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Riassunto completo, dettagliato e ordinato del libro "Medioevo, istruzioni per l'uso" di Francesco Senatore,, seconda edizione. Il riassunto contiene anche i commenti relativi ai brani esemplificativi inseriti da Senatore. Documento comprensivo di TUTTI i capitoli e sottocapitoli.
Tipologia: Sintesi del corso
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Francesco Senatore
in un contesto che si reggeva sulla parola e non sullo scritto. Nonostante ciò, la parola “pubblico” era abitualmente usata dai litterati del tempo, che scrivevano i capitolari, ovvero le leggi che l’imperatore inviava ai suoi conti.
individuare le informazioni più importanti, anche se è lo studente che in prima persona deve riuscire ad individuare gli avvenimenti più importanti, al di là dell’insegnante.
Negli ultimi tempi, entrambe le definizioni sopra descritte sono state oggetto di forti critiche. Gli argomenti più importanti sono comunque i seguenti:
garantissero l’autenticità. Il diploma di Ottone autorizzava il vescovo di Parma e i suoi successori a governare la città come se fosse un conte del palazzo imperiale; esso descrive in 2 punti fondamentali il contenuto del potere concesso:
dell’XI secolo, cosa che sarebbe impossibile se disponessimo soltanto di storie come quella di Paolo Diacono o di diplomi come quello di Ottone I. Questo documento ci fa conoscere il diritto privato dell’epoca. Nel Medioevo il diritto non era prodotto dallo Stato, ma dalla società stessa, che lo trasmetteva ai posteri e lo trasformava di zona in zona. La lingua è artificiale , inventata da anonimi specialisti della scrittura in una società che ha bisogno della scrittura, e ricorre abitualmente ad essa, anche per una “banale” permuta tra padre e figlie, come in questo caso. Qui la notizia più interessante è comunque la cessione di una parte del mulino ad acqua. Nel ducato di Amalfi, infatti, la proprietà dei mulini era divisa in quote; esse non erano indicate in quantità, ma in durata. (Ad esempio, la defunta madre di Maria possedeva il mulino per due mesi meno cinque giorni.) Spese e ricavi dell’attività del mulino erano suddivisi tra i vari proprietari in ragione della quota posseduta. Inoltre, non esistono i cognomi ancora, ma soltanto i patronimic i: ci si identifica con la specificazione che si è figlio/a di qualcuno. Tale pratica si giustifica con la volontà di mantenere memoria della propria discendenza, in quanto la genealogia è considerata nobilitante.
trasferire è riferita in due differenti tipi di monete: la lira di Barcellona e il Franco della Francia, indicati con i sottomultipli - > per questa ragione è detta di cambio: l’operazione effettuata è, in primis, un cambio tra due valute. I soggetti della lettera sono quattro:
Grazie alla lettera era anche possibile mettersi in viaggio senza portarsi appresso i contanti. La distanza spaziale e temporale rese la lettera di cambio uno strumento molto versatile per gli usi più diversi: gestire il commercio internazionale, ad esempio, ma anche pagare un creditore su una piazza in cui il costo del denaro era inferiore. Sia nell’antichità che nell’alto Medioevo c’erano individui specializzati nel prestito e nel cambio delle monete. Era tutto basato sulla fiducia reciproca: gli operatori si conoscevano e fidavano l’un dell’altro. La lettera di cambio era infatti un documento con immediati effetti giuridici, anche se non era emessa da un’autorità: ai mercanti bastava riconoscere la mano del proprio collega (la lettera infatti era autografa). Una lettera di cambio poteva anche essere rifiutata, qualora il datore o il traente non fossero stati affidabili. Il mercante-banchiere del basso Medioevo fu un innovatore non solo dal punto di vista dell’economia e della mentalità, ma anche da quello della cultura (laica) che comunicava in volgare.