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Sicurezza e Primo Soccorso in Età Pediatrica: Guida Pratica per Genitori e Operatori, Sintesi del corso di Scienze Umane

riassunto completo del primo soccorso pediatrico

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 27/01/2021

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mati-thioune 🇮🇹

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IL SOCCORSO PEDIATRICO
Il pronto soccorso è un insieme di attività complesse che hanno come obiettivo la diagnosi e la
terapia. L’attuazione di tali procedure spetta unicamente al personale sanitario. Il primo soccorso,
invece, è rappresentato da semplici manovre orientate a mantenere in vita l’infortunato e a
prevenire le complicazioni, senza l’utilizzo di farmaci o di strumentazioni. Il primo soccorso è
praticabile da qualsiasi persona che, in caso di omissione, è perseguibile. Soccorrere non vuol dire
effettuare prestazioni terapeutiche particolari o compiere determinate manovre, ma anche solo
attivare il 118 e non abbandonare il bambino fino all’arrivo del personale qualificato, inoltre in
caso di manovre di primo soccorso è importate che il soccorritore le sappia fare e non improvvisa,
in quanto potrebbe peggiorare la situazione e provocare ulteriori lesioni, in questo caso diventa
pienamente responsabile sotto il profilo penale e civile di eventuali danni causati all’infortunato.
E’ importante che genitori ed educatori conoscano le basi di primo soccorso pediatrico in caso di
rischio e rivolgano un’attenzione verso la prevenzione. Spesso gli incidenti non sono eventi casuali,
ma possono essere pervenuti in quanto attualmente abbiamo delle leggi che ci permettono di
modificare e adattare l’ambiente che circonda il bambino rendendolo più sicuro. Oltre a questo
però è importante dare anche delle regole di comportamento ed educazione per rendere il
bambino più consapevole dei rischi e pericoli e più autonomo. Il principale compito di noi adulti,
genitori in primis, è quello di vigilare senza ossessionare e di fornire gli strumenti per affrontare i
pericoli, approfittando anche dei piccoli incidenti per insegnare a crescere in modo autonomo.
- Le cause maggiori di incidenti nelle varie fasi dell’età pediatrica:
Fino a 3 mesi di vita del bambino la causa principale d’incidente è dovuta all’incuria degli adulti,
specialmente per quanto riguarda il trasporto scorretto del neonato in automobile; il rischio di
annegamento nel bagnetto; il rischio di scottature e ustioni da acqua calda.
Dopo i 4 - 5 mesi il bambino inizia a manipolare gli oggetti e a girarsi da solo. Va fatta allora
attenzione all’ingestione di cose troppo piccole o al soffocamento da cibo e alle cadute dal
fasciatoio o dal lettone, con rischio di gravi traumi.
Dopo gli 8 - 9 mesi inizia a gattonare e questa è un’acquisizione motoria estremamente
importante perché permetterà al piccolo di difendersi durante le cadute proteggendosi il viso con
le mani, ma è anche una fase in cui i genitori devono seguirlo con grande attenzione per il rischio
di traumi, cadute e contatti con la corrente elettrica.
Dopo i 10 – 12 mesi il bambino acquista la sua maggiore autonomia per-ché inizia la
deambulazione autonoma. È in questa fase che da solo incorre nei primi veri pericoli, come i rischi
di ustione da pentole sui fornelli, cibi e bevande caldi, intossicazioni, cadute
Dopo l’inizio della scuola materna il bambino impara ad usare la bicicletta, le ferite ed i traumi
diventano più frequenti. È opportuno già da adesso educarli all’uso del casco, sia per la bicicletta
che per altre attività come lo sci e continuare a legarli in automobile con le apposite cinture sul
seggiolino prima e sul sedile poi.
In età prescolare e comunque il più precocemente possibile è opportuno l’insegnamento del
nuoto; è un modo semplice per dare maggiore sicurezza al bambino quando si trova in piscina o al
mare; fa parte di una strategia di prevenzione utile che gli permetterà di affrontare il pericolo
dell’acqua alta per tutta la vita.
Durante l’età della scuola elementare vanno date precise informazioni sul traffico e istruzioni di
educazione stradale in modo tale da permettergli di attraversare la strada in sicurezza.
Durante l’età dell’adolescenza gli incidenti stradali prendono il primo posto. Bisogna creare
un’educazione all’uso obbligatorio del casco per il motorino. È giusto anche informare sui possibili
traumi da attività sportiva e anche sul modo di affrontarli.
