv e la serialità televisiva è espressione di un lavoro seriale, più evidente che nel film. Divismo Un altro fenomeno legato allo sviluppo del cinema è il divismo: Fantomas nasce come protagonista di un romanzo mensile a puntate e il film seriale si lega alla figura del divo, come Chaplin, Valentino, Greta Garbo, che rappresentano una forte chiave di accesso ai contenuti filmici e un elemento chiave della serialità e la sua presenza genera condivisione, pettegolezzo e fidelizzazione. Divismo femminile: propone la figura della “donna nuova”, emancipata, che lavora fuori casa, veste abiti alla moda e ama andare al cinema dopo il lavoro. Importante è il film
“What Happened to Mary?” , serial in 12 episodi promossi su un periodico femminile destinato al pubblico femminile. La vita della giovane Mary, ereditiera a New York viene narrata con il cliffhanger poiché ogni episodio finisce con un momento topico; se ne realizza un sequel in 6 episodi dal titolo “Who Will Marry Mary?” in cui la giovane si accinge alla scelta del marito. Formati Un altra componente è la questione del formato della serialità che contrappone il modello dei grandi network televisivi, alla struttura seriale proposta dalla Tv via cavo HBO che predilige stagioni più brevi, fino alla scelta di piattaforme streaming come Netflix che rilasciano un’intera stagione in un’unica soluzione.
pratica del binge watching, con il consumo sequenziale e compulsivo di varie puntate in un unica soluzione. Serie tv e pratiche di fruizione: tra fandonie social network Anni Novanta: le pratiche di fruizione hanno messo in discussione la nozione di audience televisiva tradizionale, modificata dalla possibilità di convivere contenuti e commentarli con altri utenti. I social network hanno favorito la formazione di competenze e i concetti di condivisione e esperienza hanno modificato l’agenda dei media. Si generano fenomeni di fandom potenti e diversi rispetto a programmi di culto come Star Trek e X Files o Twin Peaks, prima si esprimeva in una nicchia, come i forum e le convention via posta. Il fandom nell’era di Internet e dei social esce dalle restrizioni spazio-temporali per entrare nella vita quotidiana delle persone coinvolte, attraverso un discorso condiviso e un confronto serrato e continuo; il web lo ha reso mainstream, partecipando ad attività riservate a precise comunità marginali e ne apre i confini del fandom. Serie tv e qualità La questione della qualità è il tema su cui è concentrata l’analisi sulla tv dagli anni Ottanta e la televisione è stata oggetto di critica negativa e si è associata nella dimensione seriale, basata sulla spersonalizzazione, mancanza di autorialità, produzione incentrata al consumo e mercificazione della cultura. Il concetto di qualità ha continuato ad essere la vicinanza al mondo e agli standard del cinema, ed è tra i parametri di qualità nelle due Golden Age della tv americana. 1: coincide con gli esordi del medium verso gli anni 50. 2:la tv divenne arte. La miglior tv è quella che sa produrre una serialità di alto livello ; in Italia la serialità di qualità viene vista come tale se valorizza le componenti del linguaggio televisivo seriale e se rispetta criteri economici estetici e produttivi. La serie tv è vista come un estensione del film, non come sua cattiva imitazione, che amplia i caratteri e li arricchisce e si parla di cinematic television. Serie tv e tele-cinefilia La Grande Serialità è il prodotto di vari elementi:i cambiamenti tecnologici, l’uso dei social media, la frizione del multi-schermo e il binge watching, con la presenza di una caratteristica, detta tele-cinefilia. Per Caughie è un neologismo che è una provocazione; è una forma di amore idealizzato per il cinema, che assieme al ricordo e alla nostalgia, guerra un attaccamento e un profondo legame di tipo emotivo con l’oggetto di studio, diventando oggetto d’amore. E’ l’atteggiamento verso la Grande Serialità e ci riferiamo a una figura stereotipata, che pratica con assiduità la socialità in rete e vi esibisce competenze cinematografiche e le applica alla serie tv di qualità. Si basa sul binge watching su pc o tablet per un esperienza totalizzante; ha caratteristiche di nerdismo e compulsività, è alla ricerca dell’autorevolezza, ha il gusto per le anteprime e per il gossip, ama la stroncatura e le citazioni.
La complessità delle serie tv contemporanee è il prodotto delle accelerazioni produttive e delle tensioni che ne attraversano lo studio. Si precisano filoni di analisi per ambiti di studio marginali; merita il filone che si concentra sugli aspetti produttivi del testo seriale. 1.La rilevanza della dimensione produttiva La difficoltà a misurarsi con questa dimensione ha a che fare con la resistenza culturale e con ostacoli di tipo empirico-pratico. Importante è la figura dello show runner, equiparata spesso all’Autore o al regista cinematografico.
