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La commedia di Menandro, Schemi e mappe concettuali di Greco

La commedia di Menandro, un drammaturgo greco del IV secolo a.C. che ha scritto circa un centinaio di commedie. La commedia di Menandro riflette la mutazione politica e sociale in corso ad Atene dopo la caduta della città nel 404 a.C. le tematiche, i personaggi e lo stile della commedia di Menandro.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

In vendita dal 26/04/2023

norahrizzato
norahrizzato 🇮🇹

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bg1
Commedia = Menandro
-metà 4 secolo a.c., Atene; all’incirca un centinaio di commedie
commedia che riflette la mutazione politica e sociale in corso
Menandro
Aristofane
contesto storico-sociale
404 a.c. caduta di Atene (fine g. peloponneso)
-scompare la pratica della partecipazione politica
attiva e consapevole,
-non ci sono più cittadini, le assemblee popolari;
ci sono sudditi privi di libertà e iniziativa.
di conseguenza:
1.l’assenza della tematiche politica e dell’irrisione e
degli attacchi personali,
2.mancanza parabasi e intermezzi corali (rimane
solo come dicitura)
parabasi: momento in cui il coro esprime i pensieri
dell’autore.
supremazia di Atene
come la polis più importante della Grecia, massima
potenza marittima e principale polo commerciale e
culturale
di conseguenza:
-tutti i protagonisti hanno nomi parlanti e si prende in
giro attraverso il nome (onomasti kwmodeiv)
-forti critiche attraverso personaggi, battute ed
espressioni,
-continui riferimenti al presente.
pubblico
non è più di massa ma diventa elitario
-innalzamento dei toni perchè deve seguire i gusti
di una classe colta, educata e sensibile
il popolo
-gergo quotidiano e volgare
tematiche
scompare il riferimento politico per concentrarsi sulla
sfera familiare e le relazioni interpersonali
come l’amore o la fratellanza,
-si mette in scena vicende realistiche,
cibo e sesso e molti riferimenti al presente
personaggi
riproducono fedelmente dei “tipi” che diverranno
nei secoli uno schema classico, ripresi poi anche da
Plauto e Terenzio: il giovane innamorato, il vecchio
scorbutico, lo schiavo astuto, il soldato fanfarone, il
cuoco
-Menandro fa riferimento all’opera ‘i Caratteri’ di
Teofrasto in cui sono presentati dei tipi di
personaggi.
non essendoci più l’onomasti komodeiv, viene
preso di mira il difetto o il comportamento
onomasti komodeiv
scopo
intrattenimento ed evasione
filosofia peripatetica = parte dal presupposto di una
approfondita analisi del personaggio e dalle radici
più intime del suo comportamento
veicolari valori della polis
modelli
ultimo Euripide, drammi della tyche:
- (prologhi espositivi)
- complicazione trame: intreccio,
- episodio fortuito: tukh,
- anagnorisis,
- lieto fine
-
come vede il mondo
buonismo di fondo
-concetto di filantropia (verrà ripreso da Terenzio,
humanitas)
pessimismo di fondo
religione
importante ruolo è rivestito dal CASO
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Commedia = Menandro

-metà 4 secolo a.c., Atene; all’incirca un centinaio di commedie commedia che riflette la mutazione politica e sociale in corso Menandro Aristofane contesto storico-sociale 404 a.c. caduta di Atene (fine g. peloponneso) -scompare la pratica della partecipazione politica attiva e consapevole, -non ci sono più cittadini, né le assemblee popolari; ci sono sudditi privi di libertà e iniziativa. di conseguenza: 1.l’assenza della tematiche politica e dell’irrisione e degli attacchi personali, 2.mancanza parabasi e intermezzi corali (rimane solo come dicitura) parabasi: momento in cui il coro esprime i pensieri dell’autore. supremazia di Atene come la polis più importante della Grecia, massima potenza marittima e principale polo commerciale e culturale di conseguenza: -tutti i protagonisti hanno nomi parlanti e si prende in giro attraverso il nome (onomasti kwmodeiv) -forti critiche attraverso personaggi, battute ed espressioni, -continui riferimenti al presente. pubblico non è più di massa ma diventa elitario -innalzamento dei toni perchè deve seguire i gusti di una classe colta, educata e sensibile il popolo -gergo quotidiano e volgare tematiche scompare il riferimento politico per concentrarsi sulla sfera familiare e le relazioni interpersonali come l’amore o la fratellanza, -si mette in scena vicende realistiche, cibo e sesso e molti riferimenti al presente personaggi riproducono fedelmente dei “tipi” che diverranno nei secoli uno schema classico, ripresi poi anche da Plauto e Terenzio: il giovane innamorato, il vecchio scorbutico, lo schiavo astuto, il soldato fanfarone, il cuoco -Menandro fa riferimento all’opera ‘i Caratteri’ di Teofrasto in cui sono presentati dei tipi di personaggi. non essendoci più l’onomasti komodeiv, viene preso di mira il difetto o il comportamento onomasti komodeiv scopo intrattenimento ed evasione filosofia peripatetica = parte dal presupposto di una approfondita analisi del personaggio e dalle radici più intime del suo comportamento veicolari valori della polis modelli ultimo Euripide, drammi della tyche:

  • (prologhi espositivi)
  • complicazione trame: intreccio,
  • episodio fortuito: tukh,
  • anagnorisis,
  • lieto fine

come vede il mondo buonismo di fondo -concetto di filantropia (verrà ripreso da Terenzio, humanitas) pessimismo di fondo religione importante ruolo è rivestito dal CASO

il ruolo del caso è fortemente esasperato realizzando giochi di coincidenze artificiose. -drammi della tyche ci sono pervenute poche opere e incomplete:

  1. Misantropo : dyskolos prologo: dio Pan Pan, che fa innamorare Sostrato, un ricco giovane, di una ragazza di campagna, figlia di un vecchio misantropo, Cnemone. Cnemone è un vecchio bisbetico contadino che ha abbandonato la moglie e il figliastro Gorgia e vive in casa con la sua unica figlia e una vecchia serva. Sostrato vuole chiedere in sposa la fanciulla ma è impedito da Cnemone, che evita qualsiasi contatto. Cnemone, nel tentativo di recuperare alcuni attrezzi, cade in un pozzo e viene salvato da Sostrato e da Gorgia. Dopo esser stato salvato, Cnemone decide di affidare tutti i suoi averi a Gorgia, compresa la figlia. Gorgia decide di concedere la sorellastra all’amico Sostrato, mentre Sostrato convince la sorella a sposarsi con Gorgia. La commedia si conclude con il banchetto nuziale a cui partecipa anche Cnemone. -Cnemone è portatore di un valore disprezzato dall’elite ovvero l’isolamento dagli altri uomini o la chiara avversione per i propri simili, la misantropia (duskolia ‘selvatichezza’) -CASO appare solo nel casuale incontro di Sostrato con la fanciulla (sebbene sia voluto da Pan) e nella serie di incidenti che culminano nella caduta nel pozzo.
  2. Donna rapata: perikeiromene prologo recitato dall’ignoranza, Agnoia Moschione e Glicera sono due fratelli abbandonati in giovane età; rispettivamente il primo viene adottato dalla ricca Mirrine ed è ignaro della parentela, la seconda invece viene affidata a Polemone ed è però a conoscenza. I due vengono colti da Polemone mentre si baciano e per vendicarsi, quest’ultimo le rasa i capelli. La giovane si rifugia nella casa di Mirrine, rivelandole la verità. La situazione inizia a chiarirsi grazie all'intervento di Pateco, un vicino, che alla fine scopre di essere il padre dei due fratelli. In conclusione Glicera e Polemone possono convolare a nozze, mentre Moschione ottiene a sua volta una sposa grazie al padre Pateco. -tema dell’anagnorisis
  3. L’Arbitrato: epitrepontes prologo: Carisio Carisio, ubriaco, ha violentato Panfila, senza che l'uno conoscesse l'identità dell'altro. In seguito Carisio la sposa e dopo aver saputo della gravidanza della moglie, certo che il figlio non sia suo, decide di abbandonarla. Il neonato esposto viene preso da uno schiavo, che lo cede ad un carbonaio, il quale pretende che gli vengano dati anche i gioielli rinvenuti. I contendenti si affidano così alla decisione del primo arbitro che incontrano per la strada: assegnerà gli averi al carbonaio. Tra i beni del bambino si trova un anello appartenente a Carisio: Abrotono lo vede e lo riconosce. Si ricorda allora che Carisio le aveva raccontato della violenza avvenuta e in particolare che la ragazza violentata gli aveva strappato l'anello. Nonostante ami Carisio, Abrotono rivela a Panfila l'accaduto e si preoccupa che i due sposi si riuniscano. -messaggio di elevato valore morale dato dal personaggio di Abrotono, che si adopera spontaneamente perchè un atto di violenza non sconvolga la vita di un’altra donna e il suo matrimonio.
  4. Donna di Samo: Samìa prologo: Demea Il giovane e sconsiderato Moschione affida il figlio nato dalla sua unione clandestina con Plangone alla concubina del padre Demea, Criside, pregandola di fingere di esserne la madre. Ma Demea, credendo di aver capito che Criside sia l'amante di Moschione, la costringe ad andarsene. Solo a questo punto Moschione rivela al padre l'accaduto e tutto si risolve nel migliore dei modi: Moschione e Plangone si sposano.

