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Riassunto del libro con immagini delle opere fondamentali
Tipologia: Sintesi del corso
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Neoclassicismo è il nome dato ad una tendenza culturale sviluppatasi in Europa tra XVIII e XIX secolo. Esso nacque come reazione al tardo Barocco e al Rococò; e si ispirò all'arte antica, in particolar modo verso quella greco-romana. Fondamentale fu il contributo dell'archeologo, storico dell'arte Johann Joachim Winckelmann e del pittore e storico dell'arte Anton Raphael Mengs (grazie anche agli scavi di Ercolano, 1738, e gli scavi di Pompei, 1748, da Carlo di Borbone, re di Napoli). Con il termine “Neoclassico”, ora utilizzato in senso positivo, si indica un qualsiasi ritorno alle forme classiche in epoca post rinascimentale. Novità rispetto all’idealismo, alla ricerca del valore intrinseco dei materiali e al rifiuto dell’ornamento: - Colore
Una profonda diffidenza per tutti gli accorgimenti pittorici, illusionistici usati dagli artisti barocchi e rococò si univa a un disgusto per la mera bellezza della esecuzione e tutti gli altri squisiti effetti di superficie che sembravano caratterizzare un’arte al servizio del lusso privato e compiaciuto. Nuova considerazione dell’artista : Winckelmann esortava i pittori a intingere il loro pennello nell’intelletto; largo pubblico e commissione pubblica, nonché alla posteriorità. L’universalità (temporale, soprattutto) era ciò a cui l’artista neoclassico aspirava. Caratteristiche (diverse rispetto al Rococò): Pittura - Contorni fermi e inequivocabili
Roma diventò una sorta di porto franco per lo scambio di idee artistiche. Quasi tutti gli artisti di una certa importanza vi passarono qualche anno studiandone le antichità. Nella città eterna, Pompeo Batoni realizzava un ritratto ricordo per questi “turisti”. Il risorgimento delle arti (1783-1789) Alcune opere più rivoluzionari in senso artistico furono realizzate da e per reazionari in senso politico.
Palazzo delle Belle arti, Lilla, Francia Pittura eroica nel soggetto e grande nella maniera: soggetto storico rivisitato da David con una riflessione sulla caducità della gloria umana, sulla desolazione della vecchiaia e sull’eroismo morale. Gesti contenuti e colori bassi. 1785 Louvre, Parigi Sonante appello alla virtù civica e al sentimento patriottico. David, sceglie di non rappresentare un momento della battaglia, ma uno che non è ricordato da nessuno storico: il giuramento; ovvero il momento in cui le maggiori virtù romane cristallizzano. Nobiltà dello stoicismo romano: il coraggio e la risolutezza virili sono messi in contrasto con la tenerezza e la rassegnazione femminile. La disposizione rigidamente rettilinea richiama ai bassorilievi antichi.
Le opere di Canova e quelle di David sono simili in quanto in entrambe gli elementi sono deliberatamente separati l’uno dall’altro, in contrasto con la composizione tipica del Rinascimento di concatenazione delle figure.
Victoria and Albert Museum Anche Canova decide di non rappresentare il momento della battaglia, ma il momento di calma dopo la vittoria. Campione dell’idealismo nel giovane eroe solidamente robusto e un poco assente. 1783 – 1787 Basilica dei Santi Apostoli, Roma Canova rifiuta i panneggi tumultuosi e la ricca ornamentazione. Egli trasformò le personificazioni dell’Umiltà e della Temperanza in ploranti che compongono la morte del papa nel silenzio di un profondo dolore. Le tre statue sembrano scolpite nel migliore periodo dell’arte greca. L’umiltà assomiglia alla figura della donna nel “Giuramento degli Orazi” solo per puro caso.
Proprio quando i teorici si lamentavano della moralità del Rococò, l’Accademia ercolanense pubblicò un volume dedicato a incisioni dalla forma di falli, rappresentazioni del Dio Priapo: evidentemente Roma era scesa a un livello di lussuriosa depravazione. I dipinti di figura vennero utilizzati come fonti per definire in forma corretta particolari degli abiti o degli ambienti. Infatti, quando Mengs dipinse il “Parnaso” riprese le figure degli antichi e le migliorò, rifacendosi a Raffaello.
