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RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE. L'ITALIA NELLA CRISI ECONOMICA., Appunti di Sociologia

RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE. L'ITALIA NELLA CRISI ECONOMICA.

Tipologia: Appunti

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RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE. L'ITALIA NELLA CRISI ECONOMICA.
L'instabilità dei mercati finanziari inizia negli Stati Uniti nel 2007 a causa della crisi dei mutui
subprime, concessi dalle banche a debitori poco affidabili che davano in garanzia l'abitazione. La
situazione si aggrava qualche mese dopo a seguito del fallimento della Lehman Brothers, una
delle maggiori società finanziarie del mondo. Il rialzo dei tassi ufficiali della banca centrale
americana Fed che genera insolvenze da parte dei debitori subprime, è stato seguito da forti
perdite per le banche e il crollo dei prezzi delle case in garanzia, mettendo a nudo la bolla
immobiliare. Diventati inesigibili i mutui concessi ai debitori subprime, ne è scaturita una forte
svalutazione dei titoli ad essi collegati (titoli tossici), che erano stati venduti attraverso i circuiti
finanziari internazionali a investitori istituzionali, banche e risparmiatori. La crisi finanziaria si è
quindi estesa per contagio dagli Stati Uniti all'intero pianeta. Con la contrazione del credito e la
mancanza di liquidità in circolazione nel sistema economico, la crisi si è trasferita dal settore
finanziarioa quello reale. Nel 2009-> crollo del Pil in numerosi paesi del mondo.
L'italia è uno degli esempi tra i più significativi di tale situazione. L'intensa e prolungata
contrazione dell'economia italiana, generata dalla crisi finanziaria internazionale, è stata
alimentata dalla successiva depressione del settore produttivo interno e internazionale,
dall'aumento di un debito pubblico già ampio e poco sostenibile e dal venire meno della
credibilità delle istituzioni italiane ed europee.
LAVORO: Questa fase si è ripercossa sul mercato del lavoro con un grosso calo dell'occupazione
e una crescita della disoccupazione e soprattutto della mancata partecipazione al lavoro. La
riduzione degli occupati ha riguardato soprattutto gli uomini perchè la crisi economica ha colpito
soprattutto l'edilizia e l'industria manifatturiera. Più disoccupazione nel Mezzogiorno e nelle
isole, tra gli stranieri e le persone con più basso livello d'istruzione. L'immigrazione straniera è
continuata anche negli anni della crisi, ma sono diminuiti gli arrivi per lavoro ed aumentati quelli
dei ricongiungimenti familiari e richiedenti asilo. Tra i giovani e i giovani adulti la diminuzione
degli occupati è stata notevole, 800mila persone in meno.
Il peggioramento della condizione economica delle famiglie italiane durante gli ultimi 5-6 anni. E'
diminuita la spesa media mensile familiare. Le famiglie che non riescono a risparmiare sono
aumentate dal 66 a oltre il 70%. E' raddoppiato il numero delle famiglie in povertà assoluta.
LE CONSEGUENZE DEMOCRATICHE DELLA CRISI: la recessione economica può influenzare i
comportamenti demografici in molti modi. Il minor reddito delle famiglie, l'aumento della
disoccupazione potrebbe costringere gli individui, specie i giovani, e le coppie a rimandare o a
rinunciare a un progetto coniugale o riproduttivo. L'insicurezza che deriva da uno stress
economico modifica le aspettative delle persone e da un senso di sfiducia verso il futuro, può
indurre anche effetti psicologici gravi anche di natura depressiva. La crisi favorisce l'insorgere di
flussi di uscita dal paese da parte di stranieri e autoctoni respinti dall'improvvisa chiusura del
mercato del lavoro interno.
CRISI= repentino e imprevisto deterioramento delle condizioni economiche che riduce
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RAPPORTO SULLA POPOLAZIONE. L'ITALIA NELLA CRISI ECONOMICA.

