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riassunto completo del primo soccorso pediatrico
Tipologia: Sintesi del corso
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IL SOCCORSO PEDIATRICO Il pronto soccorso è un insieme di attività complesse che hanno come obiettivo la diagnosi e la terapia. L’attuazione di tali procedure spetta unicamente al personale sanitario. Il primo soccorso, invece, è rappresentato da semplici manovre orientate a mantenere in vita l’infortunato e a prevenire le complicazioni, senza l’utilizzo di farmaci o di strumentazioni. Il primo soccorso è praticabile da qualsiasi persona che, in caso di omissione, è perseguibile. Soccorrere non vuol dire effettuare prestazioni terapeutiche particolari o compiere determinate manovre, ma anche solo attivare il 118 e non abbandonare il bambino fino all’arrivo del personale qualificato, inoltre in caso di manovre di primo soccorso è importate che il soccorritore le sappia fare e non improvvisa, in quanto potrebbe peggiorare la situazione e provocare ulteriori lesioni, in questo caso diventa pienamente responsabile sotto il profilo penale e civile di eventuali danni causati all’infortunato. E’ importante che genitori ed educatori conoscano le basi di primo soccorso pediatrico in caso di rischio e rivolgano un’attenzione verso la prevenzione. Spesso gli incidenti non sono eventi casuali, ma possono essere pervenuti in quanto attualmente abbiamo delle leggi che ci permettono di modificare e adattare l’ambiente che circonda il bambino rendendolo più sicuro. Oltre a questo però è importante dare anche delle regole di comportamento ed educazione per rendere il bambino più consapevole dei rischi e pericoli e più autonomo. Il principale compito di noi adulti, genitori in primis, è quello di vigilare senza ossessionare e di fornire gli strumenti per affrontare i pericoli, approfittando anche dei piccoli incidenti per insegnare a crescere in modo autonomo.
non va è di assoluto rilievo, è necessario fare molta attenzione ai bambini che riducono l’alimentazione, dormono troppo o sono sonnolenti durante il giorno, sono troppo irritabili, anno febbre persistente maggiore i 38. Inoltre è importante conoscere le caratteristiche dell’età pediatrica che sono:
riconoscere questi pochi e semplici segni per far valutare il bambino rapidamente da un medico, considerando la rapidità con cui il grado di difficoltà respiratoria può evolvere e la gravità che potrebbe raggiungere. Altre cause di ostruzione delle vie aeree superiori da prendere in considerazione sono le reazioni allergiche ad alimenti, inalanti o farmaci; gli adulti che assistono ad una difficoltà respiratoria improvvisa devono accertarsi il più accuratamente possibile di cosa stava facendo il bambino nei minuti precedenti: se stava mangiando e cosa, se aveva giochi o altri oggetti vicino ed osservarne l’integrità. Questo ovviamente fornisce un aiuto fondamentale ai sanitari che poi si troveranno a valutare il bambino, in quanto la diagnosi e poi la cura saranno guidate da informazioni fondamentali che solo chi è presente all’esordio dei sintomi può fornire. Dei consigli utili in caso di ostruzione respiratoria sono:
dall’acqua. In questa patologia si può ricorrere anche agli impacchi con acqua calda. Emergenze traumatologiche: Le cadute e le ferite sono ai primi posti per frequenza tra gli incidenti domestici, è importante perciò: non lasciare mai solo un bambino piccolo in luogo da dove possa cadere (seggiolone, fasciatolo, letto senza sponde). Le scale rappresentano una fonte di rischio, è consigliabile perciò installare cancellini di sicurezza removibili. I balconi costituiscono un grande pericolo perché facili da scalare e perché le grosse dimensioni della testa nei bambini piccoli possono facilmente creare uno sbilanciamento e favorire la precipitazione. Non lasciare incustoditi appuntiti e pericolosi come coltelli, forbici ecc; non lasciare sgabelli e sedie vicino le finestre, proteggere gli spigoli dei mobili e cosi via. Emergenze traumatologiche: i bambini, rispetto agli adulti, hanno caratteristiche anatomiche particolari che rendono più frequenti alcuni tipi di traumi. Il trauma cranico è molto frequente nei bimbi vista la maggior superficie del capo rispetto al corpo, infatti i bambini più sono piccoli più hanno le dimensioni del cranio sproporzionate rispetto al resto del corpo, e questo espone ad un maggior rischio di trauma cranico; inoltre il ridotto controllo dei muscoli del collo, la ridotta consistenza della scatola cranica e la plasticità dei tessuti cerebrali espone ad una maggior gravità delle lesioni. Molto importante è notare se il bimbo presenta dopo un trauma una difficoltà a stare attento alle cose, una sonnolenza strana, pianto inconsolabile, inconsueta irritabilità, difficoltà a stare in equilibrio e, se è in grado di parlare, se riferisce mal di testa. È importante annotare e riferire al medico una perdita di coscienza, anche se solo transitoria. Il singolo episodio di