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La figura di Quintiliano, oratore e insegnante di retorica, e la sua opera maggiore, l'Institutio oratoria, il più completo e organico trattato di retorica in lingua Latina. Il testo analizza le ragioni della decadenza dell'oratoria e la visione moderna di Quintiliano sui metodi educativi, improntati alla reciproca fiducia tra maestro e allievo. Viene inoltre descritto lo stile di scrittura di Quintiliano, che si rifà al modello ciceroniano. Infine, il documento affronta il tema dell'educazione degli allievi e la scelta tra istruzione privata e scuola pubblica.
Tipologia: Appunti
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Quintiliano fu oratore e insegnante di retorica di grande successo sotto i Flavi, al punto che Vespasiano gli affidò la prima cattedra statale e Domiziano lo fece precettore di due suoi nipoti. La sua importanza risiede soprattutto nella monumentale institutio oratoria, il più completo e organico trattato di retorica in lingua Latina. Marco Fabio Quintiliano nacque a Calagurris, nella Spagna settentrionale, attorno al 35. Si trasferì a Roma per i suoi studi, in seguito ritornato in Spagna pratica l'attività forense, nel 68 l'imperatore Galba lo richiamò alla nella capitale, dove inizio l'attività di avvocato a insegnare retorica. Il successo del suo insegnamento fu grande e richiamò anche discepoli illustri tra cui Plinio il Giovane e, forse, Giovenale e Tacito. Vespasiano istituì per lui una cattedrale di retorica a spese dello Stato, con uno stipendio annuo di centomila sesterzi attorno. Attorno all’ 88 dopo vent'anni, lasciò l'attività di insegnante e di avvocato e accettò l'incarico affidatogli dall’imperatore Domiziano, di educare due suoi nipoti. Questo compito valse tra l'altro Quintiliano gli ornamenta consularia con tutto il prestigio e i privilegi connessi. OPERE: L’INSTITUTIO ORATORIA Dopo il ritiro dal pubblico insegnamento, si dedicò soprattutto ai suoi studi e alla composizione delle sue opere. Quintiliano scrisse un trattato sulle cause della decadenza dell'oratoria, il De causes corruptae eloquentiae, oggi perduto, come perduti sono i due libri del De arte rhetorica. Si è conservata invece la sua opera maggiore istitutio oratoria, in 12 libri composta tra il 90 e il 96. La tradizione manoscritta segna Quintiliano anche due raccolte di declamazioni, 19 declamationes maiores e 145 minores. Al tempo di Quintiliano era molto vivo il dibattito sulla decadenza dell'oratoria, cui si attribuivano essenzialmente cause morali: maestri corrotti e corruttori dei costumi dei loro allievi... In tale dibattito si inseriscono diverse opere del periodo, tra cui Dialogus de oratoribus tacitiano e sul fronte greco l'anonimo trattato Sul sublime. Quintiliano individua le ragioni nelle mutate condizioni politiche: il venir meno della Libertas repubblicana aveva annullato lo spazio di un autentico confronto politico; L'andamento dei processi era per lo più condizionato dai desideri della famiglia imperiale, così che anche l'oratoria giudiziaria vedeva ridimensionato il suo valore. Il solo spazio rimasto per l'esercizio dell'eloquenza erano le scuole, dove si declamavano esercitazioni retoriche su temi fittizi, le declamationes, la ricerca di un virtuosismo esasperato, vero trionfo della forma sui contenuti. Quintiliano prende posizione in questo acceso dibattito e lo fa con la Institutio oratoria appunto la corruzione dell'eloquenza per Quintiliano a cause non solo morali, ma anche più specifiche pratiche, ovvero il decadimento dell'insegnamento scolastico e la futilità delle declamazioni retoriche. Appunto egli avverte l'esigenza di rifondare su rinnovate basi l'insegnamento: il suo ponderoso trattato dedicato a Vittorio Marcello si propone quale programma educativo completo. Nella sua Institutio oratoria Quintiliano rivela una visione estremamente moderna dei metodi educativi, nella convinzione che si debbano assecondare le propensioni naturali degli allievi e che le punizioni corporali siano tutt'altro che efficaci, perché l'apprendimento deve essere frutto di giusti stimoli. Il rapporto maestro allievo deve essere improntato alla reciproca fiducia e, anche il gioco può essere utilmente sfruttato nelle prime fasi dell'apprendimento che deve essere graduale. Lo scrittore inoltre propugna una scuola pubblica, il luogo dei maestri privati, in cui i ragazzi possano competere tra loro in modo sano. Al tempo di Quintiliano, sul piano concreto degli orientamenti retorici, iniziava ad emergere una tendenza modernizzante, che trovava in Seneca il suo campione, con una prosa spezzata, concettosa, fatta di sentenze a effetto, che Quintiliano condanna come corrotta e degenerata. La soluzione da lui
