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Nato in Spagna nel 35, padre era retore. Si trasferì a Roma e studiò grammatica. Fu richiamato a Roma da Galba dopo essere tornato in Spagna, ed ebbe come allievi Plinio il Giovane e forse Tacito. Vespasiano gli concesse la cattedra a spese dello Stato (con uno stipendio di 100.000 sesterzi l’anno) Fu precettore di due nipoti di Domiziano. Morì nel 95.
L’Institutio oratoria è dedicata all’oratore Vittorio Marcello; in questa Quintiliano raccoglie l’eredità stilistica e poetica di Cicerone, al quale si avvicina la figura di oratore proposta dal grammatico. L’ Institutio Oratoria è composta da 12 libri, e buona parte è formata da suoi appunti rielaborati. E’ un trattato con l’obiettivo di istruire l’oratore fin da bambino (ha quindi carattere pedagogico ; fondamentale è il ruolo dei genitori, ad esempio nella scelta della nutrice che deve essere di lingua greca per abituare il bambino al bilinguismo, e del gioco: discendo ludere , imparare giocando). Ci sono quindi capacità innate stimolate attraverso il gioco e l’istruzione. E’ anche importante la tecnica retorica : vir bonus dicendi peritus , diceva Cicerone nei praecepta ad Marcum filium. Stabilisce le parti della preparazione di un’orazione: inventio , dispositio , elocutio , memoria , actio : brainstorming, organizzazione delle idee, scelta dei termini, memorizzazione dell’orazione, scelta dei gesti perché l’oratore è un attore. Poi le parti dell’orazione: exordium, prepositio/dispositio, narratio, argumentatio, confutatio, peroratio. Infine la critica letteraria : in quest’ultima parte vengono commentate le opere degli autori antichi. Attacca l’asintatticismo di Seneca, che odia profondamente poiché corrompe la prosa, l’oratoria e i costumi, in favore dei valori imperiali impersonificati da Vespasiano. Cerca di imitare la prosa ciceroniana (ma senza riuscirci del tutto).
Influenzato dalla prosa senecana (che tuttavia critica), riprende sintagmi e stilemi ciceroniani, citazioni, termini della retorica.