che cerca di sedurre in tutti i modi, in particolare attraverso la poesia, con la quale ad esempio loda la bellezza della donna, paragonandola alle cose che per lui sono belle (quelle del mondo pastorale quali capre, formaggio, uva). -descrizione con autoironia (non è molto bello etc) + paragone con aspetti pastorali b) i mimi urbani, scene e dialoghi che riproducono la vita quotidiana da mimew imitare -impiego dell’esametro al posto della semplice prosa, -brevità, la connotazione borghese dei personaggi e dei contenuti, il carattere episodico, l’inserimento dell’ekfrasis e l’argomento erotico contribuirono alla diffusione in età ellenistica di questo genere,

  1. Incantatrice, topos dell’amore e magia bianca (ricorso a pratiche che mirano a far tornare qualcuno a sé) è descritto un rito magico compiuto da Simeta che vorrebbe far ritornare a sé il suo amante,
  2. Siracusane, due donne si recano alla reggia del sovrano per assistere ad un rito, (ripresa mimi di Sofrone, inventore del genere apportando alcune innovazioni)
  3. Amore di Cinisca, un giovane sfoga le sue pene amorose con un amico. a. ambientazione : spazio isolato, extracittadino, quello della pastorizia e dell’agricoltura, estraneo alla civiltà e cristallizzato in una dimensione temporale immobile = campagna come locus amoenus, popolata da pastori dediti al canto e all’amore; b. eros in tutte le sue sfaccettature, sia drammatiche sia patetiche e ironiche; c. realismo da non intendere nella concezione moderna bensì come realtà in cui personaggi e situazioni nascono dall’osservazione della realtà ma filtrata.

confronto con Virgilio:

-il paesaggio di Teocrito é ridente e felice, quello di Virgilio sobrio e malinconico, -Virgilio invece si identifica con i pastori, i quali talvolta rappresentano Virgilio stesso: sono personaggi raffinati e colti VS carattere realistico accentuato dalla descrizione esteriore ex Ciclope contesti culturali diversi: Virgilio è poeta di corte e fa propaganda attraverso la sua poesia, si serve dei modelli teocritei ma li avvolge di un habitus culturale diverso -Virgilio sceglie l’ambientazione dell’Arcadia (Peloponneso), Teocrito la Sicilia.

