Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Rapporto sulla popolazione - l'Italia a 150 anni dall'Unità, Sintesi del corso di Geografia

sintesi schematica del libro per l'esame di geografia della popolazione

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 08/06/2019

fedumi
fedumi 🇮🇹

4.6

(17)

9 documenti

1 / 6

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Rapporto sulla popolazione
1. La popolazione oggi in Italia
Enorme cambiamento della popolazione italiana dall’Unità a oggi
Mutato il rapporto della popolazione in rapporto al territorio e alle altre popolazioni
Punti fermi:
generale invecchiamento
Riduzione dei giovani
Dopo Unità: progressiva diminuzione della mortalità dovuta a miglioramenti igienico-sanitari –
diminuzione della mortalità infantile e materna. Questa condizione pone la base per una riduzione
della fecondità.
Fase di 1° transizione: fino alla metà degli anni ’60. Boom economico, impennata delle nascite
(baby boom). Dopo metà degli anni ’60 fenomeno si inverte e abbiamo riduzione delle nascite.
Fase di 2° transizione: ultimi decenni. Si assistono a trasformazioni profonde:
Crescono i divorzi
Aumentano le convivenze
Matrimonio come contratto tra pari
Ripresa delle nascite tra 1995 e 2009: due fattori
Recupero della maternità delle trentenni e quarantenni
Fattori connessi all’immigrazione (aumento degli immigrati e maggiore fecondità delle
donne straniere).
In generale, notevole invecchiamento della popolazione e, da quando Italia è diventata meta di
flussi migratori, aumento di popolazione principalmente dovuto alla popolazione straniera.
Popolazione maschile cresce più di quella femminile sempre per effetto dei movimenti migratori
Differenze territoriali anche nell’evoluzione demografica
Sud: cresce meno
Centro: picchi maggiori
Nord: valori intermedi
A livello nazionale: tendenza all’aumento, legata alla presenza straniera.
Aumento del livello di densità della popolazione italiana
Però: nel centro nord lieve decrescita:
In queste aree probabilmente ci sono processi di decentramento della popolazione residente
Al sud invece continua ad esserci meno popolazione in luoghi che non siano comuni
capoluogo.
Questo perché:
1. Le principali destinazioni dei migranti sono le zone urbane (più lavoro, più possibilità di
trovare conterranei, maggiori possibilità di alloggi)
2. La popolazione italiana (soprattutto adulta) tenderebbe a spostarsi nelle aree non urbane alla
ricerca di maggior comfort.
3. Quindi, nelle zone del centro-nord si è avuta una maggiore densità abitativa, dovuta
principalmente all’arrivo di stranieri e sono le zone dove infatti c’è meno concentrazione
territoriale della popolazione italiana.
Nel 2009: saldo migratorio positivo, lieve decrescita naturale:
Nord e Centro: incremento migratorio, crescita naturale negativa, ma saldo positivo
Sud: incremento migratorio modesto, crescita naturale negativa, saldo basso
Riassumendo: due modelli
Nord e centro la popolazione cresce grazie all’effetto dei meccanismi migratori che
compensano il deficit di crescita naturale
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Rapporto sulla popolazione - l'Italia a 150 anni dall'Unità e più Sintesi del corso in PDF di Geografia solo su Docsity!

Rapporto sulla popolazione

  1. La popolazione oggi in Italia

Enorme cambiamento della popolazione italiana dall’Unità a oggi Mutato il rapporto della popolazione in rapporto al territorio e alle altre popolazioni Punti fermi:

  • generale invecchiamento
  • Riduzione dei giovani Dopo Unità: progressiva diminuzione della mortalità dovuta a miglioramenti igienico-sanitari – diminuzione della mortalità infantile e materna. Questa condizione pone la base per una riduzione della fecondità. Fase di 1° transizione: fino alla metà degli anni ’60. Boom economico, impennata delle nascite (baby boom). Dopo metà degli anni ’60 fenomeno si inverte e abbiamo riduzione delle nascite. Fase di 2° transizione: ultimi decenni. Si assistono a trasformazioni profonde:
  • Crescono i divorzi
  • Aumentano le convivenze
  • Matrimonio come contratto tra pari Ripresa delle nascite tra 1995 e 2009: due fattori
  • Recupero della maternità delle trentenni e quarantenni
  • Fattori connessi all’immigrazione (aumento degli immigrati e maggiore fecondità delle donne straniere).