L'instabilità dei mercati finanziari inizia negli Stati Uniti nel 2007 a causa della crisi dei mutui subprime , concessi dalle banche a debitori poco affidabili che davano in garanzia l'abitazione. La situazione si aggrava qualche mese dopo a seguito del fallimento della Lehman Brothers, una delle maggiori società finanziarie del mondo. Il rialzo dei tassi ufficiali della banca centrale americana Fed che genera insolvenze da parte dei debitori subprime, è stato seguito da forti perdite per le banche e il crollo dei prezzi delle case in garanzia, mettendo a nudo la bolla immobiliare. Diventati inesigibili i mutui concessi ai debitori subprime, ne è scaturita una forte svalutazione dei titoli ad essi collegati (titoli tossici), che erano stati venduti attraverso i circuiti finanziari internazionali a investitori istituzionali, banche e risparmiatori. La crisi finanziaria si è quindi estesa per contagio dagli Stati Uniti all'intero pianeta. Con la contrazione del credito e la mancanza di liquidità in circolazione nel sistema economico, la crisi si è trasferita dal settore finanziarioa quello reale. Nel 2009-> crollo del Pil in numerosi paesi del mondo. L'italia è uno degli esempi tra i più significativi di tale situazione. L'intensa e prolungata contrazione dell'economia italiana, generata dalla crisi finanziaria internazionale, è stata alimentata dalla successiva depressione del settore produttivo interno e internazionale, dall'aumento di un debito pubblico già ampio e poco sostenibile e dal venire meno della credibilità delle istituzioni italiane ed europee. LAVORO: Questa fase si è ripercossa sul mercato del lavoro con un grosso calo dell'occupazione e una crescita della disoccupazione e soprattutto della mancata partecipazione al lavoro. La riduzione degli occupati ha riguardato soprattutto gli uomini perchè la crisi economica ha colpito soprattutto l'edilizia e l'industria manifatturiera. Più disoccupazione nel Mezzogiorno e nelle isole, tra gli stranieri e le persone con più basso livello d'istruzione. L'immigrazione straniera è continuata anche negli anni della crisi, ma sono diminuiti gli arrivi per lavoro ed aumentati quelli dei ricongiungimenti familiari e richiedenti asilo. Tra i giovani e i giovani adulti la diminuzione degli occupati è stata notevole, 800mila persone in meno. Il peggioramento della condizione economica delle famiglie italiane durante gli ultimi 5-6 anni. E' diminuita la spesa media mensile familiare. Le famiglie che non riescono a risparmiare sono aumentate dal 66 a oltre il 70%. E' raddoppiato il numero delle famiglie in povertà assoluta. LE CONSEGUENZE DEMOCRATICHE DELLA CRISI: la recessione economica può influenzare i comportamenti demografici in molti modi. Il minor reddito delle famiglie, l'aumento della disoccupazione potrebbe costringere gli individui, specie i giovani, e le coppie a rimandare o a rinunciare a un progetto coniugale o riproduttivo. L'insicurezza che deriva da uno stress economico modifica le aspettative delle persone e da un senso di sfiducia verso il futuro, può indurre anche effetti psicologici gravi anche di natura depressiva. La crisi favorisce l'insorgere di flussi di uscita dal paese da parte di stranieri e autoctoni respinti dall'improvvisa chiusura del mercato del lavoro interno. CRISI= repentino e imprevisto deterioramento delle condizioni economiche che riduce

improvvisamente il benessere delle famiglie e può costringere a una revisione inattesa delle scelte individuali. I giovani sono i più colpiti dall'aspetto + drammatico della crisi, l'aumento della disoccupazione. Le ridotte possibilità di contare su un reddito sicuro, di acquisire autonomia abitativa e di accumulare ricchezza, rallentano i passaggi alla vita adulta, legati alla formazione di una nuova famiglia e alla procreazione. Con il deteriorarsi delle opportunità lavorative, aumenta soprattutto nel Mezzogiorno e in presenza di bassi ivelli di istruzione, il numero dei giovani NEET , giovani che non lavorano, non studiano, nè seguono corsi di formazione. Calo dei matrimoni e continuo aumento dell'età media al matrimonio. Però c'è una crescita delle convivenze prematrimoniali che non implicano costi e rappresentano una valida alternativa in un momento di difficoltà economica. Si può supporre che la famiglia continui a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale e di sostegno alle giovani generazioni soprattutto in Italia da sempre caratterizzata da una reta familiare forte. Si osserva un aumento di giovani adulti che vivono in famiglie con più nuclei: alcuni costretti a tornare nella famiglia di origine a seguito di un fallimento di coppia o per esigenze economiche. In Italia si è registrato ad un calo delle nascite da donne italiane, ma per la prima volta nell'ultimo decennio, si osserva anche un calo dei nati da donne straniere. Si aggrava la tendenza alla posticipazione che porterà a un'ulteriore riduzione della fecondità. Il 21% delle madri ha affermato che la crisi ha causato il rinvio della nascita di un ulteriore figlio o la sua rinuncia. La mortalità aumenta in tempi di declino economico. Nei paesi più industrializzati i tassi di mortalità aumentano nei periodi di boom economico e diminuiscono in quelli di recessione. La ragione principale è che la riduzione dell'attività economica è associata a una riduzione dell'inquinamento, dell'uso di automobili, di incidenti nel lavoro. In sintesi meno lavoro, minore esposizione ai rischi per la salute e l'ambiente. Tuttavia la crisi porta con se rischi specifici come l'aumento dei suicidi, il peggioramento della qualità della vita delle persone disoccupate o di riduzione degli standard alimentari e di cura di sè. Nel 2013 si è registrato un miglioramento complessivo della percezione delle condizioni si salute fisica, ma un peggioramento dello stato psicologico per gli adulti e i giovani. Sempre nel 2013 gli italiani hanno rinunciato a prestazioni sanitarie o ai farmaci per motivi economici tranne per le cure dei bambini. La maggior parte degli sranieri restano nel nostro paese anche se disoccupati perchè la recessione colpisce più i loro paesi d'origine e poichè potrebbero avre instaurato legami affettivi e processi di integrazione ai quali è difficile rinunciare. In Italia si sta verificando il duplice effetto della drastica riduzione dei flussi in entrata di cittadini stranieri e un aumento dei flussi migratori di nostri concittadini verso destinazioni con migliori prospettive economiche e lavorative. C'è anche una mobilità interna dal Sud al Nord del paese. Sempre di più si tratta di giovani laureati che privilegiano le mete europee, Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. I dati sulla struttura per genere, età e cittadinanza confermano l'avanzare del processo di invecchiamento della popolazione residente; conseguenza di un ulteriore calo delle nascite e di una situazione in cui anche la componente straniera appare meno dinamica. GIOVANI E FORMAZIONE DELLE UNIONI: per le organizzazioni internazionali i giovani

storia riproduttiva. Le generazioni di donne che le stanno sostituendo sono molto meno numerose. Il comportamento riproduttivo delle generazioni più giovani è caratterizzato dalla continua posticipazione della genitorialità, dalla tendenza alla diminuzione del numero di figli e dall'aumento delle donne senza figli. Nel 1995 l'età media al primo figlio era 28,1 anni. Nel 2008 era salita a 30,1 anni per arrivare a 30,5 solo 4 Panni dopo. Per le donne con più di 35 anni l'orologio biologico fa sentire i suoi rintocchi e le induce a concepire comunque il primo figlio. Le madri che hanno un primo figlio al di fuori di una convivenza risiedono per lo più nel Mezzogiorno, hanno un' età media molto più bassa e un basso livello d'istruzione. L'uscita dal mercato del lavoro in seguito alla nascita di un figlio è un fenomeno ancora molto diffuso e in tempi di crisi si è accentuato.Gli aspetti del lavoro che causano difficoltà di conciliazione: quantità di ore di lavoro, turni ad orari disagiati,rigidità dell'orario. La diminuzione della fecondità a partire del 2010 è stata particolarmente accentuata al Sud. Ha comportato il rovescaiamento della geografia tradizionale, dei livelli di fecondità che oggi sono più elevati nel Centro. SOPRAVVIVENZA E SALUTE: Sulla sopravvivenza e sulla salute contribuiscono anche fattori culturali, ambientali e genetici. Gli stili di vita e l'accessibilità a strutture sanitarie per la diagnosi e la cura hnno un ruolo determinante per modificare i rischi di ammalarsi e morire. Un intenso periodo di crisi economica potrebbe avere un impatto sui cmbiamenti degli stili di vita. Nel 2012 le donne italiane avevano una vita media di 84,4 anni, gli uomini 79,6. Le più recenti stime dell'Eurostat mostrano il nostro paese con i valori della speranza di vita tra i più alti d'Europa. Le aree del nord sono quelle in cui la speranza di vita aumenta di più. Sembra siano gli uomini meridionali a risentire negli ultimi anni di un rallentamento nel tasso di miglioramento dei livelli di sopravvivenza. In Italia ogni anno circa 4mila morti per suicidio (+ uomini nell fascia lavorativa tra i 35 e i 69 anni). Il generale innalzamento dei livelli di sopravvivenza avvenuto negli ultimi decenni in Italia è stato accompagnato anche da un miglioramento delle condizioni di salute della popolazione. Per approfondire gli aspetti della qualità della vita correlata alla salute è stata utilizzata la batteria di quesiti Short Form che consente di costruire due indici sintetici: uno riferito allo stato di salute fisico e l'altro di salute psicologico. Viene evidenziato con l'età un peggioramento dello stato fisico più marcato rispetto a quello psicologico. Il primo migliora per tutte le classi di età per entrambi i generi, il secondo peggiora soprattutto per gli adulti e i ragazzi. Altro effetto che la crisi potrebbe avre sulla salute futura degli italiani è la riduzione del ricorso ai servizi sanitari che svolgono un ruolo cruciale per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Sulla base dell'indagine annuale "aspetti della vita quotidiana" nel periodo della crisi si registra una riduzione dei fumatori,anche per l'aumento dei prezzi delle sigarette. Anche il consumo di alcool è diminuito. La prevalenza di sedentari tra le persone con basso titolo di studio risulta più che doppia con coloro che hanno un alto livello di scolarizzazione. Triplica la quota di chi dichiara di non potersi permettere un pasto adeguato in termini di nutrienti proteici ogni due giorni. MIGRAZIONI INTERNAZIONALI E INTERNE DI ITALIANI E STRANIERI: la crisi economica ha ridisegnato lo scenario europeo dei flussi migratori. La Spagna a partire dal 2007 ha visto