Epigrammi in età ellenistica

-elegia ed epigramma hanno la stessa origine: origine funeraria = elegia da e legeiv o elegeiov (metro) ed epigramma da epi grafo: scrivo sopra (iscrizione sulle tombe) -stesso metro: distico elegiaco ed entrambi varietas e poikilia di generi e temi (guerreschi, erotici, simposiali, funeral, sentenziali, satirici etc) -differiscono nella diffusione: l’elegia si sviluppa in età arcaica mentre l’epigramma in età ellenistica, -e nella lunghezza in quanto l’epigramma è un componimento più breve e l’elegia più lungo = brevità canone richiesto durante l’età ellenistica In età ellenistica (già nel III sec a.c.) molti epigrammi vengono antologizzati ovvero raccolti in antologie. = la prima di cui abbiamo notizia è ‘la Corona’ di Meleagro del I secolo a.c. -le altre due importanti sono:

  1. la Palatina , raccolta antologica/silloge che prende il nome dal luogo della biblioteca di Heidelberg che raccoglie più, di 3000 componimenti suddivisi in 15 libri per argomento; -silloge rinvenuta in età Medievale (XI secolo)
  2. e Planudea : raccolta antologica conservata alla Marciana di Venezia che prende nome dall’autore Massimo di Planude, monaco bizantino. Circa più di 2000 componimenti. -silloge rinvenuta 3 secoli dopo la Palatina.

Anonimo sul Sublime

trattato di critica letteraria. Il suo autore è ignoto, ma l’intestazione riporta la scritta “Dionisio oppure Longino”. Dionisio di Alicarnasso, uno storico e insegnante di retorica greco o Cassio Longino, retore e filosofo platonico del III sec d.c.

-probabilmente il Περὶ Ὕψους è collocabile nella prima età imperiale, tema della decadenza dell’eloquenza di moda Riconosce 5 fonti, divise in innate e acquisibili: innate:

  1. la capacità di conseguire pensieri elevati,
  2. il pazos acquisibili attraverso l’esercizio e lo studio: 3. le figure retoriche, 4. l’ingegno espressivo, 5. l’elevatezza dello stile

Storiografia = Polibio, Plutarco e Giuseppe Flavio

Polibio, storiografia come medicina

nasce in Arcadia nel III sec a.c., -figlio dello stratega della lega Achea che promuoveva l’indipendenza da Roma; intraprende anche lui la carriera militare. Nel 168 a.c. L.Emilio Paolo sconfisse la Macedonia a Pidna e viene portato a Roma come ostaggio. -in ragione della sua vasta cultura, Polibio fu ammesso nelle più rinomate corti e diventa così precettore di Scipione Emiliano = entra nel Circolo di Lucio Emilio Paolo e degli Scipioni:

➔ gruppo politico costituito da personaggi appartenenti alla nobiltà romana, tra cui Lelio (De amicitia di

Cicerone), Terenzio (prestanome degli Scipioni), Panezio (esponente stoico).

➔ erano sostenitori della stessa politica imperialistica.

-nel 146 a.c. distruzione di Cartagine, la Macedonia e la Grecia diventano province romane. Diventando braccio destro degli Scipioni viene a conoscenza della strategia militare e politica della classe dirigente romana; ha l’opportunità di viaggiare molto e apprezza sempre di più il modus operandi di Roma = inizia quindi ad esaltare Roma l’opera: Le Historiae narrazione degli avvenimenti dal 264 e 144 a.c.(guerre puniche) Pervenuti solo i primi 5 libri. PRIMO PROEMIO T scopo: esaltare Roma e la sua grandezza = già evidente dal libro 1 ‘quale uomo potrebbe essere così ignorante da non voler sapere in che modo e da quale tipo di Stato fu dominato quasi tutto il mondo abitato e in meno di 53 anni cadde sotto il potere assoluto dei Romani?’ concezione della storia: a) pragmatica perché basata sulla realtà dei fatti, b) fondato sulla veridicità, c) utilitaristica perché deve essere utile all’uomo, d) come matema/episteme/ ktema es aiei/magistra vitae = ‘per gli uomini non esiste altro strumento educativo più efficace della conoscenza delle vicende scorse’ e) universale perché deve essere esempio per tutti, ‘nessuno dei miei contemporanei si è applicato ad una storia universale’ lui era un greco che esaltava la superiorità militare, politica e culturale dei nemici f) laica perché non comprende la sfera religiosa, magica, divina etc (nessun riferimenti ad oracoli, concili di dei, leggende) se non la tyche ‘la Sorte piegò in una sola direzione tutti gli avvenimenti’ SECONDO PROEMIO T Nel libro III viene elaborato un secondo proemio dove affronta l’analisi delle cause -la storia deve poter offrire informazioni certe e individuare la vera causa di avvenimenti fondamentali. Vengono distinte: l’ aitia : la causa vera, la prophasis : la causa apparente/il pretesto e l’ arche : l’inizio concreto, i primi progetti e le prime azioni di cose già decise. T6.1 Cicerone nel De Republica: riprende le teorie platoniche sull’organizzazione dello Stato = repubblica basata sulla giustizia: rispetto per gli altri, obbedienza alle leggi e necessarietà delle istituzioni, L’analisi della costituzioni : Polibio vuole analizzare il sistema di governo che ha permesso ai Romani di sottomettere quasi tutta la terra abitata.

