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Riassunto Neoclassicismo - Honour, Appunti di Storia Dell'arte

Riassunto Neoclassicismo - Honour per esame di storia dell'arte con de Feo.

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 11/07/2018

Chanyred_95
Chanyred_95 🇮🇹

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NEOCLASSICISMO di Honour
Il neoclassicismo è uno stile del tardo 1700, della fase rivoluzionaria e dell’esplosione di ricerca
nata con l’illuminismo; condivide a pieno lo spirito di riforma che si tenta di realizzare attraverso un
ritorno alla semplicità e alla purezza primitive, in cui ragione ed equità prevalgono. Il termine è
coniato nel tardo ‘800 come termine negativo per indicare questo stile considerato inerte e freddo,
che si esprime su imitazioni della scultura greca e romana. Nel ‘700 i critici e i teorici non usano
neoclassicismo o classicismo, ma lo chiamano il “vero stile” e ne parlano come un risorgimento
delle arti. Il neoclassicismo matura molto rapidamente, la sua fioritura è breve e seguita da un
periodo di decadenza e deprezzamento.
1. CLASSICISMO E NEOCLASSICISMO
1759 D’Alembert scrive di un mutamento nelle idee così rapido da preannunciare un cambiamento
maggiore in seguito. Egli si riferiva chiaramente alla filosofia, ma le sue parole possono
tranquillamente applicarsi alle arti. In effetti la trasformazione stava avvenendo, quando nei salons
parigini si inizia ad eliminare curve ed ornamenti rococò per dar spazio a forme più semplici e
classiche: boccioli di rosa, conchiglie, cupidi incipriati..
Il mutamento cui d’Alembert fa riferimento era il trionfo dei philosophes, le cui idee sono racchiuse
nell’Encyclopedie di cui lui e Diderot erano i direttori. Questo momento fu caratterizzato anche da
un mutamento dell’illuminismo stesso, che cominciava ad avere un tono più serio, moralmente
impegnato, concentrandosi sulla costruzione di un mondo nuovo. Entra in scena Rousseau,
mettendo in discussione i valori correnti della società civile, avanzando la tesi che le arti e le
scienze avevano corrotto l’umanità e affermando il diritto alla libertà per tutti gli uomini.
La reazione intellettuale al rifiuto di frivolezza e cinismo ha il suo parallelo nelle arti con il rifiuto
radicale del rococò; il fenomeno si estende in tutta Europa contemporaneamente ed in Germania
si combina col sentimento antigallico, perché rococò è legato al gusto francese. Questa reazione
contro i rococò e tutti i valori che si pensava esprimesse, ha tono razionale e può trovare un
parallelo nella letteratura degli stessi anni con Richardson e Diderot.
I critici criticano non solo i soggetti del rococò, ma anche gli elementi sensuali su cui quest’arte si
fondava, che sfanno appello prettamente ai sensi e quindi sono definite immorali. Alla base di
questa critica c’è
1) un puritano disprezzo verso il mondano e l’elegante, le seduzioni e il virtuosismo
2) Diffidenza per tutti gli accorgimenti pittorici, illusionistici usati dagli artisti barocchi e rococò
3) Disgusto per la “bella qualità”, per la mera bellezza di esecuzione
Questo atteggiamento porta l’artista ad essere considerato sopra la società: egli deve sollevarsi
sopra l’artigiano, che pazientemente asseconda i capricci del suo committente, e diventare un
pubblico educatore rivolto al grande pubblico, non al privato committente.
Al posto dell’Olimpo rococò abitato dai dei e dee in amore in cui la jeunesse dorée amoreggiava in
un interminabile e lungo pomeriggio, le lezioni che egli deve dare sono morali di modeste virtù,
incorrotta semplicità, astinenza e nobile sacrificio di se e per la patria. In arte questo si traduce
con temi nobili, chiarezza e sobrietà, contorni fermi con superfici di colore piatte e a toni primari.
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NEOCLASSICISMO di Honour Il neoclassicismo è uno stile del tardo 1700, della fase rivoluzionaria e dell’esplosione di ricerca nata con l’illuminismo; condivide a pieno lo spirito di riforma che si tenta di realizzare attraverso un ritorno alla semplicità e alla purezza primitive, in cui ragione ed equità prevalgono. Il termine è coniato nel tardo ‘800 come termine negativo per indicare questo stile considerato inerte e freddo, che si esprime su imitazioni della scultura greca e romana. Nel ‘700 i critici e i teorici non usano neoclassicismo o classicismo, ma lo chiamano il “vero stile” e ne parlano come un risorgimento delle arti. Il neoclassicismo matura molto rapidamente, la sua fioritura è breve e seguita da un periodo di decadenza e deprezzamento.

  1. CLASSICISMO E NEOCLASSICISMO 1759 D’Alembert scrive di un mutamento nelle idee così rapido da preannunciare un cambiamento maggiore in seguito. Egli si riferiva chiaramente alla filosofia, ma le sue parole possono tranquillamente applicarsi alle arti. In effetti la trasformazione stava avvenendo, quando nei salons parigini si inizia ad eliminare curve ed ornamenti rococò per dar spazio a forme più semplici e classiche: boccioli di rosa, conchiglie, cupidi incipriati.. Il mutamento cui d’Alembert fa riferimento era il trionfo dei philosophes, le cui idee sono racchiuse nell’Encyclopedie di cui lui e Diderot erano i direttori. Questo momento fu caratterizzato anche da un mutamento dell’illuminismo stesso, che cominciava ad avere un tono più serio, moralmente impegnato, concentrandosi sulla costruzione di un mondo nuovo. Entra in scena Rousseau, mettendo in discussione i valori correnti della società civile, avanzando la tesi che le arti e le scienze avevano corrotto l’umanità e affermando il diritto alla libertà per tutti gli uomini. La reazione intellettuale al rifiuto di frivolezza e cinismo ha il suo parallelo nelle arti con il rifiuto radicale del rococò; il fenomeno si estende in tutta Europa contemporaneamente ed in Germania si combina col sentimento antigallico, perché rococò è legato al gusto francese. Questa reazione contro i rococò e tutti i valori che si pensava esprimesse, ha tono razionale e può trovare un parallelo nella letteratura degli stessi anni con Richardson e Diderot. I critici criticano non solo i soggetti del rococò, ma anche gli elementi sensuali su cui quest’arte si fondava, che sfanno appello prettamente ai sensi e quindi sono definite immorali. Alla base di questa critica c’è
  1. un puritano disprezzo verso il mondano e l’elegante, le seduzioni e il virtuosismo
  2. Diffidenza per tutti gli accorgimenti pittorici, illusionistici usati dagli artisti barocchi e rococò
  3. Disgusto per la “bella qualità”, per la mera bellezza di esecuzione Questo atteggiamento porta l’artista ad essere considerato sopra la società: egli deve sollevarsi sopra l’artigiano, che pazientemente asseconda i capricci del suo committente, e diventare un pubblico educatore rivolto al grande pubblico, non al privato committente. Al posto dell’Olimpo rococò abitato dai dei e dee in amore in cui la jeunesse dorée amoreggiava in un interminabile e lungo pomeriggio, le lezioni che egli deve dare sono morali di modeste virtù, incorrotta semplicità, astinenza e nobile sacrificio di se e per la patria. In arte questo si traduce con temi nobili, chiarezza e sobrietà, contorni fermi con superfici di colore piatte e a toni primari.

Nella composizione poi la veduta diventa frontale e tutto ciò che era obliquo diventa elementare, come in una scatola prospettica. Nell’architettura si ricercano effetti di solidità e stabilità, solennità e rigidità in grado di evocare la verità senza tempo del mondo antico. L’idea alla base è di primitiva purezza, senza policromia ed ornamenti scultorei, ridotta al suo stato primo e autonomo. Ideali così radicali non trovano condivisione nei committenti privati, ma questo non è un problema perché gli architetti neoclassici si rivolgono a commissioni pubbliche. Nella letteratura contro il rococò si fa molto spesso riferimento all’antichità classica per affermare il “vero stile”: Winckelmann scrive che l’unico modo per diventare grandi è imitare l’antichità. Con imitare non intende copiare, perché l’imitazione implica un rigoroso processo di estrazione dall’opera antica, era invece per “raggiungere la reale semplicità della natura” come disse Reynolds. Naturalmente non tutti gli artisti e critici considerano l’arte classica in questo modo, non mancano mere citazioni classiche o parafrasi anti classiche. Nella maggior parte dei casi tuttavia, l’antichità era da tempo un elemento essenziale dell’educazione della persona colta: in Italia esisteva una tradizione dal ‘400; in Francia già nel ‘600 era in vigore questo tipo di educazione. Proprio i francesi, intorno al 1745 con Tournehem, sono i primi a progettare di ristabilire la classica gerarchia dei soggetti che il rococò ha spezzato:

  • attribuendo importanza il ritratto e al paesaggio, alle nature morte.
  • La pittura di storia doveva riprendere il suo primato e gli artisti di tale pittura dovevano ricevere un compenso superiore a quelli di pittura paesaggistica
  • Il direttore istituisce scuole in cui assicura agli studenti d’arte una più vasta cultura generale, attribuendo importanza alla storia, in modo da far assorbire agli allievi anche il culto morale degli antichi. A lui succede Marigny che dà vita ad un programma di mecenatismo, volto a ricordare i vari fasti del grande secolo di Luigi XIV; questa nostalgia della gloria del Re Sole è molto evidente in architettura: Ecole militaire e i due edifici a Place de la Concorde di Gabriel, la scala monumentale di San Ginevra di Soufflot. Ma è il Petit Trianon (1761-75) di Gabriel che si anticipa l’architettura neoclassica, con l’uso di equilibrio d uniformità, senza perdere però vivacità grazie ai diversi elementi decorativi e alle proporzioni tra una facciata e l’latra.
    • pianta quadrata
    • semplice e raffinato
    • L'esterno dell'edificio è semplice e calibrato; ciascuna facciata è stata disegnata per accordarsi con la parte della tenuta su cui si affaccia
  • Di architettura semplice, vagamente ispirata a forme classiche, spiccante nella sua bianchezza fra il bel verde dei giardini, isolato e vicino a Versailles