scendere rapidamente il tasso di migrazione. La Germania al contrario a partire dal 2008 ha registrato un'accellerazione nei ritmi di crescita degli immigrati grazie all'incremento nel numero degli arrivi dai paesi più colpiti dalla crisi. In Italia c'è stata una riduzione del numero di ingressi e in questi anni assistiamo ad un aumento significativo di coloro che decidono di spostare la loro residenza fuori dai confini nazionali. Per quanto riguarda la mobilità interna resta limitata la mobilità a lungo raggio e più accentuata quella a breve raggio. Per effetto dei recenti e massicci ingressi si è avuta una forte crescita della componente straniera; si è passati da 500mila individui all'inizio degli anni '90 a circa 5 milioni del 2014. Rispetto al passato sono aumentati gli arrivi per ricongiungimento familiare, per l'emergenza Nord-Africa dei richiedenti asilo e motivi umanitari. Oltre il 60% degli arrivi era diretto nelle regioni settentrionali, nel centro il 20% e il 15% nelle meridionali e insulari. La quantità degli stranieri nel nostro paese continua a crescere e con essa cresce la quota di popolazione maggiormente vulnerabile agli effetti negativi della recessione economica in atto. Uno dei cambiamenti più rilevanti avvenuto per la crisi è l'aumento dell'emigrazione all'estero di cittadini italiani. Negli ultimi 3 anni, 158mila unità. Il Mezzogiorno era la principale area di partenza degli italiani. Ma negli anni c'è stato un elevata crescita, diventata maggiore del Mezzogiorno, delle partenze anche dei giovani setentrionali. L'elemento che differenzia l'emigrazione italiana recente da quella del passato è il peso crescente della componente maggiormente istruita, si parla di "fuga di cervelli". Risulta comunque che sia i più che i meno istruiti siano maggiormente propensi a trasferimenti internazionali. Le principali mete sono la Germania, la Svizzera, il Regno Unito, Francia, Spagna. Al di fuori dell'Europa, Stati Uniti, Argentina e Brasile. Per quanto riguarda la mobilità interna per gli stranieri i trasferimenti sia a breve che lungo raggio sono cresciuti nel tempo anche durante la crisi rispetto che per gli italiani. Questa maggiore mobilità è legata alla minore rilevanza delle reti familiari e sociali rispetto agli italiani. La mobilità interna da Sud a Nord di lungo raggio è un fenomeno persistente che mantiene i suoi livelli apprezzabili. FAMIGLIE E NUOVE FAMIGLIE: le trasformazioni demografiche nel nostro paese hanno portato al cambiamento delle strutture familiari e alla diffusione di nuove forme familiari rispetto alle tradizionali. Famiglie sempre più piccole, spiegate dalla tendenza del calo dei matrimoni e delle nascite. Aumentano gli individui in età 55-64 che vive in coppia con ancora i figli a casa. Altra conseguenza: aumento dei giovani che vivono in famiglie con più nuclei. Si tratta di coloro che per necessità o scelta sono costretti a tornare nella casa dei genitori dopo fallimenti lavorativi o matrimoniali. Le nuove forme familiari nascono essenzialmente per effetto dell'instabilità matrimoniale e comprendono famiglie monogenitoriali e famiglie ricostruite. Le separazioni aumentano anche se più lentamente del passato mentre i divorzi sono stabili probabilmente per i loro maggiori costi. Esistono le separazioni di fatto ovvero il primo passo dell'interruzione matrimoniale che non è necesariamente seguito da una separazione legale o divorzio.