proposta è una reazione classicistica che si concretizzano un ritorno alla misura classica, punto il modello che meglio incarna questo ideale classico e Cicerone, che Quintiliano guarda come exemplum sia di stile sia di impegno civile morale. Quintiliano ripropone infatti la figura del perfetto oratore come vir bonus dicendi peritus. L'oratore ideale delineato da Quintiliano somiglia a quello di Cicerone per la vastità delle competenze culturali richieste. Oltre che uomo di cultura però il perfetto oratore un cittadino al servizio del bene comune, la communis utilitas, capace di orientare le scelte del Senato e del popolo. Il suo oratore ideale pone la propria professionalità al servizio del princeps la cui utilitas coincide ormai con quella comune. Verosimilmente Quintiliano reputava il Principato come un male ineluttabile e pur senza mai dirlo apertis verbis cerca di ricavare per l'oratore il massimo spazio la massima dignità possibile. LO STILE Quintiliano segna un ritorno una prosa di stampo classicheggiante. Si rifà al modello ciceroniano, se pur caratterizzando la propria scrittura con periodi meno ampi rispetto a quelli del suo modello dichiarato e più concettosi. Lontano comunque dalle tinte troppo forte dai criticati eccessi espressivi a lui contemporanei ricerca uno stile che è chiaro ed elegante, piacevole da leggere anche grazie all'uso frequente di figure retoriche e traslati. L’EDUCAZIONE DEGLI ALLIEVI: I vizi si imparano a casa I sostenitori dell’istruzione privata denunciavano l’immoralità delle scuole pubbliche; Quintiliano replica a queste accuse osservando che la moralità, spesso, non è rispettata neppure all’interno delle mura domestiche e si schiera quindi decisamente a favore della prima soluzione, quella della scuola pubblica. Inoltre l’istruzione ricevuta in classe è didatticamente più valida di quella individuale. All'inizio della sua Institutio oratoria Quintiliano a parole di sereno ottimismo nei confronti delle capacità dei bambini. Bisogna prestare la massima attenzione a non sprecare, o peggio che mai corrompere, questa propensione dei più piccoli per l'apprendimento, e questo può avvenire solo se si presta la massima attenzione a circondarli di stimoli giusti, a partire dall' ambiente domestico. Il riferimento non è solo la possibilità che vengono affidati a pedagoghi e precettore inadatti e disonesti: Quintiliano mette in guardia soprattutto contro il rischio di viziare i figli abituandoli ad avere tutto fin dalla primissima infanzia, e quello di dar loro un pessimo esempio con un comportamento immorale e un linguaggio sconveniente. Proprio per questo è molto meglio mandare i ragazzi alle scuole di rinomati maestri, piuttosto che tenerli in casa. “Ma sarebbe facile mettere rimedio a questa paura: se solo non fossimo noi stessi a corrompere i costumi dei nostri figli! Siamo noi che dissolviamo l’infanzia nei piaceri. Quell’educazione molle che chiamiamo indulgenza spezza ogni nerbo della mente e del corpo. Il bambino che va carponi in mezzo alla porpora, quali desideri non avrà da adulto? Non riesce ancora a pronunciare una parola, che già si intende di porpora e vuole le ostriche. (7) Educhiamo il palato prima della lingua: crescono sulle lettighe e se toccano terra vengono sostenuti da una parte e dall’altra. Se dicono qualcosa di licenzioso, siamo contenti; parole che non sarebbero permesse neppure ad Alessandria le accogliamo con risa e baci. Ma non c’è da meravigliarsene: (8) gliele insegniamo noi, le ascoltano da noi, vedono le nostre amanti e i nostri concubini; ogni banchetto risuona di canzoni oscene, assistono a spettacoli vergognosi. Da ciò si forma prima l’abitudine, poi la natura. I disgraziati imparano questa roba prima di sapere che si tratta di vizi, poi, smidollati come sono, introducono questi mali nelle scuole, nonché riceverli.” L’INSEGNAMENTO DEVE ESSERE PUBBLICO E A MISURA DEI RAGAZZI Secondo Quintiliano l'oratoria e un’ars sociale, e dunque deve essere appresa e praticata in compagnia - così ragazzi sono stimolati nel contesto di una competizione “sana”, che in quanto tale sarà stimolata dal maestro. Emulare i compagni di studio più bravi è per gli alunni un compito più facile e meno arduo che quello di imitare il maestro: occorre infatti
