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Migrazioni e Immigrati: Tipologie e Aspects, Sintesi del corso di Sociologia delle Migrazioni

La natura eterogenea e fluida dei processi etichettati come migrazioni, con un focus sulle differenze tra emigrazione e immigrazione, e sulla diversità di tipi di immigrati. i fattori che determinano la condizione di immigrato, come la provenienza e la permanenza in un nuovo paese, e il ruolo di immigrati in diverse aree come il settore sanitario. Vengono anche introdotti i concetti di immigrati per lavoro, immigrati qualificati, immigrati di seconda generazione, e vittime del traffico.

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 19/04/2021

mariacar97
mariacar97 🇮🇹

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Capitolo 1
Migrazioni e Migranti
1. L’OGGETTO DI STUDIO E LE SUE CARATTERISTICHE
Le migrazioni sono un fenomeno antico come l’umanità, tanto che si può affermare che “gli
umani sono una specie migratoria”.
Prima di divenire sedentaria però l’umanità è stata nomade, impegnata in vari spostamenti x
seguire le prede di cui si cibava, scoprire nuovi territori, sottrarsi a carestie etc. .
Anche in seguito, spostamenti, diaspore, invasioni, deportazioni hanno segnato la vicenda
storica, poiché si può individuare nello sviluppo del genere umano un intreccio di vari
fenomeni di mobilità geografica, spinta da diversi motivi, quasi sempre x il miglioramento
delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro.
Le migrazioni quindi possono essere viste come una forma di mobilità territoriale della
specie umana, con diversi gradi di intenzionalità e volontarietà.
Nell’Atene classica, un ruolo importante era ricoperto dai meteci, lavoratori e commercianti
forestieri ammessi come residenti e riconosciuti come utili ma privi di diritti politici.
Anche quelle che sono state chiamate invasioni barbariche per gli studiosi di formazione
diversa sono interpretabili come migrazioni verso territori dell’Impero romano di popoli di
stirpe germanica.
Nelle città medievali affacciate sul Mediterraneo una tipica istituzione erano i fondachi dei
mercanti di origine straniera, che formavano insediamenti relativamente stabili, distinti
secondo la provenienza.
Le invasioni turche nei Balcani possono invece aiutarci a rievocare una particolare
migrazione, quella degli spostamenti dei rifugiati in cerca di scampo, o migrazioni forzate.
Questi esempi ci mostrano che, se i trasferimenti da un territorio all’altro di singoli individui,
gruppi o intere popolazioni sono fenomeni ricorrenti nella storia dell’uomo, non è semplice
definire con precisione chi siano gli immigrati, poiché è un tema dove bisogna prendere in
considerazione dell’eterogeneità e della fluidità dei processi etichettabili come migrazioni. La
definizione di immigrato varia a seconda dei sistemi giuridici, delle vicende storiche, delle
contingenze politiche.
Come punto di partenza possiamo assumere come base di partenza la definizione di
La definizione include tre elementi:
L’attraversamento di un confine nazionale e lo spostamento in un altro paese;
Il fatto che questo paese sia diverso da quello in cui il soggetto è nato o ha vissuto
abitualmente nel periodo precedente il trasferimento;
Una permanenza prolungata nel nuovo paese, fissata convenzionalmente in almeno un anno.
Immigrato internazionale proposta dalle Nazioni Unite: la persona che si sposta
in un paese diverso da quello di residenza abituale e rimane o intende rimanere in quel
paese per più di un anno.
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Capitolo 1

Migrazioni e Migranti

1. L’OGGETTO DI STUDIO E LE SUE CARATTERISTICHE

Le migrazioni sono un fenomeno antico come l’umanità, tanto che si può affermare che “gli umani sono una specie migratoria”. Prima di divenire sedentaria però l’umanità è stata nomade, impegnata in vari spostamenti x seguire le prede di cui si cibava, scoprire nuovi territori, sottrarsi a carestie etc.. Anche in seguito, spostamenti, diaspore, invasioni, deportazioni hanno segnato la vicenda storica, poiché si può individuare nello sviluppo del genere umano un intreccio di vari fenomeni di mobilità geografica, spinta da diversi motivi, quasi sempre x il miglioramento delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro. Le migrazioni quindi possono essere viste come una forma di mobilità territoriale della specie umana, con diversi gradi di intenzionalità e volontarietà. Nell’Atene classica, un ruolo importante era ricoperto dai meteci , lavoratori e commercianti forestieri ammessi come residenti e riconosciuti come utili ma privi di diritti politici. Anche quelle che sono state chiamate invasioni barbariche per gli studiosi di formazione diversa sono interpretabili come migrazioni verso territori dell’Impero romano di popoli di stirpe germanica. Nelle città medievali affacciate sul Mediterraneo una tipica istituzione erano i fondachi dei mercanti di origine straniera, che formavano insediamenti relativamente stabili, distinti secondo la provenienza. Le invasioni turche nei Balcani possono invece aiutarci a rievocare una particolare migrazione, quella degli spostamenti dei rifugiati in cerca di scampo, o migrazioni forzate. Questi esempi ci mostrano che, se i trasferimenti da un territorio all’altro di singoli individui, gruppi o intere popolazioni sono fenomeni ricorrenti nella storia dell’uomo, non è semplice definire con precisione chi siano gli immigrati, poiché è un tema dove bisogna prendere in considerazione dell’eterogeneità e della fluidità dei processi etichettabili come migrazioni. La definizione di immigrato varia a seconda dei sistemi giuridici, delle vicende storiche, delle contingenze politiche. Come punto di partenza possiamo assumere come base di partenza la definizione di La definizione include tre elementi:  L’attraversamento di un confine nazionale e lo spostamento in un altro paese;  Il fatto che questo paese sia diverso da quello in cui il soggetto è nato o ha vissuto abitualmente nel periodo precedente il trasferimento;  Una permanenza prolungata nel nuovo paese, fissata convenzionalmente in almeno un anno.

Immigrato internazionale proposta dalle Nazioni Unite: la persona che si sposta

in un paese diverso da quello di residenza abituale e rimane o intende rimanere in quel paese per più di un anno.

Questa definizione non tiene conto delle migrazioni interne, esterne, né degli spostamenti di durata inferiore a un anno, né di diverse visioni giuridiche di chi siano gli immigrati e i cittadini. Nel linguaggio comune noi definiamo come “ IMMIGRATI ” solo una parte degli stranieri che risiedono stabilmente e lavorano nel nostro paese. Lo stesso vale per il termine “ EXTRACOMUNITARI ”, un concetto giuridico che ha recuperato negli anni il suo significato etimologico, diventando un sinonimo di immigrato, con conseguenze assurdi: non si applica a statunitensi, canadesi, australiani etc.. Un altro aspetto su cui ci soffermiamo e quello che riguarda la condizione di cittadini di paesi classificabili come luogo di emigrazione, ma riscattati dall’eccellenza nello sport. Come ha detto qualcuno “ la ricchezza sbianca”. Anche questa condizione conferma che l’etichetta di immigrato si associa ad una condizione di deprivazione, inferiorità sociale e politica Possiamo dire che l’impiego del concetto di immigrato allude alla percezione di una DOPPIA ALTERITA’ : una nazionalità straniera e una condizione di povertà. Quando un individuo o gruppo riesce a liberarsi da uno di questi due segni, cessa di essere considerato un immigrato. Anche il termine “ mobilità ” rivela un sottinteso interessante. Viene impiegato di solito per definire gli spostamenti dei cittadini di paesi sviluppati; per esempio gli studenti che partecipano all’Erasmus, in questo senso assume è rivestito di valenze positive. Quando invece pretendono di spostarsi i cittadini di paesi meno sviluppati magari coetanei degli studenti europei che partono x l’Erasmus, si parla di “immigrazione” e si cerca di bloccarla o di selezionarla. Immigrati sono ai nostri occhi gli “stranieri classificati come poveri”. E questo termine implica una doppia valenza peggiorativa: indica degli stranieri bisognosi o, peggio, portatori di minacce. Questo problema di definizione del concetto di “immigrato” ne introduce altri. Mostra che le MIGRAZIONI vanno inquadrate come processi, in quanto dotate di una dinamica evolutiva che comporta una serie di adattamenti e di modificazioni nel tempo, e come sistemi di relazioni che riguardano le aree di partenza, quelle di transito e quelle di destinazione. Possiamo distinguere il movimento dell’: e chiamiamo rispettivamente emigranti e immigrati i soggetti che compiono questi spostamenti. Migrazioni e Migranti sono invece termini più generali, che abbracciano le diverse direzioni della mobilità geografica seguita da un insediamento. Questo vuol dire che possiamo studiare i processi Migratori sotto il profilo dell’emigrazione se li consideriamo a partire dal luogo di provenienza, e come Immigrazione se li guardiamo dal punto di vista del paese dove si stabiliscono. Negli ultimi anni si è sviluppata una visione transnazionale che si sforza di tener conto di entrambi i versanti dello spostamento.

Emigrazione che si riferisce all’uscita dal paese d’origine;

Immigrazione che riguarda l’ingresso nel paese ricevente;

2. I DIVERSI TIPI DI IMMIGRATI

Un aspetto rilevante delle migrazioni contemporanee, è il superamento dell’identificazione dell’immigrato con una sola figura sociale: quella di lavoratore manuale di un rifugiato. Paradossalmente l’immigrazione non esiste, come fenomeno compatto e indifferenziato. Esistono diversi tipi e categorie di immigrati, con titoli legali di soggiorno e diritti assai diversi; si può osservare che nel tempo si sono differenziate le porte d’ingresso nelle società riceventi, per cui entrano oggi sia immigrati con motivazioni diverse da quelle del lavoro o dell’asilo, sia lavoratori con dotazioni maggiori di qualificazione professionale. Si possono distinguere vari tipi di immigrati:  Gli immigrati per lavoro: oggi non sono piu in prevalenza maschi, non sono necessariamente poco istruiti e poveri di esperienze professionali, ma continuano a trovare lavoro solitamente nei settori e nelle occupazioni meno ambite dei mercati del lavoro dei paesi riceventi. Si tratta di impieghi poco tutelati, esposti alla precarietà, con diffusione di rapporti irregolari. Va notato che le donne muovendosi sempre di piu come lavoratrici che sostengono la famiglia con il loro reddito, o come battistrada per un’eventuale immigrazione familiare successiva, sono sempre più protagoniste delle migrazioni per lavoro.  Gli immigrati stagionali o lavoratori a contratto: si distinguono dai precedenti perché in diversi paesi sono sottoposti a una regolamentazione specifica, che ne autorizza l’ingresso per periodi limitati. L’esempio più tipico è il lavoro stagionale in agricoltura.  Gli immigrati qualificati , gli investitori, e gli imprenditori: sono ancora quasi sconosciuti nel nostro paese, nonostante il fenomeno dell’arrivo di medici e infermieri dall’estero. Il fenomeno è letto in termini prevalentemente positivi dalla letteratura economica dei paesi riceventi, come una risorsa nella competizione internazionale. Si tratta di medici, infermieri, informatici etc. Quella che dal nostro punto di vista è considerata un’immigrazione qualificata e vantaggiosa, per i paesi di provenienza è BRAIN DRAIN, drenaggio di cervelli, di competenze professionali formate con enormi investimenti. Anche in Italia il settore sanitario è il principale ambito d’importazione di immigrati qualificati: nel nostro paese ci sono già 19.000 medici di origine straniera. Inoltre si sta sviluppando in tutte le società riceventi il fenomeno del lavoro indipendente e della cosiddetta “imprenditorialità etnica” tra gli immigrati arrivati per altre ragioni.  I familiari al seguito : sono una categoria diventata importante in Europa dopo la chiusura delle frontiere nei confronti dell’immigrazione per lavoro nella prima metà degli anni Settanta. Dopo di allora, i ricongiungimenti familiari sono diventati la motivazione piu frequente per gli ingressi ufficiali di cittadini provenienti da paesi esterni in molti paesi dell’Europa centrosettentrionale. E così aumenta la quota di popolazione immigrata che non partecipa al mercato del lavoro. I rifugiati e i richiedenti asilo: sono un’altra componente della popolazione migrante cresciuta negli ultimi decenni anche se con andamenti irregolari, influenzati da eventi come la guerra nei Balcani degli anni 90, i conflitti mediorientali, dall’Afghanistan all’ Iraq, etc.. Le due categorie si distinguono per effetto della convezione delle Nazioni Unite del 1951 ( CONVENZIONE DI GINEVRA ) in cui il “rifugiato” è definito come una persona che risiede al

di fuori del suo paese di origine, che non può o non vuole tornare a causa di un fondato timore di persecuzione x motivi di razza, religione, nazionalità.. Il richiedente asilo è colui che si sposta attraverso le frontiere in cerca di protezione ma che non sempre rientra nei rigidi criteri della Convenzione di Ginevra, perché molte volte non è in grado di provare di essere il bersaglio di una persecuzione esplicita Alcuni parlano di Migrazioni forzate includendo anche le persone obbligate a trasferirsi x effetto di catastrofi naturali o progetti di sviluppo che sconvolgono il loro ambiente di vita e li privano dei mezzi di sussistenza.  La regolazione piu stringente degli ingressi ha a che fare con la formazione di altre figure di immigrati, quelle dell’IMMIGRATO IN CONDIZIONE IRREGOLARE, DELL’IMMIGRATO ILLEGALE, DEL RICHIEDENTE ASILO DENEGATO : quelle figure che spesso nel linguaggio corrente sono definite “clandestine”. L’immigrato in condizione irregolare è identificato come colui che, entrato in maniera regolare, è poi rimasto dopo la scadenza del titolo che gli aveva consentito l’ingresso. Secondo uno studio dell’Ue la maggior parte dei residenti non autorizzati rientrano in questa fattispecie. L’immigrato illegale è invece colui che è entrato in maniera fraudolenta attraversando la frontiera senza documenti, oppure con documenti falsi. Il termine clandestino , nel linguaggio delle scienze sociali , è stato abbandonato : si è affermata l’idea che nessun essere umano è clandestino , al massimo può aver infranto le norme sull’ingresso in un altro paese o non disporre dei documenti necessari per soggiornarvi. Una figura che a volte si confonde è quella della vittima del traffico: è la persona straniera che viene coinvolta in un attraversamento delle frontiere con la forza o piu spesso con l’inganno, condizionata nella libertà di scegliere lavoro e residenza e costretta a svolgere attività che procurano guadagni alla rete che ha organizzato il suo ingresso. Il caso piu tipico è quello della prostituzione forzata.  Un caso particolare e difficile da etichettare è quello dei migranti di seconda generazione : di solito questo termine è inteso in senso ampio, così da comprendere i figli immigrati nati nei paesi riceventi, insieme a quelli nati nel paese di origine, e ricongiunti in seguito. Se nel secondo caso posiamo parlare di minori immigrati e associarli allo status dei genitori, il primo pone piu problemi definitori e istituzionali: si tratta dei “migranti senza migrazione”, nati e cresciuti al di fuori del paese d’origine, verso i quali le legislazioni nazionali non hanno un atteggiamento univoco: in alcuni paesi sono considerati cittadini , o comunque possono accedere facilmente alla cittadinanza ( vale in questo caso il “diritto di suolo” : chi nasce sul territorio nazionale è cittadino o può diventarlo con percorsi agevolati); in altri sono ritenuti stranieri ( di solito sono paesi che privilegiano il “diritto di sangue” : per essere cittadini occorre discendere da cittadini) e cosi via..  Una nuova categoria che ha assunto sempre più consistenza è la migrazione internazionale dei pensionati , che si spostano verso l’Europa meridionale, la sponda Sud del Mediterraneo , per godere di un clima migliore e di un maggior potere d’acquisto: alcuni la definiscono SUN MIGRATION.  Vanno infine ricordati i migranti di ritorno : coloro che rientrano nei luoghi d’origine dopo aver trascorso un periodo della loro vita in un altro paese.