Importante opera è “ Il Parnaso ” di Anton Raphael Mengs, del 1761

  • eseguito per la villa dove il cardinal Albani conservava la sua collezione di sculture antiche.
  • Amico di Winckelmann, che ha contribuito alla concezione di quest’opera e perseguendo la sua “Nobile semplicità e la calma grandezza”, Mengs evita effetti di colore, la composizione intrecciata e profonde fughe in profondità e gli effetti illusionistici degli artisti barocchi
  • Per esaltare la semplicità dell’opera, pone a fianco d’essa due tondi dipinti con colori caldi, chiaroscuri decisi e una prospettiva trompe l’oeil
  • Al centro la figura del cardinale rappresentato come Apollo, protettore delle arti, è circondato dalle 9 muse. Ogni figura assume la posizione che più gli si aggrazia, in armonia e bellezza ideale. Tutto si svolge con compostezza e austerità, l’unico elemento più dinamico è costituito da due danzatrici, che riprendono scene degli affreschi pompeiani, che in quegli anni vedono la luce, grazie all’inizio dei lavori di scavo.
  • L’imitazione dei grandi del passato è per Mengs fondamentale per raggiungere la bellezza perfetta
  • il suo dipinto-manifesto è ispirato all'omonima opera di Raffaello del 1510 nella stanza della Segnatura
  • Il Neoclassicismo rappresenta il superamento del barocco e rococò, in cui l’arte vuole realizzare una “filosofia del bello”. 1.2 Il risorgimento delle arti Le diverse tendenze che iniziarono a formarsi intorno alla metà del ‘700 si fondono intorno al 1785 per produrre un gruppo di capolavori:
  1. Il giuramento degli orazi di David,
  2. Il monumento a Clemente XIV di Canova
  3. le Barrieres di Ledoux; Queste opere potenti e rivoluzionarie son state create tra il 1783 e in 1789. Il carattere esplosivo di questo fenomeno è riconosciuto dai contemporanei e fu denominato “ Risorgimento delle arti ”. Nonotante siano state realizzate alla vigilia della rivoluzione francese, avevano in sé ben poche implicazioni politiche. David inizia la sua carriera all’ombra del rococò; viene in Italia convinto di aver poco da imparare dall’antico, ma un incontro a Napoli con Quincy, discepolo di Winckelmann gli dà modo di vedere e intendere l’antichità. Il risultato di ciò è “ Belisario che riceve l’elemosina ” 1780-
    • un soldato che aveva militato agli ordini di Belisario riconosce il suo antico generale ormai vecchio ed abbandonato da tutti, con un bambino che prende col l’lemo una monetina offertagli da un passante
    • Il tema che domina l’intera composizione è quello della povertà e della misericordia; simbolicamente il bambino, la donna e l’anziano “rappresentano la debolezza” e che necessitano di essere protetti.
  • Allo stesso modo, un altro gruppo simbolico è rappresentato dal bambino, da Belisario e dal soldato sullo sfondo , i quali tutti e tre indicano le altrettante età dell’uomo, che arrivati al culmine del loro vigore (rappresentato dal soldato) successivamente diventeranno deboli e anziani come Belisario.
  • Da notare anche che lo stesso soldato è l’unico che riconosce il vecchio generale, e proprio per questo è stato rappresentato con tale espressione di stupore.
  • La verità del quadro è accentuata dalla cura con cui sono resi i particolari storici. Col “ Guramento degli Orazi ” 1784-85, David raggiunge piena maturità, diventando padrone del nuovo stile per la perfetta fusione di forma e contenuto.
  • Non si tratta di una lamentazione consolatoria come in Belisario, con accenti caldi e rassicuranti, ma di un sonante appello alla virtù civica e al sentimento patriottico.
  • Sembra che David si sia affidato a Tito Livio per avere un racconto vero dal punto di vista storico come da quello morale, di come i 3 fratelli Orazi decisero di risolvere una guerra tra Roma e Albalonga con un duello personale coi fratelli Curazi
  • Iniziato il combattimento, quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre nemici, trovandosi in difficoltà pensò di ricorrere all'astuzia e finse di scappare verso Roma. Come aveva previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel correre si distanziarono fra loro, perché feriti in modo differente inseguivano a velocità differenti.
  • Per primo fu raggiunto dal Curiazio che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Riprese a correre e fu poi raggiunto da ciascuno degli altri due Curiazi, che però, essendo feriti, si stancarono notevolmente e gli fu facile, uno alla volta, ucciderli.
  • La vittoria dell'Orazio fu la vittoria di Roma, cui Albalonga si sottomise.
  • Tornato a Roma, l’unico superstite trovò la sorella in lacrime per uno dei Curazi con cui era fidanzata, e per questo la uccise. Egli fu condannato a morte e poi graziato, come Livio ammise, per ammirazione del suo valore che per la giustezza della causa. Aveva dimostrato un ammirevole spirito patriottico ma una totale mancanza di autocontrollo.
  • Decide così di abbandonare la versione di Livio, e decise di rappresentare un momento che non è ricordato da nessuno degli storici
  • È rappresentato il momento in cui le maggiori virtù romane si cristallizzano in una forma pura: è il momento del giuramento, quando i tre giovani decidono di sacrificare la loro vita per la patria.

