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Nasce a Vienna nel 1856. Vienna in quell’epoca era una città fertile dal punto di vista culturale e perciò può essere considerata la capitale europea. Freud si laurea in medicina e inizia a occuparsi di isteria visto che era molto colpito dai sintomi isterici. Fa degli studi sulla cocaina, la usa lui stesso, ma poi rimane affascinato dai sintomi isterici e vuole sapere come funzionano. I sintomi sono molto particolari perchè sembrano sintomi organici cioè si manifestano come dolori in una parte del corpo ma non hanno una causa organica, cioè non sono dovuti a un malfunzionamento del corpo o da una malattia, hanno un' origine psichica. Freud indaga su questa origine psichica/psicologica che lui stesso ha ipotizzato in assenza di altre cause organiche. Indaga con Breuer, un suo collega, praticando l’ipnosi che è un metodo che aveva appreso a Parigi da Charcot negli anni della sua gioventù. L’ipnosi permette di collocare il paziente (di solito sempre donne visto che l’isteria era una sindrome che colpiva soprattutto le donne) in una situazione non completamente cosciente ma nemmeno addormentata, quindi il paziente è in grado di agire con il mondo esterno e quindi con lo psicanalista ma al tempo stesso è in un semi sonno. Nella condizione ipnotica Freud scopre che quando riesce a far sì che il paziente si ricordi qualche evento doloroso o traumatico della sua vita il sintomo organico isterico cessa. Se la paziente ha un dolore a un braccio o a una gamba il dolore dopo aver rivissuto un momento emotivamente significativo, cioè la abreazione, il sintomo cessa. Però il dolore ritorna e quindi Freud comincia a capire che probabilmente l'ipnosi non è sufficiente per far cessare il sintomo in modo definitivo, quindi inventa la psicanalisi, una tecnica per far rivivere al paziente in modo cosciente quelle vicende dolore e le emozioni intense e significative la cui omessa presa di coscienza ha trovato una via espressiva sostitutiva nel sintomo. Quindi Freud inventa questa tecnica che ha come scopo di far affiorare i contenuti inconsci dell’esistenza del paziente a un livello cosciente e facendo così venir meno i sintomi isterici ma più in generale nevrotici, Freud si occuperà di nevrosi e cercherà di curare sopratutto le nevrosi. Però dobbiamo ricordarci che Freud non è l’inventore dell’inconscio, non lo scope per primo. ⟶Prima di lui ne avevano già parlato i filosofi cartesiani, che parlarono di pensieri marginali, clandestini, sordi, sotterranei, ai quali non si pensa, che agiscono latentemente sotto il livello del pensiero cosciente, ne aveva parlato anche Leibniz che parlò di piccole percezioni inconsapevoli incoscienti, anche Herbart ( filosofo del ‘800) che parlò di inconscio e grazie a lui la nozione di inconscio arrivò a Freud. Freud, inoltre, fu influenzato da Theodor Lipps che fu un grande psicologo del ‘800 e suggerì involontariamente a Freud l’idea che attraverso delle associazioni di idee è possibile far affiorare dei contenuti inconsci cioè che la coscienza, fino a quel momento, non aveva preso in esame. Quindi Freud può essere considerato l'inventore della psicanalisi , non scopritore dell’inconscio. Ma il suo modo di considerare l’inconscio cambia rispetto alle tradizioni precedenti, nel senso che Freud quando scrive la sua opera più importante “l’interpretazione dei sogni” (1899), con cui si suole segnare l’inizio del pensiero freudiano e psicanalitico, lui usa due termini distinti e questo è molto significativo perché mentre uno dei due termini cioè quello di subconscio si collega abbastanza bene con la tradizione del pensiero precedente che consideravano l’inconscio come qualcosa che semplicemente non è ancora cosciente, che è sotto il livello della coscienza;
viceversa il concetto di inconscio (= unbewußt) evoca l’idea di qualcosa che va contro la coscienza e questa è una differenza molto importante perché la novità della concezione freudiano dell’inconscio rispetto a quella precedente, cioè per Freud l’inconscio va contro la coscienza cioè ha dei contenuti che sono ostili alla coscienza o meglio che la coscienza avverte come ostili e perturbanti quindi tende ad allontanarli e rimuoverli dalla sua sfera, la rimozione è il concetto fondamentale della psicoanalisi ed è ciò che caratterizza i sintomi nevrotici che la psicoanalisi vorrebbe curare. Secondo Freud siamo tutti nevrotici e quindi non c’è nessuno che non possa ritenersi non nevrotico. L’unico modo per superare questa nevrosi è di diventare consapevoli di ciò che le ha in qualche modo scatenate, che le scatena e le provoca dei conflitti interiori che trovano nel sintomo nevrotico la loro espressione in sostituzione di una presa di coscienza organica chiara e completa. Freud sosterrà in un libro “il motto di spirito e i suoi rapporti con l'inconscio” (1905) che l’inconscio si manifesta anche nel motto di spirito, nella battuta cioè quando noi ridiamo per una barzelletta noi dopo ne parleremo e anche così l’inconscio si manifesta. Ci sono varie manifestazioni importantissime su cui Freud si soffermerà a lungo anche all’interno di questa opera, per esempio ci sono i lapsus, le dimenticanze e sono tutte manifestazioni che poi approfondirà in un libro, qualche anno dopo, intitolato “ psicopatologia della vita quotidiana ”. Nel libro “ l’interpretazione dei sogni ” Freud sostiene che il sogno è la via principale, è la via attraverso cui l’inconscio si manifesta. Ciò succede perché nei sogni dei desideri sessuali la base della vita psichica umana è ciò che lui chiama libido sessuale, energia sessuale. Questa libido sessuale non produce desideri di cui la conoscenza prende volentieri atto, cioè ha contenuti e messaggi che sono turbanti e che sono destabilizzanti e poco sociali e la coscienza tende ad allontanarli dalla sua sfera d'azione e censurarli. Questi desideri sono presenti in ciò che Freud chiama il contenuto latente del sogno dove si possono rintracciare questi desideri sessuali che la coscienza tende a non prendere in esame. Allora questi desideri sessuali trovano una via per arrivare alla coscienza in modo retorico e linguistico cioè attraverso delle figure retoriche, ciò che Freud chiama lo spostamento e la condensazione cioè qualcosa che assomiglia rispettivamente molto allo spostamento, alla sineddoto (?), e la condensazione alla metafora, e attraverso associazioni di questo tipo questi contenuti non sono graditi dalla coscienza che quindi tende a censurare, possono arrivare camuffati alla coscienza cioè scambiando la parte con il tutto come avviene nello spostamento, o un elemento successivo o antecedente o viceversa, oppure utilizzando immagine complessiva che fonde insieme altre immagini che sono espressioni di altre circostanze. Attraverso questo gioco di immagini e di figure retoriche il desiderio erotico può pervenire alla coscienza camuffato attraverso quello che si chiama la simbolizzazione, vale a dire che l’inconscio trova dei simboli che prendono il posto di ciò che sarebbe il desiderio vero e proprio, qualcosa che riesce a presentarlo per la coscienza senza farsi riconoscere come desiderio sessuale. In questo modo, in ciò che Freud chiama il manifesto del sonno abbiamo la trasfigurazione compiuta dal linguaggio onirico o del contenuto latente del sogno detto altrimenti il contenuto latente del sogno, quello che è caratterizzato da questi desideri sessuali si trasfigura attraverso questo gioco di figure retoriche, attraverso lo spostamento, la condensazione, la simbolizzazione che consiste nel mettere un simbolo al posto del desiderio inconscio che si vuole rigettare, per esempio la scala diventa il simbolo di un desiderio sessuale maschile; si stratta di giocare su delle metafore che sono spesso metafore di carattere visivo che sono molto intuitive e a volte possono risultare molto semplicistiche ma è esattamente così che funziona il linguaggio onirico per Freud.
Per capire questo, in partenza, dobbiamo far riferimento anche a un altro saggio che si chiama “ principio di piacere e principio di realtà ” che sono due principi molto importanti nella teoria freudiana. Il principio di piacere è quel principio per il quale noi vogliamo realizzare subito, prima possibile, nel modo più pieno possibile ciò che ci piace, realizzare i nostri piaceri, procurarci ciò che ci da piacere quindi è qualche cosa che tende a non curarsi degli ostacoli reali della situazione reale e degli altri, cioè siamo un po tutti bambini sotto questo punto di vista cioè che se ci piace una cosa la vogliamo subito anche se questo tiene in poco conto la realtà circostante e la vita degli altri. Il principio di realtà frena il principio di piacere, ricorda che bisogna tener conto della realtà e bisogna rispettare le procedure che includono anche i diritti e i desideri degli altri. Questi due principi sono l’impianto della meta psicologia cioè la teoria che spiega la psicologia cioè che fornisce i concetti fondamentali che vengono attivati nella pratica psicoanalitica. Nella seconda topica, “ l’io e l’es (=saggio a cui si fa riferimento per la seconda topica) ci sono dei cambiamenti dei significativi perché cambiano gli ingredienti e la loro disposizione: abbiamo un “Io” cosciente che continua a svolgere un ruolo coordinatore; abbiamo “ l’es ” che è la fonte delle funzioni che provengono dall'inconscio e sono funzioni essenzialmente sessuali quindi funzioni che l’io cosciente non accetta; abbiamo il “super io” che è una coscienza morale che controlla che i contenuti a sfondo sessuale non arrivino all’io cosciente e che spesso agisce in modo inconscio, questa è la cosa interessante della seconda topica: sia il “ Io ” che il “ super io ” hanno una parte inconscia cioè l’io può funzionare anche in modo consapevole e il super io può far sentire la voce morale che rappresenta in modo sadicamente inconscio, cioè quando ci sentiamo in colpa per qualcosa e stiamo male e alcune volte non sappiamo perché stiamo male. Quando arrivano all’io i desideri sessuali provenienti dall’es, l’io tende a ricacciarli dall’inconscio mandandoli in una zona chiamata “il rimosso” ma da questo rimosso i desideri tendono a tornare dalla coscienza (=Freud parla di ritorno del rimosso ) Un esempio per mostrare la seconda topica: Bisogna immaginare una conferenza, un oratore (=l’io) tiene la sua relazione molto concentrato, eloquente, capace di ordinare bene la relazione. A un certo punto arrivano nella sala delle persone (= contenuti che vengono dall’es con sfondo sessuale) che fanno confusione e allora arriva il servizio d'ordine che prendono queste persone e le allontanano anche in modi violenti. Li per lì queste persone si fanno allontanare e vanno fuori dalla sala (rimosso) ma dopo un po, che si distrae il servizio d'ordine (=super io) queste persone ritornano dentro a disturbare ma tornando causano la nevrosi fino a quando l’oratore (=l’io) non li reprime e li prende in esame i desideri che vengono dall’es, se non lo fa il sintomo nevrotico continuerà. “ Psicopatologia della vita quotidiana ” e “ motto di spirito e i suoi rapporti con l’inconscio ” sono due opere in cui Freud spiega i quali altri modi, oltre ai sogni e alle libere associazioni, si manifesta l’inconscio. “ Psicopatologia della vita quotidiana ” prende in esame i lapsus e le dimenticanze. I lapsus : quando al posto di dire una parola ne diciamo un'altra, nella parola che diciamo l'inconscio irrompe e arriva al discorso cosciente. Una cosa simile accade con le dimenticanze: quando c’è una parola che ci potrebbe venire tranquillamente in mente ma invece non la ricordiamo, in quel caso l’inconscio evita di ricordarci una certe immagine, emozione perché fonte di dolore e sgradito dalla coscienza, quindi si crea una dimenticanza che può essere momentanea, ma in quel momento l’inconscio vince e riesce a nascondere alla coscienza quella cosa che potrebbe turbarla. L’inconscio svolge un doppio gioco: da un lato vuole manifestare qualche cosa ma dall'altro, inconsciamente, prevede di censurarlo alla coscienza; ma è chiaro che qui è la coscienza stessa che opera ma lo fa per via inconscia cioè, quando nella seconda topica sostiene che anche l’io ha una parte inconscia vuol dire che l’io a volte agisce senza accorgersene per impedire che qualcosa venga preso in esame
e diventa cosciente, sul terreno inconscio l’io e l’inconscio entrano in contatto e raggiungono una sorta di compormesso che può essere una parola che ci viene in mente al posto di un altra parola e che camuffa e tradisce (es. un lapsus molto interessante per evitare un ricordo sgradevole dello stesso Freud al quale durante un viaggio in treno gli venne in mente un paziente che si tolse la vita e quindi per evitare il ricordo cercò di ricordarsi il pittore di un dipinto ma gli venne in mente un nome diverso che rivelava e nascondeva il nome giusto cioè quello di Signorelli). Freud racconta le cose che ci fanno ridere e spiega la risata: prendiamo una barzelletta e nel racconto della prima parte della barzelletta si crea uno stato di tensione perché non sa come finirà, sappiamo che ci sarà una specie di rivelazione finale ma li per li la barzelletta ha un senso logico nella prima parte, cioè iniziano le barzellette come racconto di una piccola storia dotata di senso, perciò si crea una tensione a questo senso perchè si sa che a un certo punto arriverà qualcosa che cambierà questo senso e che lo trasformerà completamente. La tensione si scioglie all’improvviso quando arriva la battuta finale e si ride perché tutta la tensione psichica accumulata si scarica subito e lo scarico improvviso totale provoca la risata. La risata è dovuta a uno scarico repentino di tensione psichica accumulata e si scioglie quando, alla barzelletta, il motto di spirito arriva al punto culminante in cui si rivela il gioco su cui si fondava. Cosa c'entra l’inconscio? L'inconscio funziona nello stesso modo del motto di spirito, cioè l’inconscio tende a realizzare in modo affrettato e repentino i desideri sessuali che contiene, per questo c’è una profonda analogia tra il ridire e l’attività del nostro inconscio. Nella sua vita Freud ebbe un dissidio abbastanza importante con il suo principale allievo, Jung , che voleva nominare come suo erede all’interno della società psicoanalitica internazionale da lui fondata. La divergenza fu sulla questione della libido: per Freud è sessuale, mentre per Jung la libido è spirituale che può anche manifestarsi per via sessuale ma che non si deve necessariamente manifestare per via sessuale. Su questa questione Freud fu molto intransigente e cercò di far capire a Jung che se non avesse cambiato idea la loro collaborazione sarebbe dovuta finire, ma Jung rimase della sua idea che l’energia psichica fosse qualcosa di spirituale e complesso. Così Jung fondò la sua scuola di psicologia analitica. Entrambe le scuole, oggi, sono molto attive e, a loro volta, al loro interno hanno correnti. Per Freud ci sono tre fasi fondamentali nello sviluppo sessuale che tutti noi viviamo e passiamo da queste tre fasi: orale, anale e genitale.
Esistono nella vita psichica di ogni individuo degli archetipi cioè delle immagini delle dimensioni spirituali che sono tipiche dell'umanità intera, per questo li chiama collettivi: a differenza di Freud non c’è solo un inconscio personale, ma c’è anche un inconscio collettivo che ciascuno condivide con l’umanità intera. Gli archetipi sono delle posizioni originarie, di atteggiamenti e vocazioni originarie della libido spirituale, L’animus e l’anima sono due archetipi dell'inconscio collettivo: l'animus è il nostro inconscio maschile, gli uomini hanno una conoscenza caratterizzata dall’animus, ma hanno una vita inconscia dominata dall’anima che è il nostro inconscio femminile, le donne il contrario cioè hanno una coscienza guidata dall’anima ma un inconscio dall’animus. Un altro archetipo è la maschera: ciò che noi indossiamo per relazionarci al mondo e che ci permette di avere un rapporto ragionevole ed efficace col mondo esterno senza doversi esporre troppo, è una funzione importante. Ma l’importante è che soprattutto “l’io” non si identifichi mai con la maschera. Poi c’è un altro archetipo cioè l’ombra: il negativo della nostra immagine cosciente, ciascuna immagine cosciente produce un'ombra, un suo versante negativo, una sua virtuale lettura negativa, qualcosa che manca al versante cosciente della personalità. Dove c’è luce cosciente c’è ombra inconscia, l’ombra ci accompagna sempre come quella reale e, naturalmente, la nostra vita psichica, la salute psicologica si basa sulla nostra capacità di avere un rapporto consapevole con l’ombra, se noi temiamo l’ombra e ci rifiutiamo di vederla questo provoca delle nevrosi. Il più importante archetipo è il sé: è il centro della vita spirituale e psichica. È il momento in cui coscienza e inconscio si riconoscono e si armonizzano. È il baricentro. Noi siamo realmente noi stessi quando l’io coincide con con il sé, quando la nostra personalità cosciente lascia affiorare la nostra personalità più profonda che la personalità in cui la coscienze e inconscio yin e yang, maschile e femminile, maschera e ombra si manifestano insieme in una struttura armonica con dei rapporti equilibrati in cui tutti questi elementi sono rappresentati. Quando in una sola disposizione spirituale verso la vita tutti questi archetipi fondamentali sono rappresentati degnamente cioè hanno tutti diritto di manifestarsi e di diventare consapevoli. Nel sé c’è questa possibilità e tutti questi archetipi trovano il modo di confluire nel centro della nostra personalità, noi percepiamo l’esistenza del sé in modo concreto quando ci sentiamo bene con noi stessi e quando la nostra compagnia ci aggrada e allieta (= il sorriso del Buddha) Sia Freud che Jung dubitano delle capacità della psicoanalisi sulla cura delle psicosi cioè delle malattie psichiche molto più serie e gravi. Differenza tra nevrosi e psicosi: ne parla un altro psicologo di orientamento freudiano Jacques Lacan (seconda metà del ‘900). Lui sostiene che mentre la nevrosi è caratterizzata dalla rimozione ( come dice Freud), mentre la psicosi è caratterizzata da ciò che lui chiama conclusione che sarebbe quell’atto psichico che compie lo psicotico quando non accettando qualche cosa, invece di rimuoverlo dall’inconscio quindi muoverlo nel rimorso, lo rinvia nel reale, cioè gli appare come se fosse reale (=allucinazioni, come nel film Beautiful Mind). Un allucinazione è quando il contenuto dell’inconscio non viene allontanato mandandolo nel rimosso fino a quando non viene accettato dalla coscienza, ma viene rinviato nel reale cioè in qualche cosa che per noi è la realtà vera. Uno che pensa di essere Napoleone vede qualcuno che gli ricorda Nelson, si arrabbia e pensa di avere davanti a sé il suo nemico. L’allucinazione tende a spostare un contenuto sgradevole in una presunta realtà cioè quella allucinata. Dal reale è impossibile toglierlo e diventa reale al 100%