linguistiche e professionali. Risentono della crisi, vogliono sfuggire da situazioni di bassi salari e scarse opportunità, ma nello stesso tempo sono desiderosi di ampliare il proprio bagaglio di esperienze;

3. I mobili per indole, più giovani, nati e cresciuti in un contesto globale, hanno interiorizzato uno stile di vita transnazionale. Sono abituati a spostarsi considerano normale muoversi, viaggiare, cambiare città e paese di residenza. A volte i loro studi li hanno avviati su questa strada. L’idea della fuga di cervelli va circoscritta anche per un’altra ragione. La mobilità dei lavoratori è una grande conquista dell’ Unione Europea. I talenti italiani dei lavoratori di andare all’estero hanno la possibilità di confrontare le opportunità offerte da una platea di datori di lavoro più ampia di quella nazionale: esercitano un diritto coerente con la libertà di mercato rivendicata dalle imprese. 4. I CONTESTI E LE TENDENZE Dagli esempi storici fatti all’inizio del capitolo è possibile cogliere la varietà delle condizioni in cui sono avvenuti nel tempo i fenomeni migratori e delle forme in cui si sono manifestati. Possiamo distinguere sei periodi, limitandoci alla storia contemporanea: 1. Il periodo dello sviluppo industriale e della grande emigrazione, che si estende dal 1830 per i paesi anglosassoni e nordeuropei e per l’Italia dal 1880 circa, fino alla 1 guerra mondiale, contraddistinto dai fenomeni delle migrazioni di massa. L’Europa era dunque all’epoca prevalentemente terra di emigrazione. La realizzazione di grandi opere pubbliche, come le ferrovie, la crescita delle industrie, l’espansione urbana, richiedevano grandi volumi di manodopera, anche analfabeta e priva di socializzazione al lavoro industriale. 2. Il periodo tra le due guerre, in cui inizialmente espulsioni, esodo di profughi e deportazioni si accompagnano a nuovi fabbisogni di manodopera per compensare i vuoti lasciati dalle perdite belliche. A partire dagli anni Venti si afferma l’idea della regolamentazione delle migrazioni attraverso trattati internazionali , con maggiore limitazioni e selettività. Negli Anni Venti, gli Stati Uniti vedono l’introduzione di misure restrittive che hanno l’effetto di diminuire drasticamente gli ingressi, mentre in Italia il fascismo ostacola nuove partenze. 3. Il periodo della ricostruzione, dal 1945 ai primi anni Cinquanta, vede il rilancio dei movimenti migratori dopo gli sconvolgimenti bellici. La ripresa economica e la carenza di manodopera richiedono braccia, fornite specialmente dall’Italia per Francia, Svizzera e Belgio. 4. Il periodo del decollo economico , contraddistinto dagli accordi intergovernativi per la fornitura di forza lavoro e dalla rapida regolarizzazione dei lavoratori, anche quando entravano in un paese straniero senza regolare permesso. 5. Il periodo del blocco ufficiale delle frontiere verso l’immigrazione per lavoro. Il primo shock petrolifero, nel ’74’, conclude la fase delle migrazioni relativamente agevoli della stagione del decollo economico, anche se già nei primi anni Settanta si

manifestano in alcuni paesi i primi segni dei nuovi orientamenti restrittivi. A causa della recessione e dell’impennata della disoccupazione, i paesi dell’Europa centrosettentrionale decidono unilateralmente di non ammettere più immigrati per lavoro, e incoraggiano invece, con scarso successo, il rimpatrio di coloro che sono già inseriti.