Vennero fatti pochi tentativi di imitazione del mobilio greco: una sedia, un piedistallo (James Wyatt che lo combina insieme ad un vaso) e vasi greci (Wedgwood). Per comprendere meglio il ruolo dell’antichità nello sviluppo del neoclassicismo bisogna guardare alle stampe di Piranesi e agli scritti di Winckelmann. a favore della tesi che Roma era superiore filogreco Piranesi era un sostenitore della tesi che l’architettura greca derivasse da quella egizia e che furono i romani a portarla al vertice di perfezione; Winckelmann, invece, faceva parte di coloro i quali sostenevano che l’architettura romana derivasse da quella greca, esempio massimo di perfezione.
Fointaiblue Riempie il fondo vuoto con eleganti arredi in stile Luigi XVI. Figure con atteggiamenti graziosi in contrapposizione al cupido che fa un gesto osceno.
Piranesi, da Venezia, si stabilì a Roma nel 1744, in un’epoca che riteneva le rovine un motivo decorativo con inciso il ricordo del “sic transit gloria mundi”, ovvero solo il ricordo della fugacità della gloria. Ben presto, però, Piranesi si accorse che quelle rovine erano il ricordo, ancora vivo, della magnificenza dell’antica Roma. Tanto era forte la sua immaginazione, che convinse i suoi temporanei e i suoi posteri a guardare l’architettura romana con i suoi occhi (Fuseli, “L’artista commosso dalla grandiosità delle rovine antiche”); altri, invece, rimasero delusi nel trovare le rovine romane meno grandiose di quanto Piranesi avesse descritto. Quest’ultimo scrisse un libro polemico, “Della magnificenza ed architettura de’ Romani” nel quale sosteneva che gli etruschi avevano portato la pittura, la scultura, l’architettura, la matematica e le arti tecniche ad una perfezione poi mantenuta dai romani, loro eredi naturali, e poi degradata dai greci. Inoltre, egli riteneva che gli architetti dovessero liberarsi dei ceppi della teoria accademica per creare un nuovo stile ispirato all’architettura romana (egli realizzò un libro con invenzioni originali, come facciate cariche di rilievi massicci, angolosi e profondamente intagliati). In quest’ottica, realizzò, per la sua tomba, un candelabro composto di frammenti antichi di marmo. Quello che fece Piranesi per l’architettura romani, venne fatto per l’arte greca da Winckelmann. egli scrisse dal punto di vista di un esteta Insistette soprattutto nell’affermare che le statue antiche non sono semplicemente reliquie di una civiltà scomparsa, ma opere d’arte vive che posso avere interesse e valore, in quanto incarnano l’essenza dello spirito greco. Egli ha insegnato alla sua epoca a guardare con occhi nuovi non solo le statue e i vasi antichi, ma tutta quanta la civiltà greca. Winckelmann fu il primo ad applicare un metodo storico allo studio di queste opere; egli divide la storia dell’arte antica in quattro periodi, riconducibili, poi alla
Omero viene rivalutato nel Settecento, simbolo di un mutamente profondo dell’atteggiamento nei confronti dell’antichità. illustrazioni: Arazzo di Gobelins (piume e svolazzi) vs illustrazione dell’Iliade di Flaxman (stile arcaico, puro contorno) testo: Pope (amplia gli epiteti) vs Cowper (ne accentua l’antichità) Vennero poste sotto una nuova luce anche le tragedie di Eschilo. Inoltre, questo atteggiamento, portò alla più straordinaria contraffazione del secolo: “I Canti di Ossian”. L'opera di Macpherson fu pubblicata per la prima volta in modo anonimo nel 1760; in questo primo volume erano stati raccolti antichi canti gaelici da lui tradotti, attribuendoli ad un leggendario cantore bardo chiamato Ossian, subito ridefinito "l'Omero del Nord", cupo e tenebroso. Si tratta perciò di un abile falso letterario che rielabora antichi canti popolari, inserendoli in una struttura inedita ed inusuale. David: “Omero? Ossian? – Il sole? La luna?” Gli eroi di Omero sono spesso bugiardi o infantilmente petulanti, mentre quelli di Ossian si comportano con una composta nobiltà d’animo. I poemi di Ossian ci mostrano la poesia primitiva: semplice, rude, morale, razionale e non priva di sentimento. Questo atteggiamento viene ripreso nelle rappresentazioni neoclassiche dei temi omerici; i soggetti licenziosi vengono abbandonati.
