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Micro e Macro economia applicata, Appunti di Economia Applicata

Unipa Scienze del Turismo Micro e Macro economia applicata

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/07/2021

laura-tumbarello
laura-tumbarello 🇮🇹

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INTRODUZIONE ECONOMIA
L’economia studia il comportamento umano, in quanto relazione fra fini e scarsi mezzi, che
hanno usi alternativi. – Lionnel Robbins, Saggio sulla natura e l’importanza della scienza
economica, 1932. Dunque l’economia studia il comportamento dell’uomo che ha uno
scopo, e dei mezzi scarsi per raggiungerlo, poiché i mezzi sono limitati. Se non ci fosse
scarsità, non esisterebbe il problema economico. L’economia non si occupa soltanto di
denaro, ma si occupa anche del benessere sociale. Si occupa di produzione di beni e
servizi, ovvero quanto producono le imprese, e come producono, e si occupa di consumo
di beni e servizi, ovvero in quale quantità viene acquistato un bene, come reagiscono i
consumatori ai prezzi, alle pubblicità, alla moda. L’uomo economico è razionale,
individualista, egoista e benesserista.
Il problema economico principale è quello della scarsità. La scarsità esiste perché i desideri
dell’umanità sono illimitati, mentre le risorse per realizzarli sono limitate. Le risorse sono
chiamate fattori di produzione, ed esistono risorse di tre tipi:
Risorse umane: lavoro, attività dell’uomo.
Risorse naturali: terra e materie prime.
Risorse derivate o manufatte: capitale, creazioni dell’uomo.
La quarta risorsa, secondo Marshall, è quella di saper coordinare tutte e tre le risorse.
Vi sono tre parole che hanno dentro la parola “risorsa”: efficacia, produttività, efficienza.
Una risorsa è efficace quando serve a raggiungere uno scopo.
Una risorsa è efficiente se ci permette di raggiungere uno scopo, ed è costata di
meno.
Una risorsa è produttiva se non mira al costo ma al numero di merce utilizzata per
raggiungere uno scopo, al contrario dell’efficienza.
Dunque la scarsità è l’eccesso dei desideri umani rispetto a quelli che possono essere
soddisfatti con la produzione. Un altro problema studiato dall’economia è quello della
distribuzione. Secondo gli economisti, le persone ricche o povere hanno diversi
comportamenti. Per chi è povero la scarsità è quella di non potersi permettere un pasto,
per chi è ricco invece è quella di non potersi permettere una seconda Ferrari. In breve,
l’economia studia tutto ciò che ha a che fare con il processo di soddisfazione dei bisogni
materiali dell’uomo.
I fenomeni dell’economia (consumo e produzione), generano la domanda e l’offerta. La
domanda è collegata ai desideri, se tutto fosse gratis, la gente chiederebbe sempre di più,
dunque è illimitata. L’offerta è collegata alle risorse, dunque è limitata. La domanda
potenziale eccederà l’offerta potenziale. Per raggiungere l’uguaglianza effettiva, o si riduce
la domanda, o si aumenta l’offerta, oppure una combinazione delle due.
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INTRODUZIONE ECONOMIA

L’economia studia il comportamento umano, in quanto relazione fra fini e scarsi mezzi, che hanno usi alternativi. – Lionnel Robbins, Saggio sulla natura e l’importanza della scienza economica, 1932. Dunque l’economia studia il comportamento dell’uomo che ha uno scopo, e dei mezzi scarsi per raggiungerlo, poiché i mezzi sono limitati. Se non ci fosse scarsità, non esisterebbe il problema economico. L’economia non si occupa soltanto di denaro, ma si occupa anche del benessere sociale. Si occupa di produzione di beni e servizi, ovvero quanto producono le imprese, e come producono, e si occupa di consumo di beni e servizi, ovvero in quale quantità viene acquistato un bene, come reagiscono i consumatori ai prezzi, alle pubblicità, alla moda. L’uomo economico è razionale, individualista, egoista e benesserista. Il problema economico principale è quello della scarsità. La scarsità esiste perché i desideri dell’umanità sono illimitati, mentre le risorse per realizzarli sono limitate. Le risorse sono chiamate fattori di produzione , ed esistono risorse di tre tipi:  Risorse umane: lavoro, attività dell’uomo.  Risorse naturali: terra e materie prime.  Risorse derivate o manufatte: capitale, creazioni dell’uomo. La quarta risorsa, secondo Marshall, è quella di saper coordinare tutte e tre le risorse. Vi sono tre parole che hanno dentro la parola “risorsa”: efficacia, produttività, efficienza.  Una risorsa è efficace quando serve a raggiungere uno scopo.  Una risorsa è efficiente se ci permette di raggiungere uno scopo, ed è costata di meno.  Una risorsa è produttiva se non mira al costo ma al numero di merce utilizzata per raggiungere uno scopo, al contrario dell’efficienza. Dunque la scarsità è l’eccesso dei desideri umani rispetto a quelli che possono essere soddisfatti con la produzione. Un altro problema studiato dall’economia è quello della distribuzione. Secondo gli economisti, le persone ricche o povere hanno diversi comportamenti. Per chi è povero la scarsità è quella di non potersi permettere un pasto, per chi è ricco invece è quella di non potersi permettere una seconda Ferrari. In breve, l’economia studia tutto ciò che ha a che fare con il processo di soddisfazione dei bisogni materiali dell’uomo. I fenomeni dell’economia (consumo e produzione), generano la domanda e l’ offerta. La domanda è collegata ai desideri, se tutto fosse gratis, la gente chiederebbe sempre di più, dunque è illimitata. L’offerta è collegata alle risorse, dunque è limitata. La domanda potenziale eccederà l’offerta potenziale. Per raggiungere l’uguaglianza effettiva, o si riduce la domanda, o si aumenta l’offerta, oppure una combinazione delle due.

L’economia si suddivide in macroeconomia e microeconomia , la macroeconomia studia l’economia nel complesso, le domanda aggregata e offerta aggregata, ovvero la spesa e la produzione totale di tutta l’economia. La microeconomia, invece si occupa di agenti individuali che operano nel sistema economico, dunque la domanda e l’offerta di particolari beni, servizi e risorse. MACROECONOMIA Spesso lo stato stimola la crescita e l’occupazione, generando inflazione e crisi della bilancia. Le economie sono instabili, e spesso la crescita non ha lunga durata, dunque le economie si alternano tra crescite positive e negative, formando dei cicli economici. Oltre a studiare la crescita della produzione nazionale, si occupa anche di recessione, disoccupazione e inflazione. Se la domanda aggregata è troppo elevata rispetto all’offerta, vi saranno:  Inflazione : aumento generale dei prezzi, se la domanda non scende, ricavano comunque maggiori profitti. Se questo comportamento persiste nel tempo, si tratta di inflazione.  Disavanzi della bilancia commerciale : eccesso delle importazioni di beni, sulle esportazioni. Se l’inflazione è alta, i beni interni saranno meno competitivi rispetto ai beni esterni, dunque i consumatori punteranno sugli ultimi. Una domanda troppo bassa rispetto all’offerta aggregata, porta a:  Recessione : riduzione della produzione, crescita negativa.  Dai tagli alla produzione, si impiegheranno meno lavoratori, e sorge la disoccupazione. Il raggiungimento dell’equilibrio tra domanda aggregata e offerta aggregata, prende il nome di politica della domanda , attraverso prezzi, spesa e occupazione. Una politica dell’offerta , invece, agisce incentivando gli imprenditori a produrre, dunque influenza direttamente il livello di produzione. MICROECONOMIA La scarsità ci porta a fare delle scelte, vi sono tre tipi di scelte:  Quali servizi e beni produrre, e in quali quantità.  Come produrre servizi e i beni.  Per chi produrre servizi e beni. Quali saranno i salari e le pensioni per i vari tipi di lavoratori? Queste scelte possono essere considerate microeconomiche poiché non riguardano l’intera economia nazionale, ma le singole imprese. Qualsiasi scelta comporta il sacrificio delle possibili alternative. Se spendo più soldi in cibo, ne spendo meno in altri beni.

Il processo di soddisfazione dei bisogni umani coinvolge produttori e consumatori. I consumatori sono le famiglie, i produttori sono le imprese. Sono legati da varie relazioni, che formano un flusso. In un’ economia monetaria (opposta all’economia di baratto), le imprese soddisfano i bisogni delle famiglie in cambio di moneta. Nasce il MERCATO , ovvero l’interazione tra acquirenti e venditori, mediante delle regole basate sul diritto di proprietà e sul principio di scambio volontario. Vi è anche il mercato dei fattori, detti anche input , in cui domanda e offerta sono invertiti: le imprese domandano l’uso dei fattori produttivi alle famiglie, dunque lavoro, terra e capitale, in cambio di moneta, sotto forma di salari, rendite, interessi.. Si origina un flusso circolare: le famiglie ottengono redditi dalle imprese e le imprese conseguono profitti grazie alle famiglie. La moneta circola. Vi è anche un flusso si beni e servizi in direzione opposta, in cui le famiglie forniscono alle imprese i fattori produttivi. Le imprese e le famiglie si scambiano flussi monetari e flussi fisici (senza essi la società non funziona). Quando qualcuno vuole risparmiare, il flusso rallenta. I SISTEMI ECONOMICI Vi sono due sistemi economici diversi: economia totalmente pianificata , ovvero quella in cui le decisioni economiche sono prese dal mercato, ed economia di mercato ovvero un’economia libera in cui le scelte sono prese dalle singole imprese e dalle famiglie senza nessun intervento pubblico. Le famiglie scelgono quanto lavoro offrire e quanti beni consumare, le imprese scelgono cosa produrre e come produrre. I sistemi economici dei diversi paesi hanno entrambi i sistemi economici, a distinguerli è il grado di intervento pubblico. L’economia pianificata si realizza in un sistema economico socialista o comunista, in cui terra e capitale sono di proprietà collettiva. Lo stato pianifica l’allocazione delle risorse, sacrificando parte del consumo attuale a favore degli investimenti, pianifica l’output, le tecniche e il lavoro di ogni industria. Effettua un’analisi input-output. Esempio: l’industria dell’acciaio usa gli input delle industrie metallurgiche e produce output per le industrie meccaniche. Lo stato fa coincidere input e output per far sì che la domanda pianificata sia pari alla domanda pianificata. Distribuisce i beni in base al suo giudizio sui bisogni delle persone, può decidere di distribuire redditi monetari e fissa i prezzi in modo opportuno: i prezzi bassi incentivano il consumo, i prezzi elevati lo scoraggiano. L’economia di mercato si realizza in un sistema capitalistico, in cui terra e capitale sono di proprietà privata. Tutte le decisioni sono prese da imprese e famiglie. I consumatori sono liberi di scegliere come spendere i loro redditi, e le imprese sono libere di scegliere dove, come e quanto produrre. Famiglie e imprese interagiscono attraverso le variazioni dei prezzi. I prezzi aumentano in situazioni di scarsità, e diminuiscono in situazioni di abbondanza. L’aumento del prezzo nella scarsità incentiva le imprese a produrre di più. Allo stesso tempo l’aumento del prezzo scoraggerà le famiglie a comprare. I prezzi continueranno a crescere finché la scarsità sarà eliminata. Se i consumatori domandano

una quantità minore di beni, o le imprese aumentano l’offerta, l’offerta eccede la domanda e si crea un surplus , dunque il prezzo diminuirà fino all’annullamento del surplus. Il prezzo in cui la domanda coincide con l’offerta si chiama prezzo d’equilibrio. Effetto di variazione della domanda e dell’offerta: le variazioni dei prezzi possono essere segnali o incentivi. A partire da una situazione di equilibrio, un aumento della domanda è segnalato da un aumento del prezzo, poiché la domanda è alta, e le imprese producono di più: aumenta l’offerta. Contemporaneamente l’aumento del prezzo disincentiva alcuni consumatori ad acquistare il bene. Un calo della domanda è segnalato dalla diminuzione del prezzo, dunque le imprese producono meno, l’offerta diminuisce, ma questo incentiva i consumatori ad acquistare il bene. Un aumento dell’offerta è segnalato da una riduzione del prezzo, questo serve da incentivo alle persone per acquistare di più, dunque la quantità domandata aumenta. Un calo dell’offerta è segnalato da un incremento del prezzo, che incentiva i consumatori a comprare di meno: la quantità domandata diminuisce. L’aumento del prezzo incentiva le imprese a produrre di più. L’interdipendenza dei mercati: mercato dei beni: la domanda del bene aumenta> si crea un eccesso di domanda> aumenta il prezzo> si elimina l’eccesso di domanda perché per l’aumento del prezzo i consumatori producono di più, e i consumatori acquistano di meno. Mercato dei fattori: la maggiore offerta di un bene fa aumentare la domanda degli input> si crea un eccesso di domanda di tali fattori> ciò provoca un aumento del loro prezzo> si elimina l’eccesso di domanda, in quanto incentiva i fornitori di input ad aumentare l’offerta, e gli acquirenti a ridurne la domanda. I mercati dei beni dunque influiscono su quelli dei fattori. Esiste anche interdipendenza nella versione opposta. Ad esempio l’aumento dell’offerta delle materie prime, ne ridurrà il prezzo, dunque il costo di produzione sarà minore, così come quello del prodotto finito. I consumatori aumenteranno la domanda. L’interdipendenza dei mercati dei diversi beni: un aumento del prezzo di un bene, incentiverà i consumatori ad acquistare dei beni alternativi, facendone aumentare il prezzo, e inducendo i produttori dei beni alternativi a produrre di più. I mercati concorrenziali: i mercati sono caratterizzati da un elevato numero di imprese in competizione tra di loro. Una situazione in cui i consumatori e i produttori sono troppo piccoli per poter influenzare i prezzi di mercato con le proprie decisioni ( price-takers ) è chiamata concorrenza perfetta. I consumatori devono accettare i prezzi come dati, senza poter contrattare il prezzo, come per esempio al supermercato. Non possono modificare i prezzi anche per la forte concorrenza con altre imprese. I grandi imprenditori, nonostante possano decidere i prezzi, non possono chiedere tutti i soldi che vogliono, perché devono sempre tenere in conto la quantità complessiva della domanda, ed i prezzi dei loro concorrenti.

variazione della funzione di domanda , il movimento lungo la curva è detto variazione della quantità domandata. (continuare da paragrafo 2 del capitolo 1: l’offerta.) OFFERTA e prezzo: Se immaginassimo di essere agricoltori, coltiveremmo molto di più la verdura col prezzo più alto, e potremmo destinare anche tutta la coltivazione solo a quel tipo di verdura. Quanto maggiore è il prezzo del prodotto, tanto maggiore sarà la quantità che coltiveremo. Quando il prezzo di un bene aumenta, aumenta anche l’offerta. Solo se cresce il prezzo varrà la pena di produrre di più, quanto maggiore è il prezzo di un bene, tanto più redditizia sarà la sua produzione, e le imprese saranno più incentivate nella produzione del bene col prezzo più alto, riducendo la produzione di beni meno redditizi. La curva di offerta (/): la quantità che i produttori sono disposti ad offrire per un qualunque dato prezzo si chiama funzione di offerta. La funzione di offerta si rappresenta con una curva di offerta, che può essere individuale o di mercato. Non tutte sono inclinate positivamente, potrebbero anche essere verticali, orizzontali, o negativamente inclinate. Determinanti dell’offerta: Come la domanda, anche l’offerta non è solo determinata dal prezzo, ma anche da altri fattori:  I costi di produzione , più sono elevati, minore sarà il profitto. Se il costo di produzione è 50 euro, e i venditori vendono il prodotto a 100, il margine di guadagno sarà 50. Il venditore tende a vendere il prodotto con più margine di guadagno.  La redditività dei prodotti alternativi.  La redditività dei prodotti congiunti , ovvero produzione di un bene che dà luogo alla produzione di un altro bene.  Natura, shock e altri eventi imprevedibili.Gli obiettivi dei produttori.Aspettative di variazioni future dei prezzi, se i produttori sospettano un aumento del prezzo, potrebbero ridurre l’offerta per fare scorta di quel prodotto e venderlo quando aumenterà il prezzo, oppure potrebbero aumentare la produzione, cosicché potranno aumentare l’offerta quando i prezzi saranno più elevati.  Il numero di fornitori. Spostamenti: Quando la curva si sposta verso destra significa che l’offerta aumenta, verso sinistra diminuisce. Uno spostamento lungo la curva è detto variazione della quantità offerta , uno spostamento della curva viene detto variazione della funzione di offerta. LA DETERMINAZIONE DEL PREZZO: a quale prezzo sarà acquistato o venduto un bene? Solo un prezzo è sostenibile, ovvero il prezzo in cui la domanda eguaglia l’offerta. Quando l’offerta soddisfa la domanda si dice che il mercato sia in equilibrio, e non c’è né eccesso di domanda, né eccesso di offerta. Questo prezzo è chiamato prezzo d’equilibrio. Curve di domanda e offerta (x): Il prezzo di equilibrio è illustrato nel grafico con la curva di offerta e di domanda, e si trova proprio nell’intersezione delle due curve. Il prezzo di

equilibrio resterà invariato solo se le due curve resteranno invariate, se una delle due si spostasse, bisognerebbe trovare un nuovo equilibrio.

DOMANDA INDIVIDUALE E DOMANDA DI MERCATO

(Microeconomia, capitolo 2) Lo scopo di questo capitolo è capire quale sia il processo decisionale dell’individuo nello scegliere quale bene domandare e in quale quantità, dunque quale siano le determinanti della domanda individuale. Economia e scelta razionale: com’è descritto in microeconomia il problema di scelta del consumatore? L’agente, nel caso dello studio della domanda, è il consumatore, ovvero colui che sceglie cosa domandare e quanto domandare. L’analisi dell’individuo non si sofferma solo sulle azioni, ma anche sulle conseguenze di queste azioni. Il comportamento degli individui viene detto consequenzialista , ovvero che descrive la scelta tra diverse azioni solo come scelta tra le loro conseguenze economiche. Un agente dotato di 20mila euro, se ha nei suoi desideri macchine di 10mila euro o crociere di 2500 euro a persona, dovrà fare una scelta nazionale, potrebbe decidere di acquistare due macchine e zero crociere, una macchina e quattro crociere, zero macchine e otto crociere. La scelta razionale sarà quella che lo soddisferà maggiormente. Questo approccio consequenzialista può essere di due tipi:  Positivo o descrittivo; (agente perfettamente razionale)  Normativo o prescrittivo. (agente razionale per mezzo di un’interpretazione prescrittiva che ci dice come dovrebbe comportarsi il consumatore) DOMANDA INVERSA E SURPLUS DEI CONSUMATORI La funzione di domanda ci informa sulla variazione della domanda al variare del prezzo. La funzione di domanda inversa, invece, ci informa su quale dovrebbe essere il prezzo affinché i consumatori scelgano di domandare una certa quantità di beni. Dunque ci dà una misura che indica quanti soldi sia disposto a pagare un consumatore, quindi la sua disponibilità a pagare. Se un consumatore per una macchina è disposto a pagare 10mila euro, e trova la macchina ad un prezzo di 6000 euro, la soddisfazione di non aver pagato 4000 euro si chiama surplus. E’ errato dire che l’individuo abbia risparmiato 4000 euro: non ha risparmiato, ne ha spesi 6000. Infatti il surplus non indica un risparmio, ma la soddisfazione di non aver speso tutta la disponibilità. Il massimo del prezzo che un consumatore sia disposto a pagare, dunque la sua disponibilità, prende il nome di prezzo di riserva. Il surplus del consumatore dunque è la differenza positiva tra il prezzo che egli può pagare, ed il prezzo di mercato, e ci fornisce una misura del suo benessere in un determinato scambio. Appunto per questo è importante per l’analisi di un economista, poiché ci consente di valutare quale sia il benessere del consumatore per un dato prezzo di mercato.

