Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Introduzione alla Psicologia Sociale: Storia, Concetti e Ambiti di Ricerca - Prof. Giulian, Appunti di Psicologia Sociale

appunti lezioni psicologia sociale Prof.ssa Cristina Giuliani

Tipologia: Appunti

2020/2021
In offerta
30 Punti
Discount

Offerta a tempo limitato


Caricato il 03/02/2021

marticol1
marticol1 🇮🇹

4.8

(5)

3 documenti

1 / 64

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PSICOLOGIA SOCIALE
INTRODUZIONE
Compito generale: provare a comprendere il comportamento umano, ogni branca della psicologia definisce
i fattori e variabili rilevanti per spiegare comportamento umano (come pensano, cosa fanno gli uomini)
Tanti punti di vista sullo stesso oggetto il comportamento umano. I vari punti di vista ci aiutano a
comprendere noi stessi e gli altri
Psicologia sociale studio scientifico del comportamento umano nell’ambito delle interazioni che si
producono nei diversi contesti sociali; obbiettivo è studiare individuo nel contesto sociale.
Acquisizione di conoscenze in maniera sistematica mediante metodi scientifici.
Ambito della relazione può essere articolato in più livelli:
-Intrapersonale: relazione all’interno di ognuno, ciascuno di noi vive al proprio interno dinamiche
differenti a volte caratterizzate da profonda ambivalenza
-Interpersonale: interazioni tra due persone, livello di analisi riguarda due individui con le loro
caratteristiche e idee che entrano in relazione contesto diadico
-Gruppale: ciò che è importante considerare è la dimensione di gruppo. Sia sul versante
intergruppale (relazioni tra persone dello stesso gruppo) e intragruppale (tra gruppi diversi).
-Organizzativo: organizzazioni presenti sulla scena sociale, realtà collettive come le organizzazioni
politiche o scolastiche. Si distingue in intraorganizzativo (relazioni tra individui stessa
organizzazione) interorganizzativo (relazioni tra organizzazioni differenti, es. leader di due partiti)
-Interculturale: dimensione trasversale a tutti i livelli sopra indicati. Non abbiamo culture che si
incontrano ma persone con culture differenti che si possono incontrare, organizzazioni che fanno
riferimento a culture differenti. Dimensione cruciale che caratterizza tutti i livelli
Il cuore della psicologia sociale è il fenomeno dell’influenza sociale: non parliamo solo di persuasione
cioè di tentativi messi in atto dalle persone per modificare il comportamento di altri (es. influenza della
comunicazione pubblicitaria) ma si intende in maniera più ampia, con diverse forme. Quello che noi siamo, i
nostri pensieri e comportamenti sono influenzati dalla presenza reale immaginata o implicita degli altri.
Noi tendiamo a sottostimare il potere dell’influenza sociale e lo psicologo sociale si è sempre scontrato con
la tendenza di interpretare il comportamento delle persone ricorrendo delle variabili individuali (es. se uno
compie atto di generosità la tendenza è spiegare questi comportamenti sulla base di attributi della
personalità). Ricondurre tutto alle variabili individuali rende tutto quelle che sono delle variabili situazionali
irrilevanti.
Come e quando ci sentiamo influenzati?
Influenza sociale può essere analizzata in base ad alcuni processi: processi sociali e processi cognitivi.
L’intreccio tra questi due va a influenzare i nostri comportamenti
Processi sociali: Il nostro comportamento è influenzato dalla presenza di altre persone, le relazioni con gli
altri, opinioni e conoscenze che altri ci tramettono, l’appartenenza a gruppi ci influenzano profondamente.
siamo creature sociali anche quando siamo soli
Processi cognitivi: i processi di conoscenza e costruzione del mondo sociale influenzano il nostro modo di
leggere la realtà e quindi il nostro comportamento. Entriamo in relazione con le persone non in modo
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b
pf3c
pf3d
pf3e
pf3f
pf40
Discount

In offerta

Anteprima parziale del testo

Scarica Introduzione alla Psicologia Sociale: Storia, Concetti e Ambiti di Ricerca - Prof. Giulian e più Appunti in PDF di Psicologia Sociale solo su Docsity!

PSICOLOGIA SOCIALE

INTRODUZIONE

Compito generale: provare a comprendere il comportamento umano, ogni branca della psicologia definisce i fattori e variabili rilevanti per spiegare comportamento umano (come pensano, cosa fanno gli uomini) Tanti punti di vista sullo stesso oggetto  il comportamento umano. I vari punti di vista ci aiutano a comprendere noi stessi e gli altri Psicologia sociale studio scientifico del comportamento umano nell’ambito delle interazioni che si producono nei diversi contesti sociali; obbiettivo è studiare individuo nel contesto sociale. Acquisizione di conoscenze in maniera sistematica mediante metodi scientifici. Ambito della relazione può essere articolato in più livelli:

- Intrapersonale : relazione all’interno di ognuno, ciascuno di noi vive al proprio interno dinamiche differenti a volte caratterizzate da profonda ambivalenza - Interpersonale : interazioni tra due persone, livello di analisi riguarda due individui con le loro caratteristiche e idee che entrano in relazione  contesto diadico - Gruppale : ciò che è importante considerare è la dimensione di gruppo. Sia sul versante intergruppale (relazioni tra persone dello stesso gruppo) e intragruppale (tra gruppi diversi). - Organizzativo : organizzazioni presenti sulla scena sociale, realtà collettive come le organizzazioni politiche o scolastiche. Si distingue in intraorganizzativo (relazioni tra individui stessa organizzazione) interorganizzativo (relazioni tra organizzazioni differenti, es. leader di due partiti) - Interculturale : dimensione trasversale a tutti i livelli sopra indicati. Non abbiamo culture che si incontrano ma persone con culture differenti che si possono incontrare, organizzazioni che fanno riferimento a culture differenti. Dimensione cruciale che caratterizza tutti i livelli

Il cuore della psicologia sociale è il fenomeno dell’influenza sociale : non parliamo solo di persuasione

cioè di tentativi messi in atto dalle persone per modificare il comportamento di altri (es. influenza della comunicazione pubblicitaria) ma si intende in maniera più ampia, con diverse forme. Quello che noi siamo, i nostri pensieri e comportamenti sono influenzati dalla presenza reale immaginata o implicita degli altri. Noi tendiamo a sottostimare il potere dell’influenza sociale e lo psicologo sociale si è sempre scontrato con la tendenza di interpretare il comportamento delle persone ricorrendo delle variabili individuali (es. se uno compie atto di generosità la tendenza è spiegare questi comportamenti sulla base di attributi della personalità). Ricondurre tutto alle variabili individuali rende tutto quelle che sono delle variabili situazionali irrilevanti. Come e quando ci sentiamo influenzati? Influenza sociale può essere analizzata in base ad alcuni processi: processi sociali e processi cognitivi. L’intreccio tra questi due va a influenzare i nostri comportamenti

