Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Perugino e Raffaello: Autoritratti e Confronti, Sbobinature di Storia dell'Arte Moderna

E confronta i autoritratti di perugino e raffaello, due grandi artisti italiani del rinascimento. Il testo illustra le differenze e le somiglianze tra i due pittori, i loro stili e le loro influenze reciproche. Vengono descritte le opere più importanti di perugino a perugia e a firenze, e quelle di raffaello a firenze, e si analizza come l'allievo superi il maestro. Una ricca immagini di questi artisti e della loro epoca.

Tipologia: Sbobinature

2021/2022

Caricato il 18/12/2022

Valentina.van
Valentina.van 🇮🇹

5 documenti

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Perugino e Raffaello
Autoritratto di Perugino,1498-1507
Si autoritrae all’interno di un grande salone, estremamente importante nella vita
cittadina di Perugia, con un’illusione, perché è un finto dipinto incorniciato e
attaccato al muro tramite un cordone (metodo molto utilizzato nel XVII secolo), e
sotto c’è una finta tavoletta su cui lui si identifica e si firma, in latino.
Autoritratto di Raffaello
Raffaello proietta la sua ombra su una parete, su uno sfondo modesto, un marrone.
Perugino invece si colloca su uno sfondo, blu, il colore più costoso, perché si
utilizzava dell’azzurrite proveniente dalla Germania per creare opere più
economiche, i lapislazzuli per opere più costose. È molto pretenzioso perché sulla
lastra di lapislazzuli ha inciso un’iscrizione d’oro.
Nel 1506 Raffaello ancora a Firenze si presenta in maniera più modesta.
Perugino si era formato col padre di Raffaello per un certo periodo di
tempo e aveva assorbito stimoli e influenze che venivano da opere di
grandi artisti fiorentini che erano stati attivi a Perugia, come Piero della
Francesca, Domenico Veneziano, Giovanni Angelico. Spinse a trasferirsi a
Firenze nel 1467, poi torna a Perugia, poi torna di nuovo a Firenze, dove,
nel 1472, si iscrive alla Compagnia di San Luca. Gli apprendistati nelle
botteghe degli artisti più grandi duravano 9 anni, e solo dopo aver
compiuto tale apprendistato, ci si poteva muovere autonomamente ed
entrare nella Compagnia di San Luca (colui che aveva ritratto la prima
immagine della Vergine). A Firenze aveva frequentato la bottega di
Verrocchio e sembra anche avere non solo studiato ma anche uno stretto rapporto con Sandro Botticelli, a
fianco del quale si ritroverà a lavorare negli anni ’80 nella cappella Sistina. Perugino emerge dall’esperienza
fiorentina munito di tutte quelle nozioni e capacità tecniche e compositive acquisite a contatto con
Verrocchio, riemergendo nella sua città natale, in cui ottiene importanti commissioni, e piuttosto
rapidamente. Viene chiamato dal papa Sisto IV per decorare la Cappella Sistina, ricevendo una commissione
che implica un’opera andata perduta, cioè quella che era una finta pala d’altare sulla parete di fondo, sulla
quale si dipinge. Si parte dalla commissione della pala d’altare che
includeva il papa in ginocchio che osserva l’ascensione della Vergine. Si
vede una capacità ottima di ritrattista, e ha un andamento che può
ricordare quello che l’allievo Raffaello farà successivamente. La
composizione è ricca di personaggi distribuiti in maniera tale da
nascondere quello che Raffaello farà vedere, ovvero il sarcofago. La
Vergine è rappresentata in una mandorla in maniera tradizionale, come
sulla Porta della Mandorla di Firenze.
Elementi che rivelano la sua cultura fiorentina. Le fisionomie sono
legate all’ideale di bellezza che rientra costantemente nel mondo
fiorentino, come in Filippo Lippi e Botticelli.
Un registro inferiore era affrescato in modo da simulare dei parati di
tessuto, come se fosse stato applicato alle pareti.
Consegna delle Chiavi di Perugino, 1481-
1482: si svolge parallela alla superfice della parete ed è strutturata come se fosse
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica Perugino e Raffaello: Autoritratti e Confronti e più Sbobinature in PDF di Storia dell'Arte Moderna solo su Docsity!

