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Paradigmi e modelli della comunicazione
Tipologia: Dispense
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Il paradigma è un quadro di riferimento teorico che dà senso e orienta l’attività scientifica. Il paradigma è una cornice. I paradigmi determinano i modi, la gamma dei problemi e i modelli di soluzione accettati da una comunità scientifica di un determinato periodo. “I paradigmi determinano i modi, la gamma dei problemi e i modelli di soluzione accettati da una comunità scientifica di un determinato periodo”.
Accentua la dimensione di trasmissione. I significati della comunicazione sono prodotti in un luogo esterno ad essa e da qui trasferiti nello spazio circostante per esercitarvi forme di controllo e di influenza. Le caratteristiche principali sono il trasporto di informazioni preconfezionate e la trasmissione di significati. Si basa, quindi, sul movimento. Si rifà a una concezione postale della comunicazione: la comunicazione come uno spostamento di qualcosa da un punto a un altro. Nasce in una epoca in cui la comunicazione è ancora basata sul trasporto materiale. La comunicazione fisica è quella che si riferisce alle vie di comunicazione. Se partiamo dall’idea che si plasmano le informazioni si va incontro a: Privilegio del movimento Neutralizzazione del mutamento Attenzione al processo di trasmissione Scarsa attenzione agli effetti successivi alla ricezione del messaggio
Accentua la dimensione di trasformazione. Si tratta di un’interpretazione continua: la ricerca del senso non avviene all’interno del segnale per ricostruire l’intenzione dell’emittente, ma nella rete contestuale ed extratestuale attivata dal ricevente. Tale paradigma esalta il valore della relazione come elemento fondativo della socialità. Caratteristiche principali: o Forma di comunione, rito collettivo o Metafora del legame o Mantenimento dell’integrazione sociale di una cultura nel tempo o Significati non recepiti nella forma in cui vengono prodotti dalla fonte, ma risultato di una costruzione intersoggettiva Prevede un mutamento. Ciò che è importante è l’effetto che avrà quel tipo di contenuto. Relazioni condivisione Nel paradigma relazionale il ricevente è attivo e si trasforma, metaforicamente, in un attore. Privilegio del mutamento Neutralizzazione del movimento Grande attenzione agli effetti successivi alla ricezione del messaggio Scarsa attenzione al processo di trasmissione
Informazionale Relazionale Modalità comunicativa informazione discorso Ruolo del soggetto passivo attivo Struttura messaggio e codice Isomorfica* Ermeneutica* *Isomorfico: stessa forma, iso = isoscele, morfé = forma. Pratiche comunicative e codici standardizzati e univoci e con una densità semantica assai povera. *Ermeneutica: il significato nasce dall’interpretazione, o meglio dalla sistematica cooperazione interpretativa dovuta all’interazione tra emittente e ricevente.
Passivo : il carattere monologico della comunicazione iscritta nel paradigma informazionale relega il ricevente ad un ruolo rigido e passivo, rispetto all’emittente. Attivo : il contesto della conversazione presupposto del paradigma relazionale indica necessariamente un coinvolgimento attivo degli interlocutori.
Il paradigma informazionale presuppone la condivisione del codice da parte di emittente e destinatario, dunque una struttura del codice e del messaggio di tipo isomorfico. Per “passare” dal codice al messaggio posso concentrarmi sulla forma: hanno uguale forma o simile. Nel paradigma relazionale, invece, la comunicazione è considerata un processo interpretativo, dunque la struttura del codice e del messaggio è di tipo ermeneutico. Per “passare” dal codice al messaggio ho necessità di uno sforzo di interpretazione. Connessione del rapporto Un’altra differenza tra i due paradigmi è la connessine del rapporto. Nel paradigma informazionale la connessione del rapporto è morfologica. per morfologica intendiamo una comunicazione in cui è necessario prestare attenzione alla corrispondenza tra il senso che si intende comunicare e il mezzo che veicola il messaggio. Il problema in quest’ottica è il confezionamento del messaggio, affinché sia chiaro per il destinatario. In tal caso, la forma del messaggio che deve essere trasmesso è legata al tipo di mezzo che viene utilizzato per la trasmissione (SEGNALE). Nel paradigma relazionale la connessione del rapporto è funzionale. La connessione funzionale è quella che si instaura tra i parlanti in un processo comunicativo bidirezionale, tramite il quale emittente e destinatario mettono in relazione i segni comunicabili (significanti) con le loro esperienze (significati). In tal caso ogni messaggio prevede una distinzione tra significante e significato. L’operazione che permette di abbinare i due termini è funzionale alla comunicazione (SEGNO).
Per quanto concerne l’aspetto teorico, il richiamo più diretto è relativo alla teoria dell’ago ipodermico (anni Venti del Novecento). È un modello lineare che non prevede possibilità di risposta. Coincide con l’idea che uno stimolo produca sempre una stessa risposta. Si tratta, dunque, di una semplificazione del rapporto comunicativo, ridotto a mero automatismo (S – R). L’esempio classico è quello del riflesso condizionato di Pavlov. Il pubblico è concepito come una massa indifferenziata, gli individui sono in una condizione di isolamento fisico, sociale e culturale. Non c’è nessuna traccia di una qualche forma di potere dei destinatari, negazione di qualsiasi azione interpretativa dei messaggi ricevuti; I messaggi veicolati dai media sono potenti fattori di persuasione, in grado di introdursi all’interno degli individui con le stesse modalità di un “ago ipodermico”; Viene attribuito ai mezzi di comunicazione di massa un potere incredibilmente grande e pericoloso: manipolazione. Evoluzione degli effetti dei media Manipolazione Propaganda: generalmente quella politica Persuasione: generalmente quella pubblicitaria Nel 1948 Berenson scrive “certi tipi di comunicazione su certi temi sottoposti all’attenzione di certi tipi di persone hanno certi effetti”. Per la prima volta, quindi, si parla di certi effetti e non di effetti certi. Dall’iniziale teoria behaviourista S – R, una volta inserite le “variabili intervenienti” (I.V), a seconda della prospettiva analitica con cui esse vengono prese in considerazione, si ottengono tutte le teorie sugli effetti. Le variabili intervenienti sono tutti quei fattori che intervengono nel processo comunicativo, favorendo oppure ostacolando la risposta al messaggio. Ad esempio: o Teoria dell’influenza selettiva, o Teoria degli usi e gratificazioni o Teoria della coltivazione o Teoria della spirale del silenzio Questo tipo di modello, che prevede l’emittente che trasmette qualcosa e in cui intervengono le variabili, ci ricorda che gli effetti non possono essere considerati come certi.
Introduzione della situazione o contesto sociale entro cui avviene lo scambio comunicativo (X). Il rapporto fra A e B è concepito come scambio ed è dunque bi-direzionale. Secondo Newcomb, la comunicazione ha il compito di mantenere l’equilibrio del sistema sociale. In questo modello le relazioni sono interdipendenti: se cambia A, dovranno cambiare anche B e X e viceversa. È lo scambio bidirezionale tra A e B a garantire l’equilibrio e la simmetria del sistema.
Secondo Stuart Hall (1982) i media sono funzionali al mantenimento dell’ordine sociale egemonico. Tale ruolo comporta la codifica, tramite un “codice egemonico” dei prodotti dei media, che sostiene le condizioni sociali esistenti (punto di vista dominante). A tale codifica si contrappone la decodifica dell’audience. Il produttore (codificatore) crea il frame (codifica) del significato in un certo modo, mentre chi lo consuma (decodificatore) lo decodifica a partire dal proprio background personale, dalla propria condizione sociale e da un proprio frame interpretativo. A questo punto possono darsi tre possibilità, tre letture o decodifiche: I. Posizione “egemonica”: decodifica utilizzando lo stesso codice con il quale è stato costruito, accettando le strutture di significato e conformandosi ad esse. II. Posizione “negoziata”: elaborare definizioni alternative a partire della specificità della situazione in cui si trova il soggetto. III. Posizione di “opposizione”: comprensione del codice dominante, a cui vengono contrapposti elementi provenienti da un quadro di riferimento esterno.
Dance nota che il modello circolare, sebbene sia il più adatto a descrivere il processo comunicativo attuale, “suggerisce che la comunicazione torni indietro, formando un circolo completo, esattamente al punto in cui ha avuto origine. Questa parte dell’analogia circolare è evidentemente sbagliata”. Il concetto di elica (o spirale) conserva i vantaggi della retta e del cerchio ma elimina gli svantaggi: la comunicazione ritorna su sé stessa subendo l’influenza delle sue fasi antecedenti. Dance sottolinea quindi la natura dinamica del processo comunicativo. È un modello né informazionale né interazionale ma è un modello elicoidale di uno studioso di nome Dance che con Larson aveva raccolto circa 126 definizioni diverse di comunicazione. Questo modello nasce dall’idea di voler cogliere l’essenza della comunicazione interazionale e dedicarla anche sul versante informazionale. Tale modello prende in considerazione quanto la comunicazione possa modificarsi tramite feedback e risposte. Esempio: partendo dal basso poniamo un emittente Mario e ricevente Margherita: l’emittente Mario dice qualcosa al ricevente Margherita, la quale a sua volta lo dirà a qualcun altro; quest’altra persona sarà magari il redattore di un piccolo giornale di quartiere che farà un articolo proprio su quell’argomento. Un giornalista leggerà quell’articolo e ne farà un servizio che verrà guardato da un pubblico ancora più vasto tra cui vi sarà un’attivista che riporterà la notizia ancora più evidente: per cui da una dimensione micro, la notizia si sposta a una dimensione macro. Il modello è interessante perché descrive la possibilità che un certo contenuto possa diventare virale. Questo modello riesce a mantenere insieme i due aspetti che distinguono i paradigmi informazionale e interazionale per cui si tratta di un superamento.