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Psicologia sociale modulo I e II, Appunti di Psicologia Sociale

Appunti di Psicologia Sociale Modulo I e II

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 19/09/2021

clarah
clarah 🇮🇹

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PSICOLOGIA SOCIALE
22.02
Cos’è la psicologia
Studio del comportamento umano, il compito della psicologia è quello di provare a
comprendere e prevedere il comportamento umano. La psicologia sociale si basa sullo
studio del comportamento umano nell’ambito delle interazioni che si producono nei
diversi contesti sociali, spesso hanno luogo in entità collettive, in gruppi (famiglia,
organizzazioni..). Si fa riferimento a contesti sociali che riguardano delle categorie e
contesti specifici.
La psicologia è anche uno studio scientifico del comportamento, acquisisce conoscenza in
modo sistematico a partire da una serie di teorie e definizioni concettuali teoriche.
Importante studiare il modo in cui gli individui comprendono gli altri ed interagiscono con
loro.
Il comportamento è frutto concreto della nostra percezione del mondo e delle nostre
conoscenze. Dentro l’individuo possono esistere cognizioni, modi di vedere la realtà, che
contengono degli elementi di coerenza (es. fumo fa male, ma se non fumo sono
stressato..). Quando parliamo di comportamento parliamo di elementi manifesti, visibili,
ma ci si è resi conto che anche quello che non è visibile, i processi di pensiero attraverso
cui valutiamo la realtà e le percezioni che abbiamo degli altri, sono fondamentali per
comprendere i comportamenti di una persona.
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Scarica Psicologia sociale modulo I e II e più Appunti in PDF di Psicologia Sociale solo su Docsity!

PSICOLOGIA SOCIALE

Cos’è la psicologia Studio del comportamento umano, il compito della psicologia è quello di provare a comprendere e prevedere il comportamento umano. La psicologia sociale si basa sullo studio del comportamento umano nell’ambito delle interazioni che si producono nei diversi contesti sociali, spesso hanno luogo in entità collettive, in gruppi (famiglia, organizzazioni..). Si fa riferimento a contesti sociali che riguardano delle categorie e contesti specifici. La psicologia è anche uno studio scientifico del comportamento, acquisisce conoscenza in modo sistematico a partire da una serie di teorie e definizioni concettuali teoriche. Importante studiare il modo in cui gli individui comprendono gli altri ed interagiscono con loro. Il comportamento è frutto concreto della nostra percezione del mondo e delle nostre conoscenze. Dentro l’individuo possono esistere cognizioni, modi di vedere la realtà, che contengono degli elementi di coerenza (es. fumo fa male, ma se non fumo sono stressato..). Quando parliamo di comportamento parliamo di elementi manifesti, visibili, ma ci si è resi conto che anche quello che non è visibile, i processi di pensiero attraverso cui valutiamo la realtà e le percezioni che abbiamo degli altri, sono fondamentali per comprendere i comportamenti di una persona.

Livelli di interazioni

L’interazione sociale può essere articolata a vari livelli. Intrapersonale: c’è sempre un livello interno alla persona, dinamiche interiori che hanno a che fare anche con livelli cognitivi. Esistono credenze anche contradditorie e dilemmatiche all’interno dell’individuo che sono incoerenti e con cui ci si confronta. Questo livello ha a che fare anche con le conoscenze Interpersonale: riguarda le relazioni tra due individui in cui sono in gioco due persone con le loro caratteristiche. Gruppale: gruppi e organizzazioni, relazioni che esistono tra le persone che appartengono allo stesso gruppo (alunni di una classe, gruppo di lavoro). Entrano in gioco delle dinamiche relazionali differenti rispetto a quelle interpersonali. Il comportamento delle persone può modificarsi nel momento in cui interagiscono all’interno di un gruppo. Il livello gruppale ha una caratteristica intragruppale e intergruppale. Come membri appartenenti allo stesso gruppo si relazionano tra loro e come gruppi differenti interagiscono tra loro. Organizzativo: quando si parla di formazioni collettive organizzate; è un livello molto formalizzato. L’individuo agisce in quanto membro di una organizzazione. Caratteristica intraorganizzativa e interorganizzativa. Interculturale: considerato come una dimensione trasversale agli altri livelli, è una dimensione di confronto, separata dalle altre. Accento sul confronto, nella relazione tra due organizzazioni entrano in gioco le loro culture di appartenenza (i valori, visione della realtà).

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Non siamo riuscite a definire il fenomeno in maniera positiva o negativa, dal momento che può essere positivo quando si è in dubbio su come comportarsi ma anche negativo se ci si lascia influenzare troppo e soprattutto da chi. In conclusione abbiamo dato un punteggio di 5. Esempi di ‘influenza sociale’: quando e come ci siamo sentiti influenzati dagli altri? Sfera personale : scelta dei genitori sul liceo, sull’università, sulle aspirazioni future e quindi il fatto che qualcuno possa ritenerle delle ambizioni realizzabili o meno. Si considera sempre l’opinione di persone a noi care o più esperte. Sfera sociale: prodotti di bellezza o altri beni, invece di scegliere un determinato marchio andiamo a scegliere marche con valori a noi più cari. Ci facciamo influenzare dalla maggiore attenzione che viene posta dai media, pubblicità o da persone influenti su temi come l'ecologia, lo sfruttamento di animali durante il processo di produzione. Un'influenza negativa è quando noi vorremmo fare qualcosa, ma siccome magari i nostri amici la reputano stupida allora rinunciamo; sentirsi obbligati a fare qualcosa sotto la pressione o l'influenza di un gruppo sociale a cui vorremmo appartenere. la propaganda politica nei confronti dei migranti che porta a distaccarci da essi o a vederli come una minaccia. Per quanto riguarda i social, può essere il fatto di non sentirsi adeguati, e che le persone tendono a postare ed avere comportamenti che non avrebbero nella vita reale soltanto perchè si sentono influenzati da altre persone; si tende a far mostra del lato più bello, solo per apparire e sentirsi al pari degli altri.

  • canoni di bellezza -Sicuramente la giovane età rende molto più influenzabili ed è qui che sta la differenza: farsi influenzare dai coetanei nel fumo o dagli adulti. -un altro esempio in negativo può essere il fenomeno della diffusione di responsabilità , quando succede qualcosa anche di grave come un incidente o un aggressione e paradossalmente anche essendoci tanti testimoni nessuno agisce, perchè si è influenzati dalla reazione degli altri. La tematica chiave della psicologia sociale è l’influenza dei processi sociali, che si possono analizzare attraverso processi cognitivi/socio cognitivi (credenze e modi in cui interpretiamo la realtà e le situazioni, giudizi e atteggiamenti) e sociali. Un processo di influenza sociale va a provocare un cambiamento che può riguardare diversi aspetti come: i comportamenti, le emozioni o stati d’animo e influenza le nostre credenze e modo di pensare. Provoca un cambiamento nel modo di leggere certi fenomeni. Il termine non ha una connotazione negativa, può avere un versante negativo o positivo. È legata anche alle appartenenze, quanto ci si sente membri di una famiglia o gruppo di amici. Di per sé il termine influenza non contiene una valenza positiva o negativa.

Studiare l’influenza sociale significa studiare “i modi in cui i processi mentali, le emozioni e i comportamenti degli individui (o dei gruppi) sono modificati dalla presenza (effettiva o simbolica) di altri individui o gruppi. Esiste una definizione ampia di influenza sociale, è una grande varietà di processi studiati dalla psicologia sociale. C’è una valenza positiva negativa o neutra del termine, il termine influenza è da preferire ai termini influsso o suggestione che presero piede negli studi psicologici degli anni ’40. Nell’800 nasce il termine contagio sociale, preso dalla medicina e biologia. Il termine persuasione non è sinonimo di influenza, fa parte dei processi di influenza sociale ma non li esaurisce, è solo una tipologia. La persuasione è basata sull’argomentazione e parole, l’esito è adesione/avvicinamento alla posizione della fonte. Influenza sociale non è solo manipolazione, anche se fa parte dei processi sociali che limitano i gradi di libertà della persona controllando l’altro. Il termine influenza sociale per gli studi della psicologia ricopre tutte quelle situazioni in cui i pensieri, comportamenti ed emozioni delle persone e gruppi sono modificate dalla presenza di altri individui o gruppi. Influenza è diversa anche dal termine potere, il potere è una dimensione delle relazioni, mentre l’influenza è un processo, non esistono relazioni perfettamente simmetriche. Si hanno diversi tipi di influenza: L’influenza esercitata dagli altri può essere distinta in: a. Influenza legata alla credibilità dell'altro, legata a fattori di tipo cognitivo, la si ritiene una fonte competente e affidabile; è una fonte sicura. b. Influenza legata all’autorità riconosciuta legittima, fenomeni che hanno a che fare con l’obbedienza, considerando che la fonte ha il diritto e dovere di imporre sanzioni. Può essere il genitore, insegnante… c. Influenza legata all’attraenza, basata su fattori di tipo affettivo. Anche l’influenza che esercita un parente, fonte rispetto alla quale si prova attrazione (per aspetto esteriore, comportamento, simpatia) Esistono anche:

  • L’influenza della maggioranza, la maggioranza all’interno di gruppi esercita una forte pressione sui membri del gruppo perché ci si adegui a quello che è il pensiero della maggioranza, chiamato conformismo. Può essere superficiale o privato, un’adesione interiore che la maggioranza del gruppo sente.
  • Influenza della minoranza, possono influenzare le maggioranze

A cavallo tra 800 e 900 con due filoni, riflessioni che nascono in Francia e Germania che prendono il nome di Psicologia delle folle e Psicologia dei popoli. La psicologia delle folle ha al proprio centro di attenzione la preoccupazione e la paura della borghesia a causa del diffondersi di concezioni democratiche, cooperativistiche e comunitarie. Le folle iniziano a far paura. Quindi alcuni sociologi, antropologi e giuristi iniziano ad interrogarsi sull’influsso che il comportamento umano riceve all’interno di queste realtà collettive. Al centro di questa riflessione ci sono i concetti di imitazione, contagio sociale, suggestione, suggestionabilità e il fulcro è l’idea della folla. La psicologia dei popoli nasce in Germania ed è legata al nome di Wundt, che sostiene l’importanza di connettere lo studio dei processi sensoriali con uno studio comparato e storico dei prodotti culturali della società. È in questi due processi che inizia ad emergere in Europa il primo tentativo di mettere al centro della riflessione psicologia queste tematiche. A fine Ottocento il comportamento degli individui all’interno della folla preoccupa. Ci si domanda sei il concetto di folla è ancora utile per definire il concetto sociale. PSICOLOGIA DELLE FOLLE Le Bonn Avvengono delle riflessioni, che partono da Le Bon, antropologo francese, il cui lavoro è considerato il primo vero tentativo di psicologia sociale in Europa. Veicola l’idea di un uomo la cui azione è guidata dalla suggestione, stato quasi ipnotico che abbassa il controllo razionale, regressione della mente, e dal contagio mentale, concetto che ricava dagli studi medici. Il comportamento sociale viene ascritto al contagio sociale, si viene a creare una mente collettiva nelle folle che porterebbe le persone a imitare e adeguare il comportamento a quello dominante nella folla. G Tarde Giudice, anche lui si occupa di questo tema, spiega in modo analogo gli stessi meccanismi parlando di imitazione, ritiene che l’imitazione sia il processo centrale del legame sociale e che nella folla c’è un’imitazione dei leader della ribellione che fungono come modelli di imitazione nella folla. C’è anche una riflessione da parte dei giuristi, nel testo “I delitti della folla”, in cui i giuristi si muovono dominati dalla paura per un allargamento in senso sociale e psicologico del

senso di responsabilità giuridica. Il tema centrale è quello di distinguere tra responsabilità del singolo o della folla. Quello che accomuna tutti questi lavori è il fatto che viene veicolata in modo molto forte l’idea che il raggruppamento sociale, la folla, è di per sé un occasione di indebolimento dei processi di controllo dell’intelligenza che porterebbero così in primo piano le tendenze passionali, istintive, violente e regressive. La psicologia delle folle va a configurarsi come in senso patologico, la folla degenera sempre in comportamenti irrazionali, privi di controllo e viene concepita come un agglomerato di persone che in situazioni particolari supera l’individualità e la coscienza del singolo individuo. Questi libri suggestionano un’epoca con grossi limiti, con il merito di aver posto l’attenzione sul comportamento collettivo. Dalle suggestioni si svilupperanno dei processi che caratterizzano le realtà collettive. Il concetto di folla è di per sé scientificamente molto debole, ma ancora molto utilizzato (es. scontri di piazza). La psicologia oggi parla di gruppi e organizzazioni. Le folle sono sempre composte da gruppi e organizzazioni differenziate, persone con delle appartenenze gruppali o organizzative ben definite. Psicologia dei popoli Altro input viene dalla psicologia dei popoli, con Wundt, nelle cui intenzioni rappresenta una prima forma di psicologia storica e socio-culturale comparata che si occupa dei prodotti della cultura (linguaggio, abitudini…) che derivano dall’interazione sociale. Fortemente convinto dell’importanza di studiare in modo interdipendente una psicologia culturale e una psicologia cognitiva, di metterle in relazione. ☼ natura intrinsecamente sociale dell’individuo ☼ psicologia sociale quale disciplina storica ☼ interesse per il rapporto tra gli individui e i prodotti della loro interazione (linguaggio, miti, abitudini) Le origini della psicologia sociale come interesse sono europee, ma dal punto di vista scientifico si può datare la psicologia sociale come disciplina scientifica nel 1908 negli Stati Uniti, anno in cui vengono pubblicati i primi due testi che portano nel titolo il termine di psicologia sociale. La ricerca del 1898 di Norman viene considerata la prima vera ricerca di tipo sociale, in cui analizza come la prestazione dell’individuo si modifichi e possa migliorare nel momento in cui quella prestazione viene eseguita in presenza di altre persone.

