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Riassunto ed analisi dell'introduzione delle Poesie di Brecht ed. Einaudi
Tipologia: Sintesi del corso
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Introduzione: Nelle poesie Brecht mostra un lato decisamente differente. Un Brecht libero e liberato dalla programmaticità ideologica. Questa raccolta di poesie riguarda un po’ tutta la vita di Brecht: si parte dal libro delle devozioni domestiche (poesie dal dal 1925 in poi) fino alle traduzioni effettuate da B. di alcune poesie in cinese. Vi è una dimensione autoironica pensosa. Nella dimensione poetica B. opera una politicizzazione del privato. Alcuni temi delineabili:
Dal mio punto di vista B. affida alla poesia le sue sensazioni, i suoi pensieri ed in poche parole la sua vita. Questa raccolta di poesie viene delineata la vita di B., dalla gioventù, alla fase del teatro, all’ascesa del nazismo con il conseguente esilio in Scandinavia e poi in America, al suo ritorno in Germania e alla sua volontà di essere parte integrante della DDR. Alla poesia viene affidata la dimensione autobiografica.
Vita
Augusta- Monaco-Berlino: Bertolt Brecht nacque ad Augusta, il 10 febbraio 1898, da Berthold Friedrich Brecht e Sophie Brezing, in una famiglia recentemente approdata alla borghesia; i nonni paterni erano originari del Baden, mentre quelli materni provenivano da Bad Waldsee, nell'Alta Svevia. Il padre era cattolico, sua madre protestante e il giovane Brecht fu educato nella fede di quest'ultima. Il 20 marzo Bertolt venne battezzato nella chiesa evangelica Barfüßerkirche e il 18 settembre la famiglia traslocò nella nuova abitazione nella città bassa vicino a Perlachberg, quartiere di artigiani e artisti. La fede protestante della madre segnò l'educazione culturale e linguistica del figlio, nella quale la lirica religiosa evangelica e il tedesco di Lutero lasciarono un'impronta decisiva. Il 29 giugno 1900 nacque il fratello Walter, che più tardi diventerà professore di tecnologia cartaria al Politecnico di Darmstadt e il 12 settembre dello stesso anno la famiglia si trasferì in un appartamento più grande nella Bleichstraße 2, in una delle case della Fondazione Haindl, costruite qualche anno prima per i dipendenti nel sobborgo di Klancke. Come città industriale e commerciale, Augusta si distingueva, oltre che per le sue imprese bancarie (nel 1500 era la sede dei potenti banchieri Fugger), per i tessili, per l'industria dei coloranti e per le cartiere. Il padre impiego proprio nella cartiera Haindl, di cui, nel 1914, diventò il direttore. Bertolt ebbe un'infanzia poco felice a causa del carattere schivo e di frequenti problemi di salute. B. non parlò mai dell’ambiente familiare né dell’ambiente borghese di Augusta, bensì si concentrò sugli aspetti più popolani e contadini (fiere, osterie frequentate da ubriaconi e stagni) a cui rimase sempre radicato, rifiutandosi ad esempio di imparare una lingua straniera e di togliere il forte accento dialettale dal suo tedesco. Dopo quattro anni di scuola elementare frequentò il Realgymnasium di Augusta, che andò distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale.[2] Come compagni di classe ebbe tra gli altri Caspar Neher e Rudolf Prestel. Nel 1913 cominciò a scrivere le prime poesie, tra cui L'albero in fiamme. Tra il 1914 e il 1915 scrisse altri componimenti, imbevuti di patriottismo (si pensi a Der Freiwillige, in cui la popolazione getta rose a un volontario di guerra, o a Der belgische Acker,[3] dove esalta il lavoro dei militari tedeschi in Belgio durante la Grande Guerra) e di entusiasmo per la guerra e per tutto ciò che è tedesco. Le presentò al giornale di Augusta, il Neueste Nachrichten, e malgrado fossero ancora ingenue e vittime del tempo, già rivelarono un inconfondibile talento che non sfuggì al redattore Wilhelm Brüstle, che, in un articolo di trentacinque anni successivo, disse di avervi intravisto la stessa aria di novità portata da Baudelaire nella poesia francese. Già al liceo Brecht mostrò un comportamento indipendente, anticonformista, polemico e tendente a primeggiare sui suoi compagni di classe. Insieme ad essi Brecht scriveva la musica per le sue poesie e tutti insieme giravano per la città. Sempre nel 1917 si iscrisse all'Università di Monaco di Baviera dove frequentò in modo discontinuo le facoltà di medicina (era più facile evitare il servizio militare) e i un secondo momento letteratura, ma fu presto richiamato dal servizio di leva ad Augusta per ricoprire la funzione di infermiere: rimase al fronte però solo un mese. Fu qui che il nazionalismo, già venato di crepe, perse ogni influenza sul giovane Brecht, quando questi vide in quali