paura di restare esclusi dalla conversazione sui social, obbligando i fan alla menzogna e ad una sbirciata ai bigini(riassunto in rete) e agli spoiler. E’ tratta dalla saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George Martin, adattato alla contemporaneità, è un mondo immaginario formato dal continente Occidentale(Westeros) e uno Orientale(Essos), il centro più grande è la capitale, Approdo del Re, con il Trono di Spade dei Sette Regni e la lotta alla conquista del trono porta nobili famiglie a scontrarsi o allearsi in un forte gioco di potere. E’ popolato da draghi, zombie, umanoidi ed esseri soprannaturali, creando così una soap di qualità, il cui motore principale è il male, fino o al paradosso di uccidere i personaggi l’uno dopo l’altro, non ci si può affezionare a nessuno perchè tutti possono morire. Serie degli eccessi, che spinge al limite le varie componenti, un racconto denso e sfacciato che con la sua eleganza narrativa riveste di classe la banale struttura della soap. HOUSE OF CARDS Si potrebbe definire la serie perfetta, con un cast stellare, una forte densità narrativa e tematica, è l’adattamento di un adattamento: deriva da una miniserie inglese del 1990 con lo stesso titolo, che deriva dalla trilogia di romanzi di Michael Dobbs e consacra Netflix come grande potenza a livello cinematografico e televisivo mondiale. L’interno dello Studio Ovale e della camera da letto della Casa Bianca sono il cuore anche di altre serie come Scandal, e il successo è il risultato di tutte le sue componenti. Trama: alla gelida Claire Underwood non interessa la vita extraconiugale del marito Frank, candidato presidente e il loro progetto di coppia non da spazio al pettegolezzo e alla banalità dei tradimenti della carne, perchè entrambi sono concentrate su un solo oggetto erotico, cioè il potere. Sono due giganti del male alla pari, provando complicità nello sfidarsi reciprocamente e sono la doppia faccia del potere e il bene non esiste. DOWNTON ABBEY E THE CROWN 1952. Elisabetta d’Inghilterra e Filippo di Edimburgo, sono in Kenya nel primo viaggio in luna di miele, si concedono un safari e un po’ di intimità e vengono raggiunti dalla notizia della morte del padre di Elisabetta, il re Giorgio VI. La chiave narrativa di The Crown è condannata in quella scena, è un period drama, ambientata nella Gran Bretagna del secondo dopoguerra, con Churchill e la relazione filiale tra i due aveva dato spunto per un film, ma che ne ha creato un serie di 6 stagioni. 1: infanzia protetta dalla figura del padre, il matrimonio con Filippo di Edimburgo, la relazione turbolenta con la sorella Margaret e l’apprendistato per fare la regina. Importante è anche il successo di Downton Abbey(ITV,2010-2015) , sulla nobiltà anglosassone tra fine Ottocento e i primi del Novecento, intrecciando la quotidianità della famiglia con le vicende della servitù.
monarchia britannica e proponendosi come la serie più costosa. GOMORRA Quelli chiamati production values sono ineccepibili: immagini perfette, fotografia maniacale, regia attenta, trattando lo spettatore da adulto, senza dargli lezioni. E’ bastata sul libro di Roberto Saviano e ne ha fatto il simbolo della via italiana alla grande serialità e la punta di diamante di Sky, non ci sono i buoni, poiché Pietro, Ciro, Salvatore sono gli abitanti della metà oscura, personaggi terribili e noi ci appassioniamo alle loro storie fatte di omicidi, truffe, spaccio e regolamenti di conti.
Sono persone con famiglia, affetti e passioni di vario tipo, soffrono per amore non corrisposto e sono come noi insomma, con il punto di vista della camorra e si incentra dalla seconda stagione ogni episodio su un personaggio ben preciso, a tutto tondo. 1:Ciro , con la prova di uccidere la moglie amatissima. 2: Pietro , incarna l’estrema solitudine del male e non si fida del figlio. 3: Salvatore , fervente cattolico innamorato di un femminiello. La Napoli di Gomorra potrebbe essere Scampia, è un non-luogo , un microcosmo di violenza infettiva, altre città ne sono contagiate e sono senza identità. La lingua è una non-lingua, un napoletano sottotitolato e edulcorato, è un pugno nero allo stomaco, un urlo nero che ci fa capire la banalità del male. TUTTO PUO’ SUCCEDERE E BRACCIALETTI ROSSI Bisogna fare i conti con un ulteriore pregiudizio secondo cui la fiction nazionale è inferiore ai prodotti statunitensi e l’opinione sulla serialità italiana è negativa: banale, stereotipata, recitata male e scritta peggio. Tutto può succedere è l’adattamento della serie americana “Parenthood” , family drama della NBC e trasmesso dagli USA dal 2010 al 2015. Sono state prodotte 2 stagioni, la prima tra il 2015 e il 2016 e la seconda nel 2017. Trama: i Ferraro, due genitori, i loro quattro figli e i loro consorti/compagni, famiglia patriarcale non tradizionale, con Sara mamma disoccupata e separata e con due figli adolescenti che vive a casa dei genitori. Essi sono una coppia anziana inquieta e le loro fragilità sono condivise con i figli adulti: Giulia, avvocato di successo che fatica a essere madre; Carlo, il più giovane, che affronta la responsabilità di un figlio;Alessandro, il maggiore che risolve i problemi di tutto il nucleo. Diversità: è la parola chiave, alla base di una famiglia non stereotipata, con temi sociali come l’integrazione razziale e l’omosessualità. + sindrome di Asperger. Nel gennaio 2014 andò in onda su Rai uno la prima puntata di Braccialetti Rossi , con la storia di un gruppo di adolescenti gravemente malati che vivono in un ospedale. E’ un adattamento della catalana “ Polseres Vermelles” trasmessa dal 2011 al 2013 in Spagna con grande successo.
una grave forma di tumore osseo e gli viene amputata la gamba; Valerio vive lo stesso dramma; Cris è ricoverata con problemi di anoressia; Davide è cardiopatico; Rocco è in comma sente tutto. Insieme formano il gruppo dei “Braccialetti”, il mondo adulto si configura nella dottoressa Lisandri, primario burbera e materna.
viene eliminato dalla serie, poiché uno dei Braccialetti continua a sentirlo e a parlare con lui, mantengono in vita.
E’ una serie tv su Sky Atlantic nel 2016, è un esperimento mai tentato prima della tv italiana, in cui il regista Sorrentino dirige un cast hollywoodiano in un film lungo più di 10 ore, con HBO e Canal+. Trama : Lenny Belardo diventa papa col nome di Pio XIII a 47 anni, con macchinazioni nel Conclave del cardinale Voiello, Lenny è testardo, sospettoso e irascibile.