Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La Commedia Nuova di Menandro: Analisi e Contesto Storico, Appunti di Greco

Appunti sui caratteri della commedia nuova, sulla vita dei Menandro e sulle sue opere: Il Misantropo ( δυσκολος), Scudo ( Ασπις), L'Arbitrato (Επιτρεποντες), La donna Tosata (Περιχειρομενη), LA Ragazza di Samo (Σαμια).

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 08/03/2021

maripatro
maripatro 🇮🇹

4.7

(3)

17 documenti

1 / 7

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
La commedia nuova.
Parliamo di una realtà sociale politica, economica e culturale, diversa da quella del
mondo classico. Siamo passati con Menandro all’età ellenistica alla morte di
Alessandro Magno.
Aveva spartito il suo dominio ai suoi diadochi, formano dei piccoli stati.
Siamo passati dall’età in cui il cittadino greco era stato partecipe della vita politica,
anche con i propri limiti, a un età in cui il mondo greco fa parte di un regno,
quello macedone, e la polis scompare; dunque i cittadini diventano sudditi di un
paese di cui non conoscevano neanche il sovrano e neanche dove fosse bene la
macedonia. Ormai il tema della politica non viene più preso in considerazione.
La commedia di Aristofane che era un tutt’uno con la politica, non avrebbe più motivo
si esistere.
Gli antichi stessi crearono una specie di commedia di mezzo che facesse un po’ da
tramite tra la vecchia (αρχαια) e nuova ( νεα) commedia.
Questa commedia di mezzo sappiamo che si sviluppò tra il 380 e il 330 ac,
conosciamo dei nomi d’autore e sappiamo che era impegnata su temi mitologici, ma
niente di più.
Anche della commedia nuova abbiamo una conoscenza lacunosa; Menandro è un
autore che noi stiamo ancora conoscendo, avendo poche testimonianze.
Esistevano anche altri autori: Difilo e Filemone di cui possediamo solo frammenti e
possiamo risalire alla trama delle loro opera soltanto attraverso i rifacimenti di Plauto
e Terenzio nel mondo latino (tradizione indiretta).
1. Mentre la commedia antica era definita politica, strettamente legata alla polis,
quella nuova non affronta più i problemi del genere. Aristofane portava
avanti una sorta di lotta politica.
2. Il pubblico di menandro è un pubblico che non crede più nel ruolo
imperialistico di Atene, mentre Aristofane parla a persone che avevano
appoggiato Pericle nella guerra del Peloponneso. Ormai le persone hanno capito di
essere una parte dell’impero di Alessandro Magno. Questo non accade tanto per la
minore libertà politica, ma per il fatto che i cittadini non possono più partecipare di
persona alla vita politica.
3. I personaggi non hanno nomi importanti, non sono personaggi politici, ma
comuni che potrebbero vivere ovunque anche in uno spazio temporale anche molto
più ampio, perché in Menandro c’è la tendenza all’universalizzazione. Quindi
l’ironia di Menandro non va a colpire personaggi illustri, ma tipi generici (usuario,
mercante, schiavo, mercenario).
4. Ruolo del coro. Nella commedia nuova non ha alcuno spazio nella
rappresentazione della vicenda. Ha solo la funzione di intrattenere il
pubblico durante le pause; la commedia perde quel carattere lirico che aveva
permesso ad Aristofane di comporre pagine di altissima poesia. Le parti corali
dunque non vengono più scritte
5. La commedia nuova è realistica poiché prende i suoi personaggi dai tipi umani
che si incontrano ogni giorno. È giusto fare un distinguo tra il realismo di Menandro
e quello della letteratura italiana. Menandro preferisce un ambientazione
piccolo borghese e preferisce analizzare i problemi: il denaro, le difficoltà
economiche, l’amore, le preoccupazioni per un matrimonio, le norme sociali.
Mentre il realismo più avanti vorrà mettere in scena determinati situazioni
nella convinzione che si potesse migliorare; per Menandro c’è solo il gusto
letterario di metterlo in scena; tanto è vero che il linguaggio di Menandro
rimane artefatto. Il realismo di Menandro non esclude una certa canonizzazione dei
personaggi e delle vicende: certi personaggi e certe vicende vengono
rappresentate sempre allo stesso modo.
6. La commedia antica era grossolana e comica perché voleva far ridere, la nuova è
molto più basata sull’ironia sottile, e l’intenzione non è tanto di far ridere ma
di far commuovere. Meandro comincia ad indagare psicologicamente l’animo dei
1
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica La Commedia Nuova di Menandro: Analisi e Contesto Storico e più Appunti in PDF di Greco solo su Docsity!