E’ importante nei bambini in ogni fasci di età la percezione da parte dei genitori di qualcosa che
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IL SOCCORSO PEDIATRICO Il pronto soccorso è un insieme di attività complesse che hanno come obiettivo la diagnosi e la terapia. L’attuazione di tali procedure spetta unicamente al personale sanitario. Il primo soccorso, invece, è rappresentato da semplici manovre orientate a mantenere in vita l’infortunato e a prevenire le complicazioni, senza l’utilizzo di farmaci o di strumentazioni. Il primo soccorso è praticabile da qualsiasi persona che, in caso di omissione, è perseguibile. Soccorrere non vuol dire effettuare prestazioni terapeutiche particolari o compiere determinate manovre, ma anche solo attivare il 118 e non abbandonare il bambino fino all’arrivo del personale qualificato, inoltre in caso di manovre di primo soccorso è importate che il soccorritore le sappia fare e non improvvisa, in quanto potrebbe peggiorare la situazione e provocare ulteriori lesioni, in questo caso diventa pienamente responsabile sotto il profilo penale e civile di eventuali danni causati all’infortunato. E’ importante che genitori ed educatori conoscano le basi di primo soccorso pediatrico in caso di rischio e rivolgano un’attenzione verso la prevenzione. Spesso gli incidenti non sono eventi casuali, ma possono essere pervenuti in quanto attualmente abbiamo delle leggi che ci permettono di modificare e adattare l’ambiente che circonda il bambino rendendolo più sicuro. Oltre a questo però è importante dare anche delle regole di comportamento ed educazione per rendere il bambino più consapevole dei rischi e pericoli e più autonomo. Il principale compito di noi adulti, genitori in primis, è quello di vigilare senza ossessionare e di fornire gli strumenti per affrontare i pericoli, approfittando anche dei piccoli incidenti per insegnare a crescere in modo autonomo.

  • Le cause maggiori di incidenti nelle varie fasi dell’età pediatrica: Fino a 3 mesi di vita del bambino la causa principale d’incidente è dovuta all’incuria degli adulti, specialmente per quanto riguarda il trasporto scorretto del neonato in automobile; il rischio di annegamento nel bagnetto; il rischio di scottature e ustioni da acqua calda. Dopo i 4 - 5 mesi il bambino inizia a manipolare gli oggetti e a girarsi da solo. Va fatta allora attenzione all’ingestione di cose troppo piccole o al soffocamento da cibo e alle cadute dal fasciatoio o dal lettone, con rischio di gravi traumi. Dopo gli 8 - 9 mesi inizia a gattonare e questa è un’acquisizione motoria estremamente importante perché permetterà al piccolo di difendersi durante le cadute proteggendosi il viso con le mani, ma è anche una fase in cui i genitori devono seguirlo con grande attenzione per il rischio di traumi, cadute e contatti con la corrente elettrica. Dopo i 10 – 12 mesi il bambino acquista la sua maggiore autonomia per-ché inizia la deambulazione autonoma. È in questa fase che da solo incorre nei primi veri pericoli, come i rischi di ustione da pentole sui fornelli, cibi e bevande caldi, intossicazioni, cadute Dopo l’inizio della scuola materna il bambino impara ad usare la bicicletta, le ferite ed i traumi diventano più frequenti. È opportuno già da adesso educarli all’uso del casco, sia per la bicicletta che per altre attività come lo sci e continuare a legarli in automobile con le apposite cinture sul seggiolino prima e sul sedile poi. In età prescolare e comunque il più precocemente possibile è opportuno l’insegnamento del nuoto; è un modo semplice per dare maggiore sicurezza al bambino quando si trova in piscina o al mare; fa parte di una strategia di prevenzione utile che gli permetterà di affrontare il pericolo dell’acqua alta per tutta la vita. Durante l’età della scuola elementare vanno date precise informazioni sul traffico e istruzioni di educazione stradale in modo tale da permettergli di attraversare la strada in sicurezza. Durante l’età dell’adolescenza gli incidenti stradali prendono il primo posto. Bisogna creare un’educazione all’uso obbligatorio del casco per il motorino. È giusto anche informare sui possibili traumi da attività sportiva e anche sul modo di affrontarli. E’ importante nei bambini in ogni fasci di età la percezione da parte dei genitori di qualcosa che

non va è di assoluto rilievo, è necessario fare molta attenzione ai bambini che riducono l’alimentazione, dormono troppo o sono sonnolenti durante il giorno, sono troppo irritabili, anno febbre persistente maggiore i 38. Inoltre è importante conoscere le caratteristiche dell’età pediatrica che sono:

  • L’immaturità sistemica;
  • La maggiore suscettibilità ad ipoglicemia e disidratazione;
  • La tendenza del bambino a resistere fino in fondo mettendo in atto tutta una serie di meccanismi di compenso che possono però improvvisamente venire meno. il preludio di patologie che possono frequentemente, se trascurate, rappresentare un rischio in età pediatrica è caratterizzato da sintomi sfumati, che possono facilmente essere trascurati e che, se non identificate in tempo, evolvono in condizioni pericolose per la vita, i punti cardine da osservare qualunque sia il problema del bambino sono: -PRESENTAZIONE: reattività, tono muscolare, postura, interazione con l’ambiente circostante, se lo sguardo è fisso o attratto dall’ambiente circo-stante, se il bimbo parla o piange e se il suo pianto è consolabile. -RESPIRAZIONE: fatica respiratoria, affanno, respirazione rumorosa, irregolarità respiratoria; -CIRCOLAZIONE: colore della cute, quindi se è presente pallore o altre alterazioni del colore, cute sudata, temperatura degli arti se sono caldi o freddi, se il bimbo ha bagnato il pannolino o se ha fatto pipì. 118 = Nato a bologna il primo Giugno del 1990, è un servizio pubblico e gratuito di pronto soccorso sanitario attivo 24 ore su 24, coordinato da una centrale operativa che gestisce tutte le chiamate per le necessità urgenti e di emergenza sanitaria, inviando personale e mezzi di soccorso adeguati alle specifiche situazioni di bisogno. Il servizio è composto da una centrale operativa, in cui lavorano tecnici, infermieri e medici, e dai mezzi di soccorso (fra cui ambulanze ed automediche) che vengono attivati sul territorio in risposta alle richieste di soccorso e svolge, inoltre, il compito di unico referente per le emergenze sanitarie di ogni tipo. La gestione e l’organizzazione del servizio può essere di competenza regionale, provinciale oppure deputata alle singole Aziende Sanitarie Locali. In Lombardia dal 2012 è attivo il NUE, numero unico di emergenza 112, ovvero un solo numero telefonico che fa confluire tutte le telefonate effettuate ai numeri di emergenza 112, 113, 115 e 118. Il compito istituzionale del NUE, definito “centralino laico” perché si avvale del lavoro di operatori non sanitari, è quello di identificare il chiamante e la località per la quale si richiede l’intervento di emergenza per poi inoltrare la richiesta alla centrale operativa. Per riuscire ad operare correttamente, la centrale operativa 118, ha la necessità di capire DOVE è successo COSA E’ SUCCESSO. È per questo motivo che all’utente che contatta vengono poste alcune semplici domande: identificare la gravità dell’evento permette infatti di inviare il mezzo di soccorso con le capacità assistenziali adeguate a quell’intervento, in quanto sul territorio extra- ospedaliero vi sono ambulanze dedicate a trasporti non urgenti, quindi senza né l’attrezzatura né la capacità assistenziale del personale che ne forma l’equipaggio per soccorrere pazienti particolarmente gravi; oppure ambulanze con personale, volontario e dipendente, addestrato e preparato professionalmente al soccorso; oppure ambulanze con a bordo un medico in grado di affrontare e risolvere i casi più gravi. la persona che chiama il soccorso deve specificare:
  • La tipologia dell’evento avvenuto;
  • Livello di coscienza della vittima e se la vittima ha respiro e circolo o meno;
  • Descrizione della scena e dei dettagli ( se ad esempio si tratta di incidente in auto, di incendio ecc)
  • Identificazione del chiamante: viene verificata l’autenticità della chiamata ( l’abuso del servizio è

riconoscere questi pochi e semplici segni per far valutare il bambino rapidamente da un medico, considerando la rapidità con cui il grado di difficoltà respiratoria può evolvere e la gravità che potrebbe raggiungere. Altre cause di ostruzione delle vie aeree superiori da prendere in considerazione sono le reazioni allergiche ad alimenti, inalanti o farmaci; gli adulti che assistono ad una difficoltà respiratoria improvvisa devono accertarsi il più accuratamente possibile di cosa stava facendo il bambino nei minuti precedenti: se stava mangiando e cosa, se aveva giochi o altri oggetti vicino ed osservarne l’integrità. Questo ovviamente fornisce un aiuto fondamentale ai sanitari che poi si troveranno a valutare il bambino, in quanto la diagnosi e poi la cura saranno guidate da informazioni fondamentali che solo chi è presente all’esordio dei sintomi può fornire. Dei consigli utili in caso di ostruzione respiratoria sono:

  • non agitare il bambino e cercare di tenerlo in un ambiente tranquillo e caldo, la fatica, lo spavento e il pianto peggiorano la sintomatologia respiratoria;
  • lasciarlo nella posizione per lui più confortevole, quindi non obbligarlo a sdraiarsi o sedersi, l’istinto naturale infatti lo porterà a posizionarsi nel modo in cui respira meglio;
  • Umidificare il più possibile l’aria della stanza in cui sta il bambino: utilizzo di umidificatori, o semplicemente l’acqua calda del rubinetto aperta in una stanza chiusa;
  • Chiamare i soccorsi o portare il bimbo dal medico per instaurare una terapia specifica. Un impegno respiratorio in un bambino di qualunque età, anche se lieve, deve essere sempre preso con la massima serietà e richiede la valutazione del medico; in quanto può nascondere ed essere la spia di malattie non strettamente respiratorie (cardiache o gastriche). Bisogna avere maggiore attenzione per quanto riguarda i bambini più piccoli, in quanto l’immaturità del loro apparato respiratorio e la fragilità dei meccanismi di compenso che possiedono, fanno sì che anche una lieve difficoltà respiratoria, se non curata correttamente, possa rapidamente evolvere in una severa insufficienza respiratoria. Altre malattie respiratorie molto frequenti in età pediatrica sono: l’asma; bronchiolite (quest’ultima in modo particolare nei bimbi minori di 2 anni); bronchiti e broncopolmoniti.
  • Asma : L’asma è una malattia cronica dei bronchi, causata da fenomeni infiammatori ed allergici, che provoca mancanza o difficoltà di respiro, tosse, re-spiro fischiante o sibilante, senso di oppressione toracica. Il bambino asmatico, se adeguatamente seguito e curato, conduce una vita perfettamente normale, grazie all’assunzione corretta e regolare dei farmaci prescritti. E’ importante che anche la scuola sia a conoscenza dell’eventuale presenza nella classe di un bambino asmatico, provvedendo al controllo dell’assunzione dei farmaci ed essere in grado li dove si presenti una crisi asmatica di intervenire con varie semplici indicazioni come: -non lasciare il bambino da solo e tranquillizzarlo; -somministrare nuovamente il farmaco, se il primo non ha fatto effetto; -far sedere il bambino comodamente e non sdraiarlo; -far appoggiare le mani sulle ginocchia in modo da aiutare lo sforzo dei muscoli della schiena; -aiutare il bambino a stare tranquillo evitando folle di spettatori intorno; -chiamare il 118 se non vi sono risultati positivi con l’assunzione dei farmaci, o se non li ha con se. Sindrome della morte improvvisa del lattante: Nel primo anno di vita uno degli eventi più frequenti e drammatici è costituito dalla sindrome della morte improvvisa nel lattante. Esistono delle indicazioni e raccomandazioni per prevenire l’evento tragico:
  • Far dormire il bambino coricato sulla schiena, mai di lato o a pancia in sotto;
  • Evitare oggetti soffici, paracolpi morbidi e il cuscino;
  • Non coprire troppo il bambino, e farlo stare lontano da fonti di calore, temperatura ideale 18/ gradi;
  • Far dormire il bambino nella stessa stanza dei genitori, ma non nello stesso letto;
  • Solo dopo il primo mese di vita introdurre se serve il ciuccio, senza forzare il bambino a prenderlo e senza immergerlo nel miele o nello zucchero;
  • Non fumare in presenza del bambino, durante la gravidanza o farlo stare a contatto con stanze o indumenti impregnati di fumo, in quanto quest’ultimo aumenta il rischio di morte improvvisa. Disidratazione: La disidratazione comporta una riduzione del peso corporeo in proporzione alla sua gravità, i campanelli d’allarme sono:
  • diarrea e vomito, che se ripetuti eccessivamente comportano uno scorretto reintegro di liquidi;
  • perdita di peso;
  • un cambiamento dell’atteggiamento del bimbo, ad esempio se è irrequieto, agitato o addirittura apatico, sonnolento;
  • respirazione accelerata;
  • occhi infossati, cerchiati; -labbra e lingua secche, asciutte; -cute fredda sulle mani e sui piedi. Bisogna controllare se i bimbi piccoli hanno il pannolino bagnato e se i più grandi fanno pipì (in caso di disidratazione il bimbo non urina o urina molto poco). In questi casi la valutazione del medico è fondamentale per instaurare l’idonea terapia e per valutare la necessità di un ricovero ospedaliero, dal momento che la disidratazione grave, specialmente nei bambini più picco-li, può accompagnarsi anche a riduzione della glicemia e altre alterazioni anche più gravi che devono essere monitorate in ambiente ospedaliero. La crisi epilettica: La crisi convulsiva è un evento relativamente frequente nei bambini piccoli. Spesso, anche se non sempre, è associata a febbre. È un evento sempre di grande impatto psicologico quando i genitori vi assistono per la prima volta e in genere il primo episodio deve essere sempre attentamente indagato a livello ospedaliero per identificarne in tutta certezza la causa, che può riconoscere una serie di eziologie diverse più o meno serie. Generalmente le crisi convulsive cessano quasi tutte entro 5 minuti dall’esordio. E’ importante: -proteggere la testa con un asciugamano, un cappotto o un cuscino; -tenere il bimbo su un letto o comunque in un luogo dove le probabilità che si possa ferire con ciò che sta intorno vengono ridotte; -slacciare o allentare il colletto e gli abiti stretti; -far procedere la crisi evitando che il bambino possa urtare contro strutture e materiali pericolosi;- tenerlo su un lato se possibile pronti se dovesse vomitare. Si dovranno evitare azioni tendenti a bloccare la crisi o a mettere oggetti tra i denti. Nel caso in cui le convulsioni siano concomitanti a febbre alta si deve: -prevenire la crisi evitando che la febbre salga rapidamente -scoprire il bambino -borsa del ghiaccio in testa, attuare spugnature d’acqua da temperatura ambiente a più fredde. Intossicazione: Gli avvelenamenti possono avveni-re in molti modi, dall’ingestione di cibi avariati a quella di sostanze nocive come insetticidi, farmaci e molti altri prodotti presenti in casa. Proprio per questo è di estrema importanza favorire al bambino un’ambiente sicuro, riporre in luoghi non accessibili a quest’ultimo prodotti tossici e chimici e insegnare al bambino fin da piccolo a riconoscere i simboli di pericolo. In caso di ingestione accidentale di sostanze tossiche da parte di bambini, il consiglio generale è quello di rivolgersi al Centro Antiveleno più vicino o al 118 e non prendete iniziative personali. I farmaci Sono tra le principali cause di avvelenamenti domestici sia per assunzione accidentale che per errori di somministrazione. E’ dunque importante ascoltare il parere del medico sui giusti farmaci da somministrare al bambino e sulle giuste dosi di questi ultimi, e come per le sostanze tossiche tenerli lontani dalla portata dei bambini.

dall’acqua. In questa patologia si può ricorrere anche agli impacchi con acqua calda. Emergenze traumatologiche: Le cadute e le ferite sono ai primi posti per frequenza tra gli incidenti domestici, è importante perciò: non lasciare mai solo un bambino piccolo in luogo da dove possa cadere (seggiolone, fasciatolo, letto senza sponde). Le scale rappresentano una fonte di rischio, è consigliabile perciò installare cancellini di sicurezza removibili. I balconi costituiscono un grande pericolo perché facili da scalare e perché le grosse dimensioni della testa nei bambini piccoli possono facilmente creare uno sbilanciamento e favorire la precipitazione. Non lasciare incustoditi appuntiti e pericolosi come coltelli, forbici ecc; non lasciare sgabelli e sedie vicino le finestre, proteggere gli spigoli dei mobili e cosi via. Emergenze traumatologiche: i bambini, rispetto agli adulti, hanno caratteristiche anatomiche particolari che rendono più frequenti alcuni tipi di traumi. Il trauma cranico è molto frequente nei bimbi vista la maggior superficie del capo rispetto al corpo, infatti i bambini più sono piccoli più hanno le dimensioni del cranio sproporzionate rispetto al resto del corpo, e questo espone ad un maggior rischio di trauma cranico; inoltre il ridotto controllo dei muscoli del collo, la ridotta consistenza della scatola cranica e la plasticità dei tessuti cerebrali espone ad una maggior gravità delle lesioni. Molto importante è notare se il bimbo presenta dopo un trauma una difficoltà a stare attento alle cose, una sonnolenza strana, pianto inconsolabile, inconsueta irritabilità, difficoltà a stare in equilibrio e, se è in grado di parlare, se riferisce mal di testa. È importante annotare e riferire al medico una perdita di coscienza, anche se solo transitoria. Il singolo episodio di vomito post traumatico non deve particolarmente preoccupare, infatti i centri nervosi addetti sono ancora immaturi e grandemente influenzati dalla componente emotiva; ci si deve cominciare a preoccupare se gli episodi di vomito iniziano ad essere superiori a 3 nell’arco di 1 ora, se sono ingravescenti, se non sono preceduti da nausea, ma compaiono all’improvviso e soprattutto se sono accompagnati dai sintomi neurologici descritti sopra. E’ importante In attesa dei soccorsi non dare niente da bere né da mangiare e cercare di mantenere il bimbo sdraiato su un piano rigido, per quanto possibile fermo, per cercare di limitare il più possibile, o comunque di non aggravare, le lesioni eventualmente già presenti. Tra i traumi più frequenti nei bambini, oltre al trauma cranico, troviamo anche i traumi da ustione : Le ustioni non gravi (superficie interessata inferiore al 10%) in genere richiedono solo un trattamento in ambulatorio o in pronto soccorso, senza che il bimbo necessiti di essere ricoverato. Nelle lesioni più gravi è invece indispensabile una specifica terapia idonea e precoce per minimizzare il rischio di complicanze. Mai sottovalutare un’ustione anche se piccola, deve sempre essere trattata con la massima attenzione per l’elevato rischio d’infezioni, specialmente se in aree particolarmente delicate come il collo e i genitali. Ferite: Una ferita è l’interruzione della superficie cutanea con fuoriuscita di sangue. la pelle rappresenta la nostra protezione nei confronti di batteri e agenti dannosi per il nostro corpo. Quando si produce una ferita, la pelle si rompe e quel punto di rottura può diventare la porta di ingresso dei batteri e dei germi che possono conseguentemente provocare un’infezione. E’ importante una valutazione della ferita (= come si presenta: gonfia, presenza di pus, arrossita ecc) e anche una rilevazione dell’ambiente e dell’oggetto con il quale il bambino si è recato la ferita (=presenza di ruggine o di sporco sull’oggetto). -Le ferite possono comprendere diverse tipologie: -abrasioni (cute sbucciata con parziale perdita di superficie cutanea e con piccole perdite ematiche); -lacerazione (ferita cutanea a margini frastagliati); -taglio (ferita cutanea a margini lisci);

-puntura (ferita determinata da oggetto appuntito); -avulsione (parziale lacerazione di un frammento di cute, di cui residua un lembo libero e pendente); -Nelle ferite lievi bisognerà utilizzare:-garze sterili;-acqua o soluzione fisiologica;-disinfettante;- cerotti; -bende. Nelle ferite profonde, o con gravi emorragie, si dovrà sempre chiamare il 118. -Nelle ferite con oggetto conficcato si dovranno prendere garze e bende. -In caso di oggetto piccolo, bisognerà immobilizzarlo e trasportare il bambino in ospedale. -In caso di oggetto voluminoso, si chiamerà il 118 e si terrà fermo l’oggetto. -Se è presente emorragia si deve operare una compressione su entrambi i lati dell’oggetto. -In caso di ferite con ossa sporgenti bisognerà utilizzare garze sterili per la medicazione. Contusioni: In genere sono conseguenti a traumi diretti e sono frequenti nei neonati e nei lattanti ma anche nei bambini (traumi da sport). Sono caratterizzate da dolore immediato, localizzato e a volte da tumefazioni. Non è vero che se il bimbo riesce per esempio a muovere il braccio o un arto in genere non può esserci rottura ossea. In caso di contusione è importante: -non muovere l’arto ma cercare di immobilizzarlo e tenerlo a riposo; -applicare ghiaccio (non a contatto diretto con la pelle); -tenere l’arto “in scarico” (es. braccio alzato); -accompagnare subito il bimbo al pronto soccorso in caso di forte trauma con dolore che non regredisce oppure in caso di tumefazione o deformazione dell’arto. Emorragie: La fuoriuscita di sangue da una ferita aperta determina un sanguinamento esterno o emorragia. In base al tipo di vaso sanguigno da cui fuoriesce il sangue, si parla di emorragia arteriosa ( il flusso di sangue proviene da un’arteria ed è abbondante e intermittente, il bambino avverte una sensazione di freddo), capillare (generalmente ferite superficiali, poca fuoriuscita di sangue), mista (quando sono coinvolti contemporaneamente più tipi di vasi sanguigni) e venosa (il sangue esce da una o più vene). L’organismo umano risponde in modo naturale al sanguinamento attraverso la coagulazione che deve essere però aiutata in caso di abbondante fuoriuscita di sangue. In caso di emorragia bisogna chiamare il 118 e nel caso di interessamento di braccia e di gambe si deve sollevare delicatamente l’arto colpito ad un’altezza superiore del cuore. Si dovrà applicare una garza o telo pulito sopra il punto di fuoriuscita del sangue e comprimere manualmente e forte. Lesioni oculari: Le lesioni oculari possono essere determinate da corpi estranei ma anche da schizzi di sostanze. Non bisognerà mai tentare di rimuovere i corpi estranei conficcati e bisogna raccomandare al bambino di non strofinarsi gli occhi. È necessario praticare un lavaggio oculare mentre non si devono mai usare colliri. Alla fine bisogna coprire entrambi gli occhi e trasportare il bambino in ospedale. SUPPORTO DI BASE DELLE FUNZIONI VITALI IN ETA’ PEDIATRICA: Il sostegno di base delle funzioni vitali nel bambino (Pediatric Basil Life Support o P.B.L.S.) consiste nella valutazione e nelle procedure di rianimazione cardiopolmonare necessarie per soccorrere un bimbo che: -Ha perso conoscenza; -Ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in uno stato di arresto respiratorio (non riesce o non può respirare e quindi bisogna introdurre ossigeno nel sangue); -È in arresto cardiaco (il cuore non pompa sangue nell’organismo). Se il bambino si trova in una di queste condizioni, non riesce a soddisfare le sue funzioni vitali e dunque devono essere assolutamente compensate con un aiuto. L’obiettivo principale del P.B.L.S è

con varie tecniche tuttavia in un ambiente domestico o scolastico non abbiamo mezzi a disposizione, solo noi stessi. Dunque in questo caso si procede immettendo aria nei suoi polmoni utilizzando la spinta che gli diamo noi con i nostri polmoni. Nel lattante: si procede con la respirazione bocca a bocca/ naso. Mantenendo una adeguata posizione della testa il soccorritore, posto di lato, appoggia la propria bocca su quella del piccolo comprendendo anche il naso del lattante e immette aria lentamente controllando che il torace si sollevi, avendo cura fra l’una e l’altra insufflazione di staccare ed allontanare la propria bocca e di controllare che il torace torni nella posizione di riposo. Nel bambino: si procede con la respirazione bocca a bocca, anche qui il soccorritore, posto di lato, appoggia la propria bocca su quella del piccolo e immette aria lentamente controllando che il torace si sollevi, avendo cura fra l’una e l’altra insufflazione di staccare ed allontanare la propria bocca e di controllare che il torace torni nella posizione di riposo. E’ importante adottare sempre i seguenti accorgimenti: -ogni insufflazione deve durare poco più di un secondo; -ogni insufflazione è efficace se determina il sollevamento del torace; -insufflazioni brusche o eseguite senza mantenere una corretta pervietà delle vie aeree, possono immettere aria nello stomaco, con conseguente rischio che il bambino possa vomitare. Nel caso in cui non si riesca a far espandere il torace bisogna controllare nuovamente l’eventuale presenza di corpi estranei in bocca e riposizionare la testa correttamente, a questo punto si devono eseguire di nuovo le insufflazioni (non più di 5 tentativi/insufflazioni). L’obiettivo è quello di eseguire almeno 2 ventilazioni efficaci. Un ulteriore tecnica di insufflazione è la respirazione pallone-maschera: si pratica utilizzando il pallone autoespansibile dotato di una maschera facciale adattabile al viso della vittima. In caso di insuccesso si deve sospettare che ci sia un corpo estraneo talmente in profondità che non si vede ma blocca il passaggio dell’aria verso i polmoni, se si presenta questa evenienza si deve procedere con le compressioni toraciche. Fase C- circulation (circolazione): Dopo le 5 insufflazioni di soccorso è necessario valutare la presenza di segni di vita (movimenti, tosse, respiro, deglutizione) per 10 secondi contati ad alta voce. Se i segni di vita sono presenti, continuare ad eseguire le ventilazioni facendone una ogni tre secondi circa e osservare sempre il bimbo. Se i segni di circolo sono assenti o c’è il dubbio che ci siano: iniziare le Compressioni Toraciche Esterne associandole alle ventilazioni. Sia nel lattante che nel bambino le compressioni toraciche vanno esercita-te sulla metà inferiore dello sterno. Nel lattante: le compressioni toraciche vanno effettuate con 2 dita (di solito 3° e 4° dito) perpendicolari allo sterno. Nel bambino: Le compressioni toraciche vanno effettuate con una mano o con due mani perpendicolari allo sterno( l’utilizzo di una o due mani si decide in rapporto alle dimensioni del paziente, indicativamente una mano al di sotto degli 8 anni e due mani al di sopra degli 8 anni). Nella tecnica ad una mano si posiziona la parte prossimale del palmo della mano (parte più vicina al polso) nel punto di compressione e si inizia il massaggio cardiaco. Sia nel lattante che nel bambino si attuano 30 compressioni e poi 2 ventilazioni ripetendo la sequenza; la frequenza delle compressioni toraciche da eseguire deve essere circa 100 ogni minuto. Ad ogni compressione il torace si deve abbassare di circa 4 centimetri nel lattante e 5 centimetri nel bambino. Ogni compressione deve essere seguita dal completo rilassamento (il cuore si deve comprimere e così facendo spingerai il sangue dove deve andare e poi si deve riempire), senza staccare le dita o la mano dal torace. Fase D- defiblilation (defibrillazione): la defibrillazione automatica esterna (DAE) si utilizza solo nel bambino di età maggiore ad 1 anno, e va effettuata in caso di: assenza di coscienza e assenza di respiro e circolo. La procedura si effettua sempre dopo 5 cicli di rianimazione cardio-polmonare.

Per effettuarla: -si posiziona il DAE in prossimità della testa del paziente; -si attiva l’apparecchio che guiderà vocalmente il soccorritore in tutte le sue operazioni; -si applicano le piastre sul torace, per applicarle nel modo consono si osservano le illustrazioni di applicazione riportate sopra le piastre stesse (le piastre si applicano una sull’antero posteriore del torace e l’altra nella zona biascellare); -si seguono le istruzioni vocali dell’apparecchio. Le procedure di PBLS devono venire effettuate anche in caso di folgorazione (danno provocato da corrente elettrica) e di annegamento. Inalazioni di copri estranei in età pediatrica: L’inalazione di un corpo estraneo può essere facilmente riconosciuta se si assiste direttamente all’evento, specialmente durante i pasti, comprendendo subito la necessità di soccorso immediato; quando invece non si assiste direttamente all’evento rendersi conto del pericolo può non essere così evidente, il sospetto allora deve venire ogni qual volta ci si trovi di fronte a: improvvisa difficoltà a respirare; accenni di tosse accompagnati dalla difficoltà respiratoria; respiro rumoroso. Il materiale inalato ingombra le prime vie respiratorie ostacolando il libero passaggio dell’aria e si innescano i riflessi per espellerlo (tosse) con conseguente difficoltà respiratoria, che può essere più o meno grave a seconda delle dimensioni, della forma, del tipo di corpo estraneo e della sede del materiale inalato lungo le vie respiratorie. A volte però l’ostacolo che il materiale inalato provoca al flusso d’aria che deve raggiungere i polmoni può essere totale e impedire completamente il passaggio di aria provocando soffocamento. Il corpo estraneo è il materiale inalato che accidentalmente è penetrato nelle vie respiratorie, paragonabili ad un albero rovesciato, che inizia con un’apertura a valvola, la glottide, e poi si divide in successive diramazioni con diametro via via più piccolo. Quindi il corpo estraneo a seconda della forma e delle dimensioni procederà lungo l’albero respiratorio trascinato dalla corrente d’aria fino a fermarsi là dove la via è più stretta. L’evenienza più temibile è quella della inalazione di un corpo estraneo abbastanza grande da bloccarsi lungo la laringe e la trachea, occludendo drammaticamente le vie respiratorie, il bambino in questo caso non emette suoni e non respira e sarà in pericolo di vita per asfissia. Fortunatamente nella maggior parte dei casi i corpi estranei penetrano in profondità localizzandosi nei bronchi periferici più piccoli e in modo particolare nelle diramazioni bronchiali di destra. Questo è spiegato dalla particolare conformazione anatomica del bronco principale di destra, che facilita il passaggio del materiale estraneo inalato perché ha dimensioni superiori rispetto a quello di sinistra e crea un flusso di aria maggiore che “aspira” il corpo estraneo. In caso di ostruzione completa con la comparsa di soffocamento caratterizzato dalla completa assenza di aria all’interno delle vie respiratorie, il bambino non respira, la sua voce non si sente, non emette alcun suono, diventa immediatamente cianotico; il completo arresto respiratorio è seguito dopo qualche minuto, dall’arresto cardiaco, in questa situazione bisogna chiamare immediatamente il 118 e procedere con manovre per diminuire i rischi di mortalità del bambino, le manovre da attuare in caso di soffocamento sono per bambino con età inferiore ad 1 anno: sedersi e posizionare il bambino sulle proprie ginocchia girato sulla pancia, sostenendo la faccia rivolta verso il basso con il pollice e l’indice della mano sinistra appoggiati sulla mandibola del bimbo, cercando di mantenergli la bocca aperta, dopo di che: -Battere tra le scapole del bambino 5 colpi secchi con il palmo della mano con direzione da dietro in avanti; -Girare poi il piccolo sulla schiena, con la faccia in alto rivolta verso di voi; -Con due dita, indice e medio, esercitare 5 rapide pressioni a livello dei capezzoli al centro del torace;

  • Cocomero asinino;
  • Dulcamara;
  • Erba crociona;
  • Giusquiamo;
  • Lauroceraso (siepi);
  • Fusaggine;
  • Mughetto;
  • Oleandro;
  • Stramonio;
  • Ricino;
  • Tasso;
  • Sabina;
  • Veratro.