in Germania, rientrato a Roma, divenne procuratore imperiale con l'ascesa di Vespasiano al trono: fu tra i più stretti collaboratori del principe. Vespasiano gli affidò comando della base navale di Capo Miseno: qui lo colse l'eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79, recatosi sul posto per studiare più da vicino l'accaduto muori asfissiato a Stabia. La produzione letteraria di Plinio è immensa, dovuta alla sua instancabile attività di studioso. Molti testi di vario argomento sono per noi perduti: tra questi ricordiamo due opere di storia, i Bella Germaniae e A fine Aufidii Bassi. Sul versante più tecnico, si possono ancora citare un trattato grammaticale Dubious Sermo, un'opera sulla formazione dell'oratore e persino uno studio giovanile sull'arte di lanciare il giavellotto da cavallo. L'opera principale di Plinio e la Naturalis historia in 37 libri, giunta per intero è dedicata a Tito, è un'opera enciclopedica. Plinio ambisce a racchiudere il sistematizzare ogni ramo della scienza. L' ampiezza della Naturalis historia è dovuto alla presenza di circa 20.000 dati. Nel corso dell'opera gli ambiti disciplinari si succedono ordinati in base all'argomento trattato: libri II-IV: cosmologia e geografia; libro VII: antropologia; Libri VIII- XI: geologia; E libri XII-XIX: botanica, giardinaggio e agricoltura; a seguire sui medicinali ottenuti dalle piante, i medicinali ottenuti dagli animali, e mineralogia e metallurgia. Carattere particolare del libro è che contiene l'indice della materia e la bibliografia: Plinio dichiara così fin dal principio che la sua opera è destinata più che alla lettura continua a essere proprio come una moderna enciclopedia. Per comporre tale opera Plinio attinge da quasi 146 autori latini e 327 autori greci, la sua conoscenza scientifica è costruita in biblioteca. Nella maggior parte dei casi registra le informazioni acriticamente senza un giudizio personale ma in alcuni momenti l'autore sembra rifiutare ciò che ritiene inaccettabile, ciò nonostante egli professa sempre la necessità di registrare ogni tipo di notizie. Tra i maggiori interessi di Plinio sono da annoverare le digressioni sugli aspetti misteriosi della natura: egli recupera i dati già forniti dalla tradizione paradossografica greca e Latina presentando al lettore una descrizione che ha del romanzesco. Si tratta in molti casi di credenze popolari. L'opera di Plinio si configura come un grande catalogo delle meraviglie dei misteri della natura, grande spazio viene dato all’abilità dell’uomo e ai suoi progressi. Plinio identifica il progresso scientifico con la degenerazione dei costumi: gli uomini mettono nuove scoperte e invenzioni al servizio della propria brama di ricchezze e di piaceri. Lo scopo compilativo e l'accumulo di dati da gestire presentare al lettore impedivano linea di definire la propria prosa. Vi sono passi in cui lo stile si fa più vario e accurato, specialmente in corrispondenza dei temi che più stanno pure a Plinio, come l'importanza dell'uomo nel cosmo, l'elogio della natura. Di particolare interesse è il lessico della Naturalis historia: molti tecnicismi spesso derivati dal greco che acquistano in quest'opera una forma di legittimazione all'uso a motivo della natura specialistica del testo. L'operazione culturale di Plinio è quella di un erudito che è arrivato dopo la stagione eroica delle scoperte scientifiche si sente in dovere di catalogare organizzare e cosi trasmettere tutto il sapore tutto il sapere del mondo antico. LA POESIA Più l'età augustea aveva visto l'affermazione dei grandi classici della poesia Latina, che erano entrati molto presto a far parte di un canone di autori eccellenti. Il senso di perfezione superabile della stagione augustea segnerà tutta la produzione poetica imperiale. La poesia dell'età Giulio Claudia conosce una fioritura di generi minori, come il poemetto didascalico di argomento astronomico, la favola, l'epigramma, la poesia bucolica e componimenti della Appendix Virgiliana. Generi che non presupponevano un confronto diretto con i giganti della generazione precedente. LA POESIA DIDASCALICA A Roma l'astronomia gode di considerevole interesse, certo per esigenza di erudizione scientifica, ma anche per curiosità amatoriale e superstizione religiosa. Tra i principi della