· FAMIGLIA MONOGENITORIALE: categoria in aumento, così come quella dei minori che

vivono con un solo genitore. Diminuiscono invece i figli che vivono con un genitore vedovo. Aumentano le famiglie in cui i minori vivono con un genitore mai sposato. Dal punto di vista economico le famiglie monogenitoriali sono fragili e l'attiale recessione ne

significato. APPROCCIO FUNZIONALISTA-> ha retto tutto il '900 per la concezione della famiglia. L'individuo ora può svolgere un ruolo più attivo rispetto al passato. ATTORE SOCIALE-> oggi più consapevole, più dotato, più riflessivo rispetto al passato. Questo deriva anche e soprattutto dall'istruzione e dall'educazione, dalla comunicazione. FAMIGLIA IERI: anni '50-> modello funzionalista. Ruoli familiari definiti in modo chiaro e rigido. Ruolo paterno= strumentale, male breadwinner. Ruolo materno= espressivo, affettivo. Forma di famiglia più diffusa e migliore all'epoca. Famiglia nucleare. Forma di famiglia deputata a trasmettere le norme. La divisione del lavoro, ruoli all'interno di questa famiglia permettono al bambino di capire come indirizzarsi nella società. Distinzione essenziale funzionale alla solidarietà interna e allo sviluppo di una tensione acquisitiva verso la promozione sociale dei singoli e della famiglia. Per Parsons non ci potevano essere ruoli sovrapposti perchè sarebbe potuto accadere una confusione di ruoli. La devianza per Parsons è un processo di socializzazione non riuscita. FAMIGLIA OGGI: matrimonio e condizione genitoriale non sono più considerati prequisiti dell'adulta. In Italia, l'età della prima relazione di coppia si è abbassata, mentre l'età in cui si terminano gli studi si è alzata, si lascia la casa dei genitori, ci si sposa sempre più tardi. Cambiamenti inaspettati: dalla concezione funzionalista a tanti modelli familiari. ESPING ANDERSEN= studioso welfare sociale. Distingue nel parlare di stato sociale 3 gruppi di paese: Il primo è quello dei paesi scandinavi che hanno un welfare sociale sviluppatissimo, il secondo è quello dei paesi dell'europa centrale e continentale (Francia, Inghilterra, Germania) paesi che hanno investito un pò meno ma comunque molto. Poi c'è il 3 che sono i paesi che si affacciano sul mediterraneo che non hanno investito per niente o pochissimo. Cosa usavano per il welfare? Questi paesi hanno usato la famiglia come camera di compensazione. Italia e Germania hanno il tasso di invecchiamento più alto. Vuol dire avere a che fare con malattie, tutta una serie di problematiche. MODELLI:

· FAMIGLIA NUCLEARE (GENITORI E FIGLI)

· FAMIGLIE DI FATTO (TALI X IL CONTENUTO MA NON GIURIDICAMENTE)

· FAMIGLIE RICOSTITUITE

· FAMIGLIE UNIPERSONALI

· FAMIGLIE SENZA FIGLI

· FAMIGLIE OMOSESSUALI

La famiglia è la prima istituzione sociale che ha bisogno di un'integrazione sociale. Sono tutti modelli sociali significativi dal punto di vista statistico. Fare famiglia oggi comporta una scelta da parte degli individui. Ci sono nuovi comportamenti familiari, come mai? Per problemi lavorativi,

per variabili di ordine culturale e soggettive (volontà o meno di fare un figlio). Le donne italiane oggi possono anche decidere che il loro ruolo femminile non contempla il ruolo materno. C'è anche la SINDROME DEL RITARDO= donne che decidono di avere il primo figlio dai 32 anni in su. MARCATORI DI PASSAGGIO= cambiamenti di vita. Il '68 fa entrare in crisi i modelli autoritari. Movimenti studenteschi. Nel '69-> autunno caldo, movimento del mondo operaio. Metà anni '70-> movimenti femministi per i diritti del lavoro, famiglia, emancipazione. Norma-> la moglie non è più proprietà del marito.