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MIRACOLO GIAPPONESE SECONDO DOPOGUERRA, Appunti di Storia Economica

Come il Giappone è riuscito a riprendersi dalle devastazione della WWII e a diventare una potenza economica globale.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 09/07/2020

GIUANT
GIUANT 🇮🇹

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MIRACOLO GIAPPONESE
grande processo di catching up del Paese leader, gli USA
il PIL pro-capite cresce dell’8% annuo, tassi superiori a quelli americanizzazione
negli anni ‘80 è divenuto la 2a potenza economica mondiale
eppure era stato devastato durante la WWII (continui bombardamenti, bombe atomiche…)
nel 1949 versava ancora in condizioni gravissime, c’era la fame, l’inedia
produzione crollata del 40%
fino al ‘73 conobbe comunque un grande miracolo economico
disoccupazione livelli bassissimi, le esportazioni aumentarono di 23 volte
lo sviluppo si basò su diversi fattori:
esterni:
- guerra di Corea, il Giappone fu in grado di rifornire le truppe americane, in cambio di dollari,
rivelatisi poi preziosi per pagare le importazioni di materie prime e di petrolio di cui necessitava
- aiuti americani, governo americano sino al ‘53, smembrarono le zaibatsu ecc.
tuttavia nel clima della guerra fredda gli americani ne consentirono la ricostruzione, aiutando il
Giappone a risollevarsi per farne il fedele alleato asiatico “contro il comunismo”
- avanzata tecnologia occidentale, disponibile a basso prezzo sul mercato internazionale consentì al
Giappone di recuperare il gap tecnologico accumulato durante la guerra, con la sua economia isolata
seppe approfittarne meglio, di questa tecnologia, perché:
1) disponeva di un capitale umano d’alto livello;
2) aveva un elevato volume di risparmio, sicché il processo di accumulazione di capitali pote’
riprendere a piena potenza
interni:
- azione dello Stato, numerosi provvedimenti a sostegno dell’economia
tenne bassi i tassi d’interesse,
indusse le banche a finanziare le imprese che introducevano nuove tecnologie,
ridusse le imposte sui redditi e sugli investimenti di capitali,
concesse sgravi fiscali alle imprese che investivano in R&A
varò misure protezionistiche
nel 1950: imponente riforma agraria, ridistribuì a circa 5mln di contadini terre acquistare a basso
prezzo dai proprietari assenteisti;
- collaborazione governo/imprese, ruolo del MITI
ruolo positivo dello Stato per favorire l’incremento della capacità competitiva di molti settori
lo ha fatto appunto attraverso il Ministero dell’Industria e del Commercio Internazionale (MITI)
il caso più importante di collaborazione positiva è dato dalla grandiosa crescita del settore
siderurgico
nel Dopoguerra l’obiettivo primario del MITI era di ottenere valuta straniera per finanziare la
ricostruzione di un Paese del tutto dipendente dall’estero
in questa prospettiva l’acciaio era considerato prodotto strategico, aveva valore aggiunto maggiore
rispetto a prodotti tradizionali come quelli tessili
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MIRACOLO GIAPPONESE

grande processo di catching up del Paese leader , gli USA il PIL pro-capite cresce dell’8% annuo, tassi superiori a quelli americanizzazione negli anni ‘80 è divenuto la 2a^ potenza economica mondiale eppure era stato devastato durante la WWII (continui bombardamenti, bombe atomiche…) nel 1949 versava ancora in condizioni gravissime, c’era la fame, l’inedia produzione crollata del 40% fino al ‘73 conobbe comunque un grande miracolo economico disoccupazione livelli bassissimi, le esportazioni aumentarono di 23 volte lo sviluppo si basò su diversi fattori: esterni :

