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relazione doping 2020, Guide, Progetti e Ricerche di Diritto ed economia dello sport

relazione sul doping 2020: ricerca

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2019/2020

Caricato il 09/11/2020

carolinaravasioanna
carolinaravasioanna 🇮🇹

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Doping, sempre doping, fortissimamente doping.
Partendo dal presupposto che io personalmente non ne ho mai fatto uso e sinceramente non ci ho
mai nemmeno pensato, penso che fare uso di prodotti dopanti è sbagliato. Il doping è barare, è
servirsi della scienza per ingannare, per andare oltre quello che è il limito di ciascuno di noi. L’uso
consapevole non è dunque giustificato, è un grave errore, prima di tutto etico e di conseguenza va
punito, così come è giusto che sia.
Il fenomeno doping però oggi va visto sotto un altro aspetto, e cioè l'aspetto medico. Se
accettiamo (io, no) che l'essere umano sia una macchina da migliorare costantemente, come le
prestazioni di un cavallo da corsa, allora avanti col doping, avanti con i record a tutti i costi, avanti
col sensazionalismo che tanto piace ai titolisti dei giornali. Eccita, gasa il pubblico, il lettore ne
rimane sorpreso. Ma è veramente questo il fine?
Spesso si correla il doping ai soldi che girano attorno ad un dato evento sportivo, ed è una cosa
fondata e nota a chiunque abbia praticato sport a livello agonistico. Più soldi uguale maggiore uso
di doping. Viene dunque logico pensare che lo sport sia stato inquinato da quello che è il circolo
vizioso del business. Con la benedizione di federazioni accondiscendenti, medici preparatissimi,
allenatori e atleti collusi e spesso un po' ignari è facile entrare nel vortice non sapendo poi se si
riuscirà a uscirne.
Negli anni 80, nel ciclismo (parlo dello sport che mio papà pratica tutte le domeniche e che mi ci ha
fatto leggermente interessare) il doping era una pratica massicciamente usata, ma tenuta ben
sotto controllo dal movimento perché andava bene così. Poi qualcosa è cambiato nel ‘98. Alzate di
scudi, e via, tutto alla luce del sole, il ciclismo è diventato sinonimo di doping. La verità è che il
rapporto sperimentazione medica/popolarità del ciclismo (sport di fatica per antonomasia) calzava
a pennello. Pantani, Lance Armstrong, a cui sono stati tolti ben sette Tour de France, sono
solamente due degli innumerevoli nomi coinvolti in scandali che si sono protratti nel corso degli
anni prendendo il sopravvento sullo sport sano e sulla competizione.
Ovviamente il doping resiste tutt'oggi in moltissimi sport, quante volte ne abbiamo sentito parlare
nel calcio, nella corsa, nel nuoto e persino nel motociclismo, come ad esempio il recente caso di
Andrea Iannone, solo che ha una facciata bellissima, moderna, luccicante, modaiola. Quindi ben
nascosta. E pericolosa.
Si parte dagli integratori, per poi passare agli anabolizzanti per finire con l’uso, troppo spesso
inconsapevole, di sostanze che con il trascorrere del tempo provocano senza dubbi danni alla
persona e al corpo umano
Quindi, chiudo con una domanda: sport come ideale di vita sana, o sport come progresso
scientifico?

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Doping, sempre doping, fortissimamente doping. Partendo dal presupposto che io personalmente non ne ho mai fatto uso e sinceramente non ci ho mai nemmeno pensato, penso che fare uso di prodotti dopanti è sbagliato. Il doping è barare, è servirsi della scienza per ingannare, per andare oltre quello che è il limito di ciascuno di noi. L’uso consapevole non è dunque giustificato, è un grave errore, prima di tutto etico e di conseguenza va punito, così come è giusto che sia. Il fenomeno doping però oggi va visto sotto un altro aspetto, e cioè l'aspetto medico. Se accettiamo (io, no) che l'essere umano sia una macchina da migliorare costantemente, come le prestazioni di un cavallo da corsa, allora avanti col doping, avanti con i record a tutti i costi, avanti col sensazionalismo che tanto piace ai titolisti dei giornali. Eccita, gasa il pubblico, il lettore ne rimane sorpreso. Ma è veramente questo il fine? Spesso si correla il doping ai soldi che girano attorno ad un dato evento sportivo, ed è una cosa fondata e nota a chiunque abbia praticato sport a livello agonistico. Più soldi uguale maggiore uso di doping. Viene dunque logico pensare che lo sport sia stato inquinato da quello che è il circolo vizioso del business. Con la benedizione di federazioni accondiscendenti, medici preparatissimi, allenatori e atleti collusi e spesso un po' ignari è facile entrare nel vortice non sapendo poi se si riuscirà a uscirne. Negli anni 80, nel ciclismo (parlo dello sport che mio papà pratica tutte le domeniche e che mi ci ha fatto leggermente interessare) il doping era una pratica massicciamente usata, ma tenuta ben sotto controllo dal movimento perché andava bene così. Poi qualcosa è cambiato nel ‘98. Alzate di scudi, e via, tutto alla luce del sole, il ciclismo è diventato sinonimo di doping. La verità è che il rapporto sperimentazione medica/popolarità del ciclismo (sport di fatica per antonomasia) calzava a pennello. Pantani, Lance Armstrong, a cui sono stati tolti ben sette Tour de France, sono solamente due degli innumerevoli nomi coinvolti in scandali che si sono protratti nel corso degli anni prendendo il sopravvento sullo sport sano e sulla competizione. Ovviamente il doping resiste tutt'oggi in moltissimi sport, quante volte ne abbiamo sentito parlare nel calcio, nella corsa, nel nuoto e persino nel motociclismo, come ad esempio il recente caso di Andrea Iannone, solo che ha una facciata bellissima, moderna, luccicante, modaiola. Quindi ben nascosta. E pericolosa. Si parte dagli integratori, per poi passare agli anabolizzanti per finire con l’uso, troppo spesso inconsapevole, di sostanze che con il trascorrere del tempo provocano senza dubbi danni alla persona e al corpo umano Quindi, chiudo con una domanda: sport come ideale di vita sana, o sport come progresso scientifico?