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LUCREZIO, PETRONIO, APULEIO, Appunti di Latino

Riassunto su: 1. LUCREZIO 2. PETRONIO 3. APULEIO

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 02/09/2024

alessandralombardii
alessandralombardii 🇮🇹

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LUCREZIO
LA VITA
Non sappiamo quasi nulla di Tito Lucrezio Caro, probabilmente egli visse appartato, lontano dalla scena
pubblica. La testimonianza più importante sulla sua vita è quella di San Girolamo, che nel Chronicon
scrive che Lucrezio è divenuto folle per un filtro d'amore e si è suicidato.
Le notizie relative alla follia e al suicidio sono controverse: esse potrebbero essere una leggenda
denigratoria nata in ambito cristiano poiché il poeta si era impegnato per dimostrare la mortalità
dell'anima e l'inesistenza di una vita oltre la morte.
Alcuni studiosi offrono una lettura dell'opera viziata dal pregiudizio della pazzia del poeta: essi hanno
individuato nel poema tracce di una malattia mentale con alternanza di fasi di euforia e di depressione di
cui il poeta avrebbe sofferto: sintomi nevrotici.
Questo tipo di indagine appare metodologicamente scorretta in quanto atto una lettura pregiudiziale:
infatti risulterebbe troppo facile trovare in opere di poesia sintomi di squilibri psichici.
IL POEMA FILOSOFICO
Lucrezio scrive la prima opera filosofica che ci sia pervenuta in latino: il De rerum natura, un poema in
sei libri che ha per oggetto l'esposizione della filosofia Epicurea.
Egli tenta di diffondere a Roma la dottrina epicurea, facendola uscire dai circoli ristretti e fornendone
una
versione non banalizzata.
A Roma inizialmente l'epicureismo si diffonde soprattutto tra la plebe, poiché la classe dirigente romana
era diffidente nei confronti di una filosofia che predicava il disimpegno della vita pubblica, e di
conseguenza gli scritti epicurei in latino sono di scarso valore letterario e contenutistico, in quanto essi
avevano una finalità divulgativa e si rivolgevano ai ceti meno colti.
All'epoca di Cicerone la dottrina epicurea però attrae anche l'aristocrazia: l’insegnamento si basava
sulla lettura di testi in greco fatti giungere in Italia in gran numero.
L'epicureismo a Roma aveva quindi due volti quello “plebeo” e quello delle “volgarizzazioni”.
L'opera di Lucrezio è una serrata battaglia contro la religione tradizionale ei culti irrazionali:
conduce una battaglia serrata in nome della ragione e della libertà interiore.
La religio romana (fenomeno prettamente politico: dalla buona relazione con gli dei e attraverso il
compimento dei riti sacrificali dipendevano il successo individuale e la prosperità della comunità) era
prettamente rituale e formalista ed era basata su pratiche esteriori che non fornivano ai singoli un
conforto alle pene del vivere, non indicava una via di salvezza e non dava risposta agli interrogativi etici;
a queste esigenze rispondevano culti misterici.
LA SCELTA DELLA POESIA
Il De rerum natura è un poema epico didascalico in esametri: è definito epico perché composto in
esametri, e didascalico in quanto il suo soggetto è l’esposizione della filosofia epicurea.
Il titolo del poema è la traduzione latina del greco Perì physeos (sulla natura) e richiama quello di
numerose opere di filosofi greci e dello scritto più importante di Epicuro che costituì la fonte principale
del poeta latino anche se tuttavia non era un poema ma un trattato in prosa.
Lucrezio sceglie la forma poetica per rendere gradevoli e accessibili contenuti impegnativi: in una
dichiarazione di poetica si presenta ispirato e stimolato dalle muse ad esplorare strade mai tentate da altri
e preannuncia la gloria che deriverà dal suo poema sia dai contenuti sia dalla forma, capace di illuminare
argomenti difficili grazie alla chiarezza della disposizione e al fascino della poesia.
Dice di voler esporre in versi la dottrina epicurea così come i medici dovendo somministrare ai bambini
una medicina cospargono di miele l’orlo della tazza.
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LUCREZIO

▶ LA VITA

  • Non sappiamo quasi nulla di Tito Lucrezio Caro , probabilmente egli visse appartato, lontano dalla scena pubblica. La testimonianza più importante sulla sua vita è quella di San Girolamo , che nel Chronicon scrive che Lucrezio è divenuto folle per un filtro d'amore e si è suicidato. ⤷ Le notizie relative alla follia e al suicidio sono controverse: esse potrebbero essere una leggenda denigratoria nata in ambito cristiano poiché il poeta si era impegnato per dimostrare la mortalità dell'anima e l'inesistenza di una vita oltre la morte.
  • Alcuni studiosi offrono una lettura dell'opera viziata dal pregiudizio della pazzia del poeta: essi hanno individuato nel poema tracce di una malattia mentale con alternanza di fasi di euforia e di depressione di cui il poeta avrebbe sofferto: sintomi nevrotici. ⤷ Questo tipo di indagine appare metodologicamente scorretta in quanto atto una lettura pregiudiziale: infatti risulterebbe troppo facile trovare in opere di poesia sintomi di squilibri psichici. ▶ IL POEMA FILOSOFICO
  • Lucrezio scrive la prima opera filosofica che ci sia pervenuta in latino: il De rerum natura , un poema in sei libri che ha per oggetto l'esposizione della filosofia Epicurea. ⤷ Egli tenta di diffondere a Roma la dottrina epicurea, facendola uscire dai circoli ristretti e fornendone una versione non banalizzata.
  • A Roma inizialmente l'epicureismo si diffonde soprattutto tra la plebe , poiché la classe dirigente romana era diffidente nei confronti di una filosofia che predicava il disimpegno della vita pubblica , e di conseguenza gli scritti epicurei in latino sono di scarso valore letterario e contenutistico, in quanto essi avevano una finalità divulgativa e si rivolgevano ai ceti meno colti. ⤷ All'epoca di Cicerone la dottrina epicurea però attrae anche l' aristocrazia : l’insegnamento si basava sulla lettura di testi in greco fatti giungere in Italia in gran numero. L'epicureismo a Roma aveva quindi due volti quello “plebeo” e quello delle “volgarizzazioni”.
  • L'opera di Lucrezio è una serrata battaglia contro la religione tradizionale e i culti irrazionali : conduce una battaglia serrata in nome della ragione e della libertà interiore. ⤷ La religio romana (fenomeno prettamente politico: dalla buona relazione con gli dei e attraverso il compimento dei riti sacrificali dipendevano il successo individuale e la prosperità della comunità) era prettamente rituale e formalista ed era basata su pratiche esteriori che non fornivano ai singoli un conforto alle pene del vivere, non indicava una via di salvezza e non dava risposta agli interrogativi etici; a queste esigenze rispondevano culti misterici. ▶ LA SCELTA DELLA POESIA
  • Il De rerum natura è un poema epico didascalico in esametri: è definito epico perché composto in esametri, e didascalico in quanto il suo soggetto è l’esposizione della filosofia epicurea. ⤷ Il titolo del poema è la traduzione latina del greco Perì physeos (sulla natura) e richiama quello di numerose opere di filosofi greci e dello scritto più importante di Epicuro che costituì la fonte principale del poeta latino anche se tuttavia non era un poema ma un trattato in prosa.
  • Lucrezio sceglie la forma poetica per rendere gradevoli e accessibili contenuti impegnativi : in una dichiarazione di poetica si presenta ispirato e stimolato dalle muse ad esplorare strade mai tentate da altri e preannuncia la gloria che deriverà dal suo poema sia dai contenuti sia dalla forma, capace di illuminare argomenti difficili grazie alla chiarezza della disposizione e al fascino della poesia. ⤷ Dice di voler esporre in versi la dottrina epicurea così come i medici dovendo somministrare ai bambini una medicina cospargono di miele l’orlo della tazza.
  • La scelta lucreziana è in sintonia con le tendenze della letteratura contemporanea: il poema didascalico era tra le forme più congeniali al gusto alessandrino , che nella prima metà del I secolo a.C. si andava diffondendo in Roma. ⤷ Il genere del poema didascalico risale all’VIII secolo a.C. con il greco Esiodo che scrisse un poemetto intitolato Le opere e i giorni, con l’intento di fornire precetti sull’agricoltura e la navigazione, e trasmettere un messaggio morale, il lavoro come dura necessità ma anche come strumento di benessere. ⤷ Tuttavia Lucrezio si inserisce nel filone scientifico-filosofico che ha il suo esponente più autorevole in Empedocle di Agrigento , autore anch'egli di un poema in esametri sulla natura: Lucrezio tesse un entusiastico elogio di Empedocle, essi hanno in comune la scelta dell’esametro, l’argomento della scienza e della natura, numerosi procedimenti espositivi e argomentativi, ma anche la profonda convinzione di una missione da compiere per il bene dell’umanità. ⤷ Un altro importante precedente letterario per Lucrezio è Ennio , il poeta che aveva creato l’epica latina in esametri e che costituisce un essenziale punto di riferimento per la lingua e per lo stile di Lucrezio. ▶ LA REINTERPRETAZIONE DEL PROEMIO TRADIZIONALE
  • L’originalità dell’opera lucreziana emerge fin dal Proemio dell'opera, che si apre con una solenne preghiera rivolta a Venere, la dea progenitrice e protettrice dei romani. È evidente l’ adesione alle convenzioni del genere epico che prevedevano nel Proemio l’invocazione alla divinità, ma è altrettanto evidente che Venere si carica di nuovi significati : Venere è il simbolo della natura e del piacere, è la dea dell’amore e della fecondità, è il simbolo della forza generatrice della natura e della felicità che arriva all’uomo dalla conoscenza e dall’accettazione delle leggi naturali. ⤷ La richiesta alla dea di assicurare la pace ai romani è in contraddizione con la teologia epicurea secondo cui gli dei vivono negli Intermundia assolutamente estranei e indifferenti alle vicende degli uomini, ma si spiega come un omaggio alla tradizione letteraria e una forma di captatio benevolentiae nei confronti del pubblico e in particolare al dedicato Memmio.
  • Il poeta accoglie dunque i topoi proemiali tradizionali con la scelta di fare poesia, ma al tempo stesso indica subito la novità dell’impostazione invocando non le consuete divinità, ma una dea simbolo e personificazione della rerum natura, l’argomento dell’opera, e della voluptas, lo scopo della vita. ⤷ Dopo l’inno a Venere il premio prosegue con la dedica a Memmio , l’ indicazione dell’argomento e un breve elogio di Epicuro, esaltato come l’eroe che ha sconfitto la religio. ▶ LA STRUTTURA COMPOSITIVA E I CONTENUTI DELL’OPERA
  • La struttura del poema è chiara e compatta e i libri sono raggruppati a due a due: la prima coppia tratta della fisica, la seconda dell’uomo e del funzionamento del suo organismo, la terza diade tratta del cosmo. Ogni libro presenta un proemio e un finale che contiene l’esposizione di un tema specifico, ma che acquista un valore autonomo. ⤷ Nel libro I Lucrezio spiega la dottrina degli atomi e il loro moto : gli atomi sono le particelle elementari di cui è composta tutta la realtà e il poeta spiega come questi ultimi siano indivisibili, innumerevoli e indistruttibili, e come si aggregano di tra loro secondo molteplici combinazioni formando i corpi, per poi disgregarsi provocando la dissoluzione dei corpi stessi e riaggregandosi quindi in altri corpi, continuando i loro incessanti movimenti nello spazio vuoto (nulla si crea e nulla si distrugge). Nell’ultima parte del libro viene affermata e dimostrata l’infinità dell’universo. ⤷ Il libro II si apre con una contrapposizione tra l’atarassia , ossia la serenità imperturbabile del sapiente, e l’ infelicità della maggior parte degli uomini travagliati dalle passioni: solo la ragione, che si esprime nella verità della dottrina epicurea, può liberare gli uomini dalle ansie e dalle paure che li tormentano. Nell’ultima parte del libro afferma che esistono infiniti altri mondi, formatisi come il nostro dalla causale

▶ L’IMPERFEZIONE DEL MONDO E UNA POSSIBILE FELICITÀ

  • La tesi del pessimismo lucreziano è stata spesso sostenuta da studiosi mossi da pregiudizi ideologici verso il poeta: la negazione di ogni metafisica è la presunzione di poter rispondere agli interrogativi ultimi sul senso della vita affidandosi esclusivamente alla ragione è necessariamente una visione tragica e disperata dell’esistenza. ⤷ Tuttavia per Lucrezio il dolore può essere sconfitto : purché aderisca la verità e la sapienza epicuree, il poeta afferma che è possibile per l’uomo sconfiggere la sofferenza e conquistare la felicità.
  • L’impressione di un equilibrio instabile tra la fiducia nella ragione e le tentazioni del dubbio si accentua nel finale del poema : la agghiacciante descrizione della peste di Atene suscita perplessità, poiché l’opera è volta a liberare gli uomini dalle paure che li affliggono, ma nonostante ciò ha come epilogo una delle peggiori disgrazie. ⤷ Le ragioni di questo sconcertante finale sono state interpretate dagli studiosi: è considerata una prova dell’incompiutezza dell’opera o la causa del suo malessere psichico, altri la vedono come una rappresentazione simbolica o metaforica della vita non epicurea. → Contro l’imperfezione del cosmo e il groviglio dell’anima umana l’unica arma è la ragione : è la verità epicurea di cui il poeta, muovendo dalla lucida consapevolezza che il mondo è dominato dal male, dal disordine e dalla violenza, si fa banditore, convinto che contro la tragica imperfezione del cosmo nel tenebroso groviglio dell’anima umana l’unica luce e la sola arma vittoriosa sia la ragione. ▶ IL LINGUAGGIO LUCREZIANO
  • Lo stile di Lucrezio è originale , solenne e concreto.
    • Per esprimere attraverso la poesia una concezione del mondo materialista, Lucrezio si dota di una peculiare poeticità: di fronte alle imponenti e meravigliose opere del cosmo lo stile si eleva a una sublimità grandiosa adeguata all’argomento.
    • Sono frequenti le apostrofi al destinatario Memmio ma anche al lettore generico, dialogando insieme con lui per richiamare e tenere desta la sua attenzione.
    • L’ impianto didascalico argomentativo è sorretto da parole ed espressioni ricorrenti che grazie alla loro ripetitività assumono un carattere formulare che è proprio dell'uso epico come quare, igitur, ergo ("dunque"), praterea ("inoltre"), scilicet, nimirum ("evidentemente"), quin etiam ("ché anzi"), quod superest ("quanto al resto"), ut opinor ("come penso"), nonne vides ("non vedi") ecc.
    • Sono frequenti le ripetizioni tipiche della formula epica: Lucrezio ha lo scopo di ricordare al lettore determinati punti già svolti in precedenza e di porre l’accento su alcuni concetti fondamentali.
    • Tratto caratteristico è la patina arcaizzante sul modello indiano: la ridondanza nell’esuberanza di espressione e nell’audacia delle immagini, l’allitterazione, figure di suono e arcaismi morfologici.
    • Il lessico scientifico e filosofico si serve soprattutto di calchi e di parole greche, cioè un esuberante ricchezza sinonimia e una risemantizzazione delle parole.

PETRONIO

▶ LA VITA

  • Alcuni estratti di un’opera intitolata Satyricon sono attribuiti a un autore denominato Petronio Arbitro. Il problema dell’identificazione di tale personaggio è dato dalla datazione dell’opera, che ha dato luogo a un dibattito critico, nonostante la maggioranza degli studiosi concorda nel collocarlo nel I secolo d.C. e accettata l’identificazione dell’autore con il Petronio descritto da Tacito negli Annales. ⤷ Tacito lo presenta come un personaggio complesso: eccentrico, raffinato, ironico, colto ed astuto che si diverte ad adulare e nello stesso tempo a sbeffeggiare segretamente Nerone, e ad umiliare Tigellino. È il precursore del dandismo e molti artisti decadentisti lo presero a modello: le sue azioni davano l’impressione della spontaneità ma in realtà tutto è super controllato, è un artificio proprio come Catullo.
  • Petronio entrò subito nelle grazie di Nerone e Tigellino gli fu ostile tanto da accusarlo di essere amico di uno dei promotori della congiura di Pisone, per questo motivo viene condannato a morte dal principe. ⤷ La sua morte diede prova del suo anticonformismo : si fa tagliare le vene, se le far legare e successivamente aprire a suo piacimento, conversando con gli amici in un banchetto. ▶ PETRONIO, ARBITER ELEGANTIAE
  • Il passo di Tacito che descrive il Petronio che ha vissuto alla corte di Nerone offre una chiave di lettura della sua opera, Tacito in quella sede usa l’espressione “ arbiter elegantiae ” e racconta che Nerone non dava importanza a niente che non avesse avuto l’approvazione critica di Petronio: egli è quindi la guida estetica di Nerone e aiutava l’imperatore a distinguere il bello dal brutto.
  • Nella comprensione di Petronio siamo vincolati dal fatto di non avere il Satyricon nella sua interezza. Nella letteratura latina classica esistono solo due opere paragonabili a quella di Petronio: l'Apokolokyntosis di Seneca, poiché anch’essa è un prosimetro e Le Metamorfosi di Apuleio, poiché è un romanzo esclusivamente in prosa ⤷ Entrambi hanno in comune con Petronio il gusto per la comicità e la narrazione : Petronio descrive la decadenza della società in modo distaccato, mette in evidenza attraverso la lente del comico le contraddizioni e la decadenza del mondo contemporaneo e utilizza il meccanismo della condanna comica della società e il genere della satira.
  • Il Satyricon ha in comune con i romanzi antichi il racconto di vicende di viaggio avventurose, anche se formalmente si discosta poiché è scritto sia in prosa che in versi: tale commistione e alternanza di prosa e poesia sono il tratto distintivo del genere letterario della satira menippea a cui fa riferimento fin dal titolo. ⤷ La scelta del genere non è neutra infatti rappresenta la complessità del mondo in decadenza. ▶ IL CONTENUTO DELL’OPERA
  • Il Satyricon è frammentario e lacunoso : l’opera originariamente doveva essere molto estesa, ma gli editori sono riusciti ad ordinare solo 141 capitoli a cui si aggiungono frammenti minori. ⤷ La vicenda è narrata in prima persona da un giovane di nome Encolpio che rievoca le avventure e le peripezie di un viaggio compiuto in compagnia di un bellissimo giovane, Gitone, di cui è innamorato, conteso da un altro giovane, Ascilto. → Questi tre personaggi nel loro triangolo amoroso vivono una serie di peripezie.
  • Quello che ci resta dell'opera ci fa vedere che i 3 vivono di espedienti in una città greca della Campania e lì fanno una serie di incontri, tra cui un retore, Agamennone , che parla del problema della decadenza dell’eloquenza , e Quartilla, una sacerdotessa di Priapo, che li fa partecipare ad un'orgia. ⤷ I tre, insieme ad Agamennone, vengono invitati ad una cena , il passo più famoso della storia che occupa quasi la metà di tutto ciò che si è conservato dell’opera: l'episodio della cena di Trimalcione , un liberto
  • La visione della vita è multiforme e dominata dal pensiero della morte : emerge un senso di precarietà e insicurezza, la vita è dominata da Fortuna, capricciosa e imprevedibile. ⤷ I personaggi sono caratterizzati dal plurilinguismo e predomina la materia quotidiana, il linguaggio colloquiale. Lo stile del narratore è semplice e elegante, prevalentemente paratattico e aperto a vari colloquialismi, sono molto frequenti i grecismi (consueti nell’uso del sermo cotidianus a Roma). In alcuni casi il linguaggio si eleva facendosi elaborato e magniloquente con intenti ironici e parodistici. ⤷ I personaggi incolti si esprimono con il sermo vulgaris come per esempio Trimalchione, espressione di una cultura superficiale: Petronio deride con una fine ironia l’ignoranza dei ceti emergenti dei quali è presente una caricatura impietosa e un abilissima stilizzazione. ▶ LA POETICA
  • Dopo una parodia particolarmente audace, l 'autore inserisce un’importante dichiarazione di poetica: rivendica il diritto di descrivere la vita della gente comune. ⤷ Encolpio disperato perché l'ira di Priapo lo ha reso impotente, ha rivolto un patetico appello a quella parte del corpo «che le persone serie non ammettono neanche di conoscere», ed è ricorso, per descrivere il suo membro virile, a una breve citazione di versi dell'Eneide e delle Bucoliche.
  • Il rilievo preminente che nel romanzo è dato al sesso viene giustificato appellandosi alla dottrina epicurea del piacere come scopo supremo: l’espressione nova simplicitas indica l’atteggiamento di sincerità e schiettezza nuova rispetto alle consuetudini letterarie, con cui viene descritta la vita della gente comune. ⤷ Petronio farebbe dunque esplicita professione di realismo e indicherebbe con l’espressione puri sermoni gratia i pregi stilistici dell’opera scritta in una lingua semplice e naturale, adeguata agli argomenti umili.
  • La lingua è semplice ma è elegante e piacevole, anche questo passo non si sottrae al dubbio dell’ironia o al sospetto dell’ambiguità. Il realismo mimetico di Petronio caratterizza i personaggi della sua opera appartenenti a società sociali diverse, soprattutto attraverso l’uso di differenti registri linguistici che conferiscono al racconto umorismo e comicità.

APULEIO

▶ LA VITA

  • Apuleio probabilmente è stata la personalità più notevole della letteratura latina del II secolo, ma essendo un personaggio piuttosto marginale dal punto di vista politico, la sua vita è nota quasi solamente da riferimenti contenuti nelle sue opere. ⤷ L’elemento centrale della vita di Apuleio è la magia , infatti egli possedeva la fama di mago che gli fu rinfacciata in un momento cruciale della sua vita e che lo seguì anche dopo la morte.
  • Nasce a Madaura in Africa intorno al 120-125, studia a Cartagine, Atene e Roma. Egli è un brillante conferenziere e vive nella cosiddetta epoca “seconda sofistica” in cui i letterati sono invitati per tenere discorsi ufficiali in occasione di feste, perfino alla corte imperiale: la sua brillante oratoria gli portò fama e discreta ricchezza. ⤷ Egli sposa pudentilla, madre di Ponziano, molto più vecchia dello scrittore, e per questo motivo subisce un processo per magia in cui è assolto: dopo la morte improvvisa di Ponziano i parenti, potenziali eredi, intentarono contro Apuleio una causa per magia accusandolo di aver sedotto la donna con filtri e formule magiche per costringere le nozze al fine di concepire le ricchezze. ▶ LA NUOVA RETORICA
  • Apuleio è un intellettuale cosmopolita e multiforme , si dimostra in grado di viaggiare e di avere successo in Africa, a Roma, in Grecia, parlando indifferentemente in greco e in latino su qualsiasi argomento e affidando spesso alla letteratura scritta temi e riflessioni impegnate e rivolte a un pubblico più selezionato.
  • Apuleio ha due anime: una essoterica , aperta al mondo, ossia quella del conferenziere e dello scrittore brillante, e una esoterica , chiusa invece al mondo, cioè quella del mago-filosofo iniziato ai misteri orientali. ⤷ L'unione perfetta di questa personalità eccezionale si ha nelle Metamorfosi , unico vero romanzo della letteratura latina (il Satyricon di Petronio è in realtà un prosimetro), in cui Apuleio riesce a innestare su un genere di intrattenimento un contenuto iniziatico adatto a pochi. Né è prova la frase con cui Apuleio conclude l'introduzione, Lector intende: laetaberis , che si può tradurre in due modi: "Lettore, fa attenzione e ti divertirai" oppure "Lettore, protenditi verso la conoscenza: diverrai beato".
  • Apuleio, insomma, scrive in una stessa opera due romanzi ( due livelli ): uno per il lettore che vuole divertirsi e uno per il lettore che vuole crescere fino all'illuminazione divina. Le norme tradizionali dell'oratoria, che prescrivevano sia di delectare sia di docère , sono spinte alle estreme conseguenze: il lettore troverà nel romanzo ciò che vorrà trovarvi e, alla fine, troverà se stesso.

LE METAMORFOSI

▶ IL TITOLO E LA TRAMA

  • La fama di Apuleio è legata al romanzo Le Metamorfosi , opera conosciuta anche come L’asino d’oro. La trama del romanzo presenta notevoli somiglianze con un’operetta Lucio o l’asino conservate tra quelle di Luciano di Samosata: le due opere risalgono probabilmente a una fonte comune ma differiscono per lo stile e per la lunghezza.
  • Le metamorfosi di Apuleio sono costituite da numerose narrazioni secondarie inserite nella trama principale come novelle e racconti nel racconto. Si richiama espressamente alle fabulae Milesiae, è l’autore stesso a far riferimento a questo genere letterario fin dal Proemio: le fabulae Milesiae erano racconti piacevoli, leggeri, di solito di argomento erotico noti per la licenziosità (es. matrona di Efeso).
  • Il libro XI riguarda la conversione di Lucio ai misteri di Iside e il suo ritorno alla forma umana. Il romanzo è costituito da 11 libri e il numero ha un valore simbolico perché nella religione isiaca l’iniziazione veniva l’11º giorno. Apuleio sarebbe ricorso a questa aggiunta, seria ma posticcia, allo scopo di ricrearsi rispettabilità dopo aver raccontato una storia piena di elementi erotici e ridicoli. In realtà proprio in tale sezione all’apparenza slegata ed eterogenea rispetto a quanto precede si chiarisce il significato dell’intera vicenda: Lucio ha colpevolmente ceduto la propria eccessiva inclinazione verso la curiositas e si è abbassato a perseguire la serviles voluptates : ha cercato di violare le leggi della natura ricorrendo alla magia. Per questo egli è caduto in balia della Fortuna cieca e crudele e solo la fortuna veggente, ovvero la provvidenza della dea Iside, ha potuto venire in soccorso.
  • Le tre parti dell’opera si organizzano dunque in una superiore unità che deriva proprio dal loro reciproco contrasto, mentre l’apparente disorganicità del testo si compone nella tensione del racconto verso i due punti essenziali della vicenda, costituita dalle due metamorfosi di Lucio. ▶ CARATTERISTICHE E INTENTI DELL’OPERA
  • La complessità dell’impostazione si addice particolarmente alla forma letteraria libera e aperta, ovvero il romanzo. Apuleio sceglie una forma che ai suoi tempi poteva raggiungere larghi strati della società: se ne serve per diffondere un messaggio ricco di implicazioni letterarie, filosofiche e religiose. ⤷ Nell’opera coesistono gli aspetti del delectare e del docère : l’intento di intrattenere piacevolmente il lettore e dall’altra l’intento edificante. Al primo intento si ricollegano le numerose novelle erotiche che costituiscono un punto di contatto importante con il Satyricon di Petronio.
  • Nella conclusione del romanzo viene proposta un’interpretazione globale dell’opera in termini di ravvedimento del protagonista. La successione degli avvenimenti della novella riprende quelle vicende del romanzo: prima un’avventura erotica, poi la curiositas punita. Nella storia di Amore e Psiche si può leggere una sorta di duplicazione della trama principale un’anticipazione dei suoi significanti, l’allegoria filosofica è appena accennata nel nome del protagonista psiche simbolo dell’anima umana, ma il significato religioso è evidente nell’intervento finale di Amore che come Iside prende l’iniziativa di salvare chi è caduto. ⤷ Nel raggiungimento della salvezza mediante prove iniziative si trovano implicazioni autobiografiche. L’elemento che più accomuna il finale delle Metamorfosi è ciò che sappiamo della vita dell’autore è l’iniziazione a riti misterici, ma l’altro importante punto di contatto tra il romanzo e chi l’ha scritto è costituito dalla magia: la vicenda di Lucio rappresenta l’itinerario spirituale di Apuleio dalla magia al culto di Iside. Il filosofo approda la religione tra la sua organizzazione di un culto misterico: la razionalità cede il campo al misticismo il nostro autore ci appare quindi da tale punto di vista in perfetta sintonia con lde tendenze e le esigenze della sua età. ▶ LA LINGUA E LO STILE
  • La lingua e lo stile sono in linea con il gusto del II secolo: Apuleio riassume nel proprio modo di esprimersi sia le correnti arcaizzanti, sia lo stile fiorito ed elaborato delle scuole di retorica. È difficile immaginare una scrittura più artefatta di quella apuleiana, infatti anche la semplicità è il risultato di una raffinata elaborazione artistica, numerose sono le allusioni e le reminiscenze poetiche talora sfruttate in senso parodistico: la parodia letteraria trova spazio nelle Metamorfosi. Questo stile artificioso e composito si avvale di un lessico estremamente vario, espressioni ricercate, localismi e volgarismi si mescolano, molto alta anche la percentuale dei diminutivi, che derivano sia dall’uso parlato che dal linguaggio familiare e affettivo. La prosa è artisticamente elaborata sul piano sintattico ed assumono un ruolo di grande rilievo le figure di suono; tipiche dello stile sono anche una certa enfasi e ridondanza, e la tendenza ai giochi di parole.