influenzano le nostre scelte comportamentali. Il comportamento è l’aspetto più visibile, ma ciò che facciamo è il risultato delle nostre valutazioni, pensieri e percezioni. Quella chiamata la svolta cognitiva , sotto il nome di cognizione sociale, significa studiare i processi di conoscenza e rappresentazione del mondo sociale per comprendere come questi processi vadano ad influenzare il comportamento umano: percezione degli altri, degli sconosciuti. Anche in Europa la psicologia sociale rinasce, grazie a Tajfel e Moscovici che riprendono la tradizione di Lewis come: le relazioni intergruppi, il tema del funzionamento dei gruppi ed organizzazioni, tema dell’influenza maggioritaria o conformismo e influenza minoritaria. Ci sono oggi anche aree molto recenti nell’ambito della psicologia come il filone di neuroscienze sociale, interesse per la mappatura delle aree del nostro cervello legate ai vari processi cognitivi che la psico sociale studia, interesse all’area elettronica, interesse per tema dell’immigrazione e pregiudizio. Non è sempre stato facile il dialogo tra la psicologia sociale europea e quella americana. La psicologia sociale europea nasce dalla consapevolezza molto forte di una indissolubilità, intreccio stretto tra psichico e sociale, è sempre stata più radicale rispetto al ruolo costitutivo del sociale per comprendere la nostra esperienza individuale. 01. In un data società si possono creare conflitti sociali, quindi quando si studia il mentale non si può scindere le motivazioni degli individui dalla realtà attuale della società; si deve tenere conto delle relazioni. Ci si interroga su quello che avviene a livello di attualità: genocidio, discriminazione e caratterizza la nascente psicologia. Inizio 800 termine folla aveva valenza negativa perché facevano paura, idea che rendevano le persone meno consapevoli. Quando le persone lavorano insieme spesso la prestazione e il processo di influenzamento che è avvenuto produce dei risultati che sono qualitativamente superiori. Questo è più frequente che avvenga una dispersione di risorse perché le persone non sono attente e preparate; quando sono preparate l’effetto può dar luogo a un esito qualitativamente superiore. Metodologia e scientificità della psicologia Due studi scientifici ed empirici, un esperimento di psicologia sociale e uno studio di tipo descrittivo e correlazionale.

  1. Esperimento del 2006 in cui si voleva verificare se le percezioni sociali e i giudizi che l’essere umano dà rispetto a delle situazioni o eventi possano essere influenzati dalla categorizzazione. Nove siluette maschili ordinate in funzione della taglia. Si chiede di valutare la somiglianza tra ciascuna coppia; valutazione influenzata dal fatto che si inseriscano degli elementi che creano delle categorie oppure no. Condotto in laboratorio, partecipano 40 soggetti maschi tra i 30 e 40 anni e il compito è quello di valutare la somiglianza tra ogni coppia fornendo dei giudizi di somiglianza, 21 giudizi. I soggetti vengono in modo causale assegnati ad una delle 4 condizioni:
    1. nessuna categorizzazione ed etichettamento 2) categorizzazione e nessuna etichetta 3) categorizzazione ed etichette deboli 4) categorizzazione ed etichette forti: anoressiche, normali e obese La variabile indipendente, la causa che determina il cambiamento nelle percezioni di somiglianza, è la presenza o meno di una categorizzazione. È in grado di andare a modificare il modo in cui le persone percepiscono?
  1. Ipotesi nulla, non ci sono differenze nei giudizi espressi dal gruppo di controllo e dai gruppi sperimentali Gli studiosi si aspettano che nelle categorie 3 e 4 le siluette maschili verranno percepite più simili tra loro entro ogni categoria e più differenziate tra le categorie differenti rispetto alle condizioni 1 e 2. Gli effetti di accentuazione percettiva saranno più marcati. L’ipotesi

