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Contabilità Analitica: Metodi di Calcolo del Costo di Produzione - Prof. Vitolla, Appunti di Programmazione e controllo

programma intero di programmazione e controllo

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 04/02/2020

sabrina-di-cugno
sabrina-di-cugno 🇮🇹

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L’ATTIVITÀ DI DIREZIONE
L’attività di direzione consiste nel prendere decisioni, sulla base dei criteri di efficacia (capacità di
raggiungere un risultato a prescindere) ed efficienza (capacità di mantenere un rapporto equilibrato tra
risultati e risorse messe in campo per ottenere quei risultati), e controllare gli effetti delle decisioni. L'azienda
deve perseguire entrambi i criteri contemporaneamente. L'attività di direzione si compone di tre fasi:
-definire gli obiettivi, ossia pianificare e programmare;
-gestione o management, ossia la realizzazione degli obiettivi;
-controllo dei risultati, ossia controllo in senso stretto.
Le aziende che non seguono la fase di definizione degli obiettivi e del controllo dei risultati sono aziende
senza controllo, poiché senza la prima fase sono in balia degli eventi esterni mentre senza la terza fase non
conoscono il costo di produzione. L'effetto feedback o retroazione consiste nel partire dei risultati per
cambiare le fasi precedenti, non sempre però le modifiche riguardano la gestione talvolta possono
riguardare gli obiettivi. Il limite del feedback è l'irreversibilità di alcuni risultati.
IL SISTEMA DI CONTROLLO DI GESTIONE
Il sistema di controllo di gestione analizza un fenomeno in un ottica sistemica, il sistema va oltre le parti che
lo compongono con la visione unitaria del fenomeno ed il suo fine è quello di rendere uniche le parti
componenti sistema. Le finalità di un sistema di controllo di gestione sono:
-la conoscenza dell'azienda e dell'ambiente circostante da parte dei suoi manager per conseguire una
migliore gestione;
-la motivazione dei manager da innalzare in caso di grandi aziende quando non c'è sovrapposizione tra
proprietario e azionista;
Obiettivi troppo bassi o troppo alti sono demotivati, bisogna consentire l'errore con capacità di recupero. Gli
elementi di un sistema di controllo di gestione sono:
-la struttura tecnico-contabile che produce dati e informazioni necessari per il controllo;
-la struttura organizzativa che definisce i criteri di ripartizione delle responsabilità manageriali (geografici,
funzionali, sul prodotto e sulle fasi di produzione) a differenza della struttura organizzativa in generale
(definisce i criteri di ripartizione del potere manageriale con i quali si definiscono dove iniziano i poteri di
un manager e dove iniziano i poteri di un altro manager).
In una struttura fisiologica potere e responsabilità dovrebbero coincidere, nelle situazioni reali però possono
non coincidere. Nel momento in cui non coincidono c'è demotivazione.
STRUTTURA TECNICO-CONTABILE DEL CONTROLLO DI GESTIONE
La struttura tecnico-contabile del controllo di gestione è l'insieme di metodologie e strumenti che servono a
produrre dati e informazioni necessari per il controllo. Le sue componenti sono:
-contabilità generale, rileva in modo sistematico e continuativo gli scambi con l'esterno, cioè acquisti,
vendite, pagamenti, ottenimento di un mutuo e li sintetizza nel bilancio di esercizio che rappresenta la
situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'azienda nel suo complesso. I difetti della contabilità
generale sono due: 1. rileva solo gli scambi con l’esterno e non le attività di produzione interna; 2. i dati
della contabilità generale si riferiscono all’azienda nel suo complesso mentre di solito le decisioni si
riferiscono alle componenti dell’azienda.;
-contabilità analitica, rileva i valori economici, cioè i costi e i ricavi, di oggetti particolari disgregando i costi
e i ricavi di contabilità generale;
-budget, traduce in termini monetari, cioè quantifica, gli obiettivi futuri di breve periodo, trasformando le
idee in numeri, ed è un bilancio preventivo;
-scostamenti, la differenza tra valori preventivi e valori consuntivi.
DIFFERENZE TRA CONTABILITÀ GENERALE E CONTABILITÀ ANALITICA
Contabilità analitica:
-si riferisce ad oggetti particolari;
-rileva anche i fatti interni;
-enfasi su attendibilità e tempestività;
-forma contabile ed extra contabile.
Contabilità generale:
-si riferisce all'azienda nel suo complesso;
-rileva gli scambi;
-enfasi sulla precisione;
-forma contabile.
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L’ATTIVITÀ DI DIREZIONE L’attività di direzione consiste nel prendere decisioni, sulla base dei criteri di efficacia (capacità di raggiungere un risultato a prescindere) ed efficienza (capacità di mantenere un rapporto equilibrato tra risultati e risorse messe in campo per ottenere quei risultati), e controllare gli effetti delle decisioni. L'azienda deve perseguire entrambi i criteri contemporaneamente. L'attività di direzione si compone di tre fasi:

- definire gli obiettivi, ossia pianificare e programmare;

- gestione o management, ossia la realizzazione degli obiettivi;

- controllo dei risultati, ossia controllo in senso stretto.

Le aziende che non seguono la fase di definizione degli obiettivi e del controllo dei risultati sono aziende senza controllo, poiché senza la prima fase sono in balia degli eventi esterni mentre senza la terza fase non conoscono il costo di produzione. L'effetto feedback o retroazione consiste nel partire dei risultati per cambiare le fasi precedenti, non sempre però le modifiche riguardano la gestione talvolta possono riguardare gli obiettivi. Il limite del feedback è l'irreversibilità di alcuni risultati. IL SISTEMA DI CONTROLLO DI GESTIONE Il sistema di controllo di gestione analizza un fenomeno in un ottica sistemica, il sistema va oltre le parti che lo compongono con la visione unitaria del fenomeno ed il suo fine è quello di rendere uniche le parti componenti sistema. Le finalità di un sistema di controllo di gestione sono:

- la conoscenza dell'azienda e dell'ambiente circostante da parte dei suoi manager per conseguire una

migliore gestione;

- la motivazione dei manager da innalzare in caso di grandi aziende quando non c'è sovrapposizione tra

proprietario e azionista; Obiettivi troppo bassi o troppo alti sono demotivati, bisogna consentire l'errore con capacità di recupero. Gli elementi di un sistema di controllo di gestione sono:

- la struttura tecnico-contabile che produce dati e informazioni necessari per il controllo;

- la struttura organizzativa che definisce i criteri di ripartizione delle responsabilità manageriali (geografici,

funzionali, sul prodotto e sulle fasi di produzione) a differenza della struttura organizzativa in generale (definisce i criteri di ripartizione del potere manageriale con i quali si definiscono dove iniziano i poteri di un manager e dove iniziano i poteri di un altro manager). In una struttura fisiologica potere e responsabilità dovrebbero coincidere, nelle situazioni reali però possono non coincidere. Nel momento in cui non coincidono c'è demotivazione. STRUTTURA TECNICO-CONTABILE DEL CONTROLLO DI GESTIONE La struttura tecnico-contabile del controllo di gestione è l'insieme di metodologie e strumenti che servono a produrre dati e informazioni necessari per il controllo. Le sue componenti sono:

- contabilità generale, rileva in modo sistematico e continuativo gli scambi con l'esterno, cioè acquisti,

vendite, pagamenti, ottenimento di un mutuo e li sintetizza nel bilancio di esercizio che rappresenta la situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'azienda nel suo complesso. I difetti della contabilità generale sono due: 1. rileva solo gli scambi con l’esterno e non le attività di produzione interna; 2. i dati della contabilità generale si riferiscono all’azienda nel suo complesso mentre di solito le decisioni si riferiscono alle componenti dell’azienda.;

- contabilità analitica, rileva i valori economici, cioè i costi e i ricavi, di oggetti particolari disgregando i costi

e i ricavi di contabilità generale;

- budget, traduce in termini monetari, cioè quantifica, gli obiettivi futuri di breve periodo, trasformando le

idee in numeri, ed è un bilancio preventivo;

- scostamenti, la differenza tra valori preventivi e valori consuntivi.

DIFFERENZE TRA CONTABILITÀ GENERALE E CONTABILITÀ ANALITICA Contabilità analitica:

- si riferisce ad oggetti particolari;

- rileva anche i fatti interni;

- enfasi su attendibilità e tempestività;

- forma contabile ed extra contabile.

Contabilità generale:

- si riferisce all'azienda nel suo complesso;

- rileva gli scambi;

- enfasi sulla precisione;

- forma contabile.

I COSTI Quando c'è il focus sui costi la contabilità analitica prende il nome di contabilità dei costi. Il costo è il valore monetario espresso in termini di euro. Il costo di produzione è un valore monetario che indica il consumo dei fattori produttivi nei processi di produzione. Esso è un dato soggettivo. Il costo di acquisto è un valore monetario che indica i fattori produttivi acquistati. Esso è un dato oggettivo, è al netto dell’IVA ed è un sinonimo di spesa. SISTEMA DI MISURAZIONE DEI COSTI DI PRODUZIONE Il controller è colui che in azienda si occupa di misurazione dei costi di produzione. Gli elementi fondamentali di questo sistema sono:

  1. oggetto di costo, l'entità a cui si riferisce il calcolo;
  2. configurazione di costo, i costi dei fattori produttivi da attribuire all'oggetto. Ci sono 4 tipologie:

- costo primo, il costo delle materie prime da attribuire all’oggetto;

- costo diretto di fabbricazione, costo primo + MOD + energia;

- costo pieno di fabbricazione, costo diretto di fabbricazione + quota parte dei costi della struttura

industriale, che fa riferimento alla struttura tecnica cioè i costi degli impianti, macchinari, personale industriale non diretto ossia il caporeparto e il manutentore del macchinario;

- costo pieno aziendale, costo pieno di fabbricazione + quota parte dei costi delle strutture commerciali,

generali e amministrative; Il direct costing è dato dalla configurazione del costo primo più quella del costo diretto di fabbricazione, mentre il full costine è dato dalla configurazione del costo pieno di fabbricazione più quella del costo pieno aziendale. Il direct costing serve nelle valutazioni di convenienza economica nel breve periodo, in cui la struttura non si modifica. Nel breve periodo il prezzo di vendita deve essere maggiore rispetto al direct costing. Il full costing serve nell'analisi di medio-lungo periodo, in cui la struttura può cambiare e nella fissazione del prezzo di vendita nel caso di aziende price maker. Le aziende price taker subiscono il prezzo di vendita dall’esterno. I beni non differenziati sono le commodities e si trovano in mercati non concorrenziali in cui non si è leader. Le aziende price maker fanno i prezzi di vendita perché sono leader di mercato o di una nicchia di mercato.

  1. metodologie di calcolo: natura dei valori, i costi possono essere: presenti, passati, futuri e misti;
  2. metodologie di calcolo: metodi di valorizzazione:

- metodo diretto, presuppone la misurazione dei consumi dei fattori produttivi, da qui nascono i costi

diretti;

- metodo indiretto, è una ripartizione basata su alcuni criteri senza la misurazione dei consumi, da qui

nascono i costi indiretti. CLASSIFICAZIONE DEI COSTI I costi possono essere classificati secondo tre criteri:

  1. In base alla specificità:

- costi specifici, si sostengono per un determinato oggetto;

- costi comuni, sono riferiti a due o più oggetti.

  1. In base al metodo di valorizzazione:

- costi diretti, ottenuti dal metodo diretto;

- costi indiretti, ottenuti dal metodo indiretto.

Tutti i costi comuni sono costi indiretti perché i costi comuni devono essere ripartiti e quando c’è ripartizione si parla di costi indiretti. Mentre i costi specifici possono essere diretti se c’è convenienza a misurare i consumi o indiretti se non c'è convenienza a misurare i consumi.

  1. In base alla variabilità dei costi:

- costi variabili, che variano in funzione della quantità prodotta;

- costi fissi, che entro determinati intervalli si mantengono fissi (nel breve periodo sono immutabili).

L'economia di saturazione della capacità produttiva e l'economia di scala hanno in comune la riduzione dei costi unitari. Nelle economie di scala al crescere delle quantità cresce la capacità produttiva. CALCOLO DEL COSTO UNITARIO DI PRODOTTO

- metodo diretto (Cu= Pu x qu). Il prezzo unitario è il prezzo di acquisto di un’unità di fattore produttivo. Le

quantità unitarie sono le quantità di fattore produttivo necessarie ad ottenere una unità di prodotto finito. Il costo unitario di prodotto è il valore monetario delle quantità di fattore produttivo necessarie ad ottenere una unità di prodotto finito;

- metodo indiretto, basato sulla ripartizione (CDA= CI / quantità totale della base di allocazione).

Per la costruzione della catena del valore vi sono tre fasi:

- identificazione delle attività generatrici di valore;

- adattamento della catena del valore per il particolare settore in cui opera l’impresa;

- individuazione dei legami.

Nell’identificazione delle attività generatrici di valore ci sono:

- le attività primarie che contribuiscono direttamente alla creazione di valore e sono logistica in entrata,

operations, logistica in uscita, marketing e vendite, servizi;

- le attività di supporto che contribuiscono indirettamente alla creazione di valore supportando le attività

primarie e sono: infrastrutture, sviluppo della tecnologia, gestione delle risorse umane, approvvigionamenti. La costruzione della catena del valore può essere adottata a seconda del settore o della strategia dell’impresa. Si articolano le attività che maggiormente contribuiscono alla creazione del vantaggio competitivo, mentre si aggregano le attività minori. La catena del valore è un sistema di attività interdipendenti: i legami sono importanti quanto il modo usato per realizzare un'attività influenza il costo o l’efficacia di un’altra attività. I legami possono esistere tra le attività primarie e tra le attività primarie e di supporto. Per sfruttare al meglio un’adeguata individuazione di legami occorre il supporto delle informazioni, che sono classificate in dati, informazioni e conoscenze. Ogni catena del valore è firm specific cioè rappresenta le attività di una singola impresa in funzione al modo in cui esse sono svolte che risente del business di riferimento: gruppi di clienti, funzioni d’uso e modalità. IDENTIFICAZIONE DELLE ATTIVITÀ DELL’ABC

- criterio generale: catena del valore;

- criteri specifici: attività non troppo grandi (poco dettagliate), attività non troppo piccole (molto dettagliate). Il

livello di dettaglio 0 indica la contabilità generale poiché si riferisce ad un’attività molto grande, cioè l’azienda nel suo complesso;

- le attività devono avere contemporaneamente input e output: solo input o buchi neri, se ci sono errori

vanno corretti o se non ci sono va eliminata l’attività; senza input producono output, c’è l’errore poiché si mette l’input ma non ce ne si accorge. LIVELLO DELLE ATTIVITÀ DELL’ABC

  1. Singola unità: attività che vengono ripetute per ogni unità prodotta;
  2. Lotto: attività che vengono ripetute per ogni gruppo di attività;
  3. Prodotto: attività che viene ripetuta una volta per ogni categoria di prodotto. I costi del design sono fissi in base ai pezzi prodotti, ma sono variabili in base alla tipologia di prodotto. FASI E SCHEMA DELL’ABC L’ABC presenta 3 fasi:
  4. Attribuzione costi diretti all’oggetto finale (metodo diretto);
  5. Localizzazione costi indiretti presso le attività di pertinenza;
  6. Allocazione costi attività all’oggetto finale (metodo indiretto). Un difetto dei costi indiretti è che lo stesso input può essere comune a più attività. Più le attività diventano piccole più il problema è reale. COST DRIVER I cost driver sono I criteri di allocazione o basi di allocazione. Si dividono in:

- resource driver, può intervenire nella fase di localizzazione dei costi in diretti presso le attività di

pertinenza, quando la localizzazione diretta non è possibile; inoltre è il criterio di allocazione che consente di divedere un costo comune a più attività tra le differenti attività;

