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Appunti personali su Petronio e Lucano
Tipologia: Appunti
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Anche detto Petronius Arbiter (=petronio arbitro). È un personaggio di difficile identificazione storica perché la sua biografia si può ricostruire solo dal breve accenno che Tacito fa nel libro XVI degli Annales. Secondo alcuni studiosi è l’autore del Satyricon, dal momento che ci sono alcuni personaggi vicini a Nerone, ma per altri, avendo analizzato la stesura e lo stile linguistico, non può essere stato scritto durante questo principato (in realtà però forse semplicemente ricorse a termini dialettali e non formali). Nel satyricon troviamo una grande sperimentazione del linguaggio. =racconto della realtà quotidiana di Roma sotto il principato di Nerone circa nel I sec D.C. Il titolo significherebbe racconti di fatti satirici , ma Petronio non usa veramente ed esplicitamente la satira: si limita a raccontare una realtà distorta e grottesca, in cui i valori sono stati sostituiti dai disvalori, ma era la vera e propria realtà. Si può azzardare dicendo che era un’opera di denuncia. Doveva andare distrutto, ma sono sopravvissuti i capitoli 14-15-16. Questi non possono però darci un’ottica generale e totale dell’opera: l’eccessiva frammentarietà è il problema maggiore di quest’opera, poiché molti aspetti rimangono indefiniti. Per esempio rimane il dubbio se il narratore incarni il pdv di Petronio o se sia il pdv di Incolpio, ovvero il narratore interno. Quest’opera, per semplificarne la classificazione, viene definita come un romanzo perché riporta mytos (=racconti) di storie d’amore difficoltose, vicende complesse, il viaggio geografico (considerato infatti una parodia del viaggio di Ulisse. È un viaggio labirintico e difficoltoso - come quello dell ’ Orlando furioso - che va sempre peggiorando => per quello che vediamo, non è un romanzo di formazione, ma non ne conosciamo la fine), adynaton. In realtà però i greci non conoscevano ancora questo stile (che tradotto significa scritto alla romana , quindi con le caratteristiche del parlato romano, con le rispettive tradizioni e precisi valori morali da tramandare) ed infatti, se ben analizzato, possiamo trovare caratteristiche di:
-> dagli Annales: XVI, 18-19 (^) O. ANNALISTICA = raccolta avvenimenti di un anno Nel paragrafo 18 Tacito ci spiega lo stile di vita di Petronio. Egli si distaccava da ogni ideale suggerito dal mos maiorum romano: dedicava la sua vita al sonno e al soddisfacimento di ogni piacere. Era tuttavia una persona molto rispettata: non era un dissipatore ne ostentava le proprie ricchezze. Il suo era un lusso raffinato e proprio per questo motivo Nerone lo accolse come suo arbitro dell’eleganza. Questo generò però l’odio da parte di Tigellino, prefetto del pretorio durante il governo di Nerone, che si sentiva sostituito da Petronio. Per eliminarlo, fece in modo che uno schiavo lo accusasse di aver partecipato alla congiura contro Nerone. Nel paragrafo 19 Tacito spiega come questa accusa portò alla morte di Petronio: Nerone infatti lo obbligò a suicidarsi (nel 66).
