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Psicologia generalee, Dispense di Psicologia

Appunti di psicologia generale

Tipologia: Dispense

2024/2025

Caricato il 03/06/2026

peppo88888
peppo88888 🇮🇹

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PSICOLOGIA
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PSICOLOGIA

GENERALE

PSICO-LOGIA

La psicologia è la scienza che si occupa della mente.

  • Psiche - > Anima
  • Logos - > Discorso La psicologia si occupa di come le persone:
  • Pensano - > sfera cognitiva
  • Sentono - > sfera affettiva
  • Si comportano - > sfera comportamentale Lo Psicologo è laureato in psicologia ed è iscritto all’albo della sua regione. Lo Psichiatra è laureato in medicina e specializzato in psichiatria, può prescrivere medicine. Lo Psicoterapeuta può essere uno psicologo o uno psichiatra, ha frequentato una scuola di specializzazione di 4-5 anni. LA SENSAZIONE Può essere definita come la modificazione dello stato del nostro organismo a causa del contatto con l’ambiente. Gli stimoli offerti dall’ambiente sono catturati dai nostri organi di senso:
  • udito,
  • vista,
  • olfatto,
  • gusto,
  • tatto,
  • cinestesia,
  • equilibrio,
  • sensazione di dolore. La legge di Weber e Fechner, detta RELAZIONE PSICOFISICA FONDAMENTALE, lega la sensazione soggettiva del soggetto (S) alla grandezza dello stimolo fisico (R) offerto dall’ambiente. La relazione tra la sensazione e lo stimolo è complicata dal fatto che non tutti gli stimoli vengono percepiti dall’individuo; uno stimolo deve raggiungere una certa grandezza per essere percepito da un determinato organo di senso (soglia assoluta), e deve essere diverso per essere discriminato da un altro simile (soglia differenziale). Ad ogni modo una volta catturato il livello di sensazione, lo stimolo fisico è pronto per essere elaborato a livello cognitivo attraverso il meccanismo della percezione.

La Percezione Visiva Il processo di percezione visiva ha inizio con la percezione d’insieme di un oggetto o di una figura e solo successivamente vengono discriminate le varie parti che la compongono; inoltre, parti di una figura presentate vicine tra loro vengono percepite come un tutt’uno; altro aspetto interessante, guardando una scena visiva, parti di essa ci sembrano ben definiti (figura), mentre il resto ci appare meno rilevante e non ben definito (sfondo). La percezione visiva si basa su principi:

  • Principio di uguaglianza - > tendenza a raggruppare immagini o oggetti simili fra loro per forma, colore o dimensione.
  • Principio di vicinanza - > davanti ad un fatto reale si tende a raggruppare gli oggetti anche diversi fra loro in un unico gruppo.
  • Principio di simmetria - > quando messe due immagini simmetriche vicino esse vengono percepite con un’unica cosa.
  • Principio della forma chiusa - > le linee che tendono a chiudersi vengono percepite dal nostro occhio come linee più definite e costituiscono un grande punto di percezione.
  • Principio della pregnanza della forma - > si basa su esperienza che il nostro cervello ha delle immagini e quindi anche quando un’oggetto è nascosto da un altro oggetto noi lo vediamo completo. L’esperienza percettiva del nostro occhio lo porta a ricostruire l’immagine completa. I principi della percezione visiva derivano dalla teoria della Gestalt o “teoria della forma”. Uno di questi principi fondamentali è l’organizzazione, detta figura-sfondo. Guardando un’immagine percepiamo l’oggetto che sta in primo piano come figura principale e ciò che sta dietro come sfondo. Però, quando c’è AMBIGUITA’ , nelle forme si creano dei fenomeni d’illusione, e diventa difficile decidere quale sia la figura e quale lo sfondo. DIFFERENZA TRA SENSAZIONE E PERCEZIONE La sensazione è un cambiamento a livello dell’attività neuronale che deriva dall’interazione diretta dei nostri organi sensoriali con l’ambiente esterno, mentre la percezione è l’organizzazione di tali dati sensoriali in un’esperienza complessa a livello cognitivo. Quindi, la sensazione è l’informazione di base così come si presenta ai nostri sensi, mentre la percezione è il processo successivo che implica l’interpretazione e l’attribuzione di senso alle sensazioni.

LA MOTIVAZIONE

È una forza che suscita il comportamento, lo sostiene e lo dirige. La psicologia si occupa di trovare l’origine della motivazione e come questa arrivi a controllare il comportamento. Può essere descritta come:

  • La necessità o il desiderio che spinge il comportamento verso il raggiungimento di un determinato scopo.
  • Condizione che determina la direzione e l’intensità del comportamento. La motivazione è il processo di attivazione dell’organismo finalizzato alla realizzazione di un determinato scopo in relazione alle condizioni ambientali. Studia il perché dell’’agire dell’uomo. La parola proviene dal latino motus - > muovere, spinta. È un fenomeno interiore, nasce “dentro di noi”. Se vista come risposta e reazione dell’organismo a stimoli esterni o interni, si può esplicitare in:
  • Riflessi
  • Istinti
  • Bisogni
  • Pulsioni Da un punto di vista psicologico è l’insieme dei fattori dinamici aventi una data origine che spingono il comportamento di un individuo verso una data meta. Ogni atto svolto senza una motivazione rischia di fallire. La motivazione svolge due funzioni:
  • Attivare comportamenti specifici - > riferimento alla componente energetica di attivazione della motivazione.
  • Orientare comportamenti specifici - > riferimento alla componente direzionale di orientamento. La motivazione viene suddivisa in 3 filoni:
  1. Estrinseca - > avviene quando un alunno si impegna in attività per scopi che sono estrinseci, come ricevere lodi.
  2. Intrinseca - > quando un alunno si impegna perché trova un’attività stimolante
  3. Motivazionale - > l’alunno costruisce attivamente il suo orientamento motivazionale. Avviene con la rappresentazione degli obiettivi che l’alunno vuole raggiungere.
  1. Bisogni di sicurezza, si manifestano solo dopo aver soddisfatto i bisogni fisiologici e constano della ricerca di contatto e protezione.
  2. Bisogni di appartenenza, desiderio di far parte di un’estesa unità sociale (famiglia, gruppo amicale) che nasce dopo aver soddisfatto i bisogni di sicurezza.
  3. Bisogni di stima , esigenza di avere dai partner dell’interazione un riscontro sul proprio apporto e sul proprio contributo.
  4. Bisogni di indipendenza , esigenza di autonomia, realizzazione e completezza del proprio contributo, si attiva solo dopo aver soddisfatto i bisogni di stima.
  5. Bisogni di autorealizzazione , bisogno di superare i propri limiti e di collocarsi entro una prospettiva super-individuale, essere partecipe col mondo. Le Motivazioni Cognitive e Secondarie Questo livello delle motivazioni riguarda gli aspetti che muovono il comportamento umano verso condotte di tipo sociale e dal punto di vista dello studio, vengono spesso ricondotte a variabili di tipo cognitivo-affettivo. David McClelland identifica 3 motivazioni fondamentali
  • Il bisogno del successo (o della riuscita) rispecchia il desiderio di successo e la paura del fallimento.
  • Il bisogno di appartenenza combina i desideri di protezione e socialità con la paura per il rifiuto da parte degli altri.
  • Il bisogno di potere riflette i desideri di dominio e il timore di dipendenza.

Gli individui differiscono nella forza di ciascuno di tali motivi, inoltre le situazioni variano nel grado in cui sono collegate e incentivano l’uno o l’altro motivo. Un ruolo significativo è attribuito ai processi cognitivi, che catalogano gli stimoli in relazione ai motivi determinando natura e intensità dei vettori motivazionali. I motivi impliciti che spingono all’azione sono originati dagli incentivi esterni che attivano specifiche reazioni emotive. Con l’esperienza e l’apprendimento, un numero sempre maggiore di situazioni si associa a questi forti incentivi, consolidando il motivo e trasformandolo in motivazione esplicita. Obiettivi di apprendimento Scopi o ragioni che guidano l'individuo nel perseguire un compito di apprendimento. Gli obiettivi di apprendimento influenzano in modo significativo le risposte cognitive, metacognitive, affettive e comportamentali di ciascun individuo. Tali obiettivi possono essere generali , ossia legati all'approccio dell'individuo al compito, oppure compito - specifici , cioè legati alle caratteristiche dei singoli compiti o attività di studio. Secondo la teoria del raggiungimento degli obiettivi ( achievement goal theory ) sono due i tipi di obiettivi di apprendimento che l’individuo in generale può perseguire:

  • Obiettivi di padronanza - > individuo è interessato ad acquisire maggiore competenza nel campo disciplinare in oggetto.
  • Obiettivi di prestazione - > persona motivata da un obiettivo di prestazione è motivata dal desiderio di riuscire bene in un compito. Elliott e McGregor sottolineano l’importanza di differenziare gli obbiettivi in approach e avoidance

Espressione

  • Facciale Il viso è l’indicatore più importante, per la rabbia, così come grattarsi la testa può indicare imbarazzo altri, delle emozioni. La bocca, ad esempio, esprime meglio gioia e disgusto, la fronte la sorpresa, gli occhi, la tristezza, l’intero viso, la rabbia.
  • Voce Il tono è un buon indicatore dell’emozioni, come la fluidità del parlato. Balbettare può essere indice di imbarazzo.
  • Gesti e postura Agitare il pugno può indicare rabbia, così come grattarsi la testa imbarazzo. Autoefficacia Si riferisce alla convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno in modo da raggiungere i risultati prefissati (Bandura, 1995). Talvolta non ci si comporta in maniera ottimale pur sapendo cosa fare o come farlo, e questo perché non si può prescindere dal ruolo rivestito dai “pensieri” riguardanti sé stessi nel mediare la relazione fra il sapere e il saper fare. IL PENSIERO Riflessione, elaborazione di sensazioni, un flusso di coscienza, una formulazione astratta, una capacità, un’idea, essere, fermarsi un attimo, quello che ci passa per la mente, l’anticamera della parola del comunicare, elaborazione della pulsione, qualcosa che ci contraddistingue. Il pensiero è l'attività della mente, un processo che si esplica nella formazione dei concetti, della coscienza, delle idee, dell‘immaginazione, dei desideri, di ogni raffigurazione del mondo; può essere sia conscio che inconscio. È la facoltà di conoscere e comprendere gli aspetti generali e universali delle cose, senza dipendere immediatamente, e di volta in volta, dalle singole cose e dagli aspetti isolati con cui esse ci appaiono. Si tratta cioè della capacità di cogliere il reale per " astrazione ".
  • Il pensiero è presente in ogni fenomeno cosciente: è l'attività che percepisce, elabora ricordi, coordina immagini, astrae, compara, giudica, ragiona.

Abbiamo un pensiero percettivo che ci mette in contatto con gli avvenimenti che accadono in noi e nel mondo esterno; un pensiero immaginativo che ci rappresenta i dati percepiti o evocati dal passato; un pensiero associativo che stabilisce un certo ordine tra i vari fenomeni psichici; un pensiero affettivo che elabora le manifestazioni della nostra affettività; un pensiero volitivo che presiede ad ogni azione volontaria.

  • Il pensiero si eleva al di sopra del mondo delle percezioni per formare schemi generali che sono i concetti; esso afferra relazioni e trasforma il materiale fornito dai ricettori sensoriali in un sistema di giudizi, attraverso un processo di analisi e sintesi (ragionamenti). Il pensiero come giudizio Si parla di giudizio esplicito quando dalla percezione (che di per sé può anche costituire un giudizio implicito) si passa ad una riflessione cosciente, espressa verbalmente o per iscritto o in maniera gestuale. L'attività giudicativa consiste nel riunire due percezioni o due immagini o due concetti, stabilendo tra loro un rapporto. Giudicare significa congiungere due termini con una affermazione, o separarli con una negazione. Il giudizio presume sempre una qualche certezza, o in positivo o in negativo. Il pensiero come ragionamento Quando da uno o più giudizi ricaviamo la validità di un altro giudizio, noi elaboriamo un ragionamento. Il passaggio da un giudizio all'altro costituisce il processo della ragione , che è appunto una serie coordinata di giudizi in un tutto organico. Dai dati particolari passiamo, con un procedimento induttivo ai principi generali e dai principi generali con un procedimento deduttivo passiamo alle conseguenze particolari. Il pensiero nell’età evolutiva Il pensiero si struttura in rapporto alla progressiva maturazione fisica e psichica dell’individuo. Nell’ infanzia la vera attività intellettuale non è ancora comparsa. Il pensiero è sorretto da uno schematismo prelogico legato ai dati della percezione. Il bambino ragiona con la forma analogica, che risponde al primo bisogno di prova. Ragiona con un procedimento di verosimiglianza detto trasduttivo. Questo pensiero difetta di analisi, è irreversibile e unidirezionale.
  • Il fanciullo confronta gli oggetti tra loro e ci ragiona sopra, nota le caratteristiche comuni e differenti.

IL LINGUAGGIO

Il linguaggio è un sistema di comunicazione che permette di trasmettere informazioni da un individuo all’altro attraverso una serie complessa di segnali. Sia colui che trasmette sia colui che riceve devono essere dotati di:

  • sistemi in grado di produrre il segnale
  • sistemi in grado di comprendere il segnale L’articolazione del pensiero presuppone l'uso della parola, sia essa pensata, parlata, scritta o espressa col linguaggio dei sordomuti. Senza il linguaggio che socializza i pensieri, non sarebbe possibile pensare, come senza il pensiero sarebbero impossibili il linguaggio interiore ed esteriore. Il pensiero precede, anzi, crea la parola, ma la parola, a sua volta, è creatrice di pensiero, perché la parola creata torna al pensiero, lo precisa, lo arricchisce, lo sviluppa. L’acquisizione del linguaggio si articola in 4 fasi:
    • Fase prelinguistica (4 mesi) - > bambino emette suoni
    • Fase monoverbale (fino a 24 mesi) - > bambino usa una parola alla volta - > sovraestensione
    • Fase del linguaggio telegrafico (da 18 a 24 mesi) - > bambino crea frasi senza articoli o avverbi
    • Fase dell’acquisizione grammaticale - > avviene per imitazione e condizionamento Il linguaggio e il cervello Le aree preposte al linguaggio sono:
    • Area di Broca - > presiede all’espressione del linguaggio (centro verbo-motorio).
    • Area di Wernicke - > area posteriore del lobo temporale sinistro, deputata alla comprensione del linguaggio tramite interconnessioni associative con l’evocazione della memoria (centro uditivo-verbale). Le due aree sono in comunicazione tra loro tramite il fascicolo arcuato. Cervello, Emisferi e Corteccia Cerebrale Struttura più voluminosa e specializzata dell'encefalo, il cervello si compone di due elementi pressoché simmetrici, chiamati emisfero cerebrale destro ed emisfero cerebrale sinistro. Ciascun emisfero cerebrale presenta uno strato cellulare superficiale ben distinto, costituito da sostanza grigia, denominata corteccia cerebrale , e una componente

cellulare più profonda, formata da sostanza bianca e grigia, e indicata genericamente con il termine di componente sottocorticale. Per convenzione, la corteccia cerebrale di ciascun emisfero cerebrale è idealmente suddivisa in 4 lobi:

  • frontale
  • temporale
  • parietale
  • occipitale. Protetto dall’osso frontale, e in minima parte dall'osso parietale, il lobo frontale rappresenta la regione anteriore della corteccia cerebrale; esso si estende, infatti, nella porzione anteriore degli emisferi celebrali, immediatamente davanti al lobo parietale e al lobo temporale (il lobo occipitale è posteriore a quest'ultimi, quindi si trova agli antipodi del lobo frontale). Cos’è l’area di Broca? L'area di Broca è la regione della corteccia cerebrale umana avente un ruolo chiave nella produzione e comprensione del linguaggio parlato e scritto. L'area di Broca è connessa all’area di Wernicke; è una regione appartenente esclusivamente al lobo frontale dell'emisfero cerebrale dominante che, nella maggior parte delle persone, corrisponde all'emisfero sinistro. Oltre a intervenire nella produzione e comprensione del linguaggio, l'area di Broca partecipa anche all'interpretazione del significato delle espressioni gestuali; in altre parole, aiuta a comprendere il significato di tutti quei movimenti e gesti usati per esprimere un concetto, un'intenzione ecc., in sostituzione delle parole. L'area di Broca è costituita sostanzialmente da due specifiche regione della circonvoluzione frontale inferiore: la cosiddetta pars triangularis (della circonvoluzione frontale inferiore) e la cosiddetta pars opercularis (della circonvoluzione frontale inferiore). Funzione L'area di Broca è la regione di corteccia cerebrale da cui dipende la produzione del linguaggio e parte della sua comprensione. In passato, gli esperti ritenevano che l'area di Broca controllasse soltanto la capacità di produzione del linguaggio e che la comprensione di quest'ultimo fosse unicamente a carico dell'area di Wernicke; studi recenti, però, hanno dimostrato che l'area di Broca è coinvolta anche nei processi di comprensione del linguaggio, risultando quindi in collaborazione con l'area di Wernicke L'area di Broca partecipi all'interpretazione del significato delle espressioni gestuali, dove per espressioni gestuali s'intendono quei movimenti del corpo e delle mani, usati per esprimere un concetto, un'intenzione ecc., in sostituzione delle parole.

PSICOLINGUISTICA

Studio delle rappresentazioni linguistiche e dei meccanismi che sottostanno all’elaborazione del linguaggio parlato, scritto e letto. La struttura del linguaggio si basa su due componenti:

  1. Parola : associazione arbitraria tra un suono ed un significato
  2. Grammatica : sistema che specifica il modo in cui le singole unità del vocabolario possono venir combinate in parole, frasi e periodi La grammatica comprende 3 livelli di analisi:
    • fonologico : regole in grado di combinare i diversi suoni nella struttura stabile del linguaggio
    • sintattico : regole necessarie per combinare parole e suffissi in nuove parole combinare parole in frasi e periodi
    • semantico : significato delle espressioni linguistiche COMPRENSIONE DEL LINGUAGGIO Coinvolge l’area posteriore del linguaggio e le afferenze con cortecce associative visive e uditive dove sono contenute le memorie del significato delle parole La lesione della sola area posteriore causa afasia sensoriale transcorticale. DISTURBI DEL LINGUAGGIO Bisogna fare attenzione a distinguere i disturbi evolutivi (che si verificano durante lo sviluppo) da disturbi acquisiti (età adulta- lesioni celebrali). DISLESSIA - > disturbi della lettura Si divide in:
    • dislessia occipitale: disturbi sulla lettura di parole
    • dislessia parieto-temporale sx- lobo parietale e frontale: disturbi di lettura e di scrittura
    • dislessia frontale-area di Broca: deficit nel nominare le lettere di una parola, deficit di lettura e comprensione

DISLESSIE PERIFERICHE

Problemi di lettura della forma visiva della parola DISTURBO DELLA LETTURA LETTERA PER LETTERA DISLESSIA SENZA AGRAFIA Non legge la parola intera ma leggerà sillabando DISLESSIA ATTENZIONALE ALESSIA LETTERALE

  • Riesce a leggere l’intera parola CIAO ma non riesce a sillabarla
  • Dovuta ad una lesione tumorale parietale profonda DISLESSIA DI NEGLECTDI SINISTRA O DI DESTRA - Errori nella lettura delle parti iniziali (neglect di sinistra) o delle parti finali (neglect di destra) - Errori di sostituzione (petto invece che tetto) - Errori di omissione IL (Paziente si puo dimenticare delle lettere)

DISLESSIE CENTRALI

PROBLEMI DI LETTUR A DELLA FORMA VISIVA DELLA PAROLA DISLESSIA SUPERFICIALE

  • Errori ortografici come sostituzioni,elimi nazioni o aggiunte di lettere

DISLESSIA

FONOLOGICA

Incapacità di leggere le non-parole o le parole sconosciute., non facenti parte del vocabolario del paziente Difficoltà a pronunciare le parole cosidette «funzione» come e, se, per ecc percchè sono prive di significato e impossibili da immaginare visivamente

DISLESSIA

PROFONDA

  • Incapacità di leggere a voce alta le non parole per esempio le congiunzione
  • Confondono le lettere (roma vs toma)
  • Errori derivazionale (es. insegnate al posto di insegnare)
  • Errori semantici esemp. Sostituire la parola gatto con tigre. DISLESSIA DIRETTA Incapacità di leggere le non parole Mancata comprensione delle parole che vengono lette correttamente

Esistono due versioni di questa ipotesi:

  • forte (le espressioni facciali, da sole, sono sufficienti a generare l’emozione)
  • debole (il feedback facciale aumenta soltanto l’intensità dell’emozione) Esistono evidenze empiriche per la versione debole di tale ipotesi; per contro, la versione forte è ancora da approfondire. Teoria vascolare dell’efferenza emotiva
  • Secondo questa teoria il ritmo e le modalità della respirazione nasale assicurano il raffreddamento termico della regione talamica, sotteso al mantenimento degli stati emotivi positivi (raffreddamento ipotalamico).
  • Si può collegare questa teoria con antiche pratiche orientali e occidentali, legate allo yoga, alla meditazione trascendentale, al training autogeno ecc. Teoria Centrale
  • In opposizione alla teoria periferica, Cannon propone la teoria centrale delle emozioni: esse sono attivate e regolate da centri nervosi centrali che si trovano nella regione talamica.
  • Cannon studiò, in particolare, la reazione di emergenza, ponendo in evidenza le funzioni dell’arousal simpatico.
  • Nel 1937 Papez avanzò l’ipotesi circa un circuito di strutture nervose coinvolte nell’elaborazione e regolazione delle emozioni (circuito di Papez)
  • Successivamente MacLean propose il sistema limbico come sistema deputato a regolare le emozioni. Gran parte delle reazioni emotive dipendono dal Sistema Limbico , un insieme di nuclei situati sotto la corteccia, tra cui il setto, ippocampo e amigdala. Anche una parte della corteccia detta cingolata fa parte del sistema limbico. Amigdala L’amigdala, quella in rosso, è una struttura del sistema limbico che crea dei collegamenti diretti con il talamo, struttura situata al di sotto della corteccia a cui pervengono le informazioni sensoriali, tra cui gli stimoli che possono scatenare un’emozione.

Induce reazioni vegetative (aumento pressione, sudorazione, ritmo cardiaco ecc), ormonali (del surrene e della tiroide) e comportamentali. Le reazioni comportamentali sono dovute all’attivazione dei “gangli della base” cioè delle formazioni nervose da cui dipendono automatismi motori come quelli delle espressioni facciali. L’amigdala, o corpo amigdaloideo, è un complesso nucleare situato nella parte dorsomediale del lobo temporale del cervello che gestisce le emozioni e in particolar modo la paura. A livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia, facente parte del sistema limbico, posto sopra il tronco cerebrale, nella regione rostro mediale del lobo temporale, al di sotto del giro uncinato (uncus) e anteriormente alla formazione dell'ippocampo. Ha una struttura ovoidale (in greco antico amygdala, significa mandorla) situata nel punto più basso della parete superiore del corno inferiore di ogni ventricolo laterale; è in continuità con il putamen, dietro alla coda del nucleo caudato. Funzioni emotive dell’amigdala

  • La sindrome di Kluver e Bucy ha posto in rilievo l’importanza dell’amigdala nella vita emotiva dell’organismo (amigdala = centralina emotiva)
  • L’amigdala presenta un circuito subcorticale (amigdala-talamo) molto rapido e immediato, pressoché automatico (= elaborazione precognitiva degli stimoli)
  • Vi è inoltre il circuito corticale (amigdala-talamo-corteccia) che procede all’elaborazione cognitiva completa degli stimoli emotigeni. La Teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni
  • Le teorie periferica e centrale si sono dimostrate entrambe vere, ma parziali; entrambe inoltre hanno focalizzato l’attenzione sugli aspetti biologici
  • Schachter introduce per primo una concezione psicologica delle emozioni attraverso la teoria dei due fattori o teoria cognitivo-attivazionale. COMPONENTI DELLA EMOZIONE L’emozione è la risultante di due componenti distinte:
  • una componente fisiologica di attivazione
  • una componente cognitiva di valutazione dello stimolo emotigeno e di etichettamento della propria esperienza emotiva. In questo processo particolare attenzione è dedicata all’attribuzione causale che stabilisce una connessione fra queste due componenti