Tutti gli elementi tipici del costume dell’epoca sono stati banditi dal disegno
Capitolo3. Winckelmann riteneva che solo la libertà avesse elevato l’arte alla sua perfezione. Però, quando guardiamo da vicino le opere d’arte e gli artisti, ci riesce difficile associare la rivoluzione artistica, con quella politica. È certo che alcuni degli artisti più progressisti furono politicamente indifferenti o reazionari. Ledoux, il quale aveva costruito gli edifici adibiti alla tassazione, fu messo in prigione durante la rivoluzione. Flaxman, che sembrava aver mostrato scarso interesse per la politica anche negli anni novanta, più tardi si pronunciò contro la rivoluzione e si rifiutò di incontrare David, perché le sue mani erano “macchiate al di là di ogni possibilità di purificazione”. David è stato definito “il perfetto artista politico”, ma, in realtà, i legami tra la sua arte e la politica sono molto meno immediati di quanto si pensi. Il Belisario è stato interpretato come una denuncia dei re in generale e di Luigi XVI in particolare. Il quadro attorno al quale è nata la maggior polemica è Il giuramento degli Orazi , il quale viene considerato il manifesto della rivoluzione. Tuttavia l’opera non rappresenta una scena della Roma repubblicana, anche perché non esistevano repubblicani in quegli anni. Gli Orazi giurano con fermezza assoluta di versare il loro sangue fino all’ultima goccia per la loro Patria (il che significava lealtà verso il re di Francia). Con questo dipinto, David espresse lo stato d’animo degli intellettuali francesi che come lui avrebbero finito per essere trascinati dall’onda della rivoluzione: patriottismo, fede nella ragione e nei diritti dell’uomo.
che egli aveva condannato a morte 1788 Louvre Espulsione del tiranno, tema della Roma repubblicana; è una celebrazione del patriottismo stoico e del senso del dovere pubblico nella sua forma più austera. Solo emozioni, nessun riferimento politico, anche se veniva adorato dai giovani menscevichi alla viglia della rivoluzione russa.
Secondo i francesi, questo gruppo colossale rappresentava Ercole che buttava all’aria la monarchia. Canova nega questa interpretazione: egli voleva realizzare un monumento all’esercito austriaco, ma non venne esposto per la sua ambiguità (cosa inaccettabile per un’opera politica) David seppe mantenere gli eroi della rivoluzione fuori dalle circostanze dell’epoca: dipingendo La morte di Marat e Bara morente, egli esalta coloro che muoiono per le proprie convinzioni, non i martiri della rivoluzione. Allo stesso modo, le incisioni e i quadri di Goya sopravvivono in quanto riesce a non incentrarli nella condizione spagnola, ma ne fa una questione “internazionale”. Nell’enciclopedia “Intéressant” afferma che un’opera d’arte deve il suo interesse al suo contenuto morale e sociale; nel caso di un’impurità nello stile, le arti possono anche corrompere. La Société populaire definì quadri controrivoluzionari non solo quelli di soggetto anti civico e immorale, ma anche quelli frivoli e insignificanti di ogni genere perché “possono alleviare la noia dei nostri lussuriosi sibariti”. Questa società convocò, nel 1793, Léopold Boilly e lo accusò di dipingere quadri di oscenità rivoltante per la morale repubblicana. Gli effetti di queste nozioni si vedono nel programma ufficiale del mecenatismo: si dava grande importanza alla formazione intellettuale degli artisti e la realizzazione di quadri di storia animati da un serio intento morale. Gli artisti, fino a metà del ‘700, dovevano celebrare con le loro opere le virtù connesse con la monarchia: giustizia, clemenza, magnanimità e saggezza; ma, da 1774 in poi, le virtù che celebrano sono il coraggio, la sobrietà, la continenza, il rispetto delle leggi e il patriottismo, con il solo compito di educare il popolo. Giuramento degli Orazi e Bruto di David Il desiderio principale nelle opere d’arte, però, restava comunque quello di celebrare uomini famosi, soprattutto scrittori e filosofi: infatti furono eretti molti monumenti a personaggi morti da lungo tempo (Winckelamm, primo busto nel Pantheon).
