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COMMEDIA NÈA, MENANDRO, Dispense di Greco

Percorso sull'origine della commedia (Aristotele), Teofrasto, Commedia Nèa, Menandro (analisi commentata opere: il Misantropo (Dyskolos), la Donna Rapata).

Tipologia: Dispense

2020/2021

In vendita dal 22/06/2021

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joeadams 🇮🇹

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ORIGINE DELLA COMMEDIA SECONDO ARISTOTELE
Secondo l'etimologia proposta da Aristotele nella Poetica e ancora generalmente accettata, il
termine commedia significa “canto della festa” (komòs, festa, e odè, “canto”). Esso si collega alle
antiche feste in onore del dio Dioniso (le cosiddette “falloforie”) che celebravano la fecondità
portando in processione il simbolo del fallo accompagnato da canti e danze propiziatori.
La nuova forma teatrale trovò comunque la sua formula canonica nel teatro ateniese del V secolo
a.C.: nel 486 si tenne il primo concorso comico, come già avveniva per i concorsi tragici, durante le
Grandi Dionisie.
TEOFRASTO
Teofrasto è un filosofo ateniese, discepolo di Aristotele e direttore del Peripato dopo il maestro.
La celebrità di Teofrasto è legata all'opera generalmente nota col titolo di Caratteri, che costituisce
una sorta di novità nella letteratura greca. In questa vivace e piacevole operetta sono descritte 30
particolari disposizioni (caratteri) della natura umana. Ciascuna di queste particolari disposizioni
umane si incarna in un tipo ben definito (l'adulatore, lo sfacciato, il tirchio e via discorrendo), cioè
un individuo con costanti caratteristiche di comportamento.
La rappresentazione di ciascun carattere segue uno schema sostanzialmente uniforme: prima
vediamo una chiara e precisa definizione del tipo preso in esame, poi troviamo la sua descrizione
ricavata 'dal vivo' tramite una serie di situazioni concrete nelle quali quel carattere ha modo di
rivelarsi.
Lo stile col quale Teofrasto tratteggia le tante scenette di vita quotidiana è essenziale, privo di
artifici o ridondanze, tipico del distacco dello scienziato che effettua un'analisi. E proprio da
scienziato Teofrasto evita di esprimere giudizi di ordine etico sui caratteri presi in esame, facendo
trasparire soltanto un'aria di sottile divertimento quando la narrazione tocca momenti umoristici.
COMMEDIA NÈA
A partire dalla CADUTA DI ATENE NEL 404 a.C. la commedia subisce trasformazioni determinanti.
Fino a quest’epoca il protagonista delle commedie, soprattutto di quelle aristofanee, era
espressione della parte “sana” della città, ed impegnata nel perseguimento di un obiettivo che
sembrava essere personale, ma che in realtà coinvolgeva tutta la comunità della pòlis, e il lieto
fine delle vicende sembrava “sconfiggere” in modo emblematico gli avversari.
In corrispondenza con il periodo storico, il teatro comico inizia a prendere le distanze dalla pòlis e
dalle sue istanze: lo vediamo innanzitutto dalla assenza di tematica politica, con tutti gli attacchi e
le satire che ne conseguono, ma anche a livello strutturale manca la paràbasi e gli spazi corali
sono molto ridotti.
La fase Antica della Commedia si conclude ufficialmente con le due opere di Aristofane Donne in
assemblea e Pluto del 388 a.C.
Da questo punto ha inizio la cosiddetta Commedia di Mezzo, caratterizzata dalla presenza della
parodia mitologica in sostituzione della satira politica, che lascerà poi spazio alla Commedia
Nuova (néa) fino alla metà del III secolo a.C.
In realtà questa scansione temporale, fatta in età alessandrina, è sicuramente utile per motivi
scolastici ma ciò non implica che ci sia stata una divisione netta tra le tre fasi della commedia.
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ORIGINE DELLA COMMEDIA SECONDO ARISTOTELE

