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PSICOLOGIA DELLE RELAZIONI
L’immigrazione ha favorito le relazioni intergruppi e interetniche in una società multiculturale, le nostre società sono sempre più complesse a causa:
- Flussi migratori
- Aumento delle possibilità di mobilità e comunicazione
- Globalizzazione→la maggior parte dei migranti ricoprono lavori come bed jobs cioè lavori svantaggiati, marginali (pericolosi e poco salutari) provocando un divario sociale tra gli immigrati, portando a società mutevoli con divario tra poveri/ricchi, giovani/anziani, uomini/donne, dando origine al pregiudizio cioè una presa di posizione squalificante rivolte ai membri di un gruppo diverso dal proprio (brown)→ i pregiudizi nascono dai fenomeni di outgroup e in group
- PREGIUDIZI: ATTEGGIAMENTI NEGATIVI FORTI (MOLTO ACCESSIBILI) FONDATI SU SCHEMI DI GRUPPI Dal pregiudizio può derivare DISCRIMINAZIONE MA ANCHE NO VISTA LA NATURA DELLA RELAZIONE ATTEGGIAMENTI-COMPORTAMENTI. Quando il pregiudizio è moralmente accettato e legalmente approvato dalla società possono essere perpetrati atti sistematici di discriminazione di massa.
- DEUMANIZZAZIONE: “Durante l’ odierna battuta di caccia sono stati ammazzati numero due cinghiali, numero tre fagiani e numero uno zingaro con relativo bambino” (così il diario di un signorotto danese citato da Stella).
- Il genocidio può anche essere praticato in modo più indiretto: malattie, suicidi e delitti causati dall’alcolismo, dall’abuso di droga e dalla profonda disperazione.
- Razzismo: Pregiudizio e discriminazione verso le persone sulla base della loro etnia o della loro razza. Il razzismo palese è di solito illegale e socialmente condannato è più difficile da smascherare. Nuovo razzismo: → razzismo riluttante e razzismo moderno. Il razzista riluttante condivide pienamente i valori di umanitarismo, giustizia sociale e tolleranza. A livello (spesso) inconsapevole, il razzista riluttante presenta, tuttavia, dei sentimenti negativi identificabili non tanto in una larvata ostilità quanto piuttosto nell’avversione e disagio in presenza dei neri. Il razzista riluttante esperisce, quindi, un’ambivalenza, esprime, per questo, il suo razzismo in forme indirette e, quindi, non minacciose dell’immagine di persona tollerante che ha di sé. I razzisti riluttanti non assumono comportamenti discriminatori quando questi sono facilmente riconoscibili e identificabili come tali: la discriminazione si esercita nelle situazioni in cui non è ovvia e quando può essere giustificata sulla base di fattori diversi dall’etnia. Una ricerca interessante (Dovidio e Gaertner, 2000) ha esaminato, ad esempio, l’espressione della discriminazione nella selezione di candidati per un lavoro (in un contesto di simulazione). Ai partecipanti veniva chiesto di leggere di volta in volta tre profili: uno in cui il candidato era descritto in modo chiaramente molto qualificato, uno in cui il candidato era presentato in modo chiaramente poco qualificato e infine uno in cui la qualifica era marginalmente accettabile ma veniva descritta in modo ambiguo. I partecipanti (bianchi) valutavano un singolo candidato della cui appartenenza etnica (bianco o nero) venivano fornite informazioni. Nelle prime due condizioni (alta e bassa qualifica, condizione di scarsa ambiguità) non c’era un effetto dell’etnia del candidato sulla scelta di assunzione. Quando invece la condizione era ambigua, i partecipanti assumevano i candidati neri meno frequentemente dei candidati bianchi. In quest’ultimo caso, quindi, l’ambiguità situazionale forniva ai partecipanti la possibilità di celare il loro comportamento discriminatorio: la scelta di esclusione e non assunzione dei neri poteva essere razionalizzata appellandosi al profilo insoddisfacente e non all’etnia. Analisi del discorso: Insieme di metodi usati per analizzare un testo, in particolare il linguaggio naturale, in modo da comprenderne i significati e le connotazioni. I germi del razzismo esistono ancora e il razzismo può emergere in varie forme sottili. RESTA LA VALUTAZIONE NEGATIVA, CAMBIANO LE ARGOMENTAZIONI Difesa dei valori tradizionali differenze culturali Negazione di emozioni positive
- Compresenza di gruppi etnici tutto ciò provoca modificazioni di diverse dimensioni per la costruzione di una società multietnica bisogna agire su più livelli : lo COCO →SUL PIANO ECONOMICO: si richiede una riorganizzazione del mercato del lavoro finalizzata all’integrazione degli immigrati →SUL PIANO POLITICO: si fa strada l’esigenza di riconoscere alle minoranze il diritto alla cittadinanza →SUL PIANO CULTURALE: vi è la necessità di promuovere la circolazione di una varietà di forme espressive per dare voce ad ogni gruppo presente →SUL PIANO SOCIALE: è necessario accrescere la conoscenza dei fattori sociologici, antropologici e psicologici che concorrono nei rapporti interetnici Per configgere il pregiudizio bisogna favorire maggiore integrazione Per promuovere la coesistenza dei diversi gruppi interetnici bisogna gestire i conflitti sviluppando abilità di mediazione ETNIA: Etnos→comune discendenza, in psi indica un insieme di persone simili per alcuni attributi soggettivi come la consapevolezza di essere una comunità e perseguire gli stessi scopi a quelli oggettivi come il colore della pelle o comune discendenza CONFLITTO INTERETNICO: incompatibilità percepita tra gli interessi di due o più parti, che tendono a definirsi come gruppi etnici (Isajiw, 2000) caratterizzato da fattosi politici, sociali, economici, culturali e psicologici. Tipologie di conflitti interetnici: possono essere suddivisi da rivendicazioni autonomia da antiche minoranze etniche o conflitti tra la popolazione italiana e le nuove popolazioni etniche. Quelle cheriguardano i gruppi di immigrati sono dovute alle scarse risorse come l’alloggio e il lavoro. IL CONFLITTO ETNICO È DETERMINATO DA DIVERSI FATTORI: politici sociali economici relazioni e psi
- DIMENSIONE SPAZIALE: si localizza sui flussi migratori
- DIMENSIONE STORICA: cerca di analizzare se vi sia un analogia tra il conflitto etnico attuale e quello più antico
- DIMENSIONE SOCIALE E ANTROPOLOGICA: esamina i conflitti etnici e i processi di costruzione dell’entità etnica e sociale.
- DIMENSIONE PSICOLOGICA E LA DIMENSIONE DISCORSIVA E COMUNICATIVA che riguarda la presentazione collettiva o il conflitto interetnico.
- Conflitti interetnici: (IngugIia e Lo Coco 2011 e Igsajiw 2000) sottolineano come i conflitti interetnici sono eventi in cui prevale la componente psicologica e soggettiva ESEMPIO OLOCAUSTO
- RUOLO PSICOLOGO SOCIALE: importanza promuovere abilità legate alla mediazione e alla risoluzione dei conflitti etnici/ gruppi sociali. Interventi di prevenzione strategie appropriate per facilitare i rapporti tra le popolazioni e/o i gruppi sociali e facilitare processi di integrazione. CONFLITTO Secondo wallister è un processo che coinvolge due o più parti e in cui una delle due percepisce che i suoi interessi sono in opposizione o influenzati negativamente dall’altra. Nasce dalla incompatibilità su diversi fronti cognitivi, volitivi, affettivi come sottolinea Mayers. Il conflitto interetnico si definisce quindi come una situazione di incompatibilità percepita tra gli interessi di due o più parti, che tendono a definirsi con gruppi etnici. Appartenere ai gruppi permette l’evoluzione della specie umana. Vi sono 3 tipologie di conflitto interetnico:
L’escalation è la fase centrale di ogni situazione conflittuale è alimentata dalla reciprocità negativa, le parti sono legate tra loro da un sistema di scambi per cui rispondono ad un comportamento di sfida con uno analogo. CIRCOLO VIZIOSO: gli studi mostrano come l’aggressività venga ricambiata in misura sempre maggiore rispetto a quella ricevuta, ogni risposta tende ad essere sempre più estrema, seguendo una spirale che si autoalimenta (Caroll, 1987).
- FINALE: (Wall e Callister 1995) dividono tale fase in effetti positivi con la risoluzione del conflitto mediante un accordo, gli effetti negativi invece si riferiscono ai danni del conflitto come l’anniettameto e alla distruzione di una delle due parti. Gli esiti positivi riguardano i processi di risoluzione dei conflitti, quando le parti trovano una accordo soddisfacente per entrambe. In un accezione più ampia la risoluzione del conflitto non può prescindere da un miglioramento delle relazioni tra i gruppi. Gli esiti negativi in casi estremi possono arrivare anche all’annientamento e alla distruzione di una delle due parti. RUGNATI E PETRONI sottolineano che il conflitto sia dovuto da eventi negativi, ma soprattutto nella sua gestione, il conflitto è un processo che coinvolge due o più persone, gruppi o nazioni, che percepiscono una divergenza di obiettivi o interessi. Arielli e Scotto, hanno proposto una classificazione dei conflitti, considerando tre elementi: uno o più attori, un’azione e uno scopo/obiettivo. Gli autori individuano quattro tipi di azioni conflittuali: divergenza, due attori tendono con azioni differenti a obiettivi differenti o due attori tendono con azioni similari a obiettivi differenti; concorrenza, l’azione conflittuale è diretta nei confronti di un obiettivo esterno conteso; ostacolamento, azione conflittuale che si sviluppa contro l’azione di un’altra persona; aggressione, azione conflittuale diretta contro l’altro agente, non più alla sua azione. il conflitto sociale è un’interazione tra attori (individui, gruppi, organizzazioni) in cui almeno un attore percepisce un’incompatibilità di obiettivi/interessi/azioni con uno o più attori nella dimensione del pensiero e delle percezioni, nella dimensione emozionale e/o nella dimensione della volontà in modo tale da avvertire che la realizzazione (dei propri pensieri, emozioni, volontà) venga ostacolata da un altro attore ( GLASL 1977). MAYERS Per dare una spiegazione sull’origine dei conflitti sono state sviluppate tre principali teorie: la teoria del conflitto realistico, la teoria dell’equità, la teoria della deprivazione relativa.
- Secondo la teoria del conflitto realistico, l’ostilità tra i gruppi nasce dalla competizione per risorse materiali ambite ma scarse. Alcune ricerche hanno dimostrato che, la competizione alimenta il conflitto principalmente quando: - le risorse sono limitate ;- l’outgroup viene percepito come potenziale competitore. Limiti della teoria del conflitto realistico:
- la cooperazione non è sufficiente ad annullare atteggiamenti negativi;
- più che un obiettivo comune, è cruciale l’esito della collaborazione;
- a volte il conflitto si fonda sulla sola percezione di conflitti con l'outgroup. Sherif è il più illustre fautore della teoria del conflitto realistico, secondo cui l’ostilità tra i gruppi nasce dalla competizione per risorse materiali ambite ma scarse. Secondo Sherif i fenomeni intergruppi non possono essere spiegati invocando esclusivamente problemi di personalità o frustrazioni individuali E’ necessario considerare le proprietà dei gruppi e le conseguenze dell’appartenenza di gruppo sugli individui Esperimento di Robber's Cave. Nel 1954 Sherif e collaboratori organizzarono un campo estivo nel parco di Robber's Cave (Oklahoma) per 22 ragazzini di 11 anni, della durata di 3 settimane. Partecipanti: adolescenti americani, non consapevoli di partecipare ad una ricerca, che trascorrevano due settimane in un campo estivo diretto da Sherif e collaboratori. Procedura: introduzione di diverse fasi, nel corso delle quali i ricercatori concentravano l’attenzione su aspetti diversi del gruppo e del comportamento intergruppi. Fase I : attività svolte in comune i ragazzini
svolgevano ogni attività insieme; si creavano i primi rapporti privilegiati. Fase II : la formazione dei gruppi. Dopo una settimana, divisione in due gruppi distinti, apparentemente per motivi organizzativi del campo. Separazione degli amici più stretti. Fine delle attività comuni. I gruppi si danno dei soprannomi, “le Aquile” e “i Serpenti a sonagli”, e dei simboli di riconoscimento. Evoluzione delle abitudini e delle norme di gruppo. I ragazzini iniziano a prediligere la compagnia dei componenti l’ ingroup. Fase III: la competizione tra gruppi, introduzione di competizione fra i due gruppi mediante gare sportive o tiro alla fune. Rapido deterioramento delle relazioni intergruppi, caratterizzate da ostilità e formazione di stereotipi negativi dell’altro gruppo. Forte coesione all’interno di ciascun gruppo. Forte presenza di favoritismo ingroup, considerato migliore dell’outgroup. Le tensioni intergruppi non cessavano nemmeno al termine delle situazioni competitive. Fase IV: la riduzione del conflitto introduzione di uno scopo sovraordinato per i due gruppi (condivisione risorse economiche per vedere uno spettacolo). Ne deriva una diminuzione dell’ostilità e della tensione fra i gruppi. Conclusioni di Sherif il conflitto di interessi, anche rappresentato da giochi competitivi, è all’origine del conflitto intergruppi. - scopi competitivi conducono dunque a conflitto intergruppi; - scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra gruppi. Limiti della teoria del conflitto realistico: - la cooperazione non è sufficiente ad annullare atteggiamenti negativi; - più che un obiettivo comune, è cruciale l’esito della collaborazione; - a volte il conflitto si fonda sulla sola percezione di conflitti con l'outgroup.
- Secondo la teoria della deprivazione relativa: deriva da sentimenti di scontentezza e di ostilità dovuta alla convinzione che altri gruppi vivono situazioni migliori. ( Crosby, 1976).
- Secondo la teoria dell’equità: le persone percepiscono che la distribuzione delle ricompense non è proporzionata alla ricompensa. Quindi alla base vi sono errori di comunicazione e percezione che molto spesso si basano su piccoli nuclei di obiettivi incompatibili attorno a cui si sviluppano errori di percezione. Si cercano soluzioni come la negoziazione (diretta distributiva e integrativa) e la mediazione con diverse tecniche. Reazione sfruttati: accettare e giustificare la loro posizione inferiore, possono chiedere una compensazione, provare a restaurare l’equità con una rappresaglia Il conflitto è una situazione di antagonismo e di opposizione, che richiede uno sforzo attivo di adattamento e riconfigurazione per poter raggiungere un obiettivo. È un aspetto inevitabile della nostra quotidianità. Nasce, in pratica, quando gli individui non condividono lo stesso punto di vista e sono guidati da un atteggiamento personale che li porta a sviluppare opinioni e comportamenti differenti. Oppure, quando nella mente dello stesso individuo coesistono due pensieri in contrasto l’uno con l’altro. Il conflitto non è un fenomeno unitario. Esso può assumere varie forme, essere scatenato da diversi fattori e determinare conseguenze sia a livello psicologo ed emotivo che sociale e relazionale. Possono insorgere, infatti, esiti negativi quando ci fissiamo su posizioni che consideriamo non negoziabili e che ci portano a vedere il conflitto come irrisolvibile. Questo accade perché il conflitto inevitabilmente accende delle reazioni emotive che devono essere controllate per mantenere una buona qualità della relazione. Se ben gestito, al contrario, è
L’errore di attribuzione frequente è quello di credere che le motivazioni dell’ingroup siano giuste mentre quelle dell’autgroup siano sbagliate. Smith e Mackie (1995) sottolineano che un altro comune errore di attribuzione che riguarda i leader dell’outgroup. Nei conflitti internazionali si tende a vedere i leader come capi spietati mentre i componenti dell’outgroup come persone ingannate dal leader spietato come tiranno, quindi i conflitti di gruppo sono alimentati che i leader dei nemici siano malvagi e che le persone sotto questi tiranni devono essere salvati molte guerre su basano su questo assioma e su quest’errore di percezione. Altre distorsioni (Smith e Mackie, 1995) che possono contribuire ad incrinare i rapporti intergruppi sono: Molti studi hanno evidenziato che un Gruppo impegnato in un conflitto (Staub e Bar- Tal, 2003) hanno immagine del nemico piuttosto prevedibili
- vedono i propri obiettivi come estremamente importanti;
- sono orgoglioso del “noi” e svaluta il “loro”;
- si ritiengono vittima;
- esaltano il patriottismo, la solidarietà e la fedeltà ai bisogni del gruppo;
- celebrano il proprio sacrificio e sopprime la ragion critica. Un altro fenomeno dei conflitti intergruppi la percezione di immagine allo specchio: le ricerche mostrano come gli errori di percezione di coloro che entrano in conflitto siano reciproci. le persone in conflitto attribuiscono virtù simili a se stessi e difetti simili agli altri. La percezione di immagine allo specchio sono un ostacolo alla pace le ricerche di barthal dichiarono di difendere i propri territori. Le parti del conflitto arabo-israeliano: Noi: popolo indigeno Loro: sono invasori Noi: vittime Loro: invasori Un altro fenomeno che è stato studiato nell’ ambito della psi sociale è il Bias Blind Spoit : CIASCUNA DELLE PARTI TENDE AD AVERE UN BIAS BLIND SPOT. •ESSE RITENGONO CHE LE PROPRIE COMPRENSIONI DELLA REALTÀ NON SIANO AFFETTE DA PREFERENZE O PREGIUDIZI NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI, •MENTRE RITENGONO CHE LA VISIONE DELLA REALTÀ DEGLI ALTRI SIANO INIQUE E BASATE SUGLI ERRORI I processi comunicativi hanno rilevanza nella generazione dei conflitti in quanto tali processi portano ad estremizzazioni delle posizione infatti discutere con persone che la pensano allo stesso modo in un gruppo
rafforzano la loro opinione. Durante un conflitto la comunicazione peggiora, con minacce che possono essere controproducenti e non risolvono il conflitto. Un altro fenomeno è il pensiero semplicistico durante un conflitto aumenta anche la visione del nemico che diventa stereotipata, Mayer sottolinea che durante un conflitto la comunicazione diventa semplicistica. AFFRONTARE IL CONFLITTO: LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NEGOZIAZIONE E ARBITRATO Soluzione dei conflitti (Inguglia e Lo Coco, 2011) •TIPOLOGIE DI SOLUZIONI (Inguaglia e Lo Coco, 2011)
- Soluzioni Imposte: messe in atto quando il reciproco accordo non è possibile e quando uno dei gruppi imporrà una soluzione che corrono il rischio di non porre fine al conflitto dando origine a ripercussioni
- Soluzioni distributive: mirano ad un accordo tra le parti facendo una distribuzione della posta in gioco per esempio come nel caso dei beni contesi le rinunce provocano una perdite delle parti.
- Soluzioni integrative: non comportano una perdita per l’altra cioe rubbin dice a vittoria doppia migliorando la qualità delle relazioni. NEGOZIAZIONE •ALTERNATIVE ALLA NEGOZIAZIONE: non sempre viene scelta le alternative alla negoziazione: attaccare scontro diretto e fuggire comporta la rinuncia PROPRIETÀ CONFLITTI NEGOZIABILI (Thompson, 1990; Inguglia e Lococo, 2011) la qualità della comunicazione incide sulla negoziazione, esplorazione di ricerca dei bisogni:
- OBIETTIVI CONTRAPPOSTI
- LE PARTI DEVONO COMUNICARE TRA LORO
- POSSIBILITÀ DI TROVARE SOLUZIONI INTERMEDIE
- POSSIBILITÀ DI FORMULARE OFFERTE E CONTRO-OFFERTE PROVVISORIE
- SOTTOSCRIZIONE ACCORDO TRA LE PARTI NEGOZIAZIONE DISTRIBUTIVA: mira a dividere la risorsa cercando di ottenere per sé la parte più grande (scarso interesse per la relazione tra le parti). pruitt e carnevale (1993) individuano 4 strategie che si possono attuare nella strategia distributiva:
•L’arbitro conosce la situazione superficialmente •Spesso si tende a trascurare la dimensione relazionale del conflitto e si punta a soluzioni di tipo distributivo PER CONCLUDERE •In questa videolezione abbiamo presentato due strategie che possono portare alla soluzione del conflitto: la negoziazione e l’arbitrato. •Abbiamo analizzato i processi di negoziazione, i fattori che influenzano tali processi e le diverse tecniche che possono essere messe in atto per arrivare ad un accordo. •Infine abbiamo visto uno dei processi di mediazione che prevede l’intervento di una terza figura per risolvere il conflitto: l’arbitrato. FUNZIONI DELLA MEDIAZIONE utile per trovare una soluzione •Quando gli avversari occupano posizioni troppe estreme per accordarsi in maniera razionale, o si crea un situazione di stallo può essere utile il ruolo del mediatore. •Mentre l’obiettivo della mediazione è maggiormente il ripristino del dialogo tra le parti, l’obiettivo della negoziazione è di raggiungere un accordo tra le parti. (Inguaglia e Lococo, 2011) •Competenze mediatore: responsività empatica, imparzialità e neutralità, essere in grado di facilitare la comunicazione, conoscenze teorico- pratiche processo negoziazione (Inguaglia e Lococo, 2011) la mediazione viene considerata un processo attraverso il quale due o piú parti si rivolgono ad un terzo neutrale per ridurre gli effetti negativi del conflitto (castelli, 1996). secondo inguglia e lococo (2011) lo scopo della mediazione è non tanto l’imposizione di una soluzione, quanto il ripristino del dialogo tra le parti. Si parte dal presupposto che gli attori hanno la soluzione ma sono bloccati nella ripresa della comunicazione. Obiettivo mediazione portato a termine: castelli→ quando le parti si riappropriano della loro attiva responsabile capacità decisionale. Giungono volontariamente a intesa che non è finalizzata solo alla divisione delle risorse, ma a modificare modalità di intendere le relazioni. Grazie alle mediazioni le parti in conflitti possono prendersi il tempo giusto per arrivare a decisioni in piena libertà senza condizionamenti. MEDIAZIONE COMUNITARIA •MEDIAZIONE COMUNITARIA E APPROCCIO RELAZIONALE-SIMBOLICO
- in Italia, particolarmente interessante è la definizione di mediazione comunitaria proposta all’interno dell’ approccio relazionale-simbolico di Scabini e Cigoli. •favorisce la costruzione, il recupero del senso di appartenenza alla comunità (tramite momenti fisici e psichici di riletture, ricostruzione o costruzione del legame tra le parti) •aiuta a comprendere rappresentazioni e le narrative che i gruppi hanno costituito. •consente di individuare e rafforzare e valorizzare I legami sociali •incoraggia la partecipazione attiva delle parti in gioco •favorisce una maggiore consapevolezza critica e •promuove comportamenti di coping anziché evitare i conflitti •la mediazione comunitaria promuove l’utilizzo positivo delle risorse di una comunità e forme di convivenza autogestite
PROFILI DI COMUNITA’
•Uno strumento creato da Martini e Sequi 81988, 1995, e rielaborato da Francescato (2002) che ha come obiettivi l’aumento dell’empowerment di una comunità, attraverso la conoscenza e la diagnosi partecipata di una comunità, e la costruzione di un progetto di intervento globale che può includere vari sub-progetti mirati L’ANALISI DI COMUNITÀ E IL LAVORO DI RETE •L’analisi di comunità , effettuata tra metodo dei profili di comunità, mira ad incrementare l’empowerment di comunità, attraverso l’esame dei punti forza e delle aree problema di otto profili di una comunità tramite interviste esperti chiave e speciali focus groups con diversi gruppi di cittadini per arrivare ad una progettazione partecipata di miglioramenti fattibili per aumentare le opportunità che la comunità offre ai propri residenti. COMUNITÀ ESAMINATA DA OTTO PROSPETTIVE Otto profili vengono esaminati: i primi cinque si concentrano sulle dimensioni territoriali, demografiche, economiche, istituzionali e dei servizi. Si misurano con “dati obiettivi” come grado di inquinamento, età dei residenti, tipi di servizi sanitari educativi e ricreativi disponibili ecc. •Gli ultimi tre indagano aspetti più soggettivi, come le percezioni psicologiche e antropologiche dei residenti e le loro visioni del futuro della comunità PROFILO TERRITORIALE Comprende tutti i dati relativi al territorio (estensione, composizione fisica, clima, risorse naturali, degrado ambientale. Infrastrutture di comunicazione ecc). Si individuano i punti forza e aree problema tramite dati esistenti in enti che si occupano del territorio e siti internet, interviste a esperti, ambientalisti, focus groups, sceneggiati,passeggiate di estranei, disegni e fototours PROFILO DEMOGRAFICO Riguarda il numero di abitanti, divisi per fasce di età, sesso, scolarizzazione, stato civile ecc, incremento /decremento popolazione, flussi migratori e mobilità (cambi di residenza). •Fonti: Gli uffici anagrafici, ufficio di collocamento, questura, ufficio immigrazioni, siti internet. Per dati mancanti (immigrati clandestini, persone senza fissa dimora) interviste a persone chiave PROFILO ATTIVITÀ PRODUTTIVE •Presenza di attività produttive primarie, secondarie e terziarie. Tasso e tipologia di occupazioni prevalenti, tasso di disoccupazione, (femminile e giovanile) Vulnerabilità delle attività produttive locali ai processi di globalizzazione. •Fonti: Camere di commercio, associazioni di categoria, interviste ad esperti, siti internet. PROFILO ISTITUZIONALE Riguarda gli aspetti politici amministrativi , tipi di rapporti del comune con altri comuni, con la regione con la provincia e l’Unione Europea. La presenza tribunali, commissariati e altri enti delle forze dell’ordine. Interviste a persone chiave, politici, parroci, poliziotti ecc.
Qualità del mediatore è agente di comunicazione il conflitto nasce da come gli eventi vengono percepiti (lococo)
- Responsività empatica: la capacita di comprendere come le parti in causa vivono le loro emozioni
- Imparzialità: la mancanza di preferenza tra una parte o/e l’altra
- Abilità nella comunicazione: deve facilitare il dialogo e accendere la discussione i tipi di accordo da concludere alla fine della mediazione e deve conoscere le principali tecniche di mediazione STEP DELLA MEDIAZIONE
- Fiducia nel mediatore: caratterizzata dalla conquista della fiducia delle parti
- Trasferimento della fiducia al processo negoziale: le parti devono avere fiducia nelprocesso negoziale.
- Fiducia tra le parti: a fidarsi l’uno per l’altro il mediatore deve essere da esempio incoraggiando la collaborazione tra le parti in conflitto Modello strategie (Carnevale, 1986)
- Pressione è il tentativo di moderare la lotta tra di loro
- Compensazione favorire un accordo con ricompense aggiuntive
- Integrazione si riferisce a tentare di conciliare gli interessi contrastanti tra le parti in conflitto
- Inazione si riferisce alla gestione alle parti dei loro dissidi Queste strategie sono influenzata da 2 fattori:
- stima della probabilità di accordo accettabile e il livello ambizione e aspirazione delle parti rispetto al rendimento se sfavorevole il mediatore privelegera’ una strategie per fare pressione tra le parti, se favorevoli si privileggera’ una stategia di tipo integrativo
- peso temporale se poco tempo si tende ad adottare strategie di pressione fra le parti se più tempo si preferisce la strategia della inazione. Tattiche (Kolb, 1983) SONO AZIONI SPECIFICHE PER SPECIFICI CONTESTI
- per comprendere la situazione iniziale conflittuale
- obv stabilire gli aspetti vitali della negoziazione
- previsione di accordo
- azioni che si mettono in atto da parte del mediatore per favorire la comunicazione o azioni specifiche a favorire suggerimenti strategici
Mediatore etnico (Isajiw, 2000, Inguglia e Lo Coco, 2011) i conflitti etnici sono radicati nel profondo e il contesto in cui si fa l’intervento LA MEDIAZIONE TRA PARI •Allievi volontari, formati come mediatori, aiutano i loro compagni della stessa età o un po’ più giovani in caso di liti o altri problemi di violenza. RISULTATI ATTESI DALLA MEDIAZIONE TRA PARI: •sensibilizzazione delle classi, gestione del conflitto; •formazione di un gruppo di ragazzi-mediatori; •creazione di uno spazio e di un tempo di mediazione; •nuovi strumenti per aiutare alunni con difficoltà di relazione; •migliore gestione delle proprie emozioni; •miglioramento del clima di convivenza nella classe (Myers, 2013, Tamanza, Marta e Pozzi, 2003) LE RELAZIONI INTERPERSONALI SIGNIFICATIVE SODDISFANO IL NOSTRO BISOGNO DI APPARTENENZA RELAZIONI SIGNIFICATIVE hanno 3 caratteristiche 1 - la permanenza 2.il potere gerarchia genitori/figli sono relazioni dipendenti, relazioni egualitaria hanno lo stesso potere 3.il genere riflette la composizione sessuale →essere in grado di riflettere sulla relazione tra le dimensioni interpersonale e sociale →acquisire conoscenze sulle tematiche relative alle diverse relazioni compresenti nella famiglia e al loro sviluppo lungo il ciclo di vita familiare →avere una padronanza della conoscenza teorico critica della psicologia delle relazioni presenti in famiglia, in coppia e nei piccoli gruppi →acquisire conoscenze rispetto alle relazioni nella coppia e nei piccoli gruppi
- Le persone sono parte di una rete di relazioni interpersonali significative (amicali, sentimentali, relazioni con familiari)
Le relazioni non permanenti come le amicizie hanno bisogno di più impegno per essere mantenute nel tempo rispetto ai rapporti tra fratelli Il potere può essere distinto in egualitarie e verticali come genitori/figli Genere ci si comporta in modo diverso rispetto al sesso COME INIZIANO LE RELAZIONI? 1)LA PERSONA DELLA PORTA ACCANTO
- la vicinanza→ gioca un ruolo importante MERA ANITICIPAZIONE INTERAZIONE ne aumenta la simpatia EFFETTO MERA ESPOSIZIONE valutare nuovi stimoli, La vicinanza gioca un ruolo nella formazione iniziale di un’amicizia.
- distanza funzionale→quanto spesso le strade si incrociano, La distanza funzionale, ossia quanto spesso le strade delle persone s’incrociano (probabilità di avere contatti) Festinger, Schacter e Back 2)MOGLI E BUOI DEI PAESI TUOI •Somiglianza: Credenze, opinioni e qualità simili •La percezione di somiglianza tra partner sembra essere il fattore principale dell’attrazione secondo alcuni studiosi (Byrne, 1971) perché ci fa sentire sicuri •La somiglianza determina in parte la piacevolezza delle persone. Infatti quando le persone hanno opinioni simili alle nostre, tendiamo non solo ad apprezzare ciò che pensano, ma tendiamo anche a fare inferenze positive anche sulle loro caratteristiche personali (Montoya e Horton, 2004). •In un esperimento condotto d Byrne e Nelson (1965) i soggetti erano a conoscenza che un altro studente aveva nei confronti di vari argomenti diversi gradi di somiglianza con loro. Quando gli venne chiesto di giudicare la bellezza dello studente, i risultati mostrarono che i loro giudizi erano strettamente legati alla somiglianza percepita tra i loro atteggiamenti e quelli dello studente. 3)ATTRAZIONE RECIPROCA •Uno dei fattori più importanti è piacersi reciprocamente. •Scoprire che una persona attraente prova una forte simpatia per voi, sembra accendere sentimenti romantici •Diverse ricerche empiriche dimostrano che se si riesce a far credere a qualcuno che un’altra persona prova ammirazione o simpatia per lui, in genere questi ricambia il sentimento (Berscheid e Waltser, 1978) •In un esperimento (Gold, Rychman e Mosley, 1984) osservarono che quando una giovane donna mostrava interesse per dei soggetti maschi, ascoltandoli attentamente, protendendosi verso di loro, essi provavano una forte attrazione, sebbene non fossero d’accordo con la donna su questioni importanti. 4)CIÒ CHE È BELLO È BUONO altri fattori importanti sono: •Bellezza fisica: •Le ricerche di Feingold (1992) mostrano che le persone attraenti sono meno sole, più popolari, hanno maggiori abilità sociali e più esperienze sessuali di quelle meno attraenti •Fenomeno del matching :Berand Murstein nelle sue ricerche mostra che le persone non scelgono i compagni più belli in assoluto, ma quelli belli come loro, con un livello di bellezza simile
•Stereotipo (ciò che bello è buono) •Visi attraenti •Effetto normalità: tendenza a preferire i visi normali e simmetrici ai visi con caratteristiche insolite o distintive. LE SCALE DI RILEVAZIONE DEI SENTIMENTI •I contributi di Rubin (1973) e Stenberg e Barnes (1988).
- Liking scale: il grado di piacevolezza attributo al partner in termini di affetto e rispetto. “Questa persona è il genere di persona che io vorrei essere” •“Questa persona è una delle persone più piacevoli che conosca” TRIANGOLO DELL’AMORE Passione-intimità-impegno ESEMPI DALLA SCALA DI LOVE SCALE IMPEGNO •Ho un rapporto caldo con X •Vivo una comunicazione intima con X •Ho ricevuto un notevole sostegno emotive X INTIMITA’ •Mi sento emotivamente vicino X misura intimità •Non riesco a immaginare un'altra persona che mi renda felice come fa X •Mi ritrovo a pensare spesso a durante il giorno •Il solo vedere XX per me è eccitante •Trovo XX molto attraente fisicamente PASSIONE •Sentirò sempre una forte responsabilità per xxx •Mi aspetto che il mio amore per xx duri per il resto della mia vita •Non riesco a immaginare di terminare la mia relazione con ÐÐÐÐ 27 •Resterei con ÐÐÐÐ nei momenti più difficili •Considero il mio impegno nei confronti di XXX una questione di principio
TEORIE SOCIOCOGNITIVE i nostri giudizi cambiano rispetto alle persone che abbiamo di fronte dipende in parte dallo schema cognitivo quindi struttura le aspettative sulle persone. •SCHEMA RELAZIONALE 3 componenti (Baldwin, 1992) 1)rappresentazione del sé in relazione 2)credenze che riguardano il partner 3)script interpersonale Lo schema relazionale struttura le aspettative delle persone sulle loro relazioni e ne guida le interazioni (Myers, 2013) Teorie evolutive •Secondo Buss (2003) le relazioni intime possono essere comprese in termini di teoria dell’evoluzione •L’amore è in quest’ottica una necessità biologica, siamo delle creature sociali destinate a legarci agli altri •Il nostro bisogno di appartenenza è adattivo la cooperazione ha assicurato la sopravvivenza della nostra specie •Secondo la prospettiva evolutiva le persone cercano di capire se un potenziale compagno ha buoni geni attraverso indizi quali: la salute, l’aspetto giovanile, la simmetria del corpo e del viso. •La cooperazione e la sopravvivenza della specie •Alcune ricerche mostrano che le donne tendono a scegliere il loro partner più accuratamente degli uomini (Barrette et al. 2002) per la procreazione •Gli uomini sono interessati maggiormente a storie di breve durata rispetto alle donne (Schmitt et al. 2001). •Gli uomini sono attenti al rapporto vita/fianchi indica maggiore fertilità
LA CRESCITA DELL’INTIMITA’ DELLA RELAZIONE
•In una relazione profonda siamo fiduciosi di esser conosciuti per come siamo senza paura o ansia di perdere l’affetto dell’altro (Holmes e Rempel, 1989). •Self-Disclosure (svelamento di sé) cruciale: • Gettare le maschere, alimenta l’amore •Le coppie che si rivelano maggiormente sono più soddisfatte della loro relazione e mantengono più a lungo il loro legame (Sprecher, 1987) •I matrimoni più felici sono quelli in cui i coniugi utilizzano un linguaggio speciale (Bel et al, 1987). •(Myers, 2013) •L’aprirsi genera apertura (e.g. Berg, 1987) •Teoria della penetrazione sociale (Altman e Taylor, 1973) PSICOLOGIA DELLE RELAZIONI
- Essere in grado di riflettere sulla relazione tra le dimensioni interpersonale e sociale
- Acquisire conoscenze sulle tematiche relative alle diverse relazioni compresenti nella famiglia e al loro sviluppo lungo il ciclo di vita familiare
- Avere una padronanza della conoscenza teorico critica della psicologia delle relazioni presenti in famiglia, in coppia e nei piccoli gruppi
- Acquisire conoscenze rispetto alle relazioni nella coppia e nei piccoli gruppi MUTAMENTI NELLE RELAZIONI DI COPPIA DELLA SOCIETÀ ODIERNA Il fenomeno del matrimoni per amore è piuttosto recente, prima dell’800 i matrimoni era solo un buon affare. I MATRIMONI DIMINUISCONO : Negli ultimi anni vi è stato un calo di matrimoni (secondo i dati dell’Istat siamo passati da 246.613 nel 2008, 217.700 nel 2010, 207.138 nel 2012, a 189.765 nel 2014, con un’inversione di tendenza nel 2015: 194.377) Nel periodo 2008-2014, i matrimoni sono diminuiti in media al ritmo di quasi 10.000 all’anno.( dati Istat). CI SI SPOSA PIÙ TARDI •Nel 2016 gli uomini si sono sposati in media a 37 anni, le donne a 33. Nel 2018 per la classe di età 15- 64 anni, coniugati e celibi quasi si equivalgono (rispettivamente 49,0% e 47,7% della popolazione totale). Tra le donne invece continuano a prevalere le coniugate (55,0%) sulle nubili (quasi il 39%). Sempre secondo gli ultimi dati Istat del 2018 nella classe di età 45-54 anni quasi un uomo su quattro non si è mai sposato mentre è nubile quasi il 18% delle donne Il confronto tra i dati del Censimento della popolazione del 1991 e quelli riferiti al 2018 mostra i profondi cambiamenti avvenuti. Tra gli individui di 15-64 anni, a fronte di un lieve calo della popolazione (-309 mila), diminuiscono molto le persone coniugate (3 milioni e 843 mila in meno) a vantaggio soprattutto di celibi e nubili (+3 milioni e 90 mila) e, in misura molto più contenuta, dei divorziati (oltre 972 mila in più). Dati Istat 2018, a confronto con dati 1991: sono soprattutto i giovani a pronunciare di meno il fatidico sì CALO SOPRATTUTTO NELLA CLASSE DI ETÀ 25-34 ANNISI È PASSATI DA UN 51,5% DEL 1991 DI UOMINI CONIUGATI AL 19,1% DI UOMINI NEL 2018; DAL 69,5% NEL 1991 AL 34,3% DELLE DONNE NEL 2018). I CELIBI PASSANO DA 48,1% A 80,6% E LE NUBILI DA 29,2% A 64,9% DIVORZIO E SEPARAZIONI IN CRESCITA •Secondo i dati ISTAT (2014) da un lato, i matrimoni risultano in diminuzione negli ultimi vent’anni, dall’altro, le separazioni sono aumentate del 70,7% e i divorzi sono quasi raddoppiati.