

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Il documento contiene una sintesi su: Quintiliano, le sue opere, l'Institutio Oratoria ed il suo stile.
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Quintiliano visse durante l’età dei Flavi ed ebbe rapporti privilegiati con Vespasiano e Domiziano. Celebre sin dall’antichità per i suoi giudizi espressi sui più grandi autori latini e greci, è considerabile un precursore della moderna pedagogia. E’ conosciuto soprattutto per la sua Institutio Oratoria (l’unica sua opera giunta fino a noi), il più completo trattato di retorica latina. Il suo modello di riferimento è Cicerone.
Quintiliano nacque a Calagurris, nella Spagna settentrionale, intorno al 35 d.C. Suo padre era maestro di retorica, e lui da giovane si trasferisce a Roma per perfezionare i suoi studi: qui fu allievo del grammatico Palèmone e del retore Afro. In seguito, ritornato in Spagna, iniziò a praticare l’attività forense, ma nel 68 l’imperatore Galba lo richiamò nella capitale, dove lavorerà sia come avvocato che come maestro di retorica. Fu un insegnante di successo, ed ebbe allievi di rilievo come Plinio il Giovane e, forse, anche Giovenale e Tacito. A causa di ciò, Vespasiano nel 78 istituì per lui la prima cattedra statale di retorica in assoluto, in cui godeva di uno stipendio molto elevato. Attorno all’88 lasciò l’attività di insegnante e di avvocato, e nel 94 Domiziano lo incaricò di fare da precettore per due suoi nipoti: questo incarico gli permise di ottenere gli “ornamenta consularia”(ovvero il titolo di Console). Probabilmente morì intorno al 96, data della fine della dinastia flavia, poiché Plinio il Giovane, nelle sue lettere a Traiano, si riferisce al maestro come chi non è più. La biografia di Quintiliano ci è pervenuta grazie ad alcuni passi delle sue opere, grazie a Plinio il Giovane e grazie a cenni di altri autori come Marziale, Giovenale e Girolamo con il suo Chronicon.
Quintiliano scrisse un trattato(a noi non pervenuto) sulle cause della decadenza dell’oratoria in età imperiale, il De Causis Corruptae Eloquentiae, che, analizzata in maniera diversa rispetto a Petronio e Tacito (il quale le attribuiva una causa di tipo politico, basata sul venir meno della libertas repubblicana e sull’affermarsi dell’autorità imperiale), viene attribuita ad una causa di tipo morale: i maestri corrotti corrompevano i costumi dei giovani. Quintiliano denuncia anche la futilità delle declamationes molto diffuse in quel periodo. Oltre quello, scrisse la sua opera più importante, il trattato Institutio Oratoria, mentre i suoi allievi diffusero alcuni suoi insegnamenti(contro la sua volontà) sotto i due libri perduti
del De Arte Rhetorica. A Quintiliano in passato vennero anche attribuite alcune declamationes, che si sono rivelate spurie.
Questo trattato è dedicato a Vittorio Marcello(influente personaggio della corte di Domiziano) ed è composto da 12 libri, qui Quintiliano analizza (dando anche dei consigli) il percorso che il giovane oratore deve seguire dalla fanciullezza fino all’età matura; ha quindi una natura pedagogica. Libri I-II: Trattano il percorso educativo dell’allievo, che a 7 anni inizia studiando la grammatica, studio che secondo lui va anche alternato ad un gioco costruttivo per fini didattici, che fa riposare lo studente ed allo stesso tempo ne stimola l’intelletto. Qui critica anche le punizioni corporali ed i rimproveri, che non hanno valore formativo bensì sono mortificanti. Secondo Quintiliano il rapporto tra maestro (che deve essere severo ma non troppo, deve trattare l’allievo come un figlio, deve essere dotato di moralità elevata, deve essere un vir bonus e deve fare da modello/guida per lo studente) e allievo(che non deve temere il maestro ma rispettarlo) deve essere un rapporto di affetto e di stima. Inoltre qui l’autore afferma di preferire l’insegnamento pubblico rispetto a quello privato, poiché stimola la socializzazione, l’interazione e la sana competizione fra gli allievi. Libri da III a XI: Trattano le varie parti, le finalità e gli stili dell’oratoria. Qui Quintiliano riprende il De Oratoria di Cicerone. Le parti sono: inventio(scelta dell’argomento), dispositio(maniera di organizzare i contenuti nel discorso), memoriae(capacità di memorizzare i contenuti), elocutio(scelta del lessico) e actio(la gestualità). Le finalità sono: probare(prospettare una tesi, stile elevato), delectare(suscitare il divertimento, stile medio), flectere(suscitare il pathos e le emozioni, stile basso). Gli stili sono: elevato/sublime, medio e basso, e l’oratore deve saperli mescolare all’interno del discorso. Libro X: In questo libro Quintiliano si distacca da Cicerone. Attua un confronto tra autori e generi della letteratura latina e greca (Tra Virgilio e Omero, tra Sallustio e Tucidide), per dimostrare che la cultura latina non è inferiore a quella greca. Rivendica l’originalità della satira (ed esalta Lucilio, inventor della satira): “Satira tota quidam nostra est”. Inoltre l’autore afferma che sia giusto emulare i modelli classici greci e latini(attualizzarli, creare comunque uno stile autonomo), piuttosto che imitarli in maniera passiva. Poi Quintiliano esprime giudizi su autori del passato e critica lo stile corrotto di Seneca (sententiae, brevitas), lui infatti emula Cicerone che ha uno stile totalmente diverso. Libro XII: Qui Quintiliano traccia un ritratto del perfetto oratore. Riprendendo Cicerone, dirà che deve essere un “vir bonus dicendi peritus”, ovvero un uomo moralmente elevato ma anche esperto nell’arte oratoria, e deve possedere una vasta cultura comprendente tutte le discipline. A differenza di Cicerone, che dava grande importanza alla filosofia, Quintiliano critica i filosofi contemporanei e da più importanza alla cultura letteraria. Inoltre l’autore afferma che il perfetto oratore deve collaborare con il princeps per il buon