La commedia nuova.

Parliamo di una realtà sociale politica, economica e culturale, diversa da quella del mondo classico. Siamo passati con Menandro all’età ellenistica alla morte di Alessandro Magno. Aveva spartito il suo dominio ai suoi diadochi, formano dei piccoli stati. Siamo passati dall’età in cui il cittadino greco era stato partecipe della vita politica, anche con i propri limiti, a un età in cui il mondo greco fa parte di un regno, quello macedone , e la polis scompare ; dunque i cittadini diventano sudditi di un paese di cui non conoscevano neanche il sovrano e neanche dove fosse bene la macedonia. Ormai il tema della politica non viene più preso in considerazione. La commedia di Aristofane che era un tutt’uno con la politica, non avrebbe più motivo si esistere. Gli antichi stessi crearono una specie di commedia di mezzo che facesse un po’ da tramite tra la vecchia (αρχαια) e nuova ( νεα) commedia. Questa commedia di mezzo sappiamo che si sviluppò tra il 380 e il 330 ac, conosciamo dei nomi d’autore e sappiamo che era impegnata su temi mitologici, ma niente di più. Anche della commedia nuova abbiamo una conoscenza lacunosa; Menandro è un autore che noi stiamo ancora conoscendo, avendo poche testimonianze. Esistevano anche altri autori: Difilo e Filemone di cui possediamo solo frammenti e possiamo risalire alla trama delle loro opera soltanto attraverso i rifacimenti di Plauto e Terenzio nel mondo latino (tradizione indiretta).

  1. Mentre la commedia antica era definita politica, strettamente legata alla polis, quella nuova non affronta più i problemi del genere. Aristofane portava avanti una sorta di lotta politica.
  2. Il pubblico di menandro è un pubblico che non crede più nel ruolo imperialistico di Atene , mentre Aristofane parla a persone che avevano appoggiato Pericle nella guerra del Peloponneso. Ormai le persone hanno capito di essere una parte dell’impero di Alessandro Magno. Questo non accade tanto per la minore libertà politica, ma per il fatto che i cittadini non possono più partecipare di persona alla vita politica.
  3. I personaggi non hanno nomi importanti , non sono personaggi politici, ma comuni che potrebbero vivere ovunque anche in uno spazio temporale anche molto più ampio, perché in Menandro c’è la tendenza all’universalizzazione. Quindi l’ironia di Menandro non va a colpire personaggi illustri, ma tipi generici (usuario, mercante, schiavo, mercenario).
  4. Ruolo del coro. Nella commedia nuova non ha alcuno spazio nella rappresentazione della vicenda. Ha solo la funzione di intrattenere il pubblico durante le pause ; la commedia perde quel carattere lirico che aveva permesso ad Aristofane di comporre pagine di altissima poesia. Le parti corali dunque non vengono più scritte
  5. La commedia nuova è realistica poiché prende i suoi personaggi dai tipi umani che si incontrano ogni giorno. È giusto fare un distinguo tra il realismo di Menandro e quello della letteratura italiana. Menandro preferisce un ambientazione piccolo borghese e preferisce analizzare i problem i: il denaro, le difficoltà economiche, l’amore, le preoccupazioni per un matrimonio, le norme sociali. Mentre il realismo più avanti vorrà mettere in scena determinati situazioni nella convinzione che si potesse migliorare; per Menandro c’è solo il gusto letterario di metterlo in scena ; tanto è vero che il linguaggio di Menandro rimane artefatto. Il realismo di Menandro non esclude una certa canonizzazione dei personaggi e delle vicende: certi personaggi e certe vicende vengono rappresentate sempre allo stesso modo.
  6. La commedia antica era grossolana e comica perché voleva far ridere, la nuova è molto più basata sull’ironia sottile , e l’intenzione non è tanto di far ridere ma di f ar commuovere. Meandro comincia ad indagare psicologicamente l’animo dei

suoi personaggi; questa è un’influenza che Menandro riceve da Euripide, il primo che aveva analizzato il campo d’azione dell’irrazionale (Medea). Per realizzare l’uomo così com’è, Menandro si ispira molto alla filosofia del tempo, un filosofo in particolare Teofrasto , il quale aveva fatto una vera e Propria indagine sull’animo umano.

