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Menandro e la commedia greca, Schemi e mappe concettuali di Greco

Una panoramica della vita e delle opere di menandro, uno dei più importanti autori della commedia greca. Il contesto storico e sociale in cui menandro operò, le tematiche e i personaggi delle sue opere, e il suo impatto sulla commedia latina e europea. Il documento illustra come menandro abbia innovato il teatro greco attraverso la sua attenzione ai personaggi e alla loro psicologia, e come abbia esplorato temi come l'amore, la famiglia e la società.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

Caricato il 02/04/2024

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Menandro
La vita
Menandro nacque ad Atene da famiglia agiata. Non si hanno molte notizie certe
sulla sua vita ma è accertato un suo rapporto con il filosofo peripatetico Teofrasto,
anche Epicuro non mancò d’influire sulla sua opera. Menandro esordì in teatro con
la commedia “Ira” e ad Atene rimase sempre legato, rifiutando gli inviti che gli erano
stati rivolti dai re d’Egitto e di Macedonia. Già pochissimo dopo la sua morte egli
veniva considerato un grande poeta, e le sue commedie rimasero in auge sino
alla tarda antichità. Egli è il modello principale della commedia latina e, per il
tramite di questa, di quella europea.
Le opere
La fama di questo caposcuola del genere comico è giunta all’epoca moderna solo
attraverso i giudizi degli antichi. Di lui si conservò solo una raccolta di sentenze non
tutte autentiche. Menandro era uno degli autori prediletti e, almeno sino al secolo VII
a.C., circolarono copie delle sue commedie; non c’è quindi da stupirsi se gli scavi
archeologici in Egitto hanno restituito una messe di papiri dei quali è ora possibili
acquisire una conoscenza relativamente ampia della sua produzione. La prima
importante scoperta fu un papiro del Cairo che conteneva ampi stralci di cinque
commedie. Il ritrovamento più clamoroso, però, risale al 1957 quando venne
scoperto Il bisbetico
, l’unica commedia di Menandro che a tutt’oggi sua
leggibile per intero.
Sappiamo che uno degli elementi determinanti, per la modifica all’interno del
pubblico, fu il cambio all’interno della società di un concetto e di un’idea ben
precisa: il passaggio dalla collettività al singolo individuo. Questo passaggio in
Menandro è chiarissimo, non c’è alcun dubbio che l’individuo sia protagonista
della sua vita, anche all'interno della polis. Sono protagonisti che abitano in quella
che noi definiremmo una “provincia”, “periferica”, questi cittadini vivono una vita
tranquilla fatta di lavoro e di famiglia. E’ presente la tuche, ovvero il destino. Gli
uomini di Menandro cercano di vivere il presente e non guardano al passato, sono
spaventati dal futuro perchè ignoto.
Temi
stupri
padri che si ricongiungono ai figli
trovatelli
proposte di matrimonio che non vengono realizzate
Storie e temi
Menandro sviluppa all’interno delle sue commedie delle vicende private e che
riguardano l’ambiente familiare. Il tema che viene presentato secondo uno schema
generale che diventa quasi monotono: infatti vengono sempre presentati due
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Menandro

La vita

Menandro nacque ad Atene da famiglia agiata. Non si hanno molte notizie certe sulla sua vita ma è accertato un suo rapporto con il filosofo peripatetico Teofrasto , anche Epicuro non mancò d’influire sulla sua opera. Menandro esordì in teatro con la commedia “Ira” e ad Atene rimase sempre legato, rifiutando gli inviti che gli erano stati rivolti dai re d’Egitto e di Macedonia. Già pochissimo dopo la sua morte egli veniva considerato un grande poeta , e le sue commedie rimasero in auge sino alla tarda antichità. Egli è il modello principale della commedia latina e, per il tramite di questa, di quella europea.

