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Rapporto tra Raffaello e Perugino, Tesine universitarie di Arte

Tesina sul rapporto tra Raffaello e il suo maestro Perugino, come lo ha influenzato e superato.

Tipologia: Tesine universitarie

2015/2016

Caricato il 04/07/2016

lacquacheta
lacquacheta 🇮🇹

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BEATRICE PARIS
Matricola 0203001
RAFFAELLO: LA FORMAZIONE PRESSO IL PERUGINO
Riassumendo ed interpretando in un nuovo linguaggio le peculiarità della tradizione
quattrocentesca, Raffaello è considerato uno dei fondamentali interpreti di quella che lo
storico cinquecentesco Vasari identificò come «maniera moderna». I suoi esordi furono
precoci e ci indicano la via percorsa da Raffaello dall’iniziale apprendistato accanto al
padre Giovanni Santi fino agli studi presso il Perugino, suo primo vero maestro che ebbe
un ruolo fondamentale. A parte una prima impressione dell’arte di Piero della Francesca,
certamente appresa al tempo del suo soggiorno ad Urbino, tutta la produzione iniziale di
Raffaello riprende quella del Perugino, della quale assimila in modo sempre più coerente
le tendenze all’armonia compositiva ed alla semplificazione formale. Pietro Vannucci, detto
il “Perugino”, è considerato uno dei più importanti interpreti del Rinascimento italiano.
Osservata la fama di cui il pittore godé in questo periodo, Papa Sisto IV gli si rivolse più
volte: nel 1478 per la decorazione della Cappella della Concezione e nel 1481 per
affrescare la Cappella Sistina. In quest’ultima occasione ebbe modo di collaborare con i
maggiori pittori fiorentini ed umbri, quali Ghirlandaio, Botticelli, Cosimo Rosselli, Signorelli,
Piero di Cosimo e Pinturicchio. Quest’ultimo in particolare fu uno degli allievi di Perugino e
si tenne sempre in linea con la maniera del maestro.
Formatosi nella scuola umbro-marchigiana di Piero della Francesca ed in quella fiorentina
del Verrocchio, Perugino elabora uno stile pieno di armonia compositiva, prospettiva
atmosferica, impostazione contemplativa delle figure ed uso morbido e sfumato del colore.
«Di quella maniera – scrive il Vasari – fece molti maestri et uno fra gl’altri che fu veramente
eccellentissimo, il quale datosi tutto agl’onorati studi della pittura, passò di gran lunga il
maestro: e questo fu il miracoloso Raffaello Sanzio da Urbino».
Secondo il racconto vasariano Raffaello iniziò ad accostarsi alla pittura esortato dal padre
Giovanni, anch’egli pittore, a cui fu molto d’aiuto nelle opere che realizzò per la città di
Urbino. Tuttavia, vedendo che il figlio era particolarmente incline a quest’arte, Giovanni
che non fu eccellente nella sua professione, volle indirizzare Raffaello al miglior percorso
formativo possibile e decise pertanto di portarlo da chi, in base alla sua fama, ricopriva un
ruolo di primo piano: Pietro Perugino.
Il pittore, «amator de belli ingegni», dopo aver visto alcuni dei disegni di Raffaello ne
comprese il talento e lo prese con sé, non potendo negare al padre questo suo desiderio.
Vasari racconta la visita di Giovanni Santi a Perugia all’insegna della cortesia, ma fu
probabilmente un’invenzione che puntava ad idealizzare l’avvenimento. La tesi che
Raffaello fosse giunto a Perugia solo nel 1500, dopo aver fatto pratica ad Urbino con i
predecessori di Giovanni, appare infatti insostenibile sia per la morte prematura dei
genitori (ignorata da Vasari), sia per motivi stilistici: le influenze decisive per la sua
formazione infatti gli vennero da opere del Perugino terminate già nel 1495-1496,
proseguendo fino agli inizi del 1500, quando egli assimilava lo stile più tardo del maestro.
È probabile quindi che il giovane Raffaello entrò nella bottega del pittore fin dal 1494,
presso la quale completò la propria formazione e conobbe il condiscepolo Pinturicchio.
Dubbio mai risolto è il tipo di rapporto instaurato tra i due, ma secondo il Vasari il
Pinturicchio all'incirca cinquantenne, trovandosi in una fase di declino artistico, avrebbe
fatto eseguire a Raffaello i disegni preliminari per un affresco della Libreria Piccolomini con
La partenza di Enea Silvio Piccolomini per il concilio di Basilea. Il bellissimo cartone, ora
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BEATRICE PARIS