Processi sociali : Il nostro comportamento è influenzato dalla presenza di altre persone, le relazioni con gli

altri, opinioni e conoscenze che altri ci tramettono, l’appartenenza a gruppi ci influenzano profondamente.  siamo creature sociali anche quando siamo soli

Processi cognitivi : i processi di conoscenza e costruzione del mondo sociale influenzano il nostro modo di

leggere la realtà e quindi il nostro comportamento. Entriamo in relazione con le persone non in modo

neutro, ingenuo ma sulla base di idee, percezioni e motivazioni.  agiamo in base a ciò che crediamo il mondo sia. Principali aree di ricerca della psicologia sociale:

- Conoscenza e rappresentazione del mondo sociale : come la nostra mente si approccia alla realtà circostante, come si caratterizza la percezione sociale, la creazione di schemi e categorie sociali che ci consentano di capire la realtà  **processi socio-cognitivi

  • Interazioni sociali e relazioni interpersonali**  **processi interpersonali
  • Processi collettivi e dinamica di gruppo**. Studiare le caratteristiche del gruppo, come esso funziona e fenomeni che caratterizzano la vita nei gruppi  processi collettivi la psicologia sociale ha un interesse applicativo teso a migliorare la convivenza sociale. Cerca di capire perché le persone agiscono in un determinato modo e prova a risolvere importanti problemi sociali Comprendere il comportamento sociale delle persone ha risvolti applicativi che vanno a toccare diverse tematiche. Es: perché stereotipi e pregiudizi pervadono la nostra vita sociale e resistono al cambiamento? Da dove hanno origine gli stereotipi? perché aumentano i divorzi? ORIGINI DELLA PSICOLOGIA SOCIALE La psicologia sociale ha una storia giovane (un secolo) anche se lo studio della condizione umana accompagna l’umanità sin dall’origine (es. Platone e Aristotele) La psicologia ha un primo laboratorio nel 1979 in cui vengono studiati i processi e aspetti elementari della vita psichica (percezione sociale, sensoriale); psicologia individuale Tra 800 e 900 si inizia a pensare alla psicologia sociale in Germania tramite due filoni: - Psicologia delle folle : ha come centro di attenzione la preoccupazione e paura della borghesia per percezioni democratiche. Agglomerato di persone inizia a far paura. Al centro ci sono i concetti di imitazione, contagio sociale, suggestione sociale. Non è uno studio scientifico ma sono riflessioni. - Psicologia dei popoli : Wundt lavorava nel laboratorio, sostiene importanza dello studio scientifico dei processi sensoriali a uno studio comparato di quelli che sono i prodotti culturali delle società A fine Ottocento il comportamento della folla diventa oggetto di analisi. Oggi concetto di folla è ancora utile per analizzare il conflitto sociale, es. scontri di piazza si parla di folla (es. le primavere arabe, scontri del movimento no-tav). Le riflessioni della psicologia delle folle partono da Le Bon, un antropologo francese (primo tentativo di psicologia sociale in Europa), l’idea che veicola è un uomo la cui azione è guidata dalla suggestione che prevede un abbassamento della coscienza, regressione della mente e il concetto di contagio mentale utilizzato per spiegare l’intensità emotiva delle folle che porta le persone ad adeguare il proprio comportamento a quello predominante della folla Anche Gabriel Tarde (giudice) si occupa di questo tema e spiega gli stessi meccanismi parlando di imitazione (nella folla imitazione dei capi della ribellione); riflessione anche da parte dei giuristi i quali si muovono per un allargamento del concetto di responsabilità giuridica, obbiettivo di distinguere responsabilità del singolo e quella della folla Viene veicolata l’idea che il raggruppamento sociale è un’occasione di indebolimento dei processi di controllo dell’intelligenza che portano le tendenze passionali, violente. La folla diventa un agglomerato di persone che in situazioni particolari supera la coscienza del singolo individuo

2 esempi di studi scientifici empirici:

1 esperimento : metodo che la psicologia ha adottato dalle scienze forti (fisica, biologia) mira a verificare

presenza di nessi causa effetto tra le variabili studiate. Esperimento di Fioroni e Rothbarth: ha come obbiettivo di verificare se le categorie sociali che usiamo influenzano la nostra percezione (es. persone giovane, anziani, uomini e donne ecc.) questo esperimento usa categorie legate al peso e vuole verificare se queste categorie influenzano il giudizio che i partecipanti danno rispetto alle diverse immagini sottoposte. Consegna: devono osservare un continuo di siluette maschili graduali e esprimere dei giudizi di somiglianza tra le diverse coppie di siluette e vengono chieste 21 coppie possibili. Lo psicologo ha ideato una condizione di controllo in cui la siluette viene presentata senza classificazione e altre tre in cui si avviano raggruppamenti, categorizzazione sempre più forti. La ricerca sperimentale mira alla falsificazione, ad accattare o falsificare l’ipotesi nulla non mira alla conferma dell’ipotesi sperimentale; la falsificazione dell’ipotesi nulla consente di rendere più probabile l’ipotesi sperimentale. Le variabili indipendenti, il tipo di categorizzazione non rende le risposte dei soggetti tutte uguali, le differenze tra i diversi soggetti sono più marcate nella fila 3 e 4 nelle quali sono state introdotte le categorizzazioni  esempio sperimentale (guardare slides)

2 ricerca descrittiva e correlazionale : obbiettivo di descrivere un fenomeno, le relazioni tra aspetti di

questo fenomeno ma in modo scientifico. Esempio: Studio empirico di Lipschitz-Elhawi Racheli studio che vuole esplorare le percezioni che i bambini ebrei e arabi che vivono in Israele hanno rispetto al proprio in- group di appartenenza e il proprio out-group, per i bambini ebrei in-group è il gruppo degli ebrei e l’out- group è quello degli arabi e viceversa. Per capire se ci sono somiglianze e differenze nelle percezioni l’obbiettivo del ricercatore richiede una ricerca con un questionario e chiede ad alcuni bambini di disegnare il tipico ebreo e il tipico arabo e si fanno delle domande strutturate rispetto al disegno fatto (caratteristiche, la loro professione, comportamento) e si chiede ai bambini di esprimere una valutazione di gradevolezza e di invitare nella propria casa la persona disegnata. Ogni bambino ebreo disegna il tipico ebreo e il tipico arabo e viceversa. Vengono raccolti dati grafici e numerici e attraverso griglie di analisi vengono analizzate le caratteristiche di tutti i disegni. Emergono caratteristiche comuni di ciascun gruppo che disegna l’in-group e out-group, differenziazione è più sentita nei bambini ebrei che disegnano l’arabo con una figura armata e espressione ostile. In ogni caso tutti i bambini in base alla propria appartenenza esprimono una preferenza nei confronti del proprio in-group. Questo studio non ha l’obbiettivo di studiare relazioni causa-effetto ma di descrivere la rappresentazione che questi bambini hanno e se è legata ai giudizi di preferenza che essi esprimono. Quando si parla di correlazione tra variabili si parla di un semplice legame (es. autostima e risultato scolastico  relazione tra le variabili, l’autostima ci mette nelle condizioni di affrontare meglio i compiti e conseguire buoni risultati). In certi obbiettivi più utile per scienziato studiare la significatività delle relazioni tra le variabili e non solo delle relazioni causa-effetto. Quando viene pensato un progetto di ricerca ci sono tre livelli che devono essere coerenti e compatibili:

- Livello logico : teorie e ipotesi che formuliamo sulla base della teoria e sulla base dei risultati di ricerche precedenti - Livello metodologico : la via da percorrere - Livello empirico : tecniche e strumenti **La scelta del metodo

  • Metodi scientifici non empirici** : quello che fa il ricercatore è analizzare tutto quello che riesce a reperire come ricerca scientifica su un determinato argomento e confrontare i risultati proponendo una sintesi (es. quello che fanno gli studenti per la tesi di laurea) - Metodi scientifici empirici : il ricercatore raccoglie nella realtà concreta dei dati.

1 metodo sperimentale e quasi-sperimentale : produrre inferenze (deduzioni) circa relazione casuali (causa-effetto) tra la variabile dipendente e quella indipendente 2 metodi correlazionali : individuare rapporto tra le variabili 3 metodi descrittivi : descrivere in modo accurato e approfondito ciò che avviene a livello di comportamenti, vissuti La ricerca può avere diversi gradi di validità. 3 criteri di una ricerca valida

- Validità interna : riguarda la relazione causa-effetto, grado di certezza con cui si può provare che è la variabile indipendente a determinare le modifiche della variabile dipendente e non sono intervenute altre variabili di disturbo o errori a inficiare quel risultato (es. variabili di confusione, errori dello sperimentatore, errori del soggetto come la desiderabilità sociale). - Validità di costrutto : definizione dei costrutti che utilizziamo e come noi misuriamo il costrutto (autostima, pregiudizio) devono essere definiti, deve essere chiara a chi legge la definizione del costrutto e la sua operabilizzazione - Validità esterna : quanto i risultati possono essere generalizzati oltre le persone e il tempo in cui è sato condotto lo studio. È possibile applicare i risultati ottenuti a soggetti, tempi, luoghi e soluzioni differenti? L’etica della ricerca. Prima di procedere a una ricerca ci sono interrogativi di tipo etico che gli studiosi devono porsi, soprattutto quando vengono coinvolte altre persone. Ci sono dei protocolli di lavoro molto precisi, il progetto deve essere vagliato da una commissione che valuta l’eticità della ricerca per capire se quello che viene chiesto alle persone gli può causare un danno psicologico. Ai partecipanti viene chiesto di firmare un consenso informato in cui si viene informati di quello che si dovrà fare, devono essere date delle garanzie rispetto alla riservatezza dei dati e alla privacy, le persone sono libere di ritirarsi dalla ricerca in qualsiasi momento… tutto questo deve esse esplicitato alle persone prima che venga eseguita la raccolta dati COGNIZIONE SOCIALE Esplora l’attività attraverso le quali le persone pensano. I processi mentali possono essere inconsapevoli, automatici, non ne siamo consapevoli. Consiste nello studiare un insieme di attività mentali attraverso le quali apprendiamo, memorizziamo informazioni impercettibili e grazie a queste cognizioni programmiamo il nostro comportamento. I processi cognitivi non possono essere osservati direttamente, possono essere inferiti dal comportamento, dalle azioni… studio dei processi cognitivi nel sociale. Tutta la conoscenza che immagazziniamo nella mente e ha a che fare con la realtà sociale, gli oggetti sociali (tra cui la conoscenza di noi stessi). La cognizione sociale è un approccio che prende il via nel nord America negli anni 50 per poi svilupparsi negli anni 60-70. Psicologia europea eredita la ricerca americana ma la reinterpreta alla luce di quello che gli studiosi europei andavano studiando Alla base ci sono due presupposti teorici: - L’individuo nel momento in cui approccia la realtà esterna è attivo cioè elabora le sensazioni che provengono dall’ambiente circostante; la nostra mente ha delle potenzialità che in modo attivo intervengono nella ricostruzione dei simboli che provengono dall’esterno - Acquisiamo conoscenza della realtà non per registrazione passiva ma percependo le connessioni tra i vari elementi dell’oggetto di conoscenza  approccio olistico della realtà. Ciò permette l’attribuzione di senso all’oggetto percepito. Le fonti della conoscenza sociale sono la realtà esterna ma soprattutto il nostro modo di percepirla; in uno stesso evento possiamo avere percezioni molto differenti gli uni dagli altri (soggettiva).

scienze approcciano alla realtà cercando di classificarla). Le categorie sociali ci consentono di padroneggiare il nostro ambiente ( funzione adattiva ) ci permettono di comprendere le situazioni, chi abbiamo di fronte, il contesto in cui ci troviamo è ambiguo (es. contesto culturale diverso rispetto a quello in cui siamo cresciuto) Nascono da un processo innato ovvero il processo di categorizzazione, fin da quando siamo bambini. Non è solo apprendere categorie create da altri che ci vengono insegnate, categorizzare è proprio una potenzialità della nostra mente che attribuisce un senso alla realtà esterna Categorizzazione: processo cognitivo che ci permette di spiegare eventi sociali importanti come quella dello stereotipo e pregiudizio. Esempio in classe (esercitazione categorizzazione studente di lingue e quello di filosofia vedere slides) Quando parliamo di categoria sociale parliamo di tentativo classificatorio della realtà. Quando diciamo che gli italiani sono fannulloni, amano fare riposini, lavorare poco ecc. i tedeschi sono freddi ecc. stiamo utilizzando conoscenze categoriali le quali definiscono anche stereotipi cioè rappresentazioni mentali delle conoscenze che possediamo relativamente a gruppi sociali. Che cosa colpisce di questo esperimento? Ci sono nuclei di contenuto molto condivisi, c’è una condivisione dei contenuti quello che le persone hanno espresso sono nuclei tematici molto condivisi; emerge idea che studente delle lingue è espansivo estroverso viaggiatore intraprendente, altruista, apertura mentale ecc. mentre per studente filosofia idea di una figura più chiusa timida seria troppo logica, più complessa. Questi due nuclei tematici sono molto forti, condivisi. Qualcuno può anche non ritrovarsi, dipende anche dall’esperienza personale di ognuno che influenza la rappresentazione. Altro aspetto è che queste caratteristiche sono anche associate tra loro, come se fossero un network di contenuti associati, ma sono associazioni che si vanno a organizzare in modo coerente: persona aperta è anche altruista, tollerante  associazioni più immediate. Aspetto valutativo: se noi facessimo vedere queste descrizioni a uno studente delle superiori, a livello di quello considerato come tratto positivo preferirebbe essere uno studente di lingue piuttosto che di filosofia  aspetto valutativo di quello che è positivo e negativo. Utilizzo delle categorie in qualche modo determina anche delle distorsioni percettive legate alla polarizzazione delle rappresentazioni per cui tutti gli studenti di lingue li immagino uguali: tutti aperti, generosi ecc. molto di più quello che è in realtà; idem per lo studente di filosofia. Questo determina una maggiore percezione di differenza tra i due studenti. In qualche modo le categorie sono nomi che tagliano a fette il nostro ambiente d vita  insiemi sfuocati di attributi tra loro correlati; strutture che colgono aspetti tipici del mondo fisico e sociale, categorizzazione ci porta a riassumere tante info dentro strutture cognitive di conoscenza chiamate categorie, raggruppando le persone in base al loro sesso, stato sociale ecc. è poi più facile che si generi lo schema pertinente. Sono utili strumenti di semplificazione e ordinamento della realtà, ci consentono di padroneggiare il mondo, maggiore sicurezza, sappiamo cosa aspettarci dagli altri. Per comprendere il pregiudizio dobbiamo partire dal processo di categorizzazione anche se esso non basta. I confini tra le categorie sono confini sfumati, alcune caratteristiche possono essere presenti in più rappresentazioni stereotipiche. I membri di una categoria hanno qualcosa in comune. La nostra mente organizza le categorie in modo gerarchico: da un livello più astratto cioè livello sovraordinato (es. essere umano), a livello intermedio (uomini e donne) a un livello subordinato (Luca, Anna, cassiere). Le categorie possono essere concettualizzate come:

- Prototipi : insieme di attributi astratti, alcuni sono più centrali ovvero ci aiutano maggiormente a definire appartenenza a una categoria (es. studente di lingue il tratto dell’estroversione) - Esemplari concreti : persona concreta considerata come rappresentativa della categoria (es. Matteo è il tipico milanese, raccoglie in sé tanti attributi)

- Network associativi : i contenuti categoriali non sono solo elenco di attributi astratti o periferici ma conoscenze organizzate tramite reti associative in cui ci sono dei legami che sono più forti e si attivano (es. estroverso cioè anche empatico, aperto). Alcuni link si attivano immediatamente, altri rimangono inibiti - Schemi : non sarebbero semplicemente delle reti ma delle teorie ingenue contengono rapporti causa effetto tra i vari dati, teorie sui gruppi  nel caso della rappresentazione italiani appassionati, amano cucinare ecc. Tratti vengono ricondotti a caratteristiche stabili di personalità quindi persone superficiali che da questo derivano una serie di conseguenze (amano cucinare perché gli piace prendere la vita con calma e lavorare poco). Funzioni della categorizzazione: - Semplificare il mondo delle esperienze rendere prevedibile l’esperienza quindi le info sensoriali sono organizzate in un insieme di significato sulla base di somiglianze che li accomunano. Esiste una tendenza a semplificare l’ambiente sociale per mezzo della categorizzazione - Fornire informazioni aggiuntive non presenti nell’ambiente o non immediatamente percepibili. - Ignorare le informazioni accessorie (risparmio di risorse cognitive) ci permette di mettere in atto comportamento in modo rapido Se la categorizzazione ci consente di semplificare il mondo delle sperienze, arricchire conoscenze relative alle categorie e risparmiare risorse cognitive, tutto questo aspetto porta con se anche dei rischi degli errori  effetti distorcenti. Effetti di accentuazione percettiva: - Assimilazione/omogeneità intracategoriale : accentuazione delle somiglianze entro la categoria, membri tra la stessa categoria - Differenziazione intercategoriale : accentuazione delle differenze tra le categorie, tendiamo a non cogliere le somiglianze tra i membri di due categorie Psicologi europei affermano che categorie hanno una valenza psicologa e sociale per ciascuno di noi, non tute sono equivalenti dal punto di vista psicologico. Il fatto che noi ci definiamo in base ad alcune categorie (sono una studentessa, sono uno scout, sono una maestra di matematica...) implica un confronto tra un in- group e un out-group ovvero tra una categoria a cui apparteniamo e una categoria a cui invece non apparteniamo. Ci definiamo in base ad alcune appartenenze gruppali e ci differenziamo dai gruppi a cui no apparteniamo Concetto di categoria  raggruppamento cognitivo (uomini e donne) Concetto di gruppi  realtà collettive caratterizzate da interdipendenza tra le persone (es. gruppo genitori all’interno di una scuola, squadra di volley); Sia categorie che gruppi sono alla base della nostra definizione, questo ci aiuta a capire la simmetria valutativa cioè che le categorie non sono valutate tutte nello stesso modo ma tendiamo a vedere in modo più positivo le categorie e i gruppi a cui apparteniamo L’articolazione della realtà in gruppi e categorie e la collocazione degli individui dentro a questa realtà determina: - L’accentuazione dei biases tipici della categorizzazione - L’asimmetria valutativa in-group-out-group o in-group bias: determina giudizi positivi sui membri dell’in-group e giudizi sfavorevoli sui membri dell’out-group

spiega l’asimmetria c’è un bisogno motivazionale di tipo sociale che ha a che fare con la difesa della propria identità personale, che è un bisogno universale primario

- Teoria dell’identità sociale ( Tajfel ): gli individui aspirano ad un’identità positiva, cioè vogliono appartenere a gruppi socialmente valorizzati che non abbassino la propria stima. Da questa aspirazione deriva l’in-group bais ovvero il favorire il proprio gruppo, tendendo a vedere con luce meno positiva i membri degli altri gruppi. Questo non significa avere comportamenti discriminatori, si sta parlando solo di un aspetto di valori attribuito al proprio gruppo. RIASSUNTO. Bias legati al processo di categorizzazione sociale: - Accentuazione percettiva: (accentuazione delle somiglianze intracategoriali e delle differenze intercategoriali). L’effetto è più forte quando la categorizzazione e i tratti connessi hanno un’importanza, una pertinenza o un valore soggettivo - Steoreotipizzazione : le categorie fungono da base per la creazione di stereotipi i quali possono avere tonalità positive, negative e neutre - Correlazione illusoria : sopravvalutazione del tasso di associazione tra due eventi o caratteristiche. Correlazioni da un punto di vista scientifico non verificate ma che si producono facilmente in modo automatico nella nostra mente (es. pensare che i gruppi minoritari siano associati a tratti distintivi negativi). È anche la correlazione illusoria quella dei network visti precedentemente es correlazione tra essere estroversi e quindi generosi, essere belle quindi anche simpatiche. - La percezione differenziale dell’omogeneità all’interno della categoria : l’out-group viene percepito in genere come più omogeneo e più indifferenziato rispetto all’in-group (es. i cinesi ci sembrano tutti uguali) - Distorsioni della memoria : sono ricordati con più facilita gli attributi sfavorevoli e negativi degli out-group rispetto a quelli positivi CATEGORIE E SCHEMI COGNITIVI Rappresentazioni referenziali che riguardano la rappresentazione del mondo e le informazioni schematiche sono importanti nella gestione degli eventi quotidiani Concetto categoria sociale e schema cognitivo sono tra loro molto legati, vengono distinti perché sono filoni di studio con obbiettivo differenti: categorizzazione è lo studio per capire come in una data società si vanno a classificare le realtà sociali, quali sono le categorie prevalenti, interesse si ferma a cercare di capire lo sforzo classificatorio; schemi cognitivi l’obbiettivo è studiare come si organizzano le conoscenze categoriali, cosa c’è dentro alla categoria, come quelle conoscenze e caratteristiche comportamentali che descrivono le categorie sono organizzate tra loro. Dalla categorizzazione si sviluppano il filone degli schemi e degli stereotipi cognitivi  tutte aree di studio simili Schema cognitivo : struttura cognitiva che rappresenta un oggetto di conoscenza, facilitano i processi di conoscenza top-down, usiamo questa conoscenza a partire da una iniziale categorizzazione dell’oggetto sociale, in base ad alcuni indizi che colpiscono la nostra attenzione noi attribuiamo una categoria in base a uno stimolo sociale, bastano pochi secondi alle persone per avviare una categorizzazione A partire dalla categorizzazione si attivano le informazioni schematiche già presenti nella nostra memoria

L’utilizzo dell’informazione schematica ha una valenza di tipo economico, accorciano il lavoro cognitivo, consentono di agire velocemente. Queste informazioni possono indurre però errori e distorsioni di cui possiamo renderci conto; la capacità di come utilizziamo queste informazioni, è legata non solo alla conoscenza dei fenomeni ma anche alla criticità della situazione in cui ci troviamo (situazioni di urgenza, in cui siamo sotto pressione, siamo attraversati da emozioni negative). Il ricorso al pensiero schematico è pervasivo, ci riguarda tutti, avviene senza che ci accorgiamo in molte situazioni. Ha delle funzioni adattive, se non avessimo schemi cognitivi che ci aiutano a capire la situazione, non riusciremmo a prevedere, percepire coerenza nella realtà circostante; riducono l’ambiguità in situazioni incerte e ci guidano nel ricordo, sono più reperibili una serie di informazioni che sono rilevanti Siccome hanno una funzione adattiva, non ne possiamo fare a meno, gli schemi sono persistenti e resistenti al cambiamento, è difficile modificarli perché rendono il nostro mondo prevedibile ci fanno sentire in grado di padroneggiare la realtà sociale Quando gli psicologi nordamericani hanno iniziato a studiare gli schemi, li hanno classificati in diverse categorie. 4 tipi di schemi cognitivi principali:

- Schemi di persona : contengono le informazioni che noi utilizziamo frequentemente nel rapporto con gli altri e le idee che abbiamo di loro in base a tratti di personalità. Nel linguaggio comune sono presenti dei quadri interpretativi delle differenze e somiglianze personali sotto forma di tipi psicologici e che si cristallizzano in alcune espressioni (es. lo snob, il precisino, il secchione). Sono delle teorie ingenue di personalità, informazioni schematiche relative alla tipologia di persone - Schemi di sé : l’idea ce abbiamo di noi stessi, idea molto importante perché funziona da filtro dell’idea che ci facciamo delle altre persone. È una sorta di teoria di sé che si forma nel corso del nostro sviluppo, il sé è concepito sia come una struttura relativamente stabile nel tempo, sia come una struttura soggetta a cambiamenti nel tempo man mano che l’essere umano cresce e si sviluppa. È costituto da una serie di schemi ovvero dimensioni su cui il soggetto si definisce. Formato da tratti centrali più importanti e tratti meno importanti, ognuno di noi possiede strutture schematiche legate al sé. Possiamo dire che il sé è l’insieme di concetti che gli individui hanno a disposizione quando tentano di definire sé stessi. Se provassimo a rispondere alla domanda chi sono io? Vedremmo emergere una serie di contenuti relativi alla conoscenza che abbiamo di noi stessi. È anche l’oggetto di conoscenza più prossimo e rappresenta un filtro per la conoscenza degli altri oggetti, ciò che è importante per noi ci aiuta a organizzare le info degli altri; infatti siamo attenti agi aspetti degli altri che rimandano a noi stessi, quelli importanti per noi stessi. Sono più complessi rispetto a quelli riguardanti gli altri, perché formano parte dell’identità della persona. le dimensioni del sé non tutte sono positive, lo schema di sé include sia le caratteristiche fisiche sia le dimensioni sociali, come il soggetto si vede in rapporto agli altri. Anche questi schemi non sono facilmente modificabili. Gli psicologi sociali sono più interessati agli aspetti sociali del sé però gli autori hanno sottolineato anche gli aspetti più individuali, più intimi. Nella costruzione del sé possiamo individuare diversi processi: 1. La memoria di sé nel passato 2. Il livello di aspirazione 3. L’osservazione del nostro comportamento da cui deriviamo delle info su noi stessi, i nostri successi, insuccessi ecc. sono una fonte attraverso costruiamo questa teoria con noi stessi 4. Le reazioni di altri significativi Via via gli psicologi si sono interessati alle fonti sociali che rimandano a degli aspetti che hanno a che fare con l’idea di un sé riflesso: idea che noi ci costruiamo di noi stessi deriva dalle reazioni degli altri, delle persone significative per noi; solo nell’interazione sociale che l’individuo sviluppa la conoscenza di sé e il sentimento della propria identità.

conferma del concetto di noi stesi tramite gli altri) autopresentazione strategica (cerchiamo di veicolare una determinata immagine di noi stessi attraverso azione di auto promozione delle nostre doti, cerchiamo di piacere agli altri, intimidire gli altri, cerchiamo di presentarci come delle vittime per ottenere qualcosa)

- Schemi di ruolo - Schemi di eventi: festa di laurea, andare al ristorante ecc. LA PERCEZIONE DEGLI ALTRI: LA FORMAZIONE DELLA PRIMA IMPRESSIONE SU UNO SCONOSCIUTO Tutti noi formiamo impressioni su sconosciuti, persone che vediamo per la prima volta, che ci vengono descritte da altri o persone che conosciamo tramite i media. Ciascuno di noi trascorre parte del proprio tempo a pensare agli altri; queste impressioni le comunichiamo agli altri e le usiamo come base per decidere come agire. Anche solo guardando un’immagine siamo in grado di formare una prima impressione (esempio slide) le impressioni sugli altri sono un miscuglio di accuratezza e giudizi errati, a volte precisi altre volte inaccurati. Studiare la formazione della prima impressione significa partire da esperienze di questo tipo, cercare di capire come le persone costruiscono le immagini delle persone così velocemente, come e se riusciamo a modificarle. A volte abbiamo bisogno di andare oltre i giudizi sommari per creare idee più dettagliate, non sempre dobbiamo andare oltre la nostra prima impressione, dipende dall’importanza della persona analizzata e se vale la pena capire un po’ meglio di chi si tratta. Una volta che le opinioni hanno preso corpo è abbastanza difficile cogliere e accettare delle prove che le contraddicono, le prime impressioni sono un po’ difficili da modificare, occorre del tempo e delle motivazioni. La nostra attenzione è più rivolta a cogliere quelle informazioni che confermano la prima impressione piuttosto che alle informazioni che contraddicono le impressioni. A volte i fatti si dimostrano in palese contraddizione con le nostre prime impressioni quindi tentiamo di modificarle. La formazione delle prime impressioni è un processo che ci dice che ciascuno di noi è capace di orientarsi da un punto di vista sia descrittivo che valutativo all’interno del proprio mondo sociale. Su cosa si basano le impressioni sugli altri? Si basano sul fatto che noi richiamiamo a partire dagli indizi, delle conoscenze generali e schematiche, a partire dagli indizi corporei o del comportamento interpretiamo questi indizi e per fare ciò usiamo schemi cognitivi (schemi di persona e di ruolo) e conoscenze generali immagazzinate nella nostra mente. In molte situazioni le persone vengono percepite in modo accurato e preciso, persino di uno sconosciuto, dopo pochi istanti di osservazione; a pelle capiamo se una persona ci suscita antipatia. A volte invece queste impressioni possono essere poco accurate, non è detto che avremo voglia di rivederle, il processo di formazione della prima impressione termini con questa idea sommaria La nostra mente può funzionare in modo veloce, laddove abbiamo bisogno di valutare in modo più preciso chi abbiamo di fronte la nostra mente può adottare un pensiero lento, agire in modo attento e concentrato. Da quali indizi si forma la rappresentazione degli altri con cui entriamo in interazione? bisogna risalire agli studi di Asch che è uno studioso nordamericano. Gli indizi sono legati al modo in cui le persone ci appaiono e il modo in cui agiscono; 3 ambiti che entrano in gioco nella nostra osservazione: aspetto fisico , comunicazione non verbale e comportamento manifesto. Alcuni indizi ci colpiscono più di altri, ci colpiscono le diversità, le peculiarità ecc.

Aspetto fisico : è a volte l’unico indizio a disposizione (es. sui social) e i significati attribuiti ad esso sono

innumerevoli, una ricerca ha dimostrato quanto un aspetto fisico influenza la prima impressione

Comunicazione non verbale : il linguaggio del corpo in tutte le sue declinazioni offre un altro modo per

comprendere i tratti delle persone

Comportamenti manifesti : cosa fanno le persone, una delle info più utile per farsi un’opinione dell’altra

persona (es. se uno fa volontariato pensiamo sia una persona buona, altruista)  Si tratta di indizi che da soli non hanno nessun significato, questi indizi che attraggono la nostra attenzione acquistano significato nel momento in cui vengono interpretati alla luce di conoscenze che abbiamo già accumulato. Alcuni indizi sono particolarmente salienti, forza maggiore nell’attrare la nostra attenzione, alcuni sono più accessibili perché più accessibili le rappresentazioni cognitive associate a quegli indizi (es. cogliamo subito se una persona ha un accento particolare, parla in maniera diversa) Gli indizi non hanno alcun significato in sé e per sé ma assumono significato in base a un processo di

- Interpretazione : ne acquistano solo nel momento in cui vengono interpretati alla luce delle conoscenze accumulate da ogni individuo su persone, comportamenti, tratti e situazioni sociali. le conoscenze che sono collegate all’indizio stesso o che sono più facili da richiamare alla mente hanno maggiori possibilità di essere usate per interpretarlo - Inferenze : inferiamo tratti di personalità a partire dal comportamento (se una persona mente è disonesta, se non mente è onesta) le inferenze negative sono più immediate di quelle positive le quali necessitano più prove. Il comportamento osservato inferiamo dei tratti interiori stabili di personalità, le persone sono quello che fanno Il fatto che alcuni indizi abbiano una maggiore forza di attrarre la nostra attenzione rispetto ad altri era stato affermato da Asch e si sofferma a pensare a quello che lui chiama effetto primacy  le info acquisite per prime hanno un impatto maggiore rispetto a quelle acquisite successivamente, e sono proprio quelle info acquisite per prime a cui dare il processo di costruzione dell’immagine complessiva. All’inizio quando gli studiosi hanno studiato il processo di formazione della prima impressione hanno proposto due modelli esplicativi tra loro complementari: - Modello configurazionale ‘top-down’: a partire da alcuni indizi percepiti per primi servono a costruire una configurazione complessiva, che si configura come qualcosa di coerente e unitario. Quella che emergere a partire da poche info è un’immagine organizzata  grazie a indizi iniziali riusciamo a integrare tutte le info in modo che si armonizzino. Basato su info categoriale e schematica, entrano delle info che hanno a che fare con delle categorie di base (genere, razza, età) e categorie rispetto al tipo di persona (narcisista, ...). è un processo economico che richiede poche risorse cognitive, poca elaborazione è un processo quasi automatico, sono **teorie implicite di personalità.

  • Modello algebrico ‘bottom-up’ (Anderson)** : le impressioni sono basate su una media ponderata delle info su quelle persone, l’impressione che abbiamo degli altri è frutto della integrazione algebrica delle caratteristiche delle persone. Anderson pensa che la nostra mente valuti con cura le info che abbiamo a disposizione e successivamente le combiniamo in un insieme unitario e coerente. Processo opposto a quello di Asch, botton up basato sulla elaborazione di singoli elementi informativi, processo che richiede più energie, maggiore attenzione... secondo Anderson il processo di Asch è solo legato al venire meno, alla fatica dello sforzo cognitivo, ci può essere un effetto primacy ma si spiega sul fatto che quando valutiamo una persona siamo meno affaticati all’inizio e via via ci stanchiamo quindi le prime info hanno un peso maggiore.

Ce un aspetto prettamente cognitivo che deriva dagli studi nord americani maggiormente interessati a cogliere la dimensione cognitiva dello stereotipo, a quali processi si lega la formazione degli stereotipi e quindi stereotipo cognitivo è importante comprendere come gli stereotipi derivino dal processo semplificatorio della categorizzazione cioè della classificazione del nostro mondo sociale in categorie e quindi dalla formazione di schemi cognitivi, in questo caso riferiti a gruppi e categorie Esiste poi un interesse (principalmente della psicologia sociale europea) alla dimensione sociale dello stereotipo: immagine mentale semplificata che riguarda una categoria (ebrei, neri…), un’istituzione (scuola pubblica e privata) o un evento, che viene condivisa da grandi masse di persone. Cercare di capire a cosa è legata questa condivisione degli stereotipi. Gli stereotipi sociali si accompagnano generalmente, ma non necessariamente, al pregiudizio, cioè a predisposizioni favorevoli o sfavorevoli verso tutti i membri della categoria in questione. Stereotipo e pregiudizio vengono usati perché consentono di mettere a fuoco due dimensioni diverse  stereotipo : aspetto cognitivo, il contenuto dello stereotipo; pregiudizio : facciamo riferimento alla dimensione valutativa del contenuto stereotipico. Ogni valutazione stereotipica porta con sé anche una valenza di quei significati che può essere positiva o negativa o entrambe le cose. Uno stereotipo ha sempre con sé una dimensione valutativa. Non sempre è stato così, inizialmente l’idea e concezione dello stereotipo era molto differente, questo ha comportato una sottovalutazione delle funzioni e significato dello stereotipo. L’attenzione a questo tema e l’emergere del termine stereotipo in ambito scientifico si lega a un giornalista americano ( Lippmann ) che nel 1922 pubblica un testo in cui introduce questo termine, che deriva dal greco e indicava il calco tipografico, riproduzione tipografica. Il giornalista riprende questo termine per condannare delle immagini semplificate della realtà che si formano nella mente degli individui e hanno un carattere rigido e immutabile, questi calchi vengono applicati ai gruppi e categorie sociali, fanno sì che i membri del gruppo vengano percepiti come scarsamente distinguibili, tra loro come in una rappresentazione serigrafica. Idea del giornalista  utilizza in modo figurato il termine stereotipo come se fosse un calco mentale, lo stereotipo è una fotografia rigida che riguarda gruppi sociali, associazione forte tra l’appartenenza delle persone a gruppi e dei tratti e caratteristiche. Quando parliamo di stereotipo parliamo di uno schema cognitivo, non di singole caratteristiche. Lippmann (giornalista) ha un’immagine molto negativa dello stereotipo, lo considera come un’anomalia del pensiero, qualcosa di non normale. Le immagini stereotipiche non sono modificabili, sono illogiche, distorte quindi quello che lo stereotipo contiene è irrazionale, non corrisponde alla realtà. Aveva anche colto il fatto che le rappresentazioni stereotipiche fossero condivise e svolgessero delle funzioni a livello di società e gruppi in quanto creano omogeneità di valori e garantiscono agli individui una visione della realtà. A partire dal successo del libro di questo libro che la psicologia dagli anni 30 proporrà il tema degli stereotipi e cercherà di capire i bisogni alla base degli stereotipi. Oggi non possiamo più considerare lo stereotipo come una anomalia del pensiero, quindi l’idea di Lippmann ovvero come generalizzazioni derivate da processi di pensiero tendenziosi e inaccurati  esito di errori e distinzioni dei normali processi di pensiero. L’idea è che lo stereotipo come anomalia del pensiero sia legato a delle fragilità, dei limiti della mente umana quindi che riguardi persone con problemi, persone rigide, chiuse ecc. ma non è così, lo stereotipo sappiamo dal processo della categorizzazione che nasce da una risposta categoriale, quindi rappresentazioni mentali di gruppi e categorie che possono contenere un pizzico di verità. Lo stereotipo è qualcosa di universale, di normale. Tutti noi siamo in grado di decidere se lo stereotipo non è adeguato alla comprensione di un fenomeno e quindi possiamo operare un controllo che inibisce il ricorso all’utilizzo dello stereotipo Gli stereotipi contengono un pizzico di verità al contrario di quello che pensava Lippmann, gli psicologi si sono chiesti se fosse possibile di misurare il grado di accuratezza dell’immagine stereotipica  impresa che

si è rivelata molto complicata e costosa. Questo tentativo di studiare a livello scientifico il grado di accuratezza degli stereotipi è ormai stato abbandonato Come si formano li stereotipi? 4 modelli principali:

- Una serie di conoscenze astratte circa i tratti di una categoria sociale (i bibliotecari sono schivi e introversi), organizzate gerarchicamente  modello del prototipo - Uno o più esemplari concreti e particolari di una categoria (la mia amica Anna è la tipica donna in carriera)  modello degli esemplari - Una rete di attributi (tratti, credenze, comportamenti) tra loro collegati (i magrebini spacciano droga perché non hanno voglia di lavorare)  modello delle reti associative - Uno schema, insieme di credenze generalizzate e astratte su un gruppo  modello degli schemi Apporto della psicologia sociale europea allo studio degli stereotipi sociali, quindi non solo la concezione cognitiva. Sottolinea la valenza sociale degli stereotipi che va a integrare la teorizzazione avvenuta fino a quel momento: la scoperta che alla base dello stereotipo c’è la categorizzazione. Gli studiosi europei iniziano a domandarsi quali funzioni abbiano gli stereotipi all’interno della società, nella dinamica tra in- group e out-group, non solo un prodotto individuale ma spesso un prodotto di gruppo. Da qui nasce l’attenzione alla definizione di stereotipo sociale. Distinguono lo stereotipo dal pregiudizio. gli stereotipi non sono un fenomeno univoco, esistono diversi tipi e anche la pericolosità dello stereotipo nell’influenzare le persone è legata a tutta una serie di variabili (es. quanto lo stereotipo è condiviso all’interno di un gruppo, livello di generalizzazione...) questi elementi ci aiutano ad avvicinare questo fenomeno non come univoco (sempre negativo),. Studiare gli stereotipi dal punto di vista sociale significa interrogarsi sul loro significato che hanno per le persone, cioè sistema di orientamento che crea e definisce il posto specifico dell’individuo nella società. Gli stereotipi hanno quindi una funzione cognitiva ma anche funzione sociale quindi la presenza dello stereotipo non si può spiegare solo a partire dal processo della categorizzazione il quale è il presupposto che rende possibile la formazione dello stereotipo, dobbiamo cercare l’origine degli stereotipi nelle dinamiche sociali, tra uomini e donne, vecchi e giovani... le dinamiche che prevedono le relazioni tra gruppi di appartenenza e i gruppi esterni. Gli stereotipi sono un processo dinamico legato alla dinamica delle relazioni tra gruppi i quali possono cambiare Stereotipi e pregiudizi influenzano il nostro comportamento ma anche la persona che è vittima di essi. Teoria della minaccia dello stereotipo : attivazione di stereotipo genera nel gruppo oggetto dello stereotipo negativo una sensazione di ansia che finisce per confermare lo stereotipo. Funzioni sociali dello stereotipo hanno a che fare con la nostra vita sociale: - Creano e rinforzano il sentimento di appartenenza all’in-group - Differenziano positivamente l’in-group dall’out-group - Spiegano eventi sociali complessi e dolorosi - Giustificano aioni progettate e/o commesse contro membri dell’out-group - Giustificano e legittimano differenze di potere e disuguaglianze sociali Tutti i processi intergruppo possono dar luogo a stereotipi sociali. Teorie origini degli stereotipi: - Origini socioculturali e apprendimento sociale: gli stereotipi si radicano dentro la cultura in cui siamo cresciuti e si riproducono nei luoghi di socializzazione (famiglia, scuola, tv)  teoria debole - Gli stereotipi come correlazioni illusorie (tendenza a percepire l’associazione tra due variabili che in realtà non sono connesse): la sensibilità a eventi o caratteristiche statisticamente infrequenti è

- Stereotipo sprezzante (basso calore – bassa competenza)  monovalente (non sei simpatico e non sei competente) - Stereotipo invidioso (basso calore – alta competenza)  ambivalente (sei competente ma antipatico)  Danno origine a emozioni e comportamenti differenti Secondo la Fiske questi 4 tipi di stereotipi sono connessi a quella che è la dinamica tra i gruppi sociali, quindi il fatto che esista un determinato tipo di stereotipo riflette quella che è la relazione dei gruppi sociali, in particolare due aspetti che caratterizzano le relazioni tra gruppi: - Il tipo di interdipendenza tra i gruppi (relazioni cooperative o competitive)  aspetto da cui nascono le attribuzioni delle dimensioni relative al calore - Relazioni di potere (status sociale alto vs basso)  all’origine della attribuzione dei tratti relativi alla competenza Questo modello recupera quindi alcune riflessioni degli studi europei perché lega l’emergere di stereotipi alla dinamica sociale. La Fiske dice anche che è importante differenziare il contenuto degli stereotipi tenendo presente questi 4 dimensioni perché muovono emozioni differenti: lo stereotipo paternalistico genera emozioni di pietà nei confronti dell’out-group, stereotipo invidioso muove invidia, stereotipo sprezzante muove sentimenti che hanno a che fare con la rabbia e disprezzo. Quindi ci sono comportamenti differenti alla seconda della rappresentazione stereotipica che abbiamo di un determinato gruppo sociale CONSEGUENZE DELL’ATTIVAZIONE DEGLI STEREOTIPI Stereotipi e pregiudizi vengono studiati perché hanno delle influenze sul comportamento sia della persona da cui si attiva la rappresentazione stereotipica sia sulla persona che ne è il bersaglio. Quando parliamo di effetti degli stereotipi dobbiamo pensare a una dinamica circolare. - Conseguenze sulla persona in cui si attiva lo stereotipo , conseguenze di tipo comportamentale: gli stereotipi orientano il comportamento - Conseguenze sulle interazioni sociali : relazione con gli altri; (se incontro un arabo può essere che inizio a comportarmi in maniera distante verso quella persona, magari non ne sono consapevole e non mi renderò conto della possibilità di suscitare delle reazioni aggressive da parte dell’interlocutore. Il comportamento dell’arabo anziché essere percepito come reazione alla mia freddezza, andrà a confermare il mio stereotipo: gli arabi sono persone da temere) - Conseguenze sui giudizi espressi in merito a comportamenti osservati : possono indurci a interpretare differentemente il comportamento in base all’associazione con determinate conoscenze stereotipiche. Quando il comportamento di un soggetto che osserviamo ci appare ambiguo, viene risolto interpretando quel comportamento alla luce delle conoscenze stereotipiche (se vedo una donna al supermercato che fruga tra gli scafali e mette le mani nella borsa, a seconda della categorizzazione che si attiva rispetto a questa persona deriverà un giudizio differente: se è una donna rom il giudizio sarà che sta rubando, se è giovane donna di bell’aspetto il giudizio è che sta frugando nella borsa perché sta cercando il cellulare che squilla). Non potendo disporre di altre info su una persona, applichiamo le conoscenze stereotipiche per cercare di spiegare quel comportamento Gli stereotipi non solo hanno un effetto su di noi, ma anche sulla persona target ovvero quella verso cui è rivolto lo stereotipo; effetti:

- Profezia che si auto-avvera: induco l’altro a comportarsi secondo le mie aspettative e questa aspettativa è talmente forte che indurrà comportamenti tali a confermare dei contenuti stereotipici - Effetti sulla prestazione (teoria della minaccia) : attivazione stereotipo può avere conseguenze sulla prestazione mostrata dalla persona che è oggetto dello stereotipo  quando nella testa del soggetto bersaglio, la persona avverte in maniera più o meno consapevole la pressione delle persone sente che c’è uno stereotipo, in questa persona si attiverà uno stato di ansia legata alla consapevolezza di essere oggetto di una rappresentazione stereotipica, ansia che va a influenzare con gli esiti. Questa esperienza di minaccia finisce per produrre dei cali importanti di prestazione. Sono stati compiuti esperimenti riguardanti questo aspetto: es. donne che sono meno brave alla guida, quindi mentre una donna sta guidando e deve compiere una manovra difficile sente che un osservatore la sta guardando per vedere se riesce o no e questo va a interferire negativamente nella prestazione della donna e non farà altro che confermare lo stereotipo; questo effetto dello stereotipo risulta amplificato in determinate situazioni: mancanza di tempo, in presenza di forti emozioni, in presenza di una motivazione di autoprotezione e difesa di sé, in presenza di una percezione di minaccia proveniente da out-group RAPPORTO TRA LINGUE E STEREOTIPI Anche la linguistica studia gli stereotipi. Il ruolo della lingua è - trasmissione degli stereotipi (linguaggio verbale garantisce la trasmissione degli stereotipi e dei contenuti associati ad essi, le conoscenze sui gruppi e categorie si cristallizzano in voci del vocabolario dal significato pregnante e che hanno una presa immediata. Quindi ci sono dei termini linguistici che vengono utilizzati per definire i gruppi quindi importante studiare evoluzione del vocabolario per indicare i gruppi, i generi sessuali… le forme linguistiche possono essere diverse a seconda della collocazione geografica: un bambino del nord usa forme linguistiche diverse da una persona del sud. Queste etichette linguistiche sono diventati anche modi di dire (es. bestemmia come un turco). Negli anni queste etichette linguistiche si sono evolute per indicare per esempio un disabile o gay. - organizzare delle conoscenze nella mente degli individui , ogni etichetta è in grado di attivare associazioni diverse, è diverso se uso la parola gay o la parola checca quindi i termini che indicano stesso gruppo attivano delle associazioni linguistiche molto differenti, quindi il linguaggio ha importante funzione nell’organizzare le conoscenze riguardo i gruppi - esprimere l’identità dei gruppi di appartenenza: esistono differenze linguistiche quando parliamo dei nostri gruppi di appartenenza rispetto a quello che diciamo degli altri gruppi  in-group bias o favoritismo nei confronti del proprio gruppo di appartenenza. La psicologia ha proposto un modello di categorie linguistiche che descrive le scelte linguistiche su diversi livelli di astrazione di linguaggio. Una stessa azione può essere descritta optando per scelte linguistiche diverse: verbi descrittivi di azione (DAV)  verbi interpretativi d’azione (IAV) verbi di stato (SV)  aggettivi (ADJ)  sostantivi esempio: Elena ha colpito luca (DAV), Elena ha fatto male a luca (IAV) Elena odia luca (SAV) Elena è aggressiva (ASJ) Elena è una iena (Sostantivo)  A seconda del modo in cui descrivo il comportamento di un soggetto che può essere membro dell’in-group o dell’out-group otterrò degli effetti differenti. La differenza tra questi 5 livelli è che via via queste differenze riguardano il livello di astrazione del linguaggio quindi queste scelte linguistiche sono collocate lungo un continuum dal più concreto alla scelta linguistica più astratta; tanto più è concreta tanto più la scelta linguistica è legata alla situazione specifica: Elena ha colpito luca. Utilizzando queste diverse tipologie di linguaggio si è studiato come sia diverso il modo in cui