fonti delle biografie: storici precedenti come Erodoto, Tucidide, Senofonte; a memoriae, raccolte di detti o aneddoti. l’opera: Moralia collezione di una settantina di trattati di vario argomento (filosofico riguardo il platonismo o la religiosità mistica; approccio a problemi pratici, scienze, letteratura, politica, retorica etc) Fortuna di Plutarco : a) fino al primo 800 si aveva un’ammirazione altissima per il biografo, b) durante l’800 dagli studiosi positivisti fu giudicato poco utile come fonte storica e poco originale, c) oggi si è tornato ad accettare (a interessare è la sua varietà tematica) d) Shakespeare riprende la descrizione dell’uccisione di Cesare per la forte suspense e il taglio teatrale.

Giuseppe Flavio

nasce a Gerusalemme nel 37 d.c. padre sacerdote ebreo e madre di discendenza regale ebraica = formazione elitaria molto religiosa, gli consente di svolgere un’attività diplomatica a Roma come mediatore durante il governo di Nerone (era spostato con Poppea e diventa un suo protetto), -torna a Gerusalemme e trascorre alcuni anni seguendo una vita ascetica. Si allontana dalla vita e svolge un ritiro isolato e gli viene così data la nomea di profeta =come prigioniero di guerra a Roma aveva anticipato a Vespasiano che sarebbe diventato re e quindi viene considerato come un indovino -nel 66 d.c. vi è una rivolta ebraica a Gerusalemme contro i Romani, e lo stesso Giuseppe vi partecipa attivamente. Quando viene catturato, dà ordine ai suoi subalterni di uccidersi e lui è l’unico a rimanerne indegno: da qui il marchio di traditore perché si consegna ai Romani e poi entrerà nelle grazie di Vespasiano. 70 d.c. distruzione tempio di Gerusalemme e diaspora ebraica opera: Guerra giudaica -scritto in aramaico, in greco e successivamente in latino in 7 libri

  • Tito fu artefice della vittoria nella guerra giudaica contro gli Ebrei del 66-73. -scritto da un ebreo, con spirito filoromano, che riesce a percepire gli aspetti positivi e negativi di entrambe le parti, -un’unica fonte attendibile e diretta però ignorata da Tacito

Oratoria= Isocrate e Demostene

L’oratoria del IV secolo riflette la mutazione politica e sociale in corso 3 filoni dell’Oratoria: giudiziario: genos dikavikov/ iudiciale = Lisia, nasce nel 445 (frequenti le riforme giuridiche come Clistene ed Efialte) epidittico: genos epideiktikov/ epiditticum = Isocrate, nasce nel 436 deliberativo: genos sumbouleutikov/ deliberativum = Demostene, nasce nel 384

