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Marziale e l'Epigramma: Analisi della Poesia Realistica e del Meccanismo dell'Arguzia - Pr, Schemi e mappe concettuali di Letteratura latina

MARZIALE: vita e analisi delle opere Liber de spectaculis Xenia e Apophoreta L'epigramma come poesia realistica Il meccanismo dell'arguzia (fulmen in clausula) La fortuna di Marziale come autore

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 02/08/2023

francescorosarioluca
francescorosarioluca 🇮🇹

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MARZIALE E L’EPIGRAMMA
Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis, nella Spagna Tarragonese, il 1° marzo 38 o 41 d.C.; venne a Roma
nel 64, trovandovi il generoso appoggio della famiglia spagnola più in vista nella capitale, quella di Seneca,
che lo introdusse nella buona società: frequentando gli ambienti dell'opposizione senatoria a Nerone,
conobbe Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare e capo della fallita congiura organizzata nel 65 ai danni
dell'imperatore Nerone.
Da allora, per alcuni anni, condusse probabilmente vita modesta, svolgendo attività poetica come cliens:
quel cittadino che in cambio di protezione, assistenza giudiziaria e distribuzioni di cibo e denaro (sportula),
procurava al patronus voti alle elezioni, informazioni, facevano viaggi o particolari commissioni per lui e si
arruolavano per lui. La vita da cliens fu dispendiosa e priva di soddisfazioni, ma si dimostrò estremamente
utile per osservare la quotidianità dell'ambiente romano, le più svariate personalità e situazioni che poi
trasporterà con crudo realismo nella sua poesia.
Liber de spectaculis
Dovette comunque ottenere una certa notorietà, se nell'80 compose e pubblicò una raccolta di epigrami,
chiamato anche Liber spectaculorum. Contiene 33 epigrammi in distici elegiaci che descrivono i vari
spettacoli offerti al pubblico in occasione dell'inaugurazione del Colosseo ad opera dell'imperatore Tito,
figlio di Vespasiano. In particolare, si tratta dei giochi che si svolgevano all'interno dell'anfiteatro, tra cui
scene di caccia, combattimenti di gladiatori e battaglie navali. Sono inseriti anche i cosiddetti mimi, ovvero
rappresentazioni di miti caratterizzati da dettagli truci ed un pungente realismo. L'opera gli valse un
riconoscimento, anche economico del nuovo imperatore Tito.
Xenia e Apophoreta
Verso l'anno 84 o 85 comparvero altri 2 libri di epigrammi in distici elegiaci:
- Xenia (doni per gli ospiti) sono una raccolta di 127 epigrammi che accompagnavano i doni che ci si
scambiava durante i Saturnali;
- Apophoreta (doni da portar via) sono quelli che accompagnavano i doni destinati ai commensali alla fine
di un convivio. Bisogna sapere che tali doni venivano sorteggiati tra gli invitati: da questo fatto potevano
derivare talvolta situazioni curiose o comiche (ad esempio: un pettine assegnato a un calvo) su cui il poeta
poteva sbizzarrirsi divertendo i lettori.
L'accoglienza di tali libri, però, deluse le aspettative del poeta che si ritirò per alcuni mesi a Forum Cornelii
(Imola), ospite di un potente amico. Lì pubblicò il suo terzo libro (estate dell'anno 87) ma la nostalgia del
variopinto e multiforme ambiente romano, fonte di ispirazione della sua poesia, lo fece tornare nella
capitale.
Dopo l'assassinio di Domiziano nel 96, sotto i principati di Nerva e poi di Traiano si instaurò a Roma un
clima morale più austero. Marziale tentò di ingraziarsi i nuovi regnanti, ma i suoi epigrammi mal si
conciliavano con il nuovo orientamento del potere. Inoltre, probabilmente egli era ormai troppo noto per i
suoi passati rapporti con l'odiato predecessore di Nerva. Nel 98, infine, compì il viaggio di ritorno alla città
natale, dove morì nel 104.
Di Marziale ci sono pervenuti 12 libri di epigrammi e quelli monotematici non hanno un numero
progressivo ma sono noti con un nome: nel caso di Xenia e Apophoreta anche il titolo è autoriale. Sembra
anche che i 12 libri di epigrammi vari siano stati così numerati dal poeta medesimo. I libri sono inoltre
preceduti da una prefazione in prosa che ha la funzione di fornire al lettore elementi sulla composizione
dell'opera.
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MARZIALE E L’EPIGRAMMA

Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis , nella Spagna Tarragonese , il 1° marzo 38 o 41 d.C. ; venne a Roma nel 64 , trovandovi il generoso appoggio della famiglia spagnola più in vista nella capitale, quella di Seneca , che lo introdusse nella buona società: frequentando gli ambienti dell'opposizione senatoria a Nerone, conobbe Calpurnio Pisone , suocero di Giulio Cesare e capo della fallita congiura organizzata nel 65 ai danni dell'imperatore Nerone. Da allora, per alcuni anni, condusse probabilmente vita modesta, svolgendo attività poetica come cliens : quel cittadino che in cambio di protezione, assistenza giudiziaria e distribuzioni di cibo e denaro ( sportula ), procurava al patronus voti alle elezioni, informazioni, facevano viaggi o particolari commissioni per lui e si arruolavano per lui. La vita da cliens fu dispendiosa e priva di soddisfazioni, ma si dimostrò estremamente utile per osservare la quotidianità dell'ambiente romano, le più svariate personalità e situazioni che poi trasporterà con crudo realismo nella sua poesia. Liber de spectaculis Dovette comunque ottenere una certa notorietà, se nell' 80 compose e pubblicò una raccolta di epigrami, chiamato anche Liber spectaculorum. Contiene 33 epigrammi in distici elegiaci che descrivono i vari spettacoli offerti al pubblico in occasione dell'inaugurazione del Colosseo ad opera dell'imperatore Tito , figlio di Vespasiano. In particolare, si tratta dei giochi che si svolgevano all'interno dell'anfiteatro, tra cui scene di caccia, combattimenti di gladiatori e battaglie navali. Sono inseriti anche i cosiddetti mimi, ovvero rappresentazioni di miti caratterizzati da dettagli truci ed un pungente realismo. L'opera gli valse un riconoscimento, anche economico del nuovo imperatore Tito. Xenia e Apophoreta Verso l'anno 84 o 85 comparvero altri 2 libri di epigrammi in distici elegiaci:

- Xenia ( doni per gli ospiti ) sono una raccolta di 127 epigrammi che accompagnavano i doni che ci si scambiava durante i Saturnali; - Apophoreta ( doni da portar via ) sono quelli che accompagnavano i doni destinati ai commensali alla fine di un convivio. Bisogna sapere che tali doni venivano sorteggiati tra gli invitati: da questo fatto potevano derivare talvolta situazioni curiose o comiche (ad esempio: un pettine assegnato a un calvo) su cui il poeta poteva sbizzarrirsi divertendo i lettori. L'accoglienza di tali libri, però, deluse le aspettative del poeta che si ritirò per alcuni mesi a Forum Cornelii (Imola), ospite di un potente amico. Lì pubblicò il suo terzo libro (estate dell'anno 87) ma la nostalgia del variopinto e multiforme ambiente romano, fonte di ispirazione della sua poesia, lo fece tornare nella capitale. Dopo l'assassinio di Domiziano nel 96 , sotto i principati di Nerva e poi di Traiano si instaurò a Roma un clima morale più austero. Marziale tentò di ingraziarsi i nuovi regnanti, ma i suoi epigrammi mal si conciliavano con il nuovo orientamento del potere. Inoltre, probabilmente egli era ormai troppo noto per i suoi passati rapporti con l'odiato predecessore di Nerva. Nel 98 , infine, compì il viaggio di ritorno alla città natale, dove morì nel 104. Di Marziale ci sono pervenuti 12 libri di epigrammi e quelli monotematici non hanno un numero progressivo ma sono noti con un nome: nel caso di Xenia e Apophoreta anche il titolo è autoriale. Sembra anche che i 12 libri di epigrammi vari siano stati così numerati dal poeta medesimo. I libri sono inoltre preceduti da una prefazione in prosa che ha la funzione di fornire al lettore elementi sulla composizione dell'opera.