Le opere

La fama di questo caposcuola del genere comico è giunta all’epoca moderna solo attraverso i giudizi degli antichi. Di lui si conservò solo una raccolta di sentenze non tutte autentiche. Menandro era uno degli autori prediletti e, almeno sino al secolo VII a.C., circolarono copie delle sue commedie; non c’è quindi da stupirsi se gli scavi archeologici in Egitto hanno restituito una messe di papiri dei quali è ora possibili acquisire una conoscenza relativamente ampia della sua produzione. La prima importante scoperta fu un papiro del Cairo che conteneva ampi stralci di cinque commedie. Il ritrovamento più clamoroso, però, risale al 1957 quando venne scoperto Il bisbetico , l’unica commedia di Menandro che a tutt’oggi sua leggibile per intero. Sappiamo che uno degli elementi determinanti, per la modifica all’interno del pubblico, fu il cambio all’interno della società di un concetto e di un’idea ben precisa: il passaggio dalla collettività al singolo individuo. Questo passaggio in Menandro è chiarissimo, non c’è alcun dubbio che l’individuo sia protagonista della sua vita , anche all'interno della polis. Sono protagonisti che abitano in quella che noi definiremmo una “provincia”, “periferica”, questi cittadini vivono una vita tranquilla fatta di lavoro e di famiglia. E’ presente la tuche , ovvero il destino. Gli uomini di Menandro cercano di vivere il presente e non guardano al passato, sono spaventati dal futuro perchè ignoto.

Temi

● stupri ● padri che si ricongiungono ai figli ● trovatelli ● proposte di matrimonio che non vengono realizzate

Storie e temi

Menandro sviluppa all’interno delle sue commedie delle vicende private e che riguardano l’ambiente familiare. Il tema che viene presentato secondo uno schema generale che diventa quasi monotono: infatti vengono sempre presentati due

innamorati divisi che alla fine riescono a raggiungere la loro felicità dopo aver superato numerose vicende sfortunate. Menandro, dunque, punta l’attenzione sulle relazioni familiari. Come Aristofane, anche Menandro nelle sue commedie mira ad un cambiamento nel rapporto fra individuo e collettività , ma invece di includere tutta la società nella collettività si limita ad un ambito ristretto, ovvero quello familiare. I personaggi aspirano a recuperare una stabilità di tipo affettivo e non al cambiamento dei comportamenti della comunità. Le trame delle commedie di Menadro sono inizialmente confusionarie e piene di comportamenti bizzarri che vengono eliminati alla fine della commedia grazie ad un lieto fine e allo scioglimento dei malintesi. Il successo di Menandro non è dato dalla trama delle sue opere bensì dalla sua predisposizione a costruire “caratteri” (èthe) e nella capacità di riuscire ad esprimere emozioni e sentimenti. Ma un elemento fondamentale è l’ evoluzione psicologica dei personaggi , caratteristica ripresa dal teatro euripideo. Menandro riprende molto da Euripide. Alcuni esempi sono: il prologo espositivo che viene staccato dall’azione principale e usato come un modo per spiegare l’antefatto della storia, le trame sono molto elaborate e i fatti vengono intrecciati tra loro, la presenza di colpi di scena e l’uso del monologo per approfondire la psicologia dei personaggi. I protagonisti delle sue commedie sono i personaggi standard del teatro comico (vecchio avaro, giovane innamorato, la cortigiana, padre burbero, ecc) e sono soggetti in continua evoluzione. Essi infatti imparano dalle proprie esperienze e dalle proprie scelte.

Proprio grazie all’analisi dei personaggi, il teatro menandreo è considerato realista , poiché i protagonisti agiscono seguendo i codici morali della società e che il pubblico condivide (temperanza, rispetto della gerarchia familiare, leggi cittadine). Ma l’uditorio riesce ad immedesimarsi grazie al fatto che il commediografo tratta uomini mediocri e comuni. Dunque quello di Menandro è un teatro positivo, non tanto per il lieto fine di ogni commedia, ma perchè il commediografo ha fiducia nell’uomo e nella sua capacità di conoscersi e di cambiare eliminando i suoi difetti.

A differenza di ciò che accadeva con Aristofane, Menandro ha un rigido controllo sulla sessualità. Infatti il giovane innamorato viene descritto sempre come un uomo insicuro che tenta e vede la donna non più come un obiettivo sessuale, ma come una persona che possa dargli amore e farlo sentire amato. Mentre in Aristofane gli uomini assumevano quasi un atteggiamento predatorio nei confronti delle figure femminili. Non per questo dobbiamo considerare Menandro un femminista; infatti egli affida alla donna lo stesso ruolo che ha sempre avuto nella società ateniese, ovvero la cura della casa e la sfera amorosa.