MENANDRO

VITA. Nel periodo delle lotte dei vari diadochi di Alessandro Magno. Nasce ad Atene nel 342 ac. Inizia l’attività molto giovane ma in vita non ottiene un grande successo, perché il pubblico era abituato ad una commedia diversa. Alla fine visse un esistenza abbastanza appartata. Si interessò alla filosofia e fu discepolo di Teofrasto e morì nel 292 ac. Rappresentò la sua prima commedia nel 321 e sappiamo che compose più di 100 opere, ma vinse solo in 8 casi. La commedia di Menandro ha un intreccio molto complesso, basato sullo scambio di persona che si risolve poi nel riconoscimento finale; ecco perché c’è bisogno di un prologo informativo. In questo siamo vicini al prologo Euripideo. I canti del coro dividono solo la commedia in atti, e non c’è più la rottura della quarta parete. Si può intravedere la commedia di Aristofane negli interventi di qualche singolo attore, che talvolta scambia una battuta con il pubblico. Le commedie sono semplici , sembra quasi che non sia erudito. La metrica non è forzata, è lineare e l’andamento è meno veloce rispetto a quella di Aristofane. La lingua in cui scrive Menandro è la l ingua semplice, comune dell’ellenismo ( κοινη ). Menandro rappresenta gli uomini nella loro vita quotidiana, e si sofferma sul linguaggio dei diversi personaggi. Menandro vuole creare dei personaggi che siano universali, veri in ogni tempo e in ogni luogo; Nella commedia di Menandro si parla soprattutto di ambienti familiari, e quindi si rapporta bene con il pubblico; erano d’accordo essendo le persone stufe della guerra. Se esisteva già una sorta di solidarietà tra pubblico e Aristofane esiste anche una solidarietà tra pubblico e Menandro. Non si verifica tanto in nome della comune cittadinanza ateniese al fine di colpire i nemici politici, ma il pubblico si menandro si trova ad affrontare problemi diversi. Il pubblico è ormai sperduto in una città di cui non sente più di esser parte importante facendo parte di un regno molto vasto. Non è più la polis piccola e contenuta. Anche quel gruppo di valori tradizionali che caratterizzavano la polis non esistono più. Ormai le regole di comportamento vengono dettate dalla famiglia e non più della polis; non c’è però una regressione culturale. La famiglia non che si basava sul γενος, ma sulla volontà dell’uomo. La relazione d’amore anche tra figli e genitori, non deve essere per forza quella tradizionale (presenza di bambini adottati) = concetto di famiglia diverso. Nella famiglia ora rientrano anche i rapporti di amicizia anche se non sono imparentati per via di sangue. Non dobbiamo pensare che Menandro tenda all’evasione, ma porta in scena l’Atene del IV secolo, che non è più una città libera, piena di amarezze. Nelle commedie di Aristofane c’era molto più individualismo, cioè il personaggio della commedia incentrava tutta la trama su di sé. L’eroe comico qui è diverso, è un

Questo tema si può anche individuare nelle figure dei giovani che compaiono nella commedia: la figlia si è innamorata di un uomo che appartiene ad una classe sociale più elevata. I due non dovrebbero frequentarsi e tanto meno sposarsi. Alla fine però si sposano perché Menandro vuole invitare le varie classi sociali a non essere rigidamente chiuse, a superare quelle differenze che sono determinate solo dal caso. Si può intravedere il piano umano, ma si sposta anche al piano sociale perché attraverso il matrimonio invita a superare le differenze = tema della Solidarietà: i poveri devono essere aiutati dai ricchi, e solo con la solidarietà gli uomini possono difendersi dai mali della sorte. Perché se un uomo fa del bene agli altri può essere che poi gli altri lo facciano a lui (a tratti concezione utilitaristica). Terenzio riprenderà il tema della solidarietà : tutti gli uomini appartengono alla stessa natura e devono essere solidali.