In quest’opera notiamo poi una forte influenza dell’epicureismo:
Siamo all’inizio della parte pervenuta del Satyricon. Encolpio stava seguendo una lezione del retore Agamennone in merito alla decadenza dell’eloquenza. Si accorge che Ascilto, che stava con lui, è sparito e così si mette a cercarlo. Si ritrova di notte a vagare per i vicoli di una città che però non conosce: vi si agire come se fosse in un labirinto, senza trovare la giusta via che lo conduca alla locanda dove alloggiavano. 6,2 [...] opportune subduxi me et cursim Ascylton persequi coepi. per+sequor= seguire attraverso -> suggerisce la labirinticità del viaggio che sta per compiere =di corsa =me la svignai al momento buono e cominciai ad inseguire Ascilto di corsa Accusativo alla greca: è infatti un nome, come la maggior parte dei nomi dei personaggi di quest’opera, di origine greca. È un nome parlante: traducendolo ci fornisce le caratteristiche del personaggio. Significa infatti instancabile, sul piano sessuale. Encolpio significa invece che sta nel grembo , riferendosi all’ingenuità del personaggio simile a quella di un bambino. Gitone significa invece vicino , nel senso sempre sessuale: era infatti l’amato sia di Encolpio, che era veramente innamorato, che di Ascilto, probabilmente spinto solo da desiderio sessuale. 3 Sed nec viam diligenter tene bam , nec quod stabulum esset scie bam. = Ma non riuscivo a mantenere con precisione la via giusta, né sapevo dove fosse la mia locanda =significa stalla, locanda ma anche lupanare (=bordello)
Sempre alla cena di Trimalcione, si iniziano a raccontare delle storie. Una di queste è quella di Nicerote, un liberto, che, proclamandone l’assoluta veridicità, narra una storia raccapricciante: quando era ancora uno schiavo, approfittando dell’assenza del suo padrone, era fuggito con un soldato per andare a trovare la donna che amava; giunto nei pressi del cimitero però, il suo compagno si apparta, apparentemente per urinare. Lo vede però mentre sii spoglia ed inizia ad avere il timore che questo voglia stuprarlo. Si trasforma però inaspettatamente in un licantropo, per poi fuggire via. Nicerote è sconvolto: impugna la spada e inizia a correre verso la casa dell’amata. Una volta arrivato, scopre da lei che un lupo aveva fatto una strage di pecore ma che per fortuna un servo era riuscito a colpirlo ed ucciderlo. Iniziano i dubbi, che trovano conferma quando, nel tragitto di ritorno, vede del sangue nel punto in cui il cavaliere aveva riposto i suoi vestiti. Infine, tornato a casa, vede che un medico sta curando il collo del cavaliere: non ha + dubbi Una matrona, ammirata da tutti per la sua virtù, rimane vedova. Nonostante i tentativi per dissuaderla, la donna, afflitta da un dolore inconsolabile, rimane nel sepolcro a vegliare il cadavere del marito. In compagnia della fedelissima ancella, continua per giorni a digiunare e piangere disperatamente, tanto da apparire a tutti un modello ineguagliabile di fedeltà e amore coniugale. Una notte un soldato di guardia ai cadaveri di alcuni ladri crocifissi, incuriosito dai lamenti, scende nella tomba e rimane colpito dal comportamento della bellissima donna. Cerca di consolarla e di offrirle la sua cena, ma invano: la donna, sempre più disperata, sembra decisa a lasciarsi morire di fame. Il soldato, ostinato e premuroso, persevera comunque nel suo intento; l’ancella, incapace di resistere alle lusinghe del cibo, cade ben presto e alla fine riesce a convincere anche la sua padrona a interrompere il digiuno. Dopo questo successo, il soldato prova a sedurre la vedova e, complice l’ancella, vince anche la sua virtù. Per alcune notti i due consumano il loro amore, chiudendosi nel sepolcro così da far pensare a eventuali visitatori che la donna sia ormai morta di dolore. Intanto, approfittando della mancata sorveglianza, i parenti di uno dei ladri crocifissi riescono a trafugare il cadavere. Quando il soldato si accorge della croce vuota, sicuro dell’inevitabile punizione, medita il suicidio e chiede alla vedova di essere sepolto accanto al marito. Ma la vedova, per non perdere oltre allo sposo anche il nuovo amore, convince il soldato ad appendere alla croce vuota il cadavere del marito. E così il giorno seguente tutti si domandano stupiti come il morto sia salito da solo sulla croce.
L’opera più importante di Lucano è il Bellum civile o Pharsalia Fa riferimento alla guerra civile tra Cesare e Pompeo (^) Richiama la battaglia di Farsalo (48) Venne scritto fra il 60 e il 65. È composto da 10 libri ma è incompiuto: probabilmente sarebbero dovuti essere 12. Il tema principale di questo poema epico-storico è infatti la guerra civile tra pompeiani e cesariani, dal passaggio del Rubicone, alla sconfitta definitiva di Pompeo nella Battaglia di Farsalo, fino ad arrivare alla rivolta che Cesare dovette domare ad Alessandria. Nipote di Seneca. Studia nelle migliori scuole ed entra a far parte degli intellettuali della corte di Nerone, col quale entrò però presto in contrasto: vedeva nel suo impero il crollo degli antichi costumi romani. Muore giovanissimo poichè costretto a suicidarsi dopo aver partecipato alla congiura di Pisone.
