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Menandro, il maggior esponente della commedia NUOVA, che si distacca dall’attualità politica e si concentra sul microcosmo familiare. Menandro scrive più di 100 commedie ma l’unica sua opera che ci è pervenuta per intero è il Dyskolos (Caio, 1975, il Bisbetico). le opere di Menandro, i temi trattati, la lingua utilizzata e la trama de 'Lo scudo' e 'La ragazza di Samo'.
Tipologia: Appunti
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Menandro è il maggior esponente della commedia NUOVA (NEA), una commedia che si distacca dall’attualità politica e si concentra sul microcosmo familiare. I personaggi spesso sono tipi, ma con Menandro poi si arriva all’individuo. In questa commedia non c’è più la parresia né la democrazia, poiché i macedoni controllano la vita socio-politica dei cittadini. Gli intrecci di Menandro sono più complessi e quindi le commedie risultano più avvincenti. Spesso troviamo l’ANAGNORISIS, ovvero il riconoscimento di un personaggio tramite alcuni oggetti. L’amore è sempre contrastato ma a lieto fine, non ci sono oscenità, prevalenza di perbenismo. Menandro nasce ad Atene nel 342 a.C., da famiglia agiata. Intorno al 317 i macedoni si pongono a capo di Atene. Menandro riesce ad allacciare rapporti di amicizia con i personaggi più importanti ed in vista del suo periodo. Scrisse più di 100 commedie ma l’unica sua opera che ci è pervenuta per intero è il Dyskolos (Caio, 1975, il Bisbetico). Rimase tutta la vita ad Atene, dove ottenne grande fama , ottenne 8 vittorie con le proprie opere. Dopo la sua morte la sua fama crebbe, infatti venne considerato anche un grande poeta, diventandone un modell, purtroppo le sue opere non vennero tramandate, principalmente si possono riscostruire grazie a giusdizi e commenti degli antichi (a noi sono giunte solo sententie o citazini non tutte sue). OPERE
ritroun primo ritrovamento 1907 nel Cairo/1975 fu trovata il bisbetico unica opera giuntaci per intero
sincero ed onesto, quindi troviamo una vera e propria psicologia molto più profonda del personaggio. l'intera commedia vede quindi la maturazione di quest'ultimo è il suo ricongiungimento con Glicera. L'ARBITRATO Lacunosa. Risalente a dopo il 304, epoca della maturità. Fu poi copiata da Terenzio nell'Hecyra (suocera). Nel primo atto il servo Onesimo rivela che il suo padrone Carisio aveva lasciato la moglie Panfila ed era andato a convivere con la flautista Abrotono. La moglie, infatti, aveva partorito un figlio e lo aveva poi abbandonato, per cui si sente tradito. Alcuni mesi prima, durante le feste Tauropolie, Carisio ubriaco aveva violentato una ragazza, Panfila, che poco dopo avrebbe sposato. Panfila era rimasta incinta e abbandonò il figlio ritenuto illegittimo, lasciandogli diversi segni di riconoscimento tra cui l’anello caduto al violentatore. Nel secondo atto il pastore Davo ha trovato il bambino abbandonato ma, non potendo adottarlo, lo cede al carbonaio Sirisco, la cui moglie ha appena perso un bambino. I due uomini litigano per il possesso degli oggetti del neonato: per il carbonaio sono proprietà del bambino mentre per il pastore gli oggetti sono un compenso per il ritrovamento. Decidono allora di prendere un passante per giudicare la situazione. Il passante è il vecchio Smicrine che dà ragione al carbonaio. Sminicrine (però non sa che il bambino è suo nipote visto che è il padre di Panfila). Onesimo incontra Smicrine e riconosce tra gli oggetti del bambino l’anello del padrone e intende riportarglielo. Nel terzo atto Abrotono apprende da Onesimo che l’anello era stato perso da una fanciulla alle Tauropolie dopo uno stupro. La donna afferma di ricordare la ragazza stuprata e di poterla riconoscere e per fare ciò si fingerà la madre del bimbo per ottenere da Carisio la libertà e le nozze con lui. Nel quarto atto Smicrine prova a convincere la figlia al divorzio, spinto dal voler recuperare la dote della figlia, senza riuscirci. Abrotono si reca da Panfila e riconosce in lei la madre del bambino. La cortigiana non sa se essere onesta o tacere ma alla fine dirà la verità. La donna, poi, restituisce il figlio alla madre rivelandole che il padre è Carisio che, nascosto, aveva sentito il dialogo tra padre e figlia e ora si sente colpevole, Abotronio