 GRADO DI SOSTITUIBILITA’.

 LA QUOTA DEL REDDITO SPESA NEL BENE. (effetto reddito)  ORIZZONTE TEMPORALE. La sostituibilità del prodotto richiede tempo, più in la comprerò un’auto non a benzina poiché la benzina costa troppo. La domanda per ridurre ha bisogno di tempo, il prezzo invece può variare da un giorno all’altro. Nei grafici, le rette più orizzontali sono, più elastiche sono. Viceversa, più sono verticali, più sono rigide. Vi sono dei casi particolari, in cui la domanda può essere perfettamente anelastica , e nel grafico viene rappresentata come una retta verticale, in cui la domanda non si sposta a prescindere dal prezzo, parliamo di beni come farmaci salvavita, interventi chirurgici ecc.. Oppure la domanda infinitamente elastica che viene rappresentata con una retta orizzontale, tipica delle singole imprese in un mercato perfettamente concorrenziale, in cui bisogna accettare il prezzo di mercato, e a quel prezzo possono vendere quanto desiderano. E’ un bene in cui quando aumenta il prezzo non lo compra nessuno, e quanto diminuisce lo comprano tutti, perché lo trovi ovunque. Poi abbiamo la domanda ad elasticità unitaria quando il prezzo e la domanda variano con la stessa proporzione, Ogni aumento del prezzo è compensato da una riduzione della quantità domandata. La curva è un’iperbole equilatera, questa forma deriva dal fatto che un aumento della quantità deve essere proporzionalmente uguale a calo del prezzo e viceversa. Elasticità della domanda rispetto al reddito (ƞ: eta): il reddito viene rappresentato con la lettera y. Se cresce il reddito, la gente avrà più soldi da spendere, dunque cresce la domanda spostandosi verso destra (). Se il reddito diminuisce, diminuisce pure la domanda e nel grafico si sposta verso sinistra. Il calcolo: Se ƞ>1 beni superiori o di lusso Se ƞ<1 beni normali o di prima necessità Se ƞ<0 beni inferiori che saremo costretti a comprare poiché non possiamo permetterci di acquistare beni migliori. Al crescere del reddito, aumenta la domanda dei beni di lusso, e diminuisce quella dei beni inferiori, come la margarina, perché uno che sta bene economicamente compra il burro. Se il prodotto ha un’elevata elasticità rispetto al reddito, le vendite crescono all’aumentare del reddito nazionale, ma possono drasticamente diminuire se l’economia entra in crisi. Elasticità incrociata della domanda (Eab): è la misura della sensibilità della domanda di due beni che possono essere sostituti o complementari. “Se aumentasse il prezzo della coca cola, verrebbe domandata più pepsi?” L’Eab ci permette di vedere la variazione della

domanda del primo bene, all’aumentare del prezzo del secondo bene. E’ data dal rapporto della variazione percentuale della domanda del bene 1, e la variazione percentuale del prezzo del bene 2: Se Eab<0, dunque l’elasticità è negativa, si tratta di beni complementari, poiché aumentando il prezzo di uno, diminuirà anche la domanda dell’altro. Se Eab>0, dunque l’elasticità è positiva, si tratta di beni sostituti, poiché aumentando il prezzo di uno, aumenta la domanda dell’altro. Se Eab=0, si tratta di beni indipendenti. Elasticità dell’offerta rispetto al prezzo (Eo): Di quanto varia l’offerta in seguito ad una variazione del prezzo? All’aumentare del prezzo, si ha anche un aumento dell’offerta. E’ definita come il rapporto tra la variazione percentuale della quantità offerta, e la variazione percentuale del prezzo. Il valore è positivo, essendo la curva di offerta funzione crescente del prezzo. Più la curva è inclinata, più è elastica. Se Eo>1 la curva dell’offerta è elastica Se Eo<1 la curva dell’offerta è anelastica Le determinanti sono: il grado di utilizzazione della capacità produttiva dell’impresa e l’orizzonte temporale, ovvero il tempo che serve a produrre di più. L’offerta è elastica se le imprese hanno capacità produttive inutilizzate, possibilità di avere più materie prime, e se possono evitare il lavoro straordinario. Riguardo l’orizzonte temporale, nel brevissimo periodo l’offerta è anelastica, poiché non vi è il tempo di aumentarla e potrebbe variare solo grazie a delle scorte disponibili. Nel breve periodo l’offerta può aumentare in una certa misura, poiché gli input possono aumentare, come le materie prime, mentre altri ancora no, come i macchinari. Nel lungo periodo l’offerta è elastica, poiché si ha il tempo di aumentare tutti gli input e di aggiungere altre imprese nell’industria. Tuttavia nel lungo periodo la curva d’offerta potrebbe essere inclinata negativamente. MERCATI CON PREZZI CONTROLLATI Cosa succede se lo stato fissa i prezzi? Il prezzo di equilibrio non è sempre adeguato, dunque lo stato potrebbe decidere di stabilire un prezzo che sia sopra o sotto il prezzo di equilibrio.

capitale, e i fattori di produzione variabili che nel breve periodo possono aumentare, come il lavoro. Questa distinzione ci aiuta a distinguere il breve periodo dal lungo periodo. Breve periodo: è un lasso di tempo breve in cui vi è almeno un fattore di produzione fisso, e la produzione può aumentare solo grazie ai fattori variabili. Ad esempio se un’impresa di trasporti marittimi vuole aumentare il trasporto, o porta più passeggeri avendo posti, oppure fa più viaggi utilizzando più carburante, ma non può avere una nave in più, poiché costruirla richiederebbe tempo. Lungo periodo: è un lasso di tempo lungo in cui tutti gli input possono essere aumentati, e si ha il tempo di costruire un secondo impianto e installare nuovi macchinari. I periodi non sono stabiliti ma relativi: se per costruire una nave ci vogliono tre anni, come breve periodo intendiamo un tempo minore di tre anni, e come lungo periodo un tempo maggiore di tre anni. LA FUNZIONE DI PRODUZIONE La funzione di produzione è la relazione tra gli output ottenibili con una quantità necessaria di input che occorrono per produrli. q=q(x1,x2..) dove q è l’output e x i fattori produttivi. Vi sono casi di funzione di produzione in cui vi è un unico fattore variabile, qui introduciamo la produttività media del lavoro, ovvero il rapporto tra il livello di output e la quantità di input utilizzata per ottenerlo PMEL=q(L)/L. Dunque se con 3 input produco 30 output, significa che ogni input mi produce 10 output. E come seconda cosa introduciamo la produttività marginale , ovvero la quantità di prodotto addizionale che si ottiene impiegando un’unità addizionale di un fattore produttivo (lavoro, capitale..) E si divide in produttività marginale crescente e produttività marginale decrescente. Legge della produttività marginale decrescente: si verifica nel breve periodo, e dice che “se si combinano quantità crescenti di un fattore variabile con quantità date di un fattore fisso, ad un certo punto ogni unità aggiuntiva del fattore variabile, produrrà un minore output aggiuntivo dell’unità precedente”. Quando l’aumento di input determina una diminuzione dell’output, si dice che la produttività marginale è negativa (tratto decrescente). L’andamento della curva della produttività media dipende da quello della produttività marginale. Se aggiungendo input, aumentano anche gli output, e aumenta anche la produttività media, dunque PMGL>PMEL, la produttività media è crescente. Al contrario, se aggiungendo input, diminuiscono gli output, la produttività media diminuisce, dunque

PMGL<PMEL, la produttività media è decrescente. La produttività media rimane invariata quando è uguale alla produttività marginale. Costi e output Dovendo decidere quanto produrre, è necessario conoscere il livello dei costi associato a ciascun output, ovviamente i costi di produzione sono associati alla quantità di input utilizzati, ma anche dalla produttività dei fattori, poiché più sono produttivi, meno sarà la loro quantità, e minori saranno i costi di produzione, e il prezzo dei fattori, poiché maggiore sarà il loro prezzo, maggiori saranno i costi di produzione. La rendita sulla terra è un costo fisso , le materie prime invece hanno un costo variabile. Più si produce, più materie prime verranno utilizzate, maggiore sarà il costo. Il costo totale è la somma dei costi variabili e dei costi fissi.

CT=CV+CF

Nel grafico, siccome il costo fisso non varia, è rappresentato da una retta orizzontale. Il costo variabile, ovvero quello che varia al variare dell’output, passa dall’origine degli assi, poiché se l’impresa non produce, non ha bisogno di nessun fattore, e il costo corrisponde a zero. La curva di costo totale, è uguale a quella del costo variabile, ma si trasporta verticalmente. Costo medio e marginale Oltre ai costi totali, vi sono altre due tipologie di costo: costo medio e marginale. Il costo medio (CME) è il costo per unità di produzione:

CME= CT/q

Se produrre 100 prodotti costa 2000 euro, allora il costo medio sarà 20 euro per ogni unità. Il costo medio, come quello totale, può essere fisso e variabile, infatti il costo medio è la somma tra il costo medio variabile ed il costo medio fisso.

CME=CVME+CFME

Il costo marginale (CMG) è l’incremento di costo che si sostiene per produrre un’unità in più: Se un’impresa produce un milione di scatole di fiammiferi, e decide di aumentare l’output di 1000 scatole, per un costo di 40 euro in più, quanto sarà il costo per produrre una sola scatola in più? CMG= 40/1000=0,04. Tutti i costi marginali sono variabili, non vi sono costi fissi quando la produzione aumenta.

 Economie di varietà o di scopo: imprese che producono una vasta gamma di prodotti e vendono i prodotti singoli ad un prezzo meno elevato di un’impresa monoprodotto. Diseconomie di scala: Quando le imprese superano una certa dimensione, i costi unitari potrebbero aumentare. Queste diseconomie di scala potrebbero essere provocate da varie ragioni:  All’aumentare delle dimensioni dell’impresa, potrebbero sorgere problemi sul coordinamento;  I lavoratori possono sentirsi alienati a causa del lavoro noioso e ripetitivo, e la scarsa motivazione di lavoro, genera lavoro di scarsa qualità;  Le relazioni tra datori e lavoratori potrebbero peggiorare;  La produzione a catena può generare problemi all’impresa nel momento in cui sorgono problemi in qualche fase del processo. Un’impresa gode di economie e diseconomie di scala a seconda delle particolari condizioni tecnologiche, di mercato e organizzative nelle quali opera. Economie esterne di scala: quando un’industria aumenta, possono sorgere economie esterne di scala per le imprese che ne fanno parte. Un’impresa beneficia della dimensione, della disponibilità dell’intera industria. Quando un’industria, dunque, aumenta le sue dimensioni, possono scarseggiare materie prime o manodopera qualificata. Ciò fa aumentare il prezzo di tali fattori e dunque anche i costi sostenuti dall’industria. RICAVI Come variano i ricavi di un’impresa al variare del livello delle vendite? Anche nei ricavi troviamo tre concetti: ricavo totale (RT), ricavo medio (RME) e ricavo marginale (RMG). Il ricavo totale è dato dalle entrate che l’impresa ottiene in un certo periodo di tempo. Si

calcola moltiplicando il prezzo per le unità. RT=pq. Se un’azienda vende 1000 unità a 5

euro, il ricavo totale sarà 5000 euro.

Il ricavo medio è l’ammontare che l’impresa ottiene per un’unità venduta. RME=RT/q.

Quindi se l’impresa ottiene 5000 euro vendendo 1000 unità, il ricavo medio sarà 5 euro per unità. Il ricavo marginale è l’incremento di ricavo ottenuto vendendo un’unità aggiuntiva in un dato periodo di tempo. Quindi se in un mese l’impresa vende 20 pezzi in più, ricavando 100 euro, ha ottenuto 5 euro per ogni unità aggiuntiva. I ricavi dell’impresa quando il prezzo è dato: un’impresa che sia troppo piccola per poter influenzare il prezzo di mercato ha funzioni di ricavo diverse da quelle di un’impresa capace di influire sul prezzo di mercato.

Ricavo medio: se un’impresa è piccola dovrà accettare un dato prezzo di mercato determinato dall’interazione tra domanda e offerta. A tale prezzo saprà vendere quanto output è in grado di produrre. Qualunque siano le variazioni dell’output, non saranno in grado di modificare il prezzo di mercato, dunque il prezzo medio sarà costante. La curva del ricavo medio dovrà coincidere con la sua curva di domanda. Ricavo marginale: Nel caso di una curva di domanda orizzontale il ricavo marginare sarà uguale al ricavo medio. Se un’unità addizionale verrà venduta al prezzo costante di 5 euro, verranno semplicemente ricavati 5 euro in più. Ricavo totale: poiché il prezzo è costante, il ricavo totale aumenta in modo costante. La curva del ricavo totale è una retta passante per l’origine. I ricavi dell’impresa quando il prezzo è influenzato dal suo prodotto: se l’impresa vuole vendere di più, deve diminuire il prezzo. Se vuole aumentare il prezzo, riscontrerà minore quantità domandata. Ricavo medio: eguaglia il prezzo. Se il prezzo si riduce per incrementare le vendite, anche il ricavo medio diminuirà all’aumentare dell’output. Ricavo marginale: se l’impresa in un dato periodo di tempo vuole vendere di più, il prezo sarà ridotto di tutte le unità e non solo su quelle che vuole vendere in più. Il ricavo marginale è dato dal prezzo al quale viene venduta l’ultima unità, al netto della perdita dovuta alla riduzione del prezzo. Se la domanda è elastica, il ricavo marginale sarà positivo, se è anelastica sarà negativo. Ricavo totale: è dato dal prezzo per quantità. A differenza del caso di un’impresa price- taker, la curva non sarà una retta, ma sarà prima crescente e poi decrescente. Quando il ricavo totale è positivo, dunque la domanda è elastica, la curva cresce. Quando il ricavo totale è negativo, dunque la domanda è anelastica, la curva decresce. Nel punto più alto della curva l’elasticità è pari a 1. Se la curva di ricavo aumenta, si sposta verticalmente verso l’alto, se diminuisce si sposta verso il basso. La massimizzazione del profitto in concorrenza perfetta è determinata nel punto in cui il costo marginale eguaglia il ricavo marginale: π=RC-CT. Se π è negativo, significa che l’impresa è in perdita. Finché l’Rmg è maggiore di Cmg, il profitto può essere aumentato aumentando la produzione. Se Cmg eccede Rmg , il profitto diminuisce. Il profitto è massimo quando Cmg=Rmg, perché quando non si può aggiungere nulla a un totale, significa che è massimo. Come quando arriviamo alla vetta di una montagna, non possiamo arrivare più in alto, essendo già in cima.