Viene considerato il rovesciamento dell’ Eneide:
Viene immediatamente restituita l’atmosfera cupa e luttuosa della guerra civile: è infatti uno scontro tra fratelli, tra soldati le cui insegne riportano la stessa insegna (=l’aquila) e che quindi non riescono nemmeno a riconoscere l’avversario. Lucano poi, rivolgendosi ai cives romani (perché al tempo della guerra c’era ancora la repubblica: quando scrive l’opera, sotto il principato di Nerone, erano invece tutti sudditi), chiede loro quale sia il senso di offrire il sangue latino alle genti nemiche. La guerra si sta infatti combattendo in Tessaglia, quindi in territorio straniero, e il sangue latino si sta versando li inutilmente: questi scontri derivavano dalla follia umana, dall’avidità di potere, ed andavano contro la legge e la religione. Le guerre infatti al tempo si pensava che dovessero essere fas, cioè consentite dagli dei, e regolate dallo ius. Troviamo poi le lodi di Nerone, passaggio di ambigua interpretazione ma che probabilmente, sapendo che il poeta si staccherà dall’imperatore, sono di stampo satirico. Parte da una similitudine con le guerre nefande di Zeus: egli aveva infatti combattuto contro i Giganti, ovvero la vecchia generazione di divinità, ma, avendo ottenuto il dominio, la crudeltà delle sue azioni e questa lotta contro dei “fratelli” aveva trovato una valida giustificazione. Allo stesso modo, questi nefandi delitti (=uccisioni di consanguinei), che hanno poi garantito la salita al potere di Nerone, sono così da considerare legittimi. Rivolgendosi direttamente a Nerone, aggiunge: Roma deve molto ai conflitti civili, dal momento che tutto ciò si è realizzato per te. IRONIA: non è infatti un vero elogio e questo lo si capisce dal fatto che fino a questo punto dell’opera Lucano non ha fatto altro che citare tutte le disgrazie che il popolo romano ha dovuto subire dalla guerra civile fino al principato di Nerone stesso. X X
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Il corpo si alza di colpo: non ha ancora l’aspetto di un vivo, ma è ancora rigido e pallido come un cadavere. Questo anche perché la magia non ha guarito le ferite del corpo, il quale quindi mantiene le caratteristiche orride e spaventose tipiche della morte (≠bellezza estetica del male secondo Baudelaire in Fiori del male ). Questo soldato, ha riavuto la voce ma potrà solamente rispondere alle domande della maga in merito alla profezia. Si nota ancora la superiorità di Erictho nei confronti degli dei e della stessa vita: ella impone una profezia attraverso un sortilegio. Dimmi ciò che ti ordino -> ≠ Enea che riceve le informazioni direttamente dal padre, che era stato incaricato dagli dei. Erichto dice che in cambio della profezia lo salvaguarderà da qualsiasi altro sortilegio emonio (=della Tessaglia, terra dei maghi), donandogli il privilegio della morte: brucerà il suo corpo su un rogo e reciterà delle preghiere (tipico rito funebre dell’antica Grecia) che gli consentiranno di morire in pace, vietando a chiunque altro di riportarlo in vita. -> il mito dei morti viventi La credenza dei morti viventi, intesi come creature riportate in vita attraverso la magia nera (come quella di Erichto) col fine di tormentare i vivi, era molto diffusa nella Roma antica. Nella religione romana arcaica erano rappresentati dai lemures, detti anche larvae (fa riferimento alle larve responsabili della decomposizione), ovvero fantasmi di defunti morti per morte violenta. La pratica della magia nera era molto diffusa ma al contempo vietata a Roma: veniva infatti citata nelle leggi delle dodici tavole.