Esistono 3 livelli di un progetto di ricerca: a. Livello LOGICO: teorie ed ipotesi b. Livello METODOLOGICO: la via da percorrere c. Livello EMPIRICO: tecniche e strumenti che si utilizzano, la domanda che faccio nel questionario, una scala, un disegno che si chiede di fare e la sua griglia di analisi. Questi tre livelli sono strettamente legati l’uno all’altro. Nella scienza empirica si può procedere scegliendo il metodo sperimentale, correlazionale o descrittivo. Esiste anche un metodo scientifico non empirico, senza un esperimento o raccolta di dati con questionario o intervista ma compie un lavoro scientifico controllato, con processi esplicitati, una rassegna o analisi di lavori scientifici condotti su un determinato tema. Ma il metodo è scientifico perché il processo è controllato, per i criteri utilizzati, per la presenza di range temporali. Metodi scientifici empirici sono quelli sperimentali, con obiettivo di verificare il nesso causa effetto, cercano correlanza tra le variabili che vogliono esplorare in modo approfondito un determinato fenomeno. Metodo sperimentale (esperimenti e quasi-esperimenti) Richiede la manipolazione intenzionale di una o più variabili indipendenti per indagare gli effetti su una o piò variabili dipendenti:

  1. Elevata affidabilità dell’inferenza causale
  2. Controllo completo di tutte le variabili, il ricercatore interviene e manipola
  3. Consente l’assegnazione casuale dei soggetti alle condizioni sperimentali

Quasi esperimenti: il ricercatore non può controllare tutte le variabili:

  • Modesta affidabilità dell’inferenza causale
  • Non è possibile il controllo di tutte le variabili (non è possibile manipolare la variabile indipendente, i gruppi esistono già in natura
  • Non consente l’assegnazione casuale dei soggetti alle condizioni sperimentali Metodi correlazionali e metodi descrittivi: Consentono di identificare e descrivere in modo accurato variabili di un comportamento/fenomeno ed eventuali loro relazioni (le correlazioni tra variabili); esempio della ricerca dei bambini israeliani, sottolinea legami e differenze tra disegni dei bambini ebrei e arabi e permette di descrivere queste differenze, emergono delle caratteristiche stereotipiche quando i bambini ebrei disegnano i bambini arabi.
  • Ricerca d’archivio, come ricerche storiche, per descrivere determinati fenomeni
  • Osservazione naturalistica o etologica, questione etica di fare sondaggi (riservatezza, privacy, persone devono essere informate)
  • Studio di un caso
  • Inchiesta o survey (intervista, questionario) Etica della ricerca  Consenso informato e libertà della persona di ritirarsi dalla ricerca  Uso dell’inganno nella ricerca  Rischio di danni permanenti o temporanei per i partecipanti  Riservatezza e rispetto della privacy (anonimato e non riconoscibilità personale dei partecipanti)  Protezione dei partecipanti  Diffusione dei dati in sedi scientifiche: creazione di Commissioni etiche della ricerca (il cui compito è vagliare un progetto di ricerca, approvarlo o rifiutarlo) I prodotti scientifici rendono conto di tutti i passaggi che il ricercatore ha compiuto, presenti i 3 livelli.

Approccio nord-americano: nascita del filone di ricerca della SC negli anni Cinquanta del XX secolo Approccio europeo: eredita la tradizione di ricerca americana ma la reinterpreta alla luce della Teoria dell’Identità Sociale e delle relazioni intergruppo. ------ VIDEO musulmano con vestito religioso passeggia per Milano------

  1. Una minoranza di persone è indifferente, la maggioranza è scostante, guarda in malo modo, fa battute e qualcuno prova paura vicino a lui. perchè usiamo 3 TERMINI: PREGIUDIZI/STEREOTIPI/DISCRIMINAZIONE: dimensione cognitiva, valutativa, comportamentale)
  2. Le persone si comportano così principalmente perché hanno pregiudizi e perché si è creato uno stereotipo relativo alla religione musulmana. In secondo luogo i comportamenti possono essere causati dalla curiosità verso qualcosa di diverso, insolito.
  3. Nei comportamenti ci sono aspetti condivisi e comuni come guardare in modo strano, schernire e farsi guidare dai pregiudizi.
  4. L’attenzione è attirata prima di tutto dall’abito, dopodiché dal fatto che il ragazzo si reca in giro per la città con in mano il Corano e un rosario. Inoltre anche il fatto che sia da solo può influire sull’attenzione che gli viene rivolta.
  5. I processi sono sia consapevoli che inconsapevoli. Consapevoli perché ci lasciamo guidare dai pregiudizi che la società o gli eventi hanno creato nella nostra mente ORIGINE DI PREGIUDIZI/STEREOTIPI/(DISCRIMINAZIONE) , noi ci rendiamo conto quando questo succede ma spesso non agiamo per contrastarli. Inconsapevoli perché è quasi istintivo rivolgere l’attenzione verso ciò che è inusuale a prescindere dalla religione o dalla nazionalità. Distanziamento: realtà esterna oggettiva, persona vestita diversamente; modo di percepire e dare significato di ciò che vedono, barba, tunica e simboli religiosi sono gli indizi categoriali che consento agli individui di attivare velocemente la categoria, in questo caso molto stereotipata. È un processo automatico, inconsapevole e si attiva una serie di

conoscenze e contenuti categoriali che fanno parte della rappresentazione del soggetto con conseguenti reazioni di tipo comportamentale (discriminazione). C’è una parte non visibile, automatica, con funzione di risposta immediata alla situazione. Sono gli indizi con una maggiore rilevanza ad attirare l’attenzione e questo approccio con la realtà è complessivo, bastano pochi elementi per arrivare alla rappresentazione complessiva della situazione (è terrorista). Questa modalità di dare senso alla realtà selezionando alcuni elementi piuttosto che altri, inconsapevoli, e dando un senso complessivo cogliendo le connessioni tra gli elementi caratterizza la mente umana su come si rapporta con la realtà esterna. Processi soggettivi ma molto condivisi, conoscenza sociale è frutto di alcuni bisogni tipicamente umani ma con un’origine sociale, nelle interazioni che le persone hanno all’interno dei gruppi e società, si scambiano idee e il linguaggio utilizzato dà senso alla realtà. Spesso le reazioni alle situazioni possono nascere dalle inferenze categoriali che si usano per dare senso alla realtà, consentendoci di padroneggiare la situazione, sotto controllo, risparmiare energie e risorse cognitive, avere un livello di coerenza (periodo storico con eventi terroristici) con informazioni schematiche. Tutto ciò avviene spesso in modo automatico e inconsapevole, ma si possono acquisire maggiori conoscenze e capacità di osservare il nostro pensiero e capire che le nostre reazioni a situazioni sono legate a dei pensieri e inferenze che si sono generate in modo automatico nella nostra mente. La Social Cognition si basa su alcuni presupposti teorici:

  • La persona è considerata un individuo attivo in grado di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente in modo da orientare il proprio comportamento
  • Acquisiamo conoscenza della realtà non per semplice registrazione passiva dei dati attraverso i processi sensoriali, ma percependo immediatamente le connessioni tra i vari elementi dell’oggetto di conoscenza (approccio olistico). Ciò permette l’attribuzione di senso all’oggetto percepito. I processi di conoscenza sono connotati in maniera soggettiva. 05. Pregiudizi e stereotipi Causa dei pregiudizi: una risposta può essere che la società in cui viviamo, gli ambienti, media ecc ci influenzano e noi apprendiamo una serie di pregiudizi e stereotipi nei contesti di vita.

eventi, in modo automatico. Prevedere e controllare la realtà, cerchiamo dentro di noi delle cause ai comportamenti. Le cause che usiamo per spiegare la realtà sono cause interne (disposizionali, caratteristiche della personalità) e cause esterne (situazionali, variabili situazionali legate al momento): Amico aggressivo al telefono: causa interna  violento per natura, aggressivo; causa esterna  mi chiedo cosa è successo, stressato, stanco ecc.

  1. Economizziamo risorse cognitive ( bisogno di economizzare risorse ); uso di scorciatoie mentali. Usare indizi salienti per prendere velocemente decisioni; sulla base di alcuni indizi viene costruita una rappresentazione e viene deciso che comportamento mettere in atto, in maniera automatica. Questi primi tre mettono in luce il lavoro di selezione attivo compiuto dalla mente e selezioni di info provenienti dall’esterno per dare un significato a quello che si vede.
  2. In base ai nostri scopi, scegliamo se pensare di agire rapidamente, oppure se soppesare con cura le informazioni che raccogliamo nella realtà, agiamo come tattici motivati ( bisogno di cognizione , pensiero lento che sceglie con cura le info, e bisogno di chiusura cognitiva , pensiero veloce, ottenere una risposta chiara rispetto a un oggetto di conoscenza in modo da ridurre velocemente l’ambiguità della situazione)
  3. Siamo immersi in interazioni sociali: molteplici scopi e bisogni guidano i processi cognitivi ( obiettivi e goal personali o sociali ), siamo degli attori sociali. In base alla situazione in cui le persone si trovano e l’obiettivo, si è tattici motivati. L’essere umano possiede più strategie: lente, veloci, controllate in base ai suoi bisogni e al bisogno epistemologico (di conoscenza che ho). Motivazioni epistemologiche, hanno a che fare con il bisogno di conoscenza. L’essere umano nel rapporto conoscitivo con la realtà, nel modo in cui costruiamo l’immagine della situazione, può essere spinto da un bisogno di cognizione o chiusura cognitiva. Oltre alle motivazioni epistemologiche, nelle situazioni sociali entrano in gioco tante motivazioni e bisogni umani (autostima, sentirci parte di un gruppo, essere valutati positivamente). Quindi il rapporto conoscitivo con la realtà esterna è un rapporto in cui entrano in gioco motivazioni di tipo sociale che hanno a che fare con la difesa della propria identità o identità del gruppo di appartenenza. L’attività cognitiva è sempre un’attività motivata, frutto e guida dell’azione sociale. La conoscenza è organizzata, nella mente sotto forma di categorie, schemi stereotipi e immagini e prende forma attraverso processi economizzanti come le scorciatoie sociali e ì può dare vita a una serie di Bias : distorsioni sistematiche nel modo di percepire la realtà, legato non ai limiti della mente umana ma è il prodotto delle caratteristiche di funzionamento che sono tipiche della mente umana, riguarda tutti noi.

Il primo processo cognitivo fondamentale nella conoscenza umana è il processo di categorizzazione sociale, fa riferimento a delle strutture cognitive che usiamo a livello cognitivo, tutta la conoscenza umana sociale è fondata su dei processi di categorizzazione e quindi di organizzazione della realtà sociale; semplificare l’esperienza del mondo attraverso la creazione di categorie sociali e di schemi cognitivi. La categoria sociale ci consente di padroneggiare il nostro ambiente, la mente non riproduce solamente la realtà esterna ma ricostruiamo attraverso le strutture cognitive e una di esse è la categoria sociale, etichette linguistiche. Diamo senso alla realtà segmentandola attraverso etichette. Nel filmato sono state messe in luce delle categorie, la reazione comportamentale delle persone si basava sulle inferenze categoriali: categoria di genere (uomo) e religiosa  musulmano/talebano/imam utilizzate dalle persone. Appartenenza religiosa definita utilizzando dei termini non sovrapponibili. Evoca in modo automatico e consente alle persone di creare un giudizio. Si utilizzano moltissime categorie sociali per dare senso e ordine alla realtà e identificare. ------ Lavoro di gruppo: costruisco categorie sociali in uso nei gruppi: ------ 08. Questo lavoro ci dice che esistono categorie che sono molto utilizzate. Le categorie sociali sono uno strumento cognitivo perché ci consentono di semplificare il nostro rapporto con la realtà esterna, grazie a questi indizi riusciamo a dare senso alla realtà esterna. Rispondono ad un bisogno economizzante della mente umana e un bisogno di padroneggiare e dare senso alla realtà. L’uso delle categorie che si basa sulla capacità cognitiva della categorizzazione, ci mostra come agiscono questi bisogni umani fondamentali. L’uso delle categorie sociali comporta anche dei rischi, chiamati distorsioni cognitive o Bias. Contenuti categoriali La stessa categoria può essere nominata usando connotazioni differenti, dispregiative, influenzando la percezione di quel gruppo di persone. L’intervenzione sul linguaggio cercando di sostituire parole offensive con altre più neutre modifica in maniere positiva la percezione di una categoria sociale. Le categorie sono molto legate anche al contesto storico.