infatti la ragione, col suo rendere capaci di analizzare e comprendere il proprio modo di comportarsi, che riscatta l’uomo dalla sua imperfezione e consente di nutrire un atteggiamento positivo verso l’umanità. Rispetto alla caratterizzazione del vecchio, gioca un ruolo decisamente minore la trama amorosa che coinvolge la figlia di Cnemone, Sostrato e Gorgia, sono personaggi, pur nella loro mediocrità, sono portatori di valori positivi, cosicché la commedia si conclude nel modo più felice, prospettando un futuro di tranquillità per tutto. Il bisbetico appartiene a una fase giovanile dell’arte di Menandro e questo appare evidente da talune sconnessioni tra le parti, e in particolare dal difetto di consequenzialità logica tra l’incidente capitato a Cnemone e il suo ravvedimento. Cnemone cade in un pozzo e viene salvato da Sostrato, al quale il vecchio concederà in moglie la figlia. Ci troviamo di fronte a una trovata teatralmente elementare. La possibilità di sviluppo etico di cui dà prova il ravvedimento di Cnemone è confermata nel finale della commedia anche dai due matrimoni, tramite essi si cementa infatti l’unione di individui appartenenti a classi sociali differenti e si afferma la superficialità della ricchezza. A impartire le più costruttive lezioni di vita per la conquista di valori edificanti è infatti la nuova generazione, in contrapposizione con il formalismo degli anziani : Gorgia dà la prova di disinteressamento e tempestivo altruismo, Sostrato sostiene l’irrilevanza del denaro in confronto alla solidarietà umana.

La ragazza tosata

Pervenuta grazie a cinque papiri che permettono la conservazione di 500 versi, sufficienti per poter comprendere, in linea generale, l’azione. Trama Due fratelli, Moschione e Glicera , abbandonati ancora in fasce dai genitori crescono separatamente : Moschione viene adottato da una ricca donna, Mirrina; Glicera, invece, diventa la concubina del soldato Polemone. Quest’ultima è consapevole di essere la sorella di Moschione , mentre questo non lo è e s i innamora di lei. I due vengono sorpresi ad abbracciarsi e suscitano la gelosia di Polemone che, per vendicarsi, rasa i capelli di Glicera in modo tale da umiliarne la bellezza. Ella si rifugia, a questo punto, a casa di Mirrina e le rivela tutta la verità e dopo una serie di vicissitudini (tra cui il tentativo di assalto alla casa di Mirrina da parte di Polemone) la situazione si scioglie grazie al vicino di casa, Pateco il quale interviene come paciere e viene a scoprire di essere il padre dei due fratelli. Infine, quindi, Glicera e Polemone si riappacificano e sposano e Moschione si sposa grazie all’aiuto del padre.

L’opera più da vicino La ragazza tosata , rispetto a Il bisbetico , dimostra una consapevolezza più matura di Menandro dal punto di vista drammaturgico e psicologico. L’intreccio, con grande

raffinatezza teatrale, segue gli schemi della Commedia Nuova (equivoci, rivalità amorose, riconoscimento). In particolare, in questo caso, l’azione inizia attraverso un doppio equivoco : da una parte la presunta infedeltà di Glicera, dall’altra l’amore che Moschione, inconsapevole fratello di Glicera, prova per questa. Vi è, quindi, una differenza dal punto di vista conoscitivo dei due fratelli, Glicera è, infatti, a conoscenza di tutto (il che è inconsueto nella commedia in cui, solitamente, nessuno dei protagonisti è a conoscenza della verità il cui svelamento funge da sviluppo della storia). Il finale consiste nella ricostruzione dell’unità familiare, valore fondamentale del teatro menandreo. Come nell’ Arbitrato , la risoluzione non dipende dalla scena del riconoscimento ma è anticipata dal pentimento di Polemone per l’azione contro la giovane donna; egli viene presentato come un uomo impetuoso, capace di passione, sincerità e onestà necessaria per riconoscere i propri errori. Inizialmente si può pensare che esso possa essere presentato come soldato superficiale ed opportunista ma ciò viene smentito dalla psicologia complicata e dalla sua capacità di riscattarsi. Il tempo dell’azione viene scandito seguendo il percorso di maturazione del personaggio: al finale, il ricongiungimento con Glicera si fonda su basi più solide ed il sentimento risulta essere più consapevole.