Matricola 0203001

RAFFAELLO: LA FORMAZIONE PRESSO IL PERUGINO

Riassumendo ed interpretando in un nuovo linguaggio le peculiarità della tradizione quattrocentesca, Raffaello è considerato uno dei fondamentali interpreti di quella che lo storico cinquecentesco Vasari identificò come «maniera moderna». I suoi esordi furono precoci e ci indicano la via percorsa da Raffaello dall’iniziale apprendistato accanto al padre Giovanni Santi fino agli studi presso il Perugino, suo primo vero maestro che ebbe un ruolo fondamentale. A parte una prima impressione dell’arte di Piero della Francesca, certamente appresa al tempo del suo soggiorno ad Urbino, tutta la produzione iniziale di Raffaello riprende quella del Perugino, della quale assimila in modo sempre più coerente le tendenze all’armonia compositiva ed alla semplificazione formale. Pietro Vannucci, detto il “Perugino”, è considerato uno dei più importanti interpreti del Rinascimento italiano. Osservata la fama di cui il pittore godé in questo periodo, Papa Sisto IV gli si rivolse più volte: nel 1478 per la decorazione della Cappella della Concezione e nel 1481 per affrescare la Cappella Sistina. In quest’ultima occasione ebbe modo di collaborare con i maggiori pittori fiorentini ed umbri, quali Ghirlandaio, Botticelli, Cosimo Rosselli, Signorelli, Piero di Cosimo e Pinturicchio. Quest’ultimo in particolare fu uno degli allievi di Perugino e si tenne sempre in linea con la maniera del maestro. Formatosi nella scuola umbro-marchigiana di Piero della Francesca ed in quella fiorentina del Verrocchio, Perugino elabora uno stile pieno di armonia compositiva, prospettiva atmosferica, impostazione contemplativa delle figure ed uso morbido e sfumato del colore. « Di quella maniera – scrive il Vasari – fece molti maestri et uno fra gl’altri che fu veramente eccellentissimo, il quale datosi tutto agl’onorati studi della pittura, passò di gran lunga il maestro: e questo fu il miracoloso Raffaello Sanzio da Urbino ». Secondo il racconto vasariano Raffaello iniziò ad accostarsi alla pittura esortato dal padre Giovanni, anch’egli pittore, a cui fu molto d’aiuto nelle opere che realizzò per la città di Urbino. Tuttavia, vedendo che il figlio era particolarmente incline a quest’arte, Giovanni che non fu eccellente nella sua professione, volle indirizzare Raffaello al miglior percorso formativo possibile e decise pertanto di portarlo da chi, in base alla sua fama, ricopriva un ruolo di primo piano: Pietro Perugino. Il pittore, « amator de’ belli ingegni », dopo aver visto alcuni dei disegni di Raffaello ne comprese il talento e lo prese con sé, non potendo negare al padre questo suo desiderio. Vasari racconta la visita di Giovanni Santi a Perugia all’insegna della cortesia, ma fu probabilmente un’invenzione che puntava ad idealizzare l’avvenimento. La tesi che Raffaello fosse giunto a Perugia solo nel 1500, dopo aver fatto pratica ad Urbino con i predecessori di Giovanni, appare infatti insostenibile sia per la morte prematura dei genitori (ignorata da Vasari), sia per motivi stilistici: le influenze decisive per la sua formazione infatti gli vennero da opere del Perugino terminate già nel 1495-1496, proseguendo fino agli inizi del 1500, quando egli assimilava lo stile più tardo del maestro. È probabile quindi che il giovane Raffaello entrò nella bottega del pittore fin dal 1494, presso la quale completò la propria formazione e conobbe il condiscepolo Pinturicchio. Dubbio mai risolto è il tipo di rapporto instaurato tra i due, ma secondo il Vasari il Pinturicchio all'incirca cinquantenne, trovandosi in una fase di declino artistico, avrebbe fatto eseguire a Raffaello i disegni preliminari per un affresco della Libreria Piccolomini con La partenza di Enea Silvio Piccolomini per il concilio di Basilea. Il bellissimo cartone, ora