- activity driver, può intervenire nella fase di allocazione dei costi attività all’oggetto finale; inoltre è il criterio

attraverso cui il costo di un'attività viene ripartito fra più oggetti finali. ACTIVITY DRIVER L’activity driver dovrebbe corrispondere all’output di un’attività. Per esprimere l’output ci sono tre modi:

  1. numero di transazioni;
  2. tempo di transazioni;
  3. valore economico del tempo di transazioni. Il numero di transazioni è il numero più facilmente percepibile, ma non quando il tempo medio per transazioni e il valore medio economico del tempo di transazioni sono differenti. Si usa il numero di transazioni a parità del tempo e del valore del tempo.

COME CALCOLARE IL FULL COST (ABC) Costo primo + MOD = Costo diretto di fabbricazione + quota parte costi indiretti attività = FULL COST. Si aggiungono solo i costi delle attività produttive. Poiché perché quelli non produttivi sono inseriti con il ribaltamento. PREGI E DIFETTI DELL’ABC RISPETTO ALLA BASE AZIENDALE E AI CENTRI DI COSTO PREGI: - esplicita meglio il nesso di casualità; - gli activity driver sono espressioni della complessità di un prodotto. DIFETTI: - la misura dei driver non è sempre semplice. TIPOLOGIE DEI MODELLI PRODUTTIVI

- produzione per singole unità: produzione discontinua; distinguibilità fisica e logica delle unità;

- produzione a lotti: continuità della produzione intermedia; beni fisicamente distinguibili ma logicamente

non distinguibili nell’ambito del lotto però distinguibili da quelli di altri lotti;

- produzione in serie: produzione continua perché standardizzata; esiste distinguibilità fisica ma non

distinguibilità logica;

- produzione per processo a flusso continuo: continuità della produzione elevatissima; può mancare sia la

distinguibilità fisica che logica. L’insieme delle produzioni per singole unità e produzioni a lotti costituiscono la produzione su commessa, mentre l’insieme delle produzioni in serie e produzione per processi a flusso continuo costituiscono la produzione per processi. CARATTERISTICHE SISTEMA PRODUTTIVO LA DETERMINAZIONE DEI COSTI DI PRODOTTO NELLE AZIENDE CHE OPERANO SU COMMESSA È necessario distinguere i costi di commessa in due macro-categorie:

- costi diretti di commessa: costi specifici direttamente attribuibili alla commessa;

- costi indiretti: costi comuni a più commesse, riferibili alla singola commessa attraverso l’utilizzo di un

coefficiente di imputazione. COSTI DIRETTI DI COMMESSA L’attribuzione dei costi diretti alla singola commessa presenta le seguenti problematiche:

- l’individuazione dei fattori produttivi suscettibili di essere misurati nei volumi di impiego;

- l’individuazione dei criteri di misurazione dei volumi di fattori o servizi impiegati in relazione al grado di

affinamento;

- l’individuazione dei criteri di valutazione dei consumi, con la relativa molteplicità di opzioni: per le materie

prime i criteri LIFO, FIFO e costo medio ponderato; per la manodopera il costo medio orario aziendale, quello di stabilimento, quello relativo a ciascun centro produttivo o quello specifico del singolo lavoratore. Il terzo punto è un problema comune a qualsiasi contesto produttivo; l’analisi dei documenti extra contabili tipici delle imprese che operano su commessa, che contengono i dati e le informazioni necessari per il calcolo del costo di prodotto, evidenziano la modalità di rilevazione dei costi in esame e la loro attribuzione alla commessa. Il modulo del prelievo dei materiali è il documento elementare, dove sono annotati giornalmente il tipo, la quantità e il prezzo di acquisto dei materiali prelevati, nonché il codice identificativo della commessa per la quale sono utilizzati. Nel cartellino dei tempi è annotata, per ogni dipendente impiegato nella fase produttiva, la ripartizione giornaliera dei tempi di lavoro; in esso sono specificati i codici delle commesse a cui il dipendente ha lavorato o altre attività svolte non riconducibili a una specifica commessa. Tutti i costi diretti sono riepilogati nella scheda di commessa.

ELEMENTI COMMESSA PROCESSI

caratteristiche settore produzione -^ bassa continuità produzione

- elevata distinguibilità unità prodotte

- alta continuità produzione

- bassa distinguibilità unità

prodotte problema contabilità analitica allocazione costi indiretti calcolo costi medi oggetto di costo prodotto/servizio prodotto/servizio costo unitario costo specifico dell’unità costo medio centro di accumulazione dei costi scheda di commessa reparti

IL METODO MEP E LE SUE FASI Il metodo MEP si utilizza quando i costi hanno una bassa variabilità tra un periodo e l’altro; e quando la non distinguibilità è maggiore, ossia quando non si distingue un’unità dall’altra e i periodi di produzione. Le fasi del metodo MEP sono:

  1. Rappresentazione del diagramma di impiego dei fattori produttivi;
  2. Determinazione della percentuale di utilizzo dei fattori produttivi;
  3. Calcolo della UEP;
  4. Calcolo dei costi medi unitari;
  5. Determinazione del valore di costo dei prodotti finiti, delle rimanenze finali e degli scarti di produzione. Il focus è sul reparto, ossia sul prodotto finito del reparto. SISTEMI DI MISURAZIONE DEI COSTI (NATURA DEI VALORI) COSTI STANDARD I costi standard sono parametri, ossia relazioni di input e output ben definite e obiettivi, ossia mete da raggiungere. Essi sono espressioni di condizioni gestionali che possono essere ideali o normali. Le condizioni gestionali ideali corrisponde al mondo perfetto, ossia senza sprechi, con bassi costi, paragonabile ad una situazione astratta. In questa struttura il costo standard corrisponde al costo standard teorico. lo svantaggio è che si tratta di un valore non raggiungibile. Le condizioni gestionali normali trattano ciò che devi solito si fa e si è fatto con riferimento al passato. In questa situazione il costo standard corrisponde al costo standard pratico. Lo svantaggio è che possiede difetti connessi al passato. FUNZIONI DEI COSTI STANDARD
  • (^) PRINCIPALI:
  1. in fase di programmazione (ex ante): i costi standard rendono più razionali le operazioni di acquisto e di impiego dei fattori produttivi. Essi generano le rimanenze con i connessi costi, ossia di logistica, di deperimento, di obsolescenza e di interessi passivi;
  2. in fase di controllo: il costo standard è un elemento di paragone e confronto con i costi effettivi, per dire se la gestione è andata bene o male;
  3. motivazione: il costo standard essendo obiettivo, spinge i manager al raggiungimento dell'obiettivo fissato, infatti il costo standard deve essere sfidante;
  • (^) SECONDARIE O ACCESSORIE:
  1. valutazione delle rimanenze, dei semilavorati e dei prodotti finiti: il costo standard è utilizzato per valutare le rimanenze ovviando il costo effettivo;
  2. valutazione dei costi di produzione: il costo standard è utilizzato per valutare il costo di produzione. DETERMINAZIONE COSTO STANDARD Il costo standard è uguale alla moltiplicazione tra prezzo standard e quantità standard. Il costo standard è il valore monetario della quantità di fattore produttivo necessarie per ottenere un'unità di prodotto finito sulla base delle condizioni gestionali standard. Il prezzo standard è il prezzo di un'unità di fattore produttivo sulla base delle condizioni gestionali standard. La quantità standard è la quantità di fattore produttivo necessaria ad ottenere un'unità di prodotto finito sulla base delle condizioni gestionali standard. I costi standard sono unitari. SISTEMI A COSTI EFFETTIVI SISTEMA A COSTI NORMALIZZATI SISTEMA A COSTI PREVENTIVI COSTI STANDARD dati passati dati presenti dati futuri dati futuri servono a monitorare e a controllare servono a realizzare 2 obiettivi: tempestività dei dati; evitare distorsioni dei costi stagionali servono per effettuare previsioni costi preventivi in cui ci sono le previsioni fatte in modo razionale costi diretti=effettivi costi indiretti= CDA* x quantità effettive della base di allocazione

DETERMINAZIONE COSTO STANDARD PER I COSTI DIRETTI

- MATERIALI DIRETTI:

- prezzo standard: prezzo di acquisto + oneri accessori, si dividono in dati storici si usano quando si parla

di futuro pensando al passato (passato rivisto) e analisi di mercato con cui si studiano i mercati;

- quantità standard: quantità, si dividono in dati storici e dati tecnici (fisici, chimici, ingegneristici).

- MANODOPERA DIRETTA:

- prezzo standard: salari lordi, TFR, oneri sociali a carico dell'azienda su base oraria (contratto di lavoro);

- quantità standard: tempo impiegato, si dividono in dati storici e dati organizzativi sui metodi e sui tempi

di lavoro. DETERMINAZIONE COSTO STANDARD PER I COSTI INDIRETTI

- metodi statistici, fanno riferimento all'analisi dei dati storici e si punta all’individuare il trend.

- metodi analitici, analisi profonde e dettagliate dei processi produttivi.

SPECIFICA DI OUTPUT Quantità standard ≠ specifica di output (quantità di fattore produttivo incorporata in un’unità di prodotto finito) = sfrido (perdita di fattore produttivo). La differenza tra le due deriva dal fattore produttivo improduttivo, ossia il fattore produttivo che compro ma che non me ne se ne fa nulla. Gli acquisti si programmano sulle quantità standard (specifica di output / 1 - % fattore produttivo improduttivo). ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI Gli scostamenti sono espressi in unità monetarie. Essi rappresentano la differenza tra i valore economici preventivi e i valori economici consuntivi. Lo scostamento può essere di ricavi o di costi. Lo scostamento di costo è uguale al costo preventivo meno il costo consuntivo. FATTORI VARIABILI

- scostamento globale = costo totale di budget (Ps x Qs x Vp) - costi totali effettivi (Pe x Qe x Ve). Esso non

identifica la causa dello scostamento, il suo fine è quello di isolare le cause dello scostamento.

- scostamenti elementari, sono di tre tipi e cercano di isolare lo scostamento facendo variare un solo

elemento. La loro somma ci da lo scostamento globale. Gli scostamenti elementari si applicano a tutte le categorie di costi variabili:

- scostamento di volume = Ps x Qs (Vp - Ve);

- scostamento di efficienza = Ps (Qs x Ve - Qe x Ve) ossia Ps (Qsa - Qei). Qsa è la quantità standard

autorizzata ossia la quantità che avremmo dovuto impiegare sulla base delle quantità standard dei volumi di produzione effettivi, Qei è la quantità effettivamente impiegata;

- scostamento di spesa = Qei (Ps - Pe).

Per i costi indiretti variabili (CIV) quando si parla di quantità si fa riferimento alle quantità della base di allocazione. Lo scostamento di spesa può essere espresso in modo diverso tramite la seguente operazione: Qei x Ps - Qei x Pe / CIV effettivi. Lo scostamento di spesa dei costi indiretti variabili effettivi è preferibile svolgerlo secondo la formula Qei x Ps - CIV effettivi. INTERPRETAZIONE DEGLI SCOSTAMENTI E RESPONSABILITÀ In generale, per tutti i tipi di scostamento maggiore di zero c'è un risparmio dei costi, invece, minore di zero c'è un aggravio di costi. Solo per gli scostamenti di spesa ed efficienza maggiore di zero c'è una situazione favorevole, invece, minore di zero c'è una situazione sfavorevole. Lo scostamento di volume è una causa economica e matematica, ma non è una causa manageriale (spesa ed efficienza). Il soggetto responsabile degli scostamenti di spesa nei materiali diretti è il responsabile acquisti, il soggetto responsabile degli scostamenti di spesa nella manodopera diretta è l'ufficio del personale e responsabile risorse umane, il soggetto responsabile degli scostamenti di efficienza dei materiali diretti e della manodopera diretta è il direttore produzione, capi reparti e aria di produzione, il soggetto responsabile degli scostamenti di volume dei materiali diretti non è nessuno.