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Riassunti Lucano e Petronio, Appunti di Latino

Riassunto letteratura latina Lucano e Petronio

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 28/04/2025

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martina-x61 🇮🇹

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SENECA
VIVERE CON GLI ALTRI
La libertà di cui parla Seneca in questo testo è la libertà interiore, tema che ritrova nel de vita beata.
Socrate afferma che per raggiungere la libertà assoluta è necessario crearsi un criterio di distinzione
tra bene e male perché in caso contrario l'uomo si farà sempre trascinare dalle passioni.
Nel de ira Seneca dice che per l'uomo che si fa dominare dalla ragione l'offesa non è un'offesa
(imperturbabilità del saggio storico).
Secondo Seneca l'uomo affronta durante la sua vita un percorso verso la libertà
Il primo passo prendere atto che noi tutti siamo sottoposti a forme di schiavitù e condannati ad una
prigionia spirituale, costretti a vivere una vita molto frenetica soprattutto per coloro che si dedicano al
negotium. Questa vita porta perdere un po' di noi stessi ogni giorno (cotidie mori).
Il tema della morte si collega ad un altro tema importante per Seneca, quello del tempo. La felicità e la
libertà sono i beni più preziosi, che non si possono comprare, ma conquistare piano piano nella
propria interiorità con esercizi spirituali come frequentare uomini buoni, impegnarsi per il bene
comune, vita semplice e non lasciarsi trascinare da passioni, allenarsi progressivamente alla morte (De
tranquillitate animi).
Questa lettera affronta anche i vari tipi di schiavitù:
1. la peggiore è la schiavitù di se stessi, quando non si riesce a convogliare nel modo
migliore le proprie energie. Per uscirne bisogna canalizzare nella giusta direzione, che è quella della
divinità, logos, agendo in conformità.
2. La schiavitù del corpo. Gli storici dicono che il corpo diventa un elemento negativo per l'anima
quando costituisce un peso per l'uomo se lui si concentra sull'apparenza tralasciando il miglioramento
dell’anima. In questi casi il disprezzo del corpo è ciò che può liberare l'uomo e se necessario bisogna
essere pronti a scindere il rapporto tra anima e corpo —> Seneca giustifica ili suicidio.
3. La schiavitù delle ricchezze, Seneca dice che la ricchezza e la saggezza non vanno di pari passo. Le
ricchezze sono un ostacolo per lo studio della filosofia. Questo è un controsenso perché Seneca era
una persona molto ambiziosa.
4. La schiavitù della fama, ne parla nel De tranquilliate animi. Coloro che sono sempre in cerca di
fama non riescono a vivere felici.
Seneca dice che il fatto di trattare con disprezzo gli schiavi non è la cosa migliore perché la vita è
mutevole e i ruoli si potrebbero invertire.
Tra temi fondamentali di questa lettera sono:
1. La denuncia dell’umiliazione a cui sono sottoposti gli schiavi.
2. La denuncia del pregiudizio del trattare con famigliarità gli schiavi.
3. La mutevolezza della sorte.
Quando Seneca è più riprovevole chi impone ciò che fare rispetto a chi lo fa per necessitàettere in
discussione la razionalità di un piano provvidenziale come Enea.
Lucano
Momento di ripensamento e revisione di forme e contenuti
Dopo l’Eneide, l’epica latina attraversa una fase di ripensamento e di revisione dei propri contenuti.
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SENECA

VIVERE CON GLI ALTRI

La libertà di cui parla Seneca in questo testo è la libertà interiore, tema che ritrova nel de vita beata. Socrate afferma che per raggiungere la libertà assoluta è necessario crearsi un criterio di distinzione tra bene e male perché in caso contrario l'uomo si farà sempre trascinare dalle passioni. Nel de ira Seneca dice che per l'uomo che si fa dominare dalla ragione l'offesa non è un'offesa (imperturbabilità del saggio storico). Secondo Seneca l'uomo affronta durante la sua vita un percorso verso la libertà Il primo passo prendere atto che noi tutti siamo sottoposti a forme di schiavitù e condannati ad una prigionia spirituale, costretti a vivere una vita molto frenetica soprattutto per coloro che si dedicano al negotium. Questa vita porta perdere un po' di noi stessi ogni giorno (cotidie mori). Il tema della morte si collega ad un altro tema importante per Seneca, quello del tempo. La felicità e la libertà sono i beni più preziosi, che non si possono comprare, ma conquistare piano piano nella propria interiorità con esercizi spirituali come frequentare uomini buoni, impegnarsi per il bene comune, vita semplice e non lasciarsi trascinare da passioni, allenarsi progressivamente alla morte (De tranquillitate animi). Questa lettera affronta anche i vari tipi di schiavitù:

  1. la peggiore è la schiavitù di se stessi, quando non si riesce a convogliare nel modo migliore le proprie energie. Per uscirne bisogna canalizzare nella giusta direzione, che è quella della divinità, logos, agendo in conformità.
  2. La schiavitù del corpo. Gli storici dicono che il corpo diventa un elemento negativo per l'anima quando costituisce un peso per l'uomo se lui si concentra sull'apparenza tralasciando il miglioramento dell’anima. In questi casi il disprezzo del corpo è ciò che può liberare l'uomo e se necessario bisogna essere pronti a scindere il rapporto tra anima e corpo —> Seneca giustifica ili suicidio.
  3. La schiavitù delle ricchezze, Seneca dice che la ricchezza e la saggezza non vanno di pari passo. Le ricchezze sono un ostacolo per lo studio della filosofia. Questo è un controsenso perché Seneca era una persona molto ambiziosa.
  4. La schiavitù della fama, ne parla nel De tranquilliate animi. Coloro che sono sempre in cerca di fama non riescono a vivere felici. Seneca dice che il fatto di trattare con disprezzo gli schiavi non è la cosa migliore perché la vita è mutevole e i ruoli si potrebbero invertire. Tra temi fondamentali di questa lettera sono:
  5. La denuncia dell’umiliazione a cui sono sottoposti gli schiavi.
  6. La denuncia del pregiudizio del trattare con famigliarità gli schiavi.
  7. La mutevolezza della sorte. Quando Seneca è più riprovevole chi impone ciò che fare rispetto a chi lo fa per necessitàettere in discussione la razionalità di un piano provvidenziale come Enea.

Lucano

Momento di ripensamento e revisione di forme e contenuti Dopo l’Eneide, l’epica latina attraversa una fase di ripensamento e di revisione dei propri contenuti.

Alcuni autori si allontanarono dal modello virgiliano per motivi ideologici altri ebbero per esso note indica venerazione. Il primo autore che si cimentò nel genere dopo Virgilio fu Ovidio, il quale sentì l’esigenza di innovare l’epica contaminando le Metamorfosi con formule provenienti da altri generi letterari o utilizzando la tecnica dei molteplici punti di vista narrativi. La prima età pre imperiale produsse numerosi poemi epici arrivano a noi solo frammenti. In età neroniana viene coltivato anche il poema epico-mitologico. Lucano, vita e opere Sappiamo della sua vita grazie alla biografia scritta da Svetonio e quella scritta da un grammatico Vacca. Nacque a Cordova nel 39, figlio del fratello minore di Seneca. Venne educato a Roma la scuola del filosofo storico Anneo Cornuto e ad Atene completò la propria formazione. Grazie al suo talento e alle conoscenze dello zio entrò a far parte della cohors amicorum (cerchia di amici) di Nerone, in onore del quale reciti le lauded Neronis durante i Neronia del 60. A causa dell’invidia che lucano cade rapidamente in disgrazia presso Nerone, in realtà probabilmente si suppone che fossero le simpatie veramente repubblicane del giovane ad alienargli la protezione del principe. Nel 65, Lucano prese parte alla congiura di Pisone, quando venne sventata egli come altri fu costretto a suicidarsi. Negli Annales Tacito ha lasciato il resoconto della fine di Lucano, la sua è una storiografia retorica in quanto ci sono dettagli cruenti. La sua opera principale è il poema Bellum civile, a composto anche una tragedia mi dea, un puoi metto mitologico dedicato ad Orfeo, un epos sulla guerra di Troia. Il Bellum civile è un ampio poi mai epico storico che narra la guerra civile tra Cesare Pompeo. È noto anche come Pharsalia, probabilmente è giunto incompiuto infatti la narrazione si interrompe bruscamente al libro 10º, la critica ritiene che ci fossero almeno altri due libri per un totale di 12 e che la trama si sviluppasse almeno fino alla battaglia di monda nel 45 a.C. o quella di filippi nel 42 a.C. Come fonti ci sono i libri di Tito Livio sulla guerra civile e le opere storiche di Seneca e di Asinio Pollione. Il Bellum civile non pretende di avere attendibilità di un’opera storica per esempio c’è la partecipazione di Cicerone vale fra le truppe pompeiane alla battaglia di Farsalo (48 a.C., battaglia tra Cesare e Pompeo il quale perde), presenza del surreale. Ideologia dell’opera e rapporto con Virgilio Il poema di lucano suscitò reazioni contrastanti. Le critiche più severe venivano mosse alla struttura dell’opera, nel V secolo Macrobio individuerà il punto di maggiore debolezza del Bellum civile proprio nella scansione sequenziale (di impianto annalistico) degli eventi. Quelli che apparivano come limiti sono probabilmente i tratti più originali e sperimentali dell’opera. Fino dalle origini l’epos era stata celebrativa e pragmatica per esaltare la grandezza di Roma. Lucano rifiuta qualunque giustificazione provvidenziale della storia. L’oggetto del Bellum civile è uno spaccato di storia romana recente, la guerra civile tra Cesare e Pompeo, che ha portato alla distruzione le istituzioni repubblicane.rovesciamento dei miti augustei dei loro problemi poema celebrativo. Denuncia il dissolvimento dell’unità del popolo a causa della guerra civile.

Petronio

L’ULTIMO BANCHETTO DI PETRONIO

È l’autore di un’opera intitolata Satyricon. Si tratta di un’opera aperta, in cui la trama sfugge e gli episodi si intersecano tra di loro con libertà. La bellezza di quest’opera è data anche dalla sperimentazione linguistica. È un’opera arrivata in frammenti. I manoscritti medievali che riportano i frammenti del Satyricon forniscono come nome dell’autore quello di Petronius Arbiter. Secondo molti pretorio era un personaggio di spicco della corte di Nerone, costretto a togliersi la vita nel 66, per la presunta partecipazione alla congiura di Pisone. Tacito offre un ritratto memorabile di quest’uomo e lo definisce elegantiae arbiter, ovvero uomo elegante e raffinato, tutto il contrario della sua opera che ha personaggi bassi Petronio decise di suicidarsi durante una festa. Fu una morte eroica e nobile, ma insolita. La sua intelligenza e la sua raffinatezza lo levavo reso un modello per tutta Roma, un dandy, ovvero visse una vita dissoluta ai piaceri, lusso e ricerca dell’estetica, che scherzò con la morte. Il ritratto di questo personaggio sembra avere molto in comune con il Satyricon, racconto dove viene elaborato un linguaggio tra prosa e poesia, dove vengono perfettamente dosate volgarità e raffinate allusioni letterarie, provocazione ed ironia. Inoltre all’interno dell’opera vengono menzionati personali attivi all’epoca di Nerone e Caligola. IL SATYRICON Il titolo deriva dall’aggettivo greco satykòs ed è da intendere come un genitivo plurale accompagnato dal sottinteso libri —> libri di storie satiresche connesso ai sátyroi, figure mitologiche greche dedite al piacere. Vi è, inoltre, una connessione con la satira Menippea Gia dal titolo si capisce che si tratta di un’opera difficilmente inquadrabile in un genere preciso, ma consacrata alla parodia e alle tematiche spinte. Il Satyricon è un’opera molto estesa di cui ci restano frammenti dei libri XIV, XV, XVI. L’opera può essere considerata una specie di Odissea rovesciata, costruita sui vagabondaggi di un gruppo di emarginati: un nuovo Ulisse vaga per mare e per terra incalzato dall’ira del dio Priapo che lo perseguita, come Poseidone perseguitava il vero Ulisse. Per questo si è pensato che avesse ventiquattro libri come il poema omerico, ma questa è un’ipotesi non verificabile I GENERI LETTERARI VICINI AL SATYRICON Dalla lettura della trama si può intuire che l’opera si collochi nel genere del romanzo, narrazione fittizia che comprende vicende d’amore In passato si è pensato che l’opera fosse una parodia degli antichi romanzi greci, che esaltavano la fedeltà e la purezza della coppia di protagonisti - un giovane e una ragazza vergine - l’una capace di difendere la sua virtù da mille assalti, mentre l’altro la inseguiva fedele e innamorato attraverso ogni peripezia, sino a ritrovarla e sposarla. L’intreccio del romanzo petroniano, incentrato introno all’amore infedele, costituirebbe un rovesciamento comico di queste convinzioni. Bisogna anche tenere conto delle fabulae Milisiae, racconti erotici composti intono al 100 a.C. da Aristide di Mileto e tradotti in latino da Cornelio Sisenna.

In effetti nel Satyricon compaiono alcuni racconti nel racconto, come quello della matrona di Efeso, che sembrano derivare proprio da questa tradizione. Inoltre la mescolanza di prosa e versi avvicina il romanzo di Petronio al genere della satura Menippea, di cui il massimo rappresentante latino era stato Varrone ma si può ricordare anche l'Apokolokyntosis di Seneca. Una differenza con questo genere è la totale assenza del moralismo che caratterizza invece la satura Menippea. IL MONDO DI PETRONIO Il mondo di Petronio è popolato da figure basse dediti alla truffa e all'imbroglio, i uomini amorali, parassiti e adulatori.nessuno dei personaggi che affollano il romanzo può essere considerato positivo. L'approccio di Petronio rispetto ai fatti che narra non è mai di condanna morale. L'autore si colloca al di sopra dei suoi personaggi con sguardo ironico e divertito. La lingua plebea di Trimalchione si alterna al latino raffinato del poeta Eumolpo. Il personaggio narratore Encolpio da un lato si rivela pronta tutto ma dall'altro è imbevuto di letteratura e retorica. Il realismo del Satyricon non si limita a singoli quadretti, ma vuole rispecchiare comicamente l'intera società in tutte le sue sfumature. Per questo Petronio può essere considerato un precursore della letteratura del vero. Accanto a registro comico è presente quello grottesco, ovvero esso consiste in una deformazione esagerata di situazioni e di personaggi nel quale al ridicolo si mescola il paradossale. Nell’opera sono presenti situazioni violente, percosse, risse, litigi, progetti di vendette, gelosia, ma tutto finisce in una risata liberatoria. Persino l'unico uomo che muore, Lica, viene commemorato con un epitafio burlesco. L’EROE DELLA VOLGARITÀ: TRIMALCHIONE L'episodio più celebre dell'opera riguarda un formidabile banchetto che è un liberto arricchito, Trimalchione, offre d amici e parassiti: cena Trimalchionis. Già il nome è significativo: formato dal prefisso aumentativo tra e dalla parola malchio, che indicava parvenu volgare, lo si potrebbe tradurre in tre volte arricchito. Trimalchione è un liberto che ha circuito il padrone, ne è diventato l’erede e poi si è ulteriormente arricchito. La letteratura antica ambienta molte opere in sala da pranzo a partire dal Simposio di Platone: una riunione di sapienti a banchetto che discutono di altri temi filosofici. Quella di Trimalchione è la parodia di questo genere letterario. Il protagonista viene presentato come un lautissimus homo in senso ironico, sposato con Fortunata, anch’essa liberta e rozza e volgare come il marito. Viene descritto un banchetto esagerato, non certo da buon gustai: vengono sfoggiate le stoviglie preziose, vi sono torte enormi, un gigantesco maiale arrosto, gli antipasti sono offerti in un asino d'argento con inciso il nome del proprietario. Nel corso della cena il padrone fa sfoggio di una cultura raccogliticcia dimostrandosi un uomo assolutamente ignorante.