vomito post traumatico non deve particolarmente preoccupare, infatti i centri nervosi addetti sono ancora immaturi e grandemente influenzati dalla componente emotiva; ci si deve cominciare a preoccupare se gli episodi di vomito iniziano ad essere superiori a 3 nell’arco di 1 ora, se sono ingravescenti, se non sono preceduti da nausea, ma compaiono all’improvviso e soprattutto se sono accompagnati dai sintomi neurologici descritti sopra. E’ importante In attesa dei soccorsi non dare niente da bere né da mangiare e cercare di mantenere il bimbo sdraiato su un piano rigido, per quanto possibile fermo, per cercare di limitare il più possibile, o comunque di non aggravare, le lesioni eventualmente già presenti. Tra i traumi più frequenti nei bambini, oltre al trauma cranico, troviamo anche i traumi da ustione : Le ustioni non gravi (superficie interessata inferiore al 10%) in genere richiedono solo un trattamento in ambulatorio o in pronto soccorso, senza che il bimbo necessiti di essere ricoverato. Nelle lesioni più gravi è invece indispensabile una specifica terapia idonea e precoce per minimizzare il rischio di complicanze. Mai sottovalutare un’ustione anche se piccola, deve sempre essere trattata con la massima attenzione per l’elevato rischio d’infezioni, specialmente se in aree particolarmente delicate come il collo e i genitali. Ferite: Una ferita è l’interruzione della superficie cutanea con fuoriuscita di sangue. la pelle rappresenta la nostra protezione nei confronti di batteri e agenti dannosi per il nostro corpo. Quando si produce una ferita, la pelle si rompe e quel punto di rottura può diventare la porta di ingresso dei batteri e dei germi che possono conseguentemente provocare un’infezione. E’ importante una valutazione della ferita (= come si presenta: gonfia, presenza di pus, arrossita ecc) e anche una rilevazione dell’ambiente e dell’oggetto con il quale il bambino si è recato la ferita (=presenza di ruggine o di sporco sull’oggetto). -Le ferite possono comprendere diverse tipologie: -abrasioni (cute sbucciata con parziale perdita di superficie cutanea e con piccole perdite ematiche); -lacerazione (ferita cutanea a margini frastagliati); -taglio (ferita cutanea a margini lisci);
-puntura (ferita determinata da oggetto appuntito); -avulsione (parziale lacerazione di un frammento di cute, di cui residua un lembo libero e pendente); -Nelle ferite lievi bisognerà utilizzare:-garze sterili;-acqua o soluzione fisiologica;-disinfettante;- cerotti; -bende. Nelle ferite profonde, o con gravi emorragie, si dovrà sempre chiamare il 118. -Nelle ferite con oggetto conficcato si dovranno prendere garze e bende. -In caso di oggetto piccolo, bisognerà immobilizzarlo e trasportare il bambino in ospedale. -In caso di oggetto voluminoso, si chiamerà il 118 e si terrà fermo l’oggetto. -Se è presente emorragia si deve operare una compressione su entrambi i lati dell’oggetto. -In caso di ferite con ossa sporgenti bisognerà utilizzare garze sterili per la medicazione. Contusioni: In genere sono conseguenti a traumi diretti e sono frequenti nei neonati e nei lattanti ma anche nei bambini (traumi da sport). Sono caratterizzate da dolore immediato, localizzato e a volte da tumefazioni. Non è vero che se il bimbo riesce per esempio a muovere il braccio o un arto in genere non può esserci rottura ossea. In caso di contusione è importante: -non muovere l’arto ma cercare di immobilizzarlo e tenerlo a riposo; -applicare ghiaccio (non a contatto diretto con la pelle); -tenere l’arto “in scarico” (es. braccio alzato); -accompagnare subito il bimbo al pronto soccorso in caso di forte trauma con dolore che non regredisce oppure in caso di tumefazione o deformazione dell’arto. Emorragie: La fuoriuscita di sangue da una ferita aperta determina un sanguinamento esterno o emorragia. In base al tipo di vaso sanguigno da cui fuoriesce il sangue, si parla di emorragia arteriosa ( il flusso di sangue proviene da un’arteria ed è abbondante e intermittente, il bambino avverte una sensazione di freddo), capillare (generalmente ferite superficiali, poca fuoriuscita di sangue), mista (quando sono coinvolti contemporaneamente più tipi di vasi sanguigni) e venosa (il sangue esce da una o più vene). L’organismo umano risponde in modo naturale al sanguinamento attraverso la coagulazione che deve essere però aiutata in caso di abbondante fuoriuscita di sangue. In caso di emorragia bisogna chiamare il 118 e nel caso di interessamento di braccia e di gambe si deve sollevare delicatamente l’arto colpito ad un’altezza superiore del cuore. Si dovrà applicare una garza o telo pulito sopra il punto di fuoriuscita del sangue e comprimere manualmente e forte. Lesioni oculari: Le lesioni oculari possono essere determinate da corpi estranei ma anche da schizzi di sostanze. Non bisognerà mai tentare di rimuovere i corpi estranei conficcati e bisogna raccomandare al bambino di non strofinarsi gli occhi. È necessario praticare un lavaggio oculare mentre non si devono mai usare colliri. Alla fine bisogna coprire entrambi gli occhi e trasportare il bambino in ospedale. SUPPORTO DI BASE DELLE FUNZIONI VITALI IN ETA’ PEDIATRICA: Il sostegno di base delle funzioni vitali nel bambino (Pediatric Basil Life Support o P.B.L.S.) consiste nella valutazione e nelle procedure di rianimazione cardiopolmonare necessarie per soccorrere un bimbo che: -Ha perso conoscenza; -Ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in uno stato di arresto respiratorio (non riesce o non può respirare e quindi bisogna introdurre ossigeno nel sangue); -È in arresto cardiaco (il cuore non pompa sangue nell’organismo). Se il bambino si trova in una di queste condizioni, non riesce a soddisfare le sue funzioni vitali e dunque devono essere assolutamente compensate con un aiuto. L’obiettivo principale del P.B.L.S è
con varie tecniche tuttavia in un ambiente domestico o scolastico non abbiamo mezzi a disposizione, solo noi stessi. Dunque in questo caso si procede immettendo aria nei suoi polmoni utilizzando la spinta che gli diamo noi con i nostri polmoni. Nel lattante: si procede con la respirazione bocca a bocca/ naso. Mantenendo una adeguata posizione della testa il soccorritore, posto di lato, appoggia la propria bocca su quella del piccolo comprendendo anche il naso del lattante e immette aria lentamente controllando che il torace si sollevi, avendo cura fra l’una e l’altra insufflazione di staccare ed allontanare la propria bocca e di controllare che il torace torni nella posizione di riposo. Nel bambino: si procede con la respirazione bocca a bocca, anche qui il soccorritore, posto di lato, appoggia la propria bocca su quella del piccolo e immette aria lentamente controllando che il torace si sollevi, avendo cura fra l’una e l’altra insufflazione di staccare ed allontanare la propria bocca e di controllare che il torace torni nella posizione di riposo. E’ importante adottare sempre i seguenti accorgimenti: -ogni insufflazione deve durare poco più di un secondo; -ogni insufflazione è efficace se determina il sollevamento del torace; -insufflazioni brusche o eseguite senza mantenere una corretta pervietà delle vie aeree, possono immettere aria nello stomaco, con conseguente rischio che il bambino possa vomitare. Nel caso in cui non si riesca a far espandere il torace bisogna controllare nuovamente l’eventuale presenza di corpi estranei in bocca e riposizionare la testa correttamente, a questo punto si devono eseguire di nuovo le insufflazioni (non più di 5 tentativi/insufflazioni). L’obiettivo è quello di eseguire almeno 2 ventilazioni efficaci. Un ulteriore tecnica di insufflazione è la respirazione pallone-maschera: si pratica utilizzando il pallone autoespansibile dotato di una maschera facciale adattabile al viso della vittima. In caso di insuccesso si deve sospettare che ci sia un corpo estraneo talmente in profondità che non si vede ma blocca il passaggio dell’aria verso i polmoni, se si presenta questa evenienza si deve procedere con le compressioni toraciche. Fase C- circulation (circolazione): Dopo le 5 insufflazioni di soccorso è necessario valutare la presenza di segni di vita (movimenti, tosse, respiro, deglutizione) per 10 secondi contati ad alta voce. Se i segni di vita sono presenti, continuare ad eseguire le ventilazioni facendone una ogni tre secondi circa e osservare sempre il bimbo. Se i segni di circolo sono assenti o c’è il dubbio che ci siano: iniziare le Compressioni Toraciche Esterne associandole alle ventilazioni. Sia nel lattante che nel bambino le compressioni toraciche vanno esercita-te sulla metà inferiore dello sterno. Nel lattante: le compressioni toraciche vanno effettuate con 2 dita (di solito 3° e 4° dito) perpendicolari allo sterno. Nel bambino: Le compressioni toraciche vanno effettuate con una mano o con due mani perpendicolari allo sterno( l’utilizzo di una o due mani si decide in rapporto alle dimensioni del paziente, indicativamente una mano al di sotto degli 8 anni e due mani al di sopra degli 8 anni). Nella tecnica ad una mano si posiziona la parte prossimale del palmo della mano (parte più vicina al polso) nel punto di compressione e si inizia il massaggio cardiaco. Sia nel lattante che nel bambino si attuano 30 compressioni e poi 2 ventilazioni ripetendo la sequenza; la frequenza delle compressioni toraciche da eseguire deve essere circa 100 ogni minuto. Ad ogni compressione il torace si deve abbassare di circa 4 centimetri nel lattante e 5 centimetri nel bambino. Ogni compressione deve essere seguita dal completo rilassamento (il cuore si deve comprimere e così facendo spingerai il sangue dove deve andare e poi si deve riempire), senza staccare le dita o la mano dal torace. Fase D- defiblilation (defibrillazione): la defibrillazione automatica esterna (DAE) si utilizza solo nel bambino di età maggiore ad 1 anno, e va effettuata in caso di: assenza di coscienza e assenza di respiro e circolo. La procedura si effettua sempre dopo 5 cicli di rianimazione cardio-polmonare.
Per effettuarla: -si posiziona il DAE in prossimità della testa del paziente; -si attiva l’apparecchio che guiderà vocalmente il soccorritore in tutte le sue operazioni; -si applicano le piastre sul torace, per applicarle nel modo consono si osservano le illustrazioni di applicazione riportate sopra le piastre stesse (le piastre si applicano una sull’antero posteriore del torace e l’altra nella zona biascellare); -si seguono le istruzioni vocali dell’apparecchio. Le procedure di PBLS devono venire effettuate anche in caso di folgorazione (danno provocato da corrente elettrica) e di annegamento. Inalazioni di copri estranei in età pediatrica: L’inalazione di un corpo estraneo può essere facilmente riconosciuta se si assiste direttamente all’evento, specialmente durante i pasti, comprendendo subito la necessità di soccorso immediato; quando invece non si assiste direttamente all’evento rendersi conto del pericolo può non essere così evidente, il sospetto allora deve venire ogni qual volta ci si trovi di fronte a: improvvisa difficoltà a respirare; accenni di tosse accompagnati dalla difficoltà respiratoria; respiro rumoroso. Il materiale inalato ingombra le prime vie respiratorie ostacolando il libero passaggio dell’aria e si innescano i riflessi per espellerlo (tosse) con conseguente difficoltà respiratoria, che può essere più o meno grave a seconda delle dimensioni, della forma, del tipo di corpo estraneo e della sede del materiale inalato lungo le vie respiratorie. A volte però l’ostacolo che il materiale inalato provoca al flusso d’aria che deve raggiungere i polmoni può essere totale e impedire completamente il passaggio di aria provocando soffocamento. Il corpo estraneo è il materiale inalato che accidentalmente è penetrato nelle vie respiratorie, paragonabili ad un albero rovesciato, che inizia con un’apertura a valvola, la glottide, e poi si divide in successive diramazioni con diametro via via più piccolo. Quindi il corpo estraneo a seconda della forma e delle dimensioni procederà lungo l’albero respiratorio trascinato dalla corrente d’aria fino a fermarsi là dove la via è più stretta. L’evenienza più temibile è quella della inalazione di un corpo estraneo abbastanza grande da bloccarsi lungo la laringe e la trachea, occludendo drammaticamente le vie respiratorie, il bambino in questo caso non emette suoni e non respira e sarà in pericolo di vita per asfissia. Fortunatamente nella maggior parte dei casi i corpi estranei penetrano in profondità localizzandosi nei bronchi periferici più piccoli e in modo particolare nelle diramazioni bronchiali di destra. Questo è spiegato dalla particolare conformazione anatomica del bronco principale di destra, che facilita il passaggio del materiale estraneo inalato perché ha dimensioni superiori rispetto a quello di sinistra e crea un flusso di aria maggiore che “aspira” il corpo estraneo. In caso di ostruzione completa con la comparsa di soffocamento caratterizzato dalla completa assenza di aria all’interno delle vie respiratorie, il bambino non respira, la sua voce non si sente, non emette alcun suono, diventa immediatamente cianotico; il completo arresto respiratorio è seguito dopo qualche minuto, dall’arresto cardiaco, in questa situazione bisogna chiamare immediatamente il 118 e procedere con manovre per diminuire i rischi di mortalità del bambino, le manovre da attuare in caso di soffocamento sono per bambino con età inferiore ad 1 anno: sedersi e posizionare il bambino sulle proprie ginocchia girato sulla pancia, sostenendo la faccia rivolta verso il basso con il pollice e l’indice della mano sinistra appoggiati sulla mandibola del bimbo, cercando di mantenergli la bocca aperta, dopo di che: -Battere tra le scapole del bambino 5 colpi secchi con il palmo della mano con direzione da dietro in avanti; -Girare poi il piccolo sulla schiena, con la faccia in alto rivolta verso di voi; -Con due dita, indice e medio, esercitare 5 rapide pressioni a livello dei capezzoli al centro del torace;