In generale, notevole invecchiamento della popolazione e, da quando Italia è diventata meta di flussi migratori, aumento di popolazione principalmente dovuto alla popolazione straniera.

Popolazione maschile cresce più di quella femminile sempre per effetto dei movimenti migratori Differenze territoriali anche nell’evoluzione demografica Sud: cresce meno Centro: picchi maggiori Nord: valori intermedi

A livello nazionale: tendenza all’aumento, legata alla presenza straniera. Aumento del livello di densità della popolazione italiana Però: nel centro nord lieve decrescita:

  • In queste aree probabilmente ci sono processi di decentramento della popolazione residente
  • Al sud invece continua ad esserci meno popolazione in luoghi che non siano comuni capoluogo. Questo perché:
  1. Le principali destinazioni dei migranti sono le zone urbane (più lavoro, più possibilità di trovare conterranei, maggiori possibilità di alloggi)
  2. La popolazione italiana (soprattutto adulta) tenderebbe a spostarsi nelle aree non urbane alla ricerca di maggior comfort.
  3. Quindi, nelle zone del centro-nord si è avuta una maggiore densità abitativa, dovuta principalmente all’arrivo di stranieri e sono le zone dove infatti c’è meno concentrazione territoriale della popolazione italiana.

Nel 2009: saldo migratorio positivo, lieve decrescita naturale:

  • Nord e Centro: incremento migratorio, crescita naturale negativa, ma saldo positivo
  • Sud: incremento migratorio modesto, crescita naturale negativa, saldo basso Riassumendo: due modelli
  • Nord e centro la popolazione cresce grazie all’effetto dei meccanismi migratori che compensano il deficit di crescita naturale
  • Al sud gli incrementi naturali sono maggiori ma non così forti da compensare i mancati incrementi migratori.

Popolazione italiana e popolazione straniera: differenze Italiana: invecchiata, bassa fecondità, alti livelli di speranza di vita. La piramide dell’età ha base stretta e rettangolare. Allargata la parte centrale per effetto del boom di nascite fino agli anni ’60, sia la punta, a causa del progressivo allungamento della vita media. A causa dei differenziali di mortalità, vi è una maggiore presenza di donne rispetto agli uomini fra anziani e grandi anziani. Straniera: giovane, alti livelli di fecondità. Piramide dell’età molto allargata della fascia centrale 20-40 anni.

Prospettive: vita media della popolazione crescerà ulteriormente. Popolazione aumenterà nel complesso di poco la sua numerosità. Crescita notevole del processo di invecchiamento: convergenza degli standard della popolazione straniera verso quelli di quella autoctona.

  1. Formazione e scioglimento delle unioni

Fino agli anni ’60 del ‘900: solido modello famigliare basato sul matrimonio. Dopodiché modello più flessibile. Dagli anni ’60 segnali di cambiamento:

  • Riduzione dei matrimoni
  • Divorzi e convivenze Alla base di queste modificazioni vi sono alcuni fattori come
  • Aumento dell’autonomia individuale
  • Aumento dell’importanza della realizzazione personale
  • Cambiamento del ruolo della donna
  • Senso di incertezza economica e sociale
  • Posticipazione del matrimonio, strategie di vita coerenti con percorsi di vita meno standard

Scelta di contrarre matrimonio: sempre meno frequente Posticipazione dell’età alle nozze Diminuiscono le prime nozze e aumentano le seconde e le successive Crescono i matrimoni misti Aumentano i matrimoni senza rito religioso Anche qui, forbice nord-sud: al sud ci si sposa di più e lo si fa più giovani.