1. L'epigramma come poesia realistica Un aspetto importante della cultura letteraria dell'età dei Flavi , nel clima di restaurazione morale che la caratterizza, è a tendenza al recupero dei genere poetico più alto, l'epica (Stazio, Silio Italico, Valerio Flacco); ma si assiste anche alla diffusione e al cospicuo successo di un genere come l'epigramma che lo stesso Marziale considera il più umile di tutti. A Roma l'epigramma non aveva una grande tradizione: fra i suoi auctores Marziale indica, accanto a poeti minori, Catullo , che svolge una funzione importante di mediazione fra cultura greca e latina nella storia di questo genere letterario. L'origine dell'epigramma risale all'età greca arcaica , dove la sua funzione (come il nome stesso attesta: « iscrizione ») era essenzialmente commemorativa: era inciso ad esempio su pietre tombali, o su offerte votive, a ricordare una persona, un monumento, un luogo o un evento famoso (come l'epigramma di Simonide per i caduti alle Termopili ). In età ellenistica però l'epigramma , pur conservando la sua caratteristica brevità, mostra di essersi emancipato dalla forma epigrafica e dalla destinazione pratica: è un tipo di componimento adatto alla poesia d'occasione, a fissare nel giro di pochi versi l'impressione di un momento, di un piccolo avvenimento quotidiano (la funzione svolta dal sonetto o dalla lirica nella poesia moderna). I temi sono di tipo leggero: erotico, simposiaco, satirico-parodistico, accanto a quelli più tradizionali, ad esempio di carattere funebre (anche nella forma lievemente parodistica dell'epicedio per animaletti): la Corona di Meleagro , poi confluita nell'Anthologia Palatina , è il documento che meglio ci illustra la natura e la diffusione dell'epigramma in età ellenistica. Ma non si deve dimenticare che nella Roma della prima età imperiale anche l'epigramma in lingua greca conosce notevole fioritura:

  • l'epigramma poteva prestarsi ad un atto di omaggio o all'accompagnamento di un dono, come avviene nella Corona di Filippo (età di Caligola);
  • la possibilità dello scherzo e dell'intrattenimento giocoso ed è il caso degli epigrammi scommatici (invettiva sarcastica) di Lucillio - (età di Nerone ). A Roma , Catullo valorizza la forma breve (già in sé privilegiata dalla poetica callimachea ) come la più idonea a esprimere sentimenti, gusti, passioni, cioè i temi della vita individuale, nonché a farsi strumento di vivace aggressione polemica (e a tale scopo l'epigramma fu sfruttato anche da altri poeti dell'ambiente neoterico). Marziale farà dell'epigramma il suo genere esclusivo, l'unica forma della sua poesia, apprezzandone soprattutto la duttilità, la facilità ad aderire ai molteplici aspetti del reale. La varietà, la mobilità di un genere agile come l'epigramma sono i pregi che Marziale polemicamente contrappone ai generi illustri, all'epos e alla tragedia, coi loro toni seriosi e i loro contenuti abusati. È proprio il realismo, l'aderenza alla vita concreta, che Marziale rivendica come tratto qualificante della propria poesia ( hominem pagina nostra sapit , X 4 ), e che vede orgogliosamente confermato dall'enorme successo che il pubblico le accorda. Il suo è un tipo di poesia che coniuga fruibilità pratica e divertimento letterario, tratteggiando un quadro variegato della realtà quotidiana con le sue contraddizioni. Marziale osserva lo spettacolo della realtà e dei vari personaggi con uno sguardo deformante che ne accentua i tratti grotteschi e li riconduce a tipologie ricorrenti (parassiti, vanitosi, plagiari, spilorci, imbroglioni, ecc.): deformazione e grottesco sono il frutto di un effetto ottico che, secondo i modi propri dell' epigramma scommatico , focalizza singoli personaggi e tratti isolati negando loro uno sfondo, un contorno, come se, per meglio mostrarli, fossero strappati al contesto. L'atteggiamento del poeta è però quello di un osservatore attento ma per lo più distaccato, che raramente si impegna nel giudizio morale e nella condanna: di fronte allo spettacolo assurdo preferisce il sorriso all'indignazione.