2. LA VISIONE DELL’ANTICHITA’

Il mutamento stilistico che si verifica alla metà del ‘700 è spesso attribuito ad una miglior comprensione dell’antichità data dalla scoperta di Ercolano 1738 e Pompei 1748; ma questa spiegazione è troppo facile. In realtà l’atteggiamento verso l’antichità è stato un risultato quanto una causa della reazione contro il rococò. Un aspetto del profondo mutamento che subisce la visione dell’antichità si può cogliere nel variare degli atteggiamenti verso la mitologia pagana:

  • Gli dei della Grecia e di Roma erano stati condannati come demoni o convertiti in Santi dai primi cristiani
  • … poi recuperati come legami con la grandezza della Roma imperiale alla corte di Carlo Magno
  • Allegorizzati dai dotti del Medioevo
  • metamorfosati in simboli dagli umanisti rinascimentali
  • E chiamati a raccolta al servizio della Chiesa nell’età barocca Da sempre essa è stata plasmata a seconda dei bisogni del tempo; nel ‘700 la superstizione pagana si usa contro il cristianesimo, gettando il dubbio sull’idea stessa di divinità. Gli dei sopravvivono nell’arte come tipi di bellezza fisica, ma alla fine del secolo solo alcuni committenti retrogradi ne fanno richiesta e ben pochi artisti sono disposti a realizzarli. Vengono così sostituiti da guerrieri, legislatori e filosofi dell’antichità. Gli dei vengono quindi visti come amorali e simbolo di vizio, al contrario dei grandi uomini che sono simbolo i educativi e virtuosi, esempi solenni di umanità, generosità, grandezza e coraggio. Simili esempi di virtù si potevano trovare in Grecia e nella Roma repubblicana piuttosto che nell’impero romano. Infatti l’impero, che dai tempi di Carlo Magno in poi era considerato come la più grande era della storia dell’umanità, ora era visto come un periodo di decadenza. -> questa nuova concezione dell’antichità ha influenzato le opere d’arte. Diversi aspetti di questi cambiamenti verso l’antichità si colgono nelle reazioni ambivalenti alla messa in luce di Ercolano e Pompei. Certi scrittori si mostrano anche scettici, pur riconoscendo che il riportare in luce una città sepolta da secoli può scuotere anche l’indifferenza più sorda. I ritrovamenti più importanti compiuti sono i dipinti murali di grandi dimensioni, che suscitano perplessità e curiosità più che ammirazione, alcuni li trovano poveri come disegno, scorretti nell’anatomia, deboli nell’espressione, i colori non avevano nel bellezza ne varietà. Hamilton invece si dimostra entusiasta, come gli altri mercanti d’arte ed antiquari, da queste reliquie antiche. Ma via che gli scavi continuano, vengono fatte scoperte imbarazzanti, perché mentre si critica la moralità del rococò e si propone il neoclassicismo come stile puro dal mondo antico, l’accademia ercolanese pubblica un volume in cui son presenti incisioni di lampade e amuleti di forma fallica. Le opere d’arte contemporanee rispecchiamo questi atteggiamenti ambivalenti di fronte alle scoperte di Ercolano e Pompei; solo alla fine del secolo lo stile decorativo pompeiano comincia a soppiantare lo stile raffaelliano. I dipinti di figura, usati per rappresentare correttamente abiti e ambienti, sono di ispirazione stilistica nulla: Mengs per le figure del Parnaso, riprese dai dipinti antichi, le migliorò fino a renderle quasi irriconoscibili, rifacendosi a Raffaello; analogamente fa Vien per la Venditrice d’Amorini.

Vien, “ La venditrice di amorini ”,1763 olio su tela, Fontainbleau, Musee National

  • La composizione deriva da un progetto romano scoperto nel 1740 e riprodotto in vaie pubblicazioni del tardo ‘700 sulle antichità. Più tardi fu riprodotto in porcellana nella manifattura di Vienna
  • Vien rese più complesso e aggraziato l’originale, riempiendo il fondo vuoto, attribuendo alle figure atteggiamenti graziosi e affettati facendo compiere al cupo un gesto osceno, che probabilmente egli sentiva perfettamente in tono con lo spirito della pittura antica In quest’altro quadro di Vien, “ La vertueuse athenienne ”, si vede un altare antico che avrebbe fornito agli ebenistes il modello per un mobile decorativo chiamato athenienne. Realizzati in legno lucidato e in luccicante metallo dorato, questi oggetti avrebbero abbellito ben presto i boudoir parigini. Nonostante il dilagare dell’antichità pochi tentativi sono fatti per imitare il mobilio greco prima degli ultimi anni del secolo. Questi oggetti infatti, si rifanno al culto dell’antichità sono per fini decorativi: continua il gusto del rococò ancient regime sotto apparenze antiche fantastiche. Per una comprensione più reale della parte che l’antichità ha avuto nello sviluppo del neoclassicismo dobbiamo rivolgerci a Piranesi e Winkelmann. 1.2 Piranesi e Winkelmann. Buona parte della letteratura artistica del ‘700 è occupata da una lunga e noiosa polemica sui meriti dell’architettura greca e romana. Entrambe le parti traggono spunti da Vitruvio, che aveva affermato che i greci avevano derivato la loro architettura dall’Egitto, perfezionando gli ordini per poi passarli a Roma. Gli scrittori favorevoli alla Grecia sono a favore dell’antica purezza e affermano che l’architettura romana è una semplice derivazione. In questa polemica Piranesi è a favore di Roma, mentre Winckelmann dei greci. Piranesi studia a Venezia e a metà ‘700 si stabilisce a Roma, quando le rovine della città son considerate fonte di motivi decorativi e miniere di curiosità. Invece lui vede le rovine come testimonianze vive della grandiosità dell’antica Roma, una fonte di viva ispirazione e non di malinconia. Nelle sue incisioni le vedute che diffusero la sua visione della grandezza di Roma non erano ispirate dalla pietà per la caduta d e l l ’ i m p e r o , m a d a l l a m a g n i fi c e n z a dell’architettura romana.

Winckelmann fa la stessa cosa di Piranesi, ma nell’ambito dell’ arte greca. Insiste nell’affermare che le statue antiche non sono solo reliquie di una civiltà scomparsa, ma opere d’arte vive che possono avere interesse per i contemporanei perché incarnano l’essenza dello spirito greco. Lui ha insegnato alla sua epoca a guardare con occhi nuovi non solo le statue e i vasi antichi, ma tutta quanta la civiltà greca. Prima di Winckelmann, la parola “antichità” indicava un periodo che andava dal V secolo a.c. al regno bizantino di Foca; con termine “antico” si comprendeva il grande numero di opere d’arte di questo periodo, a cui Winckelmann applica un metodo storico allo studio di queste opere. Convinto che la storia procedesse per cicli di crescita e declino, divide la storia antica in quattro periodi:

  1. Stile primitivo o arcaico
  2. Stile sublime
  3. Stile bello
  4. Stile d’imitazione ognuno con il proprio stile: in questa suddivisione definisce sublime e grandiosa l’arte greca e stile d’imitazione per l’arte romana. Per rafforzare la superiorità dell’arte greca, utilizza anche l’influenza del clima sul divenire umano: gli stessi greci sono la razza più bella mai esistita grazie al clima geografico e a quello politico (libertà nata in Grecia). -> Per contro : vedeva gli egizi come dei brutti uomini dai piedi piatti, come il prodotto di un clima torrido e di un governo dispotico e perciò incapaci di sviluppare e rappresentare la forma umana perfetta. Il suo ideale nell’arte è l’Apollo del Belvedere, che è ammirato fin dai tempi della sua scoperta nel ‘400, ma non ha mai suscitato interesse pari a quello che ha Winckelmann; l’arte inizia a sostituire la religione e l’esperienza estetica. Per W l’adorazione dell’arte greca è una religione, di cui ne parla con zelo come se volesse fare proseliti: per noi, l’unico modo per divenire grandi è quello di imitare gli antichi. Non raccomanda di copiare fedelmente le figure antiche, ma auspica un ritorno allo spirito con nobile semplicità e calma grandezza. La rivalutazione che ha Omero nel ‘700 può spiegare in parte il mutamento ancora più profondo dell’atteggiamento verso l’antichità e verso il valore di tutte le opere della letteratura e dell’arte. Agli inizi del secolo Omero è considerato come uno dei grandi poeti antichi, sulla fine del secolo troneggia su tutto il mondo antico, solo Dante e Shakespeare potevano stargli alla pari. Un aspetto di questo mutamento

3. ARTE E RIVOLUZIONE

Winckelmann scrive che soltanto la libertà ha sollevato l’arte alla sua perfezione. Questo legame tra arte politica era stato proposto per la prima volta nei primi del ‘700 da lord Shafterbury, a cui Winckelmann deve molte delle sue idee. Ci sono forti legami tra neoclassicismo ed illuminismo e si è tentati di estendere questo fino a comprendere il clima di analisi critica e di dubbio che è poi sfociato nella rivoluzione del 1789. Ma analizzando i singoli artisti e le loro opere, risulta difficile identificare la rivoluzione artistica con quella politica. AVVENIMENTI : La Rivoluzione francese scoppia nel 1789 e termina nel 1799. Vigilia della rivoluzione Nel 1789 in Francia la popolazione era divisa in:

- nobiltà ,che aveva il monopolio delle cariche pubbliche e numerosi privilegi economici e fiscali

  • il clero
  • il terzo stato composto da borghesi, commercianti ed artigiani, proletariato urbano e contadini, che era lo strato più numeroso e vario della popolazione. Cause della rivoluzione francese
  • Dopo il 1781 l'antico regime entra in crisi a causa di difficoltà finanziarie (dovute alle forti spese per la partecipazione alla guerra di indipendenza americana).
  • Viene proposta una riforma economica che però intaccava i privilegi dei nobili e del clero. Questi, per contrastare tali riforme, costringono il re Luigi XVI a convocare gli Stati Generali. NB: Gli Stati Generali erano un'assemblea in cui ogni ordine sociale (nobiltà, clero e terzo stato) doveva avere un numero eguale di deputati, ma il terzo stato chiede ed ottiene di avere un numero doppio di rappresentanti per riuscire contrastare le votazioni di nobiltà e clero che spesso andavano a coincidere (mantenendo così i propri privilegi a discapito dei ceti meno abbienti) Votazione a testa o per ordine? Però, se il re concesse che il Terzo stato avesse un numero di rappresentanti doppio, l'aristocrazia ottenne che le votazioni negli Stati generali dovessero avvenire "per ordine" e non a testa: in altre parole, a ogni "stato" toccava un voto e quindi la nobiltà e il clero avrebbero avuto in ogni caso la maggioranza. La questione andò avanti per più di un mese. Il giuramento della Pallacorda - Il Re, appoggiato dai nobili, non prendeva una decisione sulla questione del voto, così i deputati del terzo stato si riunirono nella sala della Pallacorda dove giurarono di dare una Costituzione alla Francia. - Il Clero e 47 membri della nobiltà si unirono a loro formando l'Assemblea Nazionale Costituente. Luigi XVI sconfitto sul piano politico, decise di ricorrere alla forza, ma la borghesia reagì e, con l'aiuto delle classi popolari, il 14 luglio assale e conquista la Bastiglia simbolo del dispotismo del regime assoluto.
  • Molti deputati volevano destituire il Comitato, così il 27 luglio 1794 Robespierre e i suoi collaboratori vennero arrestati e il giorno successivo ghigliottinati senza processo. Fine della Rivoluzione Negli anni successivi il governo di Parigi decise di abbattere le monarchie assolute in Europa, in cui si erano diffuse le idee rivoluzionarie. Il comando della campagna d'Italia fu affidato a Napoleone Bonaparte , che invase la penisola, dove furono instaurati governi repubblicani sul modello della Repubblica francese. Napoleone poi, rientrato in Francia, con un colpo di Stato militare ( 18-19 brumaio 1799 ) abolì il governo e trasferì il potere a un Consolato (in cui sedeva con due collaboratori). L'emanazione della Costituzione dell'anno VIII ( 1799 ), con la quale gli furono attribuiti pieni poteri, sancì la fine della rivoluzione francese e aprì il periodo della diffusione in tutta Europa delle idee rivoluzionarie. La rivoluzione francese è una serie complessa di avvenimenti, una successione di rivoluzioni contemporanee, ma con origini e scopi diversi. Gli artisti non sono implicati nella vicissitudini politiche perché le loro reazione sono poco esplicite o nulle. È certo che alcuni dei personaggi più progressisti sul piano dell’arte sono politicamente indifferenti o reazionari. Molti artisti furono finanziamenti rovinati, molti altri si schierarono per la rivoluzione. David è definito il perfetto artista politico, ma i legami tra la sua arte e la politica sono meno immediati di quanto si suppone. Dai contemporanei viene descritto come rivoluzionario per tutta la vita, che per opportunismo si allea col partito dominante del momento. Il suo giovane Belisario è definito come una denuncia dei re e di Luigi XVI in particolare; la stessa opera è indicata intorno al 1793 come prova della sua compiacente adesione all’Ancien règime. Il quadro verso cui la polemica è più violenta è Il giuramento degli Orazi del 1784, considerato spesso come appello ai sentimenti repubblicani e quindi come manifesto della rivoluzione. Tuttavia quest’opera commissionatagli per la Corona, ha l’approvazione ufficiale anche se non era delle misure richieste. Tutti i commenti verso la tela non fanno pensare a contenuti volti a questioni politiche in discussione in quel periodo, anche perché gli Orazi giurano con fermezza assoluta di versare il loro sangue fino all’ultima goccia per la patria, patriottismo che implicava ancora in Francia la lealtà al re. Per Bruto , iniziato nel 1788
    • Il contesto in cui nasce quest’opera è davvero molto travagliato. L’anno è il 1789, e la Rivoluzione Francese era già cominciata; la presa della Bastiglia era già avvenuta e la corte reale, in una situazione così delicata, non voleva che il popolo insorgesse nuovamente chiedendo anche la loro eliminazione. -tema della Roma repubblicana, l’espulsione di un tiranno: Bruto è seduto nell’atrio della sua casa mentre gli vengono portate le salme dei figli condannati a morte per tradimento.
    • Nonostante ciò, David descrive l’opera riferendosi esclusivamente alle passioni raffigurate, senza il minimo accenno a qualche significato politico.

Dipingendo le ultime due opere, David ha espresso l’animo di quegli intellettuali francesi che come lui, avrebbero finito per essere trascinati dall’onda della rivoluzione. Esprime in termini artistici la rigida moralità, il loro idealismo e la loro fede nella ragione e nei diritti dell’uomo. È nominato per un certo periodo membro della Convenzione, ma comunque segue fino in fondo le sue convinzioni artistiche e politiche. Nei quadri Il giuramento della Pallacorda e dei tre martiri della rivoluzione adotta uno stile più severo, sviluppandosi in modo perfettamente logico dalle opere che le hanno precedute; non diventa però un giacobino dottrinario: nel quadro di Maria Antonietta traspare la sua tenerezza per la donna, nonostante l’abbia dovuta per votarne la decapitazione, e nel quadro “ L’intervento delle Sabine ”, 1799, olio su tela, Louvere Parigi

  • richiama pace e conciliazione
  • Iniziata quando era in prigione
  • Rispecchia il rifiuto del terrore e lo spargimento di sangue che contrassegnarono il Direttorio Infine David riesce a mantenere gli eroi della rivoluzione fuori dalle circostanze della loro epoca, raffigurando Marat morto e Bara morente come esempi di coloro che muoiono per le loro convinzione. “ La morte di Marat ”, 1793, olio su tela, Bruxelles
  • Marat: medico rivoluzionario, direttore del giornale “L’amico del popolo”, deputato della Convenzione e presidente del Club dei Giacobini
  • Ucciso da Charlotte de Corday, riteneva che Marat stesse tradendo gli ideali della Rivoluzione
  • Dai fu incaricato della Conversazione di dipingere un quadro che rendesse onore al martire della rivoluzione

1.3 Artisti e committenti L’idea di arte come fatto educativo non è imposta ad un pubblico riluttante da un governo dispotico, anzi si premeva per una maggiore serietà e moralità più severa nelle arti come nella vita. La più importante forma d’arte, il romanzo, ha trovato il suo pubblico tra coloro che non appartenevano nè alla nobiltà nè al proletariato, ma alla borghesia. Questa classe era divenuta il nucleo essenziale del pubblico che leggeva: gente seria che voleva migliorarsi anziché divertirsi. Nel campo delle arti figurative il mecenatismo diretto delle classi media non poteva essere molto vasto perché son pochi i commercianti e i professionisti che dispongono denaro per comprare o esporre i grandi quadri di storia e le statue eroiche. Però visitavano le esposizioni, e a Parigi e Londra queste si fecero sempre più numerose. I Salons parigini diventano numerosi ed attirano molti visitatori, tra cui anche soggetti di ceto medio e in parallelo si sviluppa il romanzo che esprime sentimenti di coloro che appartengono alla classe povera. Ci fu anche una maggior diffusione delle stampe, che costituivano il rispettivo visivo del romanzo e al pari di esso erano indicative del nuovo pubblico che si stava affermando. Tutto questo porta all’ampliamento dell’interesse del pubblico che si ripercuote sulla condizione dell’artista e sul concetto della sua figura nella società. Gli artisti che sono stati ritenuti finora come una categoria più elevata di artigiani, ora diventano figure pubbliche e professionisti, portando loro maggior indipendenza e un mutamento del rapporto con i committenti. Per quanto riguarda i dipinti, finora i pittori avevano dipinto gli esponenti della borghesia come personaggi che imitavano gli aritocratici. Solo nel ‘700 inoltrato il borghese inizia ad essere raffigurato come è realmente. Reynolds “ Barretti ”, 1774, olio su tela, Londra David “ Ritratto di Leroy ”,1782 83, olio su tela, Montpellier

  • Amici personali degli artisti
  • Ritratti concepiti come una rappresentazione diretta e concreta, priva di adulazione, grazia ed affezione.
  • Nessuna posa o gesto retorico turbano l’atmosfera di semplice familiarità o creano una barriera tra soggetto e spettatore.

Questo genere di ritratto non era riservato ai professionisti, molti membri delle classi superiori vollero anch’essi essere raffigurati in questo modo, e a lungo andare, poté essere usato anche per esponenti delle classi inferiori come si vede nel quadro di “un padre coi suoi figli” a Le mans.

  • Non c’è traccia del vecchio genere di ritratto proletario
  • Gli stracci, i piedi nudi, le mani callose, le rughe e i sorrisi con cui cerca di ingraziarsi la gente sono scomparsi e ci rimane una personalità solida
  • Tutto è semplice
  • La dignità dell’opera scaturisce dal calore e dalla semplicità umana In quest’epoca, ci fu anche un’espansione degli studi scientifici, che prima di allora non avevano mai conosciuto tanta diffusione. Essi trovarono espressione non solo nei libri ma anche nelle opere d’arte, dipinti che potremmo definire scientifici: animali, piante, formazioni geologiche (come il paesaggio di Wolf con un arcobaleno glaciale); dei cieli (la “ Faccia della Luna ” di Russel) e di fenomeni naturali come le eruzioni vulcaniche. Lunar Society: associazione libera di amici che si riunivano periodicamente le sere per compiere esperimenti scientifici e scambiarsi idee sulle arti. Erano per lo stile neoclassico razionalizzante e semplificatore, e presto si resero conto quanto esso fosse adatto alla produzione industrializzata. Wedgwood precedette l’Europa nella produzione di vasellame, sobrio e dignitoso, che si intonava con gli interni neoclassici. Artista più legato alla Lunar Society: Joseph Wright, che fece il ritratto di diversi membri della società ed espresse in pittura i loro molteplici interessi per la scienza, la natura, il progresso industriale e le arti. Egli era affascinato da oggetti che gli permettessero di indagare la luce: il fuoco, l’eruzione di un vulcano, i fuochi d’artificio su Roma, una candela, una torcia in una caverna… Wright “ Tomba di Virgilio ” 1799, olio su tela, National Museums Northern Ireland
    • In queste opere non solo ha sviluppato i suoi interessi, ma ha dato un contributo alla scienza della rappresentazione Wright “Esperimento con la pompa pneumatica”, 1768
    • luce proviene principalmente da un lume di candela
    • la pompa ad aria si discosta molto dalle precedenti convenzioni pittoriche, in quanto il soggetto è scientifico e reso in maniera reverenziale, similmente a ciò che in passato era riservato a scene storiche o religiose.
    • Il dipinto rappresenta un filosofo naturale , un precursore del moderno scienziato , mentre ricrea un esperimento con una pompa ad aria di Robert Boyle, nella quale un uccellino viene privato di ossigeno, dietro ad un gruppo di osservatori
    • Tralasciando i bambini, nessuno degli spettatori sembra
  • la natura naturans si è proposta di realizzare, (l'intervento immanente, come perpetua attività generatrice, di Dio, che rende la natura perfetta accompagnandone costantemente il divenire secondo le leggi della sua propria necessità razionale)
  • ma che la natura naturata non è riuscita a compiere. (Per Natura naturata si intende tutto ciò che deriva dalla necessità della natura di Dio, o di ciascuno dei suoi attributi, in quanto considerati come cose che sono in Dio e che non possono essere né esser concepite senza Dio). La netta distinzione affermata dagli artisti neoclassici tra “copia” ed “imitazione” discende dalla loro concezione idealistica dell’arte classica. Copiare la natura porta a prodotti meschini come la pittura di genere e quella di natura morta olandese, mentre copiare l’antico conduce ad uno stile marmoreo tipico degli artisti che erano meri riproduttori dell’arte antica. L’imitazione, al contrario, impegna tutte le facoltà dell’artista, soprattutto quelle inventive. Mengs: “colui che studia ed osserva le opere dei grandi uomini con sincero desiderio di imitarla, si rende capace di produrre opere che ad esse assomigliano, perché sono state fatte con le medesime ragioni, e questo fa dell’artista un imitatore senza plagio.” Da qui la scarsa considerazione verso la pratica della copia, valutata puro artigianato nonostante questo, fin dall’inizio del 1700 a Roma sono state eseguite copie da statua antiche in numero sempre crescente, su richiesta di amatori del Nord Europa. Questa prassi è molto ben retribuita e fornisce i mezzi per la sussistenza di molti artisti: all’epoca lo scultore dipendeva dal committente in modo molto maggiore rispetto agli artisti di altre attività Canova si ribella però a questa pratica. Come lui anche Thorvaldsen, ma con maggior audacia, in quanto nel suo Giasone, di dimensioni maggiori rispetto alle naturali, pensò di rivaleggiare coi capolavori antichi ma senza certezza di trovare un compratore. La sua prassi di usare un gesso di dimensioni uguale a quelle dell’opera finita emancipò gli scultori e gli permise di lavorare senza commissione, cioè per speculazione.
  • Si ispirò agli “Argonauti” di Carstens
  • Per l’atteggiamento della figura, si rifece all’antico
  • Il modello antico a cui si ispirò fu il Doriforo di Policleto, figura in cui si vedeva incarnato il canone delle proporzioni umane Durante tutto il ‘700, venne chiesto spesso agli architetti di utilizzare colonne, capitelli e motivi ornamentali di vario genere presi direttamente dalle rovine di Roma. In alcuni casi vennero costruite copie di interi edifici, ma che comunque dovevano essere tenuti dalle imitazioni.
  • Il Campidoglio di Richmond in Virginia fu ispirato alla Maison Carrée di Nimes, per è ben lontano dall’essere una copia.