rivela tutto. Nel quinto atto Smicrine viene per portare via con sé la figlia ma Onesimo gli comunica che ha un nipotino. Qui la commedia si interrompe ma probabilmente si chiudeva con la riconciliazione tra i due coniugi e la libertà di Abrotono. Il finale della commedia è legato alla caratterizzazione psicologica dei tuoi personaggi principali, infatti la riconciliazione è legata all'amore reciproco che era stato già introdotto nella storia e che non riesce a spezzarsi nonostante la piccola separazione. Carisio, apprendendo di quello che lui aveva fatto quella fatidica sera, subito comincia a pentirsi di questa sua azione e accusa se stesso per non aver compreso la sofferenza della moglie, che era stata ora vittima di una situazione simile a quella dove lui era stato aggressore. Quindi già la disposizione psicologica dei personaggi ai presupposti per lo scioglimento dell'intrigo quindi non è la fortuna la vera e propria protagonista della commedia ma al massimo perché da occasione di
comprendere la verità su quella notte ma il suo intervento non influisce effettivamente sul risultato che si sarebbe raggiunto anche semplicemente con le dinamiche che erano state create tra i vari personaggi. Anche il personaggio di Abrotone mostra di essere un personaggio generoso sia per il suo atteggiamento altruista nei confronti di Carisio sia successivamente per il suo aiuto proprio verso la madre del bambino infatti per quanto lei inizialmente fosse un personaggio relativamente negativo si evolve migliora e quindi è ricompensata sposandosi con l'amico di Carisio Cherastro. Entrambi i protagonisti hanno delle personalità molto delineate, abbiamo da una parte Carisio che sentendosi tradito all'inizio della commedia prende una decisione impulsiva e decide di allontanarsi dalla moglie ma avendo compreso il suo errore confessa la sua colpa Panfile, d'altro canto decide di obbedire i propri sentimenti senza tornare a casa del padre cosa che era normalmente fatta in questi casi dalle donne del suo rango. LO SCUDO La commedia è stata conservata da tre papiri diversi abbiamo quindi circa 400 versi più o meno la metà dell'opera ma manca la parte finale. Il pedagogo Davo, che accompagnava Cleostrato, lo ritiene morto, poiché trova il suo scudo in pezzi (in realtà il giovane sta tornando in patria). Suo zio Smicrine decide di sposarsi con la sorella di Cleostrato, sua nipote, ereditiera dei soldi del fratello, che però è impegnata con Cherea, figliastro di Cherestrato, fratello di Smicrine. Per scongiurare le nozze, secondo un'idea di Davo, Cherestrato si finge morto e Smicrine punta sua figlia, ancora più ricca della nipote. [Parte mancante] Lieto fine: Cherea sposa la sorella di Cleostrato e Cleostrato la figlia di Cherestrato. Con questa commedia vediamo quanto effettivamente menandro fosse capace non solo di creare personaggi con una profonda psicologia ma anche grandi intrecci potendo sorprendere il pubblico con risultati inattesi. Importante è sicuramente la figura del servo l'uomo generoso e nobile malgrado la sua posizione sociale essendo uno schiavo frigio quindi tecnicamente un Barbaro ma lui incarna i valori tipici della filantropia greca quindi la verità ha un ruolo di centralità ha uno straniero e la caratteristica più importante di tutta la commedia quindi vediamo un grande cosmopolitismo proprio dell'età ellenistica Il grande sviluppo della trama però in questo caso va a diminuire un poco la caratterizzazione psicologica dei personaggi. LA RAGAZZA DI SAMO È lacunosa e di datazione incerta. Una vera e propria commedia degli equivoci. Durante una festività religiosa Muschione, figlio adottivo di Demea, ha violentato Plagone figlia di Nicerato, che ha dato alla luce un bambino. Moschione però, intenzionato a sposare la ragazza, non vuole rivelare di essere il padre il bambino e quindi viene affidato a Criside, la concubina di Damea, che finge di essere La
La filologia è lo studio dei testi quindi abbiamo la costruzione delle grandi biblioteche che comunque hanno aiutato la sua diffusione. La scienza filologica operò sulle opere di Omero come prima prova a questo lavorarono Zenodoto, Aristofane di Bisanzio e Aristarco di Samotracia. Filologia:
isola di Cos (scuola ippocratica, culto di Asclepio) In epoca ellenistica si distinguono due scuole mediche:
nei giorni possiamo vedere l'innovazione di Callimaco infatti lui dà una nuova forma a questo genere letterario ormai tradizionale di solito i poeti come archiloco o ipponatte lo utilizzavano come strumento per la poesia del biasimo qui invece sono utilizzati per la divulgazione scritta e per lo più moralistica troviamo molti temi motivi e tipologie metriche sia temi di contenuto etico ma anche varie polemiche letterarie e spesso riferiti anche alla realtà neanche molto l'uso della fiaba o comunque dell'allegoria questi temi però erano già presenti nella giambografia precedente INNI abbiamo quindi sei inni un omaggio di Callimaco alla tradizione della poesia religiosa solitamente utilizzata per celebrare divinità quando vediamo invece quelli di Callimaco alcuni sono stati fatti su commissione altri invece perché il poeta voleva farli effettivamente e quindi vi è un riferimento rituale fittizio invece di utilizzare esametri e dialetto Ionico come nella classica forma degli in neomerici Callimaco utilizza distici elegiaci e in due casi il dialetto dorico ZEUS parto della madre e rea che riuscì a salvare Zeus e l'elogio al protettore di Callimaco cioè Tolomeo filadelfo APOLLO dopo un esordio religioso loda il Dio con riferimenti a riti luoghi di culto e ai suoi legami con la sua città natale l'inno termina con Apollo che elogia l'estetica callimachea e quindi la poesia molto breve e raffinata ARTEMIDE abbiamo quindi Artemide bambina che chiede al padre i suoi privilegi come se fossero dei giocattoli poi si fa costruire le armi dai ciclopi e alla fine abbiamo dei digressioni sui luoghi di culto della dea DELO è celebrata l'isola sacra di Apollo e ci sono descritte le peregrinazioni di latona che tenta di sfuggire da era alla fine proprio Delo ad accoglierla e qui lei dà alla luce i suoi gemelli che sarebbero proprio Apollo e Artemide PALLADE questo prende spunto da una cerimonia religiosa dove ogni anno si lavava nel fiume la statua della dea Pallade però il vero racconto è quello dell'accertamento di Tiresia che andando a caccia vive per sbaglio la dea Atena nuda e quindi lei lo accecò
questo da un punto di vista letterale è quello più compiuto si ricollega una cerimonia che era di Cirene per Demetra e si parlava quindi del sacrilegio di perisictone il quale posso abbattere il bosco sacro della dea di conseguenza venne punito con una fame insaziabile l'indoo era un qualcosa che apparteneva alla letteratura tradizionale ma Callimaco riesce a rivisitarla abbiamo ad esempio un'unione della quotidianità e anche della realtà mitica e tutto questo porta a inni di gusto ellenistico EPILLIO ECALE qui si cimenta nell'arte del epilio che era una breve composizione di argomento mitico in esametri ECALE il protagonista è Teseo inviato a uccidere il toro di maratona viene ospitato quindi da una vecchietta e cale e i due cominciano a fare amicizia e calerà racconta la storia della sua vita che in tempo era felice e ormai è misera poiché sola Teseo promette quindi alla signora di ritornare il giorno dopo ma purtroppo è cale muore prima che Teseo possa effettivamente ritornare spaventato per la presunta morte dell'eroe alla fine Teseo onora la vecchia istituendo una festa e poi dando il suo nome a un villaggio dell'Attica l'interesse dell'epilio non è tanto sull'azione vera e propria e sul rapporto e sull'incontro tra l'eroe e l'anziana oltre questo infatti vediamo altri personaggi che sarebbero due cornacchie che chiacchierano tra loro e parlano di miti rari abbiamo quindi un'unione di toni comici ma anche un racconto raffinato con tratti epici quest'opera si estendeva quasi per mille versi ma abbiamo solamente pochi frammenti di papiro EPIGRAMMI la silloge nota come antologia Palatina ci trasmette una sessantina di epigrammi che sono stati attribuiti a Callimaco per lo più la cornice di questi è il simposio altri invece sono di natura funeraria o comunque di contenuto epidittico abbiamo anche altri epigrammi dove vi è la solita polemica letteraria qui l'epigramma è visto da Callimaco come un qualcosa di breve ma allo stesso tempo raffinato lui alla fine è maestro di questo genere soprattutto grazie alla mescolanza di stili e registri cosa che era molto diffusa soprattutto con l'arte Alessandrina