dinastia Giulio Claudia il più interessato fu Tiberio, che teneva presso di sé a Corte, un astrologo come consigliere. Il più importante poemetto alessandrino di argomento astronomico, i fenomeni di Arato ebbe molto successo a Roma. In età tiberiana, Giulio Cesare germanico, figlio adottivo di Tiberio tradusse in mezzo alle incombenze militari, l'opera di arato. LE MERAVIGLIE DELLA NATURA - PLINIO IL VECCHIO Tra i molti animali fantastici descritti da Plinio il vecchio nell’opera enciclopedica “naturalis Historia”, spicca, all’inizio del libro sugli uccelli, La fenice. Secondo leggende, afferma Plinio, esiste un solo esemplare al mondo e difficilmente visto, nonostante i suoi colori: il corpo è porpora, la coda azzurra con penne rosa, intorno al collo c’è un bagliore color oro, la gola è ornata di creste, Sulla testa ha un ciuffo di piume ed ha le dimensioni di un’aquila. Il primo a darne notizia è Manilio, Che scrive che la finisce vive per 540 anni, non ha la necessità di nutrirsi e,quando inizia ad invecchiare, costruisce un nido,muore su di esso e pian piano esce uno sorta di lava che fa nascere un nuovo pulcino. Quest ultimo rende omaggio all esemplare precedente e lo depone sull’altare nella città del sole. Il brano è una testimonianza destinata ad avere grande fortuna nella cultura occidentale: questo mitico animale affascinerà la fantasia di curiosi per gran parte dell età moderna. Non venne mai trovato,nè identificato con certezza con qualche specie conosciuta; per questi motivi entró nella leggenda e nei detti popolari. LA STORIA DELL’ARTE -PLINIO IL VECCHIO Nella “Naturalis historia” non trova spazio solo la natura, ma anche i progressi dell’uomo, ad esempio, i libri dedicati alla mineralogia danno a Plinio l’occasione di celebrare pittori e scultori, i quali hanno saputo utilizzare i minerali anche per scopi artistici, ricavando colori per dipingere e materiale da scolpire. Plinio traccia cosi una vera storia dell’arte antica. Uno spazio notevole è dedicato alla biografia dei singoli artisti, a volte sottoforma di aneddoti: è il caso della contesa tra due massimi pittori del IV secolo: Apelle e Protogene. Quest’ultimo viveva a Rodi e Apelle si diresse immediatamente nella bottega del famoso artista, non trovandolo. Apelle tracció,allora,una linea colorata estremamente sottile. La vecchia custode raccontó l’accaduto a Protogene ed egli tracció una linea piu sottile,aspettandosi il ritorno di Apelle. Quest ultimo tornó ed intersecó una linea talmente sottile da non poterne disegnare altre. Protegene accettó la sconfitta e decise di lasciare ai posteri il quadro. Sul finale,plinio afferma che il quadro è andato distrutto,ma ha avuto modo di vederlo: sembrava un quadro vuoto e per questo attraeva i visitatori MANILIO Nulla sappiamo invece di Manilio, autore di un poema didascalico di argomento astronomico, gli Astronomica, dedicato probabilmente ad Augusto. L'opera è in 5 libri che suddividono così la materia: descrizione del cosmo e discussione sulla sua origine; descrizione dei segni zodiacali; Tecnica di determinare l'oroscopo alla nascita; influenza dei segni zodiacali sulla vita dell'uomo; Segni extra zodiacali. Dalla difficile lettura degli astronomi che emerge con chiarezza lo stoicismo di Manilio, il poeta è impegnato a dimostrare l'esistenza di un ordine razionale e provvidenziale che regge l'intero universo. Questo ordine è immutabile fin dalla sua origine ed è proprio l'eternità del cosmo a essere la prova dell'esistenza di una mente razionale che presiede. Anzi, l'universo stesso è Dio incorruttibile, secondo Manilio, e l'intelletto dell'uomo non è altro che una parte dell’intelletto divino. LO STILE Scopo principale del poeta e organizzare la materia astronomica esponendola in maniera letterariamente elegante. La sua operazione può essere accostata a quella di Lucrezio, anche lui impegnato a dare sublimità poetica alle argomentazioni della filosofia epicurea. Gli Astronomica condividono con il De rerum natura una analoga tensione allo stile