Separazioni e divorzi: anni 70 e 80: livelli relativamente moderati rispetto al resto del mondo industrializzato forte accelerazione a partire dagli anni 90

2000: Italia si allinea ad altri paesi occidentali Età media alla separazione e al divorzio: 40-45 anni Dinamiche: sempre maggior ricorso all’interruzione dell’unione coniugale e progressiva anticipazione rispetto alla durata del matrimonio. Scioglimento del matrimonio anche in presenza di figli, che non fanno più da collante come in passato. Nord-sud: tassi di separazione più alti/più bassi

Convivenze:

  • Per scelta
  • Prematrimoniali
  • Dovute all’incertezza economica
  • Per impossibilità di formalizzare l’unione (divorziati non ancora tali e coppie omosessuali) Maggiore difficoltà tracciarne uno studio proprio per la loro assenza di formalità. Maggiore incidenza al Nord.

al crescere del benessere economico diminuisce il numero medio dei figli. Tuttavia, le crisi della situazione economica hanno effetti depressivi immediati sulla fecondità (baby bust), ma la ripresa successiva stimola anche un recupero dei livelli di fecondità (baby boom). Una situazione di crisi economica influisce sulle opportunità dei giovani di metter su famiglia. Oltre ai livelli di occupazione e disoccupazione, anche le caratteristiche interne del mercato del lavoro costituiscono una fonte variabile importante che posso avere ripercussioni su comportamenti familiari e riproduttivi: ad esempio l’aumento della partecipazione delle donne alle attività produttive è solitamente associato a una contrazione del numero di figli. In generale chi si trova di fronte a una situazione di incertezza economica modifica i propri comportamenti di risparmio e le scelte fra investimenti alternativi, e questo vale anche per le scelte familiari. Le persone decidono di avere figli solo quando sono certe di poterli sostenere nella situazione economica corrente e futura: non conta solo la disponibilità di reddito attuale, ma anche le aspettative future. Costo dei figli e relazione con i livelli di reddito della famiglia: la presenza di un figlio comporta la necessità di soddisfare le sue necessità di base ma anche la domanda di beni meno necessari, oltre che la cura da parte dei genitori. Questi bisogni hanno un costo in termini monetari e di tempo e variano a seconda dell’età del figlio. Mentre i bisogni primari sono indipendenti dal reddito, quelli che migliorano la qualità della vita del figlio sono strettamente legati al reddito e sono tanto più elevati quanto aumenta il reddito della famiglia. Inoltre si evidenzia come il legame fra reddito e ampiezza della prole sia negativa: le famiglie con più alto reddito sono quelle che tendono ad avere un numero minore di figli, perché si preoccupano di garantire ai propri figli quanto c’è di meglio sia in termini di beni necessari che in termini di beni superflui.

  1. Sopravvivenza e salute

All’inizio del ‘900 gli italiani potevano contare su un’aspettativa di vita media di soli 43 anni, e dopo solo mezzo secolo si è passati a 67. Oggi l’Italia è il paese con la durata media di vita più alta del mondo. L’aumento dei livelli di vita è legato a un lungo processo di transizione epidemiologica e sanitaria iniziato alla fine dell’800: conseguenze:

  • si è assistita a una radicale trasformazione della mortalità
  • è emerso il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza
  • la mortalità si è concentrata nelle fasce anziane della popolazione
  • le malattie di natura infettiva hanno lasciato il posto a quelle di tipo degenerativo.

Continui progressi nella medicina, della prevenzione, nell’istruzione hanno diffuso stili di vita sempre più salutari e hanno permesso di conseguire successi determinanti per la riduzione dei rischi di morte anche nelle età avanzate della vita. La transizione dal modello di mortalità del passato a quello attuale ha quindi completamente trasformato il rapporto fra l’uomo e la vita, la malattia, la morte, rendendo il raggiungimento di età avanzate sempre più accessibile.

L’evoluzione della speranza di vita dipende dall’azione di molti fattori di tipo socio-economico, sanitario e ambientale che agiscono per modificare il rischio di morte e le specifiche cause. Inoltre, negli ultimi anni, si assiste al recupero dello svantaggio maschile nella sopravvivenza, con la diffusione anche nel sesso maschile di alcuni comportamenti che seguono uno stile di vita più salutare.