Perugino e Raffaello Autoritratto di Perugino,1498- Si autoritrae all’interno di un grande salone, estremamente importante nella vita cittadina di Perugia, con un’illusione, perché è un finto dipinto incorniciato e attaccato al muro tramite un cordone (metodo molto utilizzato nel XVII secolo), e sotto c’è una finta tavoletta su cui lui si identifica e si firma, in latino. Autoritratto di Raffaello Raffaello proietta la sua ombra su una parete, su uno sfondo modesto, un marrone. Perugino invece si colloca su uno sfondo, blu, il colore più costoso, perché si utilizzava dell’azzurrite proveniente dalla Germania per creare opere più economiche, i lapislazzuli per opere più costose. È molto pretenzioso perché sulla lastra di lapislazzuli ha inciso un’iscrizione d’oro. Nel 1506 Raffaello ancora a Firenze si presenta in maniera più modesta. Perugino si era formato col padre di Raffaello per un certo periodo di tempo e aveva assorbito stimoli e influenze che venivano da opere di grandi artisti fiorentini che erano stati attivi a Perugia, come Piero della Francesca, Domenico Veneziano, Giovanni Angelico. Spinse a trasferirsi a Firenze nel 1467, poi torna a Perugia, poi torna di nuovo a Firenze, dove, nel 1472, si iscrive alla Compagnia di San Luca. Gli apprendistati nelle botteghe degli artisti più grandi duravano 9 anni, e solo dopo aver compiuto tale apprendistato, ci si poteva muovere autonomamente ed entrare nella Compagnia di San Luca (colui che aveva ritratto la prima immagine della Vergine). A Firenze aveva frequentato la bottega di Verrocchio e sembra anche avere non solo studiato ma anche uno stretto rapporto con Sandro Botticelli, a fianco del quale si ritroverà a lavorare negli anni ’80 nella cappella Sistina. Perugino emerge dall’esperienza fiorentina munito di tutte quelle nozioni e capacità tecniche e compositive acquisite a contatto con Verrocchio, riemergendo nella sua città natale, in cui ottiene importanti commissioni, e piuttosto rapidamente. Viene chiamato dal papa Sisto IV per decorare la Cappella Sistina, ricevendo una commissione che implica un’opera andata perduta, cioè quella che era una finta pala d’altare sulla parete di fondo, sulla quale si dipinge. Si parte dalla commissione della pala d’altare che includeva il papa in ginocchio che osserva l’ascensione della Vergine. Si vede una capacità ottima di ritrattista, e ha un andamento che può ricordare quello che l’allievo Raffaello farà successivamente. La composizione è ricca di personaggi distribuiti in maniera tale da nascondere quello che Raffaello farà vedere, ovvero il sarcofago. La Vergine è rappresentata in una mandorla in maniera tradizionale, come sulla Porta della Mandorla di Firenze. Elementi che rivelano la sua cultura fiorentina. Le fisionomie sono legate all’ideale di bellezza che rientra costantemente nel mondo fiorentino, come in Filippo Lippi e Botticelli. Un registro inferiore era affrescato in modo da simulare dei parati di tessuto, come se fosse stato applicato alle pareti. Consegna delle Chiavi di Perugino, 1481- 1482: si svolge parallela alla superfice della parete ed è strutturata come se fosse

un fregio su un sarcofago, e si legge chiaramente da sinistra verso il centro e poi verso destra. Questo senso della lettura è sottolineato dai personaggi all’estrema destra e sinistra, in un bilanciamento di età (da giovani a più anziani), in un’organizzazione in cui i personaggi non sono messi in fila, ma distribuiti in maniera tale da apparire su file parallele, ma al tempo stesso interagiscono tra di loro. C’è una dinamica del gruppo. C’è un cangiantismo sulla manica dell’uomo con la tunica color melanzana a sinistra, e la manica presenta un colore tra verde e oro. C’è una ricerca di variazione nella fisionomia dei personaggi. Lo stesso si può dire della parte di destra, in cui c’è grande gestualità. C’è anche uno studio che noi non siamo in grado di riconoscere, delle fisionomie, e alcuni sono dei veri e propri ritratti (deriva dall’osservazione attenta degli affreschi di Ghirlandaio a Firenze). -La Consegna delle Chiavi colloca Cristo e San Pietro al centro della composizione. Ci aspetteremmo che nel fulcro ci fosse Cristo, ma non è così perché l’occhio parte dall’osservazione del passaggio delle chiavi, ed è spinto dalla geometria del pavimento che indirizza lo sguardo all’edificio sullo sfondo. Nella Piazza troviamo elementi architettonici particolari, riconoscibili perché sono archi trionfali. Caratteristica la simmetria nelle opere di Perugino, e si vede nella ripetizione degli archi trionfali. -L’edificio centrale sembra prefigurarsi come una sorta di incrocio tra il Battistero di Firenze, con una cupola molto più visibile, e l’aggiunta di portici (che dobbiamo immaginare fossero 4). È quindi un edificio di fantasia, che combina le nuove idee dell’architettura degli anni con elementi anticheggianti. La grande piazza in parte riflette certi esercizi prospettici nati a Urbino associati a Piero della Francesca. È molto popolata di persone distribuite nei riquadri aiutano a capire la profondità dello spazio, e sono colte in azioni varie. -Viene introdotto un aspetto che però nelle tavole prospettiche di Urbino non c’è: l’elemento del paesaggio. Non è particolarmente sviluppato ma la presenza c’è e va oltre il semplice e popolare dipinto, c’è l’idea di una veduta. Ciò che interessava in quegli anni era la raffigurazione dello spazio che l’uomo dominava, ovvero lo spazio cittadino. Qui invece comincia a nascere l’interesse per il paesaggio. Nella Sistina Perugino si confronta con i più importanti pittori perugini come Lippi, Botticelli e Granaci. Il successo di Perugino lo porta anche a decidere di aprire uno studio a Firenze. Lo fa in un momento di debolezza perché ci va negli anni ’90. Perugino dal 24 giugno 1486 affitta da Vittorio Ghiberti (figlio di Ghiberti) una stanza vicino l’ospedale di Santa Maria Nuova, e questa stanza la paga nel 1486 e continua fino al 1511. A Firenze ottiene importanti commissioni come il Cenacolo di Fuligno, che affresca tra il 1493 e il 1496. Le rappresentazioni dell’ultima cena avevano un’importante tradizione fiorentina: quella di Ghiberti per il concorso del 1401, una formella importante, in cui per la prima volta gli apostoli vengono rappresentati anche di schiena. Ghiberti lo fa anche per evitare di dover rappresentare la tavola. Si capisce la qualità della sua arte e ritornano personaggi che parlano e interagiscono tra loro. Ritornano caratteri della Consegna delle Chiavi, ovvero i personaggi che parlano tra loro, non allineati perfettamente. Andrea del Castagno realizzò il Cenacolo di Sant’Apollonia e costruisce una scatola prospettica. Il tavolo è inserito all’interno di quella che sembra una stanza e agli angoli si vedono pilastri che sostengono il tetto, da un punto di vista ribassato. Il marmo colorato delle pareti, in coincidenza con la testa di Cristo è complesso come se fosse uno scoppio doi Formella di Ghiberti

teste di Serafini. Il modo in cui il panneggio segue le gambe e l’anatomia sottostante è stilizzata rispetto a Raffaello. Le torsioni dei due angeli sembrano diverse forse per i colori, ma le braccia sono in pose diversissime. Perugino ha molti più personaggi ai piedi della croce. Si passa da un cielo cupo a uno schiarimento in Perugino, che non c’è in Raffaello. Pensare com’era originariamente la collocazione della Pala Mond (oggi a Londra): era in un altare e aveva delle predelle (=parte su cui poggia la tavola centinata e dà stabilità) in cui sono inseriti dei pannelli di piccole dimensioni che raffigurano azioni di alcuni dei danti rappresentati nel dipinto. Assunzione di Perugino e Incoronazione della Vergine di Raffaello Raffaello inizia a pensare in termini di dividere un po’ più nettamente la scena e ridurre il numero die personaggi attorno alla Vergine, che Perugino rappresentava nel 1505-1506 di nuovo inserita in una mandorla, cosa che Raffaello nel 1503-1504 non fa. crea una sorta di piano di nuvole, in cui viene raffigurata la Vergine assunta in cielo e incoronata da Dio. Sposalizio della Vergine Perugino la ritrae in una tavola tra 1501- 1504 oggi a Caen. L’allievo interviene a breve distanza di tempo e realizza un’opera diversa nel 1504, oggi a Brera, riprendendo le idee che Perugino aveva espresso nella Sistina. Come arriva Raffaello a Firenze nel 1504?