Secondo l'etimologia proposta da Aristotele nella Poetica e ancora generalmente accettata, il termine commedia significa “canto della festa” (komòs, festa, e odè, “canto”). Esso si collega alle antiche feste in onore del dio Dioniso (le cosiddette “falloforie”) che celebravano la fecondità portando in processione il simbolo del fallo accompagnato da canti e danze propiziatori. La nuova forma teatrale trovò comunque la sua formula canonica nel teatro ateniese del V secolo a.C.: nel 486 si tenne il primo concorso comico, come già avveniva per i concorsi tragici, durante le Grandi Dionisie. TEOFRASTO Teofrasto è un filosofo ateniese, discepolo di Aristotele e direttore del Peripato dopo il maestro. La celebrità di Teofrasto è legata all'opera generalmente nota col titolo di Caratteri, che costituisce una sorta di novità nella letteratura greca. In questa vivace e piacevole operetta sono descritte 30 particolari disposizioni (caratteri) della natura umana. Ciascuna di queste particolari disposizioni umane si incarna in un tipo ben definito (l'adulatore, lo sfacciato, il tirchio e via discorrendo), cioè un individuo con costanti caratteristiche di comportamento. La rappresentazione di ciascun carattere segue uno schema sostanzialmente uniforme : prima vediamo una chiara e precisa definizione del tipo preso in esame, poi troviamo la sua descrizione ricavata 'dal vivo' tramite una serie di situazioni concrete nelle quali quel carattere ha modo di rivelarsi. Lo stile col quale Teofrasto tratteggia le tante scenette di vita quotidiana è essenziale , privo di artifici o ridondanze, tipico del distacco dello scienziato che effettua un'analisi. E proprio da scienziato Teofrasto evita di esprimere giudizi di ordine etico sui caratteri presi in esame, facendo trasparire soltanto un'aria di sottile divertimento quando la narrazione tocca momenti umoristici. COMMEDIA NÈA A partire dalla CADUTA DI ATENE NEL 404 a.C. la commedia subisce trasformazioni determinanti. Fino a quest’epoca il protagonista delle commedie, soprattutto di quelle aristofanee, era espressione della parte “sana” della città , ed impegnata nel perseguimento di un obiettivo che sembrava essere personale, ma che in realtà coinvolgeva tutta la comunità della pòlis , e il lieto fine delle vicende sembrava “sconfiggere” in modo emblematico gli avversari. In corrispondenza con il periodo storico, il teatro comico inizia a prendere le distanze dalla pòlis e dalle sue istanze : lo vediamo innanzitutto dalla assenza di tematica politica , con tutti gli attacchi e le satire che ne conseguono, ma anche a livello strutturale manca la paràbasi e gli spazi corali sono molto ridotti. La fase Antica della Commedia si conclude ufficialmente con le due opere di Aristofane Donne in assemblea e Pluto del 388 a.C. Da questo punto ha inizio la cosiddetta Commedia di Mezzo , caratterizzata dalla presenza della parodia mitologica in sostituzione della satira politica, che lascerà poi spazio alla Commedia Nuova (néa) fino alla metà del III secolo a.C. In realtà questa scansione temporale, fatta in età alessandrina, è sicuramente utile per motivi scolastici ma ciò non implica che ci sia stata una divisione netta tra le tre fasi della commedia.

Menandro

Oltre ad essere il principale commediografo della néa, Menandro è sicuramente la migliore espressione delle profondazioni del teatro comico , tra cui l’assenza di parabasi, coro e satira. Nato nel 342, poté godere di una erudita educazione, soprattutto in campo filosofico: non a caso, fu compagno di Epicuro e discepolo di Teofrasto. Nel teatro menandreo troviamo perfettamente compiuta la trasformazione della società greca dalla collettività all’individualismo : i protagonisti, infatti, sono abitanti di un’ Atene non più faro dell’Ellade ma città di provincia lontana dal potere , che vedono l’unico punto d’interesse nella famiglia, in quella che è sostanzialmente una società borghese. Non ci sorprende, allora, che anche la religione sia assente : la società borghese è convinta che il presente è l’unica certezza , dunque dipende sempre meno dalle tradizionali divinità del passato. Viceversa, ruolo centrale è occupato dalla fatalità : i personaggi menandrei sono sempre in balia dell’evento fortuito, e Menandro non nasconde, anzi enfatizza questa condizione così precaria. Anche il contenuto è cambiato radicalmente: tolti di mezzo il dibattito e le grandi questioni politiche, il teatro guarda all’ elemento umano e psicologico , immerso in una trama sostanzialmente esile, ma ricca di peripezie, equivoci e colpi di scena. Ecco che troviamo un teatro del tutto antropocentrico , con protagonista “ l’uomo qualunque ”, anonimo e ben lontano dai grandi temi della politica e appartato nel privato : in questo senso il modello seguito è quello euripideo. Sul palcoscenico menandreo sfilano una serie di caratteri ben definiti , mutuati a loro volta dai “caratteri” di Teofrasto. Il pubblico cerca ora uno spettacolo gradevole , facile da seguire e con un lieto fine , che assegna la vittoria al personaggio positivo, colui che ha agito in nome di valori borghesi quali il buon senso o la temperanza, ma anche valori tipicamente menandrei quali la filantropia e l’amicizia. Ecco che in Menandro viene meno l’ orgogliosa convinzione ateniese di essere superiori per nascita : ora che Atene non è più il centro del mondo, Menandro si rende artefice di un nuovo umanesimo , che rende l’uomo nobile per carattere, non per fattori esterni , a testimonianza della superiorità del diritto naturale su ogni altra norma sociale o politica. IL MISANTROPO ( Dyskolos) Trama Il misantropo è Cnemone, un vecchio contadino insofferente del genere umano, che ha abbandonato la moglie e il figliastro Gorgia e vive isolato, in compagnia di una vecchia serva e di una giovane figlia devota al dio Pan il quale, per premiarla, ha fatto innamorare di lei un ricco giovane di nome Sostrato. Cnemone, scontroso e insofferente, allontana qualsiasi approccio con Sostrato; un giorno, però, il vecchio rimane vittima di un incidente e viene salvato dall’intervento dello stesso Sostrato e di Gorgia. A questo punto, Cnemone si rende conto dell’insostenibilità del proprio modo di vivere, e decide di adottare il figlio Gorgia a vivere con lui. Lo incarica poi di trovare un marito per la sorella, allora