FORME DI MERCATO (Capitolo 5)

Un’impresa in un ambito competitivo si comporta in modo diverso rispetto ad un’impresa che non subisce alcuna concorrenza. Un’impresa che fronteggia più imprese, dovrà mantenere i prezzi bassi ed essere più efficiente possibile per sopravvivere. Anche avendo

della migliore performance. Non è un approccio liberista, bensì interventista. Osserva le realtà e le studia. Critica al modello SCP nuova economia industriale Università di Chicago, Chicago boys: l’impresa può determinare cambiamenti della struttura con il proprio comportamento. Obiettivo: libertà nel mercato. Contrarietà all’intervento pubblico. Approccio deduttivo (dal generale al particolare). Cos’è la struttura (1): Mason, 1939: la struttura di mercato di un venditore include tutti quegli aspetti di cui egli tiene conto nel prendere le sue decisioni. Bain, 1968: Le caratteristiche dell’organizzazione di un mercato che sembrano esercitare un’influenza strategica su tipo di competizione e decisioni di prezzo Cos’è la struttura (2): Insieme di fattori che determinano la concorrenzialità di mercato (dimensioni dell’impresa, distribuzione dimensionale, livello di internazionalizzazione, livello di integrazione verticale, numero e dimensione dei clienti, presenza di barriere all’entrata, grado di differenziazione dei prodotti, diversificazione). Cosa influenza la struttura: influenza condizioni esogene, ovvero condizioni che non dipendono dalle imprese (id est). Dal lato della domanda influenza: elasticità, sostenibilità, stagionalità, tasso di crescita, localizzazione, modalità di acquisto, entità ordini. Dal lato della produzione: tecnologia, fattori storico ambientali, economia di scala e di scopo, localizzazione, beni durevoli e non, materie prime. Premessa terminologica Azienda: istituto economico per il soddisfacimento dei bisogni umani, destinato a perdurare, complesso di beni organizzati. Impresa: attività economica a fine di produzione e scambi di beni e servizi. Trasforma input in output. Il suo scopo è fare profitti. La concorrenza perfetta nel lungo periodo Nel lungo periodo, possono entrare a far parte dell’industria nuove imprese. Dunque, visto che in questo lungo periodo di tempo tutti i fattori produttivi possono variare, con l’entrata delle nuove imprese, aumenta l’offerta. La curva d’offerta si sposterà verso destra, mentre il prezzo diminuirà, e le imprese otterranno profitti normali. Ci sono vari tipi di costi:  Costi evitabili : sono costi che cessano di esistere quando si chiude un’attività, ma non coincidono con i costi variabili, poiché anche i costi fissi potrebbero essere evitati.

Costi irrecuperabili : costi che non possono essere recuperati alla chiusura dell’impresa, come spese per costituzione società. Non coincidono con i costi fissi, perché appunto non è detto che siano irrecuperabili.  Costo fisso : capitale che si impiega per aprire un’impresa, per comprare macchinari, impianti. Il capitale investito non si può più utilizzare per altro, e diventano costi fissi irrecuperabili. Decisione di chiusura: Più i costi fissi sono irrecuperabili, più i costi evitabili tendono a coincidere con i costi variabili. La decisione di produrre non dipende dai costi fissi irrecuperabili, ma dalla copertura dei costi variabili con i ricavi. (punto di chiusura p> o uguale a CMV) Più i costi fissi sono recuperabili, più crescono i costi evitabili. La decisione di chiusura dipende dal fatto che i ricavi superino o meno i costi evitabili. Il prezzo di chiusura si avvicina ai costi medi (p> o uguale a CM) Se ho un’impresa, e l’impresa produce, ricavando profitti che coprono le mie spese personali (costi evitabili), mi conviene restare sul mercato, perché lasciare l’impresa senza venderla sarebbe una perdita. I miei costi evitabili sono personali, quindi ad esempio la benzina. Il costo fisso è il valore dell’impresa nel caso in cui io possa venderla. Se voglio uscire dal mercato, devo capire se vendendo la mia impresa posso recuperare i costi fissi che ho speso per aprirla. Se non riesco a recuperarli, mi conviene continuare a stare sul mercato e produrre, riuscendo a coprire i miei costi evitabili. Bisogna valutare il costo-opportunità. La concorrenza perfetta è un bene per i consumatori? Si sostiene generalmente che la concorrenza perfetta sia un bene, e che dovrebbe esserci maggiore concorrenza all’interno delle industrie e dei mercati. Le argomentazioni a favore della concorrenza perfetta sono:  Il prezzo è uguale al costo marginale. Se il prezzo fosse minore del costo marginale, il prodotto sarebbe sottovalutato dal mercato poiché non costa produrlo, e bisognerebbe produrre di meno. Viceversa, se il prezzo fosse maggiore del costo marginale, si dovrebbe produrre di più. Solo in concorrenza perfetta p=CMG.  Le imprese nel lungo periodo ottengono profitti normali e i prezzi si mantengono al livello più basso possibile.  La concorrenza perfetta implica la “sopravvivenza dei migliori”. Infatti, le imprese non efficienti, non riescono a trarre profitti normali e si ritirano dal mercato. Le imprese efficienti, invece, sono incoraggiate ad utilizzare le nuove tecnologie. Si sostiene che nella concorrenza perfetta, i mercati raggiungono l’efficienza economica, ovvero quella situazione in cui ogni bene è prodotto al costo minimo e il consumatore ottiene il massimo beneficio dagli acquisti. Vi sono però delle critiche alla concorrenza perfetta: