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Come il Giappone è riuscito a riprendersi dalle devastazione della WWII e a diventare una potenza economica globale.
Tipologia: Appunti
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grande processo di catching up del Paese leader , gli USA il PIL pro-capite cresce dell’8% annuo, tassi superiori a quelli americanizzazione negli anni ‘80 è divenuto la 2a^ potenza economica mondiale eppure era stato devastato durante la WWII (continui bombardamenti, bombe atomiche…) nel 1949 versava ancora in condizioni gravissime, c’era la fame, l’inedia produzione crollata del 40% fino al ‘73 conobbe comunque un grande miracolo economico disoccupazione livelli bassissimi, le esportazioni aumentarono di 23 volte lo sviluppo si basò su diversi fattori: esterni :
come sviluppare quest’industria? Primo passo fu quello di dividere nettamente il mercato interno da quello estero il mercato mondiale iniziò ad essere considerato come una decisiva arena competitiva per l’industria siderurgica nipponica il mercato interno doveva diventare ambiente strettamente regolato nel quale i fattori essenziali (domanda/offerta, prezzi) dovevano essere attentamente controllati dal governo il mercato interno doveva diventare una sorta di “incubatrice” nella quale sviluppare l’industria dell’acciaio, in modo tale da metterla nelle condizioni di competere efficacemente sui mercati esteri 3 passi fondamentali:
tuttavia il mutamento di politica americana a seguito dello scoppio della Guerra di Corea attenuò la spinta “riformatrice” e allora si cercò di non contrastare troppo aspramente le tradizioni nipponiche venne soppressa la legge anti-monopoli , che proibiva il possesso di pacchetti azionari da parte delle imprese e di conseguenza eliminava il meccanismo delle partecipazioni incrociate poi con il recupero della piena sovranità, il governo rovesciò la linea seguita durante l’occupazione quindi incoraggiò la restaurazione dei legami orizzontali tra le imprese ex- zaibatsu ad emergere come protagoniste furono le grandi house banks , anch’esse appartenute in precedenze agli zaibatsu le azioni d’una impresa venivano infatti acquistate dalle banche e successivamente rivendute alle istituzioni finanziarie (assicurative, immobiliari…) e alle altre imprese grazie dunque all’azione delle banche i gruppi si riorganizzarono attraverso l’incrocio delle partecipazioni azionarie , ristabilendo le relazioni già intercorse all’interno degli zaibatsu ancora oggi i keiretsu orizzontali sono un tratto caratteristico dell’economia giapponese per il peso notevole che questi gruppi hanno all’interno del sistema economico nel 1990 si stimò che le società affiliate ai 6 grandi gruppi orizzontali di allora rappresentassero il 27,2% del capitale e il 17% del fatturato di tutte le società giapponesi Sumitomo, Mitsubishi e la Mitsui erano degli ex- zaibatsu nei keiretsu orizzontali i legami tra le varie società si mantengono non soltanto tramite la rete delle partecipazioni azionarie, ma anche attraverso l’ integrazione dei gruppi dirigenti , i prestiti infra-gruppo e le strutture di coordinamento , come le riunioni periodiche dei presidenti della maggiori società del gruppo la rete della partecipazioni azionarie garantisce una forte stabilizzazione dell’azionariato ma a garantire la stabilità è anche l’esistenza d’una fitta rete di relazioni finanziarie, commerciali e personali i membri del CDA non venivano indicati dagli azionisti ma scelti dai membri del consiglio del managment l’assemblea degli azionisti si limitava a ratificare le decisioni del consiglio dietro alla supremazia del managment vi era la filosofia secondo la quale l’impresa non appartiene agli azionisti ma a tutti i dipendenti dipendenti che si impegnavano a dedicare tutta la propria vita lavorativa alla stessa società la filosofia dell’impiego a vita ha dominato fino all’inizio dei ‘90, quando l’entrata del Giappone in una spirale di serie difficoltà economiche ha minato la sostenibilità di questo modello in cambio di una relativa stabilità dell’impiego e di benefici crescenti del welfare estesi anche alle famiglie dei dipendenti, i keiretsu hanno potuto disporre di una forza lavoro disciplinata, leale ed estremamente motivata , uno dei segreti del successo giapponese
non bisogna però pensare ad una sorta di “capitalismo organizzato” perché la competizione tra i vari gruppi è sempre stata molto vivace, e poi i keiretsu orizzontali non sono degli arcipelaghi chiusi, scambi interni avevano dei limiti, com’è ovvio i keiretsu verticali , sviluppatesi durante gli anni ‘ raggruppamenti verticali di imprese formati da una società capogruppo (in genere una grande impresa manifatturiera) e da decine, anche centinaia, di società collegate che operavano come fornitori della gran parte dei componenti e dei semilavorati i legami tra l’impresa capogruppo e le altre imprese erano dati da relazioni commerciali in diversi casi comunque queste relazioni era consolidate dallo scambio di partecipazioni azionarie industria automobilistica società principale traeva beneficio dalla fortissima competizione tra i fornitori , i quali miravano a cementare una relazione più stabile anche in assenza d’un vincolo legale un tipo d’organizzazione verticale molto diversa dalla rigida integrazione perseguita dalle imprese occidentali, specie da quelle statunitensi le società produttrici erano difatti di dimensioni minori e molto meno integrate verticalmente a metà anni ‘80 acquistavano in media il 75% dei componenti con cui fabbricavano le auto, mentre i produttori americani arrivavano a stento al 50% Toyota Motors comprava circa l’80% del valore finale delle proprie automobili il suo segreto era rappresentato dalla vastissima rete di imprese collegate alla casa madre , i fornitori alla fine degli anni ‘70 si contavano 168 fornitori di primo livello , ossia quelli che interagivano direttamente con la società principale poi 5437 fornitori di secondo livello , che producevano componenti per i fornitori di primo infine 41.703 fornitori di terzo livello , in gran parte piccole imprese a conduzione familiare il totale era così elevato perché solo raramente la Toyota consentiva ad un solo fornitore di fabbricare in esclusiva una particolare componente al contrario molti fornitori venivano messi in competizione sullo stesso prodotto, cosicché la casa madre poi confrontava le differenze nella qualità e nei costi, il rapporto qualità-prezzo i fornitori più grandi non erano considerati, a differenza che negli USA, alla stregua di divisioni specializzate dell’assemblatore finale ad es. nel 1980 la Toyota Autobody assemblava più di 400.000 auto e camion per la Toyota Motors, ma anche diverse centinaia di migliaia di veicoli che commercializzava con il proprio marchio a dispetto della stretta relazione esistente, la T. Autobody non aveva contratti a lungo termine con la T. Motors, ma vigeva un semplice rapporto di dipendenza reciproca fondato su regole non scritte ora, l’assenza di regole scritte non rappresentava alcun rischio per la Toyota, anzi rappresentava una fonte di notevoli vantaggi perché gli aumenti nel costo del lavoro e delle materie prime erano a carico dei fornitori mentre esisteva un accordo implicito che prevedeva una diminuzione progressiva nel tempo dei prezzi che la società principale doveva pagare per i propri acquisti
la “collaborazione” manager-lavoratori, la filosofia del posto a vita, della disciplina e della fedeltà all’azienda… il punto d’arrivo di tutti questi fattori è stato il raggiungimento di posizioni d’assoluto rilievo a livello mondiale in settori come il siderurgico, l’automobilistico, l’elettronica di consumo , le macchine per ufficio, le apparecchiature per l’elaborazione di dati e le telecomunicazioni ecc. ovvero settori nei quali le grandi imprese manageriali statunitensi dominavano il mercato il vantaggio rispetto alle imprese americane stava nella capacità di produrre beni di qualità a prezzi più bassi tuttavia, il Giappone non era competitivo in tutti i settori appariva meno competitivo in comparti come l’industria farmaceutica, o in altri settori in cui oltre alla cooperazione e alle abilità specifiche acquisite attraverso una lunga esperienza, incidono anche la creatività e la capacità innovativa del singolo qui il Giappone sembra perdere il confronto con l’Occidente più facile sembra identificare le ragioni della debolezza giapponese in altre aree come l’edilizia, la carta, la chimica… dove a giocare un ruolo negativo è l’eccessiva protezione dalla concorrenza da parte dello Stato ma ciononostante il cammino percorso dal Giappone ha dei risvolti portentosi non soltanto in termini di PIL, ma anche di reddito pro-capite (nel Dopoguerra aveva un reddito per abitante che era la metà di quello italiano; negli anni ‘80 era diventato la 2a^ maggior potenza economica del pianeta dopo gli USA, che però superava a livello appunto di reddito pro-capite)