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sintesi schematica del libro per l'esame di geografia della popolazione
Tipologia: Sintesi del corso
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Rapporto sulla popolazione
Enorme cambiamento della popolazione italiana dall’Unità a oggi Mutato il rapporto della popolazione in rapporto al territorio e alle altre popolazioni Punti fermi:
In generale, notevole invecchiamento della popolazione e, da quando Italia è diventata meta di flussi migratori, aumento di popolazione principalmente dovuto alla popolazione straniera.
Popolazione maschile cresce più di quella femminile sempre per effetto dei movimenti migratori Differenze territoriali anche nell’evoluzione demografica Sud: cresce meno Centro: picchi maggiori Nord: valori intermedi
A livello nazionale: tendenza all’aumento, legata alla presenza straniera. Aumento del livello di densità della popolazione italiana Però: nel centro nord lieve decrescita:
Nel 2009: saldo migratorio positivo, lieve decrescita naturale:
Popolazione italiana e popolazione straniera: differenze Italiana: invecchiata, bassa fecondità, alti livelli di speranza di vita. La piramide dell’età ha base stretta e rettangolare. Allargata la parte centrale per effetto del boom di nascite fino agli anni ’60, sia la punta, a causa del progressivo allungamento della vita media. A causa dei differenziali di mortalità, vi è una maggiore presenza di donne rispetto agli uomini fra anziani e grandi anziani. Straniera: giovane, alti livelli di fecondità. Piramide dell’età molto allargata della fascia centrale 20-40 anni.
Prospettive: vita media della popolazione crescerà ulteriormente. Popolazione aumenterà nel complesso di poco la sua numerosità. Crescita notevole del processo di invecchiamento: convergenza degli standard della popolazione straniera verso quelli di quella autoctona.
Fino agli anni ’60 del ‘900: solido modello famigliare basato sul matrimonio. Dopodiché modello più flessibile. Dagli anni ’60 segnali di cambiamento:
Scelta di contrarre matrimonio: sempre meno frequente Posticipazione dell’età alle nozze Diminuiscono le prime nozze e aumentano le seconde e le successive Crescono i matrimoni misti Aumentano i matrimoni senza rito religioso Anche qui, forbice nord-sud: al sud ci si sposa di più e lo si fa più giovani.
Separazioni e divorzi: anni 70 e 80: livelli relativamente moderati rispetto al resto del mondo industrializzato forte accelerazione a partire dagli anni 90
2000: Italia si allinea ad altri paesi occidentali Età media alla separazione e al divorzio: 40-45 anni Dinamiche: sempre maggior ricorso all’interruzione dell’unione coniugale e progressiva anticipazione rispetto alla durata del matrimonio. Scioglimento del matrimonio anche in presenza di figli, che non fanno più da collante come in passato. Nord-sud: tassi di separazione più alti/più bassi
Convivenze:
al crescere del benessere economico diminuisce il numero medio dei figli. Tuttavia, le crisi della situazione economica hanno effetti depressivi immediati sulla fecondità (baby bust), ma la ripresa successiva stimola anche un recupero dei livelli di fecondità (baby boom). Una situazione di crisi economica influisce sulle opportunità dei giovani di metter su famiglia. Oltre ai livelli di occupazione e disoccupazione, anche le caratteristiche interne del mercato del lavoro costituiscono una fonte variabile importante che posso avere ripercussioni su comportamenti familiari e riproduttivi: ad esempio l’aumento della partecipazione delle donne alle attività produttive è solitamente associato a una contrazione del numero di figli. In generale chi si trova di fronte a una situazione di incertezza economica modifica i propri comportamenti di risparmio e le scelte fra investimenti alternativi, e questo vale anche per le scelte familiari. Le persone decidono di avere figli solo quando sono certe di poterli sostenere nella situazione economica corrente e futura: non conta solo la disponibilità di reddito attuale, ma anche le aspettative future. Costo dei figli e relazione con i livelli di reddito della famiglia: la presenza di un figlio comporta la necessità di soddisfare le sue necessità di base ma anche la domanda di beni meno necessari, oltre che la cura da parte dei genitori. Questi bisogni hanno un costo in termini monetari e di tempo e variano a seconda dell’età del figlio. Mentre i bisogni primari sono indipendenti dal reddito, quelli che migliorano la qualità della vita del figlio sono strettamente legati al reddito e sono tanto più elevati quanto aumenta il reddito della famiglia. Inoltre si evidenzia come il legame fra reddito e ampiezza della prole sia negativa: le famiglie con più alto reddito sono quelle che tendono ad avere un numero minore di figli, perché si preoccupano di garantire ai propri figli quanto c’è di meglio sia in termini di beni necessari che in termini di beni superflui.
