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Pedagogia Interculturale: Un Approfondimento sui Principi e le Sfide - Prof. Panarello, Schemi e mappe concettuali di Pedagogia

riassunti pedagogia interculturale prof. Panarello

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 19/05/2017

nadine-gambino
nadine-gambino 🇮🇹

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Pedagogia interculturale
Vi è un dibattito in pedagogia che impone il superamento di determinati
concetti come interdipendenza, meticciato, interdisciplinarità, comunque
sostantivi portanti un prefisso inter il quale tende a sottolineare come vi sia una
posizione intermedia, che non sta né da una parte né da un'altra. Una costante
è l'inter-speech che letteralmente vuol dire discorso sul tra, ciò sottolinea come
l'uomo post-moderno risulti debole ed inerme di fronte a tutti questi
cambiamenti. Inoltre è stato sottolineato come l'uomo del terzo millennio
nonostante tutti gli sviluppi subiti non riesca ancora ad avere chiarezza su
concetti come diversità, uguaglianza, convivenza, libertà o anche la pace. (ad
oggi gli stati spendono molto più denaro nell'organizzazione della guerra più
che prevenirla, si sta assistendo a dei tagli netti di notevolissime spese in ambiti
come la sanità, la scuola per poter favorire la compravendita di armi o
comunque soldi necessari alla guerra. All'interno del libro l'arte della pace
vengono citati i metodi per riuscire a vivere in nome della non violenza, sono
necessari svariati accorgimenti come ad esempio il conoscer l'avversario ma
soprattutto il prenderlo alla sprovvista, nel senso di agir attraverso metodi che
mai il nostro avversario si sarebbe aspettato da qui un esempio da citare
potrebbe essere lo sciopero alla rovescia di Dolci) All'interno della pedagogia
interculturale possiamo individuare 3 pilastri principali: 1 ormai il mondo è
caratterizzato dalla compresenza e coesistenza di diverse culture in tal senso è
necessario riuscire a vivere nel rispetto altrui e soprattutto pacificamente (gli
stati dovrebbero attuare una politica di prevenzione delle guerre, riuscendo
attraverso l'analisi di alcuni dati a prevenirle, quando ciò però non è possibile
bisogna comunque ricercare la pace attraverso ad esempio le ambasciate di pace
che cercano di trovare una mediazione tra gli stati cosiddetti avversari, o anche
la costituzione di corpi civili di pace che hanno in sostanza lo stesso obiettivo.
Se però il fenomeno della guerra non può essere del tutto scongiurato allora si
può intervenire da terzi senza nessun schieramento e cercare attraverso la
negoziazione e la mediazione di risolvere i diversi conflitti ). Citando Walzer ci
suggerisce non di trattare gli uomini in maniera uguale ma da uguali proprio
perché non vi deve essere alcuna distinzione di “razza”(in questo caso potemmo
fare riferimento alla costruzione della scuola di Mirto da parte di Danilo Dolci
che prevedeva innanzi tutto un ambiente alla portata dei bambini ma
soprattutto è necessario sottolineare come all'interno di questo centro educativo
tutti i bambini erano considerati sullo stesso piano, ognuno di loro possedeva
dell potenzialità, ognuno di loro sarebbe stato capace di svilupparle ma ognuno
con i propri tempi, questo contro era contro la bocciatura poiché Danilo si era
reso conto che attraverso le bocciature i bambini diventano schiavi di un
sistema che prende il sopravvento sull'umanità della persona. Allo stesso modo
potremmo fare riferimento alla maieutica di Dolci che si basava sull'incontro di
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Pedagogia interculturale

