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Vita e opere di quintiliano. Stile dell’ instituito oratoria, tutti gli argomenti trattati, ratio e Oratio, il ruolo del maestro, la famiglia
Tipologia: Sintesi del corso
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Quintiliano vita
Marco Fabio Quintiliano nasce in Spagna nel 35 e muore circa nel 100. Da giovane viene condotto a Roma dal padre, professore di retorica e studia presso i migliori maestri. intorno al 60 ritorna in Spagna svolgendo la professione di rettore e affiancando Galba, imperatore delle legioni di Spagna. Nel 78 vespasiano gli affida la prima cattedra pubblica di retorica, e Quintiliano svolge la professione di precettore fino all’88, influenzando molto la cultura romana, avendo come allievi Plinio il giovane e forse tacito. nel 94 Domiziano gli affidò l’educazione dei due pronipoti.
Quintiliano fu anche un oratore e pubblicò una delle sue orazioni, mentre altre circolano sotto forma di dispense e appunti dei suoi studenti. Nel 90 pubblica il de causis corruptae eloquentiae, un libro che parla della decadenza dell’oratoria: la causa è lo scarso livello delle scuole, che davano spazio a esercitazioni fittizie astratte.
Institutio Oratoria
Nel 90 pubblica l’institutio oratoria, un trattato retorico in 12 libri più della metà introdotti da singoli proemi, che era probabilmente la maggiore fonte del prestigio della fama di Quintiliano. La retorica era il punto più alto conclusivo del curriculum scolastico, verso 17 anni, dopo aver studiato con un litterator e un grammaticus, lo studente veniva affidato a un retore, presso il quale si esercitava con le suasoriae e le controversiae. Sembra che in quest’opera Quintiliano voglia partire dalla domanda; perché la retorica è in crisi? Egli pensa che un buon oratore vada educato e orientato fin dalla nascita dell’infanzia e quindi nel primo libro si trovano molte nozioni di pedagogia e di grammatica. Quintiliano è interessato non solo alla disciplina in sé ma anche al modo in cui questa viene insegnata, ovvero la psicologia dell’età evolutiva: hanno importanza l’indole di ogni alunno, l’apprendimento impostato in modo graduale, il gioco stimolatore di intelligenza, la condanna delle punizioni corporali che abbelliscono le persone e deprimono l’animo del fanciullo. L’educazione inoltre ha inizio nella famiglia; mentre ad esempio petronio esprime apertamente il suo dissenso verso le famiglie che giudicano i modelli proposti dalla scuola e a ciò affianca anche numerosi problemi sociali anche fuori dalle aule, quintiliano è più legato al potere, al quale è obbidiente, e perciò si concentra strettamente al contesto scolastico. Questo aspetto lo rende anche alquanto diverso da Tacito, che trova e denuncia il problema della morte dell’oratoria nella mancanza di libertà; l’attività forense è nata ad Atene, ha avuto la sua maggiore espressione con Cesare, e adesso non esiste più. Tacito non si fa neanche problemi a scrivere l’agricola, un’opera dedicata a suo suocero ucciso da Domiziano. Quintiliano adotta l’ottimismo educativo, per il quale tutti gli uomini in sé sono inclini ad apprendere e nessuno con applicazione non riesce a raggiungere la propria meta, tutti possono apprendere e migliorare entro i limiti segnati dalla natura. non esiste uno studente stupido ed è anzi colpa della scuola se non riesce a tirarne fuori almeno una qualità. Una delle prime questioni affrontate nel trattato e se sia più utile e migliore lo studio privato o pubblico.Quintiliano predilige il modello della scuola pubblica, perché abitua i giovani a stare insieme, quindi a fondare amicizia durevoli per tutta la vita , e a confrontarsi, con un gioco di reciproca emulazione che desta l’intelligenza. Lo studio privato al contrario deprime l’intelligenza e mortifica l’ambizione. la scuola per Quintiliano è una piccola comunità all’interno della quale si apprendono le regole della vita civile.
Per quanto riguarda il maestro, egli deve essere autorevole, affinché gli alunni non manchino di rispetto per lui, ma anche cordiale, per non risultare antipatico. la scuola infatti non è fondata sul primato della tecnica dell’uomo: il maestro viene paragonato un buon padre, a una tenera nutrice, a un agricoltore che segue le sue pianticelle, e deve saper concedere ogni tanto uno spazio ludico senza però abbassarsi ad usare il linguaggio dei ragazzi. lo studente non deve essere disprezzato dall’insegnante, che giudica la prova e non la persona: i voti troppo alti fanno perdere il rispetto e lo studente non riesce a misurarsi, (questo anche con i voti troppo bassi). Il maestro deve aiutare un’emulazione sana tra gli studenti e far crescere la persona. Quintiliano crede in una concezione umanistica della retorica influenzata probabilmente da Cicerone: l’oratore deve essere completo, ovvero istruito in tutte le discipline perché abbia capacità professionale, e onesto affinché abbia le virtù dell’animo. Quando cicerone definisce l’oratore come “vir bonus peritur dicendi” Quintiliano si trova d’accordo. Sempre da Cicerone Quintiliano eredita l’identificazione tra ratio e Oratio; la parola eloquente deve essere posta al servizio del bene e del vero. Inoltre gli studi sono inseriti in una concezione della cultura che comprende il diritto, la storia, la filosofia, le lettere. Nonostante tutti questi aspetti ripresi da Cicerone, la figura dell’oratore di quintiliano è diversa da quella dell’oratore libero del I secolo a.C. Infatti parla spesso della decadenza dell’oratoria anche se pone la questione in termini tecnici e pedagogici e non politici (Domiziano al suo tempo eliminava ogni oppositore). L’oratore ideale continua ad agire come se ancora esistesse l’antica res publica, operando per il bene comune il nome dei principi morali, e conservando autonomia di giudizio e di pensiero; i migliori modelli sono Cicerone e Demostene. l’oratore deve essere inoltre una figura intermedia tra il principe e la società, moderando e educando attraverso la propria cultura: egli aveva il compito di salvaguardare il messaggio ideale civile della tradizione culturale umana, fondamento dell’Humanitas ciceroniana, nonostante l’equilibrio si sia spezzato e la retorica imponga il suo primato nell’economia degli studi delegando la filosofia a disciplina sussidiaria. L’ideale stilistico di Quintiliano coincide con quello ciceroniano: la via Rodiense, tra l’esuberanza asiana e l’eccessiva secchezza dell’atticismo. E c’è un certo gusto per il classicismo, notato anche nelle numerose citazioni a Virgilio e Orazio e nella aspra polemica contro la scrittura scintillante di Seneca, condannato per aver corrotto lo stile contemporaneo. Infatti Quintiliano è più per una scrittura media regolare, sobria e con chiarezza espressiva. Lo stile è carico di strutture sintattiche e artificiose, contrarie ai rigorosi principi dell’equilibrio formale di Cicerone.