  • guerra di Corea , il Giappone fu in grado di rifornire le truppe americane, in cambio di dollari, rivelatisi poi preziosi per pagare le importazioni di materie prime e di petrolio di cui necessitava
  • aiuti americani , governo americano sino al ‘53, smembrarono le zaibatsu ecc. tuttavia nel clima della guerra fredda gli americani ne consentirono la ricostruzione, aiutando il Giappone a risollevarsi per farne il fedele alleato asiatico “contro il comunismo”
  • avanzata tecnologia occidentale , disponibile a basso prezzo sul mercato internazionale consentì al Giappone di recuperare il gap tecnologico accumulato durante la guerra, con la sua economia isolata seppe approfittarne meglio, di questa tecnologia, perché:
  1. disponeva di un capitale umano d’alto livello;
  2. aveva un elevato volume di risparmio, sicché il processo di accumulazione di capitali pote’ riprendere a piena potenza interni :
  • azione dello Stato , numerosi provvedimenti a sostegno dell’economia tenne bassi i tassi d’interesse , indusse le banche a finanziare le imprese che introducevano nuove tecnologie , ridusse le imposte sui redditi e sugli investimenti di capitali, concesse sgravi fiscali alle imprese che investivano in R&A varò misure protezionistiche nel 1950 : imponente riforma agraria , ridistribuì a circa 5mln di contadini terre acquistare a basso prezzo dai proprietari assenteisti;
  • collaborazione governo/imprese , ruolo del MITI … ruolo positivo dello Stato per favorire l’incremento della capacità competitiva di molti settori lo ha fatto appunto attraverso il Ministero dell’Industria e del Commercio Internazionale ( MITI ) il caso più importante di collaborazione positiva è dato dalla grandiosa crescita del settore siderurgico nel Dopoguerra l’obiettivo primario del MITI era di ottenere valuta straniera per finanziare la ricostruzione di un Paese del tutto dipendente dall’estero in questa prospettiva l’acciaio era considerato prodotto strategico , aveva valore aggiunto maggiore rispetto a prodotti tradizionali come quelli tessili

come sviluppare quest’industria? Primo passo fu quello di dividere nettamente il mercato interno da quello estero il mercato mondiale iniziò ad essere considerato come una decisiva arena competitiva per l’industria siderurgica nipponica il mercato interno doveva diventare ambiente strettamente regolato nel quale i fattori essenziali (domanda/offerta, prezzi) dovevano essere attentamente controllati dal governo il mercato interno doveva diventare una sorta di “incubatrice” nella quale sviluppare l’industria dell’acciaio, in modo tale da metterla nelle condizioni di competere efficacemente sui mercati esteri 3 passi fondamentali:

  • il protezionismo più rigoroso (importazioni vietate perché avrebbero causato calo dei prezzi interni e una sottoutilizzazione degli impianti);
  • sistema di sostegno dei prezzi , che liberava le imprese dai pericolosi effetti delle fluttuazioni;
  • il MITI costruì un sistema che legava i permessi, da concedere alle imprese, di ampliare la loro capacità produttiva ai risultati ottenuti in passato (questo forse lo strumento più innovativo…) il ministero considerava che l’unico modo per minimizzare i costi a lungo termine e conquistare quote sempre più ampie del mercato fosse quello di ottenere una produttività sempre più alta le imprese giapponesi iniziarono a competere in maniera accanita , aggiornando e razionalizzando incessantemente i propri impianti, al fine di guadagnarsi il diritto ad aumentare la capacità produttiva politica delle sovvenzioni statali gli investimenti in nuova capacità dovevano essere pianificati attentamente sulla base dell’andamento della domanda interna ed estera dal 1951 al ‘56 ad es. il 72% di tutte le sovvenzioni venne concesso solamente a 4 imprese su un totale di 44, ma solo dopo che avevano ottemperato ai rigidi requisiti stabiliti dal MITI a partire dai ‘60 il potere del MITI di indirizzare le decisioni d’investimento diminuì , ma comunque il ministero continuava ad aiutare le imprese a sviluppare un sistema di auto- regolazione e di coordinamento degli investimenti e lo faceva attraverso un sistema assolutamente informale, la cui manifestazione più evidente era il “ Monday Club ”, l’incontro settimanale tra i manager dei più importanti manager dell’acciaio e i rappresentanti ministeriali non si trattava più di requisti vincolanti, ma di “ raccomandazioni ” il principale argomento di questi incontri era sempre l’ampliamento della capacità , sulla base dei soliti criteri ministeriali quindi programmazione/pianificazione ogni impresa doveva dimostrare di essersi dotata degli impianti più moderni e disponibili dell’epoca i manager abbandonarono la logica basata sull’analisi dei costi marginali (continuare ad usare un impianto obsoleto finché il costo marginale si mostra minore di quello che si dovrebbe sostenere per costruirne uno nuovo) ma a lanciarsi in una corsa a chi costruiva l’impianto più grande e moderno l’obiettivo delle imprese diventava così non più il profitto a breve, brevissimo termine ma la produttività nel lungo periodo

tuttavia il mutamento di politica americana a seguito dello scoppio della Guerra di Corea attenuò la spinta “riformatrice” e allora si cercò di non contrastare troppo aspramente le tradizioni nipponiche venne soppressa la legge anti-monopoli , che proibiva il possesso di pacchetti azionari da parte delle imprese e di conseguenza eliminava il meccanismo delle partecipazioni incrociate poi con il recupero della piena sovranità, il governo rovesciò la linea seguita durante l’occupazione quindi incoraggiò la restaurazione dei legami orizzontali tra le imprese ex- zaibatsu ad emergere come protagoniste furono le grandi house banks , anch’esse appartenute in precedenze agli zaibatsu le azioni d’una impresa venivano infatti acquistate dalle banche e successivamente rivendute alle istituzioni finanziarie (assicurative, immobiliari…) e alle altre imprese grazie dunque all’azione delle banche i gruppi si riorganizzarono attraverso l’incrocio delle partecipazioni azionarie , ristabilendo le relazioni già intercorse all’interno degli zaibatsu ancora oggi i keiretsu orizzontali sono un tratto caratteristico dell’economia giapponese per il peso notevole che questi gruppi hanno all’interno del sistema economico nel 1990 si stimò che le società affiliate ai 6 grandi gruppi orizzontali di allora rappresentassero il 27,2% del capitale e il 17% del fatturato di tutte le società giapponesi Sumitomo, Mitsubishi e la Mitsui erano degli ex- zaibatsu nei keiretsu orizzontali i legami tra le varie società si mantengono non soltanto tramite la rete delle partecipazioni azionarie, ma anche attraverso l’ integrazione dei gruppi dirigenti , i prestiti infra-gruppo e le strutture di coordinamento , come le riunioni periodiche dei presidenti della maggiori società del gruppo la rete della partecipazioni azionarie garantisce una forte stabilizzazione dell’azionariato ma a garantire la stabilità è anche l’esistenza d’una fitta rete di relazioni finanziarie, commerciali e personali i membri del CDA non venivano indicati dagli azionisti ma scelti dai membri del consiglio del managment l’assemblea degli azionisti si limitava a ratificare le decisioni del consiglio dietro alla supremazia del managment vi era la filosofia secondo la quale l’impresa non appartiene agli azionisti ma a tutti i dipendenti dipendenti che si impegnavano a dedicare tutta la propria vita lavorativa alla stessa società la filosofia dell’impiego a vita ha dominato fino all’inizio dei ‘90, quando l’entrata del Giappone in una spirale di serie difficoltà economiche ha minato la sostenibilità di questo modello in cambio di una relativa stabilità dell’impiego e di benefici crescenti del welfare estesi anche alle famiglie dei dipendenti, i keiretsu hanno potuto disporre di una forza lavoro disciplinata, leale ed estremamente motivata , uno dei segreti del successo giapponese

non bisogna però pensare ad una sorta di “capitalismo organizzato” perché la competizione tra i vari gruppi è sempre stata molto vivace, e poi i keiretsu orizzontali non sono degli arcipelaghi chiusi, scambi interni avevano dei limiti, com’è ovvio i keiretsu verticali , sviluppatesi durante gli anni ‘ raggruppamenti verticali di imprese formati da una società capogruppo (in genere una grande impresa manifatturiera) e da decine, anche centinaia, di società collegate che operavano come fornitori della gran parte dei componenti e dei semilavorati i legami tra l’impresa capogruppo e le altre imprese erano dati da relazioni commerciali in diversi casi comunque queste relazioni era consolidate dallo scambio di partecipazioni azionarie industria automobilistica società principale traeva beneficio dalla fortissima competizione tra i fornitori , i quali miravano a cementare una relazione più stabile anche in assenza d’un vincolo legale un tipo d’organizzazione verticale molto diversa dalla rigida integrazione perseguita dalle imprese occidentali, specie da quelle statunitensi le società produttrici erano difatti di dimensioni minori e molto meno integrate verticalmente a metà anni ‘80 acquistavano in media il 75% dei componenti con cui fabbricavano le auto, mentre i produttori americani arrivavano a stento al 50% Toyota Motors comprava circa l’80% del valore finale delle proprie automobili il suo segreto era rappresentato dalla vastissima rete di imprese collegate alla casa madre , i fornitori alla fine degli anni ‘70 si contavano 168 fornitori di primo livello , ossia quelli che interagivano direttamente con la società principale poi 5437 fornitori di secondo livello , che producevano componenti per i fornitori di primo infine 41.703 fornitori di terzo livello , in gran parte piccole imprese a conduzione familiare il totale era così elevato perché solo raramente la Toyota consentiva ad un solo fornitore di fabbricare in esclusiva una particolare componente al contrario molti fornitori venivano messi in competizione sullo stesso prodotto, cosicché la casa madre poi confrontava le differenze nella qualità e nei costi, il rapporto qualità-prezzo i fornitori più grandi non erano considerati, a differenza che negli USA, alla stregua di divisioni specializzate dell’assemblatore finale ad es. nel 1980 la Toyota Autobody assemblava più di 400.000 auto e camion per la Toyota Motors, ma anche diverse centinaia di migliaia di veicoli che commercializzava con il proprio marchio a dispetto della stretta relazione esistente, la T. Autobody non aveva contratti a lungo termine con la T. Motors, ma vigeva un semplice rapporto di dipendenza reciproca fondato su regole non scritte ora, l’assenza di regole scritte non rappresentava alcun rischio per la Toyota, anzi rappresentava una fonte di notevoli vantaggi perché gli aumenti nel costo del lavoro e delle materie prime erano a carico dei fornitori mentre esisteva un accordo implicito che prevedeva una diminuzione progressiva nel tempo dei prezzi che la società principale doveva pagare per i propri acquisti

la “collaborazione” manager-lavoratori, la filosofia del posto a vita, della disciplina e della fedeltà all’azienda… il punto d’arrivo di tutti questi fattori è stato il raggiungimento di posizioni d’assoluto rilievo a livello mondiale in settori come il siderurgico, l’automobilistico, l’elettronica di consumo , le macchine per ufficio, le apparecchiature per l’elaborazione di dati e le telecomunicazioni ecc. ovvero settori nei quali le grandi imprese manageriali statunitensi dominavano il mercato il vantaggio rispetto alle imprese americane stava nella capacità di produrre beni di qualità a prezzi più bassi tuttavia, il Giappone non era competitivo in tutti i settori appariva meno competitivo in comparti come l’industria farmaceutica, o in altri settori in cui oltre alla cooperazione e alle abilità specifiche acquisite attraverso una lunga esperienza, incidono anche la creatività e la capacità innovativa del singolo qui il Giappone sembra perdere il confronto con l’Occidente più facile sembra identificare le ragioni della debolezza giapponese in altre aree come l’edilizia, la carta, la chimica… dove a giocare un ruolo negativo è l’eccessiva protezione dalla concorrenza da parte dello Stato ma ciononostante il cammino percorso dal Giappone ha dei risvolti portentosi non soltanto in termini di PIL, ma anche di reddito pro-capite (nel Dopoguerra aveva un reddito per abitante che era la metà di quello italiano; negli anni ‘80 era diventato la 2a^ maggior potenza economica del pianeta dopo gli USA, che però superava a livello appunto di reddito pro-capite)