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prova intercorso topografia, Prove d'esame di Topografia

prova intercorso topografia con argomenti

Tipologia: Prove d'esame

2022/2023

Caricato il 17/02/2023

gaia-golvelli
gaia-golvelli 🇮🇹

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VIABILITA’
L'immenso complesso di strade realizzate dai Romani rappresentano un'opera di straordinaria ingegneria che, con complessivi 100.000
Km di lastricato, hanno contribuito allo sviluppo della civiltà romana in tutto il mondo allora conosciuto. La larghezza di ogni strada era di
circa 5 metri, in modo che potessero affiancarsi, senza danno, due carri.
I primi costruttori di strade sul suolo italico furono però gli Etruschi. La via Clodia ricalcò almeno in parte un'importante percorso etrusco
che collegava Caere (Cerveteri) a Volsini novii (Bolsena), e la via Cassia, da Roma a Cortona fu prima etrusca, e così la via Aurelia che
costeggiava il Tirreno. Gli Etruschi si limitarono però a usare un tufo compatto, mentre i Romani usarono la selce, molto più dura e
resistente, il cosiddetto basolato romano.
Moltissime strade, in Italia, Europa, Africa e Oriente sono ancora usate seguendo il percorso originale: solo le grandi autostrade,
costruite nel XX secolo, scelta obbligata per l'aumento esponenziale del traffico, hanno permesso una mobilità maggiore,
ridimensionando le grandi consolari a smaltire il traffico locale.
Costruite principalmente per scopi militari, consentendo un veloce spostamento di truppe e di merci tra posti lontanissimi tra loro,
contribuirono anche al notevole sviluppo del commercio così importante all'economia di Roma. La mobilità delle truppe era uno dei punti
di forza dell'esercito romano; man mano che avanzavano conquistando nuovi territori costruivano strade: il legionario romano non era
solo un soldato ma un costruttore di strade, di ponti e di gallerie, in base alle conoscenze specifiche che aveva.
Ai 100.000 km di strade lastricate al tempo della massima espansione dell'Impero, va sommata una miriade di strade secondarie e
diverticoli non lastricati.
strade pubbliche, dette pretorie e consolari, a seconda se costruite da un pretore o un console
strade private dette agrarie.
PIETRE MILIARI
Le strade erano larghe dai 4 ai 6 m, così che si potessero incrociare due carri, e talvolta ai lati vi erano dei marciapiedi lastricati. Le
strade erano dotate di pietre miliari, che indicavano la distanza in miglia dal miliario aureo posto nel Foro romano. Le legioni fecero
buon uso di queste strade, ed alcune sono tuttora utilizzate, dopo ben due millenni.
Già prima del 250 a.c. per la via Appia e dopo il 124 a.c. per la maggior parte delle altre, le distanze tra le città si contavano in miglia, ed
erano numerate con le pietre miliari. La moderna parola "miglio" deriva infatti dal latino milia passuum, cioè "mille passi", che
corrispondono a circa 1480 metri.
La pietra miliare, o miliarum, era una colonna circolare sopra una base rettangolare, detta cippus, infissa nel terreno per oltre 60 cm,
alta 1,50 m, con 50 cm di diametro e del peso di oltre 2 tonnellate.
Alla base recava scritto il numero di miglio della strada e più in alto indicava la distanza dal Foro di Roma e informazioni sugli ufficiali
che avevano costruito o riparato la strada, e quando, nonchè le caratteristiche della strada (se era lastricata o solo in ghiaia e in
terriccio).
Fu Augusto, divenuto Commissario permanente alle strade del 20 a.c., che pose il Miliarum Aureum (la pietra miliare aurea) nel foro a
Roma, una colonna di bronzo dorato, accanto al tempio di Saturno. Tutte le strade iniziavano idealmente da questo monumento in
bronzo. Su di esso erano riportata la lista delle maggiori città dell'Impero, e le loro distanze da Roma. Costantino lo chiamò Umbilicus
Romae (ombelico di Roma). Tutto venne da allora indicato attraverso le miglia, battaglie comprese, specificando il miglio in cui
accadevano.
Tutte le distanze erano pertanto calcolate dalla colonna aurea al limite estremo di ogni strada. Da qui l'antico detto per cui "Tutte le
strade portano a Roma", perchè al tempo dei Romani era così.
er proseguire le strade si dovette anche progettare ponti: ne furono costruiti circa 2000, di ogni tipo: in pietra, in legno ad una o più
arcate, a uno o più piani, e su ogni fiume, torrente, ruscello o fossato; molti di essi esistono ancora e sono usati. In genere le strade non
era costose perchè venivano impiegati i soldati per costruire le vie consolari, man mano che avanzavano in territorio nemico facevano la
strada, in modo da facilitare il terreno ai soccorsi e alle vettovaglie.
LE MAPPE
Gli Itineraria, o mappe, erano dapprima documenti speciali di alcune biblioteche, ma di uso ristretto soprattutto militare. L'itinerarium più
comune in origine era solo la lista delle città che si incontravano lungo una strada. Poi comparvero liste più generali, che
comprendevano altre liste.
Per maggiori dettagli si usavano diagrammi di linee parallele che mostravano le ramificazioni delle strade. Parti di questi diagrammi
venivano copiati e venduti ai viaggiatori. I più accurati avevano dei simboli per le città, per le stazioni di sosta, per i corsi d'acqua e così
via.
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VIABILITA’

L'immenso complesso di strade realizzate dai Romani rappresentano un'opera di straordinaria ingegneria che, con complessivi 100. Km di lastricato, hanno contribuito allo sviluppo della civiltà romana in tutto il mondo allora conosciuto. La larghezza di ogni strada era di circa 5 metri, in modo che potessero affiancarsi, senza danno, due carri. I primi costruttori di strade sul suolo italico furono però gli Etruschi. La via Clodia ricalcò almeno in parte un'importante percorso etrusco che collegava Caere (Cerveteri) a Volsini novii (Bolsena), e la via Cassia, da Roma a Cortona fu prima etrusca, e così la via Aurelia che costeggiava il Tirreno. Gli Etruschi si limitarono però a usare un tufo compatto, mentre i Romani usarono la selce, molto più dura e resistente, il cosiddetto basolato romano. Moltissime strade, in Italia, Europa, Africa e Oriente sono ancora usate seguendo il percorso originale: solo le grandi autostrade, costruite nel XX secolo, scelta obbligata per l'aumento esponenziale del traffico, hanno permesso una mobilità maggiore, ridimensionando le grandi consolari a smaltire il traffico locale. Costruite principalmente per scopi militari, consentendo un veloce spostamento di truppe e di merci tra posti lontanissimi tra loro, contribuirono anche al notevole sviluppo del commercio così importante all'economia di Roma. La mobilità delle truppe era uno dei punti di forza dell'esercito romano; man mano che avanzavano conquistando nuovi territori costruivano strade: il legionario romano non era solo un soldato ma un costruttore di strade, di ponti e di gallerie, in base alle conoscenze specifiche che aveva. Ai 100.000 km di strade lastricate al tempo della massima espansione dell'Impero, va sommata una miriade di strade secondarie e diverticoli non lastricati.  strade pubbliche, dette pretorie e consolari, a seconda se costruite da un pretore o un console  strade private dette agrarie. PIETRE MILIARI Le strade erano larghe dai 4 ai 6 m, così che si potessero incrociare due carri, e talvolta ai lati vi erano dei marciapiedi lastricati. Le strade erano dotate di pietre miliari, che indicavano la distanza in miglia dal miliario aureo posto nel Foro romano. Le legioni fecero buon uso di queste strade, ed alcune sono tuttora utilizzate, dopo ben due millenni. Già prima del 250 a.c. per la via Appia e dopo il 124 a.c. per la maggior parte delle altre, le distanze tra le città si contavano in miglia, ed erano numerate con le pietre miliari. La moderna parola "miglio" deriva infatti dal latino milia passuum, cioè "mille passi", che corrispondono a circa 1480 metri. La pietra miliare, o miliarum, era una colonna circolare sopra una base rettangolare, detta cippus, infissa nel terreno per oltre 60 cm, alta 1,50 m, con 50 cm di diametro e del peso di oltre 2 tonnellate. Alla base recava scritto il numero di miglio della strada e più in alto indicava la distanza dal Foro di Roma e informazioni sugli ufficiali che avevano costruito o riparato la strada, e quando, nonchè le caratteristiche della strada (se era lastricata o solo in ghiaia e in terriccio). Fu Augusto, divenuto Commissario permanente alle strade del 20 a.c., che pose il Miliarum Aureum (la pietra miliare aurea) nel foro a Roma, una colonna di bronzo dorato, accanto al tempio di Saturno. Tutte le strade iniziavano idealmente da questo monumento in bronzo. Su di esso erano riportata la lista delle maggiori città dell'Impero, e le loro distanze da Roma. Costantino lo chiamò Umbilicus Romae (ombelico di Roma). Tutto venne da allora indicato attraverso le miglia, battaglie comprese, specificando il miglio in cui accadevano. Tutte le distanze erano pertanto calcolate dalla colonna aurea al limite estremo di ogni strada. Da qui l'antico detto per cui "Tutte le strade portano a Roma", perchè al tempo dei Romani era così. er proseguire le strade si dovette anche progettare ponti: ne furono costruiti circa 2000, di ogni tipo: in pietra, in legno ad una o più arcate, a uno o più piani, e su ogni fiume, torrente, ruscello o fossato; molti di essi esistono ancora e sono usati. In genere le strade non era costose perchè venivano impiegati i soldati per costruire le vie consolari, man mano che avanzavano in territorio nemico facevano la strada, in modo da facilitare il terreno ai soccorsi e alle vettovaglie. LE MAPPE Gli Itineraria, o mappe, erano dapprima documenti speciali di alcune biblioteche, ma di uso ristretto soprattutto militare. L'itinerarium più comune in origine era solo la lista delle città che si incontravano lungo una strada. Poi comparvero liste più generali, che comprendevano altre liste. Per maggiori dettagli si usavano diagrammi di linee parallele che mostravano le ramificazioni delle strade. Parti di questi diagrammi venivano copiati e venduti ai viaggiatori. I più accurati avevano dei simboli per le città, per le stazioni di sosta, per i corsi d'acqua e così via.

TABULA PEUTINGERIANA E ITINERARIO ANTONINI

Sia Giulio Cesare, che fu il primo, nel 44 a.c., a preoccuparsi per l'orientamento dei viaggiatori, che Marco Antonio, commissionarono la compilazione di un itinerario maestro, che comprendesse tutte le strade dell'impero. Vennero ingaggiati dei geografi greci, Zenodoxus, Didimo, Teodoto, Nicodoro e Policlito, per supervisionare il lavoro e compilare l'itinerario. Cesare non riuscì a vedere l'opera perchè nello stesso anno venne disgraziatamente assassinato, e comunque i geografi impiegarono circa 25 anni, e produssero un itinerario scolpito nella pietra che venne collocato vicino al Pantheon, da cui i viaggiatori e i venditori di itinerari potevano liberamente copiare le parti che li interessavano. Marco Agrippa fece poi collocare nel Portico di Ottavia una mappa in rilievo. Più tardi ancora venne eseguita, per ordine di Vespasiano, una altra grande mappa dei quattordici quartieri di Roma, esposta presso il Foro della Pace. Nel 217 d.c. circa fu compilato l'Itenerarium Provinciarum Antonini Augusti più volte copiato anche nel medioevo e nei secoli successivi. Un famoso itinerario che ci è pervenuto è la Tabula Peutingeriana , dell'anno 250 d.c., che inizia già ad assumere la forma di una carta geografica, benché molto primitiva. Essa copre l'intero Impero Romano dall'India alla Britannia, con città, posti di tappa, strade e distanze, forse la più interessante e completa. La mappa delle vie consolari romane era in marmo , esposta, incisa su lastre di marmo, nel Foro Romano. Di essa venivano realizzate e vendute, copie in pergamena, con sotto-mappe parziali, ognuna con un particolare itinerario. Quindi così come accade oggi, il viaggiatore che aveva necessità di raggiungere l'Oriente da Roma acquistava l'itinerario della Via Appia che lo portava a Brindisi dove si sarebbe imbarcato per la sua destinazione. LA TABULA PEUTINGERIANA Ce ne è pervenuta una copia su pergamena dell'originale del III secolo d.c. risalente al XIII secolo. Fu scoperta nel 1508 da Konrad Celtis e successivamente donata al notabile Konrad Peutinger (da cui il nome della tabula): è ora conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna, detta anche "Codex Vindobonensis" (Vindobona = Vienna) Si trattava di un rotolo, lungo quasi 7 m e alto appena 35 cm, costituito da 11 fogli di pergamena cuciti insieme, separati nel XIX secolo per consentirne una migliore conservazione. I disegni sono molto stilizzati: le strade sono semplici rette, i contorni delle terre, dei mari e delle catene montuose sono ridotti e stilizzati, come pure i fiumi e i laghi, poco rispecchiando la loro reale posizione. E' evidente che lo scopo della mappa era quello di fornire indicazioni di massima sugli itinerari da seguire per giungere alle varie località. Ma le strade ci sono tutte, delle linee rette con piccoli tratti di cambi di direzione che indicano le mansiones, le stazioni di cambio. Le città più importanti, come Costantinopoli e Antiochia, sono rappresentate da monumenti con un personaggio assiso in trono. Altre città di un certo rilievo sono raffigurate con mura, torri e case (come Aquileia e Ravenna) mentre quelle di media grandezza si identificano con due o o tre piccoli edifici affiancati. Nel 1861 Konrad Miller disegnò una copia Costruire una strada era una responsabilità militare, quindi ricadeva sotto la giurisdizione di un console, viam munire, come se la strada fosse una sorta di difesa militare e lo era, perchè attraverso queste le legioni potevano spostarsi velocemente o i postali portare messaggi, o passavano i carri per i vettovagliamenti. Alcuni collegamenti nella rete viaria erano lunghi fino a 90 km. I costruttori spesso cercavano di mantenere una larghezza standard, ma esistono strade da 1,10 m fino a oltre 7 m di larghezza, a seconda della natura del suolo, non di rado scavarono passi nella roccia, o a seconda dell'importanza e quindi del traffico. Naturalmente si cercava di costruire strade dritte, per cui occorsero ponti anche su depressioni del terreno, e gallerie, o tagliate di roccia. Le strade si snodavano generalmente in campagna, in posizione centrale. Tutto ciò che si trovava lontano dalla strada maestra vi era collegato dalle cosiddette viae rusticae, o strade secondarie. Sia le une che le altre potevano essere pavimentate o meno, ad esempio con solo uno strato di ghiaia, come accadeva in Nordafrica. Queste strade preparate ma non pavimentate venivano chiamate viae glareae (con la ghiaia) o sternendae (in terra battuta). Spesso le strade erano il mezzo per conquistare un popolo. Lo sapeva bene Giulio Cesare, che si portava appresso soldati esperti ed esperti ingegneri. L'esercito si accampava e i costruttori facevano un tratto di strada. Quando era pronto vi transitavano i carri con le scorte di cibo e le armi d'assedio. Così in caso di ritirata questa si eseguiva velocemente, o si poteva inviare un veloce messaggero. L'alternativa era trainare i carri faticosamente su territori impervi, col rischio di spezzare assi o ruote, o falciando erba e arbusti, e di procedere quindi con lentezza consumando tempo, cibo e dando al nemico il modo di prepararsi.