condizioni erano ridotti i feriti del conflitto. Il cambio di rotta è già visibile con la famosa poesia Die Legende vom toten Soldaten (La leggenda del soldato morto), in cui il Kaiser Guglielmo II, non accettando la prematura scomparsa di un giovane combattente, decide di farlo "risuscitare" per arruolarlo nuovamente mentre il fetore proveniente dal suo corpo viene coperto dall'incenso sparso dal turibolo di un prete. Questo componimento ebbe l'effetto di mettere Brecht sulla lista nera di Hitler nel 1923. Nel 1918, dopo aver partecipato ai funerali di Frank Wedekind a Monaco, dedicò al drammaturgo - grande modello degli anni giovanili (il primo figlio di Brecht si chiamò Frank in suo onore) - la quartina Alla sepoltura di Wedekind. Con la morte della madre lasciò Augusta per Monaco. Sebbene la vicinanza geografica, le due città era decisamente distanti a livello culturale; Monaco brillava per una vivace vita culturale a differenza di Augusta. Dello stesso periodo è la commedia Baal e Tamburi nella notte. La giovinezza e le prime opere: In seguito Brecht continuò gli studi con scarso interesse, attratto più dal mondo del teatro e della letteratura. In questo periodo conobbe Paula Banholzer che nel 1919 gli diede un figlio, Frank, che morì nel 1943 durante la seconda guerra mondiale sul fronte russo. Scrisse la Canzone per i cavalieri del reparto D. Nel novembre scrisse la poesia la Leggenda del soldato morto. Nel 1918 collaborò come critico teatrale al Tageszeitung della sua città natale, e l'anno successivo fece lo stesso per il giornale socialista Augsburger Volkswille[8]; si avvicinò al movimento spartachista. Fu in questo contesto che Brecht entrò nella Lachkeller (La cantina delle risate), gruppo diretto dal celebre cabarettista Karl Valentin, in cui ci si esibiva in spettacoli clowneschi o si cantava. Il lavoro con Valentin influenzò molto le sue opere successive, ma il modello più importante che informò la produzione del periodo è senza dubbio Frank Wedekind, che attaccava la borghesia dando voce a personaggi "maledetti" (si pensi a Lulù) che si vendicavano di un mondo disumanizzato esprimendo una brutale e selvaggia istintualità, in cui la Natura prevaleva sulla civiltà. Il Nostro è attratto in sostanza dalle voci ribelli, da François Villon (cui dedicò al tempo diverse poesie) ai maudits Rimbaud e Verlaine, fino a quel Georg Büchner che con i drammi Woyzeck e Dantons Tod (La morte di Danton) influenzò in modo decisivo il teatro espressionistico tedesco del primo dopoguerra. Il primo Brecht si forgia in un clima artistico dominato dal dadaismo, dal futurismo, e soprattutto dall'espressionismo. "Ribellione" era la parola d'ordine. La prima corrente, quella dadaista, fu particolarmente fiorente a Zurigo; qui, al Cabaret Voltaire, si incontravano personalità come Hugo Ball, Hans Arp, Richard Hülsenbeck o Tristan Tzara (comunemente ritenuto come il fondatore della corrente), che facevano rappresentare i loro provocatori spettacoli. L'espressionismo, quello di Reinhard Sorge o Walter Hasenclever, cercava di destabilizzare l'ordine costituito, per ritrovare le ragioni dell'umanitarismo e della pace. Era una "guerra per arrivare alla pace", uno sconvolgimento che passava attraverso il parricidio, la lotta dei figli contro i padri, degli allievi contro gli insegnanti. Brecht recepisce questi stimoli, ma li rielabora in modo affatto diverso. Non c'è in lui l'illusoria speranza in un mondo migliore, non c'è una neo-umanistica fiducia nell'Uomo, e i suoi toni sono sobri e sommessi, a differenza di quelli altisonanti dell'entourage letterario. Le poesie di questi anni hanno come sfondo la fame, la miseria, il degrado, ma in mezzo al nulla Brecht manifesta una sincera pietà per le vittime, per i poveri e gli emarginati. Riesuma la ballata tradizionale con uno stile semplice e diretto, in componimenti ossessionati dal trascorrere delle cose, degli uomini, delle città. Come nel Bateau ivre rimbaudiano, è il fiume l'emblema di questo flusso inarrestabile. Al poeta, trasandato e disincantato, sembra non restare altro che l'annegamento o l'andare alla deriva (Das Schiff, La nave o Ballade von den vielen Schiffen, Ballata su molte navi, lo esemplificano molto bene). Neanche l'esperienza rivoluzionaria appena trascorsa si sottrae alla sua demitizzazione. Brecht sapeva legarsi in amicizie durature, e nel periodo monacense conobbe anche Lion Feuchtwanger, che era già un letterato di fama, e si dimostrò uno dei primi critici appassionati di Brecht. Fu in effetti a lui che presentò la sua prima opera teatrale, Spartaco, ammettendo con la sua proverbiale sincerità che voleva pubblicarla a solo scopo di lucro, e ricevendo da Feuchtwanger, che vi aveva intravisto uno straordinario talento, fermi rimproveri.[17] Non era il solo testo che gli fu fatto esaminare, Bertolt aveva già scritto anche Baal e gli sottopose anche questo. Baal trasse ispirazione da un dramma di Hanns Johst (1890-1978), Der Einsame (Il solitario),[19] che trattava dell'infelice destino di Christian Grabbe (1810-1836), un poeta romantico di vita breve e intensa, realmente esistito. Grabbe, nazionalista e antisemita, morì giovane e pazzo, e nel dramma si ribella alla società perbenista in nome di un individualismo sfrenato che lo porterà a morire in una soffitta, solo e abbandonato da tutti. In quegli anni Brecht si recò spesso a Berlino costruendo importanti relazioni con persone che gravitavano intorno all'ambiente teatrale. A Monaco consegnò il manoscritto di Baal in un teatro e scrisse la tragedia Tamburi nella notte. Nel 1924 si trasferì definitivamente a Berlino (nuova capitale della cultura del dopoguerra) dove lavorò con Carl Zuckmayer come drammaturgo presso il Deutsches Theater, e (sempre nel
bombe di Hiroshima. Non ebbe successo.Accusato di avere opinioni comuniste, il 30 ottobre 1947 fu interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane. Il giorno successivo, si trasferì a Zurigo, dove rimase per un anno (l'ingresso in Germania gli fu proibito). Tre anni dopo ottenne la cittadinanza austriaca.Nel 1948 ritornò insieme con la moglie, Helene Weigel, a Berlino Est, dove fondò il teatro Berliner Ensemble che diventò una delle più importanti compagnie teatrali europee e si dedicò soprattutto alla attività di regista. Completò il dramma I giorni della Comune.
Gli ultimi anni: Nel 1953 compose le poesie Elegie di Buckow e assistette all'insurrezione degli operai di Berlino: da qui scrisse una lettera in cui difendeva l'ideale comunista, anche se in realtà ne furono pubblicati solo i passaggi relativi all'appoggio dato al Partito e la propria dichiarazione di lealtà mentre nella sostanza il documento era fortemente critico nei confronti della repressione del movimento operaio. Infatti B. aderì allo stalinismo negli anni 30 e 40 solo come reazione al nazismo, sebbene si rendesse conto di quanto fosse autocratico. Gli anni successivi lo videro impegnarsi molto per il teatro, disponeva di una compagnia propria e si dedicò all’attività di regista e grazie alle abilità della moglie, creò una delle compagnie teatrali più invidiate a livello mondiale. Anche dal punto di vista della scrittura B. si dedicò a rifacimenti teatrali e non ci fu una grande produzione propria. Alcune rappresentazioni in città europee gli crearono delle tensioni con i vertici del partito SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands) e qualche suo pezzo teatrale venne rifiutato. Ad esempio La condanna di Lucullo non conteneva la distinzione necessaria tra guerra buona e guerra cattiva e B. dovette sudare sette camicie per dimostrare che i suoi metodi erano sulla stessa lunghezza d’onda di quelli di Stanislavskij, quando invece erano agli antipodi. B. era convinto che durante l’esilio la sua produzione ne avrebbe risentito e invece fu il periodo più fecondo, mentre nella DDR (il paese socialista era stato a lungo sognato) il quadro era sconfortante, facendo diventare il socialismo un’istanza del tutto fantasiosa ed astratta. Questo clima oppressivo e di scarso consenso furono lo sfondo per alcune delle poesie più belle di B. Nel 1956 Brecht era da tempo in cattive condizioni di salute. All'inizio di maggio si era fatto ricoverare all'Ospedale della Charité per curare i postumi di un'influenza da virus. Morì il 14 agosto a causa di un infarto cardiaco. Alla sera, alle sei, perse conoscenza, poco prima di mezzanotte morì. Secondo la sua volontà, Brecht fu seppellito senza cerimonie nel Cimitero di Dorotheenstadt in Chausseestrasse, che si scorgeva dalle finestre della sua abitazione dove viveva da separato in casa con la moglie. Là giace in un angolo adiacente la strada, di fronte alle tombe di Hegel e di Fichte, sotto una pietra dai contorni irregolari, che porta incise soltanto le lettere del suo nome: Bertolt Brecht.
Libro di devozioni domestiche: prima edizione appare nel 1927 ed i testi furono composti tra il 1916 e il
Dal libro di lettura per gli abitanti delle città:
3. Ascesa del nazismo
Poesie, canzoni e cori: Nel primo anno del suo esilio danese B. approntò questa raccolta. Giunse in Germania clandestinamente e veniva letto dalla resistenza antifascista (rif. A Marx e Lenin)
Poesie inedite e sparse 1913-1933: I versi di queste poesie abbracciano un ampio spettro della vita di Brecht, dalla sua giovinezza fino all’instaurazione del regime nazista. I temi delle poesie in questione abbracciano sentimenti puri ed infantili, riecheggiano composizioni assai diffuse tra bambini ed adolescenti di Augusta (quindi anche quella dimensione popolana e contadina) come in Canzoncina in cui Brecht parla dell’alcolismo in chiave fanciullesca, che era tanto cara a B. Fondamentale è la poesia dedicata a Francois Villon, uno degli scrittori che più lo influenzarono in gioventù (scritta infatti nel 1918). Altre poesie furono composte tra il 21-25 quando B. si divideva tra Monaco e Berlino. Quello che si può notare è un giovane Brecht che parla di amore come l’unica dimensione in grado di risollevarlo e condurlo alla vera Salvezza. Senza amore, non c’è cruccio e non c’è vita. La donna inoltre è austera e autoritaria, l’unica in grado di tenergli testa come se fosse materna (Canto di un’amata). Inoltre c’è una poesie dedicata alla madre morta nel 1920. La primordialità inoltre (Dei resti dei tempi passati)
Poesie 1933-1939: Appartengono al periodo dell’esilio in Danimarca in campagna nella provincia di Svendborg. Da qui che Brecht comincia il suo periodo più sofferto a causa dell’esilio ma anche più fecondo. L’acquirente pubblicato nel 1934 sul Neue Deutsche Blatter tratta proprio il tema dell’ascesa del nazismo, favorito dalla precedente crisi politica ed economica della Germania nei primi anni 30, con riferimenti alla povertà improvvisa di una vecchia donna. L’undicesimo sonetto invece è una poesia dedicata a Steffin, dal carattere fortemente erotico, implica una relazione tra i due e il fatto che lei si sia trasferita a Mosca dove pochi anni dopo sarebbe morta. In Ogni anno a settembre quando comincia l’anno scolastico B. affronta l’arrivo improvviso del nazismo e di come questo sia come una malattia infettiva per i bambini che inizieranno la scuola a settembre, evidenziando elementi di quotidianità. Oppure nei tempi Oscuri nel quale si percepisce come il nazismo sia entrato prepotentemente nelle vite del popolo e si dirà solo che i poeti hanno taciuto.
Poesie di Svendborg: la seconda raccolta pubblicata durante l’esilio danese nel 1939. Alcuni testi risalgono al 1926 ed inizialmente doveva essere pubblicato con il nome Gedichte im Exil che poi in seguito alla guerra e a problematiche di pubblicazione (Cecoslovacchia scoppiò la guerra) vennero intitolate “Poesie di Svendborg” in onore della cittadina danese in cui viveva B. Le copie arrivarono ad emigrati in esilio in CH, USA, UK e Walter Benjamin ne rimase molto colpito. Sono articolate in sei parti:
Si presenta un chiaro riferimento all’inizio della IIGM, in cui in La guerra che verrà si considera che nonostante vincitori e vinti sono sempre i poveri a fare la fame, e invita al mantenimento della lucidità (Quando la guerra comincia) in cui il versare la grappa in gola potrebbe essere una metafora all’indrottinamento nazista. Altri temi sono sempre legati alla condanna nei confronti dei nazisti dalla
moderno verso libero o addirittura della prosa. La lingua è intesa come conoscenza, asservita ad un fine pratico di persuasione e dunque mai intesa come oggetto di interesse in sé stessa. Va inoltre sottolineato che nella poetica brechtiana manca la figura dell’io e quando è presente è oggetto di riflessione e di analisi. La maggior parte delle liriche di Brecht, come si è potuto notare, è quella di essere destinata al canto, allontanandosi in questo modo dalle suggestioni della poesia pura e del simbolismo, preferendo orientarsi verso forme narrative e drammatiche affrontando quasi sempre tematiche politiche e sociali. Brecht è un autore “impegnato” attraverso la poesia, non vuole allontanarsi dal mondo, ma avvicinarsi ad esso per modificarlo, avvalendosi di un linguaggio diretto e di facile comprensione.