Gli artisti ritenevano che, in questo modo, i giovani fossero spinti dal desiderio di emulare i grandi del passato nel compiere gesta eroiche. Un ulteriore miglioramento delle arti ci fu grazie all’idea illuministica che la grandezza di un popolo si vedesse attraverso le sue opere d’arte e non attraverso le sue espansioni territoriali: le accademie cominciarono a moltiplicarsi e nacquero i primi musei pubblici (o tempi dell’arte). Il primo venne eretto il primo museo europeo nel 1769 in Germania, il Fredericianum, per ospitare statue antiche, una biblioteca e una collezione di storia naturale. In realtà, nonostante fossero aperti al pubblico, si trattava comunque di collezioni private. Nel 1779 Christian Von Mechel fu incaricato di sistemare e catalogare una parte della collezione imperiale austriaca del Museo del Belvedere di Vienna: un’ampia collezione pubblica destinata all’educazione. La stessa idea sta alla base della creazione del Louvre come museo pubblico, avvenuta nel 1792. MUSEO COME STRUMENTO D’EDUCAZIONE in quanto le opere d’arte costituiscono un patrimonio per tutta l’umanità. Idea che il mondo moderno ha ripreso dal Neoclassicismo La più importante forma d’arte giunta a maturazione in questo periodo fu il romanzo, il quale non aveva il compito di divertire, ma di educare il popolo, che accoglieva di buon grado il romanzo serio. Nuove forme di diffusione della cultura: - Esposizioni
Tentativo di realizzare una forma Più livelli di interpretazione: ideale risolvendo il problema della 1. Composizione 3D di forme intrecciate composizione, ovvero due persone 2. Amore idilliaco giovanile semisdraiate che si abbracciano. 3. Amore-morte Il metodo di Canova era quello di realizzare più bozzetti per la stessa opera, ognuno più elaborato del precedente, fino ad un modello finale dell’opera vera e propria. Non fu solo Canova a presentare questo dualismo all’interno delle sue opere: scriveva Winckelmann “disegnare con fuoco ed eseguire con flemma” (Sergel, amanti). È lo schizzo su carta che rivela la vera anima dell’artista, il talento è nascosto nella rifinitura di un’opera finita. Questo potrebbe essere inquadrato come un concetto preromantico. Ma si tratta di un’idea fuorviante, infatti una fiducia nell’Ideale sta alla base dell’atteggiamento neoclassico verso l’abbozzo. Nessuna opera finita si può valutare senza una certa comprensione dell’atteggiamento Neoclassico verso la Natura e l’Ideale. Ogni convinzione Settecentesca era confortata da un richiamo alla legge di natura. Tutte le differenze di opinione o di gusto sono mere deviazioni e implicano l’errore, ciò che è secondo natura significava ciò che corrispondeva a un presupposto di uniformità e di richiamo per tutti. Mengs riteneva che l’Ideale fosse ciò che si vede attraverso l’immaginazione, perché l’artista deve sollevarsi al di sopra dell’accidentale e del mutevole, così l’Ideale in pittura si fonde con le cose più belle della natura purificate da ogni imperfezione. Reynolds pensava che l’unico modo per raggiungere questa forma era attraverso uno studio dell’antico: così la dicotomia tra Ideale e Natura fu risolta con un’interpretazione naturalistica dell’arte classica. L’arte classica diventa “natura nobile”, ovvero la forma più elevata e più vera del naturalismo. Dalla concezione idealistica dell’arte classica discendeva la netta distinzione tra copia e imitazione. Impegna le più elevate facoltà dell’artista, soprattutto le sue capacità inventive: l’artista osserva e studia le opere dei grandi con il desiderio di emularle. Copiare portava fatalmente a prodotti meschini: gli artisti erano scarsi trascrittori. Canova e Thorvaldsen si ribellarono alla pratica ben retribuita della riproduzione di originali classici. usava un modello in gesso delle stesse dimensioni previste per l’opera finita, così che gli scultori potessero lavorare senza commissione, ma per speculazione.
atletico mediterraneo (Doriforo di Policleto).
Nell’architettura veniva spesso richiesto l’utilizzo di colonne, capitelli o motivi ornamentali di vario genere direttamente mutuati dalle rovine di Roma: in alcuni casi vennero copiati interi edifici. Questo è il caso del Campidoglio in Virginia, ispirato dalla Maison Carré (anche se dall’ordine corinzio delle colonne si passa a quello ionico). Però, l’architetto neoclassico era pronto per progettare nello spirito degli antichi: era pronto a ideare nuovi ordini, come i capitelli con le foglie di tabacco o a pannocchia. Per gli artisti neoclassici l’imitazione dell’antico era un mezzo per creare opere ideali di valore universale ed eterno. Il loro accostarsi all’Ideale derivava dalla convinzione che l’arte dovesse rivolgersi all’intelletto come alla percezione dei sensi e che i problemi artistici potessero risolversi attraverso un processo razionale. Nelle statue più antiche gli artisti neoclassici vedevano la “nobile semplicità e la calma grandezza” (Winckelmann) e la “precisione del contorno”. Quest’ultimo si pensava fosse il più antico mezzo di rappresentazione pittorica e anche lo stile più puro e naturale. Superiorità della scuola lineare fiorentina, su quella coloristica veneziana. Anche Kant affermava che il disegno solo bastava alla vera rappresentazione di un oggetto, il colore era superfluo. Il colore mascherava la purezza delle forme essenziali, come gli abiti mascheravano e deformavano il corpo umano: infatti, in pittura, prima i corpi venivano rappresentati nudi e solo in seguito venivano ricoperti con i vestiti. I ginnasi e le piazze dove i giovani facevano la lotta completamente nudi erano scuole di bellezza per gli artisti che contemplavano il perfetto sviluppo fisico (Winckelmann). Non esistevano modelli femminili nelle accademie, le prostitute si prestavano volentieri per il ruolo, ma non erano ben viste dagli artisti in quanto l’unica ragione per la quale ritraevano i corpi nudi era quello di rappresentare la nobiltà dell’animo. Scuola di nudo e scuola di gessi erano complementari e i giovani modelli venivano fatti posare negli atteggiamenti delle statue antiche. Winckelmann non fu il solo ad osservare che gli antichi avevano modificato le proporzioni del corpo umano, semplificando i muscoli e ignorando le vene, inoltre notò che erano riusciti a trovare la forma perfetta per ogni parte dell’anatomia. Nulla era più difficile da trovare che giovani con bei ginocchi. L’artista neoclassico non voleva rendere il nudo in maniera naturalistica, ma naturale, purificando il corpo umano da ogni accentuazione erotica per evitare che l’eccitazione rovinasse l’emozione. Diderot esaltava l’innocenza, la semplicità e la purezza del nudo e queste erano possibili solo quando il nudo era il più lontano possibile dal corpo ignudato, ma così facendo i corpi non risultavano né naturalistici, né innaturali.