agli Uffizi, mostra una grazia e una finezza incomparabili rispetto all’esecuzione pittorica del Pinturicchio. Comunque, nonostante i dubbi riguardanti le date, Raffaello studiando la maniera del Perugino la imitò così a punto in tutte le cose che spesso i suoi lavori non si potevano distinguere dagli originali del maestro. Questa piena adesione alla lezione peruginesca è evidente sin dalla prima opera documentata di Raffaello: la pala d’altare dedicata al beato Nicola da Tolentino commissionata dalla famiglia Baronci (1501/1502), di cui rimangono solo alcuni frammenti ed un disegno preparatorio che ci consentono una ricostruzione. Da questi frammenti si evince una monumentalità e forza luminosa del colore affine alle opere più soavi del Perugino. Tra il 1502 e il 1504 realizza la Pala Oddi, o Incoronazione della Vergine, per la chiesa di San Francesco di Perugia. In quest’opera i motivi e le forme tipiche del Perugino appaiono già dominati con mano sicura, ma con maggior dinamismo e naturalezza di racconto che già rivelano la particolare inclinazione del giovane artista per la pittura di storie. Riguardo la Crocifissione Mond , o Gavari – eseguita nel 1503, richiesta su commissione della famiglia Gavari per la chiesa di San Domenico presso Città di Castello – Vasari riporta all’interno dei suoi studi che « se non vi fosse il suo nome scritto, nessuno la crederebbe opera di Raffaello, ma sì bene di Pietro »: le figure rappresentate in posa contemplativa, la rappresentazione del paesaggio naturale e anche la presenza dei due angeli in modo simmetrico e con i tradizionali nastri mossi dal vento sono tutti richiami allo stile del maestro, da cui però si distingue particolarmente per l’innovativa posizione dei Santi presso la croce – che trasmette un senso di profondità – e quella di Cristo che sembra tendere verso sinistra, lasciando presagire di lì una migliore veduta da parte dello spettatore. Punto d’arrivo di questa prima fase di un percorso stilistico che potrebbe essere definito di perfezionamento dell’arte del Perugino, è segnato dalla pala dello Sposalizio della Vergine , che al tempo stesso richiama le vestigia del maestro e costituisce il suo primo capolavoro originale, nonché prima opera datata e firmata da Raffaello. La celebre pala - dipinta per la Cappella Albizzini della chiesa di San Francesco a Città di Castello, ora alla Pinacoteca di Brera a Milano - fu realizzata dal pittore a conclusione della prima fase della sua attività e nel periodo immediatamente precedente il viaggio che egli effettuò a Firenze. Il Vasari al riguardo annotava: « In San Francesco ancora della medesima città fece in una tavoletta lo sposalizio di Nostra Donna, nel quale espressamente si conosce l’augumento della virtù di Raffaello venire con finezza assottigliando e passando la maniera di Pietro. In questa opera è tirato un tempio in prospettiva con tanto amore, che è cosa mirabile a vedere de difficoltà che egli in tale esercizio andava cercando .» La derivazione dello schema compositivo è ripreso da due delle opere peruginesche più famose: l'affresco con La Consegna delle Chiavi (in Vaticano), e l’omonima pala con Lo sposalizio della Vergine (conservato a Caen). È quanto mai evidente come Raffaello decida di confrontarsi con il grande maestro e di assimilarne le tecniche, ma al tempo stesso desideri superarlo e rendere più moderna l’interpretazione del soggetto. Le figure, sebbene ancora atteggiate nelle pose peruginesche, hanno forme più corrette e più pure, quasi rinvigorite dalla nitidezza del disegno e della luminosità del colore, dalla limpidezza e trasparenza dell’atmosfera circostante; alla dilatazione scenografica, alla successione per piani paralleli e allo schieramento dei personaggi su un’unica linea delle succitate opere del Perugino, Raffaello oppone una composizione accentrata, in cui l’elegante e ariosa struttura del tempietto funge da perno, non più da sfondo, della rappresentazione. Raffaello appose orgogliosamente la sua firma «RAPHAEL URBINAS» sull’architrave che sormonta l’arco centrale del tempio rappresentato sullo sfondo, mentre sui pennacchi dello stesso arco si trova la data MDIIII dell’anno di realizzazione. Un anno prima si parlava già di lui come il miglior pittore di tutta l’Umbria, ma fu quest’opera, che probabilmente anche egli stesso vide come il primo capolavoro, a decretare l’ufficiale superamento del maestro.