Vi è un dibattito in pedagogia che impone il superamento di determinati concetti come interdipendenza, meticciato, interdisciplinarità, comunque sostantivi portanti un prefisso inter il quale tende a sottolineare come vi sia una posizione intermedia, che non sta né da una parte né da un'altra. Una costante è l'inter-speech che letteralmente vuol dire discorso sul tra, ciò sottolinea come l'uomo post-moderno risulti debole ed inerme di fronte a tutti questi cambiamenti. Inoltre è stato sottolineato come l'uomo del terzo millennio nonostante tutti gli sviluppi subiti non riesca ancora ad avere chiarezza su concetti come diversità, uguaglianza, convivenza, libertà o anche la pace. (ad oggi gli stati spendono molto più denaro nell'organizzazione della guerra più che prevenirla, si sta assistendo a dei tagli netti di notevolissime spese in ambiti come la sanità, la scuola per poter favorire la compravendita di armi o comunque soldi necessari alla guerra. All'interno del libro l'arte della pace vengono citati i metodi per riuscire a vivere in nome della non violenza, sono necessari svariati accorgimenti come ad esempio il conoscer l'avversario ma soprattutto il prenderlo alla sprovvista, nel senso di agir attraverso metodi che mai il nostro avversario si sarebbe aspettato da qui un esempio da citare potrebbe essere lo sciopero alla rovescia di Dolci) All'interno della pedagogia interculturale possiamo individuare 3 pilastri principali: 1 ormai il mondo è caratterizzato dalla compresenza e coesistenza di diverse culture in tal senso è necessario riuscire a vivere nel rispetto altrui e soprattutto pacificamente (gli stati dovrebbero attuare una politica di prevenzione delle guerre, riuscendo attraverso l'analisi di alcuni dati a prevenirle, quando ciò però non è possibile bisogna comunque ricercare la pace attraverso ad esempio le ambasciate di pace che cercano di trovare una mediazione tra gli stati cosiddetti avversari, o anche la costituzione di corpi civili di pace che hanno in sostanza lo stesso obiettivo. Se però il fenomeno della guerra non può essere del tutto scongiurato allora si può intervenire da terzi senza nessun schieramento e cercare attraverso la negoziazione e la mediazione di risolvere i diversi conflitti ). Citando Walzer ci suggerisce non di trattare gli uomini in maniera uguale ma da uguali proprio perché non vi deve essere alcuna distinzione di “razza”(in questo caso potemmo fare riferimento alla costruzione della scuola di Mirto da parte di Danilo Dolci che prevedeva innanzi tutto un ambiente alla portata dei bambini ma soprattutto è necessario sottolineare come all'interno di questo centro educativo tutti i bambini erano considerati sullo stesso piano, ognuno di loro possedeva dell potenzialità, ognuno di loro sarebbe stato capace di svilupparle ma ognuno con i propri tempi, questo contro era contro la bocciatura poiché Danilo si era reso conto che attraverso le bocciature i bambini diventano schiavi di un sistema che prende il sopravvento sull'umanità della persona. Allo stesso modo potremmo fare riferimento alla maieutica di Dolci che si basava sull'incontro di

un massimo di 20 persone con l'individuazione di un tema centrale e diverse discussioni secondo un turno delle proprie opinioni, ed è qui che sta la particolarità: Danilo concedeva a tutti di poter esprimere il loro pensiero anche a donne o bambini, considerava tutti gli uomini delle risorse ed era convinto che la soluzione di un problema si sarebbe potuta trovare solo attraverso il confronto); 2 è necessario ragionare in termini di pluralismo universalista e vedere non più ogni singolo stato come chiuso all'intero dei propri confini ma come una mescolanza di culture che vivono insieme pacificamente; 3 si sta costruendo il trinomio intercultura-ambiente-sostenibilità in tal senso non si crede più che l'uomo debba semplicemente rispettare le diverse culture ma è necessario che l'uomo viva in rispetto anche dell'ambiente e delle diversità che questo può propone (a tal proposito si può fare riferimento al libro della Shiva “fare pace con la terra”, l'autrice ci pone dinanzi un problema che ormai incombe da diversi anni quello dello sfruttamento dell'ambiente, della natura, ma si tratta di uno sfruttamento che sta portando l'uomo ad una vera e propria battaglia contro il pianeta terra, il suo messaggio è quello di fare pace con la terra non innescare delle battaglie contro questa. La Shiva descrive infatti una serie di processi nei quali il nostro pianeta verrà distrutto dallo sfruttamento da parte delle grandi potenze che citando le sue parole stanno cercando di creare un mondiale supermarket all'interno del quale tutto è in vendita, perfino l'acqua che sta subendo una privatizzazione (da qui vi può essere un parallelismo con la costruzione della diga di Jato da parte di Dolci il quale si rese conto che l'acqua del fiume Jato poteva essere necessaria per irrigare notevoli ettari di terreni coltivati dai contadini di Trappeto ma che purtroppo finiva in mare e soprattutto era controllata dalla Mafia che incombeva in sicilia, così attraverso una serie di scioperi e di digiuni riuscì ad ottenere dei fondi per la costruzione di tale diga) ritornando al discorso della shiva questa descrive anche come in India i piccoli contadini non riescano più a tenere testa alla competizione tra la vendita dei prodotti agricoli da parte dello stato, appunto per questo in India si sono registrati un gran numero di suicidi da parte dei contadini i quali soffocati dalla globalizzazione e dalla privatizzazione sono costretti ad abbandonare la propria attività con conseguenze come la fame). Ma partendo dalla nascita dell'intercultura innanzi tutto bisogna dire che non è opportuno credere che la pedagogia interculturale sia una branca della pedagogia poiché entrambe studiano gli stessi argomenti cambiando semplicemente il proprio paradigma. Il discorso interculturale ha perso oggi il suo significato originario cioè dell'accoglienza della diversità attraverso logiche di addizione, sottrazione, segregazione, melting pot, di assimilazione e tolleranza. Ad oggi il termine intercultura viene maggiormente recepito come scambio di idee, norme, valori. Il discorso interculturale nasce all'interno di ambienti accademici in collaborazione con il consiglio d'Europa. In un primo periodo gli stati europei cercarono di richiamare all'interno della cosiddetta fortezza Europa stranieri per

privati di un volto e di una propria identità e vengono descritti semplicemente i lati negativi e fatiscenti i cui vivono e ciò porta ad avere un sentore di paura nei loro confronti (nel libro doppia essenza di Sayad queste tende a sottolineare come nel descrivere il fenomeno migratorio non bisogni considerare l'immigrati semplicemente come un sostanziale pericolo per il nostro equilibrio, in realtà tale fenomeno deve essere descritto tendendo conto di diverse variabili come il fatto stesso che oltre un soggetto ad essere un immigrato è anche un emigrato che ha lasciato la propria terra e sta andando incontro ad un destino che non può assolutamente prevedere, in questo caso è necessario pendere anche in considerazione anche lo stato di appartenenza che ha un ruolo centrale per poter ridare al migrante un'identità, un volto e non essere più semplicemente considerato un concetto astratto, il soggetto deve subire una umanizzazione propedeutica, in conseguenza si assisterà ad un capovolgimento poiché restituendo al migrante un volto questo non sarà più temuto e incompreso ma potrà iniziare ad essere accolto all'interno dello stato che lo accoglie, un'altra variabile da essere presa in considerazione è lo stato che accoglie, infatti bisogna capire la posizione di questo nei confronti del migrante ma soprattutto è necessario che lo stato di accoglienza applichi una vera e propria politica di inclusione evitando di celare dietro delle politiche di esclusione. Egli descrive nel suo libro la migrazione algerina in francia che viene elevata a caso esemplare, da ciò trae delle conclusione affermando che il fenomeno migratorio é pensato come assieme individuale e collettivo, insieme causa ed effetto del sottosviluppo, causa ed effetto della modernizzazione). Ritornando al discorso della fortezza europa bisogna comunque sottolineare come questa non tenda a sottolineare i discorsi della cittadinanza europea per affermare i diritti dei comunitari ma anzi vuole da un lato rendesi visibile ai soggetti per costruire quell'identità europea(fondata su due principi:1 la necessità di trovare cose in comune e 2 eliminare il pericolo di non averne, appunto la pedagogia fa da ponte a queste due visioni diametralmente opposte) e dall'altro invece vuole sottolineare la creazione di uno stato sovranazionale e automaticamente del proprio potere. Uno dei problemi per i quali non si riesce comunque ad attuare una vera e propria politica d'inclusione è anche perchè non sono chiare le definizioni di alcuni concetti come ad esempio quello di cultura che precedentemente veniva considerato come “il meglio che è stato prodotto” per poi rappresentare “tutto è cultura”. Fin dagli inizi del 900 gli antropologi hanno cercato di distruggere i significati errati che aleggiavano intorno a questo termine per poter così ricostruire il suo vero significato. All'interno della pedagogia interculturale il temine cultura risente delle diverse strade intraprese come ad esempio il fatto che il discorso interculturale sia stato introdotto in italia solo negli anni 80 dopo che vi fu la necessità di una metodologia urgente da poter applicare in seguito all'arrivo degli immigrati, in questo modo da un lato questo termine assume un significato astratto che però porta con se un lato

negativo dato che i soggetti vengono intesi non più come persone ma come astratti, dall'altro viene inteso in maniera costruttivista come se rappresentasse una narrazione, il che ha un significato positivo dato che la cultura si costruisce e la sua crescita non può appunto essere bloccato. Intorno al termine cultura però aleggiano diverse metafore negative come il paragonarla ad un bagaglio (spiegare) o anche il paragonare gli uomini alle pante (spiegare). Inoltre per quanto riguarda il concetto di identità non è possibile spiegarlo se non applicato a determinati contesti. Potremmo comunque utilizzare la metafora del bilicare (landman) che può essere intesa sia come la capacità di restare in equilibrio sia come l'avere un equilibrio precario. Ad oggi il discorso interculturale si fonde con i cultural studies dai quali si differenzia perchè il primo si forma come discorso istituzionale mentre i secondi sono anti-istituzionali ed inoltre perchè i primi fanno dell'acquisizione delle parole da altre discipline un proprio deficit mentre i secondi un punto di forza. Questi due discorsi devono essere collocati poi in un ambito post-coloniale per poter realmente comprendere i cambiamenti odierno dando vita così agli studi post-colonial education. Introdurre la sostenibilità(shiva) (dolci e la diga di jato). Possiamo concludere sostenendo che il compito della pedagogia interculturale oggi è sia quello di identificare all'interno del contesto della politica di inclusione celate politiche di esclusione, la formazione di nuovi cittadini che possano in futuro concepire la diversità non come paura ma come complementare per la propria formazione ed inoltre far si che i principi descritti in ambito accademico non siano fini a se stessi ma abbiamo risvolti pratici e metodologici da poter essere applicati per poter cambiare e costruire un mondo nel segno della pace.