  1. Dalla metà degli anni Novanta, si è delineato un nuovo scenario, con l’attuazione e il perfezionamento degli accordi di Schengen per un controllo più rigoroso delle frontiere esterne, mentre segna il passo una controllata e contrastata revisione a livello europeo della politica del blocco delle frontiere. Nel nuovo contesto, si possono identificare alcune tendenze generali dei processi migratori, che si sono manifestate negli ultimi anni e sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale anche nel futuro:  La globalizzazione delle migrazioni, con la crescita del numero di paesi interessati al fenomeno come società riceventi e come aree di origine. Aumenta così l’eterogeneità linguistica, etnica e culturale e religiosa dei migranti, e con essa devono misurarsi le società che li accolgono;  Il cambiamento di direzione dei flussi migratori: mentre per secoli gli europei si sono riversati nel mondo per conquistare, colonizzare, trovare insediamento in altri continenti, dopo la 2 guerra mondiale la scena si è rovesciata. L’Europa è diventata una delle destinazioni principali delle migrazioni internazionali, mentre la quota degli immigrati europei nei classici paesi di immigrazioni è andata declinando.  La differenziazione delle migrazioni che comprendono oggi nella maggior parte dei paesi ospitanti un ampio ventaglio di tipi di immigrati, dai migranti per lavoro temporaneo o a lungo termine, ai rifugiati, ai lavoratori qualificati, ai familiari ricongiunti. Anche questa differenziazione complica la regolazione politica del fenomeno, poiché i flussi migratori una volta iniziati si spostano da una categoria all’altra per adattarsi.  La proliferazione dei concetti di transito: un numero crescente di paesi sono nello stesso tempo luogo di partenza, di destinazione e appunto luogo di transito dei flussi migratori come nel caso della polonia, del Marocco, della Turchia...  La femminilizzazione delle migrazioni per lavoro: mentre nel passato i flussi migratori per lavoro erano caratterizzati al maschile, e le donne arrivavano al seguito, dagli anni Sessanta non solo le donne hanno assunto un ruolo crescente nelle migrazioni per lavoro, ma è anche cresciuta la consapevolezza del loro ruolo. Oggi le donne sono quasi la metà dei migranti internazionali e, tolta l’Africa, sarebbero la maggioranza.  La crescente politicizzazione delle migrazioni: gli affari interni degli Stati, la politica della sicurezza nazionale e gli accordi internazionali sono influenzati in maniera crescente dalle questioni delle migrazioni, che si riflettono anche nei comportamenti elettorali. A proposito del rapporto tra immigrazione e sicurezza, Castles, De Haas e Miller affermano «Da un non problema a un’ossessione ».

I comportamenti degli immigrati si diversificano, variano dall’occultamento individuale, all’organizzazione ai margini della società, alla costruzione di aggregati su basi etniche. Lo stesso termine “ immigrato ” non è più adeguato per descrivere le diverse figure sociali originate dall’insediamento di popolazioni straniere. Una visione transnazionale delle migrazioni: Migrante  chi sceglie di lasciare il proprio Paese per stabilirsi, temporaneamente o permanentemente, in un altro Stato. Tale decisione ha carattere volontario, anche se spesso dipende da ragioni economiche, dalla ricerca di un lavoro a quella di una condizione di vita migliore. L’insieme delle persone che lasciano il proprio paese per andare in un altro a lavorare Emigranti  coloro che lasciano il proprio paese (la prospettiva è dal punto di vista del paese che lasciano) Immigrati  coloro che vanno in un altro paese per lavorare (la prospettiva è dal punto di vista del paese in cui vanno) Immigrato o straniero? Immigrato = straniero? Straniero  Colui che non ha la cittadinanza del paese in cui si trova Extracomunitario  Persona che non ha la cittadinanza europea (Maastricht, 1992) Persona non in possesso della cittadinanza di uno dei Paesi facenti parte l'Unione Europea Straniero SFPM  Straniero proveniente da un Paese a Forte Pressione Migratoria (definizione usata dall’Istat per alcuni anni per distinguere coloro che provengono da paesi ricchi e coloro che provengono da paesi poveri) Apolide  Colui che non ha nessuna cittadinanza