All’inizio del ‘900 gli italiani potevano contare su un’aspettativa di vita media di soli 43 anni, e dopo solo mezzo secolo si è passati a 67. Oggi l’Italia è il paese con la durata media di vita più alta del mondo. L’aumento dei livelli di vita è legato a un lungo processo di transizione epidemiologica e sanitaria iniziato alla fine dell’800: conseguenze:
Continui progressi nella medicina, della prevenzione, nell’istruzione hanno diffuso stili di vita sempre più salutari e hanno permesso di conseguire successi determinanti per la riduzione dei rischi di morte anche nelle età avanzate della vita. La transizione dal modello di mortalità del passato a quello attuale ha quindi completamente trasformato il rapporto fra l’uomo e la vita, la malattia, la morte, rendendo il raggiungimento di età avanzate sempre più accessibile.
L’evoluzione della speranza di vita dipende dall’azione di molti fattori di tipo socio-economico, sanitario e ambientale che agiscono per modificare il rischio di morte e le specifiche cause. Inoltre, negli ultimi anni, si assiste al recupero dello svantaggio maschile nella sopravvivenza, con la diffusione anche nel sesso maschile di alcuni comportamenti che seguono uno stile di vita più salutare.
L’aumento della sopravvivenza è stato per un lungo periodo un indicatore del progressivo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Man mano che i livelli di sopravvivenza si spostano verso traguardi più elevati – contribuendo all’invecchiamento della popolazione – è divenuto necessario anche disporre anche di indicatori diretti delle condizioni di salute: le patologie cronico-degenerative e le disabilità sono in aumento nelle popolazioni ad alta longevità e questo fa
sì che un numero sempre più alto di individui sia esposto al rischio di vivere per molti anni in cattive condizioni di salute.
Per salute intendiamo uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplice assenza di malattia. La percezione di essere in buona salute è un ottimo indicatore delle reali condizioni psicofisiche della persona. Inoltre, combinando i dati sulle condizioni di salute e di mortalità, è possibile calcolare i valori della speranza di vita in buona salute, aggiungendo alla dimensione della quantità di vita anche quella della qualità della vita. Non si evidenziano nel nostro paese forti segnali di peggioramento delle condizioni di sopravvivenza all’aumentare della vita media, ad eccezione di alcuni segnali di difficoltà per le donne negli ultimi anni (disabilità grave, mancanza di autonomia).
La probabilità di versare in cattiva salute è più alta con l’avanzare dell’età per le donne, per coloro che hanno problemi di peso, per chi è affetto da malattie croniche o disabilità. Sicuramente anche la valutazione oggettiva e soggettiva (cioè la percezione che il soggetto ha) della propria situazione economica, hanno un certo peso. Altro aspetto riguarda la condizione familiare e la rete di relazioni, perché chi vive da solo presenta una minore probabilità di cattiva salute, così come le persone non sposate o vedove che vivono in un nucleo familiare più allargato. La totale mancanza di reti di relazioni è tuttavia associato a una cattiva percezione della salute, sottolineando l’importanza della famiglia nelle reti di relazioni.
Nella storia italiana particolare importanza hanno avuto soprattutto i fenomeni di emigrazione, mentre invece oggi è l’immigrazione che costituisce il ruolo principale. Ruolo molto importante spetta anche alla mobilità interna, che causa molte trasformazioni nella struttura demografica del nostro paese. Il pendolarismo quotidiano per raggiungere il luogo di lavoro è un altro fenomeno che rende conto di come la nostra società sia sempre più mobile. Dopo una fase di stagnazione fra gli anni 80 e 90, si assiste a una decisa ripresa della mobilità interna. Abbiamo: