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I principi etici che guidano il lavoro dei giornalisti, tra cui il dovere di dire la verità, il rispetto della libertà di stampa e della dignità umana, e la responsabilità sociale. Vengono analizzati i conflitti morali che i giornalisti possono affrontare, come la scelta tra informare e soccorrere, e il ruolo della censura durante i conflitti bellici. Inoltre, si discute l'importanza dell'eccellenza professionale come valore morale che contribuisce a definire l'etica giornalistica. Una panoramica approfondita delle questioni etiche che riguardano il giornalismo, fornendo spunti di riflessione sulla complessità e le sfide di questa professione.
Tipologia: Appunti
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1. Dire la verità? Nel linguaggio giornalistico l’intera tema etico si riassume in un’unica questione: a quale fine debba indirizzarsi la condotta dei giornalisti e con quali mezzi raggiungerlo. Occuparsi di etica vuol dire cercare di capire quale possa essere il senso morale del lavoro del giornalista, della diffusione delle notizie ecc. Resta infatti da indagare la natura morale del mondo della notizia, i cui confini si sono dilatati. Di questi nuovi rapporti tra influenza dei media ed emozioni di massa è rappresentativo il funerale della principessa Diana, per il quale è stata calcolata un’audience mai registrata prima. L’immagine classica del compito del giornalista è quella del paladino della verità , ma in realtà sappiamo che quello di verità giornalistica è un concetto astratto e relativo: non esiste la verità, esistono delle notizie, ma la verità e la notizia possono coincidere per una piccola parte. Inoltre, i giornalisti svolgono il loro mestiere all’interno di circuiti di potere, in virtù dei quali il giornalismo è un esercizio di potere. Quindi, la condizione reale in cui il giornalista da un significato al proprio mestiere è il frutto di un complesso di fattori: la sua personalità e le sue convinzioni, la linea editoriale e politica del giornale, il contesto sociale in cui opera, l’argomento di cui deve occuparsi. Questo si rispecchia in una serie di principi etici: dire la verità è solo uno dei compiti morali che concernono i giornalisti, per cui non può esistere un unico modello etico ma si deve scegliere fra modelli diversi. Lo scopo, però, non è occuparsi di un’etica del giudizio, bensì di un’etica della funzione, cioè in quali termini si può parlare di un’etica giornalistica come di una condotta che risponda alla funzione e ai fini propri del giornalismo. Alla metà dell’800, Russell inviava da Gallipoli comunicati al Times sulla guerra di Crimea, sotto forma di lettere che rivelavano il pietoso stato delle forze britanniche. E’ un esempio di come il principio giornalistico di dire la verità entri in conflitto con il valore del patriottismo , inteso come salvaguardia degli interessi e della sicurezza della nazione. Ci sono infatti casi in cui i giornali hanno rinunciato a svolgere la loro funzione principale, cioè informare, nella convinzione di dover rispettare interessi più generali. Sul piano pratico, è stato un errore perché l’impreparazione britannica è stata la causa della sconfitta.
altri esempi: -Peter Annet ha iniziato la sua carriera in Vietnam, dove un giorno vide un monaco buddista accovacciarsi sul marciapiede, cospargersi di benzina e darsi fuoco per protestare contro l’intervento americano. Disse di aver voluto impedire quell’evento come umano, ma di non averlo potuto fare come reporter. -Harri Peccinotti, spese settimane per aspettare di poter scattare una foto che ritraeva una donna che caricava il corpo del marito dentro un elicottero. Quando però ebbe l’occasione, gli venne chiesto di aiutare i feriti e lui rinunciò a scattare la foto. Anche in questo caso si tratta di un conflitto tra principi propri dell’etica giornalistica ed estranei, tra cui la solidarietà umana. Possiamo immaginare numerosi casi in cui i giornalisti, in guerra, si trovano a scegliere tra informare e soccorrere. Il perseguimento dei fini propri del giornalismo, però, è spesso costato ai giornalisti accuse di cinismo. Ne è un esempio il disappunto rivolto ai fotografi dopo la morte della principessa Diana, la cui automobile inseguita dai fotografi si è schiantata. Anche i fotoreporter che per primi entrarono nei campi di concentramento dovettero indossare una corazza di cinismo, Bourke-White racconta però di aver provato quasi sollievo, perché la macchina fotografica poneva tra lei e quell’orrore una sottile barriera.
2. Conflitti morali Interrogarsi sull’etica giornalistica significa verificare come questa realtà complessa, possa essere inquadrata in una struttura coerente di principi, che abbia il carattere di un sistema morale. Il problema delle regole etiche è stato messo a fuoco da Lambeth , che distingue cinque principi ai quali ricondurre le prerogative morali della professione: 1. Principio della verità: riguarda il compito fondamentale assegnato al giornalista e sottintende tutti gli aspetti inerenti all’esattezza della notizia. Un giornalista non solo non deve falsificare i fatti, ma deve anche sforzarsi a stabilirne l’autenticità, controllando le informazioni raccolte. Tuttavia, il principio di dire la verità non riguarda solo la fedeltà ai fatti nella loro apparenza, ma anche in quello che può nascondersi. Il dovere del reporter, infatti, è fare qualcosa di più che semplicemente osservare e registrare ciò che incontra sulla strada e ciò comporta due conseguenze, cioè il dovere di interpretare gli avvenimenti alla luce dei loro reali significati e di investigare oltre le versioni ufficiali.
Fino alla prima guerra mondiale , i giornalisti avevano goduto di una certa libertà per quanto riguardava l’accesso alle fonti, ma in nessuno conflitto come nella prima guerra mondiale l’informazione è stata così controllata e la menzogna ha avuto più successo. I corrispondenti furono tenuti lontani dai campi di battaglia, gli Alleati consentivano l’accesso ai giornalisti solo se scortati. Anche per quanto riguarda la seconda guerra mondiale , il comando alleato aveva deciso che questa sarebbe stata newless, cioè senza notizie. Nei fatti, non si riuscì a tenere lontani i giornalisti dal fronte, ma si riuscì ad ottenere un loro coinvolgimento nello spirito patriottico. Invece, la guerra in cui i giornalisti hanno avuto l’effettiva possibilità di accesso, è stata quella di Vietnam. È stata la prima guerra mostrata in televisione, mai più i giornalisti avrebbero goduto di una simile libertà. Nel caso della guerra del Golfo, invece, gli alleati si erano organizzati in modo che i giornalisti fossero sottoposti ad un rigido sistema di controlli ed erano tenuti a firmare un documento che li impegnava ad accettare una serie di regole. Nel libro Dal nostro inviato di guerra, di Mimmo Candito, viene riportato il testo del documento: -dovete essere accompagnati sempre da una scorta militare -è proibito filmare soldati feriti o morti -è proibito pubblicare info sul tipo di armi, spostamenti ecc -è proibito dare informazioni sulle perdite -sono vietate le interviste non concordate
4. L’eccellenza professionale I principi morali non esauriscono il quadro dei riferimenti sui quali l’etica giornalistica poggia le basi, ma bisogna considerare altri elementi: virtù e valori. I valori si distinguono in morali e non morali, quelli morali definiscono ciò che è bene e male, mentre quelli non morali sono competenza, utilità, istruzione. Per virtù si intendono le caratteristiche che determinano in senso positivo una persona, consentendogli di perseguire i principi etici, tra cui coraggio, intraprendenza.
Un valore particolare è l’eccellenza professionale , che non è esclusivo del giornalismo, ma si presenta sotto aspetti comuni anche ad altri ambiti. Presenta infatti una triplice valenza: a) comprende e assorbe una serie di valori non morali e virtù che servono per primeggiare nella professione, b) assume il significato e la funzione di un valore morale che concorre a definire il sistema etico del giornalismo, c) si incrocia con il principio della stewardship, contribuendo a rendere operante la responsabilità sociale di un giornalista. Eccellenza professionale non significa solo valorizzazione e realizzazione delle capacità di un giornalista, ma può rappresentare un principio morale. Può avere effetti positivi sulla vita di un giornale, dal momento che la notizia è in rapporto con il processo di fidelizzazione del pubblico, in secondo luogo può proporre modelli efficaci di interpretazione della notizia. Ma è anche esposta ad evidenti conflitti tra principi morali: ad esempio, negli anni 70 venne condotta un’inchiesta per documentare il fenomeno della corruzione. Venne preso in esame un bar, oggetto di richieste di tangenti e quest’operazione comportò violazione delle norme in materia di esercizi pubblici, perché alcuni cronisti vennero inseriti tra il personale del locale per controllare il comportamento dei dipendenti comunali. Un caso ancora più complesso è quello di Elian Gonzales, un bimbo cubano di sei anni: la madre era morta a causa del naufragio del gommone sul quale aveva tentato di fuggire da Cuba a Miami. Il bambino era stato salvato, ma i parenti della madre si erano rifiutati di restituirlo al padre. Il Corriere dedica una pagina alla vicenda, aprendo il pezzo con una dichiarazione del bambino, il quale chiede al padre di non tornare a Cuba.