Una vera e propria statua di marmo, non confondibile con la realtà, così come
La sorgente della purezza architettonica era indubbio la Grecia e l’attività archeologica mise a disposizione i primi disegni accurati di templi dorici. Espressione più pura dell’ideale architettonico che venne semplificato ulteriormente con l’abolizione delle scanalature per mano di Ledoux e Weinbrenner L’insistenza sulla purezza, semplicità, chiarezza volumetrica nell’architettura corrisponde all’interesse che il pittore porta al disegno di puro contorno. Molto importanti sono le aperture basate sulle forme più semplici di cerchio e quadrato. Carlo Lodoli riteneva che la proporzione, la convenienza e l’ornamento possono prendere forma solo attraverso l’applicazione della matematica e della fisica guidate da norme razionali. Le manifestazioni più significative di questa architettura sono costituite da edifici pubblici, i quali consentivano una maggiore monumentalità: porte di città, teatri, caserme, monumenti sepolcrali e celebrativi. La funzione dell’edificio, così come la decorazione, spesso veniva attribuita dalla forma che esso aveva. Architettura parlante Capitolo5. La facilità alle lacrime era il segno tipico della vera sensibilità. La capacità di provocare la lacrima simpatetica indicava un alto merito artistico. Il culto della sensibilità potrebbe apparire incompatibile con gli ideali razionali del neoclassicismo, ma non è così. La capacità di un’opera d’arte di toccare il cuore come a istruire e a migliorare moralmente fu facilmente ammessa da coloro che condividevano l’opinione. Supponendo che il linguaggio del cuore fosse lo stesso in ogni parte del mondo, l’opera d’arte creata per far muovere l’animo umano doveva avere una validità universale. Omero aveva prestato più attenzione all’uomo che agli dei e descriveva le loro emozioni nella forma più pura e semplice possibile. Però, la tendenza a generalizzare e universalizzare fa sì che un dipinto diventi di difficile comprensione. Spinti dal desiderio di dimostrare glia spetti morali e sentimentali, gli artisti considerano nuovamente soggetti già considerati in passato: il tempo che ha subito una maggiore trasformazione è quello della carità romana, il quale inizialmente veniva trattato come un’allegoria della giovinezza e della vecchiaia, ma che grazie a Schick ha assunto il significato più profondo di pietà filiale
Diderot, nel 1765, chiede ai pittori: “Commovetemi, sorprendetemi, spezzatemi il cuore, fatemi tremare, piangere, restare sbalordito, infuriarmi; i miei occhi li delizierete dopo, se ci riuscirete.” Il sublime che si andava cercando, si trovava nelle emozioni, era quindi una caratteristica prettamente soggettiva; mentre la bellezza era asooluta. Il termine in genere significava un’emozione di profonda reverenza, prossima al terrore, ispirata dai fenomeni naturali. Ma fu usato anche per opere d’arte che esprimevano una grandiosità sovrumana che non si poteva spiegare con i normali criteri critici. Subito il concetto di sublime venne unito a quello di genio: genio è colui che è in grado di produrre un’opera d’arte capace di suscitare un sentimento nell’uomo. Grimm definisce “Andromaca che piange Ettore morto” la scena più sublime. Nella morte ognuno incontra il sublime. La morte è un’immagine che trova uno specchio in ogni spirito: la scena di morte è ricca di sentimenti che suscitano un’eco in ogni petto. L’artista, sempre alla ricerca di un tema universale, non può che considerare l’eroe morente un simbolo di nobiltà e tranquillità. Ogni aspetto erotico è abolito. La scena d’amore neoclassica spesso fa pensare alla sintesi d’amore-morte di Amore e Psiche, di Canova. La morte è la notte di questo inquieto giorno che è la vita; nel sonno della morte tutti i problemi vengono meno. Gli scheletri che sovrastavano le tombe del Barocco, vengono sostituiti dalle figure della Morte e del fratello Sonno, due giovani con torce rovesciate in mano, così simili, come venivano rappresentati dai Greci.
San Pietro Una delle realizzazioni più perfette dell’Ideale artistico di Winckelmann in contrasto con gli scheletri barocchi delle altre tombe all’interno della basilica.