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Riassunto del terzo pacchetto di slide
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il concetto di “gruppo” ha molteplici significati: Lewin (1948) e Campbell (1958): un gruppo esiste quando i membri condividono un destino comune. Sherif e Sherif (1969): il gruppo implica una struttura sociale, fatta di ruoli, status e relazioni. Bales (1950) e Homans (1950): è fondamentale la comunicazione faccia a faccia. Turner (1982): due o più persone si percepiscono come appartenenti alla stessa categoria sociale. Brown (1988): il gruppo esiste anche quando la sua esistenza è riconosciuta da altri. I gruppi hanno proprietà emergenti (Mead, Sherif, Asch, Lewin): la loro identità nasce dalle relazioni tra individui. Quasi tutti funzionano come parte di gruppi (Steiner, 1986).
Tajfel (1978) distingue tra comportamento interpersonale e intergruppi, collocandoli su un continuum: Interpersonale: basato su caratteristiche individuali. Intergruppi: determinato dall’appartenenza sociale. L’identità sociale diventa così parte integrante dell’identità personale. Appartenere a un gruppo modifica la percezione di sé e influisce su autostima e comportamento.
Le Bon (1896): nella folla si perde razionalità e identità personale a causa di anonimato, contagio e suggestionabilità. Zimbardo (1969): la deindividuazione porta a disinibizione e perdita di autocontrollo. Johnson e Downing (1979): la deindividuazione può anche aumentare comportamenti prosociali. Reicher (1982): nelle folle non c’è perdita, ma trasformazione dell’identità; il comportamento collettivo segue regole intergruppo.
Entrare in un gruppo può provocare ansia sia nel nuovo membro che nel gruppo. Comporta un cambiamento nel concetto di sé e nelle dinamiche di autostima.
Hanno una funzione simbolica e di apprendimento. Rappresentano il passaggio di status e creano lealtà e coesione (Aronson e Mills, 1959).
Del destino (Lewin): consapevolezza che il proprio destino è legato a quello del gruppo. Del compito: i risultati individuali influenzano quelli collettivi.
Positiva: favorisce cooperazione e aiuto reciproco. N egativa: favorisce competizione. Deutsch (1949): la cooperazione migliora coesione e prestazione.
Bales distingue tra: Comportamenti strumentali (orientati al compito) Comportamenti socio-emotivi (espressivi) Il gruppo tende all’equilibrio (principio omeostatico) bilanciando attività strumentali e relazionali.
Orientamento al problema Valutazione delle idee Controllo per la decisione finale
IPA (Interaction Process Analysis) SYMLOG: valuta anche giudizi reciproci tra membri.
Le norme regolano comportamenti e aspettative reciproche: Offrono ordine e prevedibilità. Coordinano le attività e rafforzano l’identità di gruppo. La posizione dell’individuo influenza l’adesione alle norme, che possono mutare nel tempo.
Gli individui tendono a conformarsi alla maggioranza anche negando l’evidenza (Asch). La coesione e l’ambiguità aumentano la conformità (Festinger, Sherif, Lewin). Il bisogno di approvazione e di appartenenza rafforza la pressione conformista. Turner (1987): l’appartenenza fornisce un’identità sociale; ci si conforma per coerenza con le norme del gruppo.
I devianti attirano attenzione e vengono giudicati meno simpatici. Moscovici (1969): la minoranza può influenzare il gruppo grazie alla diversità interna. Latane e Wolf (1981): influenza come processo unitario.
La prestazione dei gruppi reali può superare quella degli individui, ma spesso è inferiore al potenziale teorico (Steiner, 1972) per uso inefficiente delle risorse. La natura del compito e il tipo di collaborazione determinano la produttività.