L’arbitrato

Trama Carisio, dopo aver scoperto che la moglie Panfile ha avuto un figlio con un altro uomo, decide di lasciarla. Nel frattempo, il pastore Davo, trova un bambino abbandonato e lo cede al carbonaio Sirisco, il quale pretende di avere anche gli oggetti pervenuti insieme al bimbo, che Davo aveva avidamente conservato per sè. Sirisco riesce a farsi dare gli oggetti che mostra subito al cuoco Onesimo che riconosce l’anello che il suo padrone, Carisio, aveva perso durante la celebrazione delle Tauropolie, quando, ubriaco, violentò una fanciulla. Inizialmente Abrotono, una flautista, finge di essere stata la vittima dell’atto e ciò causa molte complicazioni, ma alla fine Carisio riflette sull’amore che prova per Panfile. Quest’ultima nel frattempo aveva scoperto di esser stata violentata proprio da lui quella notte e la situazione si risolve.

L’opera più da vicino L’inizio della vicenda narrata vede, dunque, questi due giovani sposi, allontanarsi a causa di un equivoco. La fine della commedia, con la riconciliazione dei due, sottolinea l’amore reciproco dei due. La trama è già potenzialmente decisa quando, circa a metà della vicenda, Carisio apprende la falsa notizia che, mentre era ubriaco, ha violentato Abrotono e ha concepito un figlio con lei. Da questo momento, Carisio inizia ad accusare se stesso per non aver saputo comprendere il dolore della moglie.

deve la creazione dell’intreccio. Menandro, in questo senso, svolge un fondamentale cambiamento: da ad uno straniero un ruolo di centralità morale.

La ragazza di Samo

La ragazza di Samo porta in scena, come ne L’Arbitrato, porta in scena il dramma di una famiglia alla prese con la nascita di un bambino i cui genitori rimangono, inizialmente, anonimi. Trama Durante una festività religiosa (celebrazione in onore di Adone), il giovane Moschione, figlio adottivo dell’anziano Demea, ha violentato Plangone, figlia dell’anziano Nicerato, la quale rimane incinta. Moschione vuole sposare la donna ma non vuole rivelare la paternità del bambino che viene affidato alla concubina di Demea, Criside, la quale finge di essere sua madre irritando l’anziano che teme che la concubina possa approfittare della cosa per chiedergli di sposarla. Scopre successivamente della paternità di Moschione e sospettando un tradimento scaccia Criside, la quale si rifugia da Nicerato. Moschione, quando la tensione arriva al culmine, racconta al padre Demea che la vera madre è Plangone piuttosto che di Criside. Una volta chiarito l’equivoco, Moschione fa l’offeso per i sospetti avuti nei suoi confronti e minaccia di partire come soldato di ventura ma viene convinto dal padre e da Nicerato; Si possono, a questo punto, celebrare le nozze tra i due giovani.

L’opera più da vicino La ragazza di Samo può essere considerato la commedia degli equivoci, i quali si succedono verosimilmente e frequentemente tali da provocare, in una piccola comunità (due buoni vicini di casa, un buon figlio adottivo, due ragazze di buon carattere) reazioni assai violente permettendo a Menandro di far emergere il carattere e la natura di ciascuno: tutte le contraddizione, nascoste sotto il velo delle convenzioni, sono messe a nudo attraverso una serie di rotture e scontri (ad esempio nella rissa senile di elementare comicità tra Demea e Nicerato). Ogni personaggio, se inizialmente si sente ingannato ed offeso, si rende conto, alla fine, attraverso l’utilizzo della ragione e della filantropia, che le ragioni di ognuno hanno, in un modo o nell’altro, senso e perciò devono essere accettate. Vengono portati in scena due personaggi molto originali: da una parte l’etera Criside (la ragazza di Samo che dà il nome alla commedia) di elevata qualità morale, malgrado la professione (nonostante le offese, ella tace riguardo la maternità di Plangone, facendo appello alla solidarietà femminile), dall’altra l’anziano Demea a cui, nonostante il tradizionale tipo comico di anziano innamorato di una giovane donna, Menandro dà un importante spessore psicologico; egli si vergogna delle proprie smanie senili ma, allo stesso tempo, non può fare a meno di provare gelosia e soffrire, riconoscendo però il suo comportamento eccessivo nel momento della riappacificazione con il figlio.

La commedia ripropone un tema ampiamente trattato già nelle Nuvole e nelle Vespe, ad esempio, di Aristofane ossia la lotta tra classi sociali sotto una nuova prospettiva: non si insiste più sulla sfida tra queste ma sulla vicinanza e la comprensione in nome di una comune umanità che li accomuna.