L’architetto neoclassico voleva progettare nello spirito degli antichi ed era pronto ad inventare nuovi ordini per nuovi tipi di edifici:

  • Latrobe disegnò i suoi capitelli a foglia di tabacco e a pannocchia per il Campidoglio di Washington Per gli artisti neoclassici, l’imitazione dell’antico è un mezzo per creare opere ideali di valore universale ed eterno; essi si considerano non semplici imitatori, ma restauratori del vero stile. Per mettere a nudo la verità che si trova al di sotto della superficie, essi si concentrano sulla forma e sulla linea; gli effetti di colore possono essere colti solo attraverso i sensi e quindi appaiono diversi a seconda dei soggetti.
  • Nelle statue antiche gli artisti neoclassici vedevano non solo la “nobile semplicità e la calma grandezza” ma anche “la precisione del contorno, quella caratteristica distinzione degli antichi”.
  • Il disegno a puro contorno si pensava fosse stato il più antico mezzo di rappresentazione pittorica, e quadri come quello di David Allan “L’origine della pittura” (l’invenzione della pittura ad opera della figlia di un vasaio corinzio che disegnò il suo innamorato sul muro) ebbero grande diffusione. Inoltre è necessaria la precisione del contorno, nitidi ed elementari pitture, preferenza dell’elemento concettuale rispetto a quello puramente visivo. 1.2 Il nudo neoclassico Nel tardo ‘700 i modelli di nudo sono rari e poco soddisfacenti. Nelle accademie non esistono modelli femminile, così l’artista neoclassico con i suoi intenti morali si trova in difficoltà un’appendice della scuola di nudo è però fornita dalla raccolta dei calchi di statue antiche che costituiscono sussidio per ogni accademia artistica. Le pose delle statue rimangono così nella memoria dell’artista al punto che arriva a pensare in linguaggio classico. Essa diventava una seconda natura, spesso imbarazzante. “ Morte del capitano Cook”, Zoffany ”, 1789-97, olio su tela, Greenwich, Museo marittimo nazionale
    • Cook raffigurato nell’atteggiamento del Galata morente del Museo Capitolino
    • Altre figure derivano da un gladiatore morente
    • Era incapace di concepire figure nude in altri termini Ma l’antichità fornisce anche una guida infallibile per creare opere d’arte ideali: osservare come gli antichi hanno modificato le proporzioni del corpo umano, appiattendo e riducendo l’addome, semplificando i muscoli e ignorando le vene, e come han trovato la forma perfetta in ogni parte dell’anatomia. Nel rendere il nudo, l’artista neoclassico propone di essere naturale, egli vuole purificare il corpo da situazioni erotiche esaltando l’innocenza, la semplicità e la purezza del nudo. Infatti il nudo è accettato solo quando è il più lontano possibile dal corpo umano ignudato.