2. Ασπις SCUDO

Emergono dettagli importanti sull’evoluzione della figura dello schiavo in Grecia. La commedia è caratterizzata dal protagonista schiavo chiamato Davo. TRAMA Davo È lo schiavo di un giovane, che si crede essere morto in battaglia perché Davo che era con lui non l’ha più visto e ha trovato lo scudo. Allora ha creduto che fosse morto o catturato dai nemici. Su questo fraintendimento si gioca tutta la vicenda. Davo torna e porta in scena lo scudo abbandonato. Ed inizia solo ora il prologo in cui il destino spiega che il padrone non è morto in realtà. Dopo compare sula scena un vecchio zio del padrone Smicrine , avaro e avido, il quale dopo aver saputo che il nipote è morto in battaglia dopo aver conquistato un ricco bottino, arriva subito. Il giovane in realtà aveva una sorella; quindi lo zio pensa di sposare la sorella per poter mettere e mani sul bottino. In effetti esiste una legge in Attica che consente ad uno zio di sposare la nipote se questa è rimasta sola senza genitori fratelli o sorelle. La sorella del giovane però è già stata promessa ad un altro., Interviene Davo che si rende conto delle mire dello zio e vuole fare in modo che non possa portare a termine il suo piano anche se era legittimo per legge. Allora davo escogita un piano, molto ingegnoso per fregare lo zio. È il primo schiavo che dimostra un fortissimo attaccamento ala suo padrone (è disperato all’inizio). Si assiste ad una rappresentazione molto più introspettiva dei personaggi e in particolare al superamento di alcuni clichè: la figura di schiavo pur mantenendo certe caratteristiche , ha un’umanità molto ricca. Davo riesce ad ordire il suo piano e fa in modo che Smicrine venga smascherato. A lla fine vediamo arrivare in scena il giovane creduto morto , e con il suo ritorno Smicrine non deve fare nulla perché la sorella ha ritrovato il fratello. Alcuni punti essenziali:

  • figura di Davo ; regista dell’azione, portatore di un’umanità nuova
  • Polemica contro l’ingiustizia delle leggi ad Atene : il parente più prossimo era obbligato o sposare una ragazza orfana o darle la dote. Davo non proviene dall’attica ma dalla Frigia, una regione di barbari. Per lui è una follia e per condannare questa legge si serve di quell’abilità retorica di cui erano portatori i sofisti. Davo arriva ad affermare che la legge attica è una legge immorale, e che lui, schiavo e barbaro, è superiore ad un uomo come Smicrine, che è un uomo libero di Atene.
  • Prologo di tipo informativo recitato dal destino, da una divinità, che interviene dopo la disperazione di Davo. Serve per far capire agli spettatori la trama. A Menandro non interessava che gli spettatori fossero immersi nella

suspense , ma voleva dare più risalto ai caratteri delle persone , più che alla dimensione spettacolare della vicenda, e quindi il prologo pone più in cattiva luce Smicrine.

3. Επιτρεποντες L’ARBITRATO

Non è una commedia intera, ne abbiamo i due terzi, riusciamo comunque a ricostruirlo grazie a Terenzio che riprende la commedia nelle Eccira. TRAMA C’è un giovane che si chiama Carisio , che, come ogni tanto accadeva nel mondo antico, durante le feste religiose, una sera violenta una ragazza, che si chiama Panfile. Passa un po’ di tempo e i due giovani si rincontrano in circostanze normali, non si riconoscono, si innamorano e si sposano. Dopo qualche mese Carisio deve partire per un viaggio e mentre lui si assenta, Panfile partorisce un bambino che però è di colui che lo aveva stuprata. Allora decide di non tenerlo e non dire niente a Carisio e fa esporre il bambino in un bosco. Mette assieme al bambino alcuni segni di riconoscimento tra cui un anello che lei durante la notte dello stupro aveva strappato al violentatore. Carisio torna e viene a sapere tutto; è molto addolorato e quindi se ne va di casa, e va a convivere con un etera di nome Abrotono. Va a vivere con lei pur continuando ad amare la moglie. Abrotono si distanzia dal mondo della pura costituzione, e si innamora di lui che però non la ricambia. Il bambino viene ritrovato da un pastore che lo cede ad un carbonaio , ma il pastore tiene con se gli oggetti che erano stati lasciati accanto al bambino. Il carbonaio viene a sapere di questi oggetti ed entra in conflitto con il pastore per ottenerli; i due non riescono a trovare un accordo. Mentre stanno litigando decisero di affidarsi ad un arbitro per decidere che doveva tenere gli oggetti. Per caso passa in quel luogo un uomo, il padre di Panfile , il quale accetta di fare da arbitro non sapendo che fosse suo nipote. Dà ragione al carbonaio. Intanto sulla scena arrivano Abrotono e un servo di Carisio che riconosce l’anello del suo padrone. Meccanismo del’Agnizione= riconoscimento Abrotono ha assistito alla scena e ha capito tutto, poiché era una donna intelligente. Nonostante il suo amore nei confronti di Carisio, decide di rivelare ciò che aveva scoperto. Carisio capisce che sua moglie era quella donna stuprata, e che il bambino è il frutto di quella violenza. Questi problemi si generano anche perché tante volte non vengono dette delle cose: Panfile non aveva detto al marito di essere stata violentata. Alla fine il servo di carisio mette al corrente tutti dell’accaduto e sbeffeggia il padre di Panfile che si era sempre opposto alla riconciliazione dei due sposi. Motivi importanti

  • Invito alla comprensione e al perdono reciproci. Menandro pensa che gli uomini soltanto essendo disposti al persone possono vivere meglio e raggiungere quella dignità che è propria dell’uomo. L’uomo non deve isolarsi dagli altri ma si deva abbassare anche a perdonare il prossimo.
  • Passione, impulso sessuale
  • Opinione pubblica. Dopo la violenza è Panfile a pagarne le conseguenze anche davanti agli altri. Nell’Eccira Terenzio condannerà molto di più quei pregiudizi sociali che regolamentavano la vita della donna romana. Qui era più vincolata a determinati obblighi rispetto a quella greca.
  • Caratteri dei vari personaggi. Carisio è il tipico maschio, orgoglioso che cerca di dimenticare la moglie passandosela con un altra. Però poi è anche vero che l’amore per la moglie è

I due vecchi ritornano e Demea acconsente il matrimonio fra il figlio e la ragazza, non sapendo ancora del figlio. Demea crede che questo bambino fosse frutto di una relazione dell’etera, la quale non aveva nulla da perdere. Siccome Demea sente da una voce che questo bambino è figlio di Moschione, pensa che la relazione della donna sia con il figlio. Alla fine fortunatamente Demea scopre la verità Moschione si è un po’ adirato con il padre, perché non aveva avuto parole benevole per i figlio. Alla fine quindi Moschione finge di voler partire per fare il mercenario, ma il padre lo richiama subito ai suoi doveri di figli =rapporto tra padri e figli. Moschione voleva essere pregato dal padre, ma questo in quel momento gli ricorderà tutto quello che ha fatto per lui; gli ricorderà anche una massima “Non è bene obbedire ad un padre a fatica ma è bene farlo spontaneamente”. La letteratura di questo si è già occupato (Esiodo Aristofane). Menandro aveva già affrontato il problema dell’educazione die figli, affermando che il metodo della benevolenza è il metodo migliore ; i padri devono essere comprensivi. I figli con l’indulgenza e la generosità, sono aiutati a crescere meglio e diventano più obbedienti e grati nei confronti dei genitori. Menandro vede il rapporto come un scambio : il padre dà al figlio beni, mezzi per vivere bene e il figlio in cambio dà gratitudine. (visione un po’ utilitaristica). Nel prologo Moschione elogia il padre, dicendo che non gli ha mai fatto mancare nulla e gli ha anche permesso di partecipare alle liturgie con sfarzo, ha potuto aiutare amici grazie al padre. Moschione è diventato grazie a lui un giovane che sa come comportarsi nella vita, grazie a due valori fondamentali:

- obbedienza alle leggi

  • Inserimento armonico all’interno della società (grazie ai mezzi del padre) Dal punto di vista strutturale è un po’ diversa in quanto il prologo è recitato da Moschione e non da una divinità: non ci sono anticipazioni su quello che accadrà. Inoltre manca una scena del riconoscimento finale : Demea in realtà non riconosce nessuno, ma scopre chi sono i genitori del bambino. C’è una serie di cose non dette che danno luogo ad una serie di equivoci.