Isocrate

nasce ad Atene nel 436 a.c. e muore nel 338 a.c. (makrobios) genos aristocratico ma a causa di dissesti finanziari della famiglia inizia a lavorare come logografo (coloro che scrivevano orazioni giudiziarie a pagamento) -aprì una scuola di retorica nel 390 a.c. nella quale insegna a personaggi di certo rilievo come Licurgo, Timoteo, Iseo -oggetto dell’oratoria: la crisi irreversibile della polis e il tramonto dell'egemonia ateniese (nel 404 a.c. 30 tiranni: regime oligarchico instauratasi ad Atene nel 404 a.C. dopo la sconfitta contro Sparta nella Guerra del Peloponneso. Dopo si instaurerà la democrazia di Trasibulo) -orazione epidittica: un discorso indirizzato ad un pubblico con l'intento di elogiare una persona o una cosa. I discorsi di Isocrate sono finalizzati allo studio degli studenti (discorsi fittizi ma pur sempre con riferimenti alla situazione politica e storica del momento) per cui non sono mai stati pronunciate pubblicamente. le opere:

➔ Educazione ➔ Contro i sofisti (kata twn sofistwn) : opera manifesto del programma formativo in cui chiarisce le differenze tra la sua scuola e quelle degli altri maestri di eloquenza, tematiche: ● Per Isocrate i sofisti sono tutti quelli che hanno una concezione diversa dalla sua della retorica e della cultura, e precisamente: a) i logografi operano per amor di denaro, b) i maestri di eloquenza o i "figli" della sofistica continuano a ignorare le esigenze di moralizzazione e pretendono di costituire ugualmente la nuova classe dirigente. Inoltre non hanno alcuna competenza tecnica-professionale, c) gli eristici mirano al successo cercando di persuadere i giovani ma mancano di contenuto. ● il vir bonus dicendi peritus deve avere una naturale disposizione alla retorica (fusis) che deve essere solo esercitata a) nell’Orator di Cicerone la figura ideale di oratore come uomo esperto, colto, competente in tutti gli ambiti, b) Quintiliano riprende l’espressione vir bonus dicendi peritus ● il maestro costituisce per i discepoli il migliore esempio a) in Quintiliano il maestro deve essere come un secondo padre paideia cioè la formazione culturale dell’individuo e dell’oratore fondato in gran parte sullo studio della retorica, che contribuisce a creare quell’ideale di humanitas giunto fino a noi grazie a Cicerone ➔ Sullo scambio di beni (Antidosis) un’orazione giudiziaria in cui finge di difendersi da un’ipotetica accusa intentatagli da Lisimaco. In effetti in precedenza era stato accusato da un certo Magaclide di dover pagare, essendo più abbiente di lui, una liturgia al posto sua per la costruzione di una trireme. ➔ PERIODO FILO ATENIESE ➔ 386 a.c. Pace di Antalcida = Panegirico da panegyris: grandi feste collettive che attiravano visitatori da tutta la Grecia -elogio di Atene dal punto di vista culturale e politico (culla della democrazia), -critica ai Lacedemoni per aver abbandonato le città greche ai Persiani con la pace del 386 a.c. -proposta di alleanza tra Atene e Sparta per sconfiggere il nemico persiano (3 anni dopo nasce la lega marittima) ➔ Areopagitico

  • da ‘areopago, tribunale’ come lo strumento base del risanamento dell'attuale degradazione della polis celebrazione del passato glorioso di Atene e della democrazia ➔ Orazioni di Cipro, orazioni parenetiche (esortazione) ● A Nicocle: lettera in cui rivolge dei consigli pratici sul modo di governare al da poco successore di Evagora, ● Nicocle: esaltazione della monarchia come migliore dei regimi (Cipro era una monarchia governata da re illuminati) ● Evagora: elogi al dedicatario ➔ PERIODO FILO MACEDONE ➔ 357-5 a.c. Guerra sociale (tra alleati) tra Anfizionie: leggi che univano città che si riconoscevano in un unico culto, leggi religiose = Sulla pace La guerra sociale sancisce la fine del suo sogno ateniese. Mentre ad Atene il partito capeggiato da Demostene, cerca di opporsi a tutti i costi all’ascesa della Macedonia, Isocrate invece progetta un’alleanza con Filippo II in funzione antipersiana. ➔ Filippo -lettera in cui Isocrate esorta il sovrano macedone di condurre una campagna contro i Persiani, assicurandogli di avere l’appoggio divino. (Isocrate non si rende conto della vera intenzione di Filippo II come fa Demostene)