L’aumento della sopravvivenza è stato per un lungo periodo un indicatore del progressivo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Man mano che i livelli di sopravvivenza si spostano verso traguardi più elevati – contribuendo all’invecchiamento della popolazione – è divenuto necessario anche disporre anche di indicatori diretti delle condizioni di salute: le patologie cronico-degenerative e le disabilità sono in aumento nelle popolazioni ad alta longevità e questo fa

sì che un numero sempre più alto di individui sia esposto al rischio di vivere per molti anni in cattive condizioni di salute.

Per salute intendiamo uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplice assenza di malattia. La percezione di essere in buona salute è un ottimo indicatore delle reali condizioni psicofisiche della persona. Inoltre, combinando i dati sulle condizioni di salute e di mortalità, è possibile calcolare i valori della speranza di vita in buona salute, aggiungendo alla dimensione della quantità di vita anche quella della qualità della vita. Non si evidenziano nel nostro paese forti segnali di peggioramento delle condizioni di sopravvivenza all’aumentare della vita media, ad eccezione di alcuni segnali di difficoltà per le donne negli ultimi anni (disabilità grave, mancanza di autonomia).

La probabilità di versare in cattiva salute è più alta con l’avanzare dell’età per le donne, per coloro che hanno problemi di peso, per chi è affetto da malattie croniche o disabilità. Sicuramente anche la valutazione oggettiva e soggettiva (cioè la percezione che il soggetto ha) della propria situazione economica, hanno un certo peso. Altro aspetto riguarda la condizione familiare e la rete di relazioni, perché chi vive da solo presenta una minore probabilità di cattiva salute, così come le persone non sposate o vedove che vivono in un nucleo familiare più allargato. La totale mancanza di reti di relazioni è tuttavia associato a una cattiva percezione della salute, sottolineando l’importanza della famiglia nelle reti di relazioni.

  1. Mobilità della popolazione, immigrazione e presenza straniera

Nella storia italiana particolare importanza hanno avuto soprattutto i fenomeni di emigrazione, mentre invece oggi è l’immigrazione che costituisce il ruolo principale. Ruolo molto importante spetta anche alla mobilità interna, che causa molte trasformazioni nella struttura demografica del nostro paese. Il pendolarismo quotidiano per raggiungere il luogo di lavoro è un altro fenomeno che rende conto di come la nostra società sia sempre più mobile. Dopo una fase di stagnazione fra gli anni 80 e 90, si assiste a una decisa ripresa della mobilità interna. Abbiamo:

  • Trasferimenti interprovinciali
  • Tra comuni di province diverse
  • Tra province di regioni diverse All’inizio del periodo considerato, riprendono le migrazioni di lungo raggio o interregionali, mentre recentemente si è avuto un aumento delle migrazioni intraregionali. Vi è una maggiore capacità attrattiva delle città del Nord, anche se risultano in crescita anche quelle del centro. L’emigrazione dal sud continua ad essere in generale ancora abbastanza consistente. Questa continua migrazione, anche se da un lato rappresenta una risposta a squilibri lavorativi, dall’alto costituisce una perdita dal punto di vista del capitale umano. Le motivazioni per cui si sceglie di migrare possono essere molteplici, e soprattutto collegate alla dimensione lavorativa e familiare: la ricerca di un’occupazione, migliorare la propria situazione lavorativa, la formazione di una famiglia o il ricongiungimento familiare. Particolarmente interessante negli ultimi anni è il fenomeno della mobilità per studio universitario da parte dei giovani del sud verso il nord della penisola. A partire dagli anni ’90 assistiamo al fenomeno di coloro che dall’estero tornano in Italia, e questo incremento conosce però una brusca inversione a partire dal 2004. Per quanto riguarda le partenze verso l’estero, notiamo che ancora oggi sono numerosi i trasferimenti dal Sud, segno di un’area del paese che ancora non è in grado di soddisfare le necessità dei propri residenti e che quindi sono costretti ad abbandonarlo. L’immigrazione straniera in Italia ha invece caratteristiche sempre più complesse. Le comunità più presenti in Italia sono quelle nord-africane, cinesi e romene. La popolazione straniera è distribuita