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petronio lucano apuleio, Appunti di Latino

appunti di apuleio lucano e petronio

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 21/05/2019

mattia-barborini
mattia-barborini 🇮🇹

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Petronio
Ci è stata tramandata un opera, il Satyricon, mista di prosa e versi, attribuita a Petronio. Non
abbiamo notizie certe sulla sua vita, oggi la maggior parte degli studiosi attribuiscono il Satyricon
al I secolo d.C. Dalla descrizione di Petronio fatta da Tacito, vediamo che è un uomo ranato,
spontaneo, proconsole in Bitinia e poi console, elogiato dall’imperatore Nerone; Questo suo
stretto legame con Nerone suscitò l’invidia da parte di Tigellino, un prefetto del pretorio, che lo
accusò di esser amico di uno della congiura di Pisone che Nerone stroncò, così Petronio come
Seneca e Lucano, si dà la morte. Nell’opera ci sono dati che riportano all’età di Nerone: vengono
citati nomi di cantanti, gladiatori, di quell’epoca; un personaggio nell’opera contrappone il proprio
Bellum civile a quello di Lucano; vi è inserito un inserto poetico, Troiae halosis (la presa di Troia),
che ha lo stesso titolo di un poemetto Neroniano; analogie con l’Apokolokyntosis di Seneca. Per
quanto riguarda l’assetto linguistico ci sono numerosissimi volgarismi. "
Il Satyricon ci è pervenuto in modo frammentario, però risulta che è un’ opera molto estesa, di
141 capitoli. Il tema fondamentale è l’amore, non tradizionale, ma l’amore tra due ragazzi. La
vicenda è narrata in prima persona da Encolpio, innamorato di Gitone, all’inizio del primo
frammento Encolpio è alle prese con il retore Agamennone che disserta sulla decadenza
dell’eloquenza, una parte della declamazione è in versi e l’altra in prosa. Tornato alla locanda in
una città greca della Campania, Encolpio si trova con Gitone e Ascilto, rivale nell’amore per
Gitone. Una sacerdotessa di Priapo, Quartilla, li accusa di aver violato i misteri del dio e li obbliga
a partecipare a un’orgia, nella casa di Trimalchione o Trimalcione, un ricco liberto, che si vanta di
tutte le sue ricchezze. Gitone lascia Encolpio per Ascilto, allora Encolpio incontra in una
pinacoteca un vecchio letterario Eumolpo che gli ore una descrizione in versi della presa di Troia.
Encolpio e Eumolpo Seguono rocambolesche avventure con Gitone, e scampati a un naufragio i
tre vanno a Crotone, dove fingono di essere poveri schiavi scroccando così cibo e denaro,
Eumolpo contrappone il suo Bellum civile tradizionale a quello di Lucano, e nell’ultima parte
Encolpio diviene impotente per la collera del dio Priapo, vittima dell’ira di un’amante che si crede
disprezzata da lui."
Il Satyricon si rifà al romanzo antico, alla satira menippea, al mimo e alla novella milesia: "
Il Satyricon viene chiamato romanzo, si avvicina al romanzo antico perché ciò che tiene unita la
narrazione è un viaggio, ricco di peripezie e al centro troviamo una storia d’amore contrastata da
rivali, ma si distacca da questo perché non è interamente in prosa, ma anche in versi. "
Questa alternanza prosa – versi, richiama la satira Menippea, come anche il titolo “Libri di cose
satiriche”, la tendenza alla parodia letteraria, una lingua molto varia, riprendono Menippo. "
Ci sono anche analogie con il mimo, attraverso i temi gastronomici."
Riprende la novella milesia in quanto nel romanzo sono presenti cinque novelle raccontate da
diversi personaggi che aermano di esserne stati protagonisti o spettatori (tre sono di argomento
magico, narrate dai commensali durante la cena di Trimalcione, e due di argomento erotico
narrate da Eumolpo)."
Il Satyricon è un opera che diverte Petronio e il pubblico per cui scrive, che si identifica con
aristocratici romani e forse con Nerone e la sua corte."
Petronio scrive del mondo reale, di studenti squattrinati come Encolpio, intellettuali falliti come
Eumolpo, giovani amanti capricciosi come Gitone, nuovi ricchi che coprono le loro origini con il
lusso come Trimalcione. Nei confronti di questo mondo egli mantiene un atteggiamento
distaccato e senza pregiudizi, è un capolavoro di comicità, e per questo i personaggi e gli
ambienti descritti sono quelli dei ceti più bassi, dunque è un misto di realismo e comicità,
potremmo inserire l’opera in un realismo comico. La visione della vita appare multiforme e
dominata dalla fortuna capricciosa, si succedono vicende complicate e disordinate. Lo stile è
duttile e vario, si può parlare di plurilinguismo, con grecismi, volgarismi ecc. Lo stile è semplice,
disinvolto e colloquiale. In certi casi lo stile è elevato, dunque ci sono momenti di stile alto e
momenti di sermo vulgaris, in cui i personaggi incolti esprimono la loro cultura superficiale."
Racconta cosa succede nella corte di Nerone"
Nel racconto della cena di trimalcione , trimalcione è un liberto arricchito"
Il problema di Petronio è che usa un latino molto alto ma parla di argomenti bassi"
Usa la poesia per raccontare queste vicende "
Le fonti di petronio sono "
1. Romanzo ellenistico"
2. Iliade odissea Eneide"
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Petronio

Ci è stata tramandata un opera, il Satyricon, mista di prosa e versi, attribuita a Petronio. Non abbiamo notizie certe sulla sua vita, oggi la maggior parte degli studiosi attribuiscono il Satyricon al I secolo d.C. Dalla descrizione di Petronio fatta da Tacito, vediamo che è un uomo raffinato, spontaneo, proconsole in Bitinia e poi console, elogiato dall’imperatore Nerone; Questo suo stretto legame con Nerone suscitò l’invidia da parte di Tigellino, un prefetto del pretorio, che lo accusò di esser amico di uno della congiura di Pisone che Nerone stroncò, così Petronio come Seneca e Lucano, si dà la morte. Nell’opera ci sono dati che riportano all’età di Nerone: vengono citati nomi di cantanti, gladiatori, di quell’epoca; un personaggio nell’opera contrappone il proprio Bellum civile a quello di Lucano; vi è inserito un inserto poetico, Troiae halosis (la presa di Troia), che ha lo stesso titolo di un poemetto Neroniano; analogie con l’Apokolokyntosis di Seneca. Per quanto riguarda l’assetto linguistico ci sono numerosissimi volgarismi. Il Satyricon ci è pervenuto in modo frammentario, però risulta che è un’ opera molto estesa, di 141 capitoli. Il tema fondamentale è l’amore, non tradizionale, ma l’amore tra due ragazzi. La vicenda è narrata in prima persona da Encolpio, innamorato di Gitone, all’inizio del primo frammento Encolpio è alle prese con il retore Agamennone che disserta sulla decadenza dell’eloquenza, una parte della declamazione è in versi e l’altra in prosa. Tornato alla locanda in una città greca della Campania, Encolpio si trova con Gitone e Ascilto, rivale nell’amore per Gitone. Una sacerdotessa di Priapo, Quartilla, li accusa di aver violato i misteri del dio e li obbliga a partecipare a un’orgia, nella casa di Trimalchione o Trimalcione, un ricco liberto, che si vanta di tutte le sue ricchezze. Gitone lascia Encolpio per Ascilto, allora Encolpio incontra in una pinacoteca un vecchio letterario Eumolpo che gli offre una descrizione in versi della presa di Troia. Encolpio e Eumolpo Seguono rocambolesche avventure con Gitone, e scampati a un naufragio i tre vanno a Crotone, dove fingono di essere poveri schiavi scroccando così cibo e denaro, Eumolpo contrappone il suo Bellum civile tradizionale a quello di Lucano, e nell’ultima parte Encolpio diviene impotente per la collera del dio Priapo, vittima dell’ira di un’amante che si crede disprezzata da lui. Il Satyricon si rifà al romanzo antico, alla satira menippea, al mimo e alla novella milesia:

  • Il Satyricon viene chiamato romanzo, si avvicina al romanzo antico perché ciò che tiene unita la narrazione è un viaggio, ricco di peripezie e al centro troviamo una storia d’amore contrastata da rivali, ma si distacca da questo perché non è interamente in prosa, ma anche in versi.
  • Questa alternanza prosa – versi, richiama la satira Menippea, come anche il titolo “Libri di cose satiriche”, la tendenza alla parodia letteraria, una lingua molto varia, riprendono Menippo.
  • Ci sono anche analogie con il mimo, attraverso i temi gastronomici.
  • Riprende la novella milesia in quanto nel romanzo sono presenti cinque novelle raccontate da diversi personaggi che affermano di esserne stati protagonisti o spettatori (tre sono di argomento magico, narrate dai commensali durante la cena di Trimalcione, e due di argomento erotico narrate da Eumolpo). Il Satyricon è un opera che diverte Petronio e il pubblico per cui scrive, che si identifica con aristocratici romani e forse con Nerone e la sua corte. Petronio scrive del mondo reale, di studenti squattrinati come Encolpio, intellettuali falliti come Eumolpo, giovani amanti capricciosi come Gitone, nuovi ricchi che coprono le loro origini con il lusso come Trimalcione. Nei confronti di questo mondo egli mantiene un atteggiamento distaccato e senza pregiudizi, è un capolavoro di comicità, e per questo i personaggi e gli ambienti descritti sono quelli dei ceti più bassi, dunque è un misto di realismo e comicità, potremmo inserire l’opera in un realismo comico. La visione della vita appare multiforme e dominata dalla fortuna capricciosa, si succedono vicende complicate e disordinate. Lo stile è duttile e vario, si può parlare di plurilinguismo, con grecismi, volgarismi ecc. Lo stile è semplice, disinvolto e colloquiale. In certi casi lo stile è elevato, dunque ci sono momenti di stile alto e momenti di sermo vulgaris, in cui i personaggi incolti esprimono la loro cultura superficiale. Racconta cosa succede nella corte di Nerone Nel racconto della cena di trimalcione , trimalcione è un liberto arricchito Il problema di Petronio è che usa un latino molto alto ma parla di argomenti bassi Usa la poesia per raccontare queste vicende Le fonti di petronio sono
  1. Romanzo ellenistico
  2. Iliade odissea Eneide
  1. fabulae millesime
  2. Satyra menippea A casa di trimalcione tutti si vantano di sapere ma non sanno nulla, tutto è esagerato ( cibo) ma è veritiero perché la corte di Nerone era maestosa Trimalcione non ha nessuna nobiltà ma si veste di rosso come i nobili di quel tempo Non è un promisero moralista….non ha una morale

Lucano

E’ un poema epico noto anche con il nome Pharsalia. L’argomento dell’opera è la guerra civile tra Cesare e Pompeo, che ebbe nella battaglia di Farsalo il suo momento decisivo: i 10 libri narrano le vicende dallo scoppio del conflitto fino ai fatti immediatamente successivi alla morte di Pompeo, in Egitto. Il poema, tuttavia, è rimasto incompiuto a causa della morte precoce del poeta. Si suppone che egli avesse intenzione di scrivere altri 2 libri (12 come nell’Eneide), in cui avrebbe dovuto narrare gli eventi fino al suicidio di Catone ad Utica, oppure fino alla sconfitta definitiva dei pompeiani a Munda, o ancora fino alla morte di Cesare o fino alla battaglia di Filippi. Lucano utilizzò molto probabilmente come fonti principali Tito Livio e le opere sulle guerre civili di Asinio Pollione e Seneca il Retore (suo nonno), tutti storiografici che avevano dato alle loro composizioni un’impostazione filo-repubblicana. Contenuto dei libri

  1. Dopo il proemio e l’elogio di Nerone, a cui l’opera è dedicata, sono enunciate le cause della guerra e il poeta traccia ritratti dei due antagonisti Cesare e Pompeo. Vi è poi il racconto vero e proprio con il passaggio del Rubicone e l’occupazione di Rimini.
  2. All’inizio vi è un ampio sviluppo del tema degli orrori delle guerre civili, con la rievocazione e la deplorazione delle stragi provocate dal conflitto tra Mario e Silla. Segue un incontro notturno tra Bruto e Catone per l’appoggio di Pompeo e della repubblica. Sono poi narrate le vicende belliche con la fuga in Grecia di Pompeo. 3. Appare a Pompeo il fantasma della moglie Giulia che gli rinfaccia di aver sposato un’altra donna e gli preannuncia che lo perseguiterà per tutta la guerra. Vi è il racconto delle azioni di Cesare e la rassegna dei popoli orientali che aderiscono alla parte di Pompeo.
  3. Sono narrate le operazioni militari in Spagna e poi in Africa.
  4. Tra gli episodi di questo libro spicca l’episodio di Cesare che si fa traghettare di notte dal barcaiolo Amicla, ma è sorpreso da una terribile tempesta da cui riesce a salvarsi.
  5. Consultazione della maga Eritto da parte del figlio di Pompeo.
  6. Battaglia di Farsalo. Pompeo, rassegnato alla sconfitta, combatte per la resistenza dei suoi soldati. Lucano riporta i discorsi di Pompeo e Cesare alle truppe.
  7. Pompeo si rifugia in Egitto dove viene ucciso da un sicario del re Tolomeo.
  8. Il poeta afferma che l’anima di Pompeo fuggì in volo per posarsi nei petti di Bruto e di Catone, che diviene il primo antagonista di Cesare e l’eroe del poema. Cesare giunge in Egitto e gli viene mostrato il capo mozzato di Pompeo: Lucano biasima l’ipocrisia del condottiero che finge di deplorare quell’uccisione ma in realtà se ne rallegra.
  9. Cleopatra si presenta a Cesare e lo seduce. Vi è poi una lunga digressione sulle sorgenti del Nilo. Segue il racconto della congiura ordita dai cortigiani egizi contro Cesare e della guerra che ne consegue, all’inizio della quale il poema si interrompe. Le caratteristiche dell’epos di Lucano Lucano ha eliminato completamente l’apparato divino tradizionale. La vicenda narrata non è mitica ma storica, tuttavia i poemi epico-storico romani avevano inglobato ingredienti divini mescolandoli ai fatti reali. Lucano abolisce l’apparato mitologico recuperando l’elemento meraviglioso o soprannaturale attraverso sogni, visioni, profezie, pratiche magiche. L’opera appare atipica anche per la scelta del tema: fino ad ora chi aveva trattato avvenimenti storici lo aveva fatto con fine celebrativo, Lucano attua il racconto di un avvenimento funesto, la caduta della libertas repubblicana con la conseguente fine della grandezza delle glorie romane. Il tema centrale dell’opera non è una vittoria ma una sconfitta, il poeta non celebra i fatti ma li deplora.

Apuleio continua la tradizione della favola Milesia, però per il messaggio religioso, non può ridursi solo a questa matrice. Lucio parla in prima persona, egli è in viaggio per Ipata, città della Tessaglia, egli è colto dal desiderio di imparare l’arte della magia a causa della sua curiositas, che lo porta a molte disavventure. Giunto a Ipata e ospite in casa di Milone, la cui moglie è una maga, egli ha una relazione con la loro serva, Fòtide, e le chiede di provare un unguento della padrona per trasformarsi in un gufo, ma sfortunatamente egli diviene un asino, e l’unico rimedio per poter tornare uomo è mangiare delle rose, ma egli viene catturato da briganti ed è costretto a lavorare pesantemente, qui sente raccontare da una vecchietta la favola di Amore e Psiche, che è la più lunga inserzione narrativa del romanzo, occupa la fine del libro IV, tutto il V, e parte del VI: In una città di fantasia vivono un re e una regina che hanno tre figlie, l’ultima si chiama Psiche (in greco significa “anima”), ella è talmente bella che Venere ne è gelosa, così viene esposta su una roccia per essere preda di un drago, ma Amore, figlio di Venere, se ne innamora e la porta via tramite il vento Zefiro in un castello incantato dove le fa visita solo di notte senza mai lasciarsi vedere. Psiche si sente sola nel castello, e invita le sue due sorelle, che però, essendo invidiose, le suggeriscono di andare nella camera di Amore, lei lo vede dormire e subito se ne innamora, ma a causa di una goccia di olio bollente che cade dalla lampada, Amore scappa, l’incantesimo viene rotto e Psiche cerca l’amato, Venere le impone di superare quattro prove tra cui la discesa negli inferi, Amore interviene per salvarla, e dalle loro nozze nasce Voluptas. Ritornando a Lucio-asino, subisce molte disavventure, liberatosi dei briganti cade in balia di uomini violenti, poi sacerdoti, un mugnaio, ortolano, cuoco, soldato, pasticciere. Quando sta per cadere preda delle fiere del circo riesce a fuggire e si getta nel mare vicino Corinto, invoca la luna, simbolo di Iside. La dea ha pietà di lui e gli insegna le pratiche per esserle devota, grazie a Iside riesce a mangiare delle rose, e poi per completare la sua iniziazione si reca a Roma dove diviene devoto anche di Osiride. Nella conclusione del romanzo Lucio sembra identificarsi con l’autore. Nel romanzo possono distinguersi tre sezioni narrative:

  • La prima corrisponde ai primi 3 libri che contengono le vicende di Lucio fino alla trasformazione in asino.
  • La seconda corrisponde ai libri IV-X ed è la più ampia, tratta delle peripezie di Lucio-asino e ci sono numerose inserzioni narrative tra cui quella di Amore e Psiche, a differenza della prima sezione questa non è organica, ma disordinata. Per questo potremmo definire la struttura “paratattica”, poiché un’avventura viene accostata all’altra. Ha la tipica struttura quindi del romanzo picaresco in cui ci sono episodi accresciuti a piacere.
  • La terza corrisponde al libro XI e comprende la conversione di Lucio al culto di Iside, il ritorno alla forma umana, e l’adesione al culto di Osiride. Il fatto che i libri del romanzo siano 11 è insolito, ma ha un valore simbolico perché nella religione di Iside l’iniziazione avveniva nel giorno 11, dopo 10 giorni di preparazione. Quest’ultima parte è molto diversa dalle altre due, caratterizzate da avvenimenti erotici e ridicoli. Per bocca del sacerdote di Iside Apuleio spiega il significato della vicenda: Lucio diviene asino per aver ceduto alla sua curiositas, cerca di violare le leggi della natura ricorrendo alla magia, e solo la provvidenza della dea Iside potrà salvarlo. L’impostazione dell’opera fa sì che la forma è aperta, libera, già l’altro romanzo, il Satyricon di Petronio, ci ha rivelato una molteplicità di tematiche e toni, ma le Metamorfosi accentuano tale caratteristica inserendo interessi filosofico-religiosi. L’autore ha un duplice intento, vuole divertire il lettore tramite anche gli elementi erotici che hanno come tema principale l’adulterio, ma vuole anche istruire, come nella conclusione e nella novella di Amore e Psiche, poiché simbolicamente Psiche allude all’anima umana, e inoltre Amore in conclusione sceglie autonomamente di salvare l’amata, e non per ottenere meriti. Ci sono anche elementi autobiografici come per esempio la magia, l’adesione a riti misterici. Egli intende comunque continuare qui l’accusa per magia iniziata nel De Magia, infatti qui la magia è negativa, porta alla trasformazione in asino, mentre la religione è vista in senso positivo, perché salva Lucio, è qualcosa di miracoloso. Per quanto riguarda la lingua e lo stile l’elaborazione stilistica è molto raffinata, sono frequenti figure retoriche, parole rare, ma anche colloquialismi.

Marziale

Marziale nasce in Spagna tra il 38 e il 42 dc. Venuto a Roma nel 64, conduce una vita modesta, da cliente. Svolge anche attività poetica d’occasione, componendo e recitando i suoi epigrammi per feste e altre ricorrenze. Raggiunge presto una certa notorietà: già nell’80 gli viene

commissionata una raccolta di epigrammi per celebrare l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio. Dall’84-85 comincia pubblicare regolarmente i propri componimenti in libri. Sembra però che non gliene venissero consistenti vantaggi economici. Nell’87 decide di lasciare Roma per tornare nel paese natale, dove muore verso il 104. Epigrammi Di Marziale ci resta una raccolta di Epigrammi in 12 libri, composti e via via pubblicati tra l’86 e il

  1. A questi vanno aggiunti un altro libro a parte, il Liber de spectaculis composto nell’80, e i due libri di Xenia (“i doni per gli ospiti”) e Apophoreta (“da portar via”), raccolte di distici che accompagnano i doni che si inviavano durante le feste dei saturnali, e i doni che si offrivano ai convitati durante i banchetti. L’origine dell’epigramma risale all’età greca arcaica dove la sua funzione era essenzialmente commemorativa: era inciso ad esempio su pietre tombali, o su offerte votive, a ricordare una persona, un monumento, un luogo o un evento famoso. In età ellenistica però l’epigramma, pur conservando la sua caratteristica brevità, mostra di essersi emancipato dalla forma epigrafica e dalla destinazione pratica: è un tipo di componimento adatto alla poesia d’occasione, a fissare nel giro di pochi versi l’impressione di un momento, di un piccolo avvenimento quotidiano. I temi sono di tipo leggero: erotico, simposiaco, satirico-parodistico, accanto a quelli più tradizionali, ad esempio di carattere funebre. Marziale contrappone la mobilità e la varietà dell’epigramma alla pesantezza dei generi illustri come l’epos o la tragedia, accusandoli di tenersi lontani dalla realtà della vita quotidiana. È proprio il realismo che Marziale rivendica come tratto qualificante della propria poesia. Ma, a dire il vero, Marziale osserva lo spettacolo della realtà e dei vari personaggi che ne occupano la scena con l’occhio deformante della satira che ne accentua i tratti grottesche e li riconduce a tipologie ricorrenti. L’atteggiamento del poeta è quello di un osservatore attento ma per lo più distaccato, che raramente si impegna nel giudizio morale e nella condanna: una satira sociale priva di asprezza, che di fronte allo spettacolo assurdo del mondo cui si trova ad assistere preferisce il sorriso all’indignazione risentita e tutt’al più ama vagheggiare qua là una vita fatta di gioie semplici e naturali, di passatempi tranquilli e affetti sinceri, un sogno che assume talora gli idillici contorni della patria spagnola. I temi degli epigrammi di Marziale sono vari, e investono l’intera esperienza umana: accanto a quelli più radicati nella tradizione, altri riguardano più da vicino le vicende personali del poeta o il costume sociale del tempo. Ma in generale, rispetto alla tradizione greca, l’epigramma di Marziale sviluppa l’aspetto comico- satirico. In ciò Marziale continua un processo avviato da un altro epigrammista, il greco Lucillio, che aveva fatto largo spazio a personaggi caratterizzati da difetti fisici, a tipi e caratteri sociali rappresentati comicamente. Ma da Lucillio e Marziale ricava anche alcuni procedimenti formali caratteristici, come la tecnica della trovata finale, la battuta che chiude in maniera brillante (l’aprosdoketon o “inaspettato”). Una scelta di poesia realistica come quella praticata da Marziale comporta un linguaggio e uno stile che sappiano aprirsi alla vivacità dei modi colloquiali e alla ricchezza del lessico quotidiano. Accanto ai termini che designano la realtà umile e ordinaria, Marziale si compiace di introdurne altri osceni. Ma un poeta duttile come Marziale sa alternare forme espressive molto varie, passando da toni di limpida sobrietà ad altri di maggiore eleganza e ricercatezza.

Plinio il giovane

Scrive un epistolario artistico per esprimere la sua bravura Orfano di padre, P. venne adottato da Plinio il Vecchio, suo zio materno (da cui il nome); a Roma, studiò retorica, sotto la guida di Quintiliano e di N. Sacerdote. Incominciò presto la carriera forense, con notevoli successi: il suo "cursus honorum" culminò nella nomina a "prefetto dell’erario" (98) e "consul suffectus", sotto Traiano. Questi, inoltre, lo nominò suo legato in Bitinia (111). Opere e considerazioni Panegyricus. Considerato dai contemporanei - e ancor più da se stesso - un oratore di primo piano, P. pronunciò (nell'anno 100) il "Panegyricus" ufficiale dell'imperatore Traiano, e questo "saggio", di cui disponiamo, ci permette di giudicare delle sue qualità nell'eloquenza ufficiale. La sua frase è ampia, lunga e sinuosa; il pensiero aggrovigliato e, per lo più, "banale". Ma bisogna mitigare questa impressione